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	<title>popolazione Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 Apr 2025 18:46:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Censimento Istat 2023, in Calabria cala la popolazione residente: in un anno 8.042 persone in meno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Apr 2025 07:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[calo]]></category>
		<category><![CDATA[censimento]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblicati dall&#8217;Istat i dati dell&#8217;ultimo Censimento regionale. La popolazione residente in Calabria, al 31 dicembre 2023, ammontava a 1.838.568 persone, in calo rispetto di 8.042 individui (a fine 2022 erano 8.844) rispetto allo stesso periodo del 2022 ( (-0,4%). Per quasi i due terzi i calabresi vivono nelle province di Cosenza e Reggio (64,5%). La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicati dall&#8217;Istat i dati dell&#8217;ultimo Censimento regionale. La popolazione residente in Calabria, al 31 dicembre 2023, ammontava a 1.838.568 persone, in calo rispetto di 8.042 individui (a fine 2022 erano 8.844) rispetto allo stesso periodo del 2022 ( (-0,4%).<br />
Per quasi i due terzi i calabresi vivono nelle province di Cosenza e Reggio (64,5%). La diminuzione rispetto al 2022, fa sapere l&#8217;Istituto nazionale di statistica, è frutto dei valori negativi del saldo naturale e di quello migratorio interno, cui si contrappongono in modo insufficiente i valori positivi del saldo migratorio con l&#8217;estero e dell&#8217;aggiustamento statistico. In Calabria, come nel resto del Paese, si è raggiunto un nuovo record di denatalità. I nuovi nati sono 13.282 (-169 rispetto al 2022). Nel 2023 si è ridotta la mortalità (-961 decessi rispetto all&#8217;anno precedente ) e il tasso di mortalità è sceso passando dal 12,4 all&#8217;11,9 per mille. Il maggior decremento si registra nella provincia di Crotone. Più della metà (56%) dei 404 comuni calabresi ha una popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti e vi risiede quasi il 30% degli abitanti. Quasi un terzo della popolazione (32,0%) vive nei comuni che hanno fino a 5.000 abitanti, e più di un quarto (28,1%) nei sei comuni con oltre 50.000 abitanti (Reggio Calabria, Catanzaro, Corigliano-Rossano, Lamezia Terme, Cosenza e Crotone). Reggio è l&#8217;unico comune a superare i 100mila abitanti (169.679unità) e ha il doppio della popolazione di Catanzaro (84.109 unità); secondo comune più popoloso della regione. Tra i comuni non capoluogo spiccano per popolazione Corigliano-Rossano (74.268 abitanti) e Lamezia Terme (67.246).</p>
<p>Le donne rimangono ancora in maggioranza: sono infatti il 51% della popolazione residente, superando gli uomini di oltre 36mila unità, prevalentemente a causa della maggiore longevità femminile. L&#8217;età media si innalza rispetto al 2022 da 45,7 a 46,0 anni. Crotone e Reggio sono le province più giovani (rispettivamente 44,6 e 45,5 anni), Cosenza e Catanzaro quelle più anziane (46,5 e 46,4 anni). Nel 2023, rileva l&#8217;Istat, la popolazione calabrese presenta una struttura per età sensibilmente meno anziana rispetto al totale del Paese. Tuttavia, anche in Calabria aumenta, rispetto all&#8217;anno precedente, la quota delle classi di età più avanzate tra gli anziani. In particolare, nella regione si contano 709 centenari, il 3,3% dei 21.211 che vivono nel nostro Paese. Di questi 24 hanno almeno 105 anni :in Italia sono complessivamente 677.</p>
<p>Aumentano gli stranieri residenti: quelli censiti sono in totale 99.907 (+2.845 rispetto al 2022- 2,9%), il 5,4% della popolazione regionale. Provengono da 155 Paesi con prevalenza da Romania (26,2%), Marocco (15,0%) e Ucraina (7,0%). La maggior parte degli stranieri risiede nella provincia di Cosenza (36.063), segue Reggio (29.786) e poi Catanzaro (17.928). Più staccate Crotone (9.013) e Vibo (7.117).</p>
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		<title>Studio Cgia, in Calabria la quota più elevata di popolazione a rischio povertà (48,8%)</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/studio-cgia-in-calabria-la-quota-piu-elevata-di-popolazione-a-rischio-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2025 07:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In termini assoluti tutta la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1 per cento del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni (pari al 57 per cento del totale) sono residenti nel Mezzogiorno. La regione che ne conta di più è la Campania con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In termini assoluti tutta la <strong>popolazione a rischio povertà o esclusione sociale</strong> presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1 per cento del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni (pari al 57 per cento del totale) sono residenti nel Mezzogiorno. La regione che ne conta di più è la Campania con 2,4 milioni. Seguono la Sicilia con 1,9, il Lazio con quasi 1,5 e la Puglia con 1,46. Se, invece, prendiamo come riferimento la percentuale a rischio povertà sul totale abitanti, <strong>la regione con la quota più elevata è la Calabria (48,8 per cento)</strong>. Seguono la Campania (43,5), la Sicilia (40,9) e la Puglia (37,7). E&#8217; quanto riporta uno studio della Cgia su rischio povertà.</p>
<p>In linea generale tra tutti i nuclei che hanno come capofamiglia un lavoratore autonomo, il rischio povertà o esclusione sociale è al 22,7 per cento, mentre la quota riferita a tutte le famiglie con alla guida un lavoratore dipendente è decisamente inferiore e pari al 14,8 per cento. &#8220;In altre parole- si legge nello studio-, se negli ultimi decenni abbiamo assistito a una progressiva riduzione del potere d’acquisto dei salari che ha spinto verso l’area dell’indigenza molti operai/impiegati con bassi livelli di inquadramento contrattuale, ai lavoratori autonomi le cose sono andate molto peggio. I fatturati hanno subito delle forti contrazioni e, conseguentemente, la qualità della vita delle partite Iva ha subito un deciso aggravamento. La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi CGIA che ha elaborato i dati dell’Istat. Qualcuno potrebbe obbiettare che i dati riferiti alla povertà dei lavoratori autonomi sarebbero condizionati da importi reddituali dichiarati non corrispondenti al vero. In realtà, il rischio povertà o esclusione sociale è un indicatore molto complesso che è dato dalla somma delle persone che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: vivono in famiglie a rischio povertà; vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale; vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro. Ovviamente, tra le categorie monitorate dall’Istat la più disagiata economicamente e socialmente è quella dei pensionati, dove il rischio povertà delle famiglie è addirittura al 33,1 per cento&#8221;.</p>
<p><strong>Oltre 5 milioni di partite Iva, metà sono forfettari</strong><br />
In Italia il numero dei lavoratori indipendenti è stimato in 5.170.000 unità. Di questi, poco meno della metà opera in regime dei minimi. Stiamo parlando di attività economiche senza dipendenti e senza alcuna organizzazione d’impresa con un fatturato annuo al di sotto degli 85 mila euro. Insomma, una pura e semplice partita Iva che fa dell’autoimprenditorialità la sua ragione lavorativa. E’ il caso di tanti giovani, di altrettante donne e di molte persone in età avanzata soprattutto del Mezzogiorno che sbarcano il lunario con piccoli lavori/consulenze senza disporre di alcun ammortizzatore sociale e/o sostegno pubblico. Soggetti che faticano a incassare le proprie spettanze e che, nella stragrande maggioranza dei casi, si trovano in condizioni economiche molto fragili e, quindi, a forte rischio di povertà o esclusione sociale.<br />
<strong>Rispetto al 2003, reddito autonomi – 30%</strong><br />
Negli ultimi 20 anni il reddito degli autonomi è sceso del 30 per cento, mentre quello dei lavoratori dipendenti è diminuito di “solo” l’8 per cento. Per i pensionati, invece, il dato è rimasto pressoché stabile. La debolezza economica di molte partite Iva, il crollo dei consumi interni – causato dalle crisi economiche che si sono succedute in questi due decenni – e alla concorrenza praticata dapprima dalla grande distribuzione e negli ultimi anni dal commercio elettronico, hanno fiaccato la tenuta reddituale di tantissime micro attività.</p>
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		<title>In Calabria popolazione ancora in calo: Riduzioni più significative in province di Vibo e Cosenza</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/in-calabria-popolazione-ancora-in-calo-riduzioni-piu-significative-in-province-di-vibo-e-cosenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 12:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si arresta il calo demografico in Calabria. La popolazione residente nella regione &#8211; certifica l&#8217;Istat sulla base dei dati del Censimento permanente &#8211; al 31 dicembre 2021 era pari a 1.855.454 residenti, in discesa a -0,3% rispetto al 2020 (-5.147 individui) e -5,3% rispetto al 2011. La riduzione più significativa si registra in provincia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non si arresta il calo demografico in Calabria. La popolazione residente nella regione &#8211; certifica l&#8217;Istat sulla base dei dati del Censimento permanente &#8211; al 31 dicembre 2021 era pari a 1.855.454 residenti, in discesa a -0,3% rispetto al 2020 (-5.147 individui) e -5,3% rispetto al 2011. La riduzione più significativa si registra in provincia di Vibo Valentia (-7,3%) e in provincia di Cosenza (-5,5%) Il calo rispetto al 2020 si deve alla dinamica naturale e ad un saldo migratorio non compensato, mentre il tasso di mortalità è aumentato, passando dall&#8217;11,2 per mille del 2020 al 12,2 per mille del 2021, con un picco del 12,5 per mille nella provincia di Cosenza. Gli stranieri censiti sono 93.257 (+261 rispetto al 2020), cinque cittadini ogni 100 e provengono da 157 Paesi: in prevalenza da Romania (28,4%), Marocco (16,1%) e Ucraina (5,8%).</p>
<p>Le donne in Calabria sono il 51% della popolazione residente, superando gli uomini di 39mila unità, ciò molto probabilmente per la maggiore longevità femminile. Cresce l&#8217;età media che, rispetto al 2020, si è innalzata da 45,2 a 45,5 anni.<br />
Crotone e Reggio sono le province più giovani (rispettivamente 44 e 45 anni in media), mentre Cosenza e Catanzaro quelle più anziane (circa 46).<br />
Gli analfabeti e alfabeti senza titolo di studio sono il 6,4% dei residenti. Poco meno del 30% ( il 27,9) ha conseguito il diploma di licenza media, il 35,1% ha il diploma di scuola secondaria o di qualifica professionale, il 14,8% possiede un titolo accademico. Diminuiscono le persone in cerca di occupazione rispetto al 2011 (55mila persone in meno, -37,1%), soprattutto fra le donne (-38,3%), e gli occupati (-3,2%), in particolare per la componente maschile (circa 14mila unità in meno, pari al -3,6%).</p>
<p>Nel decennio 2011-2021, registra l&#8217;Istat, per via delle variazioni amministrative intervenute, il numero dei comuni si è ridotto da 409 a 404. In base all&#8217;ampiezza demografica 58 sono gli enti transitati nella classe più bassa, mentre Settingiano, Montalto Uffugo e Botricello sono passati in quella superiore. A livello provinciale Reggio perde 1.664 residenti, seguita da Cosenza (-1.576 residenti), mentre Vibo registra il maggiore decremento relativo (-0,4%).<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Istat: 1,8 mln i calabresi a fine 2019. Reggio comune più popoloso, Staiti il più piccolo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/istat-18-mln-i-calabresi-a-fine-2019-reggio-comune-piu-popoloso-staiti-il-piu-piccolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 14:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[2019]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; E&#8217; di 1.894.110 unità, la popolazione censita in Calabria al 31 dicembre 2019, con una riduzione di 17.911 abitanti (-9,4‰) rispetto al 2018 e di 64.940 abitanti (-4,2‰ in media ogni anno) rispetto al Censimento 2011. E&#8217; uno dei dati delle prime due rilevazioni fatte nel 2018 e nel 2019 del Censimento permanente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; E&#8217; di 1.894.110 unità, la popolazione censita in Calabria al 31 dicembre 2019, con una riduzione di 17.911 abitanti (-9,4‰) rispetto al 2018 e di 64.940 abitanti (-4,2‰ in media ogni anno) rispetto al Censimento 2011. E&#8217; uno dei dati delle prime due rilevazioni fatte nel 2018 e nel 2019 del Censimento permanente effettuato dall&#8217;Istat che ha comportato un radicale cambiamento di strategia rispetto alla rilevazione diretta, esaustiva e a cadenza decennale su tutti gli individui e tutte le famiglie che ha caratterizzato i censimenti fino al 2011.<br />
Il nuovo Censimento si basa, infatti, sulla combinazione di rilevazioni campionarie e dati di fonte amministrativa trattati statisticamente, ed è realizzato ogni anno. In merito al 2011, i residenti diminuiscono in tutte le province. La riduzione è maggiore nelle province di Vibo Valentia e Reggio di Calabria (rispettivamente -6,8‰ e -4,6‰ in media annua). Più del 36% dei residenti è concentrato nella provincia di Cosenza nonostante una diminuzione della densità abitativa nell&#8217;arco di otto anni da 106 a 103 abitanti per km2.<br />
Il comune più popoloso è Reggio con 174.885 abitanti, quello più piccolo è Staiti (Reggio di Calabria) con 211 abitanti. La struttura per genere della popolazione residente si caratterizza per una maggiore presenza di donne, sono 966.378, il 51% del totale. L&#8217;età media è 44,4 anni contro i 45,2 dell&#8217;Italia. Il confronto con il Censimento 2011 evidenzia un progressivo invecchiamento della popolazione, con ritmi superiori alla media nazionale. Tutte le classi di età sotto i 50 anni vedono diminuire il proprio peso relativo rispetto al 2011. Il comune più giovane è Platì (età media 36,1 anni); quello più vecchio è Carpanzano (58,9).<br />
Nel periodo 2011-2019 la popolazione di cittadinanza straniera è aumentata del 5,8% in media ogni anno. I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le province, con punte più elevate a Crotone (+8% in media annua) e Cosenza (+6%). L&#8217;età media è più bassa di 10,2 anni rispetto a quella degli italiani (34,7 contro 44,9). Tra gli stranieri, l&#8217;indice di dipendenza, ovvero la quota di popolazione in età non lavorativa (con meno di 15 anni o con 65 anni e più) rispetto alle persone in età da lavoro (15-64 anni) è 23,2%, mentre tra gli italiani è 56,7%. Se ci si limita alla componente a carico in età 65 e più i precedenti valori sono, rispettivamente, 4,9% e 36,4%. Anche la popolazione straniera è sottoposta a un processo di invecchiamento, con un aumento dell&#8217;incidenza della popolazione di 50 anni e più concentrata nella classe 60-69 anni. Nel 2019, più della metà (55,5%) degli stranieri residenti in Calabria proviene dall&#8217;Europa, il 25,1% è originario di un Paese africano mentre i cittadini di Asia e America rappresentano, rispettivamente, il 16,4% e il 2,9%. I cittadini romeni sono il 32,2% del totale degli stranieri e costituiscono la comunità più numerosa, seguiti da marocchini (14,2%) e bulgari (6,2%). La componente femminile prevale tra coloro che provengono dall&#8217;Europa centro-orientale (67,7%) e tra i latinoamericani (64,8%).<br />
Il 34,5% della popolazione con 9 anni e più ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale, il 28,2% la licenza di scuola media e il 16,9% la licenza elementare. Le persone con un titolo terziario e superiore sono il 13,5%. Rispetto al 2011, è dimezzata la presenza degli analfabeti (dal 3,4% all&#8217;1,7%) e sono diminuiti gli alfabeti privi di titolo di studio (dal 7,1% al 5,2%). Le persone con un titolo universitario e superiore sono aumentate dall&#8217;11,3% al 13,5%. Tra la popolazione residente di 15 anni e più le forze di lavoro sono 769.432, 6.351 in più rispetto al 2011 (+0,8%). L&#8217;incremento delle persone attive sul mercato del lavoro è dovuto alla crescita delle persone in cerca di occupazione (+13,3%), soprattutto fra gli uomini (+17,2%). In calo, invece, il numero degli occupati, nel 2019 sono 601.082, 13.419 in meno rispetto al 2011 (-2,2%). Il tasso di attività è pari al 46,7%, -6% sotto il corrispondente valore dell&#8217;Italia; gli occupati rappresentano il 36,5% della popolazione di 15 anni e più contro il 45,6% della media nazionale. Più elevato, invece, il tasso di disoccupazione (21,9% Calabria e 13,1% Italia). Il mercato del lavoro presenta un forte squilibrio di genere. Il tasso di occupazione maschile è al 45,1%, quasi diciassette punti più elevato di quello femminile; il tasso di disoccupazione è pari al 20,1% e al 24,4%, rispettivamente per uomini e donne.</p>
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