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	<title>processo Aemilia Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Aemilia: Dia confisca 8,5 milioni ad Antonio Muto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/aemilia-dia-confisca-85-milioni-ad-antonio-muto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 11:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[processo Aemilia]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro dia antonio muto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Direzione investigativa antimafia ha eseguito una confisca, disposta dalla Corte di Appello su richiesta del procuratore generale reggente di Bologna, Lucia Musti, di beni per circa 8,5 milioni a un condannato nel processo &#8216;Aemilia&#8217;. Si tratta di Antonio Muto, 68 anni, considerato esponente di rilievo della associazione &#8216;ndranghetista autonoma, attiva nei territori di Reggio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Direzione investigativa antimafia ha eseguito una confisca, disposta dalla Corte di Appello su richiesta del procuratore generale reggente di Bologna, Lucia Musti, di beni per circa 8,5 milioni a un condannato nel processo &#8216;Aemilia&#8217;. Si tratta di Antonio Muto, 68 anni, considerato esponente di rilievo della associazione &#8216;ndranghetista autonoma, attiva nei territori di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza, storicamente legata alla cosca di Cutro (Crotone) facente capo a Nicolino Grande Aracri.</p>
<p>Condannato in via definitiva il 7 maggio 2022 a dieci anni e otto mesi per associazione mafiosa, è attualmente detenuto. La figura del condannato, spiega una nota della Dia, è quella di un &#8220;partecipe molto attivo del sodalizio &#8216;ndranghetista emiliano, osservante delle gerarchie e regole dettate dai capi, fedele alle direttive ricevute condivise ed attuate, raccordo tra la cosca mafiosa ed esponenti delle Istituzioni locali consentendo in tal modo il rafforzamento e l&#8217;espansione economica del sodalizio, di chiara matrice imprenditoriale&#8221;.</p>
<p>Gli accertamenti hanno individuato elementi patrimoniali di cui Muto ha avuto la disponibilità e dimostrato che il loro valore era sproporzionato ai redditi dichiarati e all&#8217;attività economica svolta. L&#8217;ordinanza di confisca ha interessato 50 immobili tra cui una villetta di pregio a Reggio Emilia, capannoni industriali, terreni, una società immobiliare, un automezzo e 12 rapporti bancari. L&#8217;intero patrimonio, passato definitivamente nelle mani dello Stato, sarà amministrato dall&#8217;Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. (Fonte: ANSA)</p>
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		<title>Processo Aemilia, i giudici: &#8220;Cosca cutrese vero e proprio modello di business&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-aemilia-i-giudici-cosca-cutrese-vero-e-proprio-modello-di-business/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 16:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Aracri]]></category>
		<category><![CDATA[processo Aemilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La capacità di infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale rappresenta il vero ‘salto di qualità’ della presenza della &#8216;ndrangheta nel territorio emiliano” e l’aspetto “che maggiormente evidenzia il suo carattere autonomo rispetto alla casa madre cutrese” Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Bologna Alberto Pederiali, Maurizio Passarini e Giuditta Silvestrini nelle motivazioni di 2.583 pagine [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“La capacità di infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale rappresenta il vero ‘salto di qualità’ della presenza della &#8216;ndrangheta nel territorio emiliano” e l’aspetto “che maggiormente evidenzia il suo carattere autonomo rispetto alla casa madre cutrese”</p>
<p>Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Bologna Alberto Pederiali, Maurizio Passarini e Giuditta Silvestrini nelle motivazioni di 2.583 pagine depositate oggi alla sentenza di secondo grado del processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, pronunciata il 17 dicembre del 2020 nell’aula bunker del carcere della Dozza contro 129 persone, condannate in totale a 712 anni di carcere. Il confronto col primo grado concluso nel 2018 a Reggio Emilia è difficilmente omogeneo, perché allora le sentenze furono due (abbreviato e ordinario) e la riunificazione dei riti in appello produce riduzioni di pene anche se confermate. La Corte, comunque decise allora per 898 più 325 anni di galera per 148 imputati.</p>
<p>Tornando al “modello di business” messo in atto dalla cosca, i giudici continuano spiegando: “Non è emerso alcun elemento probatorio che susciti anche solo il sospetto che in tale ambito venissero impartiti ordini o anche solo che il sodalizio emiliano informasse o tenesse aggiornato il capo cosca cutrese (Nicolino Grande Aracri, ndr), eccetto nei casi in cui quest’ultimo non avesse un interesse particolare avendo egli investito denaro nel singolo affare o essendo destinatario di una parte dei profitti”.</p>
<p>Oltre alla protezione di poliziotti corrotti (un caso su tutti quello dell’ex autista del questore di Reggio Domenico Mesiano), contatti con la politica (ne è esempio la “cena delle beffe” del 2012 con l’esponente di Forza Italia Giuseppe Pagliani) e “il tentativo di strumentalizzare i mezzi di comunicazione per nascondere la presenza della ‘ndrangheta sul territorio reggiano”, il sodalizio “calabrese”, ricorreva poi a “metodologie di azione più raffinate che facevano leva sulla capacità operativa di creare facile ricchezza illecita appetibile da più parti del ceto imprenditoriale emiliano”.</p>
<p>Il quale “in tale modo, si è lasciato avvicinare per entrare in affari illeciti allettato dalla prospettiva di trovare canali di recupero dei crediti rapidi ed efficaci o facili e rapide soluzioni alla situazione di crisi economica in cui si era venuti a trovare”. Ma la cosca “era poi in grado di trasformarsi palesandosi come il più feroce degli aguzzini pronto a depredare, financo cannibalizzare, quegli stessi imprenditori che al sodalizio si erano rivolti convinti di trovare una facile soluzione ai loro problemi”.</p>
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