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	<title>lgbt Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Sep 2025 14:59:43 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Giubileo Lgbt a Roma, Mons. Savino: &#8220;Papa Leone mi ha detto, vai a celebrare con loro la messa&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2025 10:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Occorre &#8220;liberarsi dai pregiudizi&#8221; e &#8220;nessuno deve più sentirsi escluso, sottolineo, nessuno si senta escluso&#8221;. Lo ha detto monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano all&#8217;Jonio e vicepresidente della Cei, nell&#8217;omelia della messa alla Chiesa del Gesù a Roma per la comunità Lgbt che oggi celebra il suo Giubileo. &#8220;Il Giubileo deve essere un tempo di giustizia riparativa&#8221; ed &#8220;è l&#8217;ora di restituire dignità a tutti, soprattutto a chi è stata negata&#8221;, ha detto il vescovo di Cassano all&#8217;Jonio accolto da un lungo applauso e da una standing ovation. &#8220;La dignità è incancellabile&#8221;, ha sottolineato.</p>
<p>&#8220;E&#8217; chiaro non si cancella il passato, non si strappano i capitoli dolorosi dalla vita ma Dio salva&#8221;, ha aggiunto il vescovo.<br />
Poi Savino ha detto di avere incontrato Papa Leone il 7 agosto e di avergli riferito che era stato invitato a celebrare questa messa. &#8220;Sono andato via carico di speranza perché Papa Leone è il Papa dell&#8217;ascolto e con una grande tenerezza, con dolcezza mi ha detto: &#8216;lei vada a celebrare il Giubileo organizzato dalla Tenda di Gionata e delle altre associazioni&#8217; che si occupano di fratelli e sorelle che siete voi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Siamo un popolo di volti, di storie concrete, siamo un popolo di persone che chiedono con dignità, con autenticità, con verità, di essere riconosciuti ognuno con la sua storia, ognuno con le sue ferite ma ognuno con la sua bellezza&#8221;, ha concluso il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana.</p>
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		<title>E&#8217; il calabrese Alfonso Pantisano il primo commissario queer a Berlino: “Un mondo migliore per ogni bimbo lgbt+”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 14:07:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Se uno dei miei figli dovesse diventare frocio, mi butto sotto una macchina», confessò un giorno sua madre. «Vissi quelle parole un po’ come un ricatto, un po’ come una minaccia. Ero terrorizzato che potesse togliersi la vita per colpa mia». Alfonso Pantisano, 48 anni, è il primo commissario queer della capitale tedesca ed è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Se uno dei miei figli dovesse diventare frocio, mi butto sotto una macchina», confessò un giorno sua madre. «Vissi quelle parole un po’ come un ricatto, un po’ come una minaccia. Ero terrorizzato che potesse togliersi la vita per colpa mia». <strong>Alfonso Pantisano</strong>, 48 anni, è il primo commissario queer della capitale tedesca ed è fiero di raccontarlo a La Stampa. «Sono nato a Waiblingen, in Germania, da genitori calabresi. Sono cresciuto con tre fratelli. Durante la mia infanzia, ho frequentato le scuole elementari sia a Trento, in un collegio sul Monte Bondone, che in Calabria, a <strong>Cariati Marin</strong>a, il paese di origine dei miei genitori. Successivamente, siamo tornati in Germania, stabilendoci a Stoccarda.<br />
<strong>Cosa ricorda della sua adolescenza?</strong><br />
«Da quando ho memoria, avrò avuto cinque o sei anni, la gente continuava a dire che ero troppo sensibile per essere un ragazzo. “Non puoi dire nulla al ragazzo o inizia subito a piangere. Peggio di una ragazza!”. Mi domando ancora oggi perché i miei genitori non mi abbiano protetto, perché non mi abbiano detto che andavo bene così com’ero. Sebbene avessero lasciato il loro villaggio di pescatori nel 1966 e si fossero trasferiti a Stoccarda per lavoro, erano ancora intrappolati nella mentalità dei loro antenati. Erano influenzati dalla Chiesa ma non penso che abbiano mai letto la Bibbia, nonostante fossero stati per anni dei rilegatori e avessero spesso stampato Bibbie in tutte le lingue».<br />
<strong>Quindi era completamente solo?</strong><br />
«E completamente insicuro. “Cosa penserà la gente?” era il mostro che dovevo sconfiggere. Ricordo la paura di essere riconosciuto, la preoccupazione di portare un disastro alla nostra famiglia, il panico di essere responsabile di tutto. Questi pensieri hanno incatenato la mia adolescenza. Volevo solo provare come ci si sente a essere me stesso. E stare con altri che erano come me. Per alcuni anni il Kings Club, un locale gay oggi chiuso, è stato la mia casa perché lì potevo essere chi ero veramente».<br />
<strong>Com’è stato il suo coming out?</strong><br />
«Quando ho rivelato ai miei genitori di amare ragazzi, sono stato cacciato di casa. Avevo 19 anni quando mi sono ritrovato senza un tetto sulla testa. Ho passato due settimane dormendo sul pavimento della stazione centrale di Düsseldorf. Tuttavia, anche senza un diploma, pian piano ho iniziato a ricostruire la mia vita».<br />
<strong>Come si è sostenuto in quegli anni?</strong><br />
«Svolgendo diversi lavori. Ho fatto il cameriere in un locale gay e in vari ristoranti, sono stato fotografo, modello, ballerino, coreografo, presentatore di eventi internazionali. Ho anche lavorato in diverse aziende, occupandomi di marketing e vendite, fino a dirigere una squadra di venti dipendenti. Nel 2013, insieme ad altri, ho fondato il movimento “Enough is Enought” (“Ne abbiamo avuto abbastanza”), dopo l’approvazione della legge russa contro la “propaganda gay” firmata da Vladimir Putin. Da allora ho dedicato il mio tempo libero all’attivismo».</p>
<p><strong>Come si è guadagnato il ruolo di commissario queer di Berlino?</strong><br />
«Nel 2017 sono entrato a far parte del Partito dei Social-Democratici in Germania (SPD) e attualmente ricopro il ruolo di presidente della sezione lgbtq+ del partito, che si chiama SPDqueer Berlino. Nel 2019 sono entrato a far parte della direzione federale dell’Associazione lesbica e gay. Nel 2022 sono stato segretario di Iris Spranger, ministra degli Interni di Berlino,e nel 2023 segretario personale di Saskia Esken, presidente dei Social-Democratici».<br />
<strong>Oggi si assume la responsabilità di rendere la vita migliore a migliaia di cittadini lgbtq+ tedeschi. Innanzitutto, quanti sono?</strong><br />
«Non li contiamo per evitare di evocare liste speciali. Nella Germania nazista eravamo perseguitati. Il paragrafo 175 del codice penale criminalizzava le relazioni sessuali tra uomini. Chi veniva accusato di omosessualità era spesso imprigionato e inviato nei campi di concentramento, dove era soggetto a violenze, abusi e omicidi. Il paragrafo 175 fu abolito nel 1994. Ad ogni modo, nella regione di Berlino si contano quattro milioni di persone. Considerata una stima prudente del 15%, stiamo parlando di circa 600 mila cittadini lgbtq+».<br />
<strong>Il ruolo di commissario queer è il primo incarico di questo tipo in Germania?</strong><br />
«Dal 2021 abbiamo, grazie al governo del cancelliere Olaf Scholz, un Commissario del governo federale per l’accoglienza delle differenze sessuali di genere. Si chiama Sven Lehmann e svolge questo ruolo in aggiunta a quello parlamentare, in quanto lavora già al Ministero federale occupandosi di famiglia, anziani, donne e giovani. C’è un ruolo analogo nella regione Renania-Palatinato, svolto dal mese di maggio da Janosch Littig, e ci sono commissari queer in alcune città».<br />
<strong>Quali obiettivi avrà il suo mandato?</strong><br />
«Il mio obiettivo è di consolidare Berlino come la capitale arcobaleno, una casa e un luogo di speranza per decine di migliaia di persone queer, che devono ancora affrontare svantaggi sociali e personali a causa di discriminazioni. Un elemento chiave del mio lavoro sarà la protezione delle persone queer dalla violenza e dal rifiuto, che purtroppo continuano a sperimentare quotidianamente sia negli spazi pubblici che in quelli privati, persino nel 2023 e anche qui a Berlino. La situazione di molti bambini queer può essere ancora oggi così desolante che, purtroppo, l’unica opzione per loro è spesso il suicidio. Cercherò di rendere Berlino un posto migliore anche per loro».</p>
<p><strong>Come ha intenzione di farlo?</strong><br />
«l mio primo impegno sarà quello di dare voce alle preoccupazioni della comunità LGBTQ+. Allo stesso tempo, mi impegnerò a guidare lo sviluppo, l&#8217;orientamento e l&#8217;attuazione dei progetti pilota in conformità alle linee guida del governo per il periodo 2023-2026. Tra i miei compiti ci sarà anche la rappresentanza a livello statale e federale, collaborando con il rappresentante queer del governo nazionale. Mi dedicherò alla promozione di nuovi progetti intersezionali e fornirò un maggiore sostegno a quelli già esistenti, soprattutto a quelli di dimensioni più contenute. Inoltre, considerando che il movimento per i diritti delle persone omosessuali ha avuto origine a Berlino, auspico che il 14 maggio diventi una giornata nazionale dedicata a Magnus Hirschfeld, come segno di riconoscimento e gratitudine».<br />
<strong>Quante persone lavoreranno nell’ufficio lgbtq+ e quali saranno i primi interventi?</strong><br />
«All&#8217;inizio saremo un team composto da tre persone. Sono profondamente preoccupato per l&#8217;ascesa dei movimenti populisti e dell&#8217;estrema destra in Germania, poiché stiamo assistendo a questo fenomeno non solo in Europa, ma anche in altre parti del mondo. La minaccia che tutte le conquiste democratiche ottenute con tanta fatica negli ultimi decenni vengano nuovamente messe in discussione è estremamente reale. Di conseguenza, dobbiamo intensificare gli sforzi educativi e intraprendere azioni concrete per contrastare questo fenomeno. In particolare, è fondamentale affrontare il problema dei crimini d&#8217;odio contro le persone omosessuali che si verificano a Berlino».<br />
<strong>C’è un’emergenza violenza a Berlino contro la comunità lgbtq+?</strong><br />
«Statisticamente, ogni giorno nella mia città due persone vengono aggredite in spazi pubblici. Queste aggressioni possono includere insulti pesanti, sputi per strada o veri e propri atti di violenza fisica. In alcuni casi, le conseguenze sono così gravi da richiedere interventi chirurgici d’urgenza e lasciare cicatrici fisiche e danni psicologici duraturi. Pertanto, quando alcune persone eterosessuali si chiedono perché non esiste un Pride dedicato a loro, dovremmo invece chiedere loro quando è stata l’ultima volta che hanno affrontato le stesse difficoltà che le persone della mia comunità devono affrontare regolarmente per strada. Quando due persone eterosessuali camminano mano nella mano per le strade, pensano all’amore. Ma quando due uomini o due donne queer lo fanno, il loro primo pensiero è spesso la paura. Questa realtà mi riempie di tristezza e mi chiedo: quando avrà fine? Non smetterò, insieme ad altri, di dare il massimo finché non avrò una risposta a questa domanda».<br />
<strong>Pasquale Quaranta<br />
(lastampa.it)</strong></p>
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		<title>Da Fedez a Pietro Grasso, indignazione per il nuovo stop al ddl Zan sui reati di omotransfobia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 17:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eco di reazioni indignate dopo l&#8217;ennesimo stop al Senato per il ddl Zan sul riconoscimento dell&#8217;omotransfobia come reato.</strong> La Lega sta facendo ostruzionismo per impedire la calendarizzazione del disegno di legge nella commissione giustizia, chiesta da Pd, M5s, Italia Viva, Gruppo misto e Autonomie. Già approvato alla Camera lo scorso 4 novembre, il ddl è vicino alla conclusione dell&#8217;iter ma oggi Matteo Salvini ha scatenato nuove polemiche ammonendo sul rischio che una discussione che trova i senatori discordi possa creare divisioni in un momento così delicato per il Paese.<br />
<strong>Mentre i sostenitori del testo dichiarano che andranno avanti, a favore del ddl sono scesi in campo personaggi dello spettacolo come Elodie e Fedez.</strong> La cantante ha commentato con sconcerto: &#8220;Siete indegni, questa gente non dovrebbe stare in parlamento&#8221;. In un videomessaggio social, il rapper si è rivolto invece al nemico numero uno del mondo Lgbt, il senatore Simone Pillon (e non per la prima volta), ricordando come una tutela statale contro l&#8217;omotransfobia sia &#8220;priorità per difendere la libertà di tutti i cittadini&#8221; e spiegando che suo figlio gioca con le bambole e va bene così: &#8220;Non desta alcun tipo di turbamento in me, e non desterebbe alcun tipo di turbamento in me nemmeno su un giorno dovesse avvertire l’esigenza di truccarsi, di mettersi il rossetto, di mettersi lo smalto o una gonna, perché mio figlio ha il diritto di esprimersi come meglio crede&#8221;.<br />
E&#8217; proprio questa, la terribile ideologia gender, a spaventare familisti e oppositori del ddl Zan. <strong>Dal 2018, anno di presentazione del progetto di legge, una serrata propaganda psicologica a colpi di bufale e mostri immaginari</strong> racconta di scenari dove l&#8217;educazione sessuale a scuola instillerà nei bambini una sorta di omosessualità indotta e si rischierà la galera rivolgendo la parola a un gay (ovvero, dicono i detrattori, non avremo più libertà di espressione). In realtà la legge proposta da Alessandro Zan, che riunisce anche i testi presentati nel tempo da Laura Boldrini e Ivan Scalfarotto, prevede una clausola precisa sul punto: “<strong>Sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte</strong>, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. <strong>Infatti ad essere sanzionabili con reclusione fino a 4 anni e multe fino a 6000 euro saranno non una legittima opinione su omo e transessualità (ancorché civile e non aggressiva) ma atti di discriminazione o violenze</strong> (compiuti o istigati) fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”, con le aggravanti della finalità discriminatoria e d&#8217;odio. Pure la grande paura delle fantomatiche lezioni di orientamento sessuale nelle scuole è un altro fake. <strong>La legge prevede infatti che nell&#8217;offerta formativa scolastica siano previsti programmi di sensibilizzazione per educare al rispetto e prevenire la violenza &#8211; non certo per plagiare i bambini ad identificarsi in un sesso diverso, che intanto è un&#8217;autentica assurdità e inoltre in quel caso rappresenterebbe un altro reato. </strong><br />
Due mancate convocazioni della commissione e l&#8217;idea di indicare come relatore proprio Pillon sono le strategie utilizzate dalla Lega per far arenare la legge Zan. Un tira e molla che non potrà durare a lungo. In una lettera formale condivisa dai capigruppo Pd, M5s, Iv e Autonomie in Commissione Giustizia,<strong> Pietro Grasso (LeU) ha invitato il presidente leghista della commissione, Andrea Ostellari a convocare l&#8217;Ufficio di presidenza, ribadendo che &#8216;&#8221;sui diritti non si arretra di un millimetro&#8221;.</strong><br />
<strong>Sulla vicenda è intervenuta Mirella Giuffré, presidente Agedo (associazione genitori, parenti e amici di persone omosessuali) di Reggio Calabria.</strong> In una nota, scrive: &#8220;Vi sentiamo spesso in ogni occasione parlare con molta enfasi di figli e famiglie da difendere e tutelare ma quando siamo al dunque ci sembrate contraddittori. Le nostre sono famiglie e loro sono figli nostri e vostri non marziani o forse non siamo degni della vostra attenzione perché imperfetti? E’ ora di finirla e di essere conseguenti con quello che dite. La legge sul contrasto alla omo-lesbo-bi-transfobia é in dirittura d’arrivo e a vostro parere non é degna nemmeno di essere messa a calendario dei lavori e siete disponibili a fare le barricate contro. Ma i media pieni tutti i giorni di episodi di aggressioni e insulti, in nome di una supposta morale, li vedete o no? Perché la normalità e la naturalezza nostra e delle nostre figlie e figli vi disturba così tanto? Forse le nostre famiglie valgono meno delle altre?  Perché ignorare che tutti i paesi europei più avanzati hanno norme ben più progredite senza che a nessuno sia impedito di esprimere le proprie idee? Avete una occasione storica per tutelare anche noi. Non sprecatela&#8221;.<br />
<strong>Nella città dello Stretto lo scontro tra i familisti e i sostenitori dei diritti Lgbt è da tempo molto acceso.</strong> La vicenda più clamorosa riguardò l&#8217;istituzione del registro delle unioni civili, approvato nel 2015 durante una seduta di consiglio comunale che vide la <strong>strenua opposizione del consigliere di Forza Italia Massimo Ripepi, già padre spirituale della chiesa cristiana di Catona (comunità recentemente al centro della cronaca per un caso di violenza su minore che ha coinvolto alcuni fedeli).</strong> Lo stesso Ripepi, per contrastare l&#8217;approvazione del registro, aveva in precedenza presentato una mozione intitolata &#8220;Iniziative per la tutela della famiglia naturale&#8221;, sui cui contenuti, durante un dibattito pubblico, si era espresso criticamente il movimento cittadino femminista Collettiva AutonoMia, che fa parte della rete nazionale &#8220;Non una di meno&#8221;.<strong> Nei mesi successivi Luciana Bova Vespro, fondatrice di Collettiva AutonoMia, fu bersagliata di insulti (anche attraverso pagine social create appositamente)</strong>, ad opera di un componente della chiesa di Catona, poi denunciato per diffamazione. Il relativo processo è iniziato lo scorso gennaio e &#8211; senza entrare nel merito giudiziario &#8211; l&#8217;odio manifestato verso le posizioni antiomofobe dell&#8217;attivista (da sempre vicina anche alla lotta della comunità reggina Lgbt) appare confinante con la sfera di applicazione della futura legge Zan.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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