Tag: tragedia

  • Cade durante lavori di ristrutturazione ad un edificio: muore operaio 58enne nel Cosentino

    Cade durante lavori di ristrutturazione ad un edificio: muore operaio 58enne nel Cosentino

    Un operaio di 58 anni, del quale non sono state fornite le generalità, è morto oggi pomeriggio dopo essere caduto da un edificio in fase di ristrutturazione. La tragedia sul lavoro è accaduta in contrada Lago a Buonvicino, in provincia di Cosenza.

    Al momento non sono state ancora chiarite tutte le fasi del gravissimo incidente e dovrà essere la magistratura a fare completa luce sull’episodio. Sul posto, oltre ai carabinieri e al personale sanitario del Suem118 che nulla ha potuto fare, anche una squadra dei Vigili del fuoco del distaccamento di Scalea che ha provveduto al recupero della salma.

  • Tragedia Raganello, inizio processo rinviato al 26 novembre

    Tragedia Raganello, inizio processo rinviato al 26 novembre

    E’ stato rinviato al prossimo 26 novembre l’inizio del processo per la tragedia avvenuta nelle gole del Raganello, in provincia di Cosenza, il 20 agosto del 2018, quando, a causa di un’ondata di piena, morirono dieci persone.

    L’inizio – è scritto in una nota – era fissato per oggi, ma si è registrata una mancanza di notifica ad alcuni dei sei imputati e anche a diverse parti offese. Inoltre si attende l’esito di un’impugnativa della Procura generale sulle sentenze di non luogo a procedere già emesse. Il 12 aprile scorso il Gup del Tribunale di Castrovillari Biagio Politano aveva infatti deciso il rinvio a giudizio per 6 dei 14 imputati, aveva assolto le tre guide turistiche indagate per esercizio abusivo della professione (Luca D’Alba, Antonio Luca De Salvo e Roberto De Marco) che avevano scelto il rito abbreviato e disposto il non luogo a procedere per gli altri cinque.

    Alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo il sindaco di Civita Alessandro Tocci e i proprietari delle società turistiche Giovanni Vangieri e Marco Massaro, mentre rispondono di omissione di atti d’ufficio il primo cittadino di Cerchiara di Calabria Antonio Carlomagno, quello di San Lorenzo Bellizzi Antonio Cersosimo e il sindaco di Francavilla Marittima Franco Bettarini.

  • Giovane calabrese muore nelle cascate di Acquafraggia

    Giovane calabrese muore nelle cascate di Acquafraggia

    La tragedia è accaduta nella parte italiana della Val Bregaglia, al confine con la Svizzera. A perdere la vita Patrizia Pepe, 42 anni, originaria di Polistena, in provincia di Reggio Calabria mentre il fidanzato torinese di 36 anni,  è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Gravedona: avrebbe tentato di afferrare la ragazza ma è precipitato nel vuoto.

    Secondo le prime ricostruzioni i due escursionisti, domenica mattina, passeggiavano lungo il sentiero che porta in cima alle cascate di Acquafraggia, nel comune di Piuro. All’altezza della prima biforcazione i due fidanzati sarebbero usciti dal tracciato, avvicinandosi troppo all’acqua, sembrerebbe dopo aver scavalcato una recinzione. Non è chiaro il motivo: tra le ipotesi ci sarebbe quello di rinfrescarsi o se avessero intenzione di scattarsi un selfie. E’ stato in quel momento che la 42enne è scivolata ed è stata trascinata dalla forza della corrente, dopo un volo di 50 metri.

    Sul posto sono intervenuti i tecnici del Soccorso alpino della stazione di Chiavenna, insieme all’elicottero di Sondrio, agli specialisti del Sagf della Guardia di Finanza, carabinieri e vigili del fuoco.

    «Dalle prime ricostruzioni spiega il Sindaco di Piuro, Omar Iacomella — pare che la donna abbia scavalcato la delimitazione in acciaio, si sia tolta le scarpe e abbia attraversato la parte sommitale della cascata a piedi nudi. Cosa assolutamente vietata dal regolamento e dai cartelli. Si è consumata una tragedia e ai famigliari della vittima è rivolto il nostro cordoglio. Ma la montagna non è un luna park. È meravigliosa e va frequentata con saggezza perché non accada più nulla di simile».

  • Cinque persone a giudizio per la morte di Stefania e dei figli Christian e Nicolò

    Cinque persone a giudizio per la morte di Stefania e dei figli Christian e Nicolò

    Il Pubblico Ministero Emanuela Costa, ha chiesto il rinvio a giudizio di 5 persone, coinvolte a vario titolo nella morte di Stefania Signore, 30enne di Gizzeria Lido, e i suoi figlioletti Christian e Nicolò travolti da un torrente sulla Sp 113 nel Lametino il 4 ottobre 2018. Davanti al Gup andranno Antonio Condello, 51 anni di Curinga; Floriano Siniscalco, 51 anni di Girifalco; Francesco Paone, 61 anni di Lamezia Terme; Giovanni Antonio Lento, 61 anni di Lamezia Terme e Cesarino Pascuzzo, 63 anni di Lamezia Terme. Si tratta di un imprenditore agricolo, un dirigente e tre dipendenti della Provincia di Catanzaro. L’udienza preliminare è stata fissata per il 14 settembre 2021 presso il Tribunale di Lamezia Terme.

    Il marito di Stefania e padre di Christian e Nicolò, Angelo Frija, assistito da Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in incidenti stradali mortali, è stato rappresentato in questa fase di indagini penali dagli avvocati Antonio Perri e Michele Liuzzo.

    La tragedia si è consumata la sera del 4 ottobre 2018, verso le 20:15, Stefania è a bordo della sua Alfa Mito in compagnia dei suoi due figlioletti, Nicolò di due anni e Christian di sette anni, sta percorrendo la strada provinciale 113 dirigendosi da San Pietro a Maida verso San Pietro Lametino. Tornano a casa dopo aver trascorso il pomeriggio dai nonni perché la mamma lavora al call center, è buio, la pioggia è battente e la strada comincia ad allagarsi. Ad un certo punto, nei pressi del chilometro cinque, Stefania perde il controllo dell’auto e sbanda fermando la sua corsa di traverso rispetto alla carreggiata e con parte sinistra della Mito esposta al deflusso dell’acqua. L’auto è di traverso e la donna nota che l’acqua sta entrando nell’abitacolo, è spaventata, il buio e la pioggia la disorientano. Istintivamente cerca di mettere al sicuro i suoi due bimbi abbandonando il veicolo e uscendo dalla portiera sul lato del passeggero. Appena si allontanano di qualche metro, il forte flusso d’acqua travolge tutto violentemente e l’auto, Stefania e i due piccoli si perdono tra il fango e i detriti. I corpi di mamma e figlio maggiore vengono ritrovati esanimi di lì a poco, mentre il corpicino del piccolo Nicolò viene rinvenuto solo il 12 ottobre, coperto di fango, a cinquecento metri di distanza dal luogo dell’incidente.

    I consulenti di parte, fiduciari Giesse, nominati dalla famiglia Frija, Fausto Carelli Basile ed il geologo Francesco Martorano, avevano evidenziato, nella loro analisi, alcune potenziali inosservanze a carico dell’ente responsabile della manutenzione e della sicurezza della Sp 113 e, leggendo i capi di imputazione, pare che alle medesime conclusioni sia giunta anche la Procura della Repubblica lametina. C.A., proprietario del fondo nonché titolare dell’azienda agricola ivi operante, per aver scaricato detriti, fango e acqua meteorica sulla SP 113; S.F. e P.F., dirigenti del settore Trasporti e Viabilità della Provincia di Catanzaro, per non aver messo in atto tutte le opere che avrebbero potuto evitare gli sversamenti di acqua e fango lungo la SP 113 e per non aver segnalato ai competenti organi di polizia di verificare se gli interventi straordinari effettuati negli anni 1999 e 2006 avessero risolto il problemi (controlli fatti eseguire, invece, dopo il 2018, solo a seguito dell’incidente in cui rimase vittima la signora Stefania con i suoi due figli); infine L.G.A. e P.C., della vigilanza stradale, per non aver mai informato i loro responsabili del persistere della problematica dello sversamento di acque meteoriche e detriti dai terreni limitrofi alla SP 113.

  • Tragedia del Mottarone: caposervizio funivia Tadini ai domiciliari, liberi gli altri due

    Tragedia del Mottarone: caposervizio funivia Tadini ai domiciliari, liberi gli altri due

    Il gip di Verbania ha disposto gli arresti domiciliari per il caposervizio della funivia del Mottarone, Gabriele Tadini, e ha scarcerato Luigi Nerini, il gestore dell’impianto, e Enrico Perocchio, direttore di esercizio.

    “Palese è al momento della richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare la totale mancanza di indizi a carico di Nerini e Perocchio che non siano mere, anche suggestive supposizioni”, ha scritto il gip di Verbania Donatella Banci Buonamici nell’ordinanza con cui ieri ha rimesso in libertà il gestore della funivia del Mottarone e il direttore di esercizio e ha mandato ai domiciliari Tadini. Il gip parla di “scarno quadro indiziario” ancora “più indebolito” con gli interrogatori di ieri.

    Gabriele Tadini sapeva bene che “il suo gesto scellerato aveva provocato la morte di 14 persone” e per questo avrebbe condiviso “questo immane peso, anche economico” con le “uniche due persone che avrebbero avuto la possibilità di sostenere un risarcimento danni”. Per questo ha chiamato “in correità” i “soggetti forti del gruppo”, per attenuare le sue “responsabilità”, scrive il gip di Verbania.

    E’ stato Gabriele Tadini a “ordinare” di mettere “i ceppi” per bloccare i freni di emergenza della cabina e la loro installazione era “avvenuta già dall’inizio della stagione”, il “26 aprile”, quando l’impianto tornò in funzione dopo le restrizioni anti-Covid. Lo ha spiegato un dipendente della funivia sentito come teste nelle indagini dei pm di Verbania, spiegando che il tecnico ordinò di “far funzionare l’impianto con i ceppi inseriti”, a causa delle anomalie al sistema frenante non risolte, “anche se non erano garantite le condizioni di sicurezza necessarie”.

    Interrogato per circa tre ore dal gip, Tadini ieri aveva ammesso di aver messo il ceppo blocca freno, e di averlo fatto altre volte. Difeso dall’avvocato Marcello Perillo, l’uomo ha spiegato che le anomalie manifestate dall’impianto non erano collegabili alla fune ed ha escluso collegamenti tra i problemi ai freni e quelli alla fune. “Non sono un delinquente. Non avrei mai fatto salire persone se avessi pensato che la fune si spezzasse”.

    Dalle dichiarazioni dei dipendenti della funivia del Mottarone, tutte riportate nell’atto, “appare evidente il contenuto fortemente accusatorio nei confronti del Tadini”, il caposervizio dell’impianto, perché “tutti concordemente hanno dichiarato che la decisione di mantenere i ceppi era stata sua, mentre nessuno ha parlato del gestore o del direttore di servizio”, ha scritto il gip di Verbania nell’ordinanza con cui ha disposto i domiciliari per Tadini e ha rimesso in libertà gli altri due fermati, spiegando che quelle dichiarazioni “smentiscono” la “chiamata in correità” fatta da Tadini.

    “Prima che si rompa una traente o una ‘testa fusa’ ce ne vuole”. Lo avrebbe detto Gabriele Tadini, caposervizio della funivia del Mottarone, a un altro dipendente, come messo a verbale da quest’ultimo. Lo si legge nell’ordinanze del gip. Quando il tecnico gli “ordinò di non rimuovere il ceppo dalla cabina 3” un giorno, l’altro gli chiese, stando al verbale, se la cabina potesse viaggiare “con persone a bordo e ceppo inserito”. A quel punto, stando al racconto del testimone, Tadini avrebbe replicato che prima che si rompa un cavo traente, quello che si spezzò poi il 23 maggio, “ce ne vuole”.

    “Assolutamente non la vivo come una sconfitta sul piano investigativo, anche perché l’aspetto più importante è che il giudice abbia condiviso comunque la qualificazione giuridica dei fatti”. Lo ha spiegato, intervistata da Radio Veronica One, la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, dopo che il gip ieri ha scarcerato i tre fermati per l’incidente della funivia del Mottarone. Per Gabriele Tadini, a cui è stata applicata la misura dei domiciliari, sono stati riconosciuti “proprio i reati così come noi li avevamo qualificati”, ossia l’omissione dolosa di cautele aggravata dal disastro e gli omicidi colposi.

    A breve potrebbero essere iscritti nel registro degli indagati anche altri dipendenti della società che gestisce la funivia del Mottarone. “Valuteremo in che termini sapevano dell’uso dei forchettoni”, ha detto Bossi, e “valuteremo se hanno consapevolmente partecipato o se si sono limitati ad eseguire indicazioni provenienti dall’alto”. L’indagine prosegue poi per capire come si è rotto il cavo: “quando saremo in grado di fare gli avvisi avendo un quadro chiaro di tutte le persone e società da coinvolgere le coinvolgeremo negli accertamenti tecnici”.

    (fonte Ansa)

  • Tragedia Funivia, giovedì a Diamante i funerali di Serena Cosentino

    Tragedia Funivia, giovedì a Diamante i funerali di Serena Cosentino

    Si terranno giovedì 27 maggio, alle ore 16, nella chiesa di Gesù Buon Pastore di Diamante (Cs), i funerali di Serena Cosentino. La giovane borsista del Cnr che ha perso la vita nell’incidente della funivia di Stresa-Mottarone, in Piemonte, insieme al compagno.

    La salma, secondo quanto si apprende, arriverà alle ore 13. Il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, ha proclamato per giovedì il lutto cittadino.

  • Serena e Mohammadreza, chi erano i fidanzati calabresi morti sulla funivia

    Serena e Mohammadreza, chi erano i fidanzati calabresi morti sulla funivia

    Erano andati a trascorrere una domenica spensierata approfittando dell’allentamento delle restrizioni per il Covid e della domenica che doveva essere della ripartenza ed hanno trovato una morte assurda, precipitati al suolo dentro la cabina della funivia Stresa-Mottarone. Serena Cosentino, di 27 anni, ed il fidanzato Mohammadreza Shahaisavandi (23), iraniano, erano residenti a Diamante, bellissima località sul Tirreno Cosentino, ma entrambi vivevano fuori dalla Calabria.

    Lei da alcuni anni si era trasferita, prima a Roma all’università e poi, recentemente, a Verbania. Dal 15 marzo scorso faceva la borsista di ricerca al Cnr – Istituto di Ricerca sulle Acque nella località piemontese. Probabilmente il coronamento di un sogno dopo gli studi alla Sapienza di Roma. Soltanto poche settimane fa aveva festeggiato il compleanno. Era nata il 4 maggio. Anche lui era uno studente e frequentava l’università a Roma e nella Capitale lavorava anche in un bar per pagarsi gli studi. Mohammadreza era andato a Verbania a trovare la fidanzata ed insieme hanno deciso di andare ad ammirare uno dei panorami più belli al mondo trovando la morte con un’escursione sul monte che si affaccia sui laghi Maggiore e d’Orta.

    Appena la notizia della tragedia si è diffusa, su Diamante è sceso lo sgomento ed il dolore. Il sindaco Ernesto Magorno si è subito recato a casa della ragazza a cercare di portare conforto alla famiglia. Il padre fa il tecnico delle televisioni e la madre è casalinga. Serena aveva un fratello e due sorelle gemelle. Mohammadreza era da solo in Italia, o almeno non risulta alcun parente conosciuto. Da quello che risulta, la madre e una sorella vivono in Iran. I carabinieri stanno cercando di rintracciarle per comunicare loro la terribile notizia.

  • Tragedia al Mottarone, 14 morti: c’è anche una ragazza calabrese di 27 anni

    Tragedia al Mottarone, 14 morti: c’è anche una ragazza calabrese di 27 anni

    La tragedia della funivia del Mottarone ha causato 14 morti: Ci sono oltre ad italiani anche alcuni stranieri. Tra le vittime anche la calabrese Serena Cosentino di 27 anni nata a Belvedere Marittino e residente a Diamante, in provincia di Cosenza. Nello stesso centro tirrenico risiedeva Shahaisavandi Mohammadreza, nato in Iran il 25 agosto 1998.

    Le altre vittime sono:
    Biran Amit, nato in Israele il 2 febbraio 1991 e residente a Pavia
    Peleg Tal, nata in Israele il 13 agosto 1994 e residente a Pavia
    Biran Tom, nato a Pavia il 16 marzo 2019 e residente a Pavia
    Cohen Konisky Barbara, nata in Israele l’ 11 febbraio del 1950
    Cohen Itshak, nato in Israele il 17 novembre 1939
    Malnati Silvia, nata a Varese il 7 luglio del 1994, residente a Varese
    Merlo Alessandro, nato a Varese il 13 aprile del 1992, residente a Varese
    Zorloni Vittorio nato a Seregno, Milano, l’8 settembre del 1966, residente a Vedano Olona (Varese)
    Gasparro Angelo Vito, nato a Bari il 24 aprile 1976, residente a Castel San Giovanni (Piacenza)
    Pistolato Roberta, nata a Bari il 23 maggio del 1981, residente a Castel San Giovanni (Piacenza)

    C’è poi un bambino di 9 anni, di cui non sono ancora state rese note le generalità, deceduto in un secondo tempo in ospedale.

  • Precipita la funivia Stresa-Mottarone, sale a 12 il bilancio delle vittime

    Precipita la funivia Stresa-Mottarone, sale a 12 il bilancio delle vittime

    E’ salito a 12 il bilancio delle vittime dell’incidente alla funivia del Mottarone, a Stresa. Lo confermano il Soccorso Alpino e il 118 piemontese. Sono morte sul colpo, mentre due bambini di 9 e 5 anni sono stati trasportati a bordo di due eliambulanze in codice rosso all’ospedale Regina Margherita di Torino.

    Sulla cabina della funivia Stresa-Mottarone precipitata c’erano- secondo quando si apprende – 11 persone. Due bambini sono stati portati in codice rosso, con le eliambulanze, a Torino.Il primo bambino trasportato a Torino, 5 anni, è arrivato all’ospedale Reggina Margherita. Ha riportato trauma cranico, toraco-addominale e fratture agli arti inferiori. Secondo quanto si è appreso è cosciente. Il secondo bambino ferito nella caduta della cabina della funivia Stresa-Mottarone, di 9 anni, è stato rianimato, all’ospedale Regina Margherita di Torino, ed è ora sottoposto a Tac. Lo si apprende da fonti sanitarie.

    L’incidente sarebbe stato causato dal cedimento di una fune, nella parte più alta del tragitto che, partendo dal lago Maggiore arriva a quota 1.491 metri. Le corse durano una ventina di minuti. Il cedimento della fune si è verificato a 300 metri dalla vetta della montagna dove c’è la stazione di arrivo. La cabina è crollata in un tratto boscoso e impervio, dove le operazioni di soccorso non sono facili. Sul posto stanno lavorando i vigili del fuoco del comando provinciale di Verbania, quelli del distaccamento di Gravellona Toce e di Stresa, in azione anche un elicottero dei vigili del fuoco e due del 118. La funivia del Mottarone è stata aperta il 24 aprile dopo il periodo di chiusura dovuta alle restrizioni Covid. L’impianto collega il Piazzale Lido di Stresa alla vetta della montagna che divide il Lago Maggiore da quello di Orta. Un tratto panoramico della durata di 20 minuti diviso in due tronconi.

    (Ansa)

  • Tragedia nelle gole del Raganello: in 4 rinviati a giudizio, anche 2 sindaci

    Tragedia nelle gole del Raganello: in 4 rinviati a giudizio, anche 2 sindaci

    Cosenza – Per la tragedia del 20 agosto 2018 a Civita (Cosenza), nelle gole del torrente Raganello, dove, a causa di un temporale e della conseguente piena, morirono dieci persone, 9 escursionisti e una guida turistica, è stato chiesto il rinvio a giudizio dei responsabili di due società turistiche e dei sindaci di San Lorenzo Bellizzi e di Civita. Per il sindaco di Cerchiara di Calabria Antonio Carlomagno, difeso da Domenico e Amalia Monci, dello studio legale LegalMonci, è stato disposto il non luogo a procedere.

    Il giudice dell’udienza preliminare Biagio Politano ha accolto la richiesta della Procura di Castrovillari per gli altri imputati, ai quali si contesta la mancata attivazione delle misure di prevenzione previste dalle norme di protezione civile, pur avendo ricevuto il messaggio di allerta meteo gialla. A conclusione dell’udienza preliminare, l’avvocato Domenico Monci ha espresso soddisfazione per l’accoglimento della sua tesi difensiva, secondo la quale il sindaco di Cerchiara non avrebbe potuto incidere in nessun caso sul decorso degli eventi e impedire la tragedia.