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	<title>lettera Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 09:33:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Lettera a Calabria news: Ai custodi della nostra terra, agli agricoltori della Calabria: Non mollate!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 07:27:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[agricoiltori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo integralmente: Agli agricoltori calabresi e a chi ha smesso di ascoltare la terra. Non vi sto scrivendo per compassione. Vi scrivo con l’orgoglio negli occhi e il fuoco nel cuore. Viviamo su un frammento di pianeta che rappresenta appena lo 0,50% della superficie terrestre. Eppure, in questo fazzoletto di terra unico al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo integralmente:</em></p>
<p>Agli <strong>agricoltori calabresi</strong> e a chi ha smesso di ascoltare la terra. Non vi sto scrivendo per compassione. Vi scrivo con l’orgoglio negli occhi e il fuoco nel cuore. Viviamo su un frammento di pianeta che rappresenta appena lo 0,50% della superficie terrestre. Eppure, in questo fazzoletto di terra unico al mondo — baciato dai venti dei nostri mari che s’incontrano con l’aria delle nostre montagne — la natura e la storia hanno deciso di compiere un miracolo.<br />
Siamo <strong>la patria della biodiversità:</strong> Abbiamo 7.000 specie di vegetali edibili (il secondo paese al mondo ne ha meno della metà). Contiamo 58.000 specie animali, 1.200 vitigni autoctoni e 533 cultivar di olive. Custodiamo 140 cultivar di grano duro, laddove interi giganti mondiali ne hanno appena 6.</p>
<p>Ma queste cifre non sono nate da sole; sono dati e realtà messi in luce e citati in numerosi studi e interventi dal famoso imprenditore Oscar Farinetti. Questa meraviglia che tutto il mondo ci invidia esiste solo grazie a una figura fondamentale, troppo spesso dimenticata o schiacciata dalle logiche di mercato e da burocrazie cieche: <strong>VOI, GLI AGRICOLTORI.</strong><br />
I designer dei paesaggi più belli del pianeta non sono gli architetti in giacca e cravatta. I veri designer dell’Italia siete voi, con le mani sporche di terra, le ginocchia piegate dal lavoro, la schiena spezzata dal sole, dalla pioggia e dal vento. Ogni collinetta ricamata, ogni uliveto secolare, ogni spiga dorata che nutre le famiglie italiane porta la vostra firma indelebile.<br />
Eppure, oggi vi chiedono di fare i miracoli mentre vi soffocano. Pretendono l’eccellenza sulle tavole mentre svalutano il peso del vostro sudore. Pretendono che conserviate la bellezza dell’Italia mentre le teste dure di chi decide pensano che il cibo sia solo un numero su un foglio di calcolo.</p>
<p>A voi agricoltori dico: <strong>NON MOLLATE.</strong><br />
Non fatevi convincere che il vostro lavoro non sia così prezioso per tutti quanti noi. Voi non producete semplicemente materie prime; voi custodite la vita, l’identità, la cultura e il futuro di questo Paese. Se si spegne l’agricoltura italiana, non cade solo un settore economico: cade l’Italia intera. Si spegne il nostro Rinascimento, muore la nostra biodiversità, scompare la nostra anima. E alle teste dure, a chi governa, a chi compra senza guardare oltre il prezzo, dico: <strong>Svegliatevi!</strong> Ogni volta che svalutate il lavoro di un agricoltore italiano, state distruggendo il patrimonio più grande che abbiamo ereditato. Guardare all’agricoltura come a un costo e non come al tesoro fondamentale della nostra nazione è la più grande cecità del nostro tempo.</p>
<p>Vincere questa battaglia significa restituire dignità e rispetto a chi lavora la terra ogni singolo giorno.<br />
Agricoltori della Calabria, alzate la testa. Voi siete la forza della nostra terra, le radici profonde su cui poggia l’eccellenza italiana. Difendete il vostro valore, chiedete il giusto, e ricordatevi che dietro di voi c’è la storia di un Paese unico al mondo.<br />
Noi siamo al vostro fianco. <strong>Non un passo indietro.</strong><br />
Con stima profonda e immensa gratitudine,</p>
<p><em>Matteo Masciari</em></p>
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		<title>Lettera a Calabrianews: Dipendente &#8216;Konecta&#8221; a Occhiuto &#8220;Abbiamo bisogno di aiuto, a breve senza stipendio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[dipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Konecta]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[Occhiuto]]></category>
		<category><![CDATA[stipendio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Illustrissimo Signor Presidente Roberto Occhiuto, mi rivolgo direttamente a Lei, perché’ ormai insieme ai miei cari colleghi, non sappiamo più con chi parlare per avere risposte. Mi chiamo Montalcini Daniela e sono una dei circa 700 dipendenti della &#8216;Konecta r&#8217; che a dicembre del 2026 rischierà nuovamente di perdere il lavoro. Uso il termine” nuovamente” [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Illustrissimo Signor Presidente Roberto Occhiuto, mi rivolgo direttamente a Lei, perché’ ormai insieme ai miei cari colleghi, non sappiamo più con chi parlare per avere risposte. Mi chiamo Montalcini Daniela e sono una dei circa 700 dipendenti della &#8216;Konecta r&#8217; che a dicembre del 2026 rischierà nuovamente di perdere il lavoro. Uso il termine” nuovamente” perché’ come ben Lei sa, già nel dicembre del 2024 ci siamo ritrovati nella stessa situazione. Dopo anni di cassa integrazione ormai ridotta al minimo, Lei ci ha ridato speranza e sollievo. Grazie al Suo interesse e alla Sua attenzione in poco tempo si sono aperte le porte a nuove attività lavorative, un progetto nuovo, “la dematerializzazione delle cartelle cliniche”. Eravamo così entusiasti, quasi increduli che stesse accadendo a noi. Abbiamo ricominciato a fare progetti, a fare promesse ai nostri figli, a pagare rate in sospeso e restituire soldi a chi in questo periodo ci aveva sostenuto materialmente. Finalmente abbiamo iniziato a respirare, dopo un lungo periodo di apnea emotiva.</p>
<p>Come sempre, tutti noi, abbiamo dato il meglio in questo lavoro, ci siamo spesi e abbiamo imparato un’attività completamente diversa da quella a cui eravamo abituati. Dall’usare delle cuffie siamo passati ad usare gli scanner. Ci credevamo in questo progetto ed eravamo orgogliosi, perché’ sarebbe stata un’opportunità anche per altri lavoratori calabresi. Dovevamo essere i primi a realizzare questo progetto, che sarebbe stato l’inizio di un lungo lavoro, così come ci avevano garantito. Invece, già subito dopo nemmeno un anno, ci sono state le prime défaillance, si stava ripresentando l’ombra della cassa integrazione, l’azienda Konecta r, ha cominciato a darci ore, permessi, ferie. Ma ecco, nuovamente un barlume di speranza, Lei si è interessato e le cose stavano procedendo abbastanza bene. È arrivato l’aprile del 2026, nemmeno un anno e mezzo da quando avevamo firmato il contratto, che ci hanno comunicato che saremmo andati in cassa integrazione fino al 31 dicembre 2026.</p>
<p>Di nuovo si è fermato il respiro. Sono ricominciate le domande, l’ansia e l’angoscia che per chi ha la stabilità economica non potrà mai capire. Cosa dire adesso ai nostri figli? Come pagheremo il mutuo? Come provvederemo alla nostra famiglia? Ricominceremo a chiedere aiuto a familiari ed amici? La delusione, il sentirsi umiliati e presi in giro, che alla nostra età non è accettabile. Nessuno ci ha dato alcuna spiegazione. Siamo ad ottobre 2026, sono passati 5 mesi, sta per finire l’anno e non abbiamo avuto alcuna risposta. Ancora non sappiamo se a gennaio saremo dipendenti dell’azienda &#8216;Konecta r&#8217;. Tutto tace è questo fa male. Non voglio parlare di politica e né di soldi investiti, non pochi, perché non è un ruolo che mi compete. Lei riveste un ruolo importante e di responsabilità. A breve ci saranno circa 700 persone che non avranno uno stipendio e sono cittadini calabresi che Lei in qualità di Presidente della Regione rappresenta. Ci aspettiamo e pretendiamo che sia nuovamente Lei a prendere in mano la situazione e a garantirci il <u>DIRITTO AL LAVORO</u>.</p>
<p>Lei, che fa tanto per la nostra bella Calabria, organizzando eventi bellissimi, a cui ho partecipato personalmente, cercando di attirare più turisti possibili, non permetta, che questa situazione, ci faccia a noi calabresi lasciare il nostro bel paese, per trovare lavoro altrove. Sarebbe una sconfitta per tutti! Spero che questa mia lettera possa servire e far suscitare in Lei e non solo, un sentimento di empatia e solidarietà e che si definisca con atti concreti il destino di tutti noi. <u>ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO E DI ESSERE ASCOLTATI.</u></p>
<p><em>Lettera firmata</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lettera a Calabrianews: Viaggiatori dell’Alto Jonio, calabresi di serie B: perché il Sibari-Bolzano deve essere sostituito?</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lettera-a-calabrianews-viaggiatori-dellalto-jonio-calabresi-di-serie-b-perche-il-sibari-bolzano-deve-essere-sostituito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 17:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Jonio]]></category>
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		<category><![CDATA[Sibari–Bolzano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spettabile Redazione, sono una viaggiatrice dell&#8217;Alto Jonio calabrese che vive e lavora nel Nord-Est e scrivo per segnalare una situazione che mi riguarda, ma che coinvolge anche tanti altri viaggiatori che utilizzano questo collegamento. Dal 13 dicembre verrà meno, a causa dei lavori sulla rete ferroviaria e di un cambio rotta sul capolinea, l&#8217;unico collegamento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Spettabile Redazione,<br />
sono una viaggiatrice dell&#8217;Alto Jonio calabrese che vive e lavora nel Nord-Est e scrivo per segnalare una situazione che mi riguarda, ma che coinvolge anche tanti altri viaggiatori che utilizzano questo collegamento.<br />
Dal 13 dicembre verrà meno, a causa dei lavori sulla rete ferroviaria e di un cambio rotta sul capolinea, l&#8217;unico collegamento diretto che ci permetteva finalmente di tornare a casa senza dover affrontare cambi e coincidenze: il treno Frecciarossa Sibari-Bolzano. Questa notizia è stata appresa proprio ieri e la sua diffusione ha suscitato preoccupazione e malcontento tra molti viaggiatori e pendolari. Lo dimostrano anche le numerose reazioni e i commenti sotto gli articoli che ne hanno dato notizia. È proprio partendo da questo sentimento diffuso che ho deciso di scrivere, per chiedere che il problema venga ascoltato e affrontato. I lavori sulla rete ferroviaria sono necessari e nessuno mette in discussione l&#8217;importanza di migliorare e rendere più sicure le nostre infrastrutture. Se devono essere fatti, è giusto che vengano fatti. La prima domanda di molte, però, è un&#8217;altra: era proprio necessario programmarli nel periodo delle festività natalizie? Dal 13 dicembre al 31 gennaio dovremo affrontare i disagi legati ai cantieri proprio nel periodo in cui tante persone si spostano per tornare a casa, raggiungere i propri familiari e trascorrere il Natale e le festività insieme.</p>
<p>E allora viene spontaneo chiedersi: perché non valutare la possibilità di rinviare i lavori di un mese? Non chiedendo di cancellarli, ma semplicemente di valutare una diversa programmazione, evitando il periodo in cui tante persone si spostano per ricongiungersi alle proprie famiglie.<br />
Ma le altre domande che vorrei rivolgere a chi prende decisioni sulla programmazione dei collegamenti sono:<br />
avete mai preso quel treno?<br />
Avete mai visto quanta gente sale a Sibari?<br />
Avete mai visto l&#8217;affluenza durante il viaggio verso il Nord-Est? Avete mai preso il treno anche al ritorno, partendo da Bolzano?<br />
Perché chi lo utilizza lo sa: quel collegamento non è un servizio scritto soltanto su un tabellone ferroviario.<br />
È utilizzato da persone con esigenze vere: giovani, studenti, lavoratori e famiglie. Ma ci sono anche tanti genitori anziani, persone di settanta o ottant&#8217;anni che viaggiano da sole per raggiungere figli e nipoti. Per loro, un viaggio diretto fa una differenza enorme.<br />
Sapete cosa vuol dire fare un cambio a Bologna, soprattutto per chi ha più difficoltà? Un cambio può significare scendere dal treno con le valigie, attraversare una stazione, raggiungere il binario della coincidenza, rispettare una coincidenza e sperare che il primo treno non accumuli ritardi e che ci sia tempo a sufficienza per raggiungere il treno successivo.<br />
Per un ragazzo può essere un disagio; per una persona anziana, per chi ha difficoltà motorie, per una persona con disabilità o per una famiglia con bambini piccoli, può diventare un problema molto più serio.</p>
<p>E poi c&#8217;è il problema di chi arriva a Paola, che aggiunge un&#8217;ulteriore difficoltà. Durante il periodo dei lavori, molti viaggiatori dell&#8217;Alto Jonio si troveranno a dover organizzare autonomamente il tratto successivo del viaggio. E qui emergono nuove domande, molto concrete: chi viene a prendere a Paola una persona anziana che viaggia da sola? Un figlio? Un nipote? Un parente? E se nessuno è disponibile?<br />
Non tutti hanno qualcuno che possa mettersi in macchina e percorrere un&#8217;ora e mezza, due ore o più (calcolando andata e ritorno vuol dire minimo 3/4 ore o più), magari di sera tardi o durante una giornata festiva, per andare a recuperare un familiare. Questo è un aspetto che spesso, ancora una volta, quando si ragiona soltanto di treni, orari e coincidenze, rischia di essere dimenticato, ma per chi vive nell&#8217;Alto Jonio è una parte fondamentale del problema e non è stato considerato.<br />
Non si tratta di rinunciare ai lavori, ma di valutare se sia possibile spostarli di un mese, così da evitare il periodo natalizio. Se esiste la possibilità tecnica di farlo, perché non prendere in considerazione questa soluzione?<br />
Perché mettere in difficoltà proprio nel periodo delle feste chi deve viaggiare per raggiungere la propria famiglia?<br />
E se invece il rinvio non fosse tecnicamente possibile, allora sarebbe importante che questa impossibilità venisse spiegata chiaramente ai cittadini e che venisse proposta una soluzione concreta e realmente gestibile per raggiungere e ripartire almeno da Sibari.</p>
<p>E poi dal 1° febbraio cosa succederà? Ben venga un collegamento con Milano e Torino: è utile ed è importante. Ma perché deve necessariamente sostituire quello verso Verona e Bolzano? Perché non pensare invece a un vero potenziamento?<br />
Perché non mantenere il collegamento con il Nord-Est e aggiungere un collegamento verso il Nord-Ovest?<br />
Un treno al mattino verso Milano e Torino e uno al pomeriggio verso Verona e Bolzano, con collegamenti di ritorno altrettanto organizzati: questo sarebbe un vero potenziamento. Aggiungere collegamenti, non costringere i cittadini a scegliere quale parte del Paese poter raggiungere direttamente.<br />
In un territorio come il nostro, dove i collegamenti sono già difficili, ogni possibilità di spostamento in più dovrebbe essere considerata una risorsa. Per questo mi rivolgo a chi rappresenta il nostro territorio in Regione e a chiunque abbia la possibilità di intervenire. Verificate l&#8217;effettiva utilizzazione di quel treno, parlate con i passeggeri, prendetelo quel treno. Guardate con i vostri occhi quante persone lo utilizzano, sia all&#8217;andata sia al ritorno. Perché prima di modificare un servizio che rappresenta uno dei pochi collegamenti diretti tra la nostra terra e il Nord, sarebbe importante conoscere concretamente le esigenze di chi quel servizio lo utilizza. Non si tratta di chiedere privilegi o corsie preferenziali, ma semplicemente di poter viaggiare con decenza. E credo sia legittimo chiedere che una persona anziana e chiunque altro possa salire a Sibari e raggiungere i propri figli senza dover affrontare cambi complicati; che una famiglia con bambini possa viaggiare senza trasformare ogni coincidenza in un problema; che chi vive nell&#8217;Alto Jonio non debba essere costretto a scegliere quale parte del paese poter raggiungere direttamente perché un collegamento viene sostituito anziché affiancato e aggiunto.<br />
E soprattutto chiedo una cosa che dovrebbe essere normale: che quando si programma un intervento, si tenga conto anche e soprattutto delle persone che subiranno le conseguenze di quella programmazione.<br />
Se i lavori sono necessari, facciamoli. Ma, se è possibile, facciamoli un mese dopo.<br />
Se Milano e Torino sono destinazioni da potenziare, potenziamole, ma non cancelliamo il collegamento con il Nord-Est.<br />
E prima di decidere se un treno può essere sostituito o se un periodo di forte affluenza possa essere affrontato con disagi maggiori, facciamo una cosa molto semplice:<br />
prendete quel treno, all&#8217;andata e al ritorno, guardate i passeggeri e chiedetevi se davvero quel servizio può e deve essere considerato sostituibile o, peggio ancora, soppresso.<br />
In un Paese civile i treni si aggiungono, non si tagliano.<br />
Il nostro territorio calabrese ha già difficoltà importanti sul piano dei collegamenti e proprio per questo mi rivolgo alla politica regionale, a Trenitalia, a qualsiasi altra autorità, chiedendo risposte e attenzione.<br />
Per dare voce anche a chi, come me, non vuole accettare in silenzio questa situazione, un ragazzo ha aperto una petizione online, nella speranza che questa segnalazione possa contribuire a far conoscere il problema e ad aprire una discussione pubblica.</p>
<p><em>Una viaggiatrice dell&#8217;Alto Jonio</em></p>
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		<title>Lettera a calabrianews: &#8220;Difendere la scuola di &#8216;Pratora&#8217; a Tiriolo significa difendere il futuro del territorio&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lettera-a-calabrianews-difendere-la-scuola-di-pratora-a-tiriolo-significa-difendere-il-futuro-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 13:28:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: Ci sono scuole che sono molto più di un edificio. Sono un presidio educativo, un luogo di incontro, un punto di riferimento per le famiglie e, soprattutto nei piccoli centri, uno dei segni più concreti della vitalità di un territorio. La scuola “Nicolas Green” di Pratora, nel Comune di Tiriolo, è una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riceviamo e pubblichiamo:</strong> Ci sono scuole che sono molto più di un edificio. Sono un presidio educativo, un luogo di incontro, un punto di riferimento per le famiglie e, soprattutto nei piccoli centri, uno dei segni più concreti della vitalità di un territorio. La scuola “Nicolas Green” di Pratora, nel Comune di Tiriolo, è una di queste. Per anni ha rappresentato un riferimento importante per le famiglie della zona e, proprio recentemente, è stata oggetto di interventi di ristrutturazione e riqualificazione che hanno restituito alla comunità una scuola rinnovata, più accogliente e adeguata alle esigenze dei bambini. Un investimento che aveva assunto anche un valore simbolico: quello di credere nel futuro di Pratora e nella possibilità che un territorio possa continuare a crescere mantenendo vivi i propri servizi essenziali. Per questo il nuovo anno scolastico avrebbe dovuto essere vissuto come un momento di soddisfazione e di ripartenza. Invece, a pochissimi giorni dall&#8217;inizio delle lezioni, le famiglie hanno appreso dalla stampa che la scuola sarebbe stata organizzata in sole due pluriclassi: una composta dagli alunni di prima, seconda e terza e una da quelli di quarta e quinta. La notizia ha generato immediatamente grande preoccupazione. I genitori non hanno contestato in assoluto il modello della pluriclasse, realtà presente in molti piccoli centri e, in alcuni casi, inevitabile. Hanno però chiesto che la situazione specifica di Pratora venisse valutata nella sua complessità, considerando non soltanto il numero degli alunni, le diverse età, i programmi scolastici e le differenti esigenze formative dei bambini, ma anche le difficoltà logistiche e i problemi di viabilità che da anni interessano la zona e che rendono meno agevoli gli spostamenti verso altri plessi scolastici.</p>
<p>La richiesta principale avanzata dalle famiglie è stata quella di poter garantire almeno tre gruppi classe, evitando di riunire nella stessa pluriclasse prima, seconda e terza. Non si trattava di una richiesta astratta. Nella stessa aula avrebbero infatti dovuto convivere bambini che stavano iniziando il proprio percorso nella scuola primaria, imparando a leggere, scrivere e acquisire le prime competenze di base, insieme ad alunni già impegnati in programmi più articolati e in una fase diversa del percorso scolastico. Le famiglie hanno quindi espresso il timore che una simile organizzazione potesse rendere più complessa la gestione didattica e, soprattutto, potesse indurre alcuni genitori a cercare altrove una soluzione ritenuta più stabile per i propri figli. Ma le criticità non riguardavano soltanto i più piccoli. Anche la situazione di quarta e quinta meritava, secondo le famiglie, particolare attenzione. Complessivamente i due gruppi contavano 19 alunni, tra i quali tre bambini stranieri, di cui una bambina appena arrivata, e un alunno con insegnante di sostegno dedicata. Per questo era stata chiesta una valutazione complessiva dell&#8217;organizzazione scolastica e, qualora non fosse stato possibile accogliere la richiesta dei tre gruppi classe, almeno la possibilità di rafforzare l&#8217;organico con un&#8217;ulteriore docente, così da garantire una migliore gestione delle attività didattiche, in particolare nelle discipline fondamentali. Non si chiedevano privilegi. Si chiedeva di tutelare la qualità dell&#8217;offerta formativa e di evitare che una scelta organizzativa potesse avere conseguenze difficili da recuperare nel tempo.</p>
<p>Le famiglie hanno quindi cercato il dialogo istituzionale. Sono state inviate comunicazioni formali, è stata interessata la Prefettura di Catanzaro e sono seguiti solleciti. Sono state inoltre avviate interlocuzioni con l&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale, rappresentando le criticità e proponendo possibili soluzioni. La speranza era che, prima che la situazione diventasse definitiva, fosse ancora possibile individuare una soluzione capace di conciliare le esigenze organizzative con quelle didattiche e con la tutela del futuro della scuola. Nel frattempo, però, l&#8217;anno scolastico è iniziato. E oggi sta cominciando a verificarsi proprio ciò che le famiglie avevano temuto e segnalato fin dall&#8217;inizio. Alcuni bambini si sono già trasferiti in altri istituti. Altre famiglie stanno valutando di fare la stessa scelta. Quello che all&#8217;inizio era stato rappresentato come un rischio non è dunque più soltanto un&#8217;ipotesi. Ed è forse questo l&#8217;aspetto più doloroso dell&#8217;intera vicenda. Mentre da una parte il territorio ha investito per ristrutturare e valorizzare la propria scuola, dall&#8217;altra si rischia adesso di assistere al suo progressivo impoverimento in termini di alunni. Una scuola appena rinnovata rischia di perdere i bambini per i quali è stata rinnovata. E quando un bambino lascia una scuola non cambia soltanto un numero in un registro. Si separano compagni che sono cresciuti insieme, una famiglia modifica la propria organizzazione quotidiana, un legame con il territorio si indebolisce. Soprattutto, ogni trasferimento può innescare un meccanismo difficile da fermare. Meno alunni possono significare maggiori difficoltà organizzative e queste, a loro volta, possono convincere altre famiglie ad andare via. È esattamente il rischio che i genitori avevano cercato di evitare fin dall&#8217;inizio.</p>
<p>Il problema, oggi, non è più soltanto come organizzare una pluriclasse. Il problema è evitare che una scelta organizzativa e puramente economica finisca per compromettere il futuro stesso della scuola e di un territorio che paradossalmente risulta essere in espansione. Ed è per questo che per un territorio come Pratora, perdere progressivamente il proprio presidio scolastico significherebbe perdere molto più di alcune classi. La presenza di una scuola contribuisce a mantenere viva una comunità, rende un territorio più attrattivo per le giovani famiglie e rappresenta uno dei presupposti essenziali per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri. Pratora ha dimostrato di voler investire sul proprio futuro. Lo dimostra una scuola appena riqualificata, lo dimostrano le famiglie che hanno scelto di far crescere qui i propri figli, lo dimostra la mobilitazione di chi, invece di rassegnarsi, ha cercato fin dall&#8217;inizio un dialogo con le istituzioni. Oggi quelle stesse famiglie chiedono che venga valutata con urgenza ogni soluzione ancora possibile per fermare la perdita di alunni e tutelare il futuro del plesso.</p>
<p>Non chiedono di alimentare una polemica. Chiedono di non arrivare troppo tardi. Perché investire in un edificio scolastico è importante. Ma ancora più importante è fare in modo che quell&#8217;edificio continui ad essere una scuola viva, piena di bambini, insegnanti, voci e futuro. Ed è forse proprio questa la domanda che oggi I genitori dei bambini di Pratora rivolgono alle istituzioni: che senso avrebbe avere finalmente una scuola rinnovata, bella e accogliente, se poi non si fa tutto il possibile perché i bambini possano continuare a frequentarla? I genitori non intendono fermarsi: continueranno a percorrere tutte le strade possibili, nelle sedi opportune, per evitare ulteriori accorpamenti e scongiurare il rischio che il progressivo impoverimento del plesso possa condurre, nel tempo, alla sua chiusura. Perché una scuola non si chiude quando si spegne l’ultima luce: comincia a chiudersi quando smettiamo di difenderla.</p>
<div class="default-style"><em>In rappresentanza dei genitori: </em></div>
<div class="default-style"><em>Jessica Ciambrone, Massimo Lanciano, Elisa Mazza, Natale Giuseppe Rotella, Stefania Bruno, Francesco Costantino, Federica Maruca, Giuseppe Magro, Elisabetta Spina, Pietro Renda, Chiara Maruca, Giuseppe Borelli, Antonio Ciambrone, Tatiana Grosu, Deborah Valentina Brutto, Adriano Zefi.</em></div>
<div></div>
<div><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-403109" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3.jpg" alt="" width="708" height="408" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3.jpg 1080w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3-300x173.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3-1024x591.jpg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3-768x443.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3-728x420.jpg 728w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3-696x401.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-3-1068x616.jpg 1068w" sizes="(max-width: 708px) 100vw, 708px" /></div>
<div><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-403110" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2.jpg" alt="" width="707" height="530" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2.jpg 2048w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-300x225.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-1024x768.jpg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-768x576.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-1536x1152.jpg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-560x420.jpg 560w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-80x60.jpg 80w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-696x522.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-1068x801.jpg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/10/Pratora-2-1920x1440.jpg 1920w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sanità, lettera a Calabrianews: ecografia di follow-up malato oncologico disponibile solo ad agosto 2028</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: &#8220;Oggi provo a prenotare un&#8217;ecografia per un familiare oncologico, un esame di follow-up, quindi non una passeggiata di salute né una richiesta fatta per sport. Il CUP mi risponde che il primo appuntamento disponibile è agosto 2028. Avete letto bene: 2028. Due anni per un&#8217;ecografia di controllo a una persona oncologica.  Poi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><b>Riceviamo e pubblichiamo:</b></div>
<div>&#8220;Oggi provo a prenotare un&#8217;ecografia per un familiare oncologico, un esame di follow-up, quindi non una passeggiata di salute né una richiesta fatta per sport. Il CUP mi risponde che il primo appuntamento disponibile è agosto 2028. Avete letto bene: 2028. Due anni per un&#8217;ecografia di controllo a una persona oncologica.  Poi, naturalmente, c&#8217;è l&#8217;altra strada: l&#8217;intramoenia. E lì, guarda caso, l&#8217;esame si può fare molto prima. Magari anche oggi pomeriggio. Ed è qui che mi viene da incazzarmi. Perché poi apro i giornali e vedo il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sorridente, che racconta quanto la sanità calabrese stia facendo passi da gigante. Sì, presidente. Forse è vero. Passi da gigante. Ma verso il baratro, aggiungerei.</p>
<div dir="auto">Perché una sanità nella quale una persona oncologica deve aspettare due anni per un esame di follow-up non è una sanità che funziona. È una sanità che ti mette davanti a una scelta indecente: aspettare, chissà a quale prezzo, oppure pagare. E io pagherò. Farò i salti mortali per permettermi quell&#8217;ecografia, perché quando si tratta della salute di una persona cara non esiste prezzo. Ma il problema è proprio questo, presidente: non tutti possono farlo. Non tutti hanno la possibilità di tirare fuori centinaia di euro ogni volta che il sistema sanitario pubblico non è in grado di garantire una prestazione nei tempi necessari.      E allora mi chiedo: che razza di diritto alla salute è quello che funziona soltanto per chi può permettersi di pagare? E già che ci siamo, presidente, parliamo anche della mia situazione.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Un anno e mezzo fa si è prodigato per far arrivare 20 milioni di euro alla mia nuova azienda per assorbire noi lavoratori provenienti da ex Abramo. Una grande operazione. Un grande progetto. Poi, chissà come, i soldi sono finiti. E qui arriva il bello: prima la cassa integrazione, poi di nuovo nel calderone dei call center. Sì, certo: è lavoro. Ma dopo vent&#8217;anni passati ad ascoltare persone arrabbiate per servizi inefficienti, dopo aver pensato di avere finalmente trovato un progetto diverso, innovativo, dignitoso, quello della dematerializzazione, ritrovarsi nuovamente a rispondere a telefonate di utenti esasperati è qualcosa che va oltre la semplice parola &#8220;lavoro&#8221;.  Ci hanno detto che era per salvarci, per farci avere uno stipendio pieno. Anche di questo vi parlerò, dopo. In realtà sono loro ad avere bisogno di noi, per gestire il traffico, chiesto dal committente, che non riuscivano a gestire. Ma la cosa ancora più assurda sa qual è, signor presidente? Che chi l&#8217;ha votata, pensava che davvero avesse a cuore la nostra situazione e invece aveva solo bisogno di un ingente bacino di voti in vista delle imminenti votazioni.</div>
<div dir="auto">È che non ci hanno neanche fatto sapere quali parametri hanno usato per scegliere chi si e chi no. Anche se, in estrema sincerità, io qualche idea ce l&#8217;avrei.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Magari, presidente, invece di raccontarci quanto era bello il progetto, sarebbe stato utile controllare che quel progetto arrivasse davvero alla sua scadenza. Invece è finito. Un flop? Un fallimento? Una promessa durata meno del previsto? Chiamatelo come volete. Ma per chi ci ha creduto, per chi ha lavorato, per chi ha organizzato la propria vita pensando di avere finalmente trovato un po&#8217; di stabilità, non è propaganda. È la vita vera.  Ah, giusto per farle capire come ci hanno salvato e dov&#8217;è lo stipendio pieno. Il corso di formazione online, fatto in pieno luglio, che avrebbe dovuto essere pagato al 100%, è stato pagato come cassa integrazione, all&#8217;80%.  Ma va bene. Tutto va bene. Mentre qualcuno continua a raccontare ai propri sostenitori la favola della Calabria che rinasce, noi continuiamo a fare i conti con la realtà. La realtà è un CUP che ti dà un appuntamento nel 2028. La realtà è una persona oncologica che deve aspettare due anni per un controllo. La realtà è che, se hai i soldi, puoi cercare una soluzione. Se non li hai, aspetti.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La realtà è lavorare, andare in cassa integrazione, essere rimessi in formazione, cambiare mansione e ricominciare da capo. La realtà è fare salti mortali per arrivare alla fine del mese. E adesso anche fare salti mortali per curarsi. Quindi, presidente, continui pure a sorridere davanti alle telecamere. Continui pure a raccontare ai suoi seguaci che la sanità calabrese sta facendo passi da gigante. Io, invece, continuerò a guardare quello che succede fuori dai palazzi. E quello che vedo è una Calabria nella quale la salute diventa sempre più un privilegio e sempre meno un diritto. E questa non è una favola. È la vita di noi esseri normali. Quelli che non hanno, come lei, soldi che escono dalle orecchie e possono permettersi di farsi operare dai migliori medici sulla piazza. Quelli che, quando arriva una malattia, non possono permettersi di aspettare il 2028. Quelli che pagano. Pagano tutto. Anche le vostre promesse&#8221;.</div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em><b>Lettera firmata</b></em></div>
</div>
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		<title>La famiglia della 23enne investita a Vibo che lotta per la vita scrive a Mattarella, Meloni e Occhiuto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-famiglia-della-23enne-investita-a-vibo-che-lotta-per-la-vita-scrive-a-mattarella-meloni-e-occhiuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 10:31:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Egregio Presidente della Regione Calabria, Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, Egregio Presidente della Repubblica Italiana, questa non è una lettera politica. Non è una lettera scritta per alimentare polemiche. Non è una lettera dettata dalla rabbia. È una lettera scritta con il cuore di una famiglia distrutta, che da giorni vive sospesa tra la speranza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/la-famiglia-della-23enne-investita-a-vibo-che-lotta-per-la-vita-scrive-a-mattarella-meloni-e-occhiuto/">La famiglia della 23enne investita a Vibo che lotta per la vita scrive a Mattarella, Meloni e Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio Presidente della Regione Calabria, Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, Egregio Presidente della Repubblica Italiana, questa non è una lettera politica.</p>
<p>Non è una lettera scritta per alimentare polemiche. Non è una lettera dettata dalla rabbia. È una lettera scritta con il cuore di una famiglia distrutta, che da giorni vive sospesa tra la speranza e la paura. Sono la zia di Andrea. <strong>Andrea ha ventitré anni. È una ragazza straordinaria.</strong> È una pianista. Tra pochi mesi avrebbe concluso il suo percorso di studi presso il Conservatorio &#8220;Fausto Torrefranca&#8221; di Vibo Valentia. <strong>Aveva scelto di rimanere nella sua terra.</strong> Aveva scelto la Calabria. Mentre tanti giovani sono costretti ad andarsene, Andrea aveva deciso di costruire qui il proprio futuro, di investire il proprio talento nella regione che amava. Aveva scelto di credere nella sua terra.</p>
<p><strong>Il 28 luglio, alle ore 13:45, la sua vita è cambiata per sempre.</strong> Oggi Andrea si trova ricoverata in Terapia Intensiva, in coma farmacologico, in condizioni gravissime. <strong>Da quel giorno il tempo si è fermato</strong>. Viviamo davanti a una porta che potrebbe aprirsi con la notizia che aspettiamo o con quella che nessuno dovrebbe mai ricevere. Ogni telefonata ci toglie il respiro. <strong>Ogni minuto sembra un&#8217;eternità</strong>. Ogni giorno impariamo cosa significhi convivere con la paura di perdere una persona che ami più della tua stessa vita. Ma insieme al dolore cresce una domanda che non ci lascia in pace. <strong>Perché</strong>? Perché nel 2026 una famiglia deve vivere la sensazione di essere<strong> rimasta sola mentre aspetta i soccorsi per una ragazza gravemente ferita? </strong>Secondo quanto abbiamo vissuto quel giorno,<strong> i soccorsi sono arrivati dopo circa cinquanta minuti</strong>. Per noi quei minuti sono stati infiniti. Minuti durante i quali la vita di Andrea era affidata al coraggio di chi si trovava lì.</p>
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                 ">Mia sorella, sua zia, conoscendo le manovre di primo soccorso, è intervenuta immediatamente.  Una dottoressa pediatra che transitava casualmente in quella zona si è fermata senza esitazione e ha prestato assistenza con straordinaria professionalità e umanità fino all&#8217;arrivo dei sanitari. A loro dobbiamo una riconoscenza che ci accompagnerà per tutta la vita. Ma <strong>nessuna famiglia dovrebbe dover sperare che, nel momento peggiore, passi casualmente un medico. </strong>La sopravvivenza di una persona non può dipendere dalla fortuna. Deve dipendere da un sistema capace di intervenire rapidamente ed efficacemente. Ed è proprio qui che nasce la nostra battaglia. <strong>Questa non è una battaglia contro i medici</strong>. Non è una battaglia contro gli infermieri. Non è una battaglia contro gli operatori del 118. Anzi. Abbiamo visto donne e uomini straordinari lavorare senza risparmiarsi. Abbiamo visto professionisti fare sacrifici enormi, spesso costretti a sopperire con il proprio senso del dovere alle carenze di un sistema che chiede loro molto più di quanto dovrebbe. A loro va il nostro grazie più sincero. Il problema non sono le persone. <strong>Il problema è un&#8217;organizzazione che deve essere rafforzata.</strong></div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni abbiamo visto anche il volto più bello della Calabria. Un&#8217;intera comunità si è stretta attorno ad Andrea. <strong>Migliaia di persone pregano per lei. </strong>Persone che non ci conoscevano ci hanno scritto, ci hanno abbracciato, ci hanno fatto sentire che non eravamo soli. <strong>Abbiamo scoperto una Calabria capace di un amore immenso. </strong>Ma, allo stesso tempo, abbiamo percepito il<strong> silenzio delle istituzioni</strong>. Non chiedevamo passerelle. Non chiedevamo fotografie. Non cercavamo visibilità. <strong>Avremmo voluto sentire che lo Stato era accanto a noi</strong>. Chi governa deve conoscere cosa significa attendere un&#8217;ambulanza. Deve sapere cosa prova una madre quando aspetta senza sapere se arriverà in tempo. Deve ascoltare chi ogni giorno affronta la sanità non da un ufficio, ma da una sala d&#8217;attesa. <strong>Bisogna smettere di guardare la sanità soltanto dai piani alti.</strong> Bisogna viverla dalla parte dei pazienti. Dalla parte delle famiglie. Dalla parte dei medici che lavorano con organici insufficienti. Dalla parte dei soccorritori che fanno miracoli ogni giorno.</p>
<p>Vorrei però rivolgere un ringraziamento particolare all&#8217;<strong>Arma dei Carabinieri. Abbiamo trovato donne e uomini che ci sono stati vicini ogni giorno</strong>. Non soltanto nello svolgimento delle indagini. Ma anche <strong>umanamente</strong>. Con discrezione. Con sensibilità. Con una presenza costante. Ci hanno sostenuti. Ci hanno ascoltati. Ci hanno aiutati. <strong>In loro abbiamo visto uno Stato presente. </strong>Ed è per questo che oggi chiediamo che la stessa presenza venga dimostrata da tutte le istituzioni.</p>
<p><strong>Presidente Occhiuto, la Calabria merita di più</strong>. Merita<strong> una rete dell&#8217;emergenza sempre più efficiente</strong>. Merita investimenti. Merita mezzi. Merita personale. Merita che ogni scelta organizzativa sia orientata a ridurre i tempi di intervento e a garantire il miglior livello possibile di assistenza nelle situazioni più gravi. <strong>Merita un sistema di elisoccorso capace di raggiungere rapidamente chiunque ne abbia bisogno</strong>. Merita una rete ospedaliera che rassicuri i cittadini, non che li faccia sentire abbandonati. Ma questa lettera è rivolta anche al Presidente del Consiglio. Perché<strong> la carenza di medici non è soltanto un problema calabrese.</strong> È un problema nazionale. Da anni sentiamo dire che mancano medici. Che mancano specialisti. Che mancano professionisti nei pronto soccorso. Eppure migliaia di ragazzi italiani sono costretti a trasferirsi all&#8217;estero per studiare Medicina. Molti scelgono università di altri Paesi europei perché non riescono ad accedere al percorso formativo in Italia. Molti di loro non tornano più. È il momento di <strong>ripensare la programmazione del fabbisogno nazionale e il sistema di accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia</strong>, affinché il nostro Paese possa formare un numero adeguato di professionisti e rispondere ai bisogni reali del Servizio sanitario nazionale. Investire nella formazione dei medici significa investire nella vita dei cittadini.</p>
<p>Così come<strong> investire nella sicurezza stradale</strong> significa prevenire tragedie. Per questo chiediamo un piano nazionale che renda gli attraversamenti pedonali più sicuri. <strong>Più semafori nei punti a rischio</strong>. Maggiore illuminazione. Dossi efficaci dove necessari. Controlli costanti sulla velocità.<strong> Educazione stradale. </strong>E una riflessione seria su eventuali ulteriori interventi normativi per rafforzare la tutela dei pedoni e la responsabilità di chi viola gravemente le regole della strada. <strong>Noi non chiediamo vendetta. Noi chiediamo prevenzione. </strong>Chiediamo che nessun&#8217;altra famiglia debba vivere ciò che stiamo vivendo noi. Nel frattempo continueremo a far sentire la nostra voce. Presenteremo una richiesta di <strong>interrogazione parlamentare</strong>. Scriveremo alle massime istituzioni dello Stato. Cercheremo il sostegno di chiunque voglia trasformare questa tragedia in un cambiamento concreto. Perché <strong>Andrea non può diventare soltanto una notizia. </strong>Andrea deve diventare un <strong>simbolo</strong>. Il simbolo<strong> di una Calabria che non accetta più di sentirsi dimenticata</strong>. Il simbolo di un&#8217;Italia che sceglie di investire nella sanità, nella sicurezza e nei suoi giovani.</p>
<p>Se Andrea aprirà gli occhi, vogliamo poterle dire che il suo dolore ha acceso una speranza. Che grazie a lei qualcuno sarà soccorso prima. Che grazie a lei una strada sarà resa più sicura. Che grazie a lei un giovane in più potrà studiare Medicina nel proprio Paese. Che grazie a lei una famiglia non dovrà più attendere con il cuore in gola, sperando che un&#8217;ambulanza arrivi in tempo. Vi chiediamo di non limitarvi a leggere questa lettera. Vi chiediamo di incontrarci. Di ascoltarci. Di guardare negli occhi una famiglia che oggi vive il dolore più grande. E di<strong> assumere un impegno pubblico, concreto e verificabile </strong>affinché da questa tragedia possano nascere riforme, investimenti e scelte capaci di salvare altre vite. Perché Andrea è nostra. Ma da quel 28 luglio appartiene anche a tutti coloro che credono che la vita di un cittadino non possa mai dipendere dalla fortuna. Con dolore, con speranza e con la determinazione di chi non smetterà mai di lottare,</p>
<p><strong><em>La famiglia di Andrea Minasi</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/la-famiglia-della-23enne-investita-a-vibo-che-lotta-per-la-vita-scrive-a-mattarella-meloni-e-occhiuto/">La famiglia della 23enne investita a Vibo che lotta per la vita scrive a Mattarella, Meloni e Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Lettere a calabrianews: In estate turni senza riposo e paghe da fame, il racconto di una giovane ragazza</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lettere-a-calabrianews-in-estate-turni-senza-riposo-e-paghe-da-fame-il-racconto-di-una-giovane-ragazza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 08:34:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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		<category><![CDATA[turni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spettabile Redazione di Calabrianews.it, vi scrivo mossa da un profondo senso di amarezza, ma anche dal bisogno urgente di dare voce a una realtà invisibile eppure sotto gli occhi di tutti. Mi trovo temporaneamente a Scalea per poter stare vicina ai miei nonni e accompagnarli al mare. Sono una ragazza giovane, dinamica, e la voglia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Spettabile Redazione di Calabrianews.it,</em><br />
<em>vi scrivo mossa da un profondo senso di amarezza, ma anche dal bisogno urgente di dare voce a una realtà invisibile eppure sotto gli occhi di tutti. Mi trovo temporaneamente a Scalea per poter stare vicina ai miei nonni e accompagnarli al mare. Sono una ragazza giovane, dinamica, e la voglia di mettermi in gioco e lavorare di certo non mi manca. Mi è bastata però una semplice passeggiata tra le stradine della città per scontrarmi con una realtà dolorosa e avvilente. In questa stagione estiva non si cercano lavoratori stagionali desiderosi di darsi da fare; si cercano, purtroppo, persone da sfruttare come schiavi. La scusa è sempre la solita, ripetuta come un mantra giustificativo: &#8220;Questo è l&#8217;unico periodo dell&#8217;anno in cui si lavora&#8221;.</em></p>
<p><em>Le proposte di impiego che ho ricevuto seguono tutte lo stesso identico copione:  Orari estenuanti: turni che iniziano alle 15:00 e si protraggono fino alle 2:00 o le 3:00 del mattino (e spesso anche oltre, perché la chiusura reale &#8220;dipende dalla clientela&#8221;).</em><br />
<em>Zero riposo: un impegno richiesto di 7 giorni su 7, senza alcun giorno di riposo settimanale garantito.  Paghe da fame: un compenso orario che oscilla tra i 3,80 € e, nella migliore delle ipotesi, i 4,30 € all&#8217;ora. Si sente spesso ripetere nel dibattito pubblico che &#8220;i giovani di oggi non hanno voglia di lavorare&#8221; o che dovremmo &#8220;abbassare la testa&#8221; e accontentarci. Ma accettare queste condizioni non significa fare gavetta: significa legittimare uno scempio che calpesta la dignità umana e i diritti più basilari dei lavoratori. La colpa, in fondo, è anche di chi per necessità o rassegnazione non denuncia, permettendo a questo sistema di perpetuarsi.</em></p>
<p><em>Come giovani, ci troviamo davanti a un bivio drammatico: piegarci allo sfruttamento o andarcene. Guardando a queste dinamiche, non riesco a vedere un futuro per la mia generazione sul nostro territorio, e questa è una consapevolezza che fa sinceramente paura. Spero che questa mia testimonianza possa servire a tenere accesi i riflettori su un problema strutturale che non riguarda solo me, ma tantissimi ragazzi che meritano un futuro basato sul rispetto e sul lavoro dignitoso.</em><br />
<em>Vi ringrazio per lo spazio e l&#8217;attenzione che vorrete dedicarmi.</em></p>
<p>(Lettera firmata)</p>
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		<title>Diabetologo Di Cianni: pazienti non trovano soluzioni in Calabria al piede diabetico</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/diabetologo-di-cianni-pazienti-non-trovano-soluzioni-in-calabria-al-piede-diabetico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 18:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[diabetico]]></category>
		<category><![CDATA[diabetologo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Negli ultimi 15 giorni due cittadini/pazienti calabresi, della provincia di Cosenza, sono stati amputati per piede diabetico negli ospedali della Toscana, uno a Pisa e l&#8217;altro a Livorno. Sono gli ultimi di una lunga serie, che continua da anni. Si tratta di pazienti fragili, anziani, con diabete e altre patologie croniche che non riescono a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Negli ultimi 15 giorni due cittadini/pazienti calabresi, della provincia di Cosenza, sono stati amputati per piede diabetico negli ospedali della Toscana, uno a Pisa e l&#8217;altro a Livorno. Sono gli ultimi di una lunga serie, che continua da anni. Si tratta di pazienti fragili, anziani, con diabete e altre patologie croniche che non riescono a trovare soluzione in Calabria ad un problema devastante qual è quello relativo al piede diabetico&#8221;.</em> Inizia così una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dal dottor Graziano Di Cianni, già presidente nazionale dell&#8217;Associazione medici diabetologi e oggi direttore Uoc diabetologia Asl Toscana Nord-Ovest.</p>
<p>&#8220;<em>Chi le scrive &#8211; </em>prosegue Di Cianni<em> &#8211; è un medico diabetologo, nato in Calabria, laureato e affermatosi professionalmente fuori dalla propria regione, in Toscana, che assiste a questo tipo di migrazione sanitaria, di pazienti che dopo mesi di sofferenze per infezioni devastanti, lesioni ulcerative e dolori lancinanti agli arti inferiori, affrontano lunghi viaggi per essere ricoverati lontano dai propri affetti, ritornando a casa con amputazioni più o meno totali, con un arto &#8216;mutilato&#8217;. La Calabria è tra le regioni a più alta prevalenza di diabete, malattia cronica, che se non diagnosticata e adeguatamente curata espone allo sviluppo di gravi complicanze a carico di cuore e vasi, retina, rene e, appunto, il piede diabetico. La Calabria registra altresì uno dei più alti tassi di amputazioni per diabete a carico degli arti inferiori in Italia&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Per combattere quella che viene definita un&#8217;epidemia silenziosa sono necessari &#8211; </em>sostiene Di Cianni <em>&#8211; interventi finalizzati alla prevenzione e cura del diabete, garantendo ai pazienti equità di accesso alle cure, indipendentemente dall&#8217;età, dalle condizioni sociali e dai comuni di residenza. E&#8217; ormai codificato che la malattia diabetica si combatte con lo sviluppo di una rete di centri territoriali multiprofessionali e multidisciplinari che si integra da un lato con la medicina generale e, dall&#8217;altro, con centri specialistici a livello ospedaliero, in grado di accogliere i pazienti maggiormente complicati, in particolar modo quelli con complicanze agli arti inferiori. La Calabria ha bisogno di interventi indirizzati in tal senso, per portarsi a livello delle altre regioni&#8221;.</em> &#8220;<em>La prego di intervenire. Metta nella sua agenda di priorità la lotta al diabete e alle sue complicanze in Calabria</em>&#8220;, conclude.<br />
(<em>Ansa)</em></p>
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		<title>L&#8217;odissea tra Soveria e Lamezia: lettera di una ragazza che ha perso il papà morto in ospedale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia]]></category>
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		<category><![CDATA[morto]]></category>
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		<category><![CDATA[Papa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: &#8220;Mi chiamo Teresa, sono una giovane ragazza che ha perso da poco il papà, morto in un letto d’ospedale. Scrivo questa lettera quasi come se stessi pensando a voce alta. Continuamente penso e ripenso, infatti, a cosa sarebbe successo se…Mi arrovello la mente e non riesco a trovare risposte sul perché è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo:</p>
<p><em>&#8220;Mi chiamo Teresa, sono una giovane ragazza che ha perso da poco il papà, morto in un letto d’ospedale. Scrivo questa lettera quasi come se stessi pensando a voce alta. Continuamente penso e ripenso, infatti, a cosa sarebbe successo se…Mi arrovello la mente e non riesco a trovare risposte sul perché è successo e se mio padre si sarebbe potuto salvare. Eh sì, perché mi sarebbe piaciuto molto raccontare una storia a lieto fine con un problema di salute complicato che viene risolto positivamente e con tanti ringraziamenti a tutti: medici, infermieri, operatori, dando, così, un’immagine bella della nostra Sanità calabrese. Attraverso questo breve scritto non voglio chiedere risarcimenti, muovere accuse o prendermela con qualcuno in particolare, anche perché, insieme alla mia famiglia, abbiamo troppo dolore da vivere e che ogni giorno ci tiene stretto nella sua morsa e non so per quanto tempo sarà così, lasciandoci senza forze. Queste righe sono state buttate giù di getto e contengono le mille domande che mi faccio e che, come dicevo all’inizio, non trovano risposte, nonostante il tempo passi.</em></p>
<p><em>Il tempo scorre lentamente come non ha fatto nel mese o poco più in cui si è consumata la nostra Odissea tra Soveria Mannelli e Lamezia. A cominciare da quella maledetta febbre che saliva sempre di più e che ci ha messo in allarme e ci ha costretto ad andare in Pronto soccorso. Paracetamolo e un integratore, questa la prescrizione per mio padre. Un palliativo, ma non una cura vera e propria. Questo ci ha portato, poi, a richiamare medico curante e guardia medica per ulteriori accertamenti e una nuova visita che, però, nonostante le insistenze, non è mai arrivata. Così il nostro viaggio prosegue per il pronto soccorso di Lamezia dato che mio padre era debole e non riusciva a muoversi e neanche a mangiare. Un medico amico di famiglia ci aveva suggerito di somministrargli un antibiotico. Calcolando che in mezzo c’è stato il week end è facile immaginare i disagi. A Lamezia viene diagnosticata una broncopolmonite. Da questo momento in poi succede tutto velocemente. Volevano mandarlo a casa per mancanza di posti (col senno di poi forse sarebbe stato meglio?), viene ricoverato in broncopneumologia e ci dicono che sta migliorando. Ci organizziamo per fare i turni, soprattutto per aiutarlo a mangiare, ma quando torno il giorno dopo lo trovo con una maschera d’ossigeno e una dottoressa mi dice che la situazione è cambiata e c’è stato un peggioramento e forse devono sedarlo per intubarlo. Rimango un po’ stranita e lui, che non voleva ricoverarsi, stringe le spalle come a dire “io non decido nulla…”.</em></p>
<p><em>Da qui un calvario durato un mese circa con 10 giorni di prognosi riservata, notizie frammentarie, paure, angosce e nessuna possibilità di poter decidere su come gestire il destino di un paziente che era, pur sempre, un familiare stretto. Mia madre e mia sorella non hanno più avuto, da quel momento, la possibilità di vederlo o parlargli. Rimangono molti dubbi, soprattutto, sul fatto che, al momento dell’intubazione, mio padre non presentava particolari problematiche respiratorie. Ma, oltre alla probabile frettolosità con cui è stato dato avvio a determinati trattamenti, da profana, a pelle &#8211; come suole capitare quando in questo tipo di vicende è coinvolta una persona cara – la cosa che più di tutto mi ha dato da pensare, è la possibilità che mio padre, già fragile di suo, abbia potuto prendere un’infezione batterica in ospedale. Visto che, dalle analisi dei primi giorni, non c’erano tracce di tutto ciò. Sono tante le domande che affollano la mente e che, lo so già, tormenteranno la mente mia e della mia famiglia per tanto tempo. Solo e semplici interrogativi, come già detto all’inizio di questo scritto, su come sarebbe potuta finire se avessimo scelto o non scelto di fare o non fare determinate cose. Alcune cose, però, non posso non dirle. Ho notato, purtroppo, poca umanità nei confronti dei pazienti e dei familiari e anche un po’ di arroganza e superficialità nell’affrontare insieme ai parenti dei malati il decorso, come nel nostro caso, critico della malattia. Le strutture, purtroppo, d’altra parte, non aiutano, poiché deficitano anche di comfort e non danno serenità e certezze.</em></p>
<p><em>Un insieme di cose che hanno fatto vacillare l’immagine che avevo di medici e operatori sanitari, come di eroi e cavalieri senza paura che si spendono per salvare vite a costo anche della propria. Non una missione, ormai, ma solo una professione? Io non sono nessuno per giudicare e lungi da me lanciare un j’accuse a tutta la categoria, ma un imbrutimento, quello sì, l’ho notato e, da persona forse troppo sognatrice, mi ha provocato un dolorosissimo risveglio, scaraventandomi, letteralmente, nella dura realtà odierna&#8221;.</em></p>
<p><strong><em>Teresa T.</em></strong></p>
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		<title>Ricadi, bimba disabile “reclusa” in casa al 3° piano: può uscire solo se presa in braccio dalla mamma</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ricadi-bimba-disabile-reclusa-in-casa-al-3-piano-puo-uscire-solo-se-presa-in-braccio-dalla-mamma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una lettera formale al ministro della Disabilita’, Alessandra Locatelli, e al ministro della Famiglia, Eugenia Maria Roccella, oltre che al sindaco di Ricadi, nel Vibonese, Antonio Tripodi, e’ stata inviata da Cosimo Limardo, presidente dell’associazione “Don Gnocchi Voglia di Vivere”, per denunciare il grave disagio di una madre – Chiara Calamita di Santa Domenica di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una lettera formale al ministro della Disabilita’, Alessandra Locatelli, e al ministro della Famiglia, Eugenia Maria Roccella, oltre che al sindaco di Ricadi, nel Vibonese, Antonio Tripodi, e’ stata inviata da Cosimo Limardo, presidente dell’associazione “Don Gnocchi Voglia di Vivere”, per denunciare il grave disagio di una madre – Chiara Calamita di Santa Domenica di Ricadi – costretta a vivere “<em>reclusa</em>” in un appartamento al terzo piano con la figlia disabile al 100%. La bambina di 10 anni – di non poco peso – puo’ infatti uscire di casa solo se presa in braccio dalla madre.</p>
<p>“<em>Non e’ giusto che una madre debba affrontare ogni giorno questo sforzo fisico e psicologico per permettere alla figlia di andare a scuola, a terapia o semplicemente fare una passeggiata”</em>, scrive Limardo nella missiva. La famiglia Calamita avrebbe inoltrato numerose sollecitazioni al Comune di Ricadi, chiedendo l’assegnazione di un alloggio popolare privo di barriere architettoniche e idoneo alle gravi condizioni della piccola.</p>
<p>Richieste ad oggi rimaste prive di risposte concrete. La situazione e’ definita come “<em>insostenibile</em>” e peggiora quotidianamente, minando il diritto fondamentale della bambina a una vita dignitosa e a un normale inserimento sociale.</p>
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