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	<title>Mons Savino Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Jul 2026 10:36:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Pollino brucia, mons. Savino: Fino a quando dovremo assistere impotenti allo scempio della nostra terra?&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:33:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Pollino brucia, e con lui brucia un pezzo della nostra casa comune. Sono fiamme criminali&#8221;. Parole durissime quelle di monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano e vice presidente della Cei, in relazione agli incendi sul monte Pollino. &#8220;Non è solo un bosco che va in cenere- aggiunge: è la memoria di una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Il Pollino brucia, e con lui brucia un pezzo della nostra casa comune. Sono fiamme criminali&#8221;</em>. Parole durissime quelle di monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano e vice presidente della Cei, in relazione agli incendi sul monte Pollino. &#8220;<em>Non è solo un bosco che va in cenere- aggiunge: è la memoria di una terra, il respiro di intere comunità, il futuro dei nostri figli che si sta consumando sotto i nostri occhi, ancora una volta, nell&#8217;indifferenza di chi doveva prevenire e non lo ha fatto abbastanza&#8221;</em>.</p>
<p>&#8220;<em>Non possiamo più permetterci il rito stanco delle emergenze annunciate. Ogni estate &#8211; </em>prosegue<em> &#8211; lo stesso copione, ogni estate le stesse fiamme, ogni estate la stessa domanda senza risposta: fino a quando dovremo assistere, impotenti, allo scempio della nostra terra? Dietro un incendio c&#8217;è quasi sempre una mano, un interesse, una colpa precisa. Chi specula su questo territorio, chi lo abbandona al proprio destino, chi non lo protegge come il proprio dovere impone, ne risponda davanti a Dio e davanti agli uomini: non ci sono più alibi. La Calabria non è terra di conquista da saccheggiare e bruciare, è radice che nutre, non è un bene da consumare all&#8217;infinito&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;Esprimo vicinanza e profonda gratitudine ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile e a tutti coloro che in queste ore &#8211; </em>conclude monsignor Savino<em> &#8211; rischiano la vita per salvare quel che resta. E chiedo con forza a tutti, istituzioni e cittadini, di smettere di parlare di prevenzione a parole e di cominciare finalmente a praticarla nei fatti, prima che sia troppo tardi&#8221;.</em></p>
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		<title>Strage di Amendolara, Mons. Savino: Caporalato forma moderna di schiavitù, lavoro diventa carne da spremere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite sono state consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza finiscono troppo spesso per diventare un&#8217;unica ferita aperta. Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite sono state consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza finiscono troppo spesso per diventare un&#8217;unica ferita aperta. Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la pietà, la commozione di circostanza. Non bastano le parole educate, i comunicati composti, le frasi di rito che durano un giorno e poi vengono inghiottite dalla polvere della cronaca. Qui bisogna pronunciare una parola sola, nuda, cristiana, civile, necessaria: basta.</em></p>
<p><em>Basta con una terra che piange i morti e poi torna troppo in fretta alle proprie abitudini. Basta con una coscienza pubblica che si indigna al mattino e dimentica alla sera. Basta con un&#8217;economia che, in troppi luoghi, continua a reggersi sulla schiena piegata degli ultimi, sulla fatica invisibile dei migranti, sulla solitudine dei braccianti, sulla paura di chi lavora senza tutele, senza voce, senza protezione. Oggi, davanti a quattro corpi ridotti in cenere, non possiamo rifugiarci nel linguaggio neutro della cronaca. Non possiamo lasciare che l&#8217;orrore venga addomesticato da parole prudenti, come se bastasse registrare il fatto e attendere che il tempo lo consumi. Quanto è accaduto ad Amendolara non è soltanto un evento terribile da chiarire fino in fondo: è una ferita morale, sociale, spirituale. È una lama piantata nella coscienza di questa terra. È una domanda rovente rivolta alle istituzioni, alla politica, alla Chiesa, alle comunità locali, al mondo agricolo, alle imprese, ai cittadini. Non possiamo continuare a fingere di non sapere. Ci sono fenomeni che non nascono dal nulla. Il caporalato non è una deviazione marginale, non è una stortura folkloristica, non è un residuo antico dimenticato nei campi. È un sistema. È una struttura di dominio. È una forma moderna di schiavitù che prospera dove il lavoro diventa carne da spremere, dove il bisogno si trasforma in catena, dove la fragilità dei migranti viene convertita in profitto. E troppo spesso questi meccanismi non camminano da soli. Crescono nelle zone grigie. Si alimentano di omertà minute, connivenze opache, silenzi interessati. Si allargano dove la legge arriva tardi, dove il controllo sociale è debole, dove il timore chiude le bocche, dove poteri criminali o paracriminali lasciano fare, orientano, tollerano, proteggono, lucrano. La violenza non è sempre un urlo: a volte è una rete muta. Non sempre spara. Non sempre minaccia a volto scoperto. Talvolta organizza il bisogno, amministra il ricatto, distribuisce permessi invisibili, decide chi può lavorare, chi deve tacere, chi può restare ai margini.</em></p>
<p><em>Io dico con forza: basta con il silenzio sporco delle convenienze. Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare. Basta con l&#8217;abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia. Basta con l&#8217;idea disumana che alcune vite valgano meno perché straniere, povere, migranti, braccianti, senza famiglia accanto, senza protezioni sociali, senza un volto riconosciuto dalla comunità. </em><br />
<em>Questi uomini non erano esistenze sacrificabili. Non erano manodopera anonima. Non erano ombre passate per caso sulla nostra terra. Erano figli, fratelli, forse padri. Avevano un nome, una lingua, una memoria, una casa lontana, una madre che li ha attesi, qualcuno che forse ancora spera in una telefonata. La loro morte ci impedisce ogni neutralità. Perché quando un essere umano viene ridotto in cenere, l&#8217;umanità intera viene offesa. E quando questo accade qui, quella polvere resta anche sulle nostre mani. Chiedo con fermezza che si faccia piena luce. Una luce vera, senza sconti, capace di non fermarsi alla superficie del fatto, ma di scendere nei cunicoli bui in cui si incontrano sfruttamento, ricatto, illegalità, controllo del territorio. Occorre cercare la verità fino in fondo, senza timidezze, senza prudenza malintesa, senza quel pudore ipocrita che talvolta copre il male invece di smascherarlo.  Chiedo allo Stato di esserci con tutta la sua forza, non soltanto dopo il sangue, ma prima: nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della manodopera, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi, nei rapporti di lavoro irregolari, nelle sacche di vulnerabilità dove il caporalato mette radici. Servono controlli veri, continui, non episodici. Serve protezione per chi denuncia. Nessuno deve essere lasciato solo davanti a reti di sfruttamento, minaccia e ricatto. La politica non trasformi questa tragedia nell&#8217;ennesima passerella del dolore.</em></p>
<p><em>Per questo invoco una mobilitazione civile. Non un rito, non una fiaccolata destinata a spegnersi il giorno dopo, non l&#8217;ennesima commozione da consegnare ai titoli dei giornali. Invoco una rivolta delle coscienze, una sollevazione morale di questa terra, perché la Calabria non può continuare a essere raccontata solo dopo che il male ha già lasciato i suoi morti sull&#8217;asfalto. Da questa tragedia deve nascere un soprassalto pubblico. Chi sfrutta va fermato. Chi copre va smascherato. Chi sa e tace deve interrogare la propria coscienza. Chi ha responsabilità istituzionali, sociali, economiche, pastorali non può più limitarsi a presidiare il lutto: deve abitare i luoghi dove l&#8217;ingiustizia viene prodotta, dove il lavoro diventa ricatto, dove la povertà viene reclutata, dove la paura tiene gli uomini in ginocchio. Non lasciamo che questo strazio si consumi nella cronaca. Da ciò che resta di quelle vite deve nascere un patto nuovo per la dignità del lavoro, per la tutela dei migranti, per la liberazione dei territori da ogni forma di dominio criminale, di sfruttamento e di intimidazione. Perché una comunità che non protegge i più fragili diventa essa stessa vulnerabile; e una terra che accetta lo sfruttamento come destino tradisce la propria anima.</em><br />
<em>Alla comunità cristiana dico: non possiamo celebrare l&#8217;Eucaristia e restare indifferenti davanti a corpi bruciati. Non possiamo invocare il Vangelo e tollerare che i poveri vengano consumati dal fuoco dello sfruttamento, della violenza, dell&#8217;abbandono. Il Cristo che adoriamo sull&#8217;altare è lo stesso Cristo che oggi ci viene incontro nei corpi martoriati di questi fratelli.</em></p>
<p><em>«Ero forestiero e mi avete accolto»: questa pagina evangelica è un giudizio storico sulle nostre comunità. È una domanda che brucia più del fuoco. Dove eravamo mentre questi fratelli vivevano nella vulnerabilità? Che cosa abbiamo visto e non abbiamo voluto vedere? Quali porte abbiamo chiuso? Quali silenzi abbiamo custodito? Quali abitudini abbiamo chiamato normalità mentre erano già ingiustizia? In questa ora di dolore sento anche di chiedere a tutti un passo in più: non basta accogliere, occorre integrare. L&#8217;integrazione è un cammino concreto e quotidiano che riguarda le nostre scuole, le parrocchie, le istituzioni, il mondo del lavoro, le famiglie. Non possiamo limitarci a offrire un letto o un contratto precario, mentre manteniamo questi fratelli ai margini della nostra vita sociale, culturale e spirituale. L&#8217;integrazione chiede che chi arriva da lontano possa imparare la lingua, avere accesso ai servizi, conoscere e rispettare le leggi, ma anche sentirsi riconosciuto e valorizzato, non tollerato come un peso necessario. Significa creare luoghi di incontro, percorsi formativi, alleanze educative in cui italiani e stranieri possano camminare insieme, superando paure e diffidenze. Significa che i bambini dei migranti siedano accanto ai nostri figli nelle aule, che le comunità cristiane aprano i loro spazi e il loro tempo, che le amministrazioni locali non si limitino alla gestione dell&#8217;emergenza ma promuovano politiche lungimiranti di inclusione. Senza integrazione, l&#8217;accoglienza resta un gesto incompiuto, una porta socchiusa che non si apre davvero alla possibilità di diventare un solo popolo, pur nella diversità delle culture e delle provenienze. Alla Calabria dico: rialzati. Ma non nella retorica dell&#8217;orgoglio ferito. Rialzati nella rivolta morale delle coscienze. Rialzati contro la rassegnazione, contro l&#8217;omertà, contro la normalizzazione dell&#8217;illegalità, contro quella cultura malata per cui tutto si sa e nulla si dice. Rialzati perché nessuna terra è condannata per sempre, ma ogni comunità si perde quando smette di vergognarsi del male e di combatterlo. Quanto è accaduto ad Amendolara non deve essere archiviato come un episodio terribile tra i tanti. Deve diventare uno spartiacque. Da oggi nessuno potrà dire: non sapevo. Nessuno potrà dire: non riguarda me. Nessuno potrà dire: sono soltanto stranieri. Quelle fiamme hanno parlato a tutti. Hanno divorato quattro uomini, ma hanno illuminato una verità che troppi preferivano lasciare al buio.</em></p>
<p><em>Prego per questi quattro fratelli. Prego per le loro famiglie lontane. Prego perché la verità venga fuori intera, senza sconti, senza protezioni, senza zone d&#8217;ombra. Ma pregare, oggi, significa anche denunciare. Significa disturbare. Significa gridare. Significa non permettere che il sangue dei poveri venga assorbito dalla terra senza conversione, giustizia, responsabilità.</em><br />
<em>Quattro corpi sono stati ridotti in cenere. Ma quella cenere ora parla. Parla a noi. Parla alla Calabria. Parla alla Chiesa. Parla allo Stato. E ci consegna una sola parola: basta. Il Signore accolga nella sua misericordia questi fratelli lontani, pellegrini come tutti noi sulla terra. Illumini le coscienze di chi cerca la verità. Sostenga chi serve la giustizia. Scuota chi tace. Converta chi sfrutta. E renda questa terra finalmente capace di scegliere la vita contro la morte, la luce contro le tenebre, la dignità contro ogni forma di disumanizzazione&#8221;.</em></p>
<p>Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All&#8217;Jonio e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana</p>
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			</item>
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		<title>Giubileo Lgbt a Roma, Mons. Savino: &#8220;Papa Leone mi ha detto, vai a celebrare con loro la messa&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2025 10:16:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Occorre &#8220;liberarsi dai pregiudizi&#8221; e &#8220;nessuno deve più sentirsi escluso, sottolineo, nessuno si senta escluso&#8221;. Lo ha detto monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all&#8217;Jonio e vicepresidente della Cei, nell&#8217;omelia della messa alla Chiesa del Gesù a Roma per la comunità Lgbt che oggi celebra il suo Giubileo. &#8220;Il Giubileo deve essere un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Occorre &#8220;liberarsi dai pregiudizi&#8221; e &#8220;nessuno deve più sentirsi escluso, sottolineo, nessuno si senta escluso&#8221;. Lo ha detto monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all&#8217;Jonio e vicepresidente della Cei, nell&#8217;omelia della messa alla Chiesa del Gesù a Roma per la comunità Lgbt che oggi celebra il suo Giubileo. &#8220;Il Giubileo deve essere un tempo di giustizia riparativa&#8221; ed &#8220;è l&#8217;ora di restituire dignità a tutti, soprattutto a chi è stata negata&#8221;, ha detto il vescovo di Cassano all&#8217;Jonio accolto da un lungo applauso e da una standing ovation. &#8220;La dignità è incancellabile&#8221;, ha sottolineato.</p>
<p>&#8220;E&#8217; chiaro non si cancella il passato, non si strappano i capitoli dolorosi dalla vita ma Dio salva&#8221;, ha aggiunto il vescovo.<br />
Poi Savino ha detto di avere incontrato Papa Leone il 7 agosto e di avergli riferito che era stato invitato a celebrare questa messa. &#8220;Sono andato via carico di speranza perché Papa Leone è il Papa dell&#8217;ascolto e con una grande tenerezza, con dolcezza mi ha detto: &#8216;lei vada a celebrare il Giubileo organizzato dalla Tenda di Gionata e delle altre associazioni&#8217; che si occupano di fratelli e sorelle che siete voi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Siamo un popolo di volti, di storie concrete, siamo un popolo di persone che chiedono con dignità, con autenticità, con verità, di essere riconosciuti ognuno con la sua storia, ognuno con le sue ferite ma ognuno con la sua bellezza&#8221;, ha concluso il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana.</p>
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		<item>
		<title>Mons. Savino: non cristiani se indifferenti davanti le mafie, dobbiamo scegliere da che parte stare</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/mons-savino-non-cristiani-se-indifferenti-davanti-le-mafie-dobbiamo-scegliere-da-che-parte-stare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 12:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Oggi non basta ricordare, dobbiamo scegliere da che parte stare. La mafia non è solo un&#8217;organizzazione criminale: è un sistema di potere e corruzione, un veleno che inquina le coscienze, un&#8217;ombra che si insinua nei compromessi, nelle paure, nelle parole non dette&#8221;. Lo ha affermato mons. Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/mons-savino-non-cristiani-se-indifferenti-davanti-le-mafie-dobbiamo-scegliere-da-che-parte-stare/">Mons. Savino: non cristiani se indifferenti davanti le mafie, dobbiamo scegliere da che parte stare</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Oggi non basta ricordare, dobbiamo scegliere da che parte stare. La mafia non è solo un&#8217;organizzazione criminale: è un sistema di potere e corruzione, un veleno che inquina le coscienze, un&#8217;ombra che si insinua nei compromessi, nelle paure, nelle parole non dette&#8221;. Lo ha affermato mons. Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vice presidente della Conferenza episcopale italiana, in occasione della XXX Giornata della Memoria e dell&#8217;Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.</p>
<p>&#8220;La mafia &#8211; aggiunge &#8211; si combatte con la verità gridata e con la giustizia vissuta. Si combatte nelle scelte di ogni giorno, nel non abbassare lo sguardo, nel non piegarsi alla logica del favore, della connivenza, della paura&#8221;. </p>
<p>&#8220;Non possiamo dirci cristiani &#8211; ha aggiunto &#8211; se restiamo indifferenti. Non possiamo dirci uomini liberi se ci voltiamo dall&#8217;altra parte. Chi tace è complice. Chi si adatta è parte del problema. Oggi ricordiamo le vittime innocenti della mafia, ma il vero tributo alla loro memoria è scegliere di essere uomini e donne di verità e di coraggio. Sempre&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/mons-savino-non-cristiani-se-indifferenti-davanti-le-mafie-dobbiamo-scegliere-da-che-parte-stare/">Mons. Savino: non cristiani se indifferenti davanti le mafie, dobbiamo scegliere da che parte stare</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Naufragio migranti a Cutro, Monsignor Savino: “Si faccia luce e verità su tutte le stragi di Stato”</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/naufragio-migranti-a-cutro-monsignor-savino-si-faccia-luce-e-verita-su-tutte-le-stragi-di-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 14:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sulla questione dell’immigrazione ci stiamo giocando la democrazia, la civiltà. Si faccia verità su tutte le stragi di Stato, da Lampedusa a Cutro”. Lo ha detto monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei, partecipando alla veglia di preghiera sulla spiaggia di Steccato di Cutro per commemorare i 94 migranti morti nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/naufragio-migranti-a-cutro-monsignor-savino-si-faccia-luce-e-verita-su-tutte-le-stragi-di-stato/">Naufragio migranti a Cutro, Monsignor Savino: “Si faccia luce e verità su tutte le stragi di Stato”</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Sulla questione dell’immigrazione ci stiamo giocando la democrazia, la civiltà. Si faccia verità su tutte le stragi di Stato, da Lampedusa a Cutro”. Lo ha detto monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei, partecipando alla veglia di preghiera sulla spiaggia di Steccato di Cutro per commemorare i 94 migranti morti nel naufragio di del 26 febbraio del 2023. “Dopo due anni – ha aggiunto monsignor Savino – non possiamo dimenticare. Ogni dimenticanza diventa complicità, organica a chi non ha compreso che la questione migranti non va affrontata con un atteggiamento securitario, che vede sempre e comunque nel fratello e sorella immigrati un problema e non una risorsa. Al di là di ogni appartenenza, sulla questione dell’immigrazione ci giochiamo una democrazia più matura e compiuta, la civiltà. La storia ci insegna che ogni popolo è figlio dell’incontro di culture diverse, ma ho la percezione, per non dire la certezza, che la storia non ci sta insegnando nulla. </p>
<p>Stiamo riportando le lancette della storia ai tempi più bui- ha proseguito. Quando sento parlare oggi di deportazione, quando vedo le immagini di fratelli e sorelle in catene, mi chiedo: dove siamo arrivati? Non ci ha insegnato nulla la banalità del male? Oggi mi preoccupa il male della banalità, mi preoccupano contiguità, attiguità e atteggiamenti organici a chi crede che i fili spinati ed i muri siano la soluzione ai problemi della storia”.</p>
<p>“Invito tutti – ha detto ancora il vicepresidente della Cei – a diventare soggetti capaci di capovolgere quello che sta accadendo qui e altrove in questo frangente della storia. La sfida si chiama proprio integrazione. Gli immigrati sono fratelli, amici, compagni con i quali costruire una società alta ed altra, una società dei diritti non dell’indifferenza”. Monsignor Savino, rivolgendosi infine ai superstiti ed ai familiari delle vittime del naufragio, ha chiesto loro “perdono, così come feci inginocchiandomi – ha detto il presule – davanti alle bare nei giorni successivi alla strage”.</p>
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		<title>Centri in Albania, Mons. Savino (Cei): &#8216;Attenti a scontro poteri, dispiace anche per soldi buttati via&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2024 13:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[centri]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Mons Savino]]></category>
		<category><![CDATA[pacchi]]></category>
		<category><![CDATA[poteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;i migranti sono fratelli e sorelle con la loro dignità, non pacchi da sbattere da una parte all&#8217;altra&#8221;. Lo dice il vicepresidente della Conferenza Episcopale italiana (Cei), mons. Francesco Savino, all&#8217;ANSA. &#8220;Come cittadino e come pastore chiedo di stare attenti allo scontro tra poteri. Sono convinto che quando i poteri non si rispettano reciprocamente &#8211; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;i migranti sono fratelli e sorelle con la loro dignità, non pacchi da sbattere da una parte all&#8217;altra&#8221;. Lo dice il vicepresidente della Conferenza Episcopale italiana (Cei), mons. Francesco Savino, all&#8217;ANSA. </p>
<p>&#8220;Come cittadino e come pastore chiedo di stare attenti allo scontro tra poteri. Sono convinto che quando i poteri non si rispettano reciprocamente &#8211; sottolinea il vescovo di Cassano all&#8217;Jonio &#8211; il cuore della democrazia è a rischio&#8221;.</p>
<p>&#8220;Se facciamo memoria di tutte le leggi, dalla Bossi-Fini al decreto Cutro, fino alla scelta di esternalizzare i migranti in Albania il filo rosso è considerare l&#8217;immigrato un criminale. C&#8217;è un atteggiamento securitario che va al di là di ogni oggettività&#8221;. Sul centro in Albania aggiunge: &#8220;Chiedono sacrifici, dispiace per i soldi buttati via&#8221;.</p>
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		<title>L’arcivescovo Savino: “In Calabria sanità cruciale per la democrazia, politica stia fuori da gestione”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 11:58:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Mons Savino]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La questione sanità in Calabria è cruciale per la democrazia. Se ne parlo e perché non voglio essere complice e neutrale. Non è più tempo di equilibrismi, mi preoccupa il menefreghismo e il silenzio degli onesti, come diceva il giudice Rosario Livatino. Cosi’ come, sono preoccupato della crisi della politica e dei partiti. I calabresi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“La questione sanità in Calabria è cruciale per la democrazia. Se ne parlo e perché non voglio essere complice e neutrale. Non è più tempo di equilibrismi, mi preoccupa il menefreghismo e il silenzio degli onesti, come diceva il giudice Rosario Livatino. Cosi’ come, sono preoccupato della crisi della politica e dei partiti. I calabresi meritano di più”. </p>
<p>Lo ha affermato, monsignor Francesco Savino, Vescovo di Cassano allo Ionio (Cosenza) e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, intervenendo a Rende, ad un convegno sul tema “Decadenza del servizio sanitario nazionale” alla presenza di esponenti politici, sindacalisti, rappresentanti di categoria dei medici ed economisti. </p>
<p>“La prima questione – ha aggiunto il presule – è la riorganizzazione della rete ospedaliera. Quando nel 2016 venivano chiusi gli ospedali dove eravamo? Senza la mappatura dei bisogni non si va da nessuna parte. Che fine ha fatto la medicina territoriale? Le case di comunità che fine hanno fatto? Tutto il comparto socio assistenziale che fine ha fatto? Ci vuole una cabina di regia che non obbedisca ai soliti noti. Vogliamo aprire una riflessione sul rapporto tra sanità pubblica e privata? La politica deve stare fuori dalla gestione della sanità”.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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