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	<title>pro vita Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Il patriarcato assedia l&#8217;otto marzo, ma a Milano una piccola Malala è davanti alla statua di Montanelli</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 18:08:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Donne violentate, uccise, sottomesse a padri, mariti e fratelli. Il femminicidio segna a lutto la Giornata Internazionale della Donna ed è un eccidio “impressionante”, come ha detto oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiamando per nome le vittime degli odiosi delitti di genere che negli ultimi due anni hanno raggiunto cifre record, spinte al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Donne violentate, uccise, sottomesse a padri, mariti e fratelli. Il femminicidio segna a lutto la Giornata Internazionale della Donna ed è <strong>un eccidio “impressionante”, come ha detto oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella</strong> chiamando per nome le vittime degli odiosi delitti di genere che negli ultimi due anni hanno raggiunto cifre record, spinte al massimo dentro la bolla di solitudine della pandemia. La crisi del Covid ha esacerbato gli animi e favorito l’odio. Chiuse in casa con i loro aguzzini, rese prigioniere dalla dipendenza economica o la perdita del lavoro.<br />
Nonostante un bollettino che dall’inizio del 2021 ha fatto registrare morti femminili a ritmo di una ogni cinque giorni, nelle stesse ore in cui Mattarella dedicava un ricordo a queste vite spezzate <strong>arriva una sconcertante celebrazione dell’8 marzo secondo il Movimento Pro Vita e Famiglia.</strong> <strong>Sul blog dell’associazione, l’editoriale di Francesca Romana Poleggi parte in quarta snocciolando i dati Istat del 2019, anno in cui sono avvenuti 315 omicidi, tra questi le persone uccise erano 204 uomini e 111 donne.</strong> Un ragionamento vetusto, già sentito e smontato in molte occasioni, ma l’autrice dell’articolo non se ne cura e rincara la dose con una paradossale precisazione: le donne ammazzate non soltanto sono quasi la metà degli uccisi uomini, ma molte tra loro potrebbero pure aver fatto quella fine per mano di altre donne o chissà di qualche rapinatore, che quindi non le odiava in quanto femmine.  La conclusione è quasi scontata: “Perché tanta retorica sui femminicidi, se i maschicidi sono di più? Forse per dar modo alla propaganda radicale femminista di far proseliti?” <strong>Singolare che a parlare di propaganda siano gli stessi attivisti della famiglia tradizionale che con modalità aggressive colonizzano gli ingressi delle scuole e le piazze di ritrovo dei giovani con campagne omo e tranfobiche o antiabortiste traboccanti di messaggi violenti. Molte delle quali sono state rifiutate in città come Milano e Reggio Calabria facendo gridare alla censura i poteri forti cattolici.</strong><br />
Proseguendo la lettura si capisce presto dove Poleggi voglia andare a parare. Ed è la riflessione dell’8 marzo più inquietante di sempre. Pro Vita denuncia infatti una gigantesca e strumentale omissione: “Non si parla mai di quello che è il più grande sterminio di donne e che avviene sotto gli occhi distratti delle femministe: nel 2020 circa la metà dei 42 milioni e mezzo di bambini abortiti nel mondo erano femmine”. <strong>Nel frattempo sui social il noto hashtag dei familisti #stopaborto irrompe tra le mimose e i fiocchetti rosa per mostrare due mani rosse che custodiscono un feto e ricordare che “l’aborto è ancora la prima causa di femminicidio al mondo”.</strong><br />
Ma allo stile dei Pro Vita siamo tristemente abituate. E purtroppo non è la più brutta di oggi. <strong>A far di peggio ci pensa Conad, che propone alle clienti il libello “Niente paura”, firmato da Carlo Bocchialini</strong> (giornalista e insegnante di arti marziali). Si tratta di un agile manualetto – neppure in regalo, per averlo bisogna spendere almeno 10 euro – distribuito nei punti vendita di alcune città del Nord, dove si spiega come proteggersi dagli stupratori. <strong>Peccato che anziché limitarsi a illustrare utili tecniche di autodifesa, Bocchialini indugia in consigli non richiesti.</strong> In sintesi ammonisce le donne, eterne Cappuccetto rosso nel bosco, ad essere caute: “A volte bastano un pizzico di prudenza e di strategia per non essere prede facili e scoraggiare un malintenzionato. Perché il cervello è sempre la nostra arma migliore&#8221;. E se si mette davvero male, scappiamo – che  resta la soluzione più efficace.<br />
Parole intrise del più compassionevole mansplaining, però hanno irritato solo le più attente. Al contrario, <strong>il solito hater (forse simpatizzante dei Men’s Rights) ha contestato con fastidio il prof del Collegio tv Andrea Maggi, che sul suo Instagram ha postato il suo pensiero sull’8 marzo facendo mea culpa su atteggiamenti e azioni dei “maschi”.</strong> Il follower offeso gli ha fatto subito notare – a lui, scrittore e letterato – di usare più accortezza verso la lingua italiana, avendo declassato gli uomini a maschi. Ammettiamolo, loro ai dettagli ci tengono di più.<br />
Ma qualche muro divisorio tra i sessi sta forse vacillando. <strong>In un intervento sul Fatto Quotidiano, Jakub Stanislaw Golebiewski, presidente dell’associazione Padri in Movimento, ha raccolto l’invito che Milena Gabanelli nei giorni scorsi aveva rivolto agli uomini chiedendo che fossero loro a scendere in piazza contro il femminicidio.</strong> E ricorda come la violenza si nutra sempre più dell’odio dei social citando recenti dati dell’osservatorio Vox: i tweet contro le donne rappresentano il 49,91% di quelli negativi. E tutti prendono di mira il corpo e le tendenze sessuali per denigrare ruolo e professionalità delle persone attaccate. “Gli uomini – scrive Golebiewski &#8211; non possono esimersi dalla responsabilità di essere parte attiva di un cambiamento che porti alla costruzione di una società equa e non violenta. Oggigiorno non basta più affermare “non sono un violento”, serve dimostrarlo con i fatti, in gioco c’è la rinuncia al potere e al dominio maschile così come è stato concepito. Siamo disposti a cedere una fetta di questo tossico dominio maschile? È una grande sfida con noi stessi”.<br />
<a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-147172" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo.jpg" alt="" width="1365" height="768" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo.jpg 1365w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo-300x169.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo-1024x576.jpg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo-768x432.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo-696x392.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo-1068x601.jpg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/03/otto-marzo-746x420.jpg 746w" sizes="(max-width: 1365px) 100vw, 1365px" /></a><br />
Non festeggiare, dunque (ce ne sono pochissimi motivi, peraltro) ma fare &#8211; da parte di tutte e tutti, insieme. <strong>Rinunciando pure alle mimose, anche se il fiore simbolo della giornata della donna fu un’idea italiana concepita da tre comuniste (Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei) per un motivo encomiabile: scegliere un fiore semplice, che ognuna potesse permettersi di indossare per dire “ci sono e lotto”.</strong><br />
C&#8217;è almeno una notizia bella di oggi. Senza mimose né clamori, tre donne speciali hanno fatto la loro apparizione come testimonial della giornata nei giardini pubblici di Milano.<strong> La studentessa pakistana premio Nobel Malala Yousafzai, ma anche Nandhini (quattordicenne indiana che si è ribellata al destino di sposa bambina) e la scienziata Rita Levi Montalcini, ritratte in mini-sculture. </strong>Piccole, ma un passo davanti al monumento di Indro Montanelli &#8211; come non poté fare con il celebre giornalista quella giovanissima sposa conquistata in Africa. L’installazione è di Terres des Hommes pensando di dedicare statue a personaggi femminili nel capoluogo lombardi. Al momento a Milano ricorda soltanto i grandi uomini.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong><br />
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		<title>Duro scontro dei cattolici sui manifesti contro l&#8217;aborto rimossi a Reggio dal sindaco Falcomatà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 10:41:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come promesso, il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà questa mattina ha rimosso i manifesti antiabortisti dell&#8217;associazione onlus Pro Vita e Famiglia, scomparsi sotto i rulli degli operai comunali incaricati dell&#8217;operazione. Un atto coraggioso quello di Falcomatà, che non ha esitato a prendere una decisione legalmente sanzionabile per esprimere la ferrea opposizione del comune reggino ai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come promesso, il sindaco di Reggio <strong>Giuseppe Falcomatà questa mattina ha rimosso i manifesti antiabortisti dell&#8217;associazione onlus Pro Vita e Famiglia</strong>, scomparsi sotto i rulli degli operai comunali incaricati dell&#8217;operazione. Un atto coraggioso quello di Falcomatà, che non ha esitato a prendere una decisione legalmente sanzionabile per esprimere la ferrea opposizione del comune reggino ai messaggi aggressivi veicolati dalla campagna dei familisti (&#8220;il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;).<br />
Eccetto l&#8217;ovvio dissenso istituzionale dell&#8217;arcidiocesi di Reggio-Bova, <strong>il generale aspro dibattito che si è scatenato nella città dello Stretto dopo l&#8217;iniziativa del sindaco</strong> sembra bloccare la città a quarant&#8217;anni fa, quando l&#8217;aborto era ancora un reato. Oggi &#8211; giova ricordarlo continuamente &#8211; non è più così, ma le prese di posizione registrate a Reggio in queste ore dimostrano come, sul piano etico, l&#8217;aborto continui ad essere etichettato come crimine, mentre appare lecita ogni affermazione, anche la più becera, volta a dissuadere chi compia questa scelta.<br />
La reazione più eclatante è quella di <strong>Avvenire di Calabria: nel numero di domani, per protesta, stamperà a pagina 12 il manifesto oscurato</strong> e nella prossima edizione annuncia un dibattito sui contenuti della campagna. Il direttore, don Davide  Imeneo, che è pure a capo dell&#8217;ufficio comunicazione della curia, è noto per la sua storica crociata contro l&#8217;amministrazione Falcomatà con numerose prime pagine sparate soprattutto sul tema rifiuti. Sulla cancellazione dei cartelloni contro l&#8217;aborto scrive che l&#8217;iniziativa di Avvenire è volta a dire no &#8220;a una censura inaccettabile&#8221;. L&#8217;hashtag d&#8217;occasione scelto è #resistenzaculturale. Vasto plauso a lui sui social: qualcuno con personalità nostalgica invita persino ad esporre alla finestra la pagina dove sarà riproposto il manifesto di Pro Vita. L&#8217;iniziativa di Avvenire di Calabria è approvata anche dai <strong>Padri Minimi del Santuario Regionale di San Francesco di Paola.</strong><br />
Sempre su Facebook, la <strong>Colonia Sant&#8217;Antonio Aspromonte</strong> tuona: &#8220;E&#8217; l&#8217;ennesima offesa alla chiesa reggina&#8221; e davanti alla grave onta, senza timore del Covid, lancia una manifestazione in piazza dei cattolici reggini, con tanto di messa solenne nel Duomo <em>(forse per pregare in espiazione del peccato del sindaco e di chi la pensa come lui &#8211; ndr). </em></p>
<div class="a8nywdso j7796vcc rz4wbd8a l29c1vbm"><span class="d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql rrkovp55 a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id" dir="auto">Creativo è poi <strong>don Domenico Rodà</strong>, parroco della chiesa Santa Maria delle Grazie di Lazzaro, che si affida alla propria abilità artistica con un dipinto che immagina sul lungomare un cartellone dove un bimbo fa capolino da un manifesto bianco strappandolo. E cita Einstein: &#8220;Due sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo&#8221;.<br />
</span></div>
<div><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-143562" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico.jpg" alt="" width="1612" height="2015" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico.jpg 1612w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-240x300.jpg 240w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-819x1024.jpg 819w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-768x960.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-1229x1536.jpg 1229w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-696x870.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-1068x1335.jpg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-336x420.jpg 336w" sizes="(max-width: 1612px) 100vw, 1612px" /></a></div>
<div></div>
<p>Il <strong>Centro Aiuto alla Vita</strong> di Reggio, stigmatizzando Falcomatà, dedica invece attraverso Enza Crea, l&#8217;unico solitario pensiero alle donne di tutto il dibattito: &#8220;Triste quella società che non aiuta la vita perchè non ne garantisce il sostentamento&#8221;. Un commento che, per lo meno, non collega la scelta di avere un figlio a un obbligo morale e riconosce la difficoltà materiale di farlo per molte donne. Dello stesso tenore è l&#8217;intervento del <strong>Forum Famiglie Calabria</strong>, il cui presidente Claudio Venditti, respingendo la decisione di Falcomatà ricorda &#8220;le donne che chiedono di abortire per le difficoltà a portare a termine la loro gravidanza ma che, se debitamente aiutate, potrebbero realizzare il loro diritto a diventare madri&#8221;. Continua Venditti: &#8220;Sono tanti i problemi che una donna in attesa di un figlio incontra, e la scelta dolorosa di abortire genera spesso drammi che ci si porta dietro tutta la vita. Le istituzioni, a partire da quelle comunali, devono occuparsi di tutti e non soltanto di una parte. Perché non vengono messe in atto politiche reali di tutela della maternità anche e soprattutto nei posti di lavoro?&#8221;</p>
<div class="j7796vcc">
<div class="nc684nl6">Il vero nucleo della polemica scoppiata attorno al caso dei manifesti rimossi è legata a doppio filo alla politica. <strong>I cattolici reggini hanno sempre costituito un serbatoio importante di voti per i vari amministratori, e per Giuseppe Falcomatà non è stato diverso. Adesso nell&#8217;ambiente della chiesa si grida al tradimento</strong> (su Facebook c&#8217;è chi ha definito il sindaco un &#8220;comunista travestito da democratico&#8221; che nella domenica di Carnevale ha gettato la maschera).</div>
<div>Sulla querelle si è espresso <strong>Giuseppe Marino, consigliere comunale e metropolitano</strong> votatissimo dalla componente cattolica. &#8220;Sono convinto &#8211; ha scritto Marino su Facebook &#8211; che la Vita rappresenti il dono più grande che va tutelato sempre. Secondo il mio punto di vista, da cattolico, una vita può essere sacrificata soltanto per salvarne un&#8217;altra. In ogni caso, sono profondamente rispettoso dell&#8217;altrui pensiero e delle libertà fondamentali. Prima fra tutte la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla nostra Costituzione. Per questi motivi, personalmente non avrei fatto rimuovere i manifesti della campagna stop-aborto. Penso sia più utile aprire un dibattito in città, soprattutto con i giovani, anche per aiutare i nostri ragazzi a capire che le idee degli altri possono non essere condivise ma vanno rispettate&#8221;.</div>
<div>A proposito di giovani, tra l&#8217;altro, il posizionamento dei manifesti incriminati è stato strategico, davanti a molte scuole &#8211; marketing tipico dei Pro Life con i loro spregiudicati camion-vela giganti di effetto choc.</div>
<div>Sul pensiero di Marino concorda in toto <strong>Giuseppe Sera</strong>, ex consigliere comunale di centrosinistra (candidato al consiglio metropolitano sconfitto e oggi un po&#8217; meno amichevole verso il sindaco, che pure aveva sostenuto alle scorse elezioni con una lista di peso). Rispondendo proprio a Sera su Facebook, <strong>Michela Calabrò, presidente dell&#8217;Arcigay reggina ed ex presidente commissione pari opportunità del Comune di Reggio, denuncia di aver ricevuto insulti per la sua approvazione verso il gesto di Falcomatà</strong>: &#8220;Anche questa è libertà di espressione? Io credo che chi ha l&#8217;onore di guidare una città ha l&#8217;obbligo di prendere scelte coraggiose, spesso impopolari. E se è vero che esistono valori e idee diverse è altrettanto vero che esistono valori universali e diritti riconosciuti sulla quale non ci può essere libertà di opinione. Io oggi non potrei mai dire &#8220;che la schiavitù delle persone nere è stata giusta&#8221;, difendiamo la libertà di espressione ma solo se non offende la libertà e la dignità delle altre e degli altri&#8221;. Sulla sua bacheca, aggiunge: &#8221; In quei manifesti, in maniera celata si offende la dignità anche di tante donne che hanno abortito a seguito di uno stupro o per altre terribili motivazioni&#8221;.</div>
<div>A fronte di tanto subbuglio cattolico, va detto che uguale passione non si è registrata nel centrosinistra, dove cautamente ci si è limitati a ripostare le parole di Falcomatà senza nessuna dichiarazione ufficiale.</div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto"></div>
</div>
<p><strong>Pro Vita e Famiglia, che già ieri aveva risposto a Falcomatà ricordando come i manifesti fossero stati aitori, oggi ritorna a bomba con una lettera aperta dove anticipa un&#8217;azione legale contro il primo cittadino di Reggio:</strong> &#8220;Caro sindaco di cosa ha paura??? Che le donne sia informate su cosa sia l’aborto? Certamente non potrà fermare il nostro impegno a favore della #vita come non potrà fermare le ormai migliaia di condivisioni sui vari social tanto che ormai il nostro manifesto e il suo messaggio pro-vita sono sulla bocca e sui cellulari di tutti! Ci vedremo presto in Tribunale, quando dovrà spiegare le ragioni della sua intolleranza ideologica! Magari, caro sindaco, a sua difesa chiederà al magistrato di mandare tutti i pro-life e coloro che la pensano diversamente da lei al confino o in un gulag?&#8221;<br />
Probabilmente non sarà Falcomatà l&#8217;unico imputato, visto che la reazione degli amministratori e della società civile è stata dello stesso segno anche in altre città italiane.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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		<title>Reggio, il sindaco Falcomatà fa rimuovere cartelloni choc contro l&#8217;aborto: &#8220;Messaggio violento&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 16:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il corpo di mio figlio non è il mio, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;. Queste parole, insieme all&#8217;hashtag #stopaborto, sono la nuova idea dei creativi dell&#8217;associazione Pro Vita e Famiglia, e si leggono, abbinate ai volti sorridenti di giovani donne, su cartelloni apparsi nelle strade di Reggio. Ancora per poche ore, perché il sindaco [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/reggio-il-sindaco-falcomata-fa-rimuovere-cartelloni-choc-contro-laborto-messaggio-violento/">Reggio, il sindaco Falcomatà fa rimuovere cartelloni choc contro l&#8217;aborto: &#8220;Messaggio violento&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il corpo di mio figlio non è il mio, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;. Queste parole, insieme all&#8217;hashtag <strong>#stopaborto</strong>, sono la nuova idea dei creativi dell&#8217;associazione Pro Vita e Famiglia, e si leggono, abbinate ai volti sorridenti di giovani donne, su cartelloni apparsi nelle strade di Reggio. Ancora per poche ore, perché <strong>il sindaco Giuseppe Falcomatà ha deciso di farli rimuovere, ritenendoli &#8220;lesivi della libertà personale dell&#8217;individuo&#8221;</strong>. Per la legge, in assenza di reali reati nel contenuto dei manifesti, l&#8217;atto del sindaco reggino è un illecito, insomma una specie di censura al libero pensiero. Falcomatà però la pensa diversamente, come spiega sulla sua pagina Facebook: &#8220;Mi hanno detto che non si può fare perché non ci sarebbe nessun messaggio violento scritto. E invece si. È una violenza impedire a una persona di scegliere, in modo consapevole e responsabile, nel rispetto della legge. È una violenza non consentire a una persona di avere un’altra idea, un’altra opinione, un altro punto di vista. È una violenza ancora maggiore esporre questi manifesti vicino le scuole, luoghi di educazione, di istruzione, di cultura, luoghi in cui si forma la coscienza di ogni individuo e si impara il rispetto per la dignità di ogni individuo. È violenta una pubblicità il cui messaggio è che non sei padrona di te stessa. <strong>Non si può fare &#8211; mi è stato detto &#8211; ci esponiamo al rischio di finire in tribunale. Ho risposto che sarò contento di spiegare a un giudice perché quel messaggio è violento&#8221;. </strong><br />
L&#8217;iniziativa di Falcomatà è un segnale importante in un momento in cui si respira nel nostro paese, fin dalle più alte cariche, un&#8217;inversione reazionaria del pensiero riguardo i temi di famiglia e sessualità. Ma era prevedibile che sull&#8217;episodio la cittadinanza si dividesse, in base alle diverse convinzioni ideologiche (e pure di qualche strumentalizzazione politica). In realtà<strong> non è la prima volta che lo stile di comunicazione aggressivo dei Pro Vita suscita sdegno, e non solo a Reggio.</strong> Qualche mese fa erano state alcune associazioni a denunciare la presenza di una vela pubblicitaria che mostrava una donna esanime con una mela nel palmo, richiamando la fiaba di Biancaneve nello slogan &#8220;prenderesti del veleno?&#8221;, ovvero la pillola Ru486. Già allora era stato sollecitato l&#8217;intervento del sindaco. E la campagna contro l&#8217;aborto che oggi Falcomatà ha vietato è stata in questi giorni al centro di analoghe azioni, una a Milano e l&#8217;altra (ancora senza esito, richiesta da Pd a Virginia Raggi) a Roma, con il ritiro dell&#8217;autorizzazione alle affissioni.<br />
Per non citare altre celebri spot dei familisti, come quello contro l&#8217;utero in affitto, che mostrava due uomini denominati genitore 1 e genitore 2 spingere un carrello della spesa dentro il quale la merce è un bambino con tanto di codice a barre sul petto.<br />
Nel caso dell&#8217;accanito battage antiabortista, il movimento Pro Vita si spinge fino a dichiarazioni scientificamente infondate (come quella sul rischio letale della Ru486), e non è meno pericoloso il senso di questa nuova trovata promozionale, che va ben oltre i limiti dell&#8217;oscurantismo e la colpevolizzazione di chi decide di abortire, arrivando a negare alla donna la consapevolezza del proprio corpo, definito come semplice contenitore di feti. La stessa riflessione sulla violenza di questo messaggio ha animato l&#8217;intervento del sindaco reggino Falcomatà, ma qualcuno si è già preso la briga di ricordargli che la rimozione di quei manifesti potrebbe esporre il Comune a un risarcimento danni.<br />
<strong>La Onlus Pro Vita e Famiglia ha replicato così su Facebook:</strong> &#8220;Il commento del sindaco non entra nel merito della questione sollevata dal manifesto ma sposta la discussione dalla liceità dell&#8217;aborto alla libertà d&#8217;espressione. Spiace perché il sindaco, per il ruolo istituzionale che riveste, dovrebbe invece farsi garante delle libertà costituzionali di tutti, fra cui il diritto inviolabile alla libertà di espressione. L&#8217;unica vera violenza è la censura!!! Ma il nostro impegno a favore della vita continuerà ugualmente a Reggio come in tutta #Italia&#8221;.<br />
Ma soprattutto <strong>contro Falcomatà si è scagliata l&#8217;arcidiocesi di Reggio-Bova.</strong> In una nota si commenta così l&#8217;accaduto: &#8220;Un manifesto che reca una opinione alternativa all&#8217;aborto non rappresenta, in nessun caso, un impedimento a scegliere di abortire. Rammarica constatare che ancora oggi si fa un uso pregiudizievole e politico della tematica dell&#8217;aborto, una pratica che lascia ferite profonde in molte donne e che, se affrontata in modo superficiale ed ideologico, calpesta la dignità delle donne stesse, soprattutto di coloro che, per diversi motivi, hanno fatto la dolorosa scelta di abortire. Pertanto l&#8217;Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, &#8211; si legge nella nota dell&#8217;Ufficio per le comunicazioni sociali &#8211; mentre esprime profondo e preoccupato rammarico per il fatto in questione, prende le distanze, in modo inequivocabile e netto, non soltanto dalla decisione assunta dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ma soprattutto &#8211; sia pure rispettandole &#8211; dalle motivazioni che egli stesso ha espresso a sostegno di essa, ritenendole lesive della libertà di espressione e di opinione&#8221;.<br />
L&#8217;Arcidiocesi ha annunciato un &#8220;documento di riflessione su quanto accaduto, redatto con l&#8217;aiuto di alcuni esperti nelle scienze teologiche, etico-giuridiche ed umane&#8221;. Al di là di ogni intoccabile libertà di idee, resta molto amaro e sconcertante lo scontro su quello che da quarant&#8217;anni è un diritto protetto dalla legge e non dovrebbe essere mai oggetto di propaganda.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/reggio-il-sindaco-falcomata-fa-rimuovere-cartelloni-choc-contro-laborto-messaggio-violento/">Reggio, il sindaco Falcomatà fa rimuovere cartelloni choc contro l&#8217;aborto: &#8220;Messaggio violento&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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