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	<title>sfide Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 Sep 2026 15:36:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Intelligenza artificiale, tra lavoro, libertà e conoscenza: Guzzi (Unilavoro Pmi) le sfide di una nuova era</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente in ogni ambito della vita quotidiana, modificando il modo di lavorare, di informarci e persino di relazionarci con gli altri. Una trasformazione che apre prospettive importanti, ma che porta con sé interrogativi altrettanto profondi. Il tema è stato affrontato anche nel corso di un importante convegno dedicato alla transizione digitale, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente in ogni ambito della vita quotidiana, modificando il modo di lavorare, di informarci e persino di relazionarci con gli altri. Una trasformazione che apre prospettive importanti, ma che porta con sé interrogativi altrettanto profondi. Il tema è stato affrontato anche nel corso di un importante convegno dedicato alla transizione digitale, al quale hanno partecipato esperti e rappresentanti del mondo sindacale. Un’occasione di confronto che ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra innovazione tecnologica, persona e società. A sviluppare una riflessione ampia su questi cambiamenti è <strong>Sebastiano Guzzi</strong>, che mette in evidenza come la questione dell’intelligenza artificiale non possa essere ridotta alla semplice introduzione di nuovi strumenti tecnologici. Dietro l’automazione e gli algoritmi si nasconde infatti una trasformazione più profonda, destinata a incidere sul lavoro, sulla libertà individuale e sul modo stesso in cui costruiamo la nostra conoscenza. Uno dei primi ambiti coinvolti è proprio il mondo del lavoro. L’intelligenza artificiale può semplificare numerose attività, aumentare la produttività e liberare le persone da compiti ripetitivi. Ma la stessa tecnologia può anche modificare radicalmente professioni consolidate e rendere meno centrali alcune competenze.</p>
<p>La vera questione, osserva Guzzi, è quindi capire quale ruolo resterà all’uomo in un sistema nel quale una parte sempre maggiore delle decisioni e delle attività può essere affidata alle macchine. Il problema non riguarda soltanto la possibilità di perdere alcuni posti di lavoro. È in gioco anche il significato del lavoro stesso: la sua funzione sociale, la possibilità di esprimere attraverso di esso competenze e creatività e il rapporto tra lavoratore e tecnologia. Per affrontare la trasformazione diventa quindi fondamentale investire nella formazione e mantenere al centro la persona, evitando che l’efficienza tecnologica diventi l’unico criterio con cui valutare il lavoro. Un altro tema riguarda la libertà. Gli strumenti di intelligenza artificiale sono ormai capaci di elaborare enormi quantità di dati e di proporre contenuti sulla base dei comportamenti degli utenti. Questa capacità può rendere più semplice trovare ciò che interessa, ma può anche influenzare il modo in cui ciascuno entra in contatto con le informazioni. È proprio qui che emerge una delle questioni più delicate affrontate da Guzzi: il rischio che la personalizzazione digitale finisca per restringere l’orizzonte delle persone. Se un algoritmo tende a proporci ciò che ritiene più vicino ai nostri interessi e alle nostre precedenti scelte, potremmo incontrare sempre meno opinioni differenti dalle nostre.</p>
<p>Il pericolo, dunque, è quello di una progressiva perdita del pluralismo. Una società democratica vive anche grazie alla possibilità di confrontarsi con idee diverse, comprese quelle con cui non siamo d’accordo. La pluralità delle fonti e dei punti di vista è indispensabile per costruire una conoscenza libera e consapevole. L&#8217;intelligenza artificiale pone quindi una domanda essenziale: chi decide quali informazioni arrivano alle persone? E secondo quali criteri vengono selezionate? Non è una questione esclusivamente tecnica. Riguarda direttamente la libertà di informarsi, la formazione dell&#8217;opinione pubblica e la capacità dei cittadini di esercitare il proprio spirito critico. In questo scenario assume particolare importanza anche il contributo degli psicologi, chiamati a studiare le conseguenze della crescente interazione tra persone e sistemi artificiali. Delegare sempre più spesso a una tecnologia la ricerca di informazioni, la scelta dei contenuti o persino alcune decisioni può modificare il nostro rapporto con la conoscenza e con noi stessi. La tecnologia può semplificare la nostra vita, ma non deve sostituire la capacità di pensare, scegliere e confrontarsi con idee diverse. È questo, secondo l’imprenditore lametino, il punto centrale della sfida posta dall’intelligenza artificiale: il progresso ha senso solo se rimane al servizio della persona e della sua libertà. Per questo è necessario, conclude Guzzi, governare l’innovazione senza sacrificare il lavoro umano, il senso critico e il pluralismo delle informazioni. La tecnologia deve ampliare le possibilità dell’uomo, non restringere i confini della sua libertà e della sua conoscenza.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi), maternità e lavoro: Le sfide quotidiane, i molteplici, invisibili, ruoli femminili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 16:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro, ma anche lo scompenso tra carichi familiari e vita professionale, e l’insufficienza, o addirittura l’assenza dei servizi per la prima infanzia, condizionano profondamente la vita e il benessere delle madri. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi. Non sorprende il fatto che la natalità stia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro, ma anche lo scompenso tra carichi familiari e vita professionale, e l’insufficienza, o addirittura l’assenza dei servizi per la prima infanzia, condizionano profondamente la vita e il benessere delle madri. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>. Non sorprende il fatto che la natalità stia toccando il minimo storico, e il fatto che un’alta percentuale di donne smetta di lavorare dopo la maternità. In Italia, evidenzia l’imprenditore lametino, il 2024 ha registrato un record negativo delle nascite, con soli 370.000 nuovi nati. Una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente. Accanto alla suddetta e drastica riduzione della fecondità, si legge nel rapporto, continua a crescere l’età media al parto, che si attesta a circa 32 anni. Dati significativi che fanno certamente riflettere.</p>
<p>Alla base di questo crollo delle nascite, oltre alle motivazioni organiche, ci sono quelle di tipo strutturale, legate alla precarietà sul lavoro, (problemi che frenano e scoraggiano soprattutto i più giovani), all’anzianità del nostro Paese, e sicuramente anche alle politiche incompetenti poiché sono incapaci di far invertire la rotta. Le politiche dello Stato sono inefficienti. Bonus, assegni unici, detrazioni e agevolazioni fiscali, non sono stati in grado di dare una svolta decisiva, di invertire il trend negativo degli ultimi decenni. Le proposte non sono mancate. Maggiore sostegno alle madri lavoratrici per mezzo di incentivi permanenti alle nascite, congedi parentali (meglio retribuiti), migliore accesso agli asili pubblici. Strategie significative ed efficienti che, se attuate, avrebbero riportato l’indice di natalità in positivo. La lista delle aspettative, continua Guzzi, è lunga e molto ambiziosa. Cio’ non significa che bisogna rallentare i tempi e cercare soluzioni alternative. Temporeggiare cercando di risolvere i meccanismi oscuri, complessi, e corrucciati di un sistema univoco non è rispettoso, né degno di un paese civile. Le donne hanno gli stessi diritti dell’uomo, e siccome, oltre al lavoro devono assolvere gli oneri familiari, è necessario che le condizioni di lavoro consentano l’adempimento delle loro funzioni familiari, in modo che venga assicurata, alle madri e ai bambini, una speciale e significativa protezione. Ogni anno milioni di donne italiane svolgono attività di cura non retribuite che restano fuori da statistiche, welfare e diritti, che danneggiano le loro carriere professionali, e che determinano un carico emotivo importante.</p>
<p>Secondo gli ultimi dati rilevati dall’ Organizzazione Internazionale del Lavoro, le donne, in Italia, dedicano in media 5 ore e 5 minuti al giorno al lavoro di cura non retribuito, a fronte di 1 ora e 48 minuti per gli uomini. Il risultato è facilmente deducibile: il 74% delle ore complessive di assistenza familiare ricade quindi sulle madri, spesso, conclude Guzzi, con un impatto diretto sull’occupazione e sulla salute delle donne. Un lavoro silenzioso, incessante che non si misura in ore, ma che occupa uno spazio cognitivo costante. Lo mostrano le indagini di Valore D e i più recenti report di WeWorld.</p>
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		<title>Le nuove sfide della scuola, il pensiero del prof. Massimo Bottiglieri autore di &#8220;Istruire o educare?&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 11:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA["Istruire o educare?"]]></category>
		<category><![CDATA[autore]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bottiglieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli ultimi episodi di violenza, che si sono susseguiti in questi ultimi mesi, hanno sortito reazioni di rabbia, di sgomento e di paura. A sottolinearlo &#8211; Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi &#8211; secondo il quale “La violenza continua a entrare prepotentemente, e senza tregua, nella nostra quotidianità. In un’epoca fortemente segnata da episodi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/le-nuove-sfide-della-scuola-il-pensiero-del-prof-massimo-bottiglieri-autore-di-istruire-o-educare/">Le nuove sfide della scuola, il pensiero del prof. Massimo Bottiglieri autore di &#8220;Istruire o educare?&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi episodi di violenza, che si sono susseguiti in questi ultimi mesi, hanno sortito reazioni di rabbia, di sgomento e di paura. A sottolinearlo &#8211; Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi &#8211; secondo il quale “La violenza continua a entrare prepotentemente, e senza tregua, nella nostra quotidianità. In un’epoca fortemente segnata da episodi di bullismo, di stupri, di aggressioni su persone e animali, emerge una domanda inquietante: stiamo affrontando il problema in modo adeguato? Su che fronti agire? Qual è il ruolo dei genitori, e quale quello della Scuola?”. Lo abbiamo chiesto al Professore Massimo Bottiglieri, Dottore in Scienze Motorie e Sportive, Professore in Discipline Musicali e Scrittore. Il suo contributo: “L’odierna scuola langue nel suo essere diventata diplomificio, tradizionalismo scolastico, conservatorismo politico ed autoritarismo brutale, intervallato da permissivismo assoluto, fa riflettere. Scellerate dinamiche che hanno reso gli accorati avvertimenti psico-pedagogici del 900, alla stregua di un trombone insopportabile da sostituire alla gran cassa del persistente soliloquio di lezioni frontali da parte di freddi istruttori. Classi sovraffollate, chiuse e flesse nell’e.learning dell’assimilazione passiva, dove la creatività e la multi-laboratorialità evidentemente stonano l’’ampollosa sinfonia”. </p>
<p>Proprio lungo questo viaggio &#8211; continua Bottiglieri &#8211; l’unico barlume di speranza risiede in quegli educatori che amano la tempesta, e non star seduti nella bonaccia. Maestri resilienti che sapranno farsi corpo, voce, respiro, passione nell’affascinare il dubbio, verso quel desiderio di desiderare l’ora di lezione. Di fatto non rimanere attaccati al porto, “inbrigliando esseri umani”, lungo modelli punteggio-prestativi tout court come nell’apologo del letto di Procuste, ma prendersi cura della forma mentis. Facendo emergere insieme, la semantica di determinate parole e relativo ordine. Ad oggi disordinato e privo di direzione, lungo migliaia di sentieri ancora poco battuti che attendono noi tutti. De-umanizzazione dell’odierno collettivo, esasperato selfie-pret-a-porter-tout de suite anche di sedicenti genitori rinchiusi nello stesso quadretto famigliare omologato, con conseguente perdita della vera auctoritas e relativa sua radice etimologica “animica”. Illetrisme di identità vetrinizzate dell’homo videns. Danza selvaggia di fantasmi scomposti. Un vorticoso girotondino di morte, figure deliranti intrappolate all’interno del più breve tempo possibile, nel più ridotto spazio possibile, con l’impiego del minor costo possibile, ma con la massima prestazione possibile. Reificazione dell’umano quanto ridotto se va bene, a mera cosa “usa e getta”. </p>
<p>In questa apparente melassa zuccherosa &#8211; evidenzia Bottiglieri &#8211; lì dove della famiglia, ahimè, ne rimangono dei permissivisti figuranti antropologici, là dove l’Articolo 30 della Costituzione, non sortisce risposta, l’ultimo criptico baluardo chiamato Scuola, possiede cogente dovere, ancor di più oggi, sottolineando con la forza dei veri insegnanti: nell’attrarre, nel pazientare, nell’amare quel deserto, quell’assenza, quell’errore, poiché nel non esser.ci, in realtà, vive quel prendersi cura di tutto, vive, conclude Bottiglieri, la contemplazione dell’umano possibile solo nella sua lentezza.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/le-nuove-sfide-della-scuola-il-pensiero-del-prof-massimo-bottiglieri-autore-di-istruire-o-educare/">Le nuove sfide della scuola, il pensiero del prof. Massimo Bottiglieri autore di &#8220;Istruire o educare?&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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