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	<title>Tribunale Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Feb 2026 18:10:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Detenuto suicida, tribunale Catanzaro condanna ministero Giustizia al risarcimento danni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/detenuto-suicida-tribunale-catanzaro-condanna-ministero-giustizia-risarcimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 13:00:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministero della Giustizia è stato condannato dal tribunale di Catanzaro al risarcimento dei danni, quantificati in 400mila euro oltre interessi, in favore dei parenti di un italiano di 33 anni suicidatosi all&#8217;interno del carcere di Alghero.  I fatti risalgono al giugno 2009 quando l&#8217;uomo era stato sottoposto a custodia cautelare e portato nel carcere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministero della Giustizia è stato condannato dal tribunale di Catanzaro al risarcimento dei danni, quantificati in 400mila euro oltre interessi, in favore dei parenti di un italiano di 33 anni suicidatosi all&#8217;interno del carcere di Alghero.  I fatti risalgono al giugno 2009 quando l&#8217;uomo era stato sottoposto a custodia cautelare e portato nel carcere di Alghero per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. In considerazione dello stato depressivo accertato dal medico che eseguiva la visita all&#8217;ingresso in carcere era stata disposta la misura della &#8220;<em>grande sorveglianza</em>&#8220;, ma pochi giorni dopo venne trovato morto, impiccato con i propri jeans alle sbarre del letto all&#8217;interno della cella che condivideva con altro detenuto.<br />
I familiari, assistiti dall&#8217;avvocato Pietro Frisani e dall&#8217;avvocata Chiara Del Buono, di Firenze, si erano quindi rivolti al Tribunale di Catanzaro, competente per territorio, per una procedura tecnica, in quanto i familiari vivono nel distretto della Corte d&#8217;appello. Il Tribunale, hanno reso noto i legali, &#8220;<em>ha evidenziato che nonostante fosse stata disposta la misura della grande sorveglianza &#8211; con controlli ogni 20 minuti &#8211; questa misura non è stata effettivamente rispettata dagli operatori del carcere, e quindi afferma la responsabilità del ministero della Giustizia per il decesso del detenuto, dovuta al mancato coordinamento tra le varie figure che avevano il compito di gestire il delicato caso&#8221;</em>. I giudici hanno dunque condannato l&#8217;Amministrazione al pagamento di 400.000 euro in favore dei congiunti dell&#8217;uomo, oltre interessi, a titolo di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, ed oltre alle spese legali.</p>
<p>Gli avvocati Frisani e Del Buono precisano che &#8220;<em>il suicida era in attesa di giudizio&#8221;</em> e ricordano che &#8220;<em>ci sono stati dal 2021 al 2025 ben 374 suicidi in carcere relativi a detenuti gran parte dei quali in attesa di giudizio. La drammatica situazione odierna delle carceri italiane &#8211; </em>concludono i legali <em>&#8211; riguarda non solo i detenuti ma anche tutti gli operatori costretti a lavorare in condizioni di emergenza&#8221;</em>.</p>
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		<title>Corigliano Rossano: Aperto il tribunale per causa beatificazione Madre Isabella de Rosis</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/corigliano-rossano-aperto-il-tribunale-per-causa-beatificazione-madre-isabella-de-rosis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 08:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 2 gennaio 2026, nella Cattedrale di Maria Santissima Achiropita in Rossano, si è svolta la solenne apertura del Tribunale Diocesano incaricato dell’inchiesta canonica sul presunto miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Madre Isabella De Rosis, fondatrice della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore. L’evento si è aperto con la celebrazione dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 2 gennaio 2026, nella Cattedrale di Maria Santissima Achiropita in Rossano, si è svolta la solenne apertura del Tribunale Diocesano incaricato dell’inchiesta canonica sul presunto miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Madre Isabella De Rosis, fondatrice della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore.<br />
L’evento si è aperto con la celebrazione dei Primi Vespri solenni, presieduti da S. E. l’Arcivescovo Mons. Maurizio Aloise, che ha introdotto e guidato la prima seduta ufficiale del Tribunale, nel corso della quale si sono svolti il giuramento dei membri e la formale istituzione dell’organo giudicante, secondo le norme della Chiesa.<br />
Nel suo intervento introduttivo, l’Arcivescovo ha rivolto un cordiale saluto alle Eccellenze presenti, ai membri del Tribunale, alla Madre Generale delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, Suor Tina Salierno, alle religiose dell’Istituto, al Capitolo Cattedrale, ai presbiteri, ai religiosi e a tutti i fedeli convenuti. Ha quindi sottolineato il valore ecclesiale del momento, richiamando il dovere della Chiesa di esercitare un discernimento prudente, serio e obiettivo nel riconoscere i segni dell’azione di Dio nella storia.<br />
Nel tracciare un profilo spirituale della Venerabile Madre Isabella De Rosis, l’Arcivescovo ha ricordato la sua figura luminosa di donna totalmente donata a Dio. Nata a Rossano il 9 giugno 1842 da nobile famiglia, Madre Isabella scelse fin da giovane la via della consacrazione, maturando una profonda spiritualità nel Collegio di Santa Chiara a Napoli, segnata da una intensa devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù.</p>
<p>La sua vita, ispirata alla spiritualità della riparazione secondo l’insegnamento di Santa Margherita Maria Alacoque, si tradusse in un’esistenza di offerta, obbedienza e amore radicale, culminata nella fondazione, il 24 ottobre 1875, della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore. Anche negli anni della prova e del silenzio, Madre Isabella seppe vivere nell’abbandono fiducioso alla volontà di Dio, testimoniando una santità umile e nascosta. Nel contesto dell’inchiesta sul presunto miracolo, è stato ribadito che la Chiesa non è alla ricerca dello straordinario in sé, ma della verità, per riconoscere con responsabilità e fede l’opera di Dio attraverso i suoi servi. I lavori del Tribunale sono stati affidati all’azione dello Spirito Santo, affinché accompagni il discernimento con luce, equilibrio e rettitudine.</p>
<p>Il tribunale risulta così composto: Don Giuseppe Scigliano Delegato episcopale, don Nicola Alessio Promotore di Giustizia, don Giuseppe Straface Notaio attuario, suor Sheena Joseph Maliyakal Postulatice. Al termine della seduta, è stato espresso un sentito ringraziamento alla Madre Generale, alle religiose presenti e all’intero Istituto, segno vivo della fecondità spirituale del carisma di Madre Isabella, nonché ai membri del Tribunale e a tutti coloro che sostengono questo cammino con la preghiera. La Venerabile Madre Isabella De Rosis, tornata alla Casa del Padre l’11 agosto 1911, continui a intercedere per la Chiesa, affinché ciascuno impari a cercare non ciò che è più facile, ma ciò che è santo, vivendo ogni cosa come atto d’amore offerto a Dio per il bene del mondo.</p>
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		<item>
		<title>Associazione antiracket Lamezia in Tribunale al fianco dell&#8217;imprenditore e socio Simone Aiello</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/associazione-antiracket-lamezia-in-tribunale-al-fianco-dellimprenditore-e-socio-simone-aiello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 09:00:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il nostro socio Simone Aiello è stato sentito come testimone dal Tribunale Collegiale Penale di Catanzaro. La sua deposizione aveva ad oggetto le minacce dallo stesso subite da alcuni soggetti operanti durante i lavori edili che Simone stava conducendo a capo della sua ditta. Il suo comportamento è stato esemplare in ogni momento: a partire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il nostro socio Simone Aiello è stato sentito come testimone dal Tribunale Collegiale Penale di Catanzaro. La sua deposizione aveva ad oggetto le minacce dallo stesso subite da alcuni soggetti operanti durante i lavori edili che Simone stava conducendo a capo della sua ditta. Il suo comportamento è stato esemplare in ogni momento: a partire dall&#8217;inizio di questa brutta storia, allorquando ha immediatamente denunciato l&#8217;episodio estorsivo, alla collaborazione con le Forze dell&#8217;Ordine a ieri, quando ha chiaramente ribadito i fatti, pronunciato i nomi e mantenuto la schiena dritta. Con lui, come sempre in tutte le altre occasioni in cui uno di noi viene sentito in Tribunale, erano presenti molti soci di ALA, suoi colleghi imprenditori, amici ma soprattutto orgogliosi di lui&#8221; &#8211; è la dichiarazione rilasciata dall&#8217;associazione antiracket.</p>
<p>&#8220;La testimonianza resa &#8211; si legge in una nota &#8211; rappresenta il punto più visibile di un percorso di responsabilità iniziato anni fa e sostenuto da ALA sin dall&#8217;inizio. L&#8217;associazione è stata accanto al socio dal momento della denuncia, nei passaggi più complessi del procedimento e, ieri, anche nell&#8217;aula di giustizia con una presenza numerosa di imprenditori associati. Una presenza non formale, ma concreta: la dimostrazione che chi denuncia non è solo. La vicenda si inserisce nel più ampio contesto della lotta al racket e all&#8217;usura nel territorio, un impegno che ieri ha conosciuto un altro passo significativo con la firma in Prefettura del nuovo Protocollo contro usura ed estorsione, sottoscritto da istituzioni, forze dell&#8217;ordine, parti sociali e associazioni, tra cui ALA. Un patto che rafforza gli strumenti di tutela e ascolto messi a disposizione degli imprenditori e che riconosce il ruolo essenziale delle associazioni antiracket nel costruire fiducia, accompagnamento e prossimità&#8221;.</p>
<p>Attraverso il proprio sportello attivo presso il Civico Trame di Lamezia Terme, ALA offre accoglienza, orientamento e assistenza a chi sceglie di denunciare o teme pressioni illecite. L&#8217;esperienza maturata negli anni dimostra che oggi esiste una rete solida, capace di sostenere chi decide di rompere il silenzio e difendere la propria libertà economica.<br />
&#8220;La storia del socio ascoltato in Tribunale lo conferma- prosegue la nota -: denunciare è possibile, è giusto, ed è una scelta di responsabilità verso la propria impresa e verso il territorio. Una scelta che ALA continua a sostenere con convinzione, ricordando che preservare l&#8217;economia sana della nostra comunità è un dovere condiviso, e che ogni imprenditore ha oggi la possibilità di non voltarsi dall&#8217;altra parte&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Maltrattamenti in famiglia: Tribunale Catanzaro emette sei provvedimenti di sorveglianza</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/maltrattamenti-in-famiglia-tribunale-catanzaro-emette-sei-provvedimenti-di-sorveglianza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 10:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale di Catanzaro-Seconda Sezione Penale ha emesso sei misure di Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza accogliendo le proposte del Questore di Catanzaro, scaturite da accurate attività istruttorie condotte dalla Sezione Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, nei confronti di persone indiziate dei delitti di maltrattamenti in danno di familiari e conoscenti. Quattro misure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Catanzaro-Seconda Sezione Penale ha emesso sei misure di Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza accogliendo le proposte del Questore di Catanzaro, scaturite da accurate attività istruttorie condotte dalla Sezione Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, nei confronti di persone indiziate dei delitti di maltrattamenti in danno di familiari e conoscenti. <strong>Quattro misure della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza</strong>, con durata che va da 2 a 4 anni, dispongono anche l’applicazione del cosiddetto braccialetto elettronico e in un caso l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Le misure prevenzionali sono state adottate nei confronti di due residenti a <strong>Lamezia Terme</strong>, rispettivamente un 31enne e un 40enne; di un residente a <strong>Catanzaro</strong> di 41 anni e di un 72enne residente a <strong>Cenadi</strong>. Tutti si sono resi responsabili di gravi e reiterati maltrattamenti nei confronti di donne con cui intrattenevano o comunque avevano intrattenuto relazioni sentimentali. Le altre due misure prevenzionali, di cui 1 con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, sono state adottate nei confronti di una donna di 48 anni residente a <strong>Marcellinara</strong> e di un uomo di 72 anni residente a <strong>Sellia Marina</strong>. In particolare, la donna è risultata maltrattare con abituali vessazioni psicologiche e aggressione fisiche la figlia e il marito convivente; mentre l’uomo è stato colpito dalla misura poichè molestava e minacciava la compagna.</p>
<p>Tutti i destinatari devono osservare una serie di obblighi e divieti previsti dalla specifica norma, compreso il divieto di avvicinamento alle parti offesa ed ai luoghi frequentati dalle stesse e il divieto di comunicare con le parti offese attraverso qualsiasi mezzo. Inoltre, si è provveduto nei loro confronti al ritiro dei documenti di identità validi per l’espatrio.<br />
In tutti i casi trattati è emersa la pericolosità sociale dei soggetti maltrattanti: gli stessi hanno reiterato per lungo tempo comportamenti prevaricanti, perpetrando condotte variamente maltrattanti con sistematicità aggressività, azioni lesive piscologiche, in taluni casi anche fisiche ed in altri in presenza di figli minori.</p>
<p>Nel nostro ordinamento giuridico la legge cosiddetta “Codice Rosso” ha introdotto strumenti di prevenzione che consentono al Questore, quale Autorità di Pubblica Sicurezza, di valutare la condotta violenta e la pericolosità sociale del soggetto maltrattante consentendogli di emettere provvedimenti di prevenzione personale di natura monitoria e, in caso di reiterazione delle condotte violente, di poter proporre al Tribunale l’applicazione della misura più grave della Sorveglianza Speciale, come avvenuto nel caso di specie.<br />
I provvedimenti emessi confermano la massima attenzione riservata dalla Polizia di Stato per tutti i casi di maltrattamenti in famiglia, invitando a segnalare ogni campanello d’allarme che possa ricondurre ad ipotesi di violenza domestica.</p>
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		<item>
		<title>Coppie e separazioni, per Tribunale di Catanzaro anche le chat valgono come patti prematrimoniali</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/coppie-e-separazioni-per-tribunale-di-catanzaro-anche-le-chat-valgono-come-patti-prematrimoniali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 16:08:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Whatsapp fa giurisprudenza. A confermarlo è la sentenza n.1620/2025 del Tribunale di Catanzaro che ha stabilito che un accordo patrimoniale tra ex coniugi, stipulato in modo informale tramite sistemi di messagistica, può avere piena validità giuridica. Una decisione che ha già creato polemica tra giuristi e utenti online i quali hanno manifestato la propria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche Whatsapp fa giurisprudenza. A confermarlo è la sentenza n.1620/2025 del Tribunale di Catanzaro che ha stabilito che un accordo patrimoniale tra ex coniugi, stipulato in modo informale tramite sistemi di messagistica, può avere piena validità giuridica. Una decisione che ha già creato polemica tra giuristi e utenti online i quali hanno manifestato la propria preoccupazione sulla superficialità con la quale spesso ci si approccia a tali app: un uso inconsapevole che potrebbe presto cambiare rotta. I protagonisti della vicenda sono due ex coniugi. Dopo la separazione, i due hanno continuato a comunicare via chat. In uno scambio di messaggi, l’ex marito si impegnava a farsi carico del pagamento della rata del mutuo della casa familiare, mentre l’ex moglie dichiarava di rinunciare all’assegno di mantenimento. L’accordo, pur non formalizzato davanti ad un giudice, è stato chiaro e reciproco. Tempo dopo, l’uomo ha chiesto il pagamento degli arretrati del mutuo, ottenendo un decreto ingiuntivo del valore di circa 21 mila euro. La donna ha impugnato il provvedimento, sostenendo che l’accordo via chat dovesse rappresentare una prova vincolante. E il Tribunale di Catanzaro le ha dato ragione.</p>
<p>Il Tribunale ha accolto l’opposizione, ritenendo che l’accordo informale fosse valido. Perché? Il giudice ha sottolineato che l’intesa via whatsapp è stata liberamente raggiunta tra le parti. E, anche se si sia verificata al di fuori degli accordi patrimoniali stipulati dinanzi ad un giudice, “carta canta” e la prova scritta in chat vale al pari di qualsiasi altra. La decisione si fonda sul principio giuridico di “prova scritta” e sull’”impossibilità morale” di formalizzare un accordo cartaceo a causa dei rapporti compromessi e tesi tra i due ex coniugi. In sintesi: la volontà negoziale espressa in forma digitale può essere sufficiente, se rispetta i principi fondamentali del diritto. La sentenza apre così a una nuova interpretazione della disciplina degli accordi post-divorzio: anche un messaggio può costituire una manifestazione di volontà giuridicamente rilevante, purché chiara, libera e non lesiva.</p>
<p>La decisione ha suscitato interesse tra gli operatori del diritto, che ne riconoscono il potenziale innovativo ma anche i rischi. In assenza di una cornice formale, infatti, la prova dell’accordo e delle sue condizioni può diventare oggetto di controversia, soprattutto in contesti conflittuali. Già una sentenza del tribunale di Padova, risalente ad aprile, aveva accettato uno scambio di mail tra due ex coniugi nella spartizione dei beni: in quel caso del valore dell’immobile familiare. Ma nel caso di Catanzaro, a creare polemica è stato anche il coinvolgimento del figlio della coppia, interpellato a supporto dello screenshot della chat whatsapp a conferma di quanto sostenuto dai genitori.</p>
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		<item>
		<title>Concordato preventivo aperto da oltre 30anni: appello al Tribunale di Lamezia Terme</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/concordato-preventivo-aperto-da-oltre-30anni-appello-al-tribunale-di-lamezia-terme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 09:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>*di Francesco Grandinetti &#8211; &#8220;Il mio concordato preventivo dura da oltre trent&#8217;anni. Si tratta di un concordato che si sarebbe dovuto concludere nel giro di cinque o sei anni e che invece, a distanza di oltre tre decenni, è ancora pendente. È questa la realtà che mi spinge a rivolgere un accorato appello al Presidente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>*di Francesco Grandinetti</strong> &#8211; <em>&#8220;Il mio concordato preventivo dura da oltre trent&#8217;anni. Si tratta di un concordato che si sarebbe dovuto concludere nel giro di cinque o sei anni e che invece, a distanza di oltre tre decenni, è ancora pendente. È questa la realtà che mi spinge a rivolgere un accorato appello al Presidente del Tribunale di Lamezia Terme, dottor Giovanni Garofalo. Nel mio intervento non intendo attaccare il Tribunale, ma evidenziare con forza una situazione che ritengo ormai inaccettabile. Riconosco la grave carenza di magistrati che affligge la giustizia italiana, e in particolare quella lametina. Ed è proprio questo vuoto che sta determinando ritardi su ritardi, come dimostra il mio caso, ancora aperto dopo oltre trent&#8217;anni. In questo arco di tempo si sono succeduti più di quindici magistrati. </em></p>
<p><em>Alcuni di loro, all&#8217;epoca della presentazione del concordato, erano appena nati. Ogni volta che un nuovo giudice prende in mano il procedimento, di fatto si riparte da capo, con approcci spesso differenti alla stessa vicenda. Voglio quindi sottolineare un nodo strutturale: l&#8217;impossibilità per i pochi magistrati in organico, oberati di lavoro e privi del tempo necessario per analizzare faldoni su faldoni, di gestire direttamente le istanze. Per questo, il parere dei commissari del concordato diventa determinante nell&#8217;accoglimento o meno delle richieste da me presentate. E qui si apre un capitolo delicato. Secondo quanto ho potuto constatare, i commissari incaricati avrebbero già percepito, in qualità di acconti, compensi superiori al limite previsto per legge – che dovrebbe oscillare tra i 150.000 e i 750.000 euro circa– arrivando invece a somme intorno al milione e mezzo di euro. Una sproporzione di così notevole entità che solleva giustificati dubbi sull&#8217;imparzialità, anche solo inconscia, dei pareri rilasciati dai commissari poiché, al momento della chiusura, dovranno restituire l&#8217;eccesso.</em></p>
<p><em>Tutto ciò getta un&#8217;ombra sull&#8217;intero iter. Il mio appello finale tocca un tema fondamentale: la dignità umana. Non è accettabile che un procedimento duri trent&#8217;anni. È una questione che investe non solo il piano legale, ma anche quello dei diritti fondamentali della persona. Mi rivolgo dunque direttamente al Presidente Garofalo, al quale riconosco sensibilità e attenzione, chiedendo che questa vicenda venga presa in considerazione e finalmente risolta poiché ritengo che ci siano le condizioni affinché la questione possa essere definita anche in meno di un mese nel rispetto dei diritti di tutti&#8221;.</em></p>
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		<title>Tribunale Crotone condanna Comune, impresa e responsabili sicurezza per 3 operai morti in cantiere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tribunale-crotone-condanna-comune-impresa-e-responsabili-sicurezza-per-3-operai-morti-in-cantiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 09:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un risarcimento complessivo di 2,4 milioni di euro per i familiari di due dei tre operai deceduti il 5 aprile 2018 nel crollo del muro nel cantiere per i lavori di prolungamento del lungomare. Lo ha disposto il giudice del Tribunale civile di Crotone, Mauro Giuseppe Cilardi. La sentenza ha condannato al pagamento del risarcimento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un risarcimento complessivo di 2,4 milioni di euro per i familiari di due dei tre operai deceduti il 5 aprile 2018 nel crollo del muro nel cantiere per i lavori di prolungamento del lungomare. Lo ha disposto il giudice del Tribunale civile di Crotone, Mauro Giuseppe Cilardi. La sentenza ha condannato al pagamento del risarcimento il Comune di Crotone (committente dei lavori), la Crotonscavi (azienda appaltatrice), il titolare dei lavori Gennaro Cosentino, il coordinatore della sicurezza Sergio Dinale ed il capocantiere Giuseppe Spina.</p>
<p>La richiesta risarcitoria era stata proposta dai familiari di Giuseppe Greco (51 anni) e Mario De Meco (56), operai entrambi di Isola Capo Rizzuto della Crotonscavi che la mattina del 5 aprile 2018 rimasero schiacciati, insieme al loro collega rumeno Chiriac Dragos Petru (35) sotto un muro crollato durante l&#8217;esecuzione dei lavori per la costruzione del nuovo tratto di lungomare di Crotone. <strong>Chiriac Dragos Petru</strong> e <strong>Giuseppe Greco</strong> morirono sul colpo, mentre <strong>Mario De Meco</strong> è deceduto 35 giorni dopo all&#8217;ospedale di Catanzaro.</p>
<p>Il Tribunale ha condannato la società assicuratrice al pagamento delle somme addebitate a Crotonscavi. Il giudice del Tribunale civile non ha ravvisato alcuna responsabilità risarcitoria nei confronti di Massimo Villirillo, dirigente di Crotonscavi, e Giuseppe Germinara, dirigente dell&#8217;ufficio tecnico del Comune. La sentenza civile ricalca quella penale con la quale, nel 2023, il Tribunale di Crotone, aveva condannato Gennaro Cosentino e Sergio Dinale a quattro anni di reclusione ciascuno, Giuseppe Spina a tre anni di reclusione; assolti, invece, Massimo Villirillo e Giuseppe Germinara per non aver commesso il fatto.</p>
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		<title>Tribunale minori revoca la sospensione della responsabilità genitoriale al padre fratellini di Paola</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tribunale-minori-revoca-la-sospensione-della-responsabilita-genitoriale-al-padre-fratellini-di-paola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 15:45:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[fratellini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sospensione della responsabilità genitoriale disposta a carico del padre dei due fratellini, 2 e 4 anni, ricoverati per presunti maltrattamenti da gennaio scorso nel reparto di chirurgia pediatrica dell&#8217;ospedale dell&#8217;Annunziata di Cosenza è stata revocata dal Tribunale dei minori di Catanzaro. Il compagno della madre dei piccoli era stato arrestato lo scorso 7 febbraio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sospensione della responsabilità genitoriale disposta a carico del padre dei due fratellini, 2 e 4 anni, ricoverati per presunti maltrattamenti da gennaio scorso nel reparto di chirurgia pediatrica dell&#8217;ospedale dell&#8217;Annunziata di Cosenza è stata revocata dal Tribunale dei minori di Catanzaro. Il compagno della madre dei piccoli era stato arrestato lo scorso 7 febbraio con l&#8217;accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravi. Il Tribunale è scritto nel decreto, &#8220;revoca il divieto di incontri disposti a suo carico; revoca l&#8217;affidamento dei minori al Servizio sociale del Comune di Paola e dispone l&#8217;immediato collocamento dei minori presso l&#8217;abitazione della nonna paterna e del padre&#8221;.</p>
<p>Secondo quanto riportato nel decreto, &#8220;emerge chiaramente non solo l&#8217;assoluta estraneità ai gravi fatti in esame del padre e dei congiunti dal lato paterno (tant&#8217;è che gli stessi non risultano indagati nell&#8217;ambito del medesimo procedimento), quanto piuttosto che, nel brevissimo arco di tempo in cui i minori si trovavano in compagnia del padre e della nonna paterna (stante i cattivi rapporti con la madre del minore e la resistenza di questa ultima a consentire le relative frequentazioni), ovvero nella giornata di Natale del 25 dicembre scorso, sia il padre che, in particolare, la nonna paterna, preoccupati per le condizioni di turbamento dei minori e per la tumefazione che uno dei piccoli aveva sulla mano, si premurano di contattare il medico di famiglia per assicurare adeguate cure al minore, nonché chiedono specificatamente alla madre contezza sulla causa delle constatate lesioni; addirittura la nonna, non paga delle spiegazioni ricevute, effettua un video nel quale riprende lo stato dei minori, all&#8217;evidente scopo di precostituirsi una prova che effettivamente esibisce alle Forze dell&#8217;Ordine nell&#8217;ambito delle avviate indagini&#8221;.</p>
<p>La decisione dei giudici minorili ha confermato, inoltre, il divieto di incontri dei minori con la madre e nominato &#8220;curatore speciale dei minori, l&#8217;avvocato Rossana Greco, già tutore dei minori&#8221;. I due bambini di Paola, cittadina sulla costa tirrenica cosentina, erano stati ricoverati all&#8217;ospedale dell&#8217;Annunziata di Cosenza con fratture e lesioni sospette.</p>
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		<title>Catanzaro, convenzione Tribunale-Comune per svolgimento lavori pubblica utilità da parte di imputati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/catanzaro-convenzione-tribunale-comune-per-svolgimento-lavori-pubblica-utilita-da-parte-di-imputati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 09:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Comune]]></category>
		<category><![CDATA[imputati]]></category>
		<category><![CDATA[lavori]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, delegato dal sindaco Nicola Fiorita e la presidente vicaria del Tribunale di Catanzaro, Francesca Garofalo, delegata dal ministero della Giustizia, hanno sottoscritto la convenzione per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità da parte di imputati in possesso dei requisiti di legge che ne facciano espressa richiesta all&#8217;autorità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, delegato dal sindaco Nicola Fiorita e la presidente vicaria del Tribunale di Catanzaro, Francesca Garofalo, delegata dal ministero della Giustizia, hanno sottoscritto la convenzione per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità da parte di imputati in possesso dei requisiti di legge che ne facciano espressa richiesta all&#8217;autorità giudiziaria. In virtù dell&#8217;intesa sottoscritta, con durata quinquennale, il Comune consente che chi verrà impiegato presti presso l&#8217;Ente la propria attività non retribuita in favore della collettività. In particolare, i lavoratori saranno impegnati nel mantenimento  del  decoro, della  pulizia e della custodia del patrimonio pubblico, ivi compresi i giardini, le aiole fiorite, le spiagge e il cimitero comunale; nella cura e tutela del patrimonio culturale della città; nella prevenzione alla sicurezza stradale; in finalità di protezione civile e pubblica incolumità; in attività di lavoro nei servizi sociali; in altre prestazioni di lavoro di pubblica utilità pertinenti alla specifica professionalità o al titolo di studio del soggetto sottoposto alla pena o in relazione a contingenti necessità dell&#8217;Ente.</p>
<p>Commentando la sottoscrizione dell&#8217;intesa, il presidente Bosco ha inteso rimarcare che &#8220;l&#8217;Amministrazione comunale prosegue convintamente la sua attività per favorire il reinserimento nella vita sociale e quindi il recupero, ogni volta che ne ricorrano le condizioni, per quelle persone a rischio di emarginazione. Noi – ha detto il presidente del Consiglio – siamo invece convinti che ai cosiddetti ultimi vada sempre data una possibilità di riscatto. Ed è in questa chiave che abbiamo sottoscritto questa intesa, che segue quella firmata a suo tempo per i fruitori dell&#8217;istituto della messa alla prova. </p>
<p>Lo stesso vale per l&#8217;istituzione della figura del garante delle persone private della libertà e per tutto il lavoro quotidiano, spesso silenzioso ma non per questo meno importante, che portiamo avanti con l&#8217;ufficio esecuzione penale, la casa circondariale, la comunità ministeriale e la camera penale. Noi – ha concluso Bosco – crediamo nei valori positivi espressi dalla nostra Costituzione repubblicana ma sappiamo anche che il modo migliore per rispettarli veramente sia adoperarsi per dare loro concretezza&#8221;.</p>
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		<title>La maschera di &#8220;Vacantiandu&#8221; donata al presidente del Tribunale e al Procuratore di Lamezia Terme</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-maschera-di-vacantiandu-donata-al-presidente-del-tribunale-e-al-procuratore-di-lamezia-terme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 09:50:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[LameziaTerme]]></category>
		<category><![CDATA[maschera]]></category>
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		<category><![CDATA[Procuratore]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[Vacantiandu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maschera simbolo della rassegna teatrale &#8220;Vacantiandu&#8221; arriva in Tribunale e alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme. L&#8217;Associazione culturale &#8220;I Vacantusi&#8221;, presieduta da Nico Morelli, ha infatti donato l&#8217;originale e prestigiosa maschera in ceramica al Presidente del Tribunale Giovanni Garofalo e al Procuratore della Repubblica Salvatore Curcio. Un segno di riconoscimento per il lavoro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La maschera simbolo della rassegna teatrale &#8220;Vacantiandu&#8221; arriva in Tribunale e alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme. L&#8217;Associazione culturale &#8220;I Vacantusi&#8221;, presieduta da Nico Morelli, ha infatti donato l&#8217;originale e prestigiosa maschera in ceramica al Presidente del Tribunale Giovanni Garofalo e al Procuratore della Repubblica Salvatore Curcio. Un segno di riconoscimento per il lavoro quotidiano svolto dagli uffici giudiziari lametini e anche come augurio per la recente nomina di Salvatore Curcio a Procuratore capo della Repubblica di Catanzaro.</p>
<p>A consegnare la maschera di questa edizione 2024/2025, realizzata a mano dal maestro Alessandro Cavaliere, il direttore artistico della rassegna Nico Morelli che, per l&#8217;occasione ha illustrato le attività portate avanti dall&#8217;associazione, non solo nell&#8217;ambito culturale ma anche sociale, come il sostegno alla famiglia di Anàs, il bambino annegato in uno dei tanti viaggi della speranza e il cui corpo è stato rinvenuto lungo le coste lametine, o anche il laboratorio teatrale gratuito per gli studenti lametini realizzato da Alice De Andrè a cui hanno preso parte anche i ragazzi autistici che frequentano il centro riabilitativo della comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza.</p>
<p>L&#8217;associazione &#8220;I Vacantusi&#8221; da decenni ormai porta avanti numerose attività culturali, sociali e teatrali sia a Lamezia Terme che in altre province calabresi, diventando punto di riferimento nel panorama regionale. Da parte loro, sia il Presidente Garofalo c il Procuratore Curcio hanno manifestato apprezzamento e gratitudine per la preziosa attività che in questi anni l&#8217;associazione ha svolto e svolge sul territorio, portando avanti i valori della cultura, del teatro e della solidarietà, anche queste &#8220;armi&#8221; importanti per la &#8220;lotta&#8221; alla criminalità. </p>
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