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	<title>latitanza Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Smantellata nel cosentino la rete dei fiancheggiatori che hanno protetto Luca Occhiuzzi: 7 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 10:11:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Luca Occhiuzzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno chiuso il cerchio attorno alla rete di fiancheggiatori che ha protetto la fuga di Luca Occhiuzzi. Questa mattina, mercoledì 21 gennaio 2026, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di sette persone. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro accusa gli indagati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno chiuso il cerchio attorno alla rete di fiancheggiatori che ha protetto la fuga di Luca Occhiuzzi. Questa mattina, mercoledì 21 gennaio 2026, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di sette persone. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro accusa gli indagati di favoreggiamento personale per aver garantito la latitanza dell’uomo, terminata con l’arresto lo scorso 15 febbraio 2025. Le indagini, coordinate dalla DDA catanzarese e condotte dal Nucleo investigativo dei Carabinieri, hanno svelato un sistema di assistenza capillare. Gli indagati non si limitavano a un supporto morale, ma fornivano aiuti concreti: consegnavano generi alimentari, garantivano flussi di denaro contante e gestivano le comunicazioni del latitante verso l’esterno, permettendogli di mantenere i contatti senza esporsi.</p>
<p>Tra i sette arrestati figurano anche due donne, legate sentimentalmente a Occhiuzzi. Secondo gli inquirenti, le due hanno svolto un ruolo determinante nella logistica abitativa. Hanno messo a disposizione l’immobile dove i Carabinieri hanno scovato e bloccato il ricercato a febbraio, ma hanno anche procurato un precedente appartamento utilizzato da Occhiuzzi in una fase anteriore della sua latitanza.</p>
<p>Luca Occhiuzzi era riuscito a sottrarsi alla giustizia il 15 settembre 2022. In quella data, l’uomo aveva fatto perdere le sue tracce per evitare la custodia cautelare in carcere. Su di lui pende l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. I fatti risalgono al giugno 2021, a Belvedere Marittimo. Secondo l’accusa, Occhiuzzi, insieme ad altri tre complici, ha aggredito un addetto alla sicurezza di un locale notturno. Il movente riguarda una presunta estorsione: il gruppo pretendeva di consumare bevande senza pagare. Al rifiuto del buttafuori, è scattata la violenza che ha poi portato alle indagini e alla successiva latitanza, oggi definitivamente conclusa anche per i suoi presunti complici.</p>
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		<title>Ricostruita la rete dei fiancheggiatori che favorirono la latitanza di Leonardo Abbruzzese, 15 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 07:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle prime ore di questa mattina, infatti, nelle province di Cosenza e a Bari, i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il coordinamento della Dda Catanzaro, hanno dato esecuzione alla misura cautelare in carcere, disposta dal gip del Tribunale di Catanzaro, nei confronti di 15 soggetti, ritenuti responsabili di favoreggiamento personale aggravato dalla finalità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle prime ore di questa mattina, infatti, nelle <strong>province di Cosenza e a Bari</strong>, i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il coordinamento della Dda Catanzaro, hanno dato esecuzione alla misura cautelare in carcere, disposta dal gip del Tribunale di Catanzaro, <strong>nei confronti di 15 soggetti</strong>, ritenuti responsabili di favoreggiamento personale aggravato dalla finalità di agevolazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata dalle modalità mafiose. </p>
<p>Le investigazioni, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Cosenza e della Compagnia di Cassano all’Ionio, avevano consentito di individuare e trarre in arresto <strong>Leonardo Abbruzzese</strong>, 39 anni, che si era sottratto all’esecuzione della misura cautelare in carcere emessa nei suoi confronti nell’ambito dell’operazione ‘Athena’), risalente al 30 giugno 2023 e coordinata dalla Dda di Catanzaro. </p>
<p>Abbruzzese, <strong>il 6 novembre 2003, era stato rintracciato a Bari</strong>, dove si nascondeva in una villa grazie al sostegno e all’assistenza logistica fornitagli da una rete di complici, per lo più riconducibili alla criminalità organizzata pugliese.</p>
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		<title>VIDEO-NOMI-Reggio Calabria, favorirono la latitanza del boss Crea: 8 arresti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-nomi-reggio-calabria-favorirono-la-latitanza-del-boss-crea-8-arresti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 09:29:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-217319-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/08/Arresti-favoreggiatoriCrea-calabrianews-it.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/08/Arresti-favoreggiatoriCrea-calabrianews-it.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/08/Arresti-favoreggiatoriCrea-calabrianews-it.mp4</a></video></div>
<p>Questa mattina, personale della Polizia di Stato di Reggio Calabria ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica- Direzione Distrettuale Antimafia- diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, a carico di 8 soggetti- indiziati, a diverso titolo, e allo stato del procedimento in fase di indagini preliminari e fatte salve diverse valutazioni nelle fasi successive, dei reati di associazione mafiosa, favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravati dalle finalità mafiose. Oltre ai destinatari dei provvedimenti restrittivi, nel procedimento penale risultano indagati, in stato di libertà, ulteriori 7 soggetti indagati per i soli reati di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini, condotte da personale della Squadra Mobile e dall’attuale Sezione Investigativa SCO di Reggio Calabria sotto le direttive della Procura della Repubblica hanno permesso, in particolare, attraverso numerosi servizi tecnici di intercettazione, di individuare i presunti appartenenti alla cosca Crea di Rizziconi, che si sono occupati, tra le altre cose, di gestire la latitanza di CREA Domenico, cl. 82, catturato dalla Polizia di Stato a Ricadi (VV) il 2 agosto del 2019, dopo oltre 4 anni di latitanza. Al momento della cattura, CREA Domenico, ritenuto reggente del sodalizio in ragione dello stato di detenzione del padre Teodoro e del fratello Giuseppe, quest’ultimo arrestato dopo oltre un decennio di irreperibilità, era ricercato per diversi provvedimenti restrittivi tra i quali figurava una condanna ad oltre 21 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione.</p>
<p>Per come emerso dalle indagini la latitanza di CREA Domenico era protetta da una articolata rete di fidati sodali, tra i quali PILLARI Domenico ( che si è avvalso della fattiva collaborazione del figlio Giovanni) e VERSACE Rocco, già condannati in passato per aver favorito la latitanza dell’anziano boss Teodoro, che al contempo si occupavano di garantire l’operatività del sodalizio attraverso la veicolazione di messaggi verso esponenti di altre articolazioni criminali, fornendo ausilio ed appoggio all’allora giovanissimo CREA Teodoro, successivamente tratto in arresto nel corso dell’operazione Nuova Narcos Europea, interponendosi nelle trattative di compravendita dei terreni storicamente condizionata dai diktat mafiosi.<br />
In ordine alla circostanza che CREA Domenico abbia trascorso gran parte della sua latitanza in provincia di Vibo Valentia, le indagini hanno evidenziato il coinvolgimento di MANCUSO Luigi e GALLONE Pasquale, condannati nei mesi scorsi, in primo grado, nell’ambito del processo Rinascita-Scott, rispettivamente alla pena di anni 21 e di anni 20 di reclusione, il primo perché ritenuto al vertice dell’omonima consorteria ed il secondo quale elemento apicale della cosca di Limbadi. Nella presente indagine risultano attinti, pertanto, da misura cautelare per aver favorito la latitanza di CREA Domenico, almeno fino al mese di dicembre 2018. A mantenere i rapporti con MANCUSO e GALLONE, allora liberi, era ancora PILLARI Domenico, attraverso la mediazione dell’indagato ROTTURA Antonino.<br />
Tra i destinatari della misura cautelare figurano ancora il citato VERSACE Rocco e CANDILORO Francesco, già detenuti in quanto tratti in arresto nel mese di ottobre del 2021, nell’ambito di indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona, perché ritenuti coinvolti nell’omicidio di BRUZZESE Marcello (fratello del collaboratore BRUZZESE Girolamo Biagio) avvenuto il 25.12.2018 a Pesaro. Proprio per tale fatto di sangue, CANDILORO Francesco, in primo grado è stato condannato, in abbreviato, alla pena dell’ergastolo, mentre per VERSACE è in corso il processo con rito ordinario.</p>
<p>L’assassinio di BRUZZESE Marcello, così come ulteriori progetti di attentato, per i quali CANDILORO, sempre ad ottobre del 2021, è stato attinto da un fermo di indiziato di delitto disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, sono ritenuti, sulla base del quadro indiziario acquisito, azioni ritorsive rientranti nel programma criminoso della cosca Crea.<br />
Per tali ragioni veniva avviato un proficuo scambio informativo ed un coordinamento investigativo con le Direzioni Distrettuali Antimafia di Brescia ed Ancona, che permetteva di arricchire e consolidare il quadro indiziario, anche con le dichiarazioni di due degli indagati del procedimento bresciano, che nel frattempo manifestavano la volontà di collaborare con la giustizia, confermando l’ipotesi che l’omicidio BRUZZESE e gli ulteriori propositi omicidiari scaturivano da ordini impartiti dai vertici della cosca CREA.<br />
Per le stesse motivazioni, veniva avviato un coordinamento investigativo anche con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, diretta dal Procuratore Nicola GRATTERI, titolare di procedimenti relativi ad ulteriori fatti delittuosi inquadrati nel programma criminoso della cosca Crea, per i quali la Procura di Catanzaro, ha richiesto ed ottenuto dal GIP un’ordinanza di custodia cautelare che è stata eseguita nelle scorse ore, contestualmente ai provvedimenti emessi dal GIP reggino.<br />
Nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Reggio Calabria, oltre all’esecuzione delle misure restrittive, sono state eseguiti anche diversi decreti di perquisizione, in particolare a carico degli indagati in stato di libertà.<br />
La fase finale dell’operazione è stata supportata da personale dalle Squadre Mobili di Bologna, Nuoro e Vibo Valentia e dalle S.I.SCO di Milano, Catanzaro e L’Aquila, da equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e dal Gabinetto Polizia Scientifica.<br />
Indagati in stato di arresto e relative contestazioni:<br />
Misura cautelare in carcere:<br />
1.	PILLARI Domenico detto “Mimmo” nato a Rizziconi il 13/05/1965, per il reato di Associazione Mafiosa;<br />
2.	PILLARI Giovanni nato a Polistena il 30/11/1993, per il reato di Associazione Mafiosa;<br />
3.	VERSACE Rocco detto “Rocco ‘u Gemellu” nato a Taurianova il 31/10/1967, già detenuto per altra causa, per il reato di Associazione Mafiosa;<br />
4.	ROTTURA Antonino detto “Nino” nato a Rizziconi il 08/08/1961, per il reato di Associazione Mafiosa;<br />
5.	TRIPODI Salvatore nato a Cinquefrondi il 15/01/1993, per il reato di Associazione Mafiosa;<br />
6.	CANDILORO Francesco, nato a Polistena (RC) il 6.1.1979, già detenuto per altra causa, per il reato di Associazione Mafiosa;<br />
7.	GALLONE Pasquale nato a Nicotera (VV) il 30/08/1960, già detenuto per altra causa, per i reati di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravati dalle finalità mafiose;<br />
8.	MANCUSO Luigi nato a Limbadi (VV) il 16/03/1954, già detenuto per altra causa, per il reato di favoreggiamento personale, aggravato dalle finalità mafiose;</p>
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		<title>Favoreggiamento latitanza del Boss Pelle: 8 arresti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/favoreggiamento-latitanza-del-boss-pelle-8-arresti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 09:46:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[cosca di san luca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Squadra mobile di Reggio Calabria ha tratto in arresto 8 persone con l&#8217;accusa di avere favorito la latitanza del boss della &#8216;ndrangheta Giuseppe Pelle, detto &#8220;Gambazza&#8220;, considerato uno dei presunti capi dell&#8217;omonima cosca di San Luca: 6 degli arrestati sono familiari di Pelle, accusati di averlo aiutato a sottrarsi all&#8217;esecuzione di un ordine di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Squadra mobile di Reggio Calabria ha tratto in arresto <strong>8 persone</strong> con l&#8217;accusa di avere favorito la <strong>latitanza del boss</strong> della &#8216;ndrangheta <strong>Giuseppe Pelle</strong>, detto &#8220;<em>Gambazza</em>&#8220;, considerato uno dei presunti capi dell&#8217;omonima <strong>cosca di San Luca</strong>: <strong>6 degli arrestati sono familiari</strong> di Pelle, accusati di averlo aiutato a sottrarsi all&#8217;esecuzione di un ordine di carcerazione in base al quale doveva scontare una pena residua di 2 anni e 5 mesi in relazione ad una condanna definitiva per associazione mafiosa.<strong> Gli altri due</strong> coinvolti nell&#8217;operazione non sono parenti del boss, ma sarebbero stati, comunque, suoi fiancheggiatori.</p>
<p>L&#8217;operazione condotta dalla Polizia è stata denominata &#8220;<strong>Defender</strong>&#8220;,<strong> dal nome del fuoristrada</strong> a bordo del quale Giuseppe Pelle, durante la latitanza, veniva accompagnato nel <strong>covo di Condofuri</strong> in cui aveva trovato rifugio e dove è stato arrestato il 6 aprile del 2018 dalla stessa Squadra mobile di Reggio Calabria e dallo Sco. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione sono state emesse dal Gip distrettuale di Reggio Calabria su richiesta del Procuratore della Repubblica,<strong> Giovanni Bombardieri</strong>, e del Procuratore aggiunto, Giuseppe Lombardo.</p>
<p>La detenzione in carcere é stata disposta per la moglie, <strong>Marianna Barbaro</strong>, di 55 anni, e due figli di Pelle, <strong>Antonio</strong>, di 35 anni, e <strong>Francesco</strong>, di 31; per il genero, <strong>Giuseppe Barbaro</strong>, di 36, e per il nipote <strong>Antonio Pelle</strong>, anche lui di 36 anni. Ad un&#8217;altra figlia di Pelle, invece, <strong>Elisa</strong>, di 35 anni, sono stati concessi i domiciliari. Arrestati e condotti in carcere anche <strong>Giuseppe Morabito</strong> di 51 anni, e <strong>Girolamo Romeo</strong> di 43, che, secondo l&#8217;accusa,<strong> avevano messo a disposizione l&#8217;immobile</strong> in cui Pelle ha trascorso la sua latitanza.</p>
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