Tag: carcere

  • ‘Rinascita-Scott’, parla il pentito Gennaro Pulice: le cosche si spartivano i lavori dell’A2

    ‘Rinascita-Scott’, parla il pentito Gennaro Pulice: le cosche si spartivano i lavori dell’A2

    Lamezia Terme – Le cosche di ‘ndrangheta, utilizzando i loro imprenditori di riferimento, si spartivano i lavori da eseguire sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. A riferirlo, nel corso del processo a Lamezia Terme “Rinascita Scott” alle cosche di ‘ndrangheta del Vibonese, é stato il pentito Gennaro Pulice, 43 anni, rispondendo alle domande del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci. Pulice collabora con la giustizia dal 2015, dopo l’arresto nell’ambito dell’operazione “Andromeda”.
    In particolare, secondo il collaboratore di giustizia, a spartirsi i lavori sarebbero state le cosche Iannazzo di Lamezia Terme e Mancuso di Limbadi, i rapporti tra le quali sono storici. Pulice ha parlato anche del controllo che ci sarebbe stato da parte dei detenuti del carcere di Catanzaro, dove il collaboratore é stato detenuto dal 2003 e il 2006. “Il direttore del carcere – ha affermato il pentito – cura l’aspetto amministrativo, il comandante quello militare ed i detenuti gestiscono di fatto il carcere”.

  • Vibo, una decina di positivi in carcere tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria

    Vibo, una decina di positivi in carcere tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria

    Vibo Valentia – Anche il carcere di Vibo Valentia non rimane immune dal contagio da Covid-19. In base a quanto è stato comunicato alle autorità sanitarie, vi sarebbero una decina di soggetti positivi tra detenuti e personale della polizia penitenziaria. I contagiati sono stati posti immediatamente in isolamento, mentre il Dipartimento di prevenzione ha avviato tutte le procedure previste dal protocollo di sicurezza.

  • Detenuto positivo dopo permesso premio

    Un caso di positività al Covid mette in allarme il carcere di Corigliano Rossano. È risultato, infatti, positivo un detenuto rientrato nella struttura circondariale dopo aver usufruito di un permesso premio.

    Al suo rientro il protocollo ha previsto il controllo sanitario ed è emerso che è positivo al Covid.

    Se tutta la catena di controllo ha funzionato regolarmente non ci dovrebbero essere problemi ulteriori dato che il detenuto, al rientro dal permesso premio, ha dovuto effettuare una quarantena obbligatoria in carcere.

  • Cesare Battisti minaccia nuovo sciopero della fame: condannato all’isolamento ininterrotto

    Corigliano Rossano (CS) – “Oltre ad essere spiccatamente punitivo sotto tutti gli aspetti, il mio trasferimento a Guantanamo Calabro equivale ad una condanna all’isolamento ininterrotto, dato anche l’impossibile contatto con i membri dell’Isis o supposti tali”. E’ quanto scrive l’ex terrorista dei Pac Cesare Battisti in una lettera scritta a mano e fatta pervenire dal carcere di Corigliano Rossano (Cosenza) dove è detenuto nel Reparto di alta sicurezza, dal suo avvocato Fianfranco Sollai. .”Voglio sperare che il Dap – scrive tra l’altro Battisti- trovi una sistemazione degna di un paese civile, senza costringermi a riprendere lo sciopero della fame. Già che è preferibile finirla in un mese, con la gioia dell’ipocrisia nazionale, piuttosto che agonizzare un anno in condizioni vergognose e insostenibili”.

    “Dopo l’isolamento forzato di Oristano – prosegue Battisti nella lettera – sono qui sottoposto a un regime di gran lunga più restrittivo. Il mio spazio vitale è stato ridotto ai minimi termini di sopravvivenza. In un clima di estrema tensione e ordinaria intimidazione, sorvegliato a vista e costretto all’ozio forzato in una cella di un terzo inferiore allo spazio della precedente, sprovvista di suppellettili indispensabili. Mi è stato confiscato il computer impedendomi di fatto di svolgere la mia attività di scrittore e concludere il mio ultimo lavoro rimasto in memoria”. “A una mia richiesta, è stato provocatoriamente risposto – sostiene ancora – che non risulta alle autorità una mia professione che implichi la disponibilità del computer o di altro materiale didattico. Come se non bastasse, mi è stata applicata una feroce censura. Questa non già per la supposta ‘fitta attività epistolare eversiva’ (sic), come pretende il vergognoso provvedimento, al quale nessuno può seriamente credere, bensì con il chiaro obiettivo di impedirmi di interagire con le istanze esterne, culturali e mediatiche, grazie alle quali starei guadagnando consensi democratici e garantisti, di fronte alla vendetta dello Stato”.

  • Dal carcere di Rossano Cesare Battisti protesta per la sua condizione: “è vendetta dello Stato”

    Dal carcere di Rossano Cesare Battisti protesta per la sua condizione: “è vendetta dello Stato”

    “Ammettendo le mie responsabilità pubblicamente e legalmente ho accettato il patto sociale, però in cambio ho avuto la vendetta dello Stato. Anche se dovessero ridurmi al silenzio, i compagni e gli amici qui e altrove sapranno adoperarsi come hanno sempre fatto pubblicamente”. Cesare Battisti, dal carcere di Rossano (Cosenza), con un audio registrato dai suoi familiari e da loro inviato al legale dell’ex terrorista dei Pac, Davide Steccanella, torna a contestare la sua condizione carceraria, da lui ritenuta troppo dura.
    “Oltre ad essere spiccatamente punitivo sotto tutti gli aspetti – dice Battisti nell’audio – il mio trasferimento (nel carcere calabrese, ndr) equivale ad una condanna all’isolamento ininterrotto con il rischio di finire nel reparto Isis. Mi è stato proibito il computer e materiale didattico, mi è stata applicata censura allegando fantasie eversive con lo scopo chiaro di impedire il mio interagire con istanze culturali e mediatiche”.
    “E’ evidente – aggiunge nell’audio – come le mie dichiarazioni sul sull’operato unicamente punitivo delle prigioni abbiano incomodato certe autorità i cui interessi non coincidono con il rispetto della legge e con principi di una democrazia sana. A causa dell’inasprito regime di prigionia – conclude – i miei contatti con l’esterno sono diventati incerti e manipolabili”.

  • Castrovillari: l’uomo, in attesa di giudizio, si è impiccato con le lenzuola. Inutili i soccorsi

    Castrovillari: l’uomo, in attesa di giudizio, si è impiccato con le lenzuola. Inutili i soccorsi

    Castrovillari (CS) – Avrebbe approfittato del cambio turno del personale di polizia penitenziaria per suicidarsi. E’ quanto successo, nel pomeriggio di venerdì, nel carcere di Cstrovillari (CS) dove un detenuto straniero si è tolto la vita impiccandosi con le lenzuola all’interno della cella dove si trovava, in quel momento, da solo.
    La notizia è stata resa nota, ancora una volta, dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe attraverso una nota firmata da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato e Damiano Bellucci, segretario nazionale.
    “L’uomo – spiegano – era in attesa di giudizio ed era rinchiuso nel reparto protetti-riprovazione sociale. Nella casa circondariale di Castrovillari al 31 agosto scorso vi erano 170 detenuti, di cui 36 stranieri. Il personale di polizia penitenziaria previsto dagli organici non è sufficiente, deve essere necessariamente integrato. La polizia penitenziaria – sottolineano i due sindacalisti – ogni anno salva la vita a oltre 1100 detenuti che tentano il suicidio. Questa volta, purtroppo, il detenuto è riuscito a portare a termine l’insano proposito di togliersi la vita”.

  • Scoperti 4 cellulari nel carcere di Vibo Valentia. “Dotare istituti di cell detector”

    Scoperti 4 cellulari nel carcere di Vibo Valentia. “Dotare istituti di cell detector”

    Vibo Valentia – “Nella casa circondariale di Vibo Valentia, nell’ultimo mese e mezzo, sono stati trovati 4 telefoni cellulari. L’ingresso dei telefoni cellulari in carcere è davvero un grave problema, se si considera quanto siano stati importanti per i detenuti per gestire le rivolte di marzo scorso nelle circa 30 carceri coinvolte”. Lo affermano, in una nota, Giovanni Battista Durante e Damiano Bellucci, segretario generale aggiunto e segretario nazionale del Sappe.
    “Si tratta spesso – aggiungono – di micro telefoni delle dimensioni di un accendino, occultati nel retto dai detenuti: sfuggono a qualsiasi controllo sulla persona e vengono scoperti solo grazie all’utilizzo della tecnologia, come è avvenuto a Vibo Valentia, in questo periodo. L’utilizzo di uno scanner a raggi x e di un metal detector hanno permesso di evitare che i telefoni entrassero in istituito. Sarebbe opportuno dotare tutti gli istituti di un cell detector, altro strumento molto utile, al momento utilizzato solo a rotazione nelle varie carceri. Inoltre, sarebbe opportuno varare una norma penale che sanzioni l’introduzione e il possesso illegale di telefoni cellulari. A Vibo Valentia sono presenti circa 315 detenuti”.

  • Catanzaro, detenuto ex 41bis aggredisce poliziotto penitenziario

     
    Nuova aggressione all’interno del carcere di Catanzaro.
    Alcuni detenuti hanno prima insultato un poliziotto penitenziario, poi uno lo ha aggredito strattonandolo più volte fino a provocargli forti dolori al petto.
    L’episodio si è registrato nel reparto di Alta sicurezza della casa circondariale ‘Caridi’ in cui risiedono detenuti appartenenti alla criminalità organizzata di tipo mafioso, provenienti dal regime del 41 bis.
    Il poliziotto ha avuto immediatamente soccorso da parte di alcuni colleghi ed ha poi potuto raggiungere l’ospedale Pugliese per le cure del caso.
    A dare la notizia il Segretario Regionale SINAPPE Roberto Magro  il quale augura una pronta guarigione al collega coinvolto nella triste vicenda ed invita l’amministrazione penitenziaria a prendere i giusti provvedimenti del caso.

  • E’ successo nel carcere di San Pietro a Reggio, salvato dagli agenti della polizia penitenziaria

    E’ successo nel carcere di San Pietro a Reggio, salvato dagli agenti della polizia penitenziaria

    Reggio Calabria – Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale, hanno reso noto che la mattina del primo settembre, verso le ore 9.30, nel carcere di San Pietro, a Reggio Calabria, durante le operazioni d’immissione ai passeggi, all’atto dell’apertura della camera detentiva, un detenuto ha inaspettatamente e immotivatamente cominciato a correre e, giunto al primo piano del Reparto, ha repentinamente scavalcato la ringhiera del ballatoio, al fine di buttarsi al piano inferiore, probabilmente per mettere in atto un tentativo di suicidio.
    L’uomo – chiariscono i sindacalisti – “non è riuscito a portare a termine il gesto inconsulto solo grazie all’intervento tempestivo degli Agenti di Polizia Penitenziaria che, raggiunto il detenuto, lo hanno bloccato un attimo prima che riuscisse a portare a termine l’atto suicidario. Si tratta dell’ennesimo episodio attestante lo zelo e la professionalità del Personale di Polizia Penitenziaria che, dimostrando spirito di servizio e senso del dovere, per l’intervento posto in essere immediatamente, ha ancora una volta salvato la vita di un detenuto. Ricordiamo che ogni anno la polizia penitenziaria salva la vita a oltre 1000 detenuti che tentano il suicidio.
    Chiediamo che l’agente di Polizia Penitenziaria intervenuto sia ricompensato, secondo le previsioni dell’ordinamento, per la professionalità dimostrata”.

  • Indagato in “Rinascita-Scott”, da mesi in carcere è in stato di “prostrazione psicologica”

    Indagato in “Rinascita-Scott”, da mesi in carcere è in stato di “prostrazione psicologica”

    Nei prossimi giorni uno psichiatra procederà alla valutazione dello stato di salute dell’avv. Giancarlo Pittelli, attualmente e da diversi mesi recluso nel carcere di Nuoro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita-Scott” portata a termine dalla DDA guidata da Nicola Gratteri.
    Lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro accogliendo la specifica richiesta dei legali di Pittelli, secondo i quali, da tempo il loro assistito si trova in uno stato di “prostrazione psicologica per effetto della carcerazione”.
    Pittelli ha anche chiesto tramite dei suoi avvocati di essere giudicato con il rito immediato e quindi evitare l’udienza preliminare del processo, in programma a settembre, per passare subito al dibattimento.