Tag: omofobia

  • Catanzaro non discrimina: in piazza per dire no all’omofobia – VIDEO

    Catanzaro non discrimina: in piazza per dire no all’omofobia – VIDEO

    Non è ancora un vero Pride ma la strada è quella: Catanzaro che non discrimina ha voluto dire il suo no all’omofobia appoggiando il disegno di legge Zan

    Diverse associazioni e singoli cittadini si sono ritrovati in piazza prefettura contro le discriminazioni a sfondo sessuale, razziale, etcnico e religioso allargato alla comunità LFGTQ+, donne e disabili.

    Il pretesto è stato l’atto contro un giovane locale a cui ignoti hanno imbrattato l’auto con scritte omofobe.

     

     

  • Omofobia, Rosario Bressi (Arci) solidale con Davide Sgrò

    Omofobia, Rosario Bressi (Arci) solidale con Davide Sgrò

    Catanzaro – Si arricchisce il coro di reazioni successive agli insulti a sfondo omofobo subiti dall’attivista Davide Sgrò. Oggi registriamo l’intervento del presidente Arci di Catanzaro Rosario Bressi.

    “Gli insulti miseri nei confronti di Davide Sgró sono – ha scritto Bressi in una nota – l’umiliazione più grande che può subire la Comunità catanzarese.
    Sappia, certa gente, che la miseria di questi gesti non potrà scalfire la determinazione di quanti si battono e si batteranno perché le discriminazioni vengano sempre più relegate nella viltà di chi li compie.
    La stessa viltà di chi ha bisogno di gesti infami e di una bomboletta spray per sentirsi protagonista e campione della gara a chi è più codardo.
    La comunità catanzarese si ridesti dall’oblio e faccia sentire a Davide e a tutti quanti come questi gesti vili non attecchiscono e mai attecchiranno.
    Da catanzarese mi vergogno.
    Da catanzarese sarò sempre in prima linea a combattere discriminazioni e la codardia di piccoli, piccoli esseri umani.
    Per tutte queste ragioni Arci Catanzaro sosterrà qualsiasi iniziativa che vada nella direzione di dare visibilità all’impegno sui diritti civili e alla lotta all’omofobia. La proposta del Gay Pride, pertanto, non solo ci convince, ma la riteniamo necessaria.
    L’Arci – conclude Bressi – è stata e sarà in prima linea”.

  • Omofobia, Mattarella: “La ferita inferta alla singola persona offende la libertà di tutti”

    Omofobia, Mattarella: “La ferita inferta alla singola persona offende la libertà di tutti”

    Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
    «La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia è l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

    Le attitudini personali e l’orientamento sessuale non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana, perché laddove ciò accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica.

    La società viene arricchita dal contributo delle diversità. Disprezzo, esclusione nei confronti di ciò che si ritiene diverso da sé, rappresentano una forma di violenza che genera regressione e può spingere verso fanatismi inaccettabili.

    La ferita inferta alla singola persona offende la libertà di tutti. E purtroppo non sono pochi gli episodi di violenza, morale e fisica che, colpendo le vittime, oltraggiano l’intera società. Solidarietà, rispetto, inclusione, come ha dimostrato anche l’opera di contrasto alla pandemia, sono vettori potenti di coesione sociale e di sicurezza».

  • Lgbtq+ e associazioni cittadine sono scese in piazza per sostenere la legge

    Lgbtq+ e associazioni cittadine sono scese in piazza per sostenere la legge

    Tanti ragazzi con le bandiere arcobaleno, molti giovanissimi. Tutti diversi, ma insieme, uniti per chiedere l’approvazione della legge Zan contro i reati omotransfobici. Reggio c’è e con un colorato raduno in piazza Italia partecipa alla manifestazione nazionale intitolata “Non un passo indietro”, slogan che allude al tentativo di modificare ancora al ribasso l’attuale disegno di legge fermo in Senato.

    «Non intendiamo più accettare altri compromessi – dice Michela Calabrò, presidente di Arcigay “Due mari” – lo scontro politico e ideologico si è inasprito anche a sinistra, gli ultimi emendamenti che si stanno proponendo alla legge li riteniamo pericolosi perché la indeboliscono e la svuotano di sostanza e significato. Come movimento abbiamo bisogno che questo testo venga approvato così com’è. L’Italia – continua Calabrò – è uno dei pochi paesi europei a non essersi dotato di una legge contro l’omotransfobia e in questo momento il nostro parlamento ha una grande occasione, quella di dimostrare a tutti e tutte di esser un paese all’altezza dei diritti e non lasciare nessuno indietro».

    La piazza reggina è un trionfo di segni visivi di diritti e civiltà. A sostare davanti all’immagine di Patrick Zaki esposta sulla facciata di palazzo San Giorgio ci sono tanti preadolescenti, forse qualcuno sta scoprendo adesso la propria omosessualità e potrebbe aver visto il vergognoso video dove due ragazzi gay venivano insultati perché si scambiavano effusioni sul lungomare. Quanto sarà importante per il loro futuro sapere che lo stato li tutela da odio e aggressioni? «Credo che questa legge abbia anche una forza pedagogica – risponde Michela Calabrò – e potrà creare cultura e cambiare la mentalità. Serve uno strumento di condanna per gli atti di discriminazione ma c’è anche necessità di prevenzione. Nelle scuole sempre più spesso ci chiedono la nostra presenza ma abbiamo bisogno di strumenti per creare le basi educative che garantiscano ai ragazzi di vivere senza che nessuno si senta diverso».

    Testimonial dell’evento reggino sono stati anche gli artisti, dai poetici e divertenti Pagliacci Clandestini alla popolare drag queen Doretta, che ha presentato gli attivisti della manifestazione (Agedo, Non una di meno, Rete 25 novembre, Articolo Uno, Potere al Popolo, per citare solo alcune delle associazioni che hanno aderito). Mirella Giuffré, presidente cittadina di Agedo – gruppo che rappresenta i genitori e amici di persone omosessuali – ha rivendicato la richiesta di «diritti, non privilegi, quelli esistono oggi proprio perché qualcuno non ha diritti». Mentre Giulia Buonvicino, giovane transgender, nel suo intervento spiega: «Siamo considerati degenerati, una minoranza delle minoranze ma la nostra unica colpa è voler scegliere come definirci, chiedere il diritto di autodeterminarci nei nostri corpi e nelle nostre libere soggettività non binary attraverso una normativa adeguata e non obsoleta come quella attuale».

    Non è un caso, per questa iniziativa organizzata in oltre 50 città italiane, la scelta della data di oggi, giornata della famiglia. «E’ anche nostra festa – ha detto Mirella Giuffré – i nostri figli sono parte del mondo non un mondo a parte, invece l’opposizione a questa legge arrivano proprio dallo stato che dovrebbe tutelarli da odio e violenze, una legge che forse non è stata nemmeno letta da chi la critica con argomentazioni assurde sull’identità gender». Nelle previsioni del dl Zan, in continuità con la data dedicata alle famiglie “tradizionali” il vicino 17 maggio diventerà anche in Italia ricorrenza istituzionalizzata contro l’omotransfobia, un piccolo passo verso l’abbattimento di steccati nelle relazioni sociali. Ma la bandiera scelta stasera a Reggio come simbolo della battaglia unitaria per i diritti è quella degli asessuali, a righe orizzontali con nero, grigio bianco e viola. «Dedico a loro questa serata – afferma Michela Calabrò – perché in un mondo dove tutto è sesso, sono i più discriminati».

    Per organizzare la mobilitazione la comunità Lgbtq+ si è confrontata in lunghe riunioni, non senza dissensi e scontri d’idee. Ma quello che conta è essersi ritrovati uniti per un obiettivo più importante delle opinioni individuali. La presenza in piazza di femministe e lesbiche (da loro nel dibattito nazionale sulla legge Zan sono arrivati messaggi divisivi) compatte e sulla stessa barricata delle persone transgender nel promuovere l’approvazione del dl, è un segnale forte contro ogni strumentalizzazione. Per rivendicare che si sta da una parte sola.

    A dare un contributo in piazza Italia c’erano pure una rappresentante delle “panchine civili” che da qualche settimane stanno contaminando di letteratura due luoghi cittadini teatro involontario di vandalismo e omofobia. Una lettrice ha recitato il sonetto 121 di Shakespeare (uno dei testi distrutti dai nazisti nel rogo del 1933), dove il grande poeta ricorda che “perso è ogni valor sincero perché creduto colpa non dal nostro sentire, ma dal giudizio d’altri”. E in risposta all’odio, presto nella città dello Stretto, aggiungendosi a quella rossa contro il femminicidio e quella bianca di Gramsci, potrebbe apparire anche una panchina dei diritti arcobaleno.

    Isabella Marchiolo

  • Il gruppo Pro Vita e Famiglia spiega a Reggio il suo “no” alla legge Zan

    Il gruppo Pro Vita e Famiglia spiega a Reggio il suo “no” alla legge Zan

    Un no all’attuale disegno di legge Zan ma nella condivisione di opinioni negative con alcuni gruppi di sinistra e persino di area omosessuale. Con questa inattesa posizione strategica, il movimento Pro Vita e Famiglia ha argomentato stamattina la propria opposizione alla legge contro l’omotransfobia durante un incontro nella commissione pari opportunità del Comune di Reggio, presieduta da Lucia Anita Nucera. Così come da loro stessi richiesto, i rappresentanti familisti sono intervenuti in Commissione per contribuire al dibattito aperto sul ddl Zan, una proposta di legge che, spiegano, “parte da condivisibili intenzioni, ovvero contrastare le discriminazioni legate al sesso e all’orientamento sessuale, ma che le svolge male e in maniera contraddittoria sul piano normativo. Il testo di legge, infatti, solleva diverse criticità che sono state rilevate da più parti e in maniera trasversale”.

    Nell’intervento in commissione, i rappresentanti del movimento hanno rilevato come il dibattito “non possa continuare a essere viziato da pregiudizi ideologici ma deve tornare su un piano di serenità per considerare la pluralità delle critiche mosse”. In particolare, dal movimento ci si è limitati a leggere alcuni spunti provenienti dal mondo progressista, lo stesso dove nasce il dl Zan, citando un documento firmato da circa trecento personalità di sinistra, fra cui Aurelio Mancuso (ex presidente di ArciGay, attuale presidente Equality Italia); Francesca Izzo (fondatrice di Se Non Ora Quando); Cristina Gramolini (presidente ArciLesbica Nazionale). Nel documento, affermano “si sostiene che questa legge è stata trasformata, in una proposta pasticciata, incerta sul tema della libertà d’espressione, offensiva perché introduce l’identità di genere, termine divenuto il programma politico di chi intende cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi. Un articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa. Fra le conseguenze vi sono la propaganda di parte, nelle scuole, a favore della maternità surrogata e l’esclusione di ogni visione plurale nei modelli educativi”.

    Dunque è questa la conclusione del movimento Pro Vita e Famiglia: “Se anche queste personalità di sinistra e del mondo Lgbt hanno bocciato questa proposta di legge e hanno sentito il bisogno di esprimersi in certi termini, allora è evidente come il progetto Zan deve essere messo completamente in discussione per trovare una nuova e condivisa formula che sappia realmente sanzionare gli atti discriminatori e difendere i reali diritti della persona”.

     

  • Il video sui gay scatena una polemica in salsa neofascista

    Il video sui gay scatena una polemica in salsa neofascista

    Sulla condanna del video omofobo sono tutti d’accordo (chi in piena convinzione, chi un po’ farisaicamente per tutelarsi da eventuali risvolti legali). Ora però il caso del filmato in cui una coppia gay ripresa sul lungomare era bersagliata di insulti sta generando strascichi polemici su un altro tema che a Reggio è infuocato. Lo spin off riguarda infatti l’imperituro duello ideologico tra sinistra e destra, dove per destra s’intende la diffusa nostalgia neofascista – per lo più pacifica ma ben radicata nella città dei Moti con un afflato fideistico non secondo a luoghi miliari del fascio revival. Un “culto” presentato come innocuo eppure, tra graffiti, memorabilia e celebrazioni pubblicizzate come niente fosse, è foriero di inaccettabili messaggi di apologia, che lungi dall’essere rimpianto di simpatizzanti d’antan esercitano attrazione anche sui giovani. Come non ricordare la scorsa estate lo striscione denigratorio contro lo scrittore Gianfrancesco Turano, persona non grata a un gruppo di sedicenti fascisti che contestavano la presentazione del libro sulla Rivolta, “Salutiamo amico” ?

    Esempio del fenomeno è l’ultima querelle scaturita dalla vicenda del video: ad aprirla è stato con un intervento al vetriolo il movimento Reggio Bene Comune, ironizzando sulle reazioni soft che AmaReggio Stanza 101, gruppo di destra, aveva riservato a Luciano Surace, ex candidato in consiglio comunale proprio con costoro e il quale aveva ospitato, in modo superficiale ma non in malafede, il video sui gay nel proprio canale YouTube, assicurando che quelle immagini giravano sul web da anni e di non sapere chi lo avesse girato. I rappresentanti di Ama Reggio, mentre prendevano duramente le distanze dall’ignoto autore del video si erano tuttavia lanciati in una difesa a spada tratta di Surace, ricordando il suo impegno per il quartiere di Archi e l’attività con i ragazzini della scuola calcio da lui curata (i suoi “aquilotti” con divisa rigorosamente nera). Ed ecco servita su un piatto d’argento l’impietosa stoccata di Reggio Bene Comune: «Teoricamente nessuna persona che si dica di destra può accettare impunità; il rigore è un elemento storicamente caratterizzante di questa ideologia. Eppure quando si tratta di amici, militanti dello stesso partito o movimento o figure politicamente affini, i duri e puri diventano garantisti o compassionevoli sociologi». Così «Luciano Surace, ben noto al mondo dell’attivismo politico di destra da vari anni, diventa “un bravo ragazzo impegnato nelle battaglie di quartiere”; sarebbe bastato consultare qualsiasi sua attività sul web (anche andando molto a ritroso) per trovarci contenuti intrisi di apologia del fascismo,  istigazione alla violenza e all’odio razziale». Proprio Reggio Bene Comune nella scorsa campagna elettorale aveva interpellato la Prefettura reggina per far rigettare la candidatura di Surace e altri nomi di simile orientamento, per le loro «idee incompatibili con i aspetti fondamentali della Costituzione».

    A queste parole Luciano Surace, che ormai avrà maledetto il momento in cui ha condiviso quel video foriero di tanti guai, ci ha visto rosso (soprattutto nel senso della colorazione comunista). E non senza una premessa buonista sul suo non giudizio delle scelte di vita degli “effeminati”, oggi sbotta: «A scatenare momenti di intolleranza non sono soggetti effeminati, i quali li reputo pacifici e rispettosi del pensiero altrui ma gli antifascisti ad orologeria, quelli che hanno una matrice terroristica, che diffondono odio e rancore verso i nemici dichiarati e hanno elevata percentuale di pericolosità per la società civile. L’attacco nei miei riguardi proviene da alcuni candidati alle scorse elezioni che appartengono a varie liste civetta del Pd e di estrema sinistra, i “comunisti col culo degli altri”, “antifascisti in pantofole” che vogliono fare la “rivoluzione in santa pace” dietro uno schermo e  pontificano da un comodo divano. Ma in realtà di buono non hanno mai fatto nulla, vivono frustrati dalle avversità mentali che loro stessi si creano. Gli antifascisti hanno sovrastato con la loro retorica bolscevica i diritti civili che, invece, sarebbero potuti emergere dal dibattito in un momento delicato in cui in Parlamento si sta contrastando un’eventuale norma liberticida: il ddl Zan. Dibattito che è passato in secondo piano, per lasciar posto alla rancorosa bile antifascista». Nella sua appassionata arringa, titolandosi come “militante del popolo”, Surace (da sempre firmato con la v romana in ricordo dei bei tempi) si dice ignorato dalla molta stampa, che in questi giorni darebbe spazio solo ad «insulti gratuiti alla mia persona» perpetuando una lunga censura fatta di comunicati inviati negli anni alle redazioni e puntualmente rifiutati. E continua: «L’effetto bolscevizzante che desideravano l’hanno ottenuto, ma solo in parte. Prima di tutto hanno creato una trama mettendo in mezzo alcune mie nobili attività da militante per la città e le periferie e di istruttore di calcio, utilizzando i bambini per ricavarne una denuncia sociale di basso profilo umano e intellettuale. Seconda cosa, hanno istigato i vari utenti a scagliarsi contro di me, un vero incitamento all’odio in perfetto stile brigatista che utilizza delle vittime per mandarle al macello».

    Nella passione del suo monologo, il militante del popolo ritorna poi sulla questione del video e fa qualche importante precisazione: «Il video è relativo a due effeminati che sul lungomare di Reggio si scambiano spinte effusioni, contrarie all’ordine naturale della vita. Se è vero che di per sé non stavano facendo nulla di male, bisogna però riconoscere che quanto stava accadendo era contrario al buon costume e al decoro dei luoghi pubblici». Delle due l’una: due uomini che si baciano non fanno nulla di male o, affermando che le loro affettuosità siano contrarie al decoro, stanno in realtà compiendo atti osceni in luogo pubblico? Le contraddizioni si moltiplicano nel ragionamento di Surace: «Bisogna accettare che in questa società si possa avere un pensiero diverso rispetto a chi subisce gli influssi nefasti di esotiche mode e di teorie che l’esperienza ha dimostrato idiote». Essere omosessuali, dunque, è una moda? «Mi rifiuto – chiarisce Luciano Surace – di entrare nella questione della scelta di vita che fanno gli effeminati. Non mi sento in diritto di giudicarli o condannarli, la loro scelta attiene alla inviolabile intimità. Il video voleva evidenziare, nelle mie intenzioni, che determinate situazioni non devono avvenire in luoghi pubblici». Insomma, fatelo a casa vostra, un suggerimento che sembra più adatto a un’azione ignominiosa che a uno scambio affettivo.

    E qui si corre sul filo del rasoio, quando Surace dichiara: «Fermo restando che ho tutto il diritto di esprimere la mia opinione in merito a ciò che non molti anni fa in Italia era considerata una malattia». A questo infatti, all’omosessualità come patologia, fanno riferimento le didascalie montate sul video. Surace, dunque, è d’accordo con questa interpretazione? «Le frasi contenute nel video – spiega nella sua nota – non hanno matrice di odio e di giudizio ma rappresentano il pensiero legittimo di chi il video lo ha elaborato e lo stesso pensiero a mio parere può essere condiviso (o meno) da una moltitudine di persone, ma in modo sereno e pacifico, come in ogni dibattito degno di essere definito tale». Posta in questo modo, la presa di distanza dal filmato non appare molto netta. Quanto al definire scevre d’odio le parole che accompagnavano le immagini, la pensano molto diversamente nell’Arcigay di Reggio, che sta valutando una denuncia. Ovviamente a carico dello sconosciuto ideatore del video. Ma Surace, poiché ha ripetuto che il video non lo ha girato lui e sebbene in questi casi imputati siano anche tutti quelli che fanno circolare materiale offensivo, non teme ripercussioni. Lui ha una nuova, urgente missione, quella di battersi perché «l’antifascismo venga dichiarato universalmente organizzazione terroristica».

    Isabella Marchiolo

     

     

     

  • Reggio, gay ripresi a loro insaputa e insultati in un video omofobo diffuso in rete

    Reggio, gay ripresi a loro insaputa e insultati in un video omofobo diffuso in rete

    Nella stessa giornata in cui Fedez ha riacceso il dibattito sulla necessità di una legge contro l’omofobia, un video sta indignando i reggini, già virale in riva allo Stretto. A postarlo sul suo canale YouTube è stato Luciano Suraci, fondatore del Popolo di Archi, movimento nato per la vivibilità del suddetto quartiere nonché ex candidato consigliere alle scorse elezioni comunali nella lista AmaReggio. Nel video si vedono due giovani uomini che si baciano su una panchina del lungomare – una scena frequente, quella di una coppia che si ama e si scambia effusioni senza particolari eccessi. I due sono ripresi dall’alto, evidentemente a loro insaputa, e appaiono ora protagonisti di un video intitolato “Reggio, ricchioni sul lungomare” e montato con didascalie che esprimono sdegno e alludono al degrado odierno dell’Italia, concludendo “speriamo che guariscano da questa atroce malattia” e accomunando una specie di infimo stato sociale le categorie di “ricchioni, transessuali, drogati, alcolizzati, omicidi e suicidi”. Nella stessa pagina, oltre a vari video di esaltazione di nostalgie fasciste, si trovano filmati di tenore simile sugli immigrati e sulla transessualità. Adesso l’autore del video, chiunque sia, rischia una denuncia pesante, prima che per le offese contenute nel video, per la violazione della privacy e la diffusione di immagini senza il consenso degli interessati.