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	<title>omertà Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Tutti al Vesper per Gianfranco, ma il Comune mette in mora Bentivoglio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tutti-al-vesper-per-gianfranco-ma-il-comune-mette-in-mora-bentivoglio/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 22 May 2021 14:11:20 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il passaparola corre sui social e <strong>ieri sera il Vesper era affollato</strong>. Per una volta nessuno pensa agli assembramenti, pur con mascherina e distanze opportune si va compatti come un esercito nel locale di Gianfranco Laganà, <strong>per far sentire al titolare dell&#8217;american bar che la città c&#8217;è e fa quadrato attorno alla sua coraggiosa denuncia contro il clan Tegano.</strong></p>
<p>Dall&#8217;atto di ribellione dell&#8217;imprenditore è scaturita <strong>l&#8217;inchiesta sui rampolli che spadroneggiavano nell&#8217;ambiente della movida reggina</strong>. Anni di vessazioni, atti di tracotanza e pretese di costose consumazioni gratuite, condotti con minacce e vandalismi punitivi dalla famiglia &#8216;ndranghetista di Archi, coperti dalla quasi totale omertà delle vittime &#8211; tanto che tra le sette persone indagate dall&#8217;antimafia c&#8217;è anche il titolare di un noto locale cittadino, per favoreggiamento. <strong>A rompere il silenzio è stato Gianfranco Laganà</strong>, che qualche giorno fa aveva salutato la riapertura della sua attività con un post dove indossava come buon auspicio una sciarpa tricolore.</p>
<p><strong>Tra i tantissimi che ieri sera si sono dati appuntamento al Vesper c&#8217;è stato il sindaco Giuseppe Falcomatà</strong>, che in una nota ufficiale già aveva espresso la sua solidarietà all&#8217;imprenditore: «Sono venuto a salutarlo e ringraziarlo per avere denunciato la ‘ndrangheta. Ci ha profuso una grandissima lezione che è quella che, se stiamo insieme, Reggio ce la può fare».</p>
<p><strong>Parla di «gesto straordinario nella sua normalità» anche Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Reggio:</strong> «Ho conosciuto Gianfranco &#8211; scrive Aloisio nel suo messaggio a Laganà &#8211; durante l’inizio della pandemia quando, giudicando positivamente il lavoro svolto dall’associazione a tutela della categoria dei ristoratori, venne in sede per iscriversi. Da allora abbiamo iniziato un percorso, insieme a tanti altri suoi colleghi, con l’obiettivo di supportare un settore tra i più colpiti in questo difficile periodo ma, soprattutto, di programmare il futuro di un territorio dalle infinite potenzialità ancora inespresse. <strong>Non posso quindi che ringraziare Gianfranco per quello che ha fatto.</strong> Un atto che in una difficile situazione ambientale come la nostra, assume un valore altro, più grande della semplice denuncia: il valore dell’esempio, di chi non si piega e si affida con fiducia allo Stato». Aloisio dedica però anche un pensiero a chi non ha ancora il coraggio di ribellarsi al sistema criminoso: «<strong>Tanti imprenditori che continuano, direttamente o indirettamente, a subire in silenzio non per questo devono essere considerati vigliacchi o, addirittura, complici. Sono invece vittime</strong> da sostenere e comprendere perché nessuno può pretendere che chi lavora onestamente debba essere anche un eroe. E&#8217; importante che lo Stato rafforzi le norme a tutela delle vittime e semplifichi l’accesso agli aiuti economici.<strong> Le strette di mano e le prese di posizione pubbliche &#8211; conclude &#8211; sono importanti, ma se non accompagnati da interventi rapidi e concreti rischiano di rimanere autoreferenziali</strong> esercizi di stile».</p>
<p>Insomma, se la simbologia del racket è legata alle esplosioni di portoni e automobili, <strong>questa volta a scoppiare è stata la solidarietà. Un&#8217;onda spontanea di vicinanza</strong> che è misura di un cambiamento in atto nella città, un&#8217;inedita forza d&#8217;urto contro la mentalità e lo strapotere mafiosi.</p>
<p>Ma c&#8217;è un rovescio della medaglia, che non riguarda i cittadini.<strong> Un altro imprenditore reggino che si oppone da anni alla criminalità si è visto notificare dal Comune una messa in mora per locazioni non pagate. Tiberio Bentivoglio</strong>, titolare della ditta sanitaria Sant&#8217;Elia con la moglie Enza Falsone, è stato vittima di numerose violenze e atti intimidatori da parte del racket ed è scampato a un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco. Eventi che Bentivoglio ha sempre denunciato alle autorità giudiziarie portando avanti nel contempo un&#8217;appassionata sensibilizzazione contro l&#8217;omertà. <strong>L&#8217;attività dei coniugi è ubicata in un immobile confiscato ma da cinque anni la coppia di imprenditori non riesce a pagare il canone d&#8217;affitto perché oberata dai debiti</strong> contratti per rimediare ai danni delle intimidazioni. Il risarcimento che lo Stato prevede a beneficio delle vittime della criminalità organizzata non lo hanno mai visto, bloccato da pastoie burocratiche. Per questa inadempienza Bentivoglio e Falsone hanno ora ricevuto una lettera con cui <strong>il Comune di Reggio chiede gli arretrati di 3000 euro mensili per cinque anni.</strong> Soldi che non hanno, come spiegano in una lettera inviata al Comune e per conoscenza al Presidente della Repubblica, al procuratore nazionale antimafia, al prefetto di Reggio, al presidente della commissione parlamentare antimafia, al presidente facente funzione della Regione Calabria, e poi Anci, Libera e Avviso Pubblico. <strong>I due imprenditori chiedono di poter rinegoziare il canone di locazione dell’immobile confiscato</strong>, che avevano anche ristrutturato a loro spese senza che queste migliorie siano state detratte dal debito. L&#8217;elevato canone era stato accettato per necessità dopo l&#8217;incendio doloso che nel 2016 aveva distrutto la merce custodita in un deposito. Come ricordano i coniugi, <strong>esiste tra l&#8217;altro una delibera del Consiglio comunale reggino che prevede un&#8217;esenzione dai tributi a favore degli imprenditori che denunciano un&#8217;estorsione</strong>. La paradossale vicenda della messa in mora ha dato spunto a Bentivoglio per proporre che <strong>la legge 109 del 1996 sull&#8217;assegnazione dei beni confiscati alla mafia a cooperative e onlus senza scopo di lucro a fini sociali sia modificata, per includere tra i beneficiari le vittime della criminalità. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bentivoglio ha già ricevuto le telefonate del procuratore antimafia <strong>Federico Cafiero De Raho</strong> e del senatore <strong>Nicola Morra</strong>, presidente della commissione parlamentare antimafia, che avrebbe già invitato il sindaco Falcomatà ad incontrare l&#8217;imprenditore per trovare una soluzione. Chiede al Comune una «mediazione all&#8217;insegna del buon senso» anche <strong>Klaus Davi.</strong></p>
<p>Non si fa fatica a credere che la <strong>letterina indirizzata a Bentivoglio e Falsone sia partita un po&#8217; in automatico da un ufficio comunale nel meccanismo del recupero crediti,</strong> senza valutare la particolare situazione. Ugualmente la notizia che il Comune abbia avanzato una simile richiesta ha suscitato generale indignazione. <strong>Ci si chiede come si possa indebolire il sentimento omertoso e proporre ad esempio persone come Laganà e Bentivoglio eppure consentire che l&#8217;iter delle carte bollate mandi a picco la situazione economica già disperata di chi, proprio per aver denunciato, ha subito perdite e danni gravissimi.</strong> Assurdità, prima che calabresi, italiane.</p>
<p><strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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