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	<title>braccianti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Strage braccianti, Cei e istituzioni ad Amendolara per recuperare &#8216;speranza e fiducia&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 08:57:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una corona di fiori come simbolo per recuperare &#8220;speranza e fiducia&#8221; nel luogo in cui quattro braccianti sono stati arsi vivi, gesto per cui &#8220;non bastano aggettivi a qualificarlo&#8221;. Con queste parole il vicepresidente della Cei, mons.Francesco Savino, ha spiegato il senso dell&#8217;iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale calabra, che ha avuto inizio questa mattina con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una corona di fiori come simbolo per recuperare &#8220;speranza e fiducia&#8221; nel luogo in cui quattro braccianti sono stati arsi vivi, gesto per cui &#8220;non bastano aggettivi a qualificarlo&#8221;. Con queste parole il vicepresidente della Cei, mons.Francesco Savino, ha spiegato il senso dell&#8217;iniziativa, promossa dalla Conferenza episcopale calabra, che ha avuto inizio questa mattina con la deposizione di una corona di fiori presso la stazione di servizio Ip sulla Strada statale 106, luogo della strage.</p>
<p>&#8220;Il nostro gesto &#8211; ha detto mons. Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido Mamertina &#8211; Palmi e delegato Cec per i Problemi sociali, la Giustizia e la Pace &#8211; è di una grandissima semplicità ma vorrebbe porre un segno di grande forza. Non tante parole, ma una presenza significativa, qualificata, di responsabilità, impegno, che si esprime attraverso un gesto fatto anzitutto di silenzio e di preghiera&#8221;.</p>
<p>Dopo la deposizione della corona di fiori è seguito un momento di preghiera e raccoglimento in ricordo di Amin Fazal Khojani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan, le vittime della strage avvenuta lo scorso 1 giugno. Presenti, tra gli altri, la prefetta di Cosenza, Rosa Maria Padovano, e la sindaca di Amendolara, Maria Rita Acciardi. La giornata di mobilitazione prosegue nella parrocchia Madonna della Salute, ad Amendolara Marina, per una tavola rotonda sul tema del lavoro libero, dignitoso e sicuro.<br />
<em>(Ansa)</em></p>
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		<title>FOTO-Strage di Amendolara, in migliaia alla manifestazione nazionale: &#8220;Basta morti e clandestinità&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 17:08:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse migiiaia di persone in marcia ad Amendolara marina per la manifestazione organizzata dalla Cgil dopo l&#8217;omicidio di 4 braccianti &#8211; tre afghani e un pachistano. Alla testa del corteo il segretario generale Maurizio Landini e quello della Flai Cgil Giovanni Mininni. Nel corteo anche delegazioni di braccianti stranieri e lavoratori provenienti da tutta Italia. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/foto-strage-di-amendolara-in-migliaia-alla-manifestazione-nazionale-basta-morti-e-clandestinita/">FOTO-Strage di Amendolara, in migliaia alla manifestazione nazionale: &#8220;Basta morti e clandestinità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diverse migiiaia di persone in marcia ad Amendolara marina per la manifestazione organizzata dalla Cgil dopo l&#8217;omicidio di 4 braccianti &#8211; tre afghani e un pachistano. Alla testa del corteo il segretario generale Maurizio Landini e quello della Flai Cgil Giovanni Mininni. Nel corteo anche delegazioni di braccianti stranieri e lavoratori provenienti da tutta Italia. Oltre alle bandiere delle varie sigle riconducibili alla Cgil sono presenti, tra le altre, delegazioni del Partito democratico guidate dalla segretaria Elly Schlein, del M5s, di Libera, di Rifondazione comunista, dell&#8217;Anpi e di Legambiente. Prima della partenza della manifestazione, Maurizio Landini<strong> e</strong> Giovanni Mininn<strong>i</strong>, hanno deposto due corone di fiori alla stazione di servizio.  Il corteo si è mosso ordinatamente intonando slogan per la sicurezza e la legalità nei luoghi di lavoro. <em>&#8220;Basta morti e clandestinità</em>&#8220;, dicono i manifestanti.</p>
<div class="formatted-text ">
<p>Parlando con i giornalisti Landini ha detto che &#8220;<em>Non è un problema della Calabria. Io vengo da Reggio Emilia e uno dei più grandi processi contro la &#8216;ndrangheta non l’ha fatto Reggio Calabria, ma Reggio Emilia. Il problema del caporalato non riguarda solo questa parte, ma tutta Italia e non riguarda solo l’agricoltura. Il problema del caporalato riguarda anche l’edilizia, la logistica. E’ proprio questo sistema di fare impresa che va fermato.  Quelli che muoiono &#8211; </em>ha aggiunto <em>&#8211; sono stranieri, ma quelli che fanno i soldi sulla pelle degli stranieri molte volte sono italiani</em><span style="color: #222222; font-family: Verdana, BlinkMacSystemFont, -apple-system, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, 'Open Sans', 'Helvetica Neue', sans-serif; font-size: 15px;"><em>. Sono d’accordo con il vescovo che ha detto che è il momento della rivolta delle coscienze perchè non si può avere l’ipocrisia di non vedere quello che sta succedendo da anni. E allo stesso tempo bisogna intervenire per non mettere tutti sullo stesso piano. Io conosco tante persone perbene e oneste che rappresentano la maggior parte della popolazione e sono sia imprenditori che lavoratori. Bisogna colpire i disonesti e la malavita organizzata- </em>ha proseguito Landini<em> -. Dobbiamo riconfermare i diritti dei lavoratori. Se dall’alto, cioè da chi ha la responsabilità, il messaggio non arriva o arriva addirittura la copertura, significa che ognuno fa quello che gli pare&#8221;</em>.</span></p>
<p>Per la segretario Pd, Schlein &#8220;<em>Quello che è successo qui è una vergogna ed è una vergogna che riguarda tutti. Quello che è accaduto qui è stata l’uccisione brutale con violenza inaudita di quattro braccianti. Si tratta di persone che avevano vita, famiglie che avevano desideri, prospettive, sogni. Sono persone di cui non dobbiamo scordare nemmeno i nomi</em>&#8220;.</p>
<p>Credo &#8211; ha poi proseguito &#8211; &#8220;<em>che dobbiamo rafforzare la legge sul caporalato, che è una buona legge ma vanno messe più risorse e va costruito un lavoro in rete con tutte le istituzioni. Ma vanno responsabilizzate le aziende perchè non si può più parlare soltanto di caporalato. Bisogna cominciare a parlare anche di padronato, perchè molto spesso le aziende sono conniventi con i caporali addirittura si scelgono i caporali che formano i caporali. Questo non è accettabile. Bisognerebbe rafforzare quella legge anche prevedendo il sequestro preventivo per quelle aziende che impiegano lavoratori sudati vittime di caporalato e poi bisogna rafforzare i percorsi per le vittime che denunciano i caporali». «Una Procura specializzata sulle agromafie potrebbe aiutare a risolvere la piaga dello sfruttamento&#8221;</em>&#8211; ha concluso la leader del Pd.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-383209" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n.jpg" alt="" width="700" height="392" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n.jpg 1600w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-300x168.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-1024x573.jpg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-768x430.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-1536x860.jpg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-750x420.jpg 750w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-696x390.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/717017026_1457783466393294_8426981208130104546_n-1068x598.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-383207" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n.jpg" alt="" width="700" height="401" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n.jpg 1294w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n-300x172.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n-1024x587.jpg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n-768x440.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n-732x420.jpg 732w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n-696x399.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/716776150_1457780489726925_240888781986931203_n-1068x612.jpg 1068w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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		<title>Strage braccianti Amendolara, restano in carcere i due afghani accusati dell&#8217;omicidio dei quattro giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 06:41:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all’interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all’interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due sono stati portati subito dopo il fermo disposto lunedì mattina dalla Procura di Castrovillari al termine di un lungo interrogatorio notturno.</p>
<p>Intanto emergono particolari che portano a pensare che potrebbero essere stati aiutati da un terzo soggetto gli indagati per l’omicidio dei quattro braccianti agricoli. Dell’esistenza del terzo soggetto, secondo quanto si è appreso, ha parlato il superstite della strage, il 35enne afghano Mohammad Taj Alamyar, indicandolo come un amico dei due pakistani fermati dalla Polizia.<br />
L’uomo potrebbe già essere stato rintracciato e sentito dagli investigatori. Già nella serata di lunedì, dopo che nel tardo pomeriggio erano stati fermati Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, infatti, gli agenti della Squadra mobile hanno sentito tutti gli amici e conoscenti dei due gruppi di afghani e pakistani di cui facevano parte le vittime e gli indagati.</p>
<p>Tutti i componenti dei gruppi, compreso il superstite e un suo amico che non si trovava sul minivan il giorno della strage perché ammalato, sono stati poi trasferiti da Villapiana e Trebisacce e portati in un’altra località.</p>
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		<title>Bracciante sopravvissuto accusa i feroci &#8216;caporali&#8217;: &#8220;Hanno buttato la benzina e poi hanno dato fuoco&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; Taj Mohammad Alamyar (nella foto) il superstite della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara (CS). Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, Comune non lontano dal luogo dell&#8217;omicidio plurimo. L&#8217;uomo è stato rintracciato ed intervistato dal TgR Calabria. In un italiano stentato l&#8217;uomo ha detto che tre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; Taj Mohammad Alamyar (<em>nella foto)</em> il superstite della strage di braccianti compiuta ieri ad Amendolara (CS). Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana, Comune non lontano dal luogo dell&#8217;omicidio plurimo. L&#8217;uomo è stato rintracciato ed intervistato dal TgR Calabria.</p>
<p>In un italiano stentato l&#8217;uomo ha detto che tre vittime erano afghane e che i due fermati accusati di omicidio volontario erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell&#8217;abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per le ustioni.</p>
<p>L&#8217;uomo ha anche detto che i cittadini pakistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e che non li pagavano: &#8220;<em>I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no</em>&#8221; ha raccontato aggiungendo che c&#8217;è una &#8220;<em>grande mafia del Pakistan</em>&#8220;.</p>
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		<title>Strage dei braccianti nel Materano: Stavano rientrando in Calabria i quattro asiatici morti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 16:52:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[braccianti]]></category>
		<category><![CDATA[incidente]]></category>
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		<category><![CDATA[morti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stavano facendo rientro in Calabria i quattro lavoratori impegnati in agricoltura, di nazionalità asiatica, probabilmente indiani o pachistani, morti nel pomeriggio sulla strada statale 598 di Fondovalle dell’Agri, nel territorio di Scanzano Jonico (Matera). Viaggiano in dieci su una Renault Scenic 7 posti di colore grigio, che si scontrata con un camion Fiat Iveco. Immediato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stavano facendo rientro in Calabria i quattro lavoratori impegnati in agricoltura, di nazionalità asiatica, probabilmente indiani o pachistani, morti nel pomeriggio sulla strada statale 598 di Fondovalle dell’Agri, nel territorio di Scanzano Jonico (Matera). Viaggiano in dieci su una Renault Scenic 7 posti di colore grigio, che si scontrata con un camion Fiat Iveco. Immediato l’arrivo sul posto dei soccorritori. </p>
<p>Quattro uomini sono morti all’istante all’interno della vettura, mentre altri sei sono rimasti feriti. Cinque sono stati trasferiti all’ospedale di Policoro (Matera), e una sesta persona, trasportata in eliambulanza dal 118 all’ospedale di Potenza, non sarebbe in gravi condizioni. Illeso invece l’autista del camion. Sulla vicenda indaga la Procura della Repubblica di Matera, per capire cosa facessero in Italia e come mai viaggiassero in dieci su una vettura da sette posti. </p>
<p>“Purtroppo – ha sottolineato il primo cittadino – la Fondovalle dell’Agri troppo spesso è scenario di gravi incidenti come quello di oggi”. Sulla vicenda è intervenuta anche la Cisl e la Fai Cisl . “Davanti ad una tragedia di tale portata – affermano i segretari generali regionali Vincenzo Cavallo e Raffaele Apetino – non possiamo limitarci al cordoglio e alla solidarietà: serve rilanciare l’impegno di tutti per affrontare con urgenza e maggiore incisività il tema degli infortuni in itinere, troppo spesso dimenticati ma purtroppo sempre più frequenti tra i lavoratori agricoli e stagionali”. Secondo Cavallo e Apetino “nelle more degli accertamenti da parte degli organi inquirenti su circostanze e responsabilità di quanto accaduto, è necessario e non più’ rinviabile investire nel rafforzamento del trasporto pubblico locale, garantendo soluzioni sicure e dignitose per le migliaia di braccianti che ogni giorno si spostano per raggiungere i luoghi di lavoro. Non è accettabile che uomini e donne che quotidianamente danno un contributo fondamentale alla nostra economia debbano rischiare la vita per il lavoro&#8221;. </p>
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		<title>VIDEO-Tra violenze e diritti negati: Rapporto ActionAid sulle migliaia di braccianti fra Taranto, Matera e Cosenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 15:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<category><![CDATA[arco Ionico]]></category>
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		<category><![CDATA[Donne]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-187343-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/04/Cambia-Terra_-tra-violenze-e-diritti-negati-calabrianews.it_.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/04/Cambia-Terra_-tra-violenze-e-diritti-negati-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/04/Cambia-Terra_-tra-violenze-e-diritti-negati-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>Braccianti, operatrici, ricercatori, psicologhe, sindacaliste. Tutte raccontano come le molestie sessuali, i ricatti, le paghe da fame, le liste nere dei caporali siano un fenomeno radicato anche nell’Arco Ionico, l’area che comprende le provincie di Matera, Taranto e<strong> Cosenza</strong>. Una vasta zona del Sud Italia dove il clima e la terra fertile favoriscono le coltivazioni di ortofrutta, dalle fragole all’uva da tavola fino agli agrumi. Sono le donne a essere richieste per garantire maggiore cura per le stagioni di raccolta e lavorazione della frutta più delicata. Sono le donne, soprattutto le straniere originarie della Romania e Bulgaria, a vedere violati i propri diritti più elementari. </p>
<p>A peggiorare la vita delle donne sono le disuguaglianze strutturali di genere, come la disparità salariale tra donne e uomini. Nelle campagne le donne arrivano a guadagnare anche solo 25/28 euro al giorno mentre gli uomini ne ricevono 40. Inoltre, la pratica dei datori di lavoro sleali di dichiarare in busta paga un numero inferiore di giornate rispetto a quelle lavorate impedisce alle donne non solo di accedere all’indennità di infortunio, malattia e disoccupazione agricola, ma anche a quella di maternità.  </p>
<p>“Guadagno trentotto euro al giorno. Chi riesce lavora senza interruzioni, dal lunedì alla domenica. Gli uomini ricevono due euro in più all’ora perché hanno compiti più pesanti. Stamattina mi sono alzata presto, cominciamo alle sei: prepariamo il terreno per piantare le fragole, lo concimiamo. Devo stare sempre piegata e adesso che sono incinta è faticoso. Mi sento sfiancata, però sono obbligata ad andarci, ho bisogno di soldi”. Catalina, lavoratrice rumena in Basilicata. È una delle 119 donne impiegate in agricoltura di origine romena e bulgara intervistate e incontrate per il rapporto “CAMBIA TERRA. Dall’invisibilità al protagonismo delle donne in agricoltura” realizzato nell’ambito del programma che dal 2016 si occupa di indagare e intervenire sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne in agricoltura in Puglia, Basilicata e Calabria per tutelare i loro diritti.  </p>
<p><strong>Cambia Terra, come le donne diventano protagoniste</strong><br />
Dal 2016 abbiamo avviato un programma in risposta alle molteplici forme di violazioni dei diritti umani delle donne lavoratrici, fondato sul protagonismo delle operaie agricole e sulla costruzione di risposte sostenibili alle loro esigenze, attraverso forme di collaborazione e di responsabilità condivisa a livello comunitario. Un impegno che coinvolge istituzioni, sindacati, associazioni locali, imprese agricole, associazioni di datori di lavoro, partner della società civile per produrre un cambiamento concreto nella vita delle donne braccianti.</p>
<p>“Il modello agricolo attuale non è sostenibile, né per le lavoratrici a rischio o in condizioni di sfruttamento, né per le tante imprese che rispettano le regole nonostante le molte difficoltà che il mercato e la concorrenza sleale impone loro. Abbiamo bisogno di cambiare prospettiva, mettendo al centro i bisogni delle lavoratrici agricole come cittadine e come persone che ad oggi sono escluse dai più basilari servizi di welfare e più in generale dai processi democratici delle comunità di appartenenza. Servono spazi pubblici di confronto dedicati alle donne, costruiti da loro e supportati da tutte le parti in causa, dalle imprese alle associazioni. Solo con il contributo di tutti &#8211; come sta accadendo nell&#8217;Arco ionico &#8211; possiamo coltivare relazioni positive dentro e fuori i luoghi di lavoro. Le operaie agricole non possono più essere escluse o lasciate ai margini degli interventi delle istituzioni, ad oggi attuati senza una chiara prospettiva di genere. Continuare a farlo significa non mettere fine deliberatamente alle violazioni dei diritti e alle violenze che subiscono” spiega Grazia Moschetti, responsabile dei nostri progetti nell’Arco Ionico.</p>
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		<title>Caporalato, braccianti extracomunitari reclutati in Sicilia e sfruttati per raccolta agrumi: 4 arresti nel reggino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 13:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria ha arrestato e posto ai domiciliari un imprenditore agricolo della provincia di Siracusa e tre presunti caporali, due italiani e un tunisino. I quattro sono ritenuti responsabili dello sfruttamento di alcuni braccianti agricoli extracomunitari addetti alla raccolta di agrumi nella piana di Gioia Tauro. Sequestrata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria ha arrestato e posto ai domiciliari un imprenditore agricolo della provincia di Siracusa e tre presunti caporali, due italiani e un tunisino. I quattro sono ritenuti responsabili dello sfruttamento di alcuni braccianti agricoli extracomunitari addetti alla raccolta di agrumi nella piana di Gioia Tauro. Sequestrata anche l&#8217;azienda di cui è titolare l&#8217;imprenditore.</p>
<p>Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura diretta dal procuratore Emanuele Crescenti, rappresenta l&#8217;epilogo di un&#8217;attività investigativa avviata e condotta, nel mese di novembre 2020, dai militari del Nil di Reggio Calabria a seguito della denuncia di sei braccianti giunti in Calabria dalla Sicilia per raccogliere mandarini.</p>
<p>Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Lucisano, hanno fatto seguito alla denuncia di uno dei braccianti consentendo di rassicurare gli altri lavoratori coinvolti e ottenerne la fiducia per accertare il ruolo di un &#8220;caporale&#8221; tunisino che reclutava, in Sicilia, i braccianti agricoli per destinarli alla raccolta dei mandarini nella piana di Gioia Tauro promettendo loro ottimi guadagni.<br />
I lavoratori, una volta giunti nel reggino, dovevano prestare la propria opera dall&#8217;alba fino a tarda sera sotto la stretta sorveglianza degli altri i due caporali siciliani e con la minaccia di licenziamento immediato qualora si fossero ribellati a quelle condizioni di lavoro. Il compenso era di un euro per ogni cassetta raccolta e a loro non venivano forniti dispositivi di protezione dalla pandemia da Covid 19 malgrado le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.</p>
<p>Denunciato, per omessa comunicazione, anche il gestore di una struttura ricettiva dove i braccianti erano alloggiati.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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