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	<title>collaboratore Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jan 2025 15:30:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A Reggio Calabria un nuovo collaboratore di giustizia: è Antonino Randisi &#8216;ndranghetista di Archi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2025 15:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Antonino Randisi, esponente delle cosche di &#8216;ndrangheta di Archi a Reggio Calabria è un nuovo collaboratore di giustizia. Nelle settimane scorse, Randisi ha scelto di saltare il fosso rendendo le prime dichiarazioni alla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giuseppe Lombardo. Quattro verbali del nuovo collaboratore sono stati depositati stamattina nel processo &#8220;Gallicò&#8221;, nato da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antonino Randisi</strong>, esponente delle cosche di &#8216;ndrangheta di Archi a Reggio Calabria è un nuovo collaboratore di giustizia. Nelle settimane scorse, Randisi ha scelto di saltare il fosso rendendo le <strong>prime dichiarazioni alla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giuseppe Lombardo</strong>. Quattro verbali del nuovo collaboratore sono stati depositati stamattina nel processo &#8220;Gallicò&#8221;, nato da un&#8217;inchiesta della Dda contro cosche nella zona nord di Reggio Calabria. È il processo che ha acceso un faro sulle frizioni tra i clan di Gallico. I verbali sono stati depositati nel fascicolo processuale dal procuratore aggiunto Walter Ignazzitto. Uomo di fiducia del boss Luigi Molinetti, detto la &#8220;Belva&#8221;, Antonino Randisi era imputato nel processo &#8220;Epicentro&#8221; da cui lo scorso luglio era stato assolto dalla Corte d&#8217;Appello. Dopo l&#8217;assoluzione, quindi, si è presentato ai magistrati per collaborare con la giustizia: &#8220;<strong>Intendo superare gli errori del passato &#8211;</strong> ha dichiarato ai pm<strong> &#8211; e voglio cambiare vita. Ho capito che questa non è la vita che voglio. Ho scelto di collaborare da uomo libero, non temo la carcerazione, ma voglio rimediare ai miei errori</strong>&#8220;.</p>
<p>Ai magistrati, Randisi ha raccontato di aver ricevuto &#8220;<strong>la dote dello sgarro</strong>&#8221; da Carmine De Stefano. E ha riferito anche dei luoghi dove venivano nascoste le armi degli &#8220;arcoti&#8221; e le dinamiche all&#8217;interno del locale di Gallico dove i Molinetti avevano &#8220;stretto un patto&#8221; con Nino Crupi e Mario Corso, soggetti imputati per associazione mafiosa, che &#8220;comandavano a Gallico sotto l&#8217;egida di Gino Molinetti&#8221;. &#8220;La divisione di tutto ciò che riguardava il territorio di Gallico, non solo le estorsioni &#8211; ha affermato il collaboratore &#8211; doveva essere effettuata al 50%: metà al gruppo Molinetti e l&#8217;altra metà a Corso e Crupi&#8221;.</p>
<p>Ai magistrati, infine, Randisi <strong>ha parlato dell&#8217;omicidio di Paolo Munno</strong>, un pregiudicato ucciso ad Archi nel 2012 all&#8217;interno del circolo ricreativo che gestiva la vittima. &#8220;L&#8217;esecutore fu Giuseppe Molinetti, figlio di Luigi Molinetti, e Ciccio Saraceno gli fece da palo. &#8211; c&#8217;è scritto nei verbali depositati oggi in aula &#8211; Venne utilizzata una pistola a tamburo&#8221;. Naturalmente sulle dichiarazioni sta indagando la Dda di Reggio Calabria.</p>
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		<title>C&#8217;è un nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese: E&#8217; Francesco Fortuna della cosca &#8216;Bonavota&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 16:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese. Si tratta di Francesco Fortuna, 44 anni, di Sant&#8217;Onofrio, ritenuto elemento di spicco del clan Bonavota, consorteria per la quale avrebbe svolto da tanti anni sia il ruolo di promotore che di killer. La notizia arriva con il rinvio odierno da parte della Corte d’Assise d’Appello di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese. Si tratta di <strong>Francesco Fortuna</strong>, 44 anni, di Sant&#8217;Onofrio, ritenuto elemento di spicco del clan Bonavota, consorteria per la quale avrebbe svolto da tanti anni sia il ruolo di promotore che di killer. La notizia arriva con il rinvio odierno da parte della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro del processo che mira a far luce sull&#8217;omicidio di Domenico Belsito, ucciso a Pizzo il 18 marzo del 2004, e sul ferimento di Antonio Franzè, sparato a Vibo Valentia a pochi giorni di distanza. </p>
<p>In primo grado Francesco Fortuna per tali delitti è stato condannato a 30 anni di reclusione, mentre nel marzo scorso è stato condannato ad altri 30 anni &#8211; questa volta in via definitiva dalla Cassazione &#8211; per di Domenico Di Leo, alias «Micu Catalanu», ucciso il 12 luglio 2004 a Sant&#8217;Onofrio. Francesco Fortuna era stato arrestato la prima volta il 23 luglio 2008 dopo quasi 10 mesi di latitanza. Coinvolto nell’operazione antimafia «Uova del drago», scattata il 30 ottobre del 2007, Fortuna era riuscito a sfuggire all’arresto venendo catturato solo nel luglio 2008 dalle Squadre Mobili di Catanzaro e Vibo Valentia in una villetta di contrada Bitonto a Vibo di proprietà di alcuni parenti di Fortuna. </p>
<p>In occasione dell’arresto del latitante, la Polizia aveva denunciato a piede libero pure Francesca Bruni, di Sant&#8217;Onofrio (poi prosciolta), figlia dell’ex presidente della Provincia di Vibo, Gaetano Ottavio Bruni, all’epoca sottosegretario alla presidenza della Regione Calabria, nella giunta di centrosinistra guidata da Agazio Loiero. La ragazza, all’epoca studentessa universitaria 27enne, intratteneva una relazione sentimentale con Francesco Fortuna. La vicenda costò al padre, Gaetano Ottavio Bruni, oggi esponente del centrodestra, le dimissioni dalla giunta regionale di centrosinistra.</p>
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		<title>Nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese: E&#8217; un 51enne, percorso iniziato 5 anni fa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 15:07:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha da 5 anni avviato un percorso di collaborazione con la giustizia, ma di lui non si sapeva nulla in quanto fino ad oggi non è stato versato niente sia nelle varie ordinanze di custodia cautelare né è mai stato chiamato a testimoniare nel corso dei numerosi processi per &#8216;ndrangheta che si sono celebrati. Il suo nome <strong>Renato Marziano</strong>, di 51 anni, di Vibo Valentia, adesso compare nell&#8217;avviso di conclusione delle indagini dell&#8217;operazione &#8220;<strong>Portosalvo</strong>&#8221; nei confronti di 22 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, cinque omicidi, tentato omicidio, estorsioni, reati in materia di armi ed altro con l&#8217;aggravante delle modalità e dell&#8217;agevolazione mafiosa. Marziano è assistito dall&#8217;avvocata Ketty De Luca, specializzata nel rappresentare i collaboratori di giustizia.</p>
<p>Di lui poco si sa e quel poco lo si apprende sempre dall&#8217;avviso di conclusione delle indagini &#8211; in cui gli viene mossa la contestazione associativa di stampo mafioso &#8211; dove lo si inquadra come partecipe attivo alla Locale di Piscopio, &#8220;con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della società e dell&#8217;associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio e consumando i reati-scopo della consorteria&#8221;.</p>
<p>Sempre secondo le risultanze investigative era alle dirette dipendenze del presunto &#8220;capo locale&#8221; Nazzareno Fiorillo, per conto del quale, secondo l&#8217;accusa, svolgeva anche la funzione dì autista, collaborava strettamente con lui nella cura degli interessi della cosca, eseguendo le sue disposizioni, assicurando il controllo del territorio e commettendo reati fine del gruppo, in particolare nel campo delle truffe, mettendosi altresì a disposizione della consorteria anche quale azionista per l&#8217;esecuzione dei crimini più cruenti.</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Violenza sessuale su studentessa 13enne: sospeso collaboratore scolastico di Taurianova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 09:40:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-250824-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/Video-Taurianova.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/Video-Taurianova.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/Video-Taurianova.mp4</a></video></div>
<p>I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, coordinati dal Procuratore Emanuele Crescenti e dal Sostituto Procuratore Letterio De Domenico della Procura di Palmi, hanno eseguito una misura cautelare <strong>nei confronti di un 65enne, collaboratore scolastico di una scuola media di Taurianova</strong>, indagato con la grave accusa di <strong>violenza sessuale aggravata</strong> su minorenne. I fatti risalgono al 2023, quando la vittima, una studentessa all’epoca tredicenne, frequentava l’ultimo anno di scuola media nel plesso scolastico in cui fa servizio l’indagato che, nel corso delle attività pomeridiane, aveva dapprima iniziato a rivolgerle apprezzamenti non graditi, per poi iniziarla a seguire negli spostamenti lungo i corridoi. Dopo mesi di queste molestie, l’uomo aveva approfittato di un momento di pausa dalle lezioni, per <strong>seguire la ragazzina all’interno dei bagni, bloccarne ogni via di fuga e palpeggiarla nelle parti intime</strong>. A dare il via alle investigazioni dei Carabinieri è stata la stessa studentessa che, profondamente turbata, aveva <strong>raccontato degli abusi di cui era stata vittima ai propri genitori e alle amiche più strette</strong>. Con il loro conforto, si era presentata alla Stazione Carabinieri di Taurianova, per riferire tutto ai militari. </p>
<p>Immediata l’attivazione del <strong>Codice Rosso</strong>, la misura legislativa introdotta per garantire tempestività nella reazione delle forze dell’ordine e della magistratura davanti a reati di genere, come maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale. A incidere sulle valutazioni effettuate dal Gip di Palmi, Anna Laura Ascioti, è stato, tra le altre cose, il riscontro dato alle dichiarazioni della vittima da <strong>una registrazione audio</strong> che quest’ultima aveva fatto partire con il proprio cellulare, una volta accortasi di non essere in grado di sfuggire al proprio aggressore. La traccia vocale, che ripercorre quei terribili minuti, si conclude solo una volta che l’indagato la lascia da sola nei bagni, dopo averle intimato di serbare il silenzio sull’accaduto: <strong>“Non dire niente, mi raccomando, ca m’attaccanu”</strong>, non dire niente, mi raccomando, o mi arrestano.</p>
<p>Il procedimento è attualmente pendente in fase di indagini e l’effettiva responsabilità della persona destinataria della misura cautelare, in uno con la fondatezza delle ipotesi d’accusa mosse a suo carico, saranno vagliate nel corso del successivo processo. Non si escludono ulteriori sviluppi investigativi e probatori, anche in favore della persona sottoposta ad indagini. </p>
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		<title>Si pente Antonio Accorinti: Il padre Nino è il capo dell&#8217;omonima cosca Vibonese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/si-pente-antonio-accorinti-il-padre-nino-e-il-capo-dellomonima-cosca-vibonese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 18:46:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è pentito, passando nella schiera dei collaboratori di giustizia, Antonio Accorinti, di 43 anni, presunto esponente dell&#8217;omonima cosca di Briatico, nel Vibonese, e figlio di Nino, capo dello stesso gruppo criminale. Della collaborazione di Accorinti si é appreso oggi nel corso dell&#8217;udienza del processo &#8220;Imponimento&#8221; che si sta svolgendo nell&#8217;aula bunker di Lamezia Terme. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è pentito, passando nella schiera dei collaboratori di giustizia, Antonio Accorinti, di 43 anni, presunto esponente dell&#8217;omonima cosca di Briatico, nel Vibonese, e figlio di Nino, capo dello stesso gruppo criminale. Della collaborazione di Accorinti si é appreso oggi nel corso dell&#8217;udienza del processo &#8220;Imponimento&#8221; che si sta svolgendo nell&#8217;aula bunker di Lamezia Terme.<br />
A renderlo noto è stato il magistrato della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo, che nel processo rappresenta la pubblica accusa.</p>
<p>Il pm ha depositato gli atti relativi alle prime dichiarazioni da collaboratore di Antonio Accorinti insieme a quelle di Onofrio Barbieri, ex esponente della cosca Bonavota di Sant&#8217;Onofrio, diventato di recente anche lui collaboratore di giustizia. Il nuovo pentito ha un &#8220;curriculum&#8221; criminale di tutto rispetto. Secondo quanto è emerso dalle inchieste della Dda, Accorinti avrebbe occupato una posizione di vertice nella cosca capeggiata dal padre. É stato condannato, inoltre, a 12 anni di reclusione, con sentenza di primo grado, nel processo denominato &#8220;Costa pulita&#8221; ed è stato coinvolto nell&#8217;indagine &#8220;Olimpo&#8221;. In entrambi i casi il reato che gli è stato contestato è l&#8217;associazione per delinquere di tipo mafioso.</p>
<p>Con il pentimento di Antonio Accorinti salgono a cinque gli esponenti mafiosi del Vibonese diventati collaboratori di giustizia nel corso dell&#8217;ultimo anno.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Colpo di scena nel processo abbreviato per &#8220;Basso profilo&#8221;: c&#8217;è un nuovo collaboratore di giustizia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/colpo-di-scena-nel-processo-abbreviato-per-basso-profilo-ce-un-nuovo-collaboratore-di-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 07:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Tommaso Rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Potrebbe aprire nuovi importanti filoni d&#8217;inchiesta la decisione di collaborare con la giustizia di Tommaso Rosa, 57 anni di Sellia Marina, imputato nel processo “Basso profilo”. Il processo con rito abbreviato è in corso davanti al Gup di Catanzaro nell’aula bunker di Lamezia Terme e riguarda un presunto sistema affaristico-mafioso che si dipana [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Potrebbe aprire nuovi importanti filoni d&#8217;inchiesta la decisione di collaborare con la giustizia di Tommaso Rosa, 57 anni di Sellia Marina, imputato nel processo “Basso profilo”. Il processo con rito abbreviato è in corso davanti al Gup di Catanzaro nell’aula bunker di Lamezia Terme e riguarda un presunto sistema affaristico-mafioso che si dipana tra uomini d’affari di Catanzaro, imprenditori ed esponenti politici, tra i quali l’assessore regionale al Bilancio ed alle Politiche del personale, Franco Talarico.</p>
<p>Della decisione di Rosa di collaborare con la giustizia si è appreso nel corso dell’udienza di ieri. “Ho chiesto di essere sentito – ha detto Tommaso Rosa davanti al personale della Dia di Catanzaro – perchè intendo collaborare con la giustizia per togliermi un grosso peso di dosso”.</p>
<p>L&#8217;operazione venne condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il 21 gennaio scorso. Indagate 85 persone (48 le misure cautelari) accusate a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio, accesso abusivo al sistema informatico. </p>
<p>Per Tommaso Rosa, il 14 settembre scorso, i sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo e Veronica Calcagno, nella loro requisitoria, avevano chiesto la condanna a 20 anni di reclusione. </p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, processo &#8216;Gambling&#8217;: Adornato contesta l&#8217;appellativo di collaboratore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 14:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Adornato]]></category>
		<category><![CDATA[collaboratore]]></category>
		<category><![CDATA[Gambling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Allo stato, non è in corso alcuna collaborazione». È quanto sostiene &#8211; attraverso il suo avvocato Francesca Marzia &#8211; il quarantatreenne Luca Adornato coinvolto in diverse inchieste coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, il pm Sara Amerio ha depositato, nel processo &#8220;Gambling&#8221;, alcune dichiarazioni rese a verbale da Adornato, che oggi contesta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>«Allo stato, non è in corso alcuna collaborazione». È quanto sostiene &#8211; attraverso il suo avvocato Francesca Marzia &#8211; il quarantatreenne Luca Adornato</strong> coinvolto in diverse inchieste coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, il pm Sara Amerio ha depositato, nel <strong>processo &#8220;Gambling&#8221;</strong>, alcune dichiarazioni rese a verbale da Adornato, che oggi contesta l&#8217;appellativo di collaboratore di giustizia.</p>
<p>«Sarà sua cura &#8211; scrive l&#8217;avvocato Marzio &#8211; chiarire presso le sedi opportune la posizione propria ed altrui rispetto a talune dichiarazioni rese nei mesi scorsi e versate nel procedimento “Gambling&#8221; che si sta celebrando con rito ordinario dinanzi al Tribunale Collegiale di Reggio Calabria». <strong>Adornato è ritenuto molto vicino ai rampolli della cosca Tegano, Domenico e Mariano, i cosiddetti &#8220;teganini&#8221;</strong>. In precedenza è stato coinvolto anche in altre inchieste come &#8220;Random&#8221; e &#8220;Mosaico&#8221; per traffico di droga e &#8220;Fullones&#8221; dove era finito in un giro di truffe con le Postepay.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, il boss &#8220;occhi di ghiaccio&#8221; nuovo collaboratore di giustizia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-il-boss-occhi-di-ghiaccio-nuovo-collaboratore-di-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 15:42:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Acri]]></category>
		<category><![CDATA[collaboratore]]></category>
		<category><![CDATA[occhi di ghiaccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un nuovo collaboratore di giustizia nel Cosentino. Si tratta di Nicola Acri, boss della &#8216;ndrangheta di Rossano, detto &#8220;occhi di ghiaccio&#8221;. La notizia è trapelata oggi, in occasione dell&#8217;udienza di un processo per due vecchi omicidi in cui è imputato in appello. Acri è ritenuto l&#8217;autore di una serie di spietati omicidi compiuti tra il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C&#8217;è un nuovo collaboratore di giustizia nel Cosentino. Si tratta di Nicola Acri, boss della &#8216;ndrangheta di Rossano, detto &#8220;occhi di ghiaccio&#8221;. La notizia è trapelata oggi, in occasione dell&#8217;udienza di un processo per due vecchi omicidi in cui è imputato in appello</strong>.</p>
<p>Acri è ritenuto l&#8217;autore di una serie di spietati omicidi compiuti tra il 1999 e il 2001 nella Sibaritide. I Carabinieri lo catturarono alla periferia di Bologna alla fine del 2010. E&#8217; stato condannato all&#8217;ergastolo con sentenza definitiva e sta scontando la pena in regime di carcere duro.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, Pm in Corte d&#8217;Assise: c&#8217;è nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-pm-in-corte-dassise-ce-nuovo-collaboratore-di-giustizia-nel-vibonese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 15:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[collaboratore]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Vibonese]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Loielo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vibo Valentia – C’è un nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese. Si tratta di Walter Loielo, 23 anni, di Gerocarne, paese delle Preserre vibonesi. La circostanza è emersa oggi nel corso del processo in Corte d’Assise a Catanzaro nei confronti dei presunti responsabili dell’autobomba di Limbadi costata la vita nell’aprile 2018 al biologo Matteo Vinci. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vibo Valentia – C’è un nuovo collaboratore di giustizia nel Vibonese. Si tratta di Walter Loielo, 23 anni, di Gerocarne, paese delle Preserre vibonesi. La circostanza è emersa oggi nel corso del processo in Corte d’Assise a Catanzaro nei confronti dei presunti responsabili dell’autobomba di Limbadi costata la vita nell’aprile 2018 al biologo Matteo Vinci.<br />
Il pm della Direzione distrettuale di Catanzaro, Andrea Mancuso, ha annunciato che per la prossima udienza – 27 aprile – ha chiamato a testimoniare Walter Loielo, nuovo collaboratore di giustizia. L’ipotesi degli inquirenti è che l’esplosivo usato per confezionare l’autobomba di Limbadi provenga proprio dalla Preserre vibonesi. Walter Loielo è attualmente indagato per la soppressione del cadavere del padre Antonino Loielo, sparito per lupara bianca nel 2017 ed il cui corpo è stato ritrovato nei boschi di Ariola di Gerocarne solo nel novembre scorso.<br />
Insieme a Walter Loielo per tale vicenda legata alla scomparsa del padre è indagato per omicidio dalla Procura di Vibo Valentia anche Ivan Loielo, fratello di Walter. Il nuovo collaboratore di giustizia proviene da una famiglia da tempo al centro di una guerra di mafia con il contrapposto clan degli Emanuele. Uno scontro che ha causato diversi morti e feriti in maggioranza rimasti ad oggi impuniti. </p>
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