Tag: Reggio Emilia

  • E’ originario di Crotone il 39enne autista del camion che ha perso il carico uccidendo due giovani

    E’ originario di Crotone il 39enne autista del camion che ha perso il carico uccidendo due giovani

    Omicidio stradale, lesioni personali gravissime e fuga da incidente in caso di omicidio e lesioni: sono le accuse contestate al 39enne Francesco Riillo, nato a Crotone ma residente a Montecchio Emilia, arrestato dai carabinieri della compagnia di Guastalla. E’ stato infatti rintracciato e preso, dopo ininterrotte ricerche, il presunto conducente dell’autocarro Iveco che ieri sera si è dato alla fuga dopo aver perso il carico, costituito da componenti in acciaio per ponteggi edili, causando due morti, un ferito gravissimo e altri 4 feriti meno gravi. Il presunto pirata della strada, che si è rifiutato di sottoporsi al test finalizzato ad accertarne l’eventuale tasso alcolemico, è risultato essersi messo al volante con la patente che gli era stata ritirata lo scorso mese di agosto per guida in stato d’ebbrezza.

    Il fatto è avvenuto intorno alle 18.30 lungo la strada provinciale 111, in località Caprara del comune di Campegine, in provincia di Reggio Emilia. I carabinieri hanno accertato che un autocarro Iveco, datosi alla fuga, mentre percorreva via Razza Lago con direzione di marcia verso Sant’Ilario d’Enza, giunto in prossimità del civico 2, aveva perso il carico travolgendo l’autovettura Citroen Picasso che sopraggiungeva nell’opposto senso di marcia.

    Sull’autovettura, rimasta schiacciata dal carico, sono morti due ragazzi, il 19enne – Anuar Mastaki, nato a Montecchio e residente a Reggio in via Malnara – che era al volante e il 21enne seduto al suo fianco, Hicham Outtas (nato in Marocco nel 2022, residente a Reggio in via Bruno). Un coetaneo di quest’ultimo, che era sui sedili posteriori, è rimasto gravemente ferito, ha subito un trauma importante al volto. Di lui si stanno occupando i medici del reparto maxillofacciale di Parma. Coinvolta nel sinistro anche una Peugeot 208 che seguiva la Citroen. Trascurabili fortunatamente le lesioni per i quattro componenti della famiglia a bordo.

  • VIDEO-‘Ndrangheta Operante in Emilia Romagna: Eseguite 27 Misure Cautelari

    VIDEO-‘Ndrangheta Operante in Emilia Romagna: Eseguite 27 Misure Cautelari

    La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Reggio Emilia, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, stanno dando esecuzione a 27 misure cautelari reali, per complessivi 2,5 milioni di euro circa, emesse dal G.I.P. del Tribunale felsineo. Le esecuzioni sono attualmente in corso nelle province di Reggio Emilia, Ferrara, Fermo, Forlì, Lodi, Modena, Parma, Pisa, Perugia, Torino e Verona. In particolare, la Squadra Mobile di Reggio Emilia, coordinata dalla DDA di Bologna, nel corso dell’anno 2021 aveva tratto in arresto, in esecuzione di misure cautelari carcerarie, otto soggetti gravemente indiziati di associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fine, aggravati dal metodo mafioso, tra i quali, anche, estorsione, detenzione di armi e reati finanziari collegati ad una vorticosa attività di emissione, da parte del clan operante in Reggio Emilia, di fatture per operazioni inesistenti quantificate in 13.441.000,00 [tredicimilioniquattrocentoquarantuno] euro.

    Per il reato di emissione di false fatture, con l’aggravante mafiosa, il GUP del Tribunale di Bologna, con sentenza di primo grado, aveva già disposto la confisca di otto società cartiere (cioè deputate all’emissione di false fatture) ed aveva condannato, per reati fiscali aggravati dal metodo mafioso, sette soggetti; tra questi, anche due presunti appartenenti al sodalizio ‘ndranghetistico emiliano, allo stato condannati in primo grado, rispettivamente, ad anni 16 e 15 di reclusione per associazione di stampo mafioso, tentata estorsione, detenzione di armi e, appunto, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli ulteriori cinque soggetti sono stati condannati a pene che variano da 4 anni ad 1 anno e sei mesi per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, aggravato dal metodo mafioso. L’attività d’indagine, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia, aveva fatto emergere che il clan ‘ndranghetistico operante in Reggio Emilia aveva continuato, nella ipotesi di accusa, ad offrire, in via “professionale”, “servizi” di emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, per consentire alle imprese beneficiarie l’abbattimento dei propri redditi imponibili.

    In relazione alla complessa attività di servizi finanziari illegali assicurati dal clan di ‘Ndrangheta reggiano ad imprenditori, Squadra Mobile e Guardia di Finanza di Reggio Emilia in codelega, hanno individuato gli utilizzatori delle fatture false e sviluppato i relativi accertamenti; si è proceduto, dapprima, a verificare l’annotazione delle false fatture nelle dichiarazioni fiscali ed a quantificare l’evaso in 3.711.271,00 [tremilionisettecentoundicimiladuecentosettantuno] euro, e, quindi, a deferire 77 soggetti indiziati di avere utilizzato, per abbattere il proprio carico fiscale, le fatture per operazioni inesistenti emesse dalla locale ‘ndranghetistica emiliana, proponendo il sequestro preventivo per equivalente del profitto assicurato agli utilizzatori dei servizi finanziari illegali. Per 27 indagati il GIP distrettuale ha ritenuto la sussistenza delle esigenze cautelari ed ha emesso i citati provvedimenti ablativi. Si rappresenta che nel corso della medesima operazione la Squadra Mobile aveva già eseguito un sequestro preventivo per equivalente, emesso dal GIP del Tribunale di Reggio Emilia, della somma di € 717.214,36 a carico di due coniugi, entrambi condannati, in primo grado, ed attualmente detenuti per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’attività in parola testimonia lo sforzo profuso da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, per reprimere fenomeni criminali ed impedire che patrimoni, illegalmente accumulati, possano contaminare l’economia legale.

  • Guardia di Finanza confisca beni a Imprenditrice Calabrese

    Guardia di Finanza confisca beni a Imprenditrice Calabrese

    La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Reggio Emilia ha dato esecuzione – previe indagini patrimoniali – ad un decreto di confisca definitiva, emesso dalla Procura Generale presso la Corte D’Appello di Bologna, nei confronti di un’imprenditrice di origine calabrese, contigua a personaggi di spicco della locale cosca di ‘ndrangheta attiva storicamente nel territorio emiliano.

    La donna, amministratrice di diritto di una società che gestiva palestre (ora in fallimento) con unità locali disseminate fra le province di Reggio Emilia, Parma e Perugia, è nota per essere la moglie di un fiancheggiatore della cosca Grande Aracri, emerso in seno all’inchiesta Aemilia, per il cosiddetto “affare Sorbolo”, ove compare fra i primi investitori del denaro impiegato, di fatto, dallo stesso Nicolino Grande Aracri. La donna, condannata definitivamente a due anni di reclusione e relativa confisca per il reato tributario di indebita compensazione (previsto all’art. 10 quater, comma 2, del D. Lgs n. 74/2000), dal 2004 al 2008 non aveva versato all’erario la somma complessiva di euro 628.237,65.

    Pertanto, è stata disposta la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità della persona, consistenti in diversi asset patrimoniali, tra cui un fondo pensione ed una villa di pregio nel capoluogo reggiano, individuati dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Emilia, a seguito di specifiche indagini patrimoniali.

  • VIDEO-Sottraggono oltre un milione a tre anziani fratelli: Maxi sequestro da 700mila euro a esponenti ‘ndrangheta

    VIDEO-Sottraggono oltre un milione a tre anziani fratelli: Maxi sequestro da 700mila euro a esponenti ‘ndrangheta

    Gli uomini della squadra mobile di Reggio Emilia entrano nella lussuosa villa a Soliera per apporre i sigilli. La dimora, di proprietà dei due coniugi modenesi Alberto Alboresi e Genoveffa Colucciello, è stata infatti messa sotto sequestro, insieme ad alcuni terreni sempre riconducibili ai due. Il sequestro preventivo, per un valore di oltre 700 mila euro e finalizzato alla confisca, è stato deciso dal Gip del Tribunale di Reggio su richiesta della Procura della Repubblica: nel mirino c’è il presunto profitto provento del reato di autoriciclaggio commesso dai due coniugi. Ma sui loro conti correnti quella somma non c’è, allora gli inquirenti hanno posto i sigilli ai loro beni.

    Il sequestro rientra nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta denominata ‘Perseverance’. Nel marzo scorso le indagini della squadra mobile che si concentravano su Salvatore Muto, 36 anni, fratello di Luigi ed Antonio, entrambi condannati nel processo ‘Aemilia’ per associazione a delinquere di stampo mafioso, avevano consentito di registrare nelle intercettazioni la richiesta, avanzata dai due coniugi alla cosca, di far del male alla badante di tre facoltosi fratelli residenti nelle campagne modenesi. La donna infatti secondo loro costituiva un ostacolo. Genoveffa Colucciello infatti era direttrice dell’istituto bancario dove gli anziani fratelli avevano depositato i propri soldi. L’analisi dei conti correnti e dei flussi di denaro ha permesso alla Squadra Mobile reggiana di ricostruire la sottrazione sistematica: creavano conti correnti fittiziamente intestatati ai fratelli e tramite questi eseguivano bonifici a società ‘cartiere’. Queste cartiere erano inesistenti aziende edili che avrebbero dovuto eseguire lavori di ristrutturazione. Nell’arco di pochi anni i due coniugi avevano sottratto ai fratelli agricoltori oltre un milione di euro.

    Il nome di alcune di queste società inesistenti era già emerso nell’ambito dell’operazione ‘Billions’. Nel marzo dello scorso anno i due erano stati arrestati insieme ad altre 5 persone, su richiesta della DDA, per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Ora si è arrivati al sequestro dei loro beni. La Polizia reggiana ha eseguito anche altri sei decreti di perquisizione a carico di persone indagate per avere riciclato, attraverso le proprie società ‘cartiere’, il denaro distratto agli anziani fratelli.

    (Fonte: reggionline.it)

  • VIDEO-‘Ndrangheta, Reggio Emilia: beni per un milione sequestrati a un imprenditore

    VIDEO-‘Ndrangheta, Reggio Emilia: beni per un milione sequestrati a un imprenditore

    Reggio Emilia – A sei anni dalla conclusione della nota operazione “Aemilia”, Polizia di Stato e Guardia di finanza hanno inferto un altro duro colpo alla cosiddetta “ ‘ndrangheta emiliana”, capace di infiltrare l’economia nazionale ed estera.

    Un 43enne, Carmine Bramante, noto imprenditore edile, originario di Crotone ma residente da tempo a Reggio Emilia si è visto notificare la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dei beni, proposta dal questore di Reggio Emilia e avallata dal Tribunale di Bologna, riferita a 9 immobili, ubicati in provincia di Reggio Emilia, terreni annessi, ditte operanti nel settore dell’edilizia, conti correnti e autovetture, per un valore che supera il milione di euro.

    Le indagini patrimoniali hanno dimostrato come il soggetto avesse fittiziamente intestato, a se stesso a ad altre persone compiacenti, beni riconducibili alla cosca, portando avanti, nell’interesse del sodalizio, anche attività imprenditoriali.

  • Reggio Emilia, processo “Aemilia 1992”: ergastolo al boss Nicolino Grande Aracri, tre assolti

    Reggio Emilia – Ergastolo per Nicolino Grande Aracri, assolti gli altri tre imputati Angelo Greco, Antonio Lerose e Antonio Ciampà “per non aver commesso il fatto”. È la sentenza emessa poco fa dalla Corte d’Assise del tribunale di Reggio Emilia per il processo ‘Aemilia 1992’, uno dei filoni del maxiprocesso alla ‘ndrangheta emiliana. I quattro erano accusati di omicidio volontario, premeditato e aggravato del metodo mafioso nei confronti di Nicola Vasapollo, 33enne di Cutro, assassinato il 21 settembre 1992 a Reggio Emilia e di Giuseppe Ruggiero, 35enne cutrese, ammazzato da quattro uomini travestiti da carabinieri il 22 ottobre ’92 a Brescello, sempre nel Reggiano.