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	<title>rapimento Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Mar 2026 18:33:44 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cosenza, Rosa Vespa condannata a 5 anni e 4 mesi per il rapimento della piccola Sofia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:07:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Giudice per l&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Cosenza,  Letizia Benigno, a conclusione termine del processo svolto con di rito abbreviato, ha condannato a cinque anni e quattro mesi Rosa Vespa, la 52enne che la sera del 21 gennaio 2025 rapì una neonata di appena un giorno dalla clinica privata &#8220;Sacro cuore&#8221; di Cosenza, ritrovata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giudice per l&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Cosenza,  Letizia Benigno, a conclusione termine del processo svolto con di rito abbreviato, ha condannato a cinque anni e quattro mesi Rosa Vespa, la 52enne che la sera del 21 gennaio 2025 rapì una neonata di appena un giorno dalla clinica privata &#8220;<em>Sacro cuore</em>&#8221; di Cosenza, ritrovata poche ore dopo dalla Polizia. Alla donna, imputata per sequestro di persona, il Gup ha concesso le attenuanti generiche e l&#8217;ha condannata al pagamento di una provvisionale da 15mila alla famiglia della neonata.</p>
<p>Il pm Antonio Bruno Tridico aveva chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per Rosa Vespa, attualmente ai domiciliari e assente in aula. Presenti invece i genitori della neonata che si sono costituiti parte civile. Nel corso del processo, la donna è stata sottoposta a perizia psichiatrica disposta dal gup, ed è stata dichiarata capace di intendere e volere. La donna, quella sera, si fece accompagnare alla clinica dal marito Moses Omogo, di 44 anni &#8211; la cui posizione è stata archiviata perché risultato del tutto estraneo alla vicenda &#8211; per andare a prendere &#8220;<em>Ansel</em>&#8220;, quello che lei aveva raccontato fosse il loro figlio. La donna, infatti, aveva simulato una gravidanza per nove mesi ingannando marito e familiari. Al momento dell&#8217;irruzione in casa gli investigatori trovarono i due e altri familiari intenti a festeggiare l&#8217;arrivo di &#8220;<em>Ansel</em>&#8221; con la neonata vestita con una tutina azzurra.</p>
<p>&#8220;<em>Ci riteniamo molto soddisfatti, &#8211; </em>ha detto la legale di Rosa Vespa, Teresa Gallucci <em>&#8211; soprattutto a fronte della richiesta molto alta che non ci aspettavamo, visto tutta una serie di circostanze. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti prevalenti sulle contestate aggravanti e quindi si è determinata in questi termini&#8221;. &#8220;Siamo pienamente soddisfatti perché è una sentenza giusta ed equilibrata. Per i genitori è la fine di un incubo, adesso aspettiamo il procedimento che ancora è in piedi per l&#8217;eventuale responsabilità della clinica&#8221;</em>, ha commentato Chiara Penna, legale della famiglia della piccola.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VIDEO-Reggio, sequestrato il Centro antiviolenza &#8220;Margherita&#8221;: direttrice Tiziana Iaria nei guai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 13:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, la Polizia, oggi, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria avente ad oggetto l&#8217;associazione &#8220;Odv Centro Antiviolenza Margherita&#8221; con sede legale in Reggio Calabria e gli immobili gestiti dalla stessa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-363246-1" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Polizia-Reggio-Calabria.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Polizia-Reggio-Calabria.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Polizia-Reggio-Calabria.mp4</a></video></div>
<p>A conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, la Polizia, oggi, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria avente ad oggetto l&#8217;associazione <em>&#8220;Odv Centro Antiviolenza Margherita&#8221;</em> con sede legale in Reggio Calabria e gli immobili gestiti dalla stessa per l&#8217;esercizio delle proprie attività siti in Reggio Calabria e in provincia di Avellino. Il provvedimento, eseguito dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, con l&#8217;ausilio della Squadra Mobile di Avellino, è scaturito dagli esiti di un&#8217;articolata attività investigativa che ha tratto origine dal denunciato <strong>rapimento, nel marzo del 2024, di Tiziana Iaria</strong>, legale rappresentante del Centro Antiviolenza.</p>
<div>L&#8217;attività investigativa posta in essere dalla Polizia, svolta attraverso attività di intercettazione telefonica e telematica, acquisizione di tabulati di traffico telefonico e telematico, nonché attraverso l&#8217;acquisizione e la successiva analisi delle videoriprese degli impianti di videosorveglianza posti lungo il tragitto percorso da Iaria, sia prima che dopo il denunciato rapimento, ha consentito di acquisire elementi tali da poter accertare, allo stato del procedimento, la non veridicità di quanto denunciato in ordine al patito rapimento. Secondo quanto riferito dalla Iaria agli inquirenti, dopo il rientro nella sua abitazione, il suo sequestro sarebbe stato perpetrato da soggetti ignoti che, dopo averla stordita, l&#8217;avrebbero condotta in un luogo da lei non riconosciuto, per poi riportarla a Reggio Calabria la mattina successiva. La sera della scomparsa della donna, il marito riceveva un messaggio sul social network Facebook da un profilo a lui sconosciuto, in cui il mittente lo rassicurava che avrebbero provveduto a riportare la Iaria a casa appena la stessa si fosse ripresa, dichiarando che l&#8217;intento dell&#8217;azione era soltanto quello di spaventarla. L&#8217;analisi dei tabulati di traffico telematico acquisiti nel corso delle investigazioni ha permesso di ricavare, viceversa, elementi tali da ipotizzare che il messaggio in questione all&#8217;indirizzo del marito era stato inoltrato dalla stessa Iaria.</div>
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<div id="google_ads_iframe_/1010125,22405186844/GSUD/articolo/Desktop-Frame4_0__container__">Per tali ragioni, Tiziana Iaria risulta indagata per i reati di false informazioni al Pubblico Ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione di psicologa<strong>.</strong> Durante le indagini, infatti, sono stati ricostruiti episodi in cui l&#8217;indagata avrebbe esercitato, senza averne titolo, la professione di psicologa nei confronti di alcune ignare vittime di violenza che si rivolgevano all&#8217;associazione &#8220;<em>ODV Centro Antiviolenza Margherita</em>&#8221; dalla stessa gestita, spingendosi, in alcuni casi, financo a prescrivere farmaci alle predette.</div>
</div>
</div>
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		<item>
		<title>Sequestro e uccisione di Cristina Mazzotti, rapita 50 anni fa, PM: chiede tre ergastoli</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sequestro-e-uccisione-di-cristina-mazzotti-rapita-50-anni-fa-pm-chiede-tre-ergastoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 05:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Mazzotti]]></category>
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		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Procura antimafia di Milano ha chiesto la condanna all&#8217;ergastolo per i tre imputati del processo in corso davanti alla Corte di Assise di Como per il sequestro e l&#8217;omicidio di Cristina Mazzotti, rapita a 18 anni a Eupilio, nella Brianza comasca, la sera del 30 giugno 1975 e ritrovata morta il primo settembre successivo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Procura antimafia di Milano ha chiesto la condanna all&#8217;ergastolo per i tre imputati del processo in corso davanti alla Corte di Assise di Como per il sequestro e l&#8217;omicidio di <strong>Cristina Mazzotti</strong>, rapita a 18 anni a Eupilio, nella Brianza comasca, la sera del 30 giugno 1975 e ritrovata morta il primo settembre successivo in una discarica di Galliate (Novara).</p>
<p>Il pubblico ministero della Dda di Milano, Cecilia Vassena, a conclusione la sua requisitoria, durata sei ore, ha chiesto la condanna all&#8217;<strong>ergaostolo</strong> per il 74enne <strong>Giuseppe Calabrò</strong>, reggino di San Luca residente a Bovalino; <strong>Antonio Talia</strong>, 73 anni di Africo e <strong>Demetrio Latella</strong>, anche lui reggino, 71 anni, detto &#8220;Luciano&#8221;, residente nel Novarese, l&#8217;uomo la cui impronta digitale fu trovata sulla carrozzeria della Mini sulla quale Cristina viaggiava la sera del rapimento. Impronta che fu attribuita all&#8217;uomo dal sistema Afis della polizia scientifica di Roma soltanto a fine 2006.</p>
<p>Il sequestro di Cristina Mazzotti era avvenuto la sera del 30 giugno 1975, quando la Mini Minor su cui viaggiava con i suoi amici, Carlo Galli ed Emanuela Lusari, era stata bloccata da un gruppo di giovani uomini, che avevano costretto i tre ragazzi a sedersi sul sedile posteriore dell’auto, guidata dai sequestratori, e ad andare fino ad Appiano Gentile, dove la sola Cristina fu consegnata alla banda di carcerieri. <strong>La ragazza venne chiusa in una buca sottoterra, e avvelenata, giorno dopo giorno</strong>, da una quantità spropositata di sedativi che servivano a consentire a suoi carcerieri di gestirla senza urla e tentativi di fuga.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sequestro-e-uccisione-di-cristina-mazzotti-rapita-50-anni-fa-pm-chiede-tre-ergastoli/">Sequestro e uccisione di Cristina Mazzotti, rapita 50 anni fa, PM: chiede tre ergastoli</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosenza: Gip dispone giudizio immediato per Rosa Vespa, rapì neonata nella clinica &#8220;Sacro Cuore&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cosenza-gip-dispone-giudizio-immediato-per-rosa-vespa-rapi-neonata-nella-clinica-sacro-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 16:48:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[neonata]]></category>
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		<category><![CDATA[Sacro Cuore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gip del Tribunale di Cosenza ha disposto il giudizio immediato per Rosa Vespa. La 52enne cosentina è rinchiusa nel carcere di Castrovillari dallo scorso gennaio perché accusata di aver rapito una neonata di un giorno nella clinica &#8220;Sacro Cuore&#8221; di Cosenza.  Accolta la richiesta della Procura. Udienza fissata per il 25 settembre. I magistrati avevano anche chiesto una perizia psichiatrica sull’indagata per accertare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/cosenza-gip-dispone-giudizio-immediato-per-rosa-vespa-rapi-neonata-nella-clinica-sacro-cuore/">Cosenza: Gip dispone giudizio immediato per Rosa Vespa, rapì neonata nella clinica &#8220;Sacro Cuore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Il <strong>gip del Tribunale di Cosenza</strong> ha disposto il <strong>giudizio immediato</strong> per <strong>Rosa Vespa</strong>. La 52enne cosentina è rinchiusa nel <strong>carcere di Castrovillari</strong> dallo scorso gennaio perché accusata di aver rapito una neonata di un giorno nella clinica &#8220;Sacro Cuore&#8221; di Cosenza.<a href="https://www.agi.it/cronaca/news/2025-01-21/neonata-rapita-in-una-clinica-a-cosenza-29667966/"> </a> Accolta la richiesta della Procura. <strong>Udienza fissata per il 25 settembre</strong>. I magistrati avevano anche chiesto una <strong>perizia psichiatrica</strong> sull’indagata per accertare se la donna, che per nove mesi ha <strong>finto una gravidanza</strong> e poi un parto, al momento del rapimento era capace di intendere e di volere.</p>
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<div class="max-w-[600px] large:min-w-[600px] mx-auto">
<div id="adv-Bottom" class="advZone [&amp;_iframe]:m-auto" data-collapse-mode="hide">La sera dello scorso 21 gennaio <strong>Rosa Vespa</strong> e <strong>Acqua Omogo Chiediebere Moses</strong> furono trovati in casa con la piccola <strong>Sofia</strong>, vestita da maschietto. Inizialmente fu arrestato anche il marito Moses, poi <strong>scarcerato dal gip</strong>. Il 43enne nigeriano si è sempre professato innocente, dicendo che la moglie ha fatto tutto da sola. Infatti, la sua <strong>posizione è stata stralciata</strong> e potrebbe essere archiviata. Gli inquirenti devono accertare se la 52enne abbia potuto avere <strong>qualche complice</strong>. La donna ha finto per nove mesi di essere incinta, ha finto di aver partorito lo scorso 8 gennaio e di aver dato alla luce un maschietto di nome <strong>Ansel</strong>, che <strong>non è mai stato concepito</strong> né nato. Ma per i magistrati anche <strong>Moses sarebbe stato ingannato</strong> dalla moglie.</div>
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</div>
</div>
</div>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Intanto l’inchiesta si è sviluppata in <strong>altri filoni</strong>, uno dei quali riguarda la <strong>posizione della clinica</strong>. Gli inquirenti dovranno accertare se ci sono state <strong>eventuali responsabilità</strong> da parte della struttura sanitaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/cosenza-gip-dispone-giudizio-immediato-per-rosa-vespa-rapi-neonata-nella-clinica-sacro-cuore/">Cosenza: Gip dispone giudizio immediato per Rosa Vespa, rapì neonata nella clinica &#8220;Sacro Cuore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosenza, il papà di Sofia: sembra che la donna ci provasse da giorni, già da venerdì entrata in clinica</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cosenza-il-papa-di-sofia-sembra-che-la-donna-ci-provasse-da-giorni-gia-da-venerdi-entrata-in-clinica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 19:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Da questa clinica purtroppo entra e esce chiunque. Non c&#8217;è nessuno che controlla, non c&#8217;è nessuno né all&#8217;entrata né all&#8217;uscita&#8221;. parole di Federico, il papà di Sofia, la neonata rapita e ritrovata dopo alcune ore a Cosenza. &#8220;Sembra che la donna (Rosa Vespa, ndr) ci provasse già da giorni, perché già da venerdì hanno detto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/cosenza-il-papa-di-sofia-sembra-che-la-donna-ci-provasse-da-giorni-gia-da-venerdi-entrata-in-clinica/">Cosenza, il papà di Sofia: sembra che la donna ci provasse da giorni, già da venerdì entrata in clinica</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Da questa clinica purtroppo entra e esce chiunque</strong>. Non c&#8217;è nessuno che controlla, non c&#8217;è nessuno né all&#8217;entrata né all&#8217;uscita&#8221;. parole di<strong> Federico</strong>, il papà di <strong>Sofia</strong>, la neonata rapita e ritrovata dopo alcune ore a Cosenza. &#8220;Sembra che la donna (<em>Rosa Vespa, ndr</em>) ci provasse già da giorni, <strong>perché già da venerdì hanno detto che era entrata in clinica</strong>. Dalle telecamere &#8211; ha aggiunto -si vedeva,<strong> hanno detto che stava qui fuori</strong>&#8220;. Quando la donna è entrata nella stanza &#8211; ha raccontato ancora- eravamo tutti insieme, io, mia moglie, mia suocera e mio figlio. Quando è venuta è stata soprattutto <strong>mia suocera ad avere il sospetto perché non l&#8217;avevamo mai vista</strong>. Lei è entrata dicendo che era <strong>una puericultrice</strong> che doveva pulire la bambina. Noi abbiamo detto che la bambina era stata cambiata e ci ha chiesto se fossero passate più di tre ore. Alla nostra risposta affermativa ci ha detto <strong>&#8216;allora ve la cambio&#8217;</strong>. E noi gliela abbiamo data, non potevamo pensare a tutto il resto. <strong>Sembrava serena, non c&#8217;era nulla di strano</strong>. Quando poi ho visto le immagini della telecamera, all&#8217;inizio ho pensato di tutto, magari questi potevano andare chissà dove con la bambina. <strong>In quel momento ne pensi tante</strong>&#8220;.</p>
<p>Ripercorrendo le fasi della felice conclusione della vicenda, l&#8217;uomo ha detto che prima di ricevere la telefonata con cui gli hanno comunicato il ritrovamento, &#8220;<strong>abbiamo sentito un boato, un urlo</strong>, e tutti quanti che dicevano è stata trovata, è stata trovata. Non pensavamo ad <strong>una soluzione così veloce</strong>. Però gli uomini e le donne delle forze dell&#8217;ordine s<strong>ono stati eccezionali</strong>, sono stati bravissimi, in pochissimo sono riusciti a trovarli. <strong>Sono state però le tre ore più brutte della nostra vita</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;Se un giorno mia figlia saprà? <strong>Quando sarà più grande</strong>. Ora &#8211; ha detto Federico &#8211; vogliamo stare tranquilli, sereni e dimenticarci di ieri. Non abbiamo paura che possa accadere di nuovo. <strong>Non era una cosa mirata a noi, alla nostra famiglia.</strong> Quella donna è entrata nella prima stanza che gli è venuta davanti. <strong>Lei già aveva escogitato tutto</strong>. Fingere una gravidanza poi, non lo so, anche in casa, <strong>come hanno fatto a non accorgersi?</strong>&#8220;. E riguardo ai sequestratori della figlia, l&#8217;uomo ha concluso, &#8220;<strong>non voglio né vederli né sentirli</strong>. Di giustizia se ne parlerà poi&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/cosenza-il-papa-di-sofia-sembra-che-la-donna-ci-provasse-da-giorni-gia-da-venerdi-entrata-in-clinica/">Cosenza, il papà di Sofia: sembra che la donna ci provasse da giorni, già da venerdì entrata in clinica</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosenza, Rosa Vespa che ha rapito Sofia poco prima avrebbe tentato di prendere un maschietto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cosenza-rosa-vespa-che-ha-rapito-sofia-poco-prima-avrebbe-tentato-di-prendere-un-maschietto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 15:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuano ad emergere particolari sul rapimento lampo della neonata Sofia da una clinica di Cosenza. Rosa Vespa e Aqua Moses, la coppia arrestata e trasferita in carcere di Castrovillari per il rapimento della piccola, aveva già tentato di portare via dalla clinica &#8216;Sacro Cuore&#8217; di Cosenza un altro neonato. Pochi minuti prima che tra le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano ad emergere particolari sul rapimento lampo della neonata Sofia da una clinica di Cosenza. Rosa Vespa e Aqua Moses, la coppia arrestata e trasferita in carcere di Castrovillari per il rapimento della piccola, aveva già tentato di portare via dalla clinica &#8216;Sacro Cuore&#8217; di Cosenza un altro neonato. Pochi minuti prima che tra le loro braccia prendessero Sofia, di appena un giorno, avrebbero tentato di rapire un altro neonato, come riporta <em>Quotidiano del Sud</em>. Anche questa volta fingendosi infermiera Rosa Vespa, 53 anni, aveva chiesto all’altra mamma se c’era bisogno di un cambio pannolino. Ma quella mamma ha detto di “No”.</p>
<p>Secondo quanto si apprende, inoltre, marito e moglie avrebbero avuto una lite nei momenti immediatamente successivi al rapimento, come si intuisce dai video della videosorveglianza interna alla clinica che ha ripreso il loro allontanamento. L’uomo, infatti, si è reso conto che la moglie aveva prelevato una femminuccia e non un maschietto mentre loro avevano annunciato di avere avuto un figlio. Dal video sembra esserci un breve scambio concitato di battute tra i due che poi si allontanano, lei con la neonata in braccio e lui con l’ovetto per neonati. </p>
<p>La coppia cercava un maschietto. Poche ore prima sui social avevano annunciato la nascita di Ansel, per nove mesi avevano simulato una gravidanza. Poi hanno rapito Sofia inscenando la visita pediatrica. L’hanno vestita di azzurro e portata alla festa di battesimo già in corso a Castrolibero.</p>
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		<title>Rapimento lampo e &#8220;misterioso&#8221; della 15enne a Catanzaro: Arrestati due uomini a Torre Annunziata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 11:19:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un misterioso rapimento lampo ha scosso Catanzaro domenica sera, quando una ragazzina di 15 anni è stata sequestrata, forse a scopo di estorsione, e poi abbandonata a Marcellinara. Le indagini su questo enigmatico episodio sono condotte dalla polizia squadra mobile di Catanzaro e dal Commissariato di Ps di Torre Annunziata (NA). Aniello Agnello, 36 anni, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un misterioso rapimento lampo ha scosso <strong>Catanzaro</strong> domenica sera, quando una ragazzina di 15 anni è stata sequestrata, forse a scopo di estorsione, e poi abbandonata a Marcellinara. Le indagini su questo enigmatico episodio sono condotte dalla polizia squadra mobile di Catanzaro e dal Commissariato di Ps di Torre Annunziata (NA). <strong>Aniello Agnello</strong>, 36 anni, e <strong>Francesco Izzo</strong>, 32 anni, entrambi con precedenti penali e legami sospetti con il <strong>clan Gionta di Torre Annunziata</strong>, sono stati arrestati nella loro città natale. La notizia è stata riportata questa mattina dal quotidiano “Il Mattino”.</p>
<p>I due uomini sono stati individuati nelle loro abitazioni e arrestati in esecuzione di un <strong>fermo emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica guidata da Nicola Gratter</strong>i. Sono accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione. La vicenda si è svolta a Catanzaro domenica sera, quando la giovane vittima stava guidando la sua minicar elettrica.<br />
È stata bloccata e costretta a salire a bordo di una “Lancia Y”, per poi essere abbandonata circa un’ora dopo a Marcellinara. La posizione della ragazza è stata individuata grazie a un’applicazione sul telefono del padre. Fortunatamente, la 15enne è stata ritrovata spaventata ma in buone condizioni.</p>
<p>Le indagini sono in corso, e molte domande rimangono senza risposta. Si cerca di capire il motivo del rapimento della giovane, <strong>se ci siano messaggi o motivazioni dietro questo atto o se si sia trattato di uno scambio di persona</strong>. Inoltre, l’implicazione di individui con legami criminali di Torre Annunziata solleva ulteriori interrogativi sullo sfondo di questo enigmatico caso.<br />
Al momento, Agnello e Izzo sono detenuti in carcere, in attesa dell’interrogatorio per la convalida del fermo dinanzi al giudice del tribunale di Torre Annunziata. Successivamente, gli atti saranno trasmessi per competenza territoriale a Catanzaro, dove i due indagati potranno difendersi dalle gravi accuse.<strong> Nel frattempo, le indagini continuano a gettare luce su questa misteriosa vicenda</strong>.<br />
(<em>Fonte: ilgazzettinovesuviano.com</em>)</p>
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		<title>Con il rapimento di Paul Getty 50 anni fa prese il via la holding nell&#8217;edilizia della &#8216;ndrangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 14:49:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapimento del nipote dell&#8217;uomo più ricco del mondo che con il suo riscatto avviò il business della &#8216;ndrangheta. Mezzo secolo fa con la vicenda di Paul Getty, segnata da drammatici colpi di scena e fragili dinamiche familiari, la mafia calabrese lanciò la nascita del suo impero edile. La prima pietra per la holding dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapimento del nipote dell&#8217;uomo più ricco del mondo che con il suo riscatto avviò il business della &#8216;ndrangheta. Mezzo secolo fa con la vicenda di Paul Getty, segnata da drammatici colpi di scena e fragili dinamiche familiari, la mafia calabrese lanciò la nascita del suo impero edile. La prima pietra per la holding dei sequestri fu posta il 10 luglio 1973 quando a piazza Farnese, nel centro storico di Roma, fu portato via il sedicenne Paul Getty III.<br />
L&#8217;obiettivo del riscatto fu chiaro da subito: il petroliere miliardario americano Jean Paul Getty era suo nonno e secondo i banditi dell&#8217;epoca avrebbe potuto pagare qualsiasi cifra. Il nipote era un ragazzino dai capelli rossi e dall&#8217;aria hippy che viveva con la madre, la quale aveva una boutique a piazza di Spagna, e si dilettava a fare disegni per strada oltre a condurre una vita da bohemien.</p>
<p>Il giorno del rapimento venne sedato e portato in una cantina sotterranea vicino alla stazione di Sicignano degli Alburni, in provincia di Salerno. La prima richiesta fu di 17 milioni di dollari in cambio della sua restituzione, con tanto di annuncio che fosse vivo grazie a una lettera disperata del ragazzo alla madre e una telefonata dove si minacciava di tagliare l&#8217;orecchio al giovane. Jean Paul Getty inizialmente si rifiutò di trattare con i sequestratori: &#8220;ho 14 nipoti, se pagassi anche un solo centesimo li rapirebbero tutti&#8221;, diceva confermando la sua fama di uomo irremovibile e calcolatore. Anche perché tutti speravano che si trattasse di una truffa escogitata dal rampollo per estorcere soldi.<br />
Quando tre mesi dopo un pezzo dell&#8217;orecchio di Paul e una sua ciocca di capelli furono recapitati alla redazione romana del Messaggero si svelò il volto feroce dei suoi aguzzini. La salute del ragazzo cominciava a peggiorare mentre al Tempo arrivò una lettera dove il ragazzino supplicava di essere liberato. Nel tempo l&#8217;intransigenza del nonno crollò e il petroliere fu costretto a scendere a patti: il riscatto, ridotto a tre milioni di dollari, venne pagato in parte dal nonno e in parte dal papà, che s&#8217;impegnerà a restituire al capostipite della famiglia un interesse del 4% annuo sulla somma prestatagli. Fu una somma liberamente pagata, visto che soltanto nel 1991 sarà introdotta la legge sul blocco dei beni ai familiari.</p>
<p>Il 15 dicembre 1973, giorno in cui Jean Paul Getty compiva 81 anni, il sedicenne fu trovato da un camionista sull&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria. Quell&#8217;esperienza, durata cinque mesi, segnò inevitabilmente il ragazzo, che pur continuando la sua vita di artista girovago cadde nel vortice delle dipendenze: nel 1981 l&#8217;assunzione di una miscela a base di metadone, alcol e valium gli provocò un ictus che lo paralizzò rendendolo quasi cieco. Morì in Inghilterra nel 2011 a 54 anni.<br />
Per il rapimento di Paul, che ha poi ispirato libri e film, vennero arrestate nove persone  ma viste le insufficienze di prove solo due furono condannate in quanto esecutori materiali: Antonio Mancuso, proprietario dell&#8217;auto su cui fu caricato il denaro del riscatto, e Giuseppe la Manna, un guardiano notturno al quale furono ritrovate soltanto poche banconote del bottino, le quali nella vera sostanza non furono mai rintracciate.<br />
Diversi anni dopo la Commissione d&#8217;inchiesta antimafia scrisse nel &#8217;98, citando quel rapimento, che &#8220;con i proventi dei sequestri furono comprati camion, autocarri, pale meccaniche e si diede vita alla formazione di ditte mafiose nel campo dell&#8217;edilizia le quali parteciparono alle gare per gli appalti pubblici&#8221;. Da allora in poi quella mafia della montagna non sarà più la stessa e i nomi di contrade diventarono sinonimo di sequestri. Sulla costa ionica della Calabria, a Bovalino qualcuno chiamava uno dei quartieri con l&#8217;appellativo &#8216;Jean Paul Getty&#8217;: un cognome i cui fiumi di denaro, sborsati per un rapimento, fecero sgorgare colate di cemento criminale.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
<p>Primo Piano</p>
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