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	<title>morti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 08 Aug 2026 09:00:32 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Marcinelle, 70 anni fa la strage di 262 minatori. L&#8217;8 agosto diventa giornata vittime sul lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 262 i minatori morti, di 12 diverse nazionalità, di cui 136 italiani. E&#8217; il bilancio di una dei più gravi incidenti minerari di sempre, passato alla storia come la tragedia di Marcinelle. Molti di essi erano calabresi, partiti da paesi come San Giovanni in Fiore, Caccuri, Cerenzia, Castelsilano e Santa Severina per lavorare nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 262 i minatori morti, di 12 diverse nazionalità, di cui 136 italiani. E&#8217; il bilancio di una dei più gravi incidenti minerari di sempre, passato alla storia come la tragedia di <strong>Marcinelle</strong>. Molti di essi erano <strong>calabresi</strong>, partiti da paesi come <strong>San Giovanni in Fiore, Caccuri, Cerenzia, Castelsilano e Santa Severina</strong> per lavorare nella miniera di carbone.</p>
<p>L’8 agosto 1956, esattamente settant&#8217;anni fa, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (<em>appena fuori la cittadina belga di Marcinelle</em>), si sviluppò un incendio che causò una strage. Proprio quest&#8217;anno l&#8217;8 agosto diventa la Giornata delle vittime degli infortuni sul lavoro I minatori morirono per le ustioni, il fumo e i gas tossici. Causa dell’incidente, si disse, fu un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori. Un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.</p>
<p>Erano le 8 e 10 quando le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. In totale si salvarono solo in 12. Il 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, mentre una fumata nera e acre continuava a uscire dal pozzo sinistrato, uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido: &#8216;Tutti cadaveri&#8217;. Ci furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale). In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco. La tragedia della miniera di carbone di Marcinelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.</p>
<p>L’Italia a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della guerra: 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria. Nella parte francofona del Belgio, invece, la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. Per convincere gli uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affiggono in tutta Italia manifesti che presentano unicamente gli aspetti allettanti di questo lavoro (<em>salari elevati, carbone e viaggi in ferrovia gratuiti, assegni familiari, ferie pagate, pensionamento anticipato</em>). In realtà, le condizioni di vita e di lavoro sono veramente dure. All’arrivo a Bruxelles, comincia lo smistamento verso le differenti miniere, dopodiché i lavoratori vengono accompagnati nei loro ‘alloggi’, le famose ‘cantines’: baracche, insomma, o ‘hangar’, gelidi d’inverno e cocenti d’estate, veri e propri campi di concentramento dove pochi anni prima erano stati sistemati i prigionieri di guerra. La mancanza di alloggi convenienti, previsti peraltro dall’accordo italo-belga, impedisce alla maggior parte dei minatori il ricongiungimento con la propria famiglia.</p>
<p>Trovare un alloggio in affitto è infatti quasi impossibile all’epoca. Senza contare la discriminazione. Spesso sulle porte delle case da affittare, i proprietari scrivono a chiare lettere ‘ni animaux, ni etranger’ (<em>né animali, né stranieri</em>).  Un’integrazione difficile, dunque, a cui si sommano le condizioni di lavoro particolarmente dure e insalubri, nonché le scarse misure di igiene e sicurezza. Tra il 1946 e il 1955, quasi 500 operai italiani trovano così la morte nelle miniere belghe, senza contare il lento flagello delle malattie d’origine professionale. La più pericolosa di queste è la silicosi, causata dalle polveri della miniera che, depositandosi nei polmoni, crea insufficienze respiratorie. In ricordo dei 262 minatori che persero la vita nella miniera di carbone del Bois du Cazier di Marcinelle, nei pressi di Charleroi in Belgio, &#8220;a seguito degli appelli del Parlamento europeo e di diversi Stati membri, abbiamo proposto di istituire una Giornata europea annuale in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro. Si celebrerà ogni anno l&#8217;8 agosto&#8221;. Lo dice la vicepresidente della Commissione Europea Roxana Minzatu, in una nota. &#8220;La maggior parte&#8221; di coloro che morirono nella miniera, ricorda Minzatu, &#8220;era venuta in Belgio in cerca di lavoro e di un futuro migliore. Non fecero mai ritorno a casa. Chiunque vada a lavorare dovrebbe tornare a casa sano e salvo. Questo è l&#8217;impegno fondamentale che abbiamo nei confronti dei lavoratori&#8221;.</p>
<p>Questa giornata, continua, &#8220;non sarà dedicata solo alla commemorazione di coloro che persero la vita nel disastro di Marcinelle e in altri tragici incidenti sul lavoro. Sarà un&#8217;occasione annuale per rinnovare l&#8217;impegno dell&#8217;Europa in materia di prevenzione e riaffermare la nostra ambizione di eliminare gli infortuni e i decessi sul lavoro, in ogni settore e in ogni Stato membro&#8221;. Ogni anno nell&#8217;Unione Europea &#8220;più di 3mila lavoratori perdono la vita a causa di incidenti sul lavoro e si stima che oltre 170mila muoiano per malattie professionali. Condizioni di lavoro sicure e salubri sono una priorità assoluta&#8221;.</p>
<p><strong><em>Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25ª Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, ha inviato il seguente messaggio:</em></strong></p>
<p>«Nel ricordo dei tragici fatti di Marcinelle l’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici diverse nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier. In questa giornata, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che, con il loro lavoro, hanno contribuito al progresso del Paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti e hanno operato. Le vittime di Marcinelle sono parte dell’identità collettiva del nostro Paese. Esse hanno acquisito profonda valenza simbolica per tutta l’Europa, connotando il processo di integrazione comunitaria. La Commissione, su iniziativa del Parlamento europeo e degli Stati Membri, ha deciso, infatti, di proporre l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro.</p>
<p>Il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza &#8211; cardine della nostra Costituzione &#8211; esprime oggi un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso. Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono &#8211; come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana &#8211; siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone. Ai familiari delle duecentosessantadue vittime, delle quali centotrentasei italiani, che morirono al Bois du Cazier l’8 agosto del 1956, a quelli di tutti i morti sul lavoro in ogni altra circostanza e luogo del mondo, rinnovo i sentimenti di cordoglio e di partecipe vicinanza della Repubblica».</p>
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		<title>Sicurezza sul lavoro, Senese (UIL): Quindici morti in sei mesi, la Calabria continua a contare le sue vittime</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sicurezza-sul-lavoro-senese-uil-quindici-morti-in-sei-mesi-la-calabria-continua-a-contare-le-sue-vittime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 11:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong>«<em>Un altro decesso sul luogo di lavoro, il quindicesimo in Calabria nei primi sei mesi dell&#8217;anno, non è soltanto un numero che aggrava un bilancio già drammatico. È la dimostrazione che, nonostante le troppe vite spezzate, la Calabria e il legislatore nazionale non abbiano ancora assunto la sicurezza sul lavoro come una priorità assoluta. È necessario intervenire con decisione sul sistema della formazione e, soprattutto, sull&#8217;effettività dei controlli circa l’applicazione delle norme di sicurezza nelle aziende</em>». È l&#8217;amara analisi della segretaria generale della UIL Calabria, <strong>Mariaelena Senese</strong>, all&#8217;indomani della morte di <strong>Michele Rago</strong>, l’operaio di appena 23 anni deceduto mentre effettuava un intervento di manutenzione su una pala eolica a Mongrassano. Secondo la UIL Calabria, oltre alla drammatica sequenza di tragedie, pesa il fatto che agli impegni assunti non abbiano fatto seguito azioni concrete. Dopo la convocazione del Comitato Regionale di Coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, avvenuta nei mesi scorsi, non si è avuta notizia di ulteriori convocazioni né dell&#8217;attivazione di quel monitoraggio permanente che la UIL chiede da anni.</p>
<p>Quel Comitato avrebbe dovuto rappresentare il luogo nel quale analizzare con continuità i dati regionali sugli infortuni e sulle malattie professionali, confrontandoli con gli esiti delle attività ispettive, individuare i comparti più esposti al rischio, programmare interventi mirati e verificarne i risultati. E avrebbe dovuto affrontare uno dei temi più urgenti: la realizzazione di un portale regionale unico della formazione, capace di certificare digitalmente ogni percorso formativo e rendere ogni attestato immediatamente consultabile e verificabile durante le attività ispettive. Di tutto questo, ad oggi, non vi è alcuna evidenza, nonostante le ripetute richieste avanzate da chi il mondo del lavoro lo rappresenta e lo vive quotidianamente.</p>
<p>«<em>Ciò che è avvenuto a Mongrassano impone una riflessione ancora più profonda. Mi auguro che quel lavoratore, così giovane, fosse stato adeguatamente formato prima di essere mandato a operare a sessanta o settanta metri di altezza, in un&#8217;attività tanto delicata quanto pericolosa. Ancora una volta emergono le due grandi priorità che la UIL sostiene da sempre: investire seriamente nella formazione e garantire controlli capillari, frequenti e puntuali. Non possiamo continuare a contare i morti sul lavoro senza assumere decisioni forti. E le prime a pretendere regole rispettate dovrebbero essere proprio le imprese sane, perché chi risparmia sulla sicurezza altera la concorrenza e si costruisce un vantaggio competitivo illecito</em>». Senese torna quindi sul tema del Comitato Regionale di Coordinamento, nato proprio dopo le denunce della UIL sui sette morti registrati nel solo mese di maggio, ma rimasto, nei fatti, privo di sviluppi operativi: «<em>Avevamo accolto con favore la sua istituzione, ma oggi è evidente che non basta convocare un organismo se poi non gli si dà continuità. Occorre attivare subito quel monitoraggio permanente che la UIL propone da anni, con un calendario di incontri, un confronto costante con gli organi ispettivi e obiettivi misurabili, partendo dall&#8217;analisi dei dati sugli infortuni, delle attività di vigilanza e dei settori maggiormente esposti al rischio. Non serve un tavolo di rappresentanza che si riunisca una volta per poi fermarsi. Serve una cabina di regia permanente, capace di trasformare i dati in prevenzione e la prevenzione in vite salvate</em>».</p>
<p>«<em>La Calabria sta affrontando una stagione di investimenti senza precedenti</em> – conclude Senese &#8211;<em>, con cantieri strategici e opere pubbliche diffuse su tutto il territorio. Non possiamo consentire che questa crescita venga pagata con il sangue dei lavoratori. Il Mezzogiorno non può essere considerato un territorio nel quale i diritti valgono meno. Deve diventare il laboratorio della legalità, della sicurezza e del lavoro di qualità. Oggi chi governa e chi ha responsabilità pubbliche è chiamato a una scelta precisa: decidere se la sicurezza dei lavoratori debba essere davvero una priorità oppure continuare a rincorrere le tragedie</em>».</p>
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		<title>Morti sul lavoro in Calabria 2026: Da gennaio a maggio 11 vittime totali, la Regione è in zona rossa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/morti-sul-lavoro-in-calabria-2026-da-gennaio-a-maggio-11-vittime-totali-la-regione-e-in-zona-rossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 10:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="auto">&#8220;<em>Il confronto dei dati con il mese precedente racconta un brusco peggioramento: ad aprile la regione registrava 2 decessi in occasione di lavoro ed era in zona bianca, mentre a fine maggio le vittime salgono a 9 e il territorio entra in zona rossa. Un passaggio che conferma la necessità di leggere il fenomeno non solo attraverso i numeri assoluti, ma anche attraverso l&#8217;incidenza, oggi ben superiore alla media nazionale. Il quadro provinciale evidenzia una criticità significativa con Vibo Valentia, Reggio Calabria e Cosenza in zona rossa. Anche il dato settoriale è rilevante: Sanità e Assistenza Sociale è il comparto con più denunce di infortunio, seguito dalle Costruzioni, a conferma che la prevenzione deve coinvolgere ambiti produttivi e organizzativi molto diversi tra loro.</em>&#8221; Questo è il commento dell&#8217;Ing. Mauro Rossato, Presidente dell&#8217;Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, in merito ai dati sugli infortuni in Calabria aggiornati al mese di maggio.</p>
<p dir="auto"><strong>IL RISCHIO DI MORTE IN CALABRIA DA GENNAIO A MAGGIO 2026-  </strong>Per individuare le aree più fragili d&#8217;Italia sul fronte della sicurezza sul lavoro, l&#8217; Osservatorio Sicurezza Vega elabora una mappatura del rischio rispetto all&#8217;incidenza della mortalità. La <strong>zona rossa</strong>, quella <strong>in cui si trova la Calabria</strong>, raggruppa le regioni con l&#8217;<strong>incidenza di mortalità sul lavoro più elevata a livello nazionale</strong>. A fine maggio 2026, il <strong>rischio di infortunio mortale in regione (16,0 morti per milione di occupati)</strong> risulta ben superiore rispetto a quello medio <strong>nazionale (11,2)</strong>. Sul fronte delle incidenze il quadro provinciale vede <strong>Vibo Valentia, Reggio Calabria e Cosenza</strong> in <strong>zona rossa</strong>, con indici rispettivamente pari a <strong>39,6,</strong> <strong>21,2 e 19,0</strong>. Nessuna provincia calabrese ricade in zona arancione o in zona gialla.<br />
Solo<strong> Catanzaro e Crotone</strong> sono in <strong>zona bianca </strong>con un&#8217;incidenza di mortalità pari a zero.</p>
<p dir="auto"><strong>VITTIME IN CALABRIA: I NUMERI ASSOLUTI A MAGGIO 2026- </strong>Nei primi cinque mesi del 2026, la Calabria registra <strong>11 morti sul lavoro</strong>: <strong>9 infortuni in occasione di lavoro</strong> e <strong>2 in itinere</strong>. A livello provinciale, troviamo <strong>Cosenza</strong> con <strong>6</strong> vittime totali, seguita da <strong>Reggio Calabria</strong> (<strong>3</strong>) e <strong>Vibo Valentia</strong> (<strong>2</strong>). Catanzaro e Crotone, invece, non hanno registrato casi di infortuni mortali né in occasione di lavoro né in itinere.</p>
<p dir="auto"><strong>INFORTUNI PER GENERE, NAZIONALITÀ E FASCE D&#8217;ETÀ NEI PRIMI CINQUE MESI DEL 2026- </strong>A fine maggio 2026, la Calabria registra <strong>3.290 denunce di infortunio in occasione di lavoro</strong>; di queste<strong> 1.057 </strong>da parte di <strong>lavoratrici donne </strong>e<strong> 2.233 </strong>da parte degli<strong> uomini</strong>. Le<strong> denunce in occasione di lavoro dei lavoratori stranieri </strong>sono<strong> 281</strong>. Tra i lavoratori deceduti in occasione di lavoro, si registra 1 vittima straniera su un totale di 9. La <strong>fascia d&#8217;età più colpita</strong> in regione è quella <strong>55-64 anni</strong>, con <strong>3 casi</strong> in occasione di lavoro; seguita da quella dei lavoratori <strong>dai 45 ai 54 anni</strong> (<strong>2 casi</strong>).</p>
<p dir="auto">​<strong>IL SETTORE ECONOMICO PIÙ RISCHIOSO IN CALABRIA- </strong>Il settore <strong>Sanità e Assistenza Sociale</strong>, nei primi cinque mesi del 2026, è in cima alla graduatoria delle <strong>denunce di infortunio</strong> in occasione di lavoro (<strong>319</strong>); seguito dalle Costruzioni (302).</p>
<p dir="auto">​</p>
<p dir="auto">
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		<item>
		<title>Morti sul lavoro, Cgil Calabria: &#8220;Più ispettori e controlli. Morire sul lavoro non è fatalità&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/morti-sul-lavoro-cgil-calabria-piu-ispettori-e-controlli-morire-sul-lavoro-non-e-fatalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 17:07:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cgil Calabria &#8220;esprime vicinanza alle famiglie e profondo cordoglio per le due nuove morti sul lavoro avvenute oggi nella nostra regione. Oggi è spirato all&#8217;ospedale di Catanzaro l&#8217;operaio Franco Vescio, vittima di un grave incidente nei giorni scorsi a Fuscaldo, e nelle stesse ora è venuto a mancare a Monterosso un altro operaio di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">La Cgil Calabria &#8220;<em>esprime vicinanza alle famiglie e profondo cordoglio per le due nuove morti sul lavoro avvenute oggi nella nostra regione. Oggi è spirato all&#8217;ospedale di Catanzaro l&#8217;operaio Franco Vescio, vittima di un grave incidente nei giorni scorsi a Fuscaldo, e nelle stesse ora è venuto a mancare a Monterosso un altro operaio di 63 anni. A nemmeno due giorni dalla marcia silenziosa contro le morti bianche che abbiamo tenuto con gli altri sindacati confederali a Catanzaro, il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi&#8221;</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;E<em> purtroppo se non si mette mano al sistema, tragedie come queste continueranno ad accadere</em>&#8211; sottolinea in una nota la Cgil. <em><strong>Le ragioni sono da ritrovarsi, infatti, in un sistema che continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone,</strong> che considera la sicurezza un costo da tagliare e i lavoratori numeri sacrificabili dentro la giungla degli appalti e dei subappalti. La Calabria conosce bene questa realtà: precarietà, lavoro povero, ricatti occupazionali, dumping contrattuale e appalti costruiti sul massimo ribasso producono condizioni insostenibili e alimentano un modello che troppo spesso genera sfruttamento e vittime.Per questo la CGIL Calabria rilancia con ancora maggiore determinazione la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti. Una battaglia di civiltà che punta a cancellare la logica del massimo ribasso, a rafforzare controlli e responsabilità lungo tutta la catena degli appalti e dei subappalti, a garantire trasparenza, legalità, piena applicazione dei contratti, diritti, formazione e sicurezza&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Servono più ispettori, più controlli, investimenti sulla prevenzione, formazione continua e pene severe per chi viola le norme sulla sicurezza- </em>spiega la Cgil<em>. Ma serve soprattutto una scelta politica chiara: mettere al centro il lavoro dignitoso e sicuro. Non possiamo accettare che si continui a morire per portare a casa uno stipendio. La CGIL Calabria continuerà a mobilitarsi nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nei territori affinché questa strage venga fermata, perché morire di lavoro non è fatalità</em>&#8220;- conclude la nota del sindacato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/morti-sul-lavoro-cgil-calabria-piu-ispettori-e-controlli-morire-sul-lavoro-non-e-fatalita/">Morti sul lavoro, Cgil Calabria: &#8220;Più ispettori e controlli. Morire sul lavoro non è fatalità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>A Catanzaro una marcia silenziosa per i morti sul lavoro con Sindacati, Unindustria e Ance</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di oggi, organizzata da Cgil, Cisl e Uil &#8211; con l&#8217;adesione di Unindustria Calabria e Ance- si è svolta una marcia silenziosa lungo le vie del centro cittadino per richiamare l&#8217;attenzione delle istituzioni sul fenomeno delle morti bianche. In particolare, in Calabria nelle ultime settimane si sono registrati diversi incidenti mortali: ad Anoia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pomeriggio di oggi, organizzata da Cgil, Cisl e Uil &#8211; con l&#8217;adesione di Unindustria Calabria e Ance- si è svolta una marcia silenziosa lungo le vie del centro cittadino per richiamare l&#8217;attenzione delle istituzioni sul fenomeno delle morti bianche. In particolare, in Calabria nelle ultime settimane si sono registrati diversi incidenti mortali: ad Anoia Superiore un operaio di 46 anni è morto per una caduta da un ponteggio; a Francavilla Angitola un operaio di 53 anni è stato travolto da un camion-gru nel cantiere del depuratore consortile; a Paola un operaio di 23 anni è morto mentre allestiva un lido balneare, infine, nella giornata del 1 maggio a Spezzano Albanese, un uomo è deceduto in un incidente con il trattore.</p>
<p>In circa trecento hanno partecipato alla marcia silenziosa che ha preso il via da Piazza Matteotti sfilando lungo il corso cittadino. &#8220;<em>In Calabria mentre festeggiavamo l&#8217;1 maggio qualcuno lavorava e non tornava a casa &#8211; </em>ha dichiarato Gianfranco Trotta, segretario Cgil Calabria, ricordando i motivi alla base della marcia<em> -. Le parole sono ormai sprecate per questa strage quotidiana. Chiediamo alle istituzioni maggiore attenzione, oggi sfiliamo in silenzio per ricordare le vittime ma è un silenzio che grida alle coscienze di chi ha responsabilità, soprattutto quegli imprenditori che utilizzano i lavoratori a nero senza protezione nei luoghi di lavoro&#8221;. </em>Alla marcia ha preso parte anche il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, che ha precisato come &#8220;<em>la presenza di Unindustria è una presenza consapevole, convinta, a testimonianza che sulle tematiche degli infortuni sul lavoro le forze datoriali e le forze sindacali sono unite e dalla stessa parte. È da tempo che ci stiamo impegnando sul tema della prevenzione e del contrasto agli infortuni e alle malattie professionali&#8221;</em>.</p>
<p>Per la segretaria Uil Calabria, Maria Elena Senese &#8220;<em>è un gesto forte ma simbolico. Dobbiamo chiamare le cose con il loro giusto nome. Parliamo di morti bianche e fatalità ma molto spesso non si tratta di questo, perché quando le aziende non applicano, e quindi violano, le norme sulla sicurezza, fanno dumping contrattuale e generano lavoro nero e sommerso è chiaro che il rischio di infortunio mortale è tangibile&#8221;. </em>Il segretario della Cisl Calabria Giuseppe Lavia ha evidenziato che &#8220;<em>serve una svolta radicale nelle politiche e negli interventi legati alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro per fermare una vera ecatombe, una scia di sangue. Sono troppi i morti sul lavoro, servono più ispettori del lavoro, serve una svolta vera della qualità della formazione. Stop agli attestatifici e ai corsi fantasma&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;<em>La sicurezza &#8211; </em>ha detto il direttore di Ance Calabria Luigi Leone<em> &#8211; è il faro che guida le nostre attività. Siamo ben consapevoli che i cantieri edili sono i luoghi dove maggiormente possono verificarsi incidenti, anche mortali, stiamo lavorando molto in termini formativi. Consideriamo i nostri lavoratori il vero capitale sociale delle nostre imprese</em>&#8220;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-380103" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/marcia-Catanzaro-1.png" alt="" width="643" height="408" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/marcia-Catanzaro-1.png 966w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/marcia-Catanzaro-1-300x190.png 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/marcia-Catanzaro-1-768x487.png 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/marcia-Catanzaro-1-663x420.png 663w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/05/marcia-Catanzaro-1-696x441.png 696w" sizes="(max-width: 643px) 100vw, 643px" /></p>
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		<title>Morti sul lavoro, marcia silenziosa a Catanzaro: &#8220;non siamo invisibili, non saremo fantasmi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 07:44:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi la Filcams CGIL Calabria ha partecipato alla marcia silenziosa promossa unitariamente da CGIL, CISL e UIL a Catanzaro contro le morti sul lavoro. In Calabria stiamo assistendo ad una vera tragedia quotidiana: incidenti, lavoro nero, precarietà e assenza di controlli continuano a colpire soprattutto chi è più fragile e ricattabile. &#8220;Per questo &#8211; si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi la Filcams CGIL Calabria ha partecipato alla marcia silenziosa promossa unitariamente da CGIL, CISL e UIL a Catanzaro contro le morti sul lavoro. In Calabria stiamo assistendo ad una vera tragedia quotidiana: incidenti, lavoro nero, precarietà e assenza di controlli continuano a colpire soprattutto chi è più fragile e ricattabile. &#8220;<em>Per questo &#8211; si legge in una nota &#8211; abbiamo voluto dare una risposta collettiva, chiedendo misure serie, controlli veri e maggiore attenzione sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La Filcams ha scelto di partecipare alla manifestazione insieme ad una delegazione di giovani migranti con i quali stiamo costruendo un percorso di formazione e sindacalizzazione preventiva rispetto al loro ingresso nel mondo del lavoro&#8221;.  </em>Grazie anche al progetto “<em>A Muzzo</em>”, finanziato dalla Filcams Cgil nazionale, il Segretario Generale Giuseppe Valentino &#8220;<em>sta seguendo personalmente un percorso settimanale all’interno del centro di accoglienza dove vivono questi ragazzi, affrontando temi legati ai contratti di lavoro, ai diritti, alla prevenzione, alla salute e sicurezza. È un lavoro sindacale concreto, fatto prima che arrivino nei luoghi di lavoro, per evitare sfruttamento, ricatti e tragedie come quella di Diallo El Hadji Mamadou, il ragazzo migrante di 23 anni morto la scorsa settimana mentre lavorava in un cantiere che sarebbe dovuto diventare un lido turistico a Paola</em>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<em>I ragazzi oggi &#8211;</em> si evidenzia ancora<em> &#8211; hanno voluto esserci con i loro corpi e con un messaggio forte: &#8216;Non siamo invisibili, non saremo fantasmi&#8217;. Una frase che racconta bene il senso del nostro impegno: costruire coscienza, consapevolezza e organizzazione sindacale affinché nessuno venga lasciato solo o sfruttato nel silenzio. La giornata di oggi è stata intensa, importante ed emozionante. Abbiamo portato in piazza quello che denunciamo da anni nel settore turistico e rispetto al sistema delle concessioni balneari e dei beni pubblici: non è tollerabile che su una concessione demaniale, quindi su un bene pubblico, si possa lavorare in nero e perfino morire di lavoro&#8221;</em>.</p>
<p>&#8220;<em>Per questo &#8211; conclude Filcams CGIL Calabria- continuiamo a chiedere norme serie, responsabilità e controlli.  Non bastano le parate istituzionali o l’indignazione di fronte all’ennesima vittima. Servono leggi che tutelino davvero lavoratrici e lavoratori e che colpiscano le imprese che risparmiano sulla sicurezza trasformando il lavoro in una condanna&#8221;</em>.</p>
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		<title>Fillea Cgil: “Basta passerelle, è un ecatombe che esige risposte immediate”</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/fillea-cgil-basta-passerelle-e-un-ecatombe-che-esige-risposte-immediate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 12:28:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ancora morti sul lavoro. Ancora padri di famiglia che escono da casa per portare un pezzo di pane ai propri figli e che non vi fanno più ritorno. La Fillea CGIL Calabria &#8211; scrive il segretario generale Simone Celebre &#8211;  esprime dolore, rabbia e profondo cordoglio per la morte dell’operaio di 53 anni originario di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Ancora morti sul lavoro. Ancora padri di famiglia che escono da casa per portare un pezzo di pane ai propri figli e che non vi fanno più ritorno. La Fillea CGIL Calabria &#8211; </em>scrive il segretario generale Simone Celebre<em> &#8211;  esprime dolore, rabbia e profondo cordoglio per la morte dell’operaio di 53 anni originario di Reggio Calabria, deceduto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola, schiacciato da un camion-gru durante le attività di manutenzione e adeguamento dell’impianto e per il 46enne deceduto ad Anoia superiore dopo essere caduto dal terzo piano di un abitazione&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;<em>Siamo davanti all’ennesima &#8216;strage&#8217; annunciata. A distanza di poche ore, la Calabria conta due morti sul lavoro. Non possiamo più parlare di fatalità. È un vero e proprio operaicidio che continua a consumarsi nel silenzio generale, mentre lavoratori e lavoratrici continuano a uscire di casa senza avere la certezza di farvi ritorno- </em>sottolinea Celebre<em>. Queste persone sono vittime del dovere, cadute mentre svolgevano il proprio lavoro, spesso in condizioni difficili, sotto pressione, tra appalti, subappalti, ritmi insostenibili e controlli insufficienti. Ogni volta assistiamo allo stesso copione, cordoglio, dichiarazioni di circostanza, tavoli istituzionali, promesse. Poi tutto torna come prima, fino al prossimo morto&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;<em>Basta slogan. Basta passerelle. Basta tavoli inutili regionali che non producono alcun cambiamento reale. Serve una presa di coscienza collettiva e immediata. Serve il coraggio di dire che la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta e non un costo da comprimere. Bisogna aumentare i controlli nei cantieri. Rafforzare gli organici ispettivi. Garantire una formazione vera e continua. Fermare la logica del massimo ribasso e pretendere il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza in ogni appalto pubblico e privato. Non si può continuare a morire nel 2026 per guadagnarsi da vivere&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;<em>La Calabria &#8211; </em>conclude il segretario generale Fillea Cgil Calabria<em> -sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e dignità del lavoro. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per le istituzioni, per le imprese che non investono in sicurezza e per un sistema che troppo spesso considera la prevenzione un fastidio burocratico invece che un dovere morale e civile. La Fillea CGIL Calabria chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che siano accertate rapidamente eventuali responsabilità. Ma soprattutto chiede che questa lunga scia di sangue venga fermata subito. Perché dietro ogni casco c’è una persona, una famiglia, una vita che non può essere sacrificata sull’altare del profitto e dell’indifferenza&#8221;.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Senese (UIL Calabria): Non si può parlare di lavoro dignitoso in una regione dove si continua a morire</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/senese-uil-calabria-non-si-puo-parlare-di-lavoro-dignitoso-in-una-regione-dove-si-continua-a-morire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 12:14:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tre giorni, tre morti sul lavoro. Dopo l’operaio 46enne caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all’allestimento di un lido a Paola: un triste bilancio che è umanamente e socialmente insostenibile. A sottolinearlo è Mariaelena Senese, segretaria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre giorni, tre morti sul lavoro. Dopo l’operaio 46enne caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all’allestimento di un lido a Paola: un triste bilancio che è umanamente e socialmente insostenibile. A sottolinearlo è <strong>Mariaelena Senese</strong>, segretaria generale della UIL Calabria: «<em>Non ci rassegniamo alla logica delle morti bianche come prezzo da pagare. Non possiamo stare in silenzio. E non basta un grido d&#8217;allarme. Serve un processo legislativo serio, responsabile e partecipato. Non vogliamo scorciatoie</em>». Le tre morti sono giunte a poco più di una settimana dalla manifestazione nazionale dei sindacati per la Festa dei Lavoratori. In Calabria, i sindacati avevano scelto di trovarsi nell’area del Porto di Gioia Tauro, a pochi chilometri dalle due morti di questi giorni. Il tema scelto per celebrare il 1° maggio è stato il “Lavoro dignitoso”, un titolo che stride con la dura cronaca di questi giorni: «<em>Non possiamo parlare di lavoro dignitoso</em> — ha commentato Senese — <em>in una regione dove si continua a morire. Abbiamo un problema drammatico e persistente. Si tratta, spesso, di precarietà, di assenza di controlli, di formazione inadeguata, di filiere degli appalti che diventano catene di responsabilità spezzate, dove a rimetterci è sempre l&#8217;anello più debole: il lavoratore</em>».</p>
<p>I dati INAIL elaborati dalla UIL documentano la tendenza: nel 2024 le costruzioni sono il settore con il maggior numero di morti nella Gestione Industria e Servizi in Calabria — 5 decessi su 17, il 29,4% del totale. L&#8217;artigianato nel comparto edilizio concentra il 60% dei morti dell&#8217;intero comparto artigiano. Nel primo trimestre 2026 la regione registra già una crescita degli infortuni dell&#8217;8,5%, quasi il doppio della media nazionale. Il settore è nel pieno dell&#8217;espansione PNRR: in Calabria sono stati sottoscritti 703 contratti d&#8217;appalto per 1 miliardo e 871 milioni di euro, coinvolgendo 271 imprese. Più cantieri aperti, più lavoro — ma non più sicurezza. Al di là dei casi specifici di questi giorni, rileva come la Procura regionale della Corte dei Conti abbia documentato una «<em>alta frequenza di episodi in cui si è accertata la violazione delle regole tecniche, degli obblighi contrattuali e di quelli di vigilanza e controllo in corso d&#8217;opera</em>»: progettazione inadeguata, omessa vigilanza, scarsa qualità dei materiali. Più di recente, la Sezione regionale di controllo ha evidenziato l&#8217;inefficiente utilizzo delle risorse Pnrr e il disallineamento tra i dati dichiarati e le risultanze contabili: «<em>Quello che la Corte dei Conti descrive in termini di danno erariale è lo stesso contesto in cui lavorano e muoiono gli operai </em>&#8211; sottolinea la segretaria generale della UIL Calabria -. <em>Non possiamo più accettare che dietro un appalto pubblico si nasconda una filiera di sfruttamento. Non possiamo più accettare che chi lavora per conto dello Stato non goda delle stesse tutele di chi lavora dentro lo Stato. E non possiamo più accettare che le aziende irresponsabili non paghino mai davvero per i danni che causano</em>». Perciò, le richieste della UIL Calabria sono precise e concrete: si costruisca un sistema ispettivo specializzato, perché non basta aumentare il numero degli ispettori ma gli organi di vigilanza devono essere specializzati nei settori maggiormente colpiti. Il controllo generalista non funziona: «<em>Senza un reale adeguamento delle risorse e dei criteri di programmazione, il sistema ispettivo stesso rischia di diventare insostenibile: il rischio di burnout tra gli operatori è reale e va affrontato</em>», spiega Senese.</p>
<p>Si dia struttura a una formazione certificata e digitale: serve un portale regionale unico che consenta di tracciare ogni percorso formativo e rendere ogni attestato consultabile e verificabile. «<em>Ogni anno troppi lavoratori perdono la vita perché non hanno ricevuto una formazione adeguata o perché i loro attestati sono falsi, compilati solo per accontentare la burocrazia. È ora di dire basta</em>», è il commento della segretaria. Si rendano obbligatorie nelle imprese le più avanzate tecnologie per la sicurezza: è un obbligo morale e civile. Infine, si intervenga finalmente con una riforma degli appalti che vieti il massimo ribasso nei settori ad alto rischio, che imponga la tracciabilità dei subappalti e che limiti le esternalizzazioni selvagge. È la stessa richiesta che la UIL porta avanti a livello nazionale con il Segretario Generale PierPaolo Bombardieri, insieme all&#8217;istituzione di una Procura specializzata per i reati sul lavoro. «<em>Chiediamo, dunque, al presidente Roberto Occhiuto e all&#8217;assessore Giovanni Calabrese di riaprire quel tavolo tecnico regionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro &#8211; conclude Senese -. Un tavolo che non sia di rappresentanza ma un calendario di lavori, con obiettivi misurabili e risorse reali. Il Sud non sia territorio di diritti ridotti, ma laboratorio di legalità e sicurezza. La Calabria sta investendo miliardi. Non può farlo senza rafforzare le tutele della vita di chi quei cantieri li realizza. Chi governa e chi gestisce la cosa pubblica deve scegliere da che parte stare</em>». La UIL Calabria esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime.</p>
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		<title>Violento impatto fra autovetture nella galleria &#8220;Fiego&#8221; sulla SS107: due morti e un ferito</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/violento-impatto-fra-autovetture-nella-galleria-fiego-sulla-ss107-due-morti-e-un-ferito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 07:55:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; pesante il bilancio dell&#8217;incidente stradale verificatosi nella tarda serata di venerdì all&#8217;interno della galleria &#8220;Fiego&#8221; sulla statale 107 &#8220;Silana Crotonese&#8221; nel territorio comunale di San Fili (CS). Nel violento impatto sono decedute due persone, un 19enne e un 46enne, entrambe di Marano Marchesato. Alla guida sarebbe stato il giovane. Secondo quanto si è appreso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; pesante il bilancio dell&#8217;incidente stradale verificatosi nella tarda serata di venerdì all&#8217;interno della galleria &#8220;<em>Fiego</em>&#8221; sulla statale 107 &#8220;<em>Silana Crotonese</em>&#8221; nel territorio comunale di San Fili (CS). Nel violento impatto sono decedute due persone, un 19enne e un 46enne, entrambe di Marano Marchesato. Alla guida sarebbe stato il giovane.</p>
<p>Secondo quanto si è appreso due sono state le automobili coinvolte nel sinistro, in una viaggiavano le due vittime, sull&#8217;altra un uomo rimasto seriamente ferito e che è stato ricoverato all&#8217;ospedale dell&#8217;Annunziata di Cosenza. Non sarebbe in pericolo di vita.</p>
<p>Scattato l&#8217;allarme sul posto, oltre ai sanitari del 118, sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che hanno estratto dalle lamiere i corpi ormai senza vita delle due vittime. Gli agenti della Polizia Stradale hanno effettuato i rilievi tecnici necessari alla ricostruzione della dinamica e hanno provveduto alla gestione del traffico, rimasto bloccato in entrambi i sensi di marcia per diverse ore al fine di consentire la rimozione dei mezzi e la messa in sicurezza della carreggiata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>I Vescovi calabresi: a migranti morti sulle spiagge non rispondere con il silenzio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/i-vescovi-calabresi-a-migranti-morti-sulle-spiagge-non-rispondere-con-il-silenzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 11:10:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[morti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un salvagente arancione. È quello che il comandante della Guardia Costiera di Tropea ha riconosciuto tra le onde, prima ancora di capire che attorno a quel salvagente c’era ancora un uomo. O quel che ne restava. Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata, per noi, il simbolo di questa stagione: una vita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/i-vescovi-calabresi-a-migranti-morti-sulle-spiagge-non-rispondere-con-il-silenzio/">I Vescovi calabresi: a migranti morti sulle spiagge non rispondere con il silenzio</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Un salvagente arancione. È quello che il comandante della Guardia Costiera di Tropea ha riconosciuto tra le onde, prima ancora di capire che attorno a quel salvagente c’era ancora un uomo. O quel che ne restava. Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata, per noi, il simbolo di questa stagione: una vita che aveva cercato di salvarsi, e non ce l’aveva fatta. Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove&#8221;</em>. Lo scrivono i Vescovi della Conferenza Episcopale Calabra.</p>
<p>&#8220;<em>Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata&#8221;- </em>aggiungono i Vescovi che proseguono<em> &#8220;L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi, più morti. Il nostro primo pensiero e la nostra preghiera di pastori sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo. Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Il comandante Durante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;<em>Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. </em><strong><em>Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio&#8221;- </em></strong>concludono i Vescovi della Conferenza Episcopale Calabra.</p>
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