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	<title>Piromalli Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 May 2026 08:04:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Arrestato a Genova il latitante Giuseppe Antonio Trimboli affiliato alla cosca &#8216;Piromalli&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/arrestato-a-genova-il-latitante-giuseppe-antonio-trimboli-affiliato-alla-cosca-piromalli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:04:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ scattata nel pomeriggio di ieri l’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’arresto di un uomo, Giuseppe Antonio Trimboli, di 65 anni di Gioia Tauro, latitante dal 30 novembre 2024, giorno in cui si era sottratto all’esecuzione del provvedimento restrittivo emesso dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ scattata nel pomeriggio di ieri l’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’arresto di un uomo, <strong>Giuseppe Antonio Trimboli,</strong> di 65 anni di Gioia Tauro, latitante dal 30 novembre 2024, giorno in cui si era sottratto all’esecuzione del provvedimento restrittivo emesso dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria a seguito della condanna definitiva dell’uomo alla pena di dodici anni di reclusione per associazione mafiosa scaturita dall’operazione di polizia denominata <em>Provvidenza</em>, condotta dal Ros dei Carabinieri, che aveva riguardato la famiglia di ‘ndrangheta dei <em>Piromalli. S</em>uccessivamente, è stato emesso un nuovo provvedimento di cumulo che ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra i reati e ricalcolato la pena residua in 8 anni e due mesi.</p>
<p>L’arrestato, inoltre, è stato poi condannato nell’ambito del processo <em>Spazio di Libertà, </em>operazione curata dalla Squadra Mobile reggina con il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia, per aver favorito la latitanza di Giuseppe Crea, vertice dell’omonima cosca, attiva a Rizziconi, e Giuseppe Ferraro, elemento di spicco della ‘ndrina Ferraro-Raccosta, catturati all&#8217;interno di un bunker sotterraneo nelle campagne di Maropati (RC) in data 29 gennaio 2016. Gli uomini della Squadra Mobile, coordinati dal Procuratore Generale della Repubblica di Reggio Calabria, hanno avviato le ricerche del latitante analizzando dati di frequentazioni e spostamenti pregressi, anche provenienti dai colleghi dell’Arma dei Carabinieri, che avevano suggerito, nei giorni scorsi, la possibilità che il fuggitivo avesse trovato riparo fuori dai confini calabresi.</p>
<p>Ieri pomeriggio, gli investigatori reggini, strettamente collaborati dai poliziotti della Squadra Mobile di Genova, hanno individuato l’uomo all’interno di un condominio in una zona residenziale del capoluogo ligure. Acquisito il dato, con il costante coordinamento del Procuratore Generale e della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e della Procura della Repubblica di Genova, è scattato il blitz che ha condotto alla cattura del ricercato. L’arrestato aveva anche la disponibilità di un documento d’identità falso.</p>
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		<title>Roma, confiscato patrimonio da 3 milioni a usuraio vicino ai Piromalli e Banda della Magliana</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/roma-confiscato-patrimonio-da-3-milioni-a-usuraio-vicino-ai-piromalli-e-banda-della-magliana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 18:47:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Unità immobiliari e disponibilità finanziarie per oltre 3 milioni di euro sono state confiscate a un romano di 83 anni, accusato di attività usurarie e di riciclaggio di capitali illeciti fin dagli anni &#8217;70 per conto di diverse organizzazioni mafiose e in particolare nell&#8217;interesse della Banda della Magliana. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Unità immobiliari e disponibilità finanziarie per oltre 3 milioni di euro sono state confiscate a un romano di 83 anni, accusato di attività usurarie e di riciclaggio di capitali illeciti fin dagli anni &#8217;70 per conto di diverse organizzazioni mafiose e in particolare nell&#8217;interesse della Banda della Magliana. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Roma, è stato eseguito dal personale della Divisione Anticrimine della questura di Roma dopo la pronuncia della Cassazione. L&#8217;uomo svolgeva attività di usura anche per conto di <strong>‘ndrangheta,</strong> camorra e di Cosa Nostra.</p>
<p>L’attività costituisce il parziale epilogo dell’operazione &#8216;Ragnatela&#8217; del 2021, nel cui ambito gli specialisti della Divisione Anticrimine avviarono le indagini, ricostruendo la carriera criminale e analizzando la posizione economico-patrimoniale di due persone, il romano di 83 anni e un <strong>calabrese</strong> della zona dei Castelli Romani, inserito in pericolosissimi contesti di criminalità organizzata di matrice<strong> ‘ndranghetista</strong>, operante nel mandamento tirrenico, che fece capo alla cosca <strong>Piromalli di Gioia Tauro</strong>, e quella dei loro nuclei familiari.</p>
<p>Il romano durante un interrogatorio si era definito <strong>&#8216;uomo liquido&#8217;</strong>, cioè a disposizione di diverse organizzazioni criminali, con il compito di riciclarne gli enormi proventi illeciti. Nella sua attività di usura era solito vantarsi con le vittime dei suoi intimi rapporti con i vertici della Banda della Magliana e della mafia siciliana.</p>
<p>Tra i beni irrevocabilmente confiscati, entrati a far parte del patrimonio dello Stato, ci sono un complesso immobiliare nel Comune di Rocca di Papa, adibito ad albergo-ristorante, assegnato alla Protezione Civile, una unità immobiliare nel Comune di Roma, nella zona urbanistica della Magliana, disponibilità finanziarie giacenti su diversi rapporti creditizi per un valore complessivo di oltre 300.000 euro. L&#8217;uomo, colpito da confisca, non risulta colpito da provvedimenti limitativi della libertà personale e vive nella Capitale.</p>
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		<title>VIDEO-Operazione &#8220;Res Tauro&#8221;, colpo alla potente cosca dei Piromalli: 26 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 10:15:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-337851-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/09/Res-Tauro.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/09/Res-Tauro.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/09/Res-Tauro.mp4</a></video></div>
<p>Dalle prime ore di oggi 23 settembre, il Raggruppamento Operativo Speciale, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali Carabinieri territorialmente competenti, in Benevento, Lecce, Milano, Nuoro, Palermo, Reggio Calabria, Santa Maria Capua Vetere e Ventimiglia sta dando esecuzione a una misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 soggetti, indagati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione illegale di armi e munizioni, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso, nonché di reati in materia di armi. L’indagine &#8211; avviata nel 2020 &#8211; ha ad oggetto la ricostruzione degli attuali assetti della cosca PIROMALLI, articolazione della Ndrangheta di particolare rilievo nel complessivo panorama criminale dell’intera organizzazione di cui, secondo la ricostruzione allo stato ritenuta fondata dal Giudice per le indagini preliminari , sono risultate figure di primo piano quelle dei fratelli PIROMALLI Giuseppe cl. 1945 “facciazza”, Gioacchino cl. 1934 e Antonio cl. 1939 cui è contestata la direzione strategico-operativa della cosca e delle connesse attività delittuose.</p>
<p>In proposito, posizione di preminenza è stata attribuita a PIROMALLI Giuseppe il quale, all’indomani della sua scarcerazione – intervenuta il 10.05.2021 dopo 22 anni consecutivi di detenzione in regime di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario – avrebbe ripreso le redini della cosca ridefinendo i ruoli e compiti degli associati, riaffermando il suo potere sul territorio attraverso una costante pressione estorsiva ai danni di imprenditori ed operatori commerciali nonché attraverso l’alterazione delle aste giudiziarie mediante l’inquinamento delle relative procedure di vendita, al fine di acquisire beni d’interesse della cosca stessa, di rientrare in possesso di beni già confiscati, oppure, di ricevere denaro e/o altre utilità da terzi intenzionati ad aggiudicarsi la procedura pubblica. I beni così acquisiti dalla cosca, attraverso articolate operazioni, sarebbero stati intestati fittiziamente a terzi compiacenti col fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale.<br />
Secondo quanto ritenuto nel provvedimento cautelare, gli ingenti profitti illeciti, percepiti quasi esclusivamente in denaro contante, sarebbero stati reinvestiti in attività imprenditoriali riconducibili alla cosca, attraverso un sistema di riciclaggio e autoriciclaggio connesso principalmente ai servizi forniti alle aziende agricole del luogo. Contestualmente alle misure cautelari personali il ROS ha proceduto all’esecuzione di un sequestro preventivo di urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, di 6 immobili, 16 appezzamenti di terreno, 3 imprese individuali e 2 imprese agricole per un valore stimato di mercato di 3 milioni di euro, ritenuti riconducibili, a vario titolo, a soggetti appartenenti alla cosca.</p>
<p>Parallelamente è stata data esecuzione a due distinte misure di prevenzione patrimoniali – riguardanti beni mobili, immobili, rapporti bancari per un ammontare complessivo di oltre 4 milioni di euro &#8211; nei confronti di PIROMALLI Giuseppe e del suo braccio destro ZITO Antonio (e dei rispettivi nuclei familiari), richieste sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini che hanno permesso di sostenere la qualificata e perdurante pericolosità sociale dei proposti nonché di acquisire, attraverso mirati accertamenti di natura patrimoniale, significativi elementi circa la gestione unitaria del cosca PIROMALLI che opera come un&#8217;unica entità economica, i cui profitti illeciti vengono condivisi e distribuiti.<br />
rong>In carcere</strong> sono finiti, oltre all’anziano padrino Giuseppe “Pino” Piromalli detto Facciazza, anche Rosario Bruzzese, Raoul Centenari, Antonino Cipri, Francesco Copelli, Salvatore Copelli, Rocco Delfino, Giuseppe Ferraro, Giovanni Furfaro, Davide Macrì, Rosario Mazzaferro, Aurelio Messineo, Gioacchino Piromalli (classe ’69) detto l’avvocato, Domenico Giuseppe Riganò, Cosimo Romagnosi, Domenico Saverino, Domenico Sibio, Francesco Giuseppe Spizzica, Michele Trimarchi, Antonio Zito.<br />
<strong>Agli arresti domiciliari</strong>, invece, Francesco Adornato, Nicola Callè, Antonio Piromalli (classe ’39) padre di Gioacchino e fratello di Giuseppe Piromalli; Michelangelo Timpani.</p>
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		<title>VIDEO-&#8216;Ndrangheta, sequestri e confische per cosche Tegano, Alvaro, Piromalli, Pesce e Bellocco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 10:58:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-315663-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/05/GDF-Reggio-Calabria.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/05/GDF-Reggio-Calabria.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/05/GDF-Reggio-Calabria.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), ha portato a termine un’operazione che ha consentito di applicare una serie di misure di prevenzione patrimoniali (sequestri e confische) per un valore complessivamente stimato in circa 6 milioni di euro. L’esecuzione dei suddetti provvedimenti ablativi scaturisce da una mirata analisi operativa che ha permesso di individuare diversi soggetti che, rivestendo posizioni di rilievo all’interno di importanti cosche della ‘ndrangheta, avevano indebitamente accumulato, negli anni, ingenti patrimoni illeciti. Sulla base di tali evidenze, la Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore facente funzioni Giuseppe Lombardo, ha delegato il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria a svolgere mirate e specifiche indagini patrimoniali.</p>
<p>Le risultanze investigative emerse hanno consentito di accertare la sussistenza, in capo ai destinatari delle citate misure di prevenzione, della c.d. “pericolosità sociale”, trattandosi di soggetti che, come peraltro già emerso in diverse operazioni di polizia, sono risultati appartenenti o quanto meno contigui alla ‘ndrangheta, essendo operativi all’interno di rilevanti articolazioni territoriali attive sia nella città di Reggio Calabria e sia nel territorio ricompreso nella fascia tirrenica. In particolare, taluni dei soggetti destinatari dei provvedimenti di applicazione delle misure patrimoniali in trattazione avrebbero fornito un significativo contributo alle attività criminose di alcune delle più importanti cosche locali di ‘ndrangheta, tra le quali le famiglie “TEGANO”, “ALVARO”, “PIROMALLI”, “PESCE” e “BELLOCCO”. Gli appositi accertamenti economico-patrimoniali esperiti &#8211; nei confronti degli stessi soggetti nonché dei componenti dei rispettivi nuclei familiari &#8211; hanno permesso di rilevare, inoltre, come il patrimonio riconducibile ai medesimi risultasse di valore significativamente sproporzionato rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati.</p>
<p>Sulla base di tali elementi, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, allo stato dei procedimenti in essere e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle rispettive responsabilità, ha emesso, nei confronti di 15 destinatari, i suddetti provvedimenti di sequestro e confisca che hanno riguardato, tra l’altro, 47 immobili (28 fabbricati e 19 terreni), 3 ditte individuali operanti nei settori del commercio al dettaglio di ricambi per autoveicoli, del commercio all’ingrosso di rottami, dei trasporti e agricolo, quote di partecipazione di una società operante nel settore della lavorazione delle pietre e del marmo, 6 autoveicoli, 2 orologi di lusso, risorse finanziarie e denaro contante, come accennato, per un valore complessivo stimato pari a circa 6 milioni di euro. Tra i beni oggetto di confisca, si annovera anche un illecito credito tributario di ingente valore, individuato e sottoposto a sequestro d’urgenza giustappunto poco prima del tentativo di incasso da parte di un noto esponente della cosca “LIBRI”.</p>
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		<title>La cosca Piromalli infiltrata nella ristorazione e nei locali della movida milanese: condanne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 19:14:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Giudice per l&#8217;udienza preliminare di Milano Daniela Cardamone, accogliendo la ricostruzione della pm della Dda milanese, Silvia Bonardi, ha inflitto pene che vanno dai 2 anni e 8 mesi ai 18 anni e ha disposto un risarcimento di 2 milioni di euro per danno patrimoniale e di immagine al Comune. Con le condanne di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Giudice per l&#8217;udienza preliminare di <strong>Milano</strong> Daniela Cardamone, accogliendo la ricostruzione della pm della Dda milanese, Silvia Bonardi, ha inflitto pene che vanno dai 2 anni e 8 mesi ai 18 anni e ha disposto un risarcimento di 2 milioni di euro per danno patrimoniale e di immagine al Comune. Con le condanne di oggi vengono certificate le infiltrazioni della cosca dei <strong>Piromalli</strong> anche nel settore della <strong>ristorazione e dei locali della movida milanese</strong>, come quelli all’interno del <strong>Mercato comunale del quartiere Isola</strong>, una tra le zone più frequentate negli ultimi anni nel capoluogo lombardo. La decisione è arrivata al termine del processo in abbreviato nei confronti di nove imputati, tra cui il presunto boss Salvatore Giacobbe, i suoi due figli, Angelino e Vincenzino, e Agostino Cappellacci, ritenuto vicino alla potente famiglia di Gioia Tauro. Inoltre sono stati confiscati immobili in provincia di Mantova, di Lecco e a Gioia Tauro, due orologi per un valore di 57 mila euro e le quote delle società Masseria e La Masseria, che gestiscono una bottega alimentare all’interno del Mercato comunale. Le accuse a vario titolo sono associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e intestazione fittizia di beni, reati aggravati dal fatto di aver agevolato la &#8216;ndrangheta e pure traffico di rifiuti.</p>
<p>I nove sono tra i 13 arrestati a maggio dell’anno scorso dal Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf &#8211; in quattro hanno scelto il rito ordinario &#8211; nell’ambito di una indagine che ha azzerato una sorta di «un piano espansionistico» portato avanti, tramite i loro referenti, dai Piromalli che in passato avevano tentato, per esempio, di mettere le mani sull&#8217;Ortomercato. Piano nel quale i Giacobbe, a seconda del settore che puntavano a controllare, si sarebbero interfacciati con altri clan e altre mafie. Per esempio con i Casalesi, quando si è trattato di fare affari con il traffico illecito di rifiuti. Oltre all’immondizia, alle estorsioni &#8211; in particolare per il recupero crediti &#8211; e alle truffe ai danni delle agenzie del lavoro interinali, redditizia è stata soprattutto l&#8217;infiltrazione nel tessuto della ristorazione, attività gestita da Cappellaccio, condannato oggi a 5 anni e 8 mesi, con <strong>La Masseria, bottega di prodotti alimentari, Granum, pizzeria d’asporto, la pescheria Piscarius e il Beats Bar di via Borsieri, ristoranti in via Fiamma e in via Galilei</strong>, e altri locali per i quali in gran parte era stato nominato un amministratore giudiziario.</p>
<p>L’indagine ha tratteggiato anche le dinamiche del gruppo mafioso con il capo, Salvatore Giacobbe, 72 anni, che oltre a tenere i rapporti con la &#8220;casa madre&#8221;, ossia Girolamo Piromalli (<em>non indagato in questa indagine della dda milanese</em>), distribuiva i compiti ai suoi sottoposti «a seconda delle specifiche capacità». Sottoposti tra cui i due figli, Angelino a cui sono stati inflitti 13 anni e Vincenzo (10 anni e 4 mesi) e Giovanni Caridi (10 anni e 8 mesi) e Livio Pintus (10 anni e 8 mesi), tra coloro che sarebbero stati incaricati nel recupero crediti.</p>
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		<title>Gioia Tauro, confiscati 350mila euro di beni a coniugi commercianti legati a cosca Piromalli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 12:00:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (RC), nelle scorse ore, hanno dato esecuzione ad un decreto di confisca del Tribunale &#8211; Misure di Prevenzione di Reggio Calabria nei confronti di due coniugi gioiesi. Il provvedimento ha interessato beni immobili, un autoveicolo e conti correnti bancari e polizze assicurative per un valore complessivo di euro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (RC), nelle scorse ore, hanno dato esecuzione ad un decreto di confisca del Tribunale &#8211; Misure di Prevenzione di Reggio Calabria nei confronti di due coniugi gioiesi. Il provvedimento ha interessato beni immobili, un autoveicolo e conti correnti bancari e polizze assicurative per un valore complessivo di euro 350.000, già sottoposti a sequestro di prevenzione. Tale confisca è conseguente e connessa all’Operazione “Geolja”, condotta dall’Arma dei Carabinieri nell’anno 2021 sotto il coordinamento della DDA reggina, che ha consentito di disvelare un sodalizio di &#8216;ndrangheta facente capo all’articolazione territoriale denominata cosca “Piromalli”.</p>
<p>Con l’operazione “Geolja”, infatti, si è gettata luce sulla intricata rete di minacce e imposizioni che i commercianti della Piana di Gioia Tauro erano costretti a sopportare per esercitare la loro professione. La pervasività dell’azione criminale, così come dimostrato dall’indagine, arrivava a regolare i prezzi imposti e persino i periodi e la lunghezza delle ferie che i dipendenti potevano concedersi, allo stato degli atti ed in attesa dei provvedimenti giudiziari definitivi in cui la suddetta ricostruzione investigativa sarà sottoposta a verifica.</p>
<p>L’aggressione ai proventi illeciti costituisce elemento essenziale delle indagini condotte dall’Arma per prevenire e reprimere atti criminali e per sequestrare e confiscare i beni illegalmente acquisiti.</p>
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		<title>&#8220;Rinascita-Scott&#8221;, parla Pittelli: Mai raccomandato nessuno. Piromalli e Mancuso sono amici. Il processo è una farsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 13:39:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Io non ho mai raccomandato nessuno, avrei potuto farlo con mia figlia ma non l&#8217;ho mai fatto. La figlia di Mancuso era in difficoltà, mi dispiaceva per lei. Ho contattato un mio amico avvocato che l&#8217;ha aiutata. Tutto qui». Torna a parlare l&#8217;avvocato Giancarlo Pittelli e lo fa ai microfoni di &#8220;Studio Aperto Mag&#8221;. Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Io non ho mai raccomandato nessuno, avrei potuto farlo con mia figlia ma non l&#8217;ho mai fatto. La figlia di Mancuso era in difficoltà, mi dispiaceva per lei. Ho contattato un mio amico avvocato che l&#8217;ha aiutata. Tutto qui». </p>
<p>Torna a parlare l&#8217;avvocato Giancarlo Pittelli e lo fa ai microfoni di &#8220;Studio Aperto Mag&#8221;. Il legale, imputato nel processo &#8220;Rinascita–Scott&#8221; e che oggi si trova agli arresti domiciliari, spiega: «Piromalli e Mancuso li difendo da anni. Ma quali boss, sono due miei clienti con cui ho stretto amicizia. Gli abbracci con Mancuso erano normali abbracci tra amici quando vincevano le cause». </p>
<p>Pittelli torna anche sulle accuse che gli sono mosse nel processo istruito dalla Dda di Catanzaro. «Io sono accusato di aver rivelato dei documenti segreti a Mancuso – spiega Pittelli – quelle cose che gli ho detto le ho lette sui giornali e si sono avverate due mesi dopo, questo processo è tutta una farsa, hanno anche truccato le intercettazioni prima o poi tutto verrà fuori», ha concluso Pittelli nello speciale di Studio Aperto dedicato alla &#8216;Ndrangheta.</p>
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		<title>Nuove accuse per Pittelli: &#8220;portavoce esigenze cosca Piromalli&#8221; nell&#8217;inchiesta su omicidio giudice Scopelliti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 12:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giancarlo Pittelli, l’avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta “Mala pigna” su un traffico illecito di rifiuti coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, secondo l’accusa avrebbe anche svolto, è scritto nel capo di imputazione, un ruolo “da ‘postino’ per conto dei capi della cosca Piromalli, nella perizia balistica relativa all’omicidio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giancarlo Pittelli, l’avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta “Mala pigna” su un traffico illecito di rifiuti coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, secondo l’accusa avrebbe anche svolto, è scritto nel capo di imputazione, un ruolo “da ‘postino’ per conto dei capi della cosca Piromalli, nella perizia balistica relativa all’omicidio del giudice Antonino Scopelliti“, il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione ucciso il 9 agosto del 1991 in un agguato a Campo Calabro, nel reggino, mentre rientrava a casa a bordo della sua autovettura.</p>
<p>In particolare, l’ex parlamentare, secondo l’accusa, avrebbe sottoposto all’attenzione di un indagato, ritenuto “soggetto di estrema fiducia” della famiglia mafiosa Piromalli di Gioia Tauro, “una missiva proveniente da Antonio Piromalli finalizzata a far risultare un pagamento tracciato e quietanzato per il consulente tecnico che avrebbe dovuto redigere la consulenza per conto di Giuseppe Piromalli detto ‘Facciazza’ indagato quale mandante, in concorso con altri capi di cosche di ‘ndrangheta e di Cosa nostra siciliana, dell’omicidio del giudice Scopelliti facendosi portavoce delle esigenze della cosca”. In sostanza, per la Dda reggina, avrebbe pianificato “un sistema al fine di eludere la tracciabilità del denaro necessario alle strategie difensive, proveniente da profitti criminali”. </p>
<p>(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Bombardieri: &#8220;A Reggio parte della pubblica amministrazione asservita a clan&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/bombardieri-a-reggio-parte-della-pubblica-amministrazione-asservita-a-clan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 14:46:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Asp Reggio]]></category>
		<category><![CDATA[Bombardieri]]></category>
		<category><![CDATA[chirone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;L&#8217;inchiesta &#8216;Chirone&#8217; conferma, ancora una volta, la forza della penetrazione, i condizionamenti, l&#8217;asservimento della parte illegale della pubblica amministrazione nei confronti della &#8216;ndrangheta in molte delle attività istituzionali in provincia di Reggio Calabria&#8221;. Lo dichiara il procuratore capo di reggio Calabria, Giovanni Bombardieri. &#8220;Il settore, ancora una volta &#8211; fa rilevare &#8211; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;L&#8217;inchiesta &#8216;Chirone&#8217; conferma, ancora una volta, la forza della penetrazione, i condizionamenti, l&#8217;asservimento della parte illegale della pubblica amministrazione nei confronti della &#8216;ndrangheta in molte delle attività istituzionali in provincia di Reggio Calabria&#8221;. Lo dichiara il procuratore capo di reggio Calabria, Giovanni Bombardieri.<br />
&#8220;Il settore, ancora una volta &#8211; fa rilevare &#8211; è quello della sanità e della salute, in particolare i servizi erogati dall&#8217;Asp di Reggio Calabria, in atto commissariata per infiltrazioni mafiose. L&#8217;inchiesta &#8211; continua Bombardieri &#8211; consente di ricostruire i rapporti di cointeressenza di alcuni soggetti intranei o collegati allo storico clan Piromalli-Molę di Gioia Tauro, che giungono ad esercitare pressioni per pilotare nomine dirigenziali delle strutture dell&#8217; Asp di reggio Calabria, in particolare nella sua proiezione territoriale tirrenica, al fine di “costruire” referenze interne da finalizzare ai propri illeciti interessi e con il risultato della affermazione del proprio potere ‘ndranghetista sul territorio, come peraltro riferito da numerosi collaboratori di giustizia&#8221;.<br />
La Procura della Repubblica di Reggio, assicura il prcocuratore, &#8220;continuerà comunque ad esercitare il suo impegno istituzionale per salvaguardare il diritto dei cittadini alla salute continuando ad incalzare le eventuali connivenze degli apparati pubblici con le organizzazioni criminali e mafiose in difesa non solo dei cittadini, ma della libertà d&#8217;impresa così duramente colpita in questa provincia&#8221;. </p>
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		<title>Inchiesta &#8216;Chirone&#8217;, Spirlì: sanità saccheggiata dagli &#8216;scafisti&#8217; di calabresi</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/inchiesta-chirone-spirli-sanita-saccheggiata-dagli-scafisti-di-calabresi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 13:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Asp Reggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Piromalli]]></category>
		<category><![CDATA[spirlì]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro – “Il condizionamento della mafia, dei poteri occulti deviati, di una mala politica che di questi poteri e di questa &#8216;ndrangheta si è ingrassata è evidente, e questi fatti lo confermano, soprattutto nel mondo della sanità”. Lo ha detto il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, intervenendo a &#8220;Che giorno è su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/inchiesta-chirone-spirli-sanita-saccheggiata-dagli-scafisti-di-calabresi/">Inchiesta &#8216;Chirone&#8217;, Spirlì: sanità saccheggiata dagli &#8216;scafisti&#8217; di calabresi</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro – “Il condizionamento della mafia, dei poteri occulti deviati, di una mala politica che di questi poteri e di questa &#8216;ndrangheta si è ingrassata è evidente, e questi fatti lo confermano, soprattutto nel mondo della sanità”. Lo ha detto il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, intervenendo a &#8220;Che giorno è su Radio 1 Rai&#8221;, commentando l&#8217;inchiesta &#8220;Chirone&#8221; sui condizionamenti della &#8216;ndrangheta nell&#8217;Asp di Reggio Calabria.<br />
&#8220;Questa terra &#8211; ha aggiunto Spirlì &#8211; non solo è stata saccheggiata della propria sanità per decenni, ma adesso è saccheggiata dai trasportatori, dagli scafisti di calabresi: qui ci sono decine e decine di malandrini della sanità, che, confidando nella speranza dei calabresi di potersi curare, vengono a rapire decine di migliaia di calabresi e li trasportano in altre regioni. Molti ritornano guariti, molti non tornano o tornano giusto per morire in Calabria. Ma questa cosa &#8211; ha aggiunto il presidente ff della Regione Calabria &#8211; ha creato un buco, una voragine nei conti della sanità, voragine per la quale ho chiesto un intervento definitivo e decisivo del governo. Oggi lo chiedo con una lettera al presidente Draghi, nei giorni scorsi sono stato a Roma e l&#8217;ho chiesto ai ministri competenti: proprio con questo Piano nazionale di ripresa e resilienza, magari utilizzando proprio questi fondi, devono assolutamente risanare questo debito che calabresi malandrini ma malandrini di tutt&#8217;Italia e del mondo e tutto quello di marcio che si è riunito nei decenni scorsi hanno creato a danno dei calabresi innocenti&#8221;.<br />
Successivamente, Spirlì ha poi ribadito: “I calabresi innocenti di oggi non possono pagare, morendo, le colpe di calabresi e non calabresi che si sono ingrassati con la sanità e lo stanno facendo ancora. Qui il caporalato dei malati esiste eccome: partono pullman per altre regioni e se la gente è trasportata da malfattori che vengono a visitare in Calabria e poi esportano malati in tutto il territorio nazionale  e non, non è una cosa buona. Su questo – ha proseguito il presidente facente funzioni della Regione Calabria &#8211; bisognerebbe andare a fare i controlli, su tutti caporali che vengono in questa terra a raccattare malati e a trasportare in  altre regioni”.<br />
Secondo Spirlì &#8220;è inutile continuare a commissariare la sanità calabrese sapendo che quel commissario che arriverà, né Longo né i diecimila commissari che verranno dopo Longo, non potrà risanare un debito che ormai oscilla sui due miliardi-due miliardi e mezzo. La sanità calabrese non l&#8217;ha saputa organizzare in questi ultimi 11 anni nessuno dei commissari e nessun governo nazionale, perché il commissariamento arriva dal governo nazionale. Partiamo allora con la riconsegna dai calabresi innocenti di una sanità che si possa chiamare tale.  Pertanto &#8211; ha concluso il presidente ff della Regione Calabria &#8211; si intervenga definitivamente per creare davvero la coesione territoriale sanitaria, azzerando il debito, permettendo finalmente di recuperare con l&#8217;assunzione di medici e operatori, risistemando tutte le strutture, acquistando strumentazioni nuove&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/inchiesta-chirone-spirli-sanita-saccheggiata-dagli-scafisti-di-calabresi/">Inchiesta &#8216;Chirone&#8217;, Spirlì: sanità saccheggiata dagli &#8216;scafisti&#8217; di calabresi</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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