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	<title>&#039;ndrangheta Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Aug 2026 16:51:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’algoritmo di TikTok “aiuta” le cosche, &#8216;Crime Media Culture&#8217;: dalla cultura calabrese alla ‘ndrangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su TikTok c&#8217;è il &#8220;rischio&#8221; che si possa partire da video che celebrano la cultura, le tradizioni e l&#8217;identità della Calabria e arrivare rapidamente a contenuti che giustificano comportamenti legati alla criminalità organizzata e alla &#8216;ndrangheta. A metterlo in luce è uno studio pubblicato sulla rivista &#8216;Crime Media Culture&#8216;, firmato da Anna Sergi, professoressa al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Su TikTok c&#8217;è il &#8220;rischio&#8221; che si possa partire da video che celebrano la cultura, le tradizioni e l&#8217;identità della Calabria e arrivare rapidamente a contenuti che giustificano comportamenti legati alla criminalità organizzata e alla &#8216;ndrangheta. A metterlo in luce è uno studio pubblicato sulla rivista &#8216;<strong>Crime Media Culture</strong>&#8216;, firmato da <strong>Anna Sergi</strong>, professoressa al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell&#8217;Università di Bologna, che parla di una &#8220;<strong>deriva culturale mafiosa</strong>&#8221; innescata involontariamente dagli algoritmi della piattaforma.</p>
<p>In base alla ricerca condotta il meccanismo delle &#8220;<strong>rabbit hole</strong>&#8221; di TikTok &#8211; le sequenze infinite di contenuti collegati tra loro &#8211; fa sì che &#8220;da forme superficiali e moderate di provincialismo, ad esempio video che celebrano la Calabria come la migliore regione d&#8217;Italia, per il suo cibo, la sua cultura, il suo clima, si possa passare rapidamente a contenuti più estremi e radicali&#8221;, spiega Sergi.  Nel dettaglio la ricerca ha raccolto oltre mille video pubblicati in tre mesi, selezionandone 225 per l&#8217;analisi di contenuti, commenti e materiale audiovisivo. Nei video individuati emergono valori tradizionali come onore, lealtà familiare e resilienza, che secondo la studiosa possono essere distorti: &#8220;Un buon esempio &#8211; sottolinea &#8211; è l&#8217;idea di &#8216;onore&#8217; come integrità personale e rispetto sociale, che nel contesto della &#8216;ndrangheta può essere manipolata per giustificare atti criminali. Allo stesso modo, la lealtà familiare, pur promuovendo un senso di condivisione e di unità, può proteggere attività criminali all&#8217;interno di una famiglia, favorendo il silenzio e la complicità&#8221;.</p>
<p>Lo studio individua quattro categorie di contenuti: gli &#8220;<strong>Ammiratori</strong>&#8220;, che celebrano semplicemente luoghi, cibo e tradizioni; i &#8220;<strong><em>Militanti</em>&#8220;</strong>, che aggiungono la necessità di proteggere il patrimonio culturale da interferenze esterne; i &#8220;<strong>Sostenitori</strong>&#8220;, che accostano alla celebrazione della Calabria riferimenti a latitanti e carcerati da esaltare e presunte spie da disprezzare; infine gli &#8220;<strong>Apologeti</strong>&#8220;, che sostengono apertamente i valori della cultura criminale della &#8216;ndrangheta associandoli alla &#8220;calabresità&#8221;.<br />
Secondo Sergi, l&#8217;appropriazione di valori culturali condivisi è una delle strategie con cui le organizzazioni criminali ottengono legittimità sul territorio, e l&#8217;amplificazione algoritmica di questi contenuti rischia di favorire un processo che confonde progressivamente la celebrazione dell&#8217;identità con la giustificazione di valori mafiosi.</p>
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		<title>VIDEO-&#8216;Ndrangheta, consegnato alle autorità italiane boss latitante Paviglianiti﻿ catturato in Spagna</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-consegnato-autorita-italiane-boss-latitante-paviglianiti-catturato-in-spagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 12:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Domenico Paviglianiti]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fcalabrianews.it%2Fposts%2Fpfbid0tNJvokuPrGj8vsA9rq4w5JsuW7GPPwBwS3ceKYZaUXgazCbv9fBvn55W4cPhJtQ4l&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="683" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L’Autorità giudiziaria spagnola ha disposto la consegna all’Italia di <strong>Domenico Paviglianiti</strong>, ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di &#8216;ndrangheta attiva nella provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero. Nei confronti dell&#8217;uomo era pendente un mandato di arresto europeo derivante da un ordine di esecuzione della Procura di Bologna per cumulo pene di oltre 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio e armi. Paviglianiti è stato catturato dalla Policia Nacional del Regno di Spagna il 26 giugno, in un’operazione congiunta con il Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria.  L&#8217;uomo è stato scortato da personale dell’Unità I-Can (Interpol Cooperation Against Ndrangheta) del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia, affiancato da militari della Guardia di finanza di Reggio Calabria, che lo hanno preso in consegna all&#8217;aeroporto di Madrid – Barajas dalla Policía Nacional, per trasferirlo all’aeroporto internazionale &#8216;Leonardo da Vinci&#8217; di Roma Fiumicino, dove, per le operazioni di sbarco, il dispositivo si è avvalso anche del supporto operativo del Gruppo Guardia di finanza Fiumicino e dello Scico. Da qui, dopo il fotosegnalamento e la notifica del mandato da parte della Polizia di frontiera aerea, Paviglianiti è stato condotto dalla Polizia penitenziaria in carcere.</p>
<p>Resosi irreperibile dal 2022, Paviglianiti è stato individuato dalla Guardia di finanza e dall’Udyco Central (Unidad de Droga y Crimen Organizado), divisione della polizia spagnola specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali internazionali, sulla scorta della cooperazione giudiziaria e di quella di polizia. Per le attività di indagine oltreconfine, decisivo è stato il supporto alla cattura dell’Unità Ican (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, della Direzione centrale per i servizi antidroga del Dipartimento della pubblica sicurezza, del Comando generale della Guardia di finanza – II Reparto &#8216;Coordinamento informativo e relazioni internazionali&#8217; e III Reparto &#8216;Operazioni&#8217;, del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza, dell’ufficiale di collegamento della Policia Nacional presso l’Ambasciata del Regno di Spagna a Roma. L’arresto è scaturito a seguito del monitoraggio di alcune persone rientranti nella sfera di relazione dell’allora ricercato, che è stato individuato a Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 chilometri da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante.</p>
<p>&#8220;Il percorso criminale dell’arrestato &#8211; spiegano gli investigatori &#8211; si inserisce anche nel contesto della cosiddetta seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), nell’ambito della quale l&#8217;uomo già rivestiva un ruolo di primo piano, schierandosi a sostegno della cosca De Stefano nella contrapposizione con il gruppo Condello, in una fase caratterizzata da numerosi episodi omicidiari che hanno inciso sugli equilibri mafiosi della provincia reggina&#8221;. Nel corso degli anni, lo stesso Paviglianiti è stato destinatario di plurimi provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di particolare gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.</p>
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		<title>Appello bis &#8216;Ndrangheta stragista: nuova condanna all&#8217;ergastolo per Graviano e Filippone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/appello-bis-ndrangheta-stragista-nuova-condanna-allergastolo-graviano-e-filippone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 12:36:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quasi 24 ore di Camera di Consiglio la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria, presieduta da Angelina Bandiera (a latere Caterina Asciutto), ha emesso il verdetto: condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e per il mammasantissima di Melicucco Rocco Santo Filippone. Entrambi sono ritenuti responsabili, in qualità di mandanti, di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi 24 ore di Camera di Consiglio la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria, presieduta da <strong>Angelina Bandiera</strong> (<em>a latere <strong>Caterina Asciutto</strong></em>), ha emesso il verdetto: condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Cosa nostra<strong> Giuseppe Graviano</strong> e per il mammasantissima di Melicucco <strong>Rocco Santo Filippone</strong>.</p>
<p>Entrambi sono ritenuti responsabili, in qualità di mandanti, di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati <strong>Antonino Fava</strong> e <strong>Vincenzo Garofalo</strong> (<em>uccisi il 18 gennaio 1994 sull&#8217;autostrada Salerno-Reggio, ndr</em>). La Cassazione, che aveva annullato con rinvio la precedente sentenza d&#8217;appello, aveva già sancito che questi delitti si inseriscono all&#8217;interno della strategia stragista di attacco allo Stato degli anni Novanta.</p>
<p>La Corte ha dunque accolto la richiesta della Procura generale, rappresentata dal Procuratore <strong>Giuseppe Lombardo</strong> (<em>applicato al processo)</em> che anche ieri nelle repliche aveva chiesto di confermare la sentenza di primo grado che fu emessa il 24 luglio 2020. La Corte ha anche disposto il risarcimento delle spese processuali e dei danni per le parti civili, tra cui il Comune di Rosarno e i familiari delle vittime, a cui sono state riconosciute provvisionali e rifusioni delle spese legali. Nelle repliche il procuratore Lombardo aveva evidenziato le criticità della sentenza della Cassazione spiegando che non erano stati considerati elementi importanti per individuare le responsabilità dei due imputati.</p>
<p>Non solo. Aveva ricostruito il percorso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia <strong>Antonino Lo Giudice</strong> e <strong>Consolato Villani</strong>, dimostrando che, contrariamente a quanto sostenuto dai supremi giudici e dalle difese, non vi era alcun &#8220;corto circuito&#8221;.<br />
<em>(Fonte: antimafiaduemila.com)</em></p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Ndrangheta, nel Vibonese confiscati villaggio turistico e due compagnie di navigazione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-ndrangheta-nel-vibonese-confiscati-villaggio-turistico-due-compagnie-di-navigazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:14:07 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro ha dato esecuzione al decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro, che ha reso definitiva la confisca delle quote di partecipazione ad una società proprietaria di un noto villaggio turistico del litorale vibonese, a due compagnie di navigazione e ad una società avente ad oggetto la gestione di un chiosco-bar di Briatico (VV), per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro, riconducibili ad un soggetto (ora deceduto) di Briatico (VV), coinvolto nell’anno 2016 nell’operazione “Costa Pulita”.</p>
<p>In quel procedimento, era emerso il suo ruolo di esponente di spicco della cosca “ACCORINTI” di Briatico (VV), in qualità di co-reggente della cosca e referente per i rapporti con la famiglia “MANCUSO”, dalla quale riceveva autorizzazioni e indicazioni sulle azioni delittuose da compiere, in particolare in materia di sostanze stupefacenti e gestendo attraverso dei prestanome società e beni. Le investigazioni di polizia giudiziaria, coordinate da questa Procura Distrettuale, avevano consentito di accertare, tra l’altro, come la citata consorteria mafiosa, appoggiata dalla potente cosca “MANCUSO” di Limbadi/Nicotera (VV), attraverso una delle compagnie di navigazione riferibili anche al predetto, si fosse ingerita nel business delle mini-crociere alle isole Eolie.<br />
Il compendio investigativo, costituito precipuamente dal materiale intercettivo, aveva altresì documentato la riconducibilità in capo al proposto ad ai suoi soci di un noto villaggio turistico di Briatico (VV), oggetto del provvedimento in esecuzione, malgrado questi ultimi si avvalessero di cc.dd. “teste di legno” per non apparire direttamente coinvolti nella proprietà e nella gestione della struttura ricettiva.</p>
<p>Il predetto provvedimento scaturisce da complessi accertamenti economico-patrimoniali condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – G.I.C.O. – Catanzaro, che hanno documentato una significativa sproporzione tra il valore dei beni ed i redditi dichiarati dall’interessato.</p>
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		<title>VIDEO-Sequestrati 150mila euro ad un imprenditore nel crotonese vicino a cosca di &#8216;ndrangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:55:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno eseguito oggi un provvedimento di sequestro patrimoniale antimafia nei confronti di un imprenditore attivo nel settore degli impianti elettrici.  L&#8217;uomo è ritenuto vicino a una cosca della ndrangheta della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-388205-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/DownloadFile-3.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/DownloadFile-3.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/DownloadFile-3.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno eseguito oggi un provvedimento di sequestro patrimoniale antimafia nei confronti di un imprenditore attivo nel settore degli impianti elettrici.  L&#8217;uomo è ritenuto vicino a una cosca della ndrangheta della provincia di Crotone.</p>
<p>Il sequestro rappresenta l&#8217;esito di un&#8217;articolata attività investigativa del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, avviata in considerazione della pericolosità sociale dell&#8217;indagato, già sancita da una sentenza di condanna per numerosi reati, tra cui la tentata estorsione aggravata dal metodo e dall&#8217;agevolazione mafiosa.</p>
<p>I controlli incrociati e gli accertamenti bancari, riferiti al periodo 2010-2022, hanno evidenziato una palese sproporzione tra le ricchezze accumulate e i redditi complessivamente prodotti dal soggetto e dal suo nucleo familiare, risultati talmente esigui da non poter assicurare neppure il normale sostentamento. In applicazione del decreto sono stati posti sotto sequestro tre beni immobili e vari rapporti bancari, intestati o direttamente riconducibili all&#8217;imprenditore, per un valore complessivo superiore a 150mila euro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-sequestrati-150mila-euro-ad-un-imprenditore-nel-crotonese-vicino-a-cosca-di-ndrangheta/">VIDEO-Sequestrati 150mila euro ad un imprenditore nel crotonese vicino a cosca di &#8216;ndrangheta</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, maxiprocesso Maestrale-Olimpo-Imperium: in primo grado 79 condanne e 99 assoluzioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-maxiprocesso-maestrale-olimpo-imperium-in-primo-grado-79-condanne-99-assoluzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha emesso la sentenza al termine del maxiprocesso di primo grado nato dall’unione di tre operazioni antimafia: Maestrale, Olimpo e Imperium contro le cosche di &#8216;ndrangheta del vibonese: 79 condanne, 99 assoluzioni e 3 non luogo a procedere per prescrizione. Gli imputati erano 183 e la Dda di Catanzaro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha emesso la sentenza al termine del maxiprocesso di primo grado nato dall’unione di tre operazioni antimafia: Maestrale, Olimpo e Imperium contro le cosche di &#8216;ndrangheta del vibonese: 79 condanne, 99 assoluzioni e 3 non luogo a procedere per prescrizione. Gli imputati erano 183 e la Dda di Catanzaro (<em>pm Annamaria Frustaci, Andrea Buzzelli e Irene Crea</em>), aveva chiesto 168 condanne.</p>
<p>Tra gli imputati assolti figurano anche l&#8217;imprenditore Francescantonio Stillitani, già assessore regionale e già sindaco di Pizzo ed il fratello Emanuele, gli avvocati Daniela Garisto, Francesco Stilo e Joan Azzurra Pelaggi, l&#8217;ex capo del dipartimento di prevenzione dell&#8217;Asp, Cesare Pasqua. Assolto anche Pantaleone Mancuso, alias &#8220;Scarpuni&#8221;, considerato ai vertici della cosca di Limbadi, e di Domenico Bonavota, capo dell&#8217;ala militare dell&#8217;omonimo clan di Sant&#8217;Onofrio. Condannato Luigi Mancuso, considerato il vertice della &#8216;Ndrangheta del Vibonese, Giuseppe Antonio Accorinti, ritenuto boss della Locale di &#8216;ndrangheta di Zungri, di Pasquale e Salvatore Pititto, Armando e Rocco Galati, Paolo e Antonio Mesiano, Salvatore e Saverio Prostamo, posti dagli inquirenti a capo delle varie &#8216;ndrine di Mileto.<br />
Gli imputati accusati dalla Dda di Catanzaro erano chiamati a rispondere a vario titolo di numerose contestazioni che partivano dall&#8217;associazione mafiosa fino all&#8217;estorsione, all&#8217;usura, ai danneggiamenti, all&#8217;intestazione fittizia di società, narcotraffico, armi e altro ancora.</p>
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		<title>Curcio (DDA Catanzaro): La &#8216;ndrangheta ha la capacità di inquinare le economie del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non abbiamo la reale contezza del fenomeno &#8216;ndranghetistico. Le reali dimensioni, non solo in termini di diffusione di questo tipo di criminalità organizzata, ma anche l&#8217;enormità delle ricchezze che accomunano.  La &#8216;ndrangheta è diventata un&#8217;industria del crimine, non è più la &#8216;ndrangheta negli anni &#8217;70&#8221;. Lo ha detto il procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Non abbiamo la reale contezza del fenomeno &#8216;ndranghetistico. Le reali dimensioni, non solo in termini di diffusione di questo tipo di criminalità organizzata, ma anche l&#8217;enormità delle ricchezze che accomunano.  La &#8216;ndrangheta è diventata un&#8217;industria del crimine, non è più la &#8216;ndrangheta negli anni &#8217;70&#8221;.</em> Lo ha detto il procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio intervenendo alla presentazione del libro &#8220;Nome in codice Sandro&#8221; di Pietro Comito nell&#8217;ambito della rassegna Trame, Festival dei libri sulle mafie che si tiene a Lamezia Terme.</p>
<p><em>&#8220;Chiaramente &#8211;</em> ha continuato <em>&#8211; ci sono scenari e panorami che ormai vanno al di là, se voi pensate che la convenzione di Palermo del 2000, ratificata con la legge 146/2006, nasce proprio dall&#8217;avere constatato, in tutti i Paesi del mondo, la presenza di determinate organizzazioni di tipo mafioso e non, che hanno il cosiddetto carattere della transnazionalità, ha cambiato il modo stesso di investigare&#8221;.</em><br />
<em>&#8220;Ormai &#8211; </em>ha evidenziato<em> &#8211; non c&#8217;è indagine di &#8216;ndrangheta seria che non ci veda cooperare con i Paesi di tutto il mondo. Solo la Procura antimafia di Catanzaro, vi possa assicurare, che ha una serie di Jit aperte, che sarebbero le cosiddette Joint investigation Tes con le polizie giudiziarie e le autorità giudiziarie di tutti i continenti, perché la &#8216;ndrangheta è dappertutto, è cambiata radicalmente. E attenzione &#8211;</em> ha ammonito il capo della Dda catanzarese <em>&#8211; il fenomeno il crimine organizzato non lo dobbiamo limitare al giorno d&#8217;oggi soltanto alle mafie italiane. Attenzione perché noi abbiamo assorbito nel nostro Paese ulteriori forme di criminalità organizzata molto simile alle mafie italiane, che ormai operano in maniera strutturale nel nostro Paese. Pensate alle mafie albanesi, per esempio. Ma anche ad altre forme di criminalità organizzata, anche di oltreoceano, ce ne abbiamo stabili in Italia. Un vecchio dossier di Eurispes che si chiamava &#8216;ndrangheta Holding, pubblicato nel 2008, stimava i guadagni della &#8216;ndrangheta del 2007 dell&#8217;anno precedente, in 44miliardi di euro, ovvero la somma del prodotto interno lordo di Paesi come Lituania ed Estonia&#8221;.</em></p>
<p><em>Un passaggio importante di Curcio è stato sulla domanda e sull&#8217;offerta della cocaina. &#8220;Il discorso della cocaina &#8211; </em>ha sottolineato<em> &#8211; non è mai venuto meno, non è mai calato perché noi siamo abituati a ragionare sempre in termini di attenzione verso l&#8217;offerta del narcotico, verso chi cede la cocaina. Però sarebbe ora anche di guardare la problematica da un&#8217;altra prospettiva, la prospettiva della domanda. L&#8217;Italia è un Paese in cui la domanda di cocaina è elevatissima. E crescendo la domanda, parallelamente non può che crescere l&#8217;offerta. Questa è una legge di mercato semplicissima e allora bisogna lavorare molto anche nell&#8217;altra prospettiva, per poter veramente cambiare le cose&#8221;.</em><br />
(<em>Ansa)</em></p>
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		<title>VIDEO-Lamezia, blitz &#8220;Artemis II&#8221;: &#8216;Ndrangheta in appalti e mense scolastiche, 9 arresti dei Carabinieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:35:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-385080-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/2026.06.18-Artemis-Lamezia-1.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/2026.06.18-Artemis-Lamezia-1.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/2026.06.18-Artemis-Lamezia-1.mp4</a></video></div>
<p>Nella mattinata odierna, nel territorio del circondario di Lamezia Terme, nonché nelle province di Vibo Valentia, Terni e Como, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare in carcere emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta di questa Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di <strong>9 indagati</strong><em>, </em>ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di <strong><em>“associazione di tipo mafioso”, “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, “usura”, “estorsione”, “corruzione”,  “falso ideologico”, “turbata libertà degli incanti”, “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, “trasferimento fraudolento di valori”, “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”, “illecita concorrenza con minaccia o violenza”, “peculato”. </em></strong>Inoltre, è stato disposto il <strong>sequestro preventivo</strong> di due aziende <em>(una attiva nel taglio boschivo e l’altra operante nel terzo settore per il servizio di refezione e mensa scolastica)</em>. L’odierna operazione, convenzionalmente denominata <strong>“ARTEMIS II”</strong>, costituisce il diretto e coordinato prosieguo dell’ampia attività investigativa culminata nell&#8217;esecuzione del provvedimento cautelare del 7 novembre 2024 (operazione <strong>“ARTEMIS”</strong>), nell&#8217;ambito del quale vennero tratti in arresto 59 indagati.</p>
<p>Mentre la prima fase delle indagini ha consentito di delineare l’organigramma dell’associazione e il collaudato sistema di produzione e traffico di sostanze stupefacenti, il presente troncone investigativo ha permesso di documentare una pervasiva e sistematica infiltrazione del sodalizio mafioso all&#8217;interno degli apparati pubblici della zona e del tessuto economico legale dei territori di <strong>Maida, Cortale e Jacurso</strong>. L’indagine &#8211; condotta dal Nucleo Investigativo di Lamezia Terme dal novembre 2021 al giugno 2024, attraverso molteplici attività tecniche e articolati riscontri documentali &#8211; ha consentito di ricostruire le regole spartitorie, fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni<sup>,</sup> del business connesso alle attività di taglio boschivo nel territorio ricompreso tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia. Le emergenze investigative hanno svelato inoltre l’asservimento delle funzioni pubbliche di taluni uffici comunali agli interessi della consorteria mafiosa: nello specifico, è stato delineato un quadro di gravità indiziaria in ordine alla sistematica alterazione delle procedure di evidenza pubblica in due settori nevralgici per quella amministrazione comunale, quale:</p>
<ul>
<li>il settore dei tagli boschivi;</li>
<li>l’aggiudicazione del servizio di refezione e mensa scolastica.</li>
</ul>
<p>In estrema sintesi, è emerso che attraverso l’utilizzo del metodo mafioso e della forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo, è stato turbato, con collusioni e mezzi fraudolenti, il regolare svolgimento di tre aste svoltesi per l’aggiudicazione di lotti boschivi, assegnati ad una ditta riconducibile direttamente al capo cosca, ma fittiziamente intestata a un prestanome. Il sodalizio, seguendo regole spartitorie a suo tempo fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni sul territorio e mediante minacce a imprenditori, ha dissuaso i potenziali concorrenti dal presentare offerte, determinando il fallimento delle prime due procedure di gara bandite dall&#8217;Ente. L&#8217;aggiudicazione formale dell&#8217;appalto è stata quindi pilotata, al terzo bando di gara, in favore della ditta individuale chiaramente riconducibile al capo cosca, dove ha partecipato solamente un’azienda boschiva compiacente, la quale avrebbe concordato la presentazione dell’offerta direttamente con l’organizzazione criminale.</p>
<p>Per quanto concerne il servizio di refezione e mensa scolastica, con dinamiche simili, risultano acquisiti gravi elementi indiziari che appalesano come il vertice dell&#8217;organizzazione, avvalendosi della forza di intimidazione della cosca, abbia esercitato gravi pressioni e larvate minacce nei confronti del personale comunale, per imporre la stesura assistita dei documenti di gara. Al contempo, venivano avvicinati e scoraggiati i rappresentanti di ditte concorrenti esterne. Pertanto, il servizio è stato così formalmente aggiudicato ad una ditta fittiziamente intestata a terzi, ma interamente gestita, programmata e finanziata con i capitali riconducibili alla consorteria. Il monitoraggio tecnico ha svelato l’esistenza di uno stabile rapporto sinallagmatico e di reciproca disponibilità tra i vertici della cosca e alcuni pubblici ufficiali infedeli, i quali hanno sistematicamente mercificato le proprie funzioni amministrative e di vigilanza, ponendosi quale stabile referente del sodalizio, rivelando notizie segrete circa i tempi di pubblicazione dei bandi, i criteri di affidamento prescelti dall&#8217;Amministrazione e le percentuali di ribasso delle ditte concorrenti, fornendo altresì consulenza tecnica per la costituzione della cooperativa sociale partecipante per conto della ‘ndrina.</p>
<p>Le indagini condotte nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione<strong> ARTEMIS II</strong> hanno ulteriormente confermato la pervasività della cosca quale “autorità illegale” e forzosa deputata alla risoluzione delle controversie tra privati sul territorio di competenza. In tale contesto, sono stati raccolti gravi indizi in ordine a due estorsioni effettuate con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno” nei confronti di due cittadini, i quali si sono rivolti al capocosca dopo aver subito il furto delle proprie autovetture. I veicoli, sottratti da alcuni soggetti di etnia rom, venivano recuperati dallo stesso, a fronte della dazione di denaro. Inoltre, è stata documentata la concessione di un prestito usurario dell&#8217;ammontare di 15.000 € in favore di un imprenditore locale del settore della ristorazione, gravato da debiti commerciali. A fronte dell&#8217;elargizione, gli indagati si sono fatti promettere la consegna di 20.000 € entro il termine di tre mesi, applicando un tasso di interesse pari al 133% sul trimestre, corrispondente a un tasso su base annua del 532%, pretendendo a garanzia del debito l&#8217;emissione di assegni bancari post-datati.</p>
<p>Contestualmente all&#8217;esecuzione delle 9 misure restrittive personali, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di due complessi aziendali:</p>
<ul>
<li>l&#8217;impresa boschiva individualmente intestata a prestanome ma riconducibile alla gestione diretta della consorteria;</li>
<li>la cooperativa sociale operante nel settore della refezione e mensa scolastica, utilizzata per l&#8217;inquinamento dei mercati pubblici e il reimpiego dei capitali illeciti.</li>
</ul>
<p>È stato altresì eseguito il sequestro preventivo di somme di denaro per un importo complessivo di 5.700 euro individuate quale immediato provento e prezzo dei reati di estorsione e corruzione contestati.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>VIDEO-Stroncato traffico internazionale di droga tra Lazio e Sud America, 8 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 18:32:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle provincie di Roma, l’Aquila, Reggio Calabria e Catania, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia hanno dato esecuzione ad ordinanze, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma che scaturiscono da una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, e riguarda complessivamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-384788-4" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/VIDEO-.mp4?_=4" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/VIDEO-.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/VIDEO-.mp4</a></video></div>
<p>Nelle provincie di Roma, l’Aquila, <strong>Reggio Calabria</strong> e Catania, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia hanno dato esecuzione ad ordinanze, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma che scaturiscono da una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, e riguarda complessivamente 11 persone, gravemente indiziate di far parte di una complessa associazione per delinquere dedita al traffico di stupefacenti a carattere transnazionale, importando dal Sud America e distribuendo in Italia ingenti quantitativi di cocaina. Otto persone sono destinatarie della misura della custodia cautelare in carcere mentre altre 3 persone, nel medesimo procedimento, sono al momento indagate a piede libero in attesa di ulteriori valutazioni del Tribunale.<br />
L&#8217;operazione odierna, fa seguito al fermo del P.M. della DDA della Procura di Roma, dei vertici dell&#8217;organizzazione dello scorso fine maggio, di cui è già stata data comunicazione alla stampa, e sintetizza mesi di complesse indagini svolte dai Carabinieri di Civitavecchia che hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un’organizzazione radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale, dotata di solidissime diramazioni internazionali e collegamenti con alcuni esponenti la <strong>criminalità organizzata calabrese</strong> e campana.</p>
<p>Come già comunicato in precedenza, l’indagine ha avuto inizio nell’agosto 2025, fornendo agli inquirenti la mappa iniziale del sodalizio sudamericano-italiano. I riscontri tecnici hanno consentito di raccogliere elementi probatori che hanno delineato una precisa ripartizione dei ruoli, consentendo di ipotizzare l’esistenza di un broker internazionale (<em>di origini dominicane</em>), anello di raccordo strategico, responsabile dei contatti con i fornitori esteri, della logistica e della gestione dei complessi flussi finanziari illeciti; un vertice operativo colombiano (<em>noto come il &#8220;Presidente&#8221;)</em>, capo e promotore incaricato di gestire i connazionali e le importazioni, di fissare il prezzario della droga e di curare i rapporti con i narcotrafficanti stanziali in Spagna e Sud America; un esperto broker romano: figura di raccordo e principale distributore per il mercato del litorale nord laziale e del centro Italia, capace di piazzare la droga a una fitta rete di intermediari e grossisti; <strong>un soggetto di origini calabresi</strong>, fondamentale per la fornitura di veicoli dotati di vani occulti meccanizzati. Il sodalizio ha dimostrato una straordinaria capacità logistica. Lo stupefacente veniva introdotto in Italia attraverso due canali principali: via terra dalla Spagna, utilizzando autovetture modificate con sofisticati doppi fondi (<em>definiti in gergo &#8220;sistema&#8221;</em>); tramite rotte marittime intercontinentali, con navi in partenza da porti sudamericani (c<em>ome Guayaquil in Ecuador</em>) e dirette in Europa, prevedendo il lancio in mare di borsoni carichi di droga in punti di recupero prestabiliti tramite coordinate GPS. Inoltre, per consegne mirate, il gruppo si avvaleva di corrieri &#8220;<em>ovulatori</em>&#8220;, addestrati a ingoiare decine di ovuli di cocaina per eludere i controlli aeroportuali e stradali.<br />
Le indagini di Carabinieri e DDA fanno ipotizzare una gestione altamente imprenditoriale. I vertici discutevano apertamente delle fluttuazioni di mercato: la cocaina veniva acquistata all&#8217;ingrosso a circa 16.000-17.000 euro al kg, per essere rivenduta a 21.000-24.000 euro. Il ricarico sui prezzi veniva indicato con il termine convenzionale di &#8220;punti&#8221; (<em>es. 7 punti equivalevano a 7.000 euro di margine)</em>. La droga veniva camuffata nelle conversazioni con nomi in codice quali &#8220;Rosalba/Rosalia&#8221; (<em>per la cocaina rosa</em>), &#8220;Biancaneve&#8221; (per la cocaina classica), oppure &#8220;cotta/cruda&#8221; per indicarne la preparazione chimica.</p>
<p>Un episodio di eccezionale rilievo investigativo ha consentito di avvalorare la caratura criminale del cartello. I vertici sudamericani sono rimasti vittime di una truffa orchestrata da esponenti della Camorra napoletana, i quali, simulando un finto intervento delle forze dell&#8217;ordine nel napoletano, si erano appropriati di 10 chilogrammi di cocaina appena consegnati dai colombiani (<em>un danno stimato in circa 280.000 euro</em>). Per recuperare il carico o il denaro, il cartello ha attivato i propri canali diplomatico-criminali, organizzando summit in Campania per dirimere la questione. La propensione alla violenza del sodalizio era spiccata. Per il recupero dei crediti della droga, il vertice colombiano pianificava rapimenti (noleggiando appartamenti in cui rinchiudere i debitori), l&#8217;uso di mazze da baseball e armi da fuoco. Le intercettazioni hanno inoltre confermato l&#8217;esistenza di legami diretti tra gli indagati e i vertici dei <em>&#8220;Los Choneros</em>&#8220;, la più potente e sanguinaria fazione criminale dell&#8217;Ecuador. Uno degli aspetti più allarmanti ed evoluti dell&#8217;indagine, riguarda il sofisticato meccanismo di pagamento e trasferimento dei capitali illeciti. Per bypassare i controlli delle autorità bancarie e governative centrali, l&#8217;organizzazione ricorreva sistematicamente all&#8217;utilizzo di moneta virtuale. L&#8217;indagine ha avuto il suo epilogo operativo più eloquente con la scoperta, da parte dei Carabinieri, di un laboratorio adibito a raffineria clandestina nelle campagne di Sant&#8217;Agata del Bianco (Reggio Calabria). Nel laboratorio, sequestrato insieme a presse idrauliche, stampi e forni a microonde, sono stati rinvenuti oltre 500 kg di miscele destinate verosimilmente ad abbassare la purezza della droga per moltiplicarne i profitti.</p>
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		<title>Traffico di droga, estorsioni e armi da guerra: blitz dei Carabinieri a Roma, 7 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 09:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;importante operazione antimafia a Roma ha portato allo smantellamento di una pericolosa organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata, sfruttamento della prostituzione e detenzione illegale di armi. Dalle prime ore del mattino, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere per 7 persone, emessa dal GIP su richiesta della locale Dda della Procura della Repubblica. L&#8217;indagine, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Un&#8217;importante operazione antimafia a <b data-index-in-node="64" data-path-to-node="13">Roma</b> ha portato allo smantellamento di una pericolosa <b data-index-in-node="118" data-path-to-node="13">organizzazione criminale</b> dedita al <b data-index-in-node="153" data-path-to-node="13">traffico internazionale di sostanze stupefacenti</b>, <b data-index-in-node="203" data-path-to-node="13">estorsione aggravata</b>, <b data-index-in-node="225" data-path-to-node="13">sfruttamento della prostituzione</b> e <b data-index-in-node="260" data-path-to-node="13">detenzione illegale di armi</b>. Dalle prime ore del mattino, i <b data-index-in-node="320" data-path-to-node="13">Carabinieri del Comando Provinciale di Roma</b> stanno eseguendo un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere per <b data-index-in-node="431" data-path-to-node="13">7 persone</b>, emessa dal GIP su richiesta della locale <b data-index-in-node="483" data-path-to-node="13">Dda della Procura della Repubblica</b>. L&#8217;indagine, supportata da intercettazioni e dall&#8217;analisi di <b data-index-in-node="579" data-path-to-node="13">chat criptate</b>, ha rivelato la presenza di un sodalizio con legami di altissimo livello con i <b data-index-in-node="672" data-path-to-node="13">cartelli del Sud America e albanesi</b>, oltre che con le <b data-index-in-node="726" data-path-to-node="13">cosche calabresi</b>.</p>
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<div id="adv-Bottom" class="advZone [&amp;_iframe]:m-auto" data-collapse-mode="hide">L&#8217;inchiesta ha messo in luce la capacità dei due pregiudicati romani al vertice della banda di gestire <b data-index-in-node="103" data-path-to-node="15">centinaia di chili di stupefacente</b>. In un solo caso è stato accertato il possesso di <b data-index-in-node="188" data-path-to-node="15">500 kg di hashish</b> e ingenti partite di <b data-index-in-node="227" data-path-to-node="15">cocaina purissima</b>, in parte nascoste nei magazzini condominiali. I canali di approvvigionamento erano diretti: importazione via aerea dal <b data-index-in-node="365" data-path-to-node="15">Sud America</b>, contatti continui con potenti <b data-index-in-node="408" data-path-to-node="15">cartelli albanesi</b> attivi nel Nord Italia e alleanze strategiche con la <b data-index-in-node="479" data-path-to-node="15">criminalità organizzata romana</b> e la <b data-index-in-node="515" data-path-to-node="15">&#8216;ndrangheta</b>.</div>
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<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Il gruppo criminale operava con assoluta spregiudicatezza, ricorrendo a una violenza inaudita per il controllo del territorio e il recupero dei crediti. Per un debito di <b data-index-in-node="170" data-path-to-node="17">20.000 euro</b>, i capi hanno ordinato il <b data-index-in-node="208" data-path-to-node="17">pestaggio a sangue di un collaboratore</b>, ridotto in fin di vita con gravi lesioni al viso e la <b data-index-in-node="302" data-path-to-node="17">perforazione di un polmone</b>. Inoltre, i vertici dell&#8217;organizzazione sfruttavano una donna affetta da tossicodipendenza: le era stato messo a disposizione un appartamento per <b data-index-in-node="145" data-path-to-node="18">costringerla a prostituirsi</b>, obbligandola a versare quasi tutti i guadagni nelle casse del clan tramite ricariche <b data-index-in-node="259" data-path-to-node="18">Postepay</b>, mentre i complici incassavano una quota fissa per ogni cliente.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Oltre al sequestro di una pistola a tamburo calibro 22, i Carabinieri hanno scoperto tramite le chat criptate che i vertici pianificavano l&#8217;acquisto di <b data-index-in-node="152" data-path-to-node="20">armi da guerra</b>, tra cui <b data-index-in-node="176" data-path-to-node="20">fucili d&#8217;assalto M4</b> con cannocchiale e fucili a pompa, destinati ad <b data-index-in-node="244" data-path-to-node="20">agguati contro i clan rivali</b>. Durante le perquisizioni di stamane, i militari hanno <b data-index-in-node="54" data-path-to-node="21">arrestato altre due persone</b> trovate in possesso di armi e cocaina. Contestualmente, il Nucleo Investigativo sta eseguendo il <b data-index-in-node="179" data-path-to-node="21">sequestro preventivo di beni</b> a carico della famiglia di uno dei promotori, bloccando auto, moto, quote societarie e carte prepagate utilizzate per riciclare i profitti illeciti.</p>
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