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	<title>risarcimento Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Rai condannata, maxi-risarcimento a Mario Oliverio per un servizio del Tg2 del 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 08:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle scorse ore, è stata emessa la sentenza dal Tribunale di Cosenza, nella persona della Dott.ssa Erminia Ceci, che ha riconosciuto responsabile di diffamazione a mezzo stampa la RAI, condannandola ad un cospicuo risarcimento in favore dell’On. Mario Oliverio. La vicenda &#8211; riporta una nota &#8211; &#8220;prende le mosse dalla diffusione di un servizio giornalistico andato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse ore, è stata emessa la sentenza dal Tribunale di Cosenza, nella persona della Dott.ssa Erminia Ceci, che ha riconosciuto responsabile di diffamazione a mezzo stampa la RAI, condannandola ad un cospicuo risarcimento in favore dell’On. Mario Oliverio. La vicenda &#8211; riporta una nota &#8211; &#8220;prende le mosse dalla diffusione di un servizio giornalistico andato in onda il 17.12.2018 all’interno del telegiornale TG2, avente ad oggetto la nota operazione giudiziaria della DDA di Catanzaro, diretta dal Procuratore Nicola Gratteri, in cui venne coinvolto l’On. Oliverio, all’epoca Presidente della Regione Calabria, poi conclusasi con un’assoluzione perché “il fatto non sussiste”. In quella occasione, il secondo canale della TV di Stato, nel corso del telegiornale delle h. 13.00, diffondeva la notizia secondo cui Oliverio sarebbe stato indagato per l’ipotesi di reato di “abuso d’ufficio, aggravato dal metodo mafioso”, enfatizzando tale circostanza sin dai titoli di apertura del TG, riferendo che l’allora Presidente della Regione Calabria Oliverio avesse agevolato un’impresa collegata alla ‘Ndrangheta. Ebbene, per come emergeva dagli atti di indagine, la circostanza aggravante del metodo mafioso non veniva contestata ad Oliverio né dalla DDA di Catanzaro, né tanto meno dal GIP in sede di emissione dell’ordinanza di misura cautelare. Nonostante ciò, la RAI nel telegiornale delle h. 13.00 mandava in onda il servizio contenente la notizia evidentemente alterata nella sua essenza&#8221;.</p>
<p>“I contenuti del servizio &#8211; si legge nella sentenza emessa dal tribunale bruzio &#8211; hanno sicuramente ingenerato nel pubblico televisivo l’erronea convinzione che l’On. Oliverio fosse indagato per una fattispecie di reato aggravata dal metodo mafioso e per la durata della notizia in sovraimpressione è stata posta la barra sul fondo dell’immagine: “Cosenza. Inchiesta appalti, obbligo di dimora per il governatore della Calabria Oliverio (PD), indagato per abuso di ufficio aggravato dal metodo mafioso”. La pronuncia emessa dal tribunale cosentino censura l’operato della Rai, evidenziando come “I responsabili del servizio avrebbero dovuto esaminare direttamente il provvedimento emesso dal GIP di Catanzaro in quanto a loro era imposto un serio e rigoroso accertamento diretto della fonte da cui si riceve una notizia al fine di valutarne l’attendibilità e la veridicità”. Per tali motivi, avendo esorbitato i limiti che consentono l’esercizio del diritto di cronaca giudiziaria, la RAI è stata condannata a un maxi risarcimento, attesa l’eccezionale gravità del danno causato all’On. Oliverio in termini di reputazione personale, professionale e, soprattutto, politica, considerato che la notizia, così come confezionata, ebbe gravi ripercussioni nella vita politica del Presidente Oliverio all’interno del Partito Democratico condizionando, di fatto, le scelte e le candidature nelle successive competizioni elettorali.</p>
<p>L’Avv. Paolo Coppa, avvocato del Foro di Cosenza e difensore dell’On. Oliverio, si è detto soddisfatto del risultato ottenuto, con una sentenza chiara, che mette a fuoco i danni per molti versi irreparabili prodotti dalla gogna mediatica, sistematicamente collegata ad azioni giudiziarie che in molti casi, come ad esempio è avvenuto al Presidente Oliverio, si rivelano clamorosamente infondate come d’altronde ha avuto modo di sentenziare anche la Suprema Corte di Cassazione.<br />
Il Presidente Oliverio ha espresso la sua soddisfazione: “Ringrazio l’Avv. Paolo Coppa non solo per la professionalità e la competenza, ma anche per la sensibilità umana espresse per affermare verità e giustizia. Questa sentenza costituisce una indubbia iniezione di fiducia verso il ruolo della Giustizia. Ho subito sulla mia pelle le conseguenze della gogna mediatica, sistematicamente collegata alle azioni giudiziarie nei miei confronti da parte della Procura diretta da Nicola Gratteri e ne conosco bene le ferite, profonde ed irreparabili, arrecate non solo alla mia persona, ma anche all’intera Calabria della quale ero allora il Presidente. Azioni ingiuste, come sancito dalle sentenze che ne sono seguite, le cui motivazioni hanno non solo confermato la mia innocenza, ma anche evidenziato “un chiaro pregiudizio accusatorio” nei miei confronti. La gogna mediatica orchestrata è stata una condanna sommaria ad opera di un “tribunale parallelo” con licenza di “decretare” la morte civile di innocenti e dall’altra parte la promozione di scalate mediatiche e di potere. Il pensiero che, a causa di quelle notizie diffuse dalla stampa, anche un solo calabrese abbia potuto credere che Mario Oliverio, carpendo la sua fiducia, possa aver approfittato della Cosa Pubblica, è stato il tormento più grande della mia intera esistenza. La nettezza delle motivazioni addotte nella sentenza del Tribunale di Cosenza conferma l’importanza della serietà, competenza e terzietà della magistratura giudicante e costituisce un indubbio contributo al recupero della credibilità dell’intera Magistratura”. </p>
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		<item>
		<title>Mancata gara d&#8217;appalto per &#8216;gas medicinali puri&#8217;: condannata dirigente dell&#8217;Asp Cosenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 13:57:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con Sentenza n. 229/2025 del 08 ottobre 2025, la Corte dei Conti presso la Sezione Giurisdizionale per la Calabria di Catanzaro ha condannato un Dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza al risarcimento del danno erariale procurato, di un milione di euro. La Sentenza conferma e conclude la valenza delle attività investigative coordinate dal Procuratore Regionale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con Sentenza n. 229/2025 del 08 ottobre 2025, la Corte dei Conti presso la Sezione Giurisdizionale per la Calabria di Catanzaro ha condannato un Dirigente dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza al risarcimento del danno erariale procurato, di un milione di euro. La Sentenza conferma e conclude la valenza delle attività investigative coordinate dal Procuratore Regionale – Dott. Romeo Ermenegildo Palma e dal Vice Procuratore Generale- Dott. Giovanni Di Pietro, condotte dai Finanzieri della Compagnia di Castrovillari e consistite nell’esecuzione di analitici accertamenti sulla documentazione acquisita dagli stessi militari nell’ambito di una pregressa attività investigativa, che aveva attenzionato le procedure di approvvigionamento di un gas medicale alla struttura sanitaria.</p>
<p>In particolare, all’esito di quell’attività, al dirigente dell’A.S.P., in ragione delle sue funzioni, è stata attribuita la mancata esecuzione degli adempimenti amministrativi necessari per l’espletamento di una nuova gara d’appalto per l’affidamento del servizio di fornitura di “gas medicinali puri”. Tale inerzia determinava che quelle forniture avvenissero tramite una società già assegnataria di un contratto d’appalto, mai aggiornato e prorogato da oltre dieci anni, con l’applicazione di un prezzo di vendita del prodotto nettamente superiore a quello mediamente praticato da fornitori diversi, in favore di altri presidi ospedalieri della provincia. La Procura Regionale della Corte dei Conti presso la Sezione Giurisdizionale per la Calabria di Catanzaro, peraltro, ritenendo sussistenti i presupposti per la configurazione della responsabilità amministrativo-contabile e del correlato danno erariale segnalati dai militari della Guardia di Finanza di Castrovillari, nell’ottobre del 2024 aveva notificato, al medesimo dirigente, l’atto di citazione in giudizio per un danno erariale procurato di circa un milione di euro, in cui venivano indicate le condotte contestate e il contributo causale fornito alla realizzazione del danno.</p>
<p>La Corte dei Conti ha ritenuto validi i presupposti per la configurazione della responsabilità amministrativo- contabile da danno erariale, e pertanto, nei giorni scorsi, ha emesso la citata sentenza nei confronti dello stesso dirigente pubblico condannandolo al risarcimento del danno erariale procurato.<br />
L’attività svolta testimonia il diuturno impegno della Corte dei Conti e della Guardia di Finanza nel contrasto ai fenomeni di illegalità economico finanziaria lesivi per il bilancio dell’Unione europea, dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, nonché della leale e corretta concorrenza, e finalizzato al concreto recupero delle risorse pubbliche da restituire alla collettività.</p>
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		<item>
		<title>Isola Capo Rizzuto, illeciti in centro accoglienza: Sacco e don Scordio devono risarcire quasi 35 milioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/isola-capo-rizzuto-illeciti-in-centro-accoglienza-sacco-e-don-scordio-devono-risarcire-quasi-35-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 16:21:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La corte dei Conti della Calabria ha condannato l&#8217;ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco, ed il parroco di Isola don Edoardo Scordio al pagamento di quasi 25 milioni in favore del Ministero dell&#8217;interno. Si stratta, secondo l&#8217;accusa, di soldi di cui si erano impossessati attraverso una gestione illecita dei fondi per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La corte dei Conti della Calabria ha condannato l&#8217;ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto Leonardo Sacco, ed il parroco di Isola don Edoardo Scordio al pagamento di quasi 25 milioni in favore del Ministero dell&#8217;interno. Si stratta, secondo l&#8217;accusa, di soldi di cui si erano impossessati attraverso una gestione illecita dei fondi per la gestione del centro di accoglienza migranti di Isola Capo Rizzuto. In via sussidiaria condannata anche la Confederazione Nazionale delle Misericordie d&#8217;Italia e gli ex presidenti della Confederazione nazionale delle Misericordie di Italia. La sentenza è stata emessa stamani dalla Sezione giurisdizionale della Calabria della Corte dei conti presieduta dal giudice Luigi Cirillo.</p>
<p>Sacco e Scordio erano stati arrestati per associazione mafiosa il 15 maggio del 2017 nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione Jonny coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha portato alla luce le ingerenze della cosca Arena nella gestione nell&#8217;economia di Isola Capo Rizzuto ed in particolare del Centro di accoglienza per migranti. Struttura che la Misericordia di Isola, guidata da Sacco e Scordio (che era il correttore spirituale) aveva gestito dal 2006 al 2017. I due erano stati accusati di associazione mafiosa e di diversi episodi di malversazione. Sacco, condannato in appello a 20 anni, è tornato in libertà nel 2023 a seguito della sentenza della Corte di Cassazione che aveva annullato tutte le condanne per malversazione. Don Edoardo Scordio, invece, nel processo di Appello aveva subito una condanna ad otto anni ed otto mesi poi annullata dalla Cassazione che ha disposto un nuovo processo d&#8217;appello la cui sentenza è prevista per il 15 aprile.</p>
<p>La Corte dei conti ha ritenuto sussistenti le loro responsabilità per la gestione illecita del Centro e gli episodi di truffa e malversazione ai danni dello Stato. In via sussidiaria, è stata condannata anche la Confederazione Nazionale delle Misericordie d&#8217;Italia al pagamento della somma di 10.398.053,16 euro e gli ex presidenti della Confederazione nazionale delle Misericordie di Italia, Gabriele Attilio Brunini (pagamento della somma di euro 2.092.074,43) e Roberto Trucchi (2.544.640,64 euro), in favore del ministero dell&#8217;Interno. A loro la Procura della Corte dei conti ha contestato &#8220;di avere omesso ogni controllo sull&#8217;utilizzo delle risorse e dei servizi resi da parte del subappaltatore Fraternita di Misericordia di Isola Capo Rizzuto&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Tribunale Crotone condanna Comune, impresa e responsabili sicurezza per 3 operai morti in cantiere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tribunale-crotone-condanna-comune-impresa-e-responsabili-sicurezza-per-3-operai-morti-in-cantiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 09:50:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un risarcimento complessivo di 2,4 milioni di euro per i familiari di due dei tre operai deceduti il 5 aprile 2018 nel crollo del muro nel cantiere per i lavori di prolungamento del lungomare. Lo ha disposto il giudice del Tribunale civile di Crotone, Mauro Giuseppe Cilardi. La sentenza ha condannato al pagamento del risarcimento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un risarcimento complessivo di 2,4 milioni di euro per i familiari di due dei tre operai deceduti il 5 aprile 2018 nel crollo del muro nel cantiere per i lavori di prolungamento del lungomare. Lo ha disposto il giudice del Tribunale civile di Crotone, Mauro Giuseppe Cilardi. La sentenza ha condannato al pagamento del risarcimento il Comune di Crotone (committente dei lavori), la Crotonscavi (azienda appaltatrice), il titolare dei lavori Gennaro Cosentino, il coordinatore della sicurezza Sergio Dinale ed il capocantiere Giuseppe Spina.</p>
<p>La richiesta risarcitoria era stata proposta dai familiari di Giuseppe Greco (51 anni) e Mario De Meco (56), operai entrambi di Isola Capo Rizzuto della Crotonscavi che la mattina del 5 aprile 2018 rimasero schiacciati, insieme al loro collega rumeno Chiriac Dragos Petru (35) sotto un muro crollato durante l&#8217;esecuzione dei lavori per la costruzione del nuovo tratto di lungomare di Crotone. <strong>Chiriac Dragos Petru</strong> e <strong>Giuseppe Greco</strong> morirono sul colpo, mentre <strong>Mario De Meco</strong> è deceduto 35 giorni dopo all&#8217;ospedale di Catanzaro.</p>
<p>Il Tribunale ha condannato la società assicuratrice al pagamento delle somme addebitate a Crotonscavi. Il giudice del Tribunale civile non ha ravvisato alcuna responsabilità risarcitoria nei confronti di Massimo Villirillo, dirigente di Crotonscavi, e Giuseppe Germinara, dirigente dell&#8217;ufficio tecnico del Comune. La sentenza civile ricalca quella penale con la quale, nel 2023, il Tribunale di Crotone, aveva condannato Gennaro Cosentino e Sergio Dinale a quattro anni di reclusione ciascuno, Giuseppe Spina a tre anni di reclusione; assolti, invece, Massimo Villirillo e Giuseppe Germinara per non aver commesso il fatto.</p>
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		<item>
		<title>Processo “Rinascita 3-Assocompari”: Sultani Oman chiedono 1 mln risarcimento danni a imputati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-rinascita-3-assocompari-sultani-oman-chiedono-1-mln-risarcimento-danni-a-imputati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 16:53:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I sultani dell’Oman chiedono un risarcimento da un milione di euro agli imputati del processo “Rinascita 3-Assocompari”. E’ quanto emerso nel corso dell’ultima udienza preliminare che ha sancito l’accesso al rito ordinario per Giovanni Barone, Saverio Boragina e Basilio Caparrotta (classe 61) per i quali, nella precedente udienza preliminare, c’era stato un problema di notifica. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I sultani dell’Oman chiedono un risarcimento da un milione di euro agli imputati del processo “Rinascita 3-Assocompari”. E’ quanto emerso nel corso dell’ultima udienza preliminare che ha sancito l’accesso al rito ordinario per Giovanni Barone, Saverio Boragina e Basilio Caparrotta (classe 61) per i quali, nella precedente udienza preliminare, c’era stato un problema di notifica. Ammessa al rito alternativo condizionato E.V.. Le accuse, a vario titolo, per gli imputati sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, truffa internazionale, ricettazione e reati in materia di navigazione. Già in abbreviato ci sono Vincenzo Barba, 72 anni; G.D.L.; Giuseppe Fortuna, 46 anni e Giuseppe, detto Pino, Fortuna, 60 anni.</p>
<p>Nello specifico Barone sarà processato anche per la truffa internazionale della quale viene ritenuto dalla Dda di Catanzaro, che ha coordinato le indagini, mente ed esecutore a vantaggio delle cosche del Vibonese tra cui quella dei Bonavota Sant’Onofrio. Una truffa in danno dei sultani dell’Oman costituitisi parte civile in aula con l’avvocato Massimiliano De Benetti, del Foro di Padova che nello stesso procedimento penale difende anche il Comune di Pizzo. Per il legale si è trattato di “un colpo di scena che ha salvato il processo dalla certa improcedibilità alla luce della recente Riforma Cartabia”. Circostanza scongiurata grazie al deposito “in tempi record, lo scorso dicembre, della querela per conto dei sultani con la costituzione di parte civile”. I sultani chiedono il risarcimento di un danno da un 1 milione di euro contro tutti gli imputati del quale, ha detto il legale in aula, “sarà data prova documentale nel corso del processo che si preannuncia caldo sotto il profilo dei soggetti internazionali che verranno interessati”.</p>
<p>Il dibattimento in abbreviato inizierà il prossimo 29 febbraio a Catanzaro, mentre quello ordinario è fissato al 13 marzo e vedrà comparire in tutto 20 persone. Le altre parti civili nel processo sono la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Antiracket, la Regione Calabria, la Provincia di Vibo Valentia e i Comuni di Vibo, Pizzo e Sant’Onofrio.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Crotone, ministro Piantedosi: Risarcimento strage migranti Cutro &#8220;Stato non si volta dall’altra parte&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/crotone-ministro-piantedosi-risarcimento-strage-migranti-cutro-stato-non-si-volta-dallaltra-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 13:51:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Crotone &#8211; “Io sono particolarmente affezionato a questo Pon legalità perché ebbi modo di gestirlo in una precedente esperienza ministeriale”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Crotone per partecipare all’evento conclusivo nazionale di chiusura del Pon Legalità sul tema “Costruiamo legalità. Risultati, sfide e contributi per il futuro” che si svolge nell’auditorium [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Crotone &#8211; “Io sono particolarmente affezionato a questo Pon legalità perché ebbi modo di gestirlo in una precedente esperienza ministeriale”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a Crotone per partecipare all’evento conclusivo nazionale di chiusura del Pon Legalità sul tema “Costruiamo legalità. Risultati, sfide e contributi per il futuro” che si svolge nell’auditorium dell’istituto ‘Pertini-Santoni’ della città calabrese. “Qui oggi – ha aggiunto il ministro Piantedosi – si chiude il ciclo del Pon legalità, ed è stato molto importante farlo a Crotone. È stata una esperienza molto importante che ha visto in Calabria e anche a Crotone alcune realizzazioni importanti, alcune ancora non terminate, ma nella logica di fare interventi che inducano al recupero sia culturale che di legalità e sicurezza, partendo dalla società civile e quindi dalla capacità della pubblica amministrazione di lavorare meglio”.</p>
<p>“Sul decreto sicurezza le discussioni e le polemiche sono legittime. Del resto il provvedimento ha la forma di un disegno di legge che adesso comincera’ il percorso parlamentare dove quelle che sono legittime discussioni delle forze politiche troveranno la sede piu’ opportuna per manifestarsi” – ha detto il ministro a proposito del provvedimento varato ieri dal consiglio dei ministri.<br />
“E’ un dato formale, una di quelle eccezioni processuali che si fanno in contesti giudiziari, ma lo Stato non si volta dall’altra parte e fara’ tutto quello che gli compete per indennizzare le vittime di questa drammatica, tragica sciagura che successe a febbraio scorso” – ha detto il ministro a proposito del naufragio avvenuto a Steccato di Cutro il 26 febbraio scorso che fece 94 vittime.</p>
<p>Piantedosi ha assicurato che lo Stato fara’ la sua parte contrariamente a quanto emerso ieri nel processo che si sta celebrando davanti al Tribunale di Crotone nei confronti di tre scafisti del caicco naufragato. In quella sede, infatti, il Fondo di garanzia vittime della strada, che risarcisce anche le vittime di incidenti nautici, citato in giudizio dai legali delle vittime come responsabile civile, si e’ regolarmente costituito ma si e’ opposto alla citazione e ha chiesto l’estromissione dal processo sostenendo che il natante naufragato non era stato utilizzato per diporto ne’ adibito a trasporto pubblico e per questo motivo non puo’ essere assoggettato al codice delle assicurazioni che regola anche l’intervento del fondo di garanzia per le vittime della strada. Il tribunale, che aveva ammesso la citazione in giudizio del Fondo di garanzia, si e’ riservato la decisione sulla richiesta di estromissione. Il Fondo e’ rappresentato dall’avvocato Giulia Bongiorno, senatrice della Lega.<br />
“Abbiamo un piano che mira a realizzare almeno un Cpr in ogni regione. Stiamo verificando tutte le ipotesi che abbiamo censito di luoghi possibili, poi tireremo le somme quanto prima”.</p>
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		<title>Risarcimento di oltre un milione di euro per moglie e figli di un vigile del fuoco di Reggio Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 12:14:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Amiano]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento]]></category>
		<category><![CDATA[vigile del fuoco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Seconda Sezione Civile del Tribunale di Reggio Calabria ha sancito lo scorso Settembre che il Ministero degli Interni deve risarcire una cifra di un milione e duecentosettantaseimila euro a vantaggio dei familiari di un vigile del fuoco calabrese prematuramente scomparso a causa dell’esposizione all’amianto. A tutelare le parti lese l&#8217;avvocato Elisa Ferrarello dello Studio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Seconda Sezione Civile del Tribunale di Reggio Calabria ha sancito lo scorso Settembre che il Ministero degli Interni deve risarcire una cifra di un milione e duecentosettantaseimila euro a vantaggio dei familiari di un vigile del fuoco calabrese prematuramente scomparso a causa dell’esposizione all’amianto. A tutelare le parti lese l&#8217;avvocato Elisa Ferrarello dello Studio Legale Frisani di Firenze. La sentenza è da oggi, 12 Ottobre, definitiva.<br />
Dal 1973 la vittima aveva svolto servizio al Comando Centrale dei Vigili del Fuoco di Reggio Calabria per passare, negli anni Novanta, al distaccamento aeroportuale di Reggio, fino 2004, data del pensionamento. Aveva utilizzato teli e coperte di amianto in incendi auto, bombole, capanni campestri e manufatti in eternit.</p>
<p>La fibra killer era nei guanti e nella tuta che utilizzava per “<em>difendersi</em>” dalle fiamme. Le tute sono state sempre presenti sotto il sedili dei suoi mezzi di trasporto lavorativi e non dovevano mai essere lavate, nonostante, come ha spiegato un teste, “<em>spolverassero</em>” (si staccassero le fibre), per non perderne la capacità protettiva. Indumenti che l&#8217;uomo indossava anche nel corso delle ripetute esercitazioni, dei giovani vigili del fuoco di cui curava la formazione.<br />
Nel 2011 dopo essere transitato dagli ospedali di Messina e Venezia gli era stato diagnosticato un mesotelioma maligno. Uno dei figli lo aveva infine condotto all’Ospedale di Brescia, dove era stato operato, nel disperato tentativo di salvargli la vita. Nel 2012 il male aveva avuto la meglio e lasciato i familiari nella disperazione di una perdita troppo precoce, a soli 65 anni. Un dolore così lancinante e ingiusto perché come accenna la sentenza: “<em>&#8230;la morte del padre poteva essere evitata</em>”, che ha portato una delle figlie dentro una depressione patologica e il Giudice, dottor Dionisio Pantano, ha ritenuto necessario riparare, per quanto possibile, decidendo a vantaggio della signora un incremento del risarcimento la cui cifra complessiva ammonta ad oltre trecentotredicimila euro, la più alta tra tutti i familiari dello scomparso.</p>
<p>Nelle parole di un testimone la tragedia di un’epoca vissuta dal Corpo dei Vigili del Fuoco, non solo in Calabria: “<em>&#8230;Nessuno ci ha mai dato indicazioni o informazioni sulla nocività dell’amianto: io l’ho scoperto perché a partire dal 1998 ho cominciato a perdere molti amici…</em>” Commenta l’avvocato Elisa Ferrarello: “<em>Purtroppo c’è un numero crescente di vigili del fuoco deceduti a causa dello svolgimento delle loro mansioni, in tutta Italia, il nostro studio sta supportando diversi casi, prevalentemente in Liguria e arrivano ogni giorno nuove richieste, soprattutto dal Nord Italia</em>”. </p>
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		<title>Omicidio avv. Pagliuso, la sorella scrive: condanna mandanti è una sentenza giusta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-pagliuso-la-sorella-scrive-condanna-mandanti-e-una-sentenza-giusta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 2021 15:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Pagliuso]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Pagliuso]]></category>
		<category><![CDATA[mandanti]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Riceviamo e pubblichiamo: &#8220;A distanza di 5 anni, il Tribunale di Catanzaro, in persona del Giudice dell’Udienza Preliminare Dr. Pietro Carè ha condannato all’ergastolo i soggetti responsabili di aver voluto e di avere ordinato la morte di mio fratello, l’Avv. Francesco Pagliuso. Una sentenza giusta, che fa Giustizia a mio fratello, all’uomo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Riceviamo e pubblichiamo:<br />
<em>&#8220;A distanza di 5 anni, il Tribunale di Catanzaro, in persona del Giudice dell’Udienza Preliminare Dr. Pietro Carè ha condannato all’ergastolo i soggetti responsabili di aver voluto e di avere ordinato la morte di mio fratello, l’Avv. Francesco Pagliuso. Una sentenza giusta, che fa Giustizia a mio fratello, all’uomo e al Professionista che era, il cui coraggio, la cui lealtà e la cui specchiata integrità morale che ne hanno caratterizzato l’esistenza in vita – da uomo e da Avvocato – sono stati confermati – ove mai ce ne fosse stato bisogno – anche in esito alle indagini che hanno portato alla condanna di chi ne ha voluto la morte, nonostante i tentativi, da più parti promanati, di insinuare dubbi sulla Sua integrità. </p>
<p>Una sentenza che non annulla il male subito e che non allevia minimamente il dolore che ci porteremo nel cuore per la sua assenza.<br />
Una sentenza che, per me e la mia famiglia, dovrà avere e avrà esecuzione solo nella parte in cui dispone la condanna chi ha voluto la morte di mio fratello ma che ci lascia indifferenti per tutto il resto e che non troverà mai esecuzione, nella parte in cui quantifica economicamente il risarcimento riconosciuto ad ognuno di noi familiari per la perdita subita, neppure per soddisfare i seppur nobili pensieri di chi ci ha invitati ad utilizzare il risarcimento economico a fini benefici. Io e la mia famiglia riteniamo che in nessun modo si potrebbe mortificare l’essere umano attraverso l’utilizzo di denaro intriso di sangue.<br />
È, invece, al contempo, una sentenza che rappresenta il giusto riconoscimento per tutte quelle persone che hanno concorso alla realizzazione di questo risultato. </p>
<p>Un risultato sperato, atteso, arrivato in esito ad un processo in cui fin da subito si è capito da che parte stavano i professionisti per bene, e in cui, purtroppo, siamo stati finanche costretti a subire l’altrui arroganza e tracotanza, talvolta finanche nascosta dietro a qualche sedicente toga.<br />
Professionisti, uomini e donne, nel cui operato ho intravisto la passione e la determinazione al raggiungimento della verità, dotati di uno spiccato senso del dovere e della giustizia e nei cui occhi ho riconosciuto un sentimento di umana partecipazione all’atroce e disumana ingiustizia che ci ha segnati per sempre.<br />
Uomini e donne in grado di rappresentare, in cinque anni di lungo silenzio e di sfiancante attesa, una presenza discreta e silenziosa, costante e rassicurante, in cui ho riposto le mie speranze – certamente non rimaste disattese – di raggiungimento della verità e di realizzazione della giustizia.<br />
La giustizia degli uomini, certo, ma pur sempre giustizia. </p>
<p>Una giustizia in cui ci riconosciamo e che sappiamo essere, con certezza e senza dubbio alcuno, la nostra giustizia, a prescindere dai diversi gradi di giudizio che comunque, sono convinta, confermeranno questa Giustizia.<br />
È a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo risultato che oggi va il mio ringraziamento.<br />
Un ringraziamento in particolare va, ancora una volta, all’Arma dei Carabinieri, al Comando provinciale dei Carabinieri di Catanzaro e del Comando Compagnia dei Carabinieri di Lamezia Terme, oltre che ai militari in servizio presso il Comando Compagnia di Soveria Mannelli, ai ROS e, non certo ultimi per importanza, ai componenti del Raggruppamento operativo speciale – Sezione crimini violenti di Roma per l’impegno fin da principio profuso nell’attività di indagine e per la costante e confortante presenza che, per tutto questo tempo, non è mai venuta meno e ha sempre rappresentato, anche nei momenti di sconforto, un porto sicuro.</p>
<p>E come dimenticare i magistrati in servizio presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e quelli allora in servizio presso l’Ufficio della Procura del Tribunale di Lamezia Terme, la cui fondamentale presenza, fin dalle prime ore del mattino di quella notte, non è mai venuta meno.  Anche qui, uomini e donne che, con professionalità e indicibile umanità, hanno sempre dimostrato il rispetto e la lealtà nutriti nei confronti di chi non c’era più oltre che una sincera partecipazione a quel sentimento di sana indignazione che normalmente avrebbe dovuto animare lo spirito di tutti, come invece in questa storia non è stato. E poi, ancora, tutti i magistrati del Tribunale di Lamezia Terme che fino a quel momento si erano interfacciati professionalmente con Francesco, nelle aule del Tribunale, ognuno dei quali, ognuno a modo proprio, ha concorso a non far morire il ricordo di mio fratello.<br />
Postrema autem, non minimus il mio grazie al collegio difensivo che ha affiancato me e la mia famiglia e che ci ha fatto sentire orgogliosi della Toga che indossano. </p>
<p>Non ho invece bisogno di ringraziare chi, in questa storia, mi sta affianco ogni giorno come lo è stato sin dal primo giorno senza Francesco, facendomi credere nella favola e consentendomi di realizzarla: il mio studio, quello in cui Francesco vive e continua a vivere ogni giorno attraverso l’amore, la lealtà e il rispetto quotidianamente confermati verso di lui e verso tutto quanto a lui riconducibile, attraverso quella esatta ed elevata professionalità che Francesco avrebbe voluto.<br />
Sono sicura che oggi, pur non leggendo espressamente il proprio nome, ognuno dei destinatari del mio grazie è in grado di cogliere, in queste parole, il riferimento a sé&#8221;.</em></p>
<p><em>Antonella Pagliuso</em></p>
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		<title>Vaccino AstraZeneca, boom di adesioni in Calabria all&#8217;azione risarcitoria lanciata dal Codacons</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/vaccino-astrazeneca-boom-di-adesioni-in-calabria-allazione-risarcitoria-lanciata-dal-codacons/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 10:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[astrazeneca]]></category>
		<category><![CDATA[Codacons]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ boom di adesioni in Calabria all’azione risarcitoria lanciata dal Codacons contro Stato, Regione e Asl per il pasticcio del vaccino Astrazeneca agli under-60. Come noto infatti l’associazione dei consumatori ha lanciato nei giorni scorsi anche in regione una azione collettiva finalizzata a far ottenere a coloro che hanno ricevuto la prima dose di Astrazeneca [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ boom di adesioni in Calabria all’azione risarcitoria lanciata dal Codacons contro Stato, Regione e Asl per il pasticcio del vaccino Astrazeneca agli under-60. Come noto infatti l’associazione dei consumatori ha lanciato nei giorni scorsi anche in regione una azione collettiva finalizzata a far ottenere a coloro che hanno ricevuto la prima dose di Astrazeneca il risarcimento dei danni patiti anche solo per i rischi corsi sul fronte della salute, dopo la decisione delle autorità sanitarie di vietare il vaccino ai cittadini sotto i 60 anni.</p>
<p>E proprio dalla Calabria sono giunte migliaia di adesioni e manifestazioni di interesse da parte dei residenti, che hanno spinto il Codacons ad organizzare un incontro pubblico sull’argomento che si terrà online martedì 22 giugno alle ore 11, attraverso un webinar dove medici, legali ed esperti risponderanno a dubbi e domande degli utenti, e illustreranno l’azione legale volta a far ottenere ai vaccinati under-60 con Astrazeneca un risarcimento fino a 10mila euro per i danni morali subiti. Danni derivanti da due diversi aspetti: il primo legato alla paura e all’angoscia per aver ricevuto un vaccino che ha avuto conseguenze gravi su alcuni cittadini al punto da portare ad una modifica del piano vaccinale. Il secondo legato alle incertezze connesse alla vaccinazione eterologa, ossia la somministrazione di un vaccino diverso rispetto a quello ricevuto con la prima dose, vaccinazione che sta sollevando dubbi e preoccupazioni.</p>
<p>Danni quelli da rischio sanitario potenziale riconosciuti dalla giurisprudenza italiana, come dimostra il caso Seveso del 1976 o il più recente caso Ilva, con la sentenza di pochi giorni fa della Corte d’Assise di Taranto.<br />
Tutti i cittadini interessati ad aderire all’azione risarcitoria e a porre domande agli esperti dell’associazione possono iscriversi al webinar alla pagina https://register.gotowebinar.com/register/6595686996751804688.</p>
<p>(<em>c.s.</em>)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>AstraZeneca, Unione Europea chiede maxi risarcimento ad azienda</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/astrazeneca-unione-europea-chiede-maxi-risarcimento-ad-azienda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 16:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[astrazeneca]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento]]></category>
		<category><![CDATA[Ue]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Unione Europea ha chiesto al Tribunale di Bruxelles sanzionare AstraZeneca per i ritardi nelle consegne delle dosi. La richiesta, riferiscono fonti Ue, prevede 10 euro per ogni giorno di ritardo nella consegna di ogni singola dose di vaccino anti-Covid non giunta a destinazione nei tempi previsti dal contratto, cui andrebbe aggiunta una sanzione di 10 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Unione Europea ha chiesto al Tribunale di Bruxelles sanzionare AstraZeneca per i ritardi nelle consegne delle dosi. La richiesta, riferiscono fonti Ue, prevede 10 euro per ogni giorno di ritardo nella consegna di ogni singola dose di vaccino anti-Covid non giunta a destinazione nei tempi previsti dal contratto, cui andrebbe aggiunta una sanzione di 10 milioni di euro al giorno, da applicarsi finché le condizioni previste dall&#8217;accordo di acquisto anticipato, come ad esempio l&#8217;utilizzo di tutti gli stabilimenti produttivi previsti, non verranno rispettate.  </p>
<p>In pratica, se la richiesta dell&#8217;Ue venisse accolta dalla giustizia belga, scatterebbe un meccanismo sanzionatorio binario, per cui per ogni giorno di ritardo nella consegna delle dosi e nel rispetto di tutte le condizioni previste dall&#8217;accordo, la casa farmaceutica anglosvedese dovrebbe pagare una penale consistente. Il giudice dovrebbe decidere sulle richieste dell&#8217;Ue in tempi relativamente rapidi, trattandosi di un procedimento d&#8217;urgenza. </p>
<p>L&#8217;avvocato Rafael Jafferali, che rappresenta gli interessi dell&#8217;Ue, ha sostenuto in Aula, riporta Sudinfo.be, che AstraZeneca avrebbe privilegiato la fornitura di vaccini a Regno Unito e Giappone, a detrimento dell&#8217;Unione Europea, cosa che rappresenterebbe una violazione del contratto.</p>
<p>(<em>Adnkronos</em>)</p>
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