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	<title>sessismo Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Una via per la sindacalista Lucisano, proposta dall&#8217;Udi, ma si pensa anche al Parco Lineare Sud</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2021 15:08:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le vie di Reggio guadagnano i nomi di nuovi personaggi ma anche stavolta è una fumata nera per la parità di genere. Tra le ultime proposte della commissione toponomastica accolte dal Comune c’è infatti soltanto una donna, Serenella Lucisano, segretaria generale Funzione pubblica Cgil Reggio-Locri, scomparsa nel 2005. Porterà il suo nome la centralissima strada [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le vie di Reggio guadagnano i <strong>nomi di nuovi personaggi ma anche stavolta è una fumata nera per la parità di genere. </strong>Tra le ultime proposte della commissione toponomastica accolte dal Comune c’è infatti soltanto una donna, <strong>Serenella Lucisano</strong>, <strong>segretaria generale Funzione pubblica Cgil Reggio-Locri, </strong>scomparsa nel 2005. Porterà il suo nome la centralissima strada che incrocia via Varese e via Nicola Giunta.<strong> La notizia è stata accolta con commozione da Simone Squillace, figlio della sindacalista</strong>, che ha commentato su Facebook: &#8220;E&#8217; un&#8217;emozione indescrivibile, soprattutto perché q<strong>uesta iniziativa non nasce dalla mia famiglia, dagli amici o dai colleghi ma dalle tantissime persone che mia madre nel suo purtroppo breve percorso ha realmente aiutato</strong>. Tutto questo mi fa guardare la mia città in un modo diverso. Adesso so dove portare mio figlio per raccontargli di sua nonna&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;ultima tornata, Lucisano sarà <strong>sola tra tanti colleghi maschi di fama illustre</strong>, come l’antropologo Diego Carpitella, l’imprenditore Demetrio Mauro e l’ingegnere Rodolfo Zehender. Uomini <strong>ricordati per la loro attività nelle professioni, nell’arte e in politica, come tutti gli altri nomi della toponomastica cittadina. Le poche donne presenti sono invece prevalentemente religiose</strong>, sante, e persino figure mitologiche.</p>
<p>«E’ un dato significativo perché mostra con immediatezza come per le donne non ci sia un riconoscimento di ruolo», dice <strong>Eleonora Scrivo, referente territoriale di Action Aid e impegnata nelle politiche di genere. «Siamo ricordate da suore o martiri, mentre nella vita pubblica sembrano essere esistiti soltanto uomini</strong>».</p>
<p>Per l’attivismo reggino quella contro la toponomastica sessista è una rivendicazione che parte da lontano. <strong>Nel 2014 Action Aid e l’associazione Il Seme se ne erano occupati ad Archi</strong> con il progetto “Le donne e la città”, su precisa sollecitazione della cittadinanza del quartiere. «Era un’azione nata lì – ricorda Eleonora Scrivo – perché non esistevano vie ma soltanto lotti, infatti a una vera toponomastica si sta iniziando a lavorare solo oggi. Allora <strong>stilammo un elenco di donne a cui intitolare le strade e il liceo artistico realizzò targhe bellissime, che furono poi esposte nella mostra “Ogni genere di targa”. </strong>Le targhe sono state consegnate al Comune e l’elenco alla commissione». Accolta l’astrofisica <strong>Margherita Hack</strong> (una studiosa di scienze, rarità assoluta), mentre tra i nomi rimasti ad attendere ci sono Maria Montessori, Elsa Morante, Alda Merini, Anna Frank, Mariangela Melato, Simone Weill. E <strong>Mia Martini: pare incredibile ma la nostra straordinaria Mimì a Reggio non è citata su nessuna strada, così come manca all’appello un’altra grande concittadina, Adele Cambria</strong>. Per la giornalista e scrittrice sembra però questione di tempo: non sono ancora trascorsi i dieci anni canonici dalla morte, sebbene in altri casi di personaggi più noti si siano fatte eccezioni.</p>
<p>Non è un tema minore come potrebbe sembrare. Molte amministrazioni comunali italiane hanno introdotto le “quote rosa” della toponomastica imponendo che le intitolazioni siano al 50% maschili e femminili. «Credo – continua Eleonora Scrivo – che <strong>un criterio di parità tra nomi maschili e femminili debba essere acquisito come norma dalle commissioni</strong>. E’ accaduto in molte città italiane, ormai esiste un movimento consolidato a livello nazionale. In una città toscana, con un’iniziativa molto bella, sono state apposte targhe fittizie intitolate a donne lungo una passeggiata condotta insieme ai bambini, a cui veniva raccontato chi erano quelle donne, spesso a loro sconosciute. Pensiamo anche a questo: dall’asilo al liceo <strong>i nostri figli frequentano scuole che si chiamano De Amicis, Vitrioli, Campanella e crescono con l’idea che i personaggi da celebrare per grandi meriti siano tutti uomini</strong>, apprendono il primato di genere».</p>
<p>La recente intitolazione a Serenella Lucisano si deve a <strong>una proposta dell’Udi (Unione Donne Italiane),</strong> che nella città dello Stretto è già riuscita a far apparire sulla rotondetta del lungomare una targa (realizzata a proprie spese) sulla ricorrenza più importante del femminismo, l’Otto Marzo. «Vogliamo colmare un vuoto importante, anche se sappiamo che ci vorrà molto tempo», dice <strong>Luciana Amato</strong>. «Tante donne meritevoli non sono prese in considerazione pur essendo state eccellenze in molti campi. Sono sottovalutate, o forse semplicemente non le conoscono». <strong>L’Udi ha studiato la situazione cittadina tirando fuori numeri inequivocabili: con la precedente commissione toponomastica su 300 nuove intitolazioni, 257 sono state dedicate a uomini e 30 a donne.</strong> «Si tratta di decisioni degli ultimi cinque anni &#8211; aggiunge Amato &#8211; quando questo tipo di dibattito era già in corso. Circa due mesi fa lo abbiamo segnalato all’attuale commissione e abbiamo presentato un piccolo elenco, dove c’era anche Serenella Lucisano. <strong>Il suo nome è stato accolto perché era reggina, ma io credo che sia un criterio riduttivo. A noi interessa che siano donne, non importa dove sono nate. </strong></p>
<p>Poche reggine o calabresi di valore, dunque. In realtà nelle altre città non si sono mai posti questo limite campanilistico, ma forse il vero problema è studiare un po’ meglio la storia del territorio, facendo riemergere dall’ombra tanti personaggi femminili dimenticati. Anche nello sport: se al rione Gebbione oggi esiste un parco che celebra il 13 giugno 1999, data dalla promozione della Reggina Calcio in serie A, si può fare uno sforzo di memoria per trovare altri talenti ed eventi al femminile.</p>
<p><strong>«</strong>Adesso – spiega ancora Luciana Amato &#8211; abbiamo inviato un altro elenco con una trentina di nomi, a me piacerebbe che ci fossero più scienziate, sfatando il pregiudizio che vede le donne portate per i mestieri di accadimento e poco dotate per le materie scientifiche».</p>
<p>Un altro nodo è la <strong>posizione delle strade. Un subdolo dislivello di genere passa anche dalla collocazione di strade dedicate a donne in zone periferiche</strong>. Per esempio <strong>Rita Maglio</strong>, prima consigliera comunale comunista a Reggio e fondatrice della sezione reggina Udi, “posizionata” a Gallico.</p>
<p>Conclude Eleonora Scrivo: «Un problema delle politiche di genere è che molti le trattano secondo livelli di importanza, invece non è così. <strong>Il femminicidio è il culmine, l’atto estremo, ma tutto il resto ha lo stesso peso perché è ugualmente l’espressione di una mentalità, è la base del patriarcato</strong>. Non sono dettagli. Il linguaggio di genere, ad esempio, o le panchine rosse. E’ vero, una panchina non ferma il sangue, ma ricorda le vittime e quello che è successo. Non sono dettagli, ma anelli della catena che dobbiamo spezzare».</p>
<p><strong>L’obiettivo più caro all’Udi è ora vedere il nome di una donna sulla targa del Parco Lineare Sud</strong>. «Ci hanno detto che hanno già tante richieste – commenta Luciana Amato – ma anche noi abbiamo nomi significativi. Abbiamo pensato a Ilaria Alpi, di cui tutti conoscono la storia, ma non è l’unica. Ci teniamo molto che accanto al lungomare Falcomatà, un grande uomo, questa nuova bellissima area di Reggio evochi il ricordo di una grande donna».</p>
<p><strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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		<title>Insulti a Giorgia Meloni, si dimette il direttore editoriale di Controradio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/insulti-a-giorgia-meloni-si-dimette-il-direttore-di-controradio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 19:02:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi di shitstorming ferisce, della stessa nauseabonda moneta perisce. Così Raffaele Palumbo, direttore editoriale dell&#8217;emittente Controradio, ha deciso di dimettersi dopo l&#8217;ondata di attacchi e minacce seguita alla puntata del programma &#8220;Bene bene male male&#8221;, dove lo storico Giovanni Gozzini ha usato appellativi ritenuti sessisti contro Giorgia Meloni. L&#8217;episodio aveva sollevato un&#8217;ondata di indignazione nell&#8217;ambiente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi di shitstorming ferisce, della stessa nauseabonda moneta perisce. <strong>Così Raffaele Palumbo, direttore editoriale dell&#8217;emittente Controradio, ha deciso di dimettersi dopo l&#8217;ondata di attacchi e minacce seguita alla puntata del programma &#8220;Bene bene male male&#8221;, dove lo storico Giovanni Gozzini ha usato appellativi ritenuti sessisti contro Giorgia Meloni.</strong> L&#8217;episodio aveva sollevato un&#8217;ondata di indignazione nell&#8217;ambiente della politica e non solo. Gozzini, commentando l&#8217;intervento di Meloni alla Camera dopo la fiducia a Draghi, l&#8217;aveva definita prima &#8220;pesciaiola&#8221; e poi &#8220;vacca&#8221; e &#8220;scrofa&#8221;, sottolineando l&#8217;ignoranza della leader di Fratelli d&#8217;Italia, una che &#8220;non ha mai letto un libro&#8221; e indegna, secondo il professore dell&#8217;ateneo di Siena, di controbattere &#8220;da pari a pari a un uomo come Mario Draghi&#8221;. Subito erano fioccate le manifestazioni di solidarietà a Giorgia Meloni (soprattutto dal suo partito e nel centrodestra, ma anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da Emma Bonino) e l&#8217;università aveva attivato un&#8217;inchiesta disciplinare sospendendo dall&#8217;incarico per tre mesi Gozzini &#8211; il quale si è poi scusato, con le classiche parole di circostanza di chi tenta di metterci una pezza. Come al solito non è stato lui a esagerare, ma il resto del mondo a fraintendere.<br />
Travolta dalla polemica anche la radio, non nuova alle intemperanze del professore, noto intellettuale di sinistra e figlio di un ex senatore. Spesso ospite del programma della discordia, via etere il 65enne Gozzini aveva già regalato perle da cabarettista agli ascoltatori. Un buontempone con la verve del toscanaccio, insomma.<br />
E come spesso accade quando a fare da agorà rabbiosa sono i social, gli stessi detrattori del professore, nello stigmatizzarne il linguaggio, hanno preso qualche scivolone. <strong>Per esempio, la poetessa Alba Donati, che su Facebook rimprovera l&#8217;amico e corregionale per la gaffe e però ipotizza con ironia di cattivissimo gusto che Gozzini abbia parlato sotto l&#8217;effetto di una sopravvenuta sindrome di Tourette.</strong> Ovvero, nel calderone degli improperi nessuno è più titolato a scagliare la prima pietra quanto a rispetto e decoro. Questo è stato subito chiaro a Raffaele Palumbo e alla sua redazione, sommersi dall&#8217;invettiva corale degli haters nonostante avessero preso le distanze da ogni espressione sessista. Ora Palumbo alza bandiera bianca: <strong>&#8220;Ho deciso – ha affermato comunicando le sue dimissioni al Cda dell&#8217;emittente – di prendermi il proverbiale periodo di riflessione, restando a casa, lontano dai microfoni, dai colleghi e dal lavoro che tanto mi appassiona da quasi 35 anni della mia vita e da 25 anni qui a Controradio&#8221;. Lo faccio – scrive ancora Palumbo – per riflettere su quanto accaduto, per metabolizzare gli insulti, le minacce e le offese ricevute, talvolta inferiori per lesività a certe analisi di persone che non sanno di cosa parlano.</strong> Ma soprattutto per difendere l’onorabilità e la credibilità di una radio che ha 45 anni di storia e una storia che parla, e che racconta una vicenda completamente e sempre diversa da quanto accaduto in quei 27 minuti di trasmissione. Lo faccio per le colleghe e i colleghi della redazione giornalistica che tutti i giorni lavorano e in qualche misura combattono proprio per abbattere stereotipi di genere, discriminazioni, linguaggi sbagliati, tossici, di odio&#8221;.<br />
A proposito di giornalisti, lo è anche il compagno di Meloni, Andrea Giambruno, che lanciando il servizio tv sull&#8217;episodio, mantenendo professionalità british le aveva tuttavia dedicato in diretta parole di autentica ammirazione. E&#8217; stata l&#8217;apoteosi pop: Giorgia ha stravinto su tutta la linea e tra qualche giorno potremmo ritrovarcela, proprio lei, come insospettabile icona da 8 marzo.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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		<title>Battuta sessista di Yoshiro Mori, presidente del comitato per le Olimpiadi di Tokyo. Lui si scusa ma non si dimette</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/battuta-sessista-di-yoshiro-mori-presidente-del-comitato-per-le-olimpiadi-di-tokyo-lui-si-scusa-ma-non-si-dimette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 15:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>TOKYO &#8211; Ha fatto una gaffe sessista e si è scusato in corner ma secondo molti Yoshiro Mori, presidente del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo, dovrebbe fare ammenda in ben altro modo, dimettendosi dall&#8217;incarico. Mori è finito al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni fatte durante una riunione. L&#8217;83enne con un passato di primo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>TOKYO &#8211; Ha fatto una gaffe sessista e si è scusato in corner ma secondo molti Yoshiro Mori, presidente del Comitato Organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo, dovrebbe fare ammenda in ben altro modo, dimettendosi dall&#8217;incarico.<br />
Mori è finito al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni fatte durante una riunione. L&#8217;83enne con un passato di primo ministro per un breve periodo all&#8217;inizio del 2000, si era  infatto lamentato del fatto che &#8220;nei consigli di amministrazione con molte donne si perde molto tempo&#8221;, perché secondo lui le signore hanno &#8220;difficoltà a finire&#8221; i loro interventi.<br />
&#8220;Le donne &#8211; ha commentato Mori &#8211; hanno spirito di competizione. Se una alza la mano (per intervenire, ndr), le altre credono che debbano anche esprimersi. Ecco perché tutti finiscono per parlare&#8221;. Queste parole hanno suscitato un&#8217;ondata di critiche in Giappone e oggi Mori ha fatto pubblica ammenda in una conferenza stampa, nella quale era anche visibilmente imbarazzato: erano dichiarazioni &#8220;contro lo spirito dei Giochi Olimpici e Paralimpici&#8221; e quindi, ha ammesso, &#8220;inadeguate&#8221;.<br />
&#8220;Vorrei ritirare quanto ho detto&#8221;, ha spiegato, dicendo di volersi scusare &#8220;con tutti coloro che si sono sentiti offesi&#8221;. Ed ha aggiunto &#8220;anche mia moglie e mia figlia mi hanno rimproverato&#8221; per quelle parole. Mori ha però precisato di non aver intenzione di dimettersi, ricordando il suo &#8220;sacrificio personale per sette anni&#8221; al servizio dell&#8217;organizzazione delle Olimpiadi di Tokyo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/battuta-sessista-di-yoshiro-mori-presidente-del-comitato-per-le-olimpiadi-di-tokyo-lui-si-scusa-ma-non-si-dimette/">Battuta sessista di Yoshiro Mori, presidente del comitato per le Olimpiadi di Tokyo. Lui si scusa ma non si dimette</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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