Tag: laboratorio

  • La sfida del vescovo Parisi: “Fare di Lamezia un laboratorio nazionale, modello di sviluppo personale, umano, sociale”

    La sfida del vescovo Parisi: “Fare di Lamezia un laboratorio nazionale, modello di sviluppo personale, umano, sociale”

    “Fare di Lamezia un laboratorio nazionale per un modello di sviluppo personale, umano, sociale”. È questa la sfida che il Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, ha lanciato stamani, nel giorno del suo insediamento, incontrando i sindaci della Diocesi e le altre autorità civili e militari nella sala consiliare “Monsignor Luisi”.

    Tutti uniti da quello che dovrebbe essere un unico obiettivo: quello del “bene comune che è la grande svolta. L’individualismo – ha detto il Vescovo – deve essere trasformato in parola profetica per il bene comune che significa trasformare essenzialmente il modo di approcciarci alla realtà, lavorando per il bene di tutti” e “tutto ciò che faccio per il bene comune, avrà una ricaduta positiva anche su di me”, non dimenticando la “valorizzazione della dignità della persona ed il modello comunionale che possa far sentire gli altri orgogliosi di appartenervi”.

    Partire, quindi, dalla visione “di una fede impegnata” in quanto la visione della società, per un credente, altro non è che “relazione, non essere indifferente alla presenza dell’altro ma farsi responsabile della vita e del futuro dell’altro. La persona è relazione – ha aggiunto monsignor Parisi – e questo ci da la possibilità di costruire relazioni che vanno al di là dell’interesse: l’altro è capace di accogliere me come dono ed io posso accogliere l’altro. Questo sconvolge le regole dell’interesse ed è questa la forza sconvolgente del Vangelo. Non riesco a pensare ad una società migliore di quella in cui la persona viene valorizzata”.

    Da qui la sollecitazione: “Manca la capacità di raccontare le nostre bellezze. Noi siamo sempre lamentosi seriali. Ci lamentiamo sempre quando abbiamo delle potenzialità che conosciamo e che magari guardiamo pure. Però quando dobbiamo raccontarle siamo incapaci, siamo afoni, perché quella ricchezza di cui divento testimone è come se mi chiamasse ad una responsabilità della quale vorrei farne a meno. Questo è un dramma. Noi dobbiamo diventare i narratori, i poeti” non perdendo di vista, da un lato che “l’omologazione non porta a nulla” e dall’altro che “il contesto aiuta. Vivere in un contesto bello – ha spiegato monsignor Parisi – dove sei gratificato della bellezza di quel posto e dove ti senti di dire che sei contento di vivere in quel posto solidale, genera quel meccanismo interno all’uomo che lo predispone a vivere in un modo rinnovato”.

    Ad apertura dell’incontro, il presidente del Consiglio comunale, Giancarlo Nicotera, ha parlato di “bella emozione di averla qui tra noi in questa sala consiliare che è la casa di tutti i lametini ma che oggi diventa la casa di tutti e 25 i comuni della Diocesi. Eccellenza – ha aggiunto – , ha trovato ad accoglierla dei bambini ed i bambini rappresentano tante cose: affetto ed accoglienza, in quanto vogliono bene a prescindere; speranza; voglia di crescere. Si cresce davvero se cresciamo tutti insieme senza lasciare nessuno indietro, nessuno escluso. Anche la nostra città è giovane e quando si è giovani si ha bisogno di una guida e non si può non parlare del ruolo che ha la Chiesa. In questa nostra comunità troverà tante ricchezze con tanta voglia di confrontarsi”.

    Di “orgoglio di rappresentare un territorio che ha tanto bisogno di poter crescere e che lei conosce bene”, invece, ha parlato il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, intervenendo anche a nome di tutti i sindaci che rientrano nel territorio diocesano, “un territorio – ha detto – nel quale persistono ataviche criticità. Noi a braccia aperte accogliamo un pastore di anime al quale consegniamo questo territorio dove abbiamo una Caritas che è una mano tesa verso chi ha bisogno. Questo è un territorio in cui istintivamente ciascuno di noi tende la mano, in cui ci si contagia di umanità e di voglia di cambiare positivamente. Questa è terra di poeti, di scrittori, di santi, di tante donne e tanti uomini che in ogni angolo del mondo sono riusciti positivamente a realizzarsi”. Infine, ha fatto riferimento al ruolo delle parrocchie “primo aiuto spirituale e materiale” nei territori.

    A portare i saluti anche del presidente del tribunale, Giovanni Garofalo, è stata il presidente della sezione penale del tribunale, Angelina Silvestri, che ha auspicato che “si creerà sinergia tra le tante istituzioni”. L’augurio di “essere un apostolo appassionato e di potere pascere al meglio il suo gregge invitandoci a lasciare un segno indelebile del nostro passaggio sulla terra”, invece, è stato rivolto a monsignor Parisi dal procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio.

  • Vibo Valentia, da lunedì attivo laboratorio mobile dell’Esercito per lo screening anti covid agli studenti

    Vibo Valentia, da lunedì attivo laboratorio mobile dell’Esercito per lo screening anti covid agli studenti

    Da lunedì prossimo sarà potenziato il sistema tracciamento anti covid, grazie all’iniziativa avviata dall’Esercito Italiano che procederà ad effettuare uno screening della popolazione scolastica vibonese con proprio personale medico e infermieristico, per la durata di circa un mese. I tamponi molecolari per la ricerca del Sars-Cov2 saranno processati all’interno di un laboratorio mobile, messo sempre a disposizione dell’Esercito con propri medici e tecnici di laboratorio.

    Per Maria Bernardi, commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia “in questo particolare e delicato momento, che stiamo vivendo a causa della diffusione del virus, questo ulteriore supporto da parte dell’Esercito a sostegno della nostra comunità ci consente di contrastare più efficacemente i focolai che si stanno propagando all’interno delle scuole. Avverto il bisogno di ringraziare il colonnello medico Alfonso Zizza, per la professionalità e la sensibilità che continua a manifestare nei confronti della sanità vibonese”, ha concluso Maria Bernardi.

  • Origine Covid, ‘giallo’ in una lettera: test Wuhan finanziati da Usa

    Origine Covid, ‘giallo’ in una lettera: test Wuhan finanziati da Usa

    Finanziamenti Usa per i test del laboratorio di Wuhan, città epicentro della pandemia di covid. “Pur negando ancora una volta di aver contribuito a creare il virus che ha scatenato la pandemia di Covid, i National Institutes of Health (Nih) degli Stati Uniti hanno rivelato in una lettera inviata ai repubblicani al Congresso Usa che gli esperimenti che l’ente ha finanziato attraverso un’organizzazione no profit con sede negli States nel 2018 e 2019 presso l’Istituto di virologia di Wuhan (Wiv) in Cina, hanno avuto il ‘risultato inaspettato’ di creare un coronavirus più infettivo nei topi”, il nuovo sviluppo riportato oggi in un articolo pubblicato online su ‘Science’.

    Quanto viene spiegato nel servizio viene commentato in Italia anche da Alberto Zangrillo, prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un tweet in cui afferma che “il mondo ha diritto di sapere come sono andate davvero le cose tra Nih, Anthony Fauci, EcoHealth e il Wuhan Institute of Virology”. Al centro del dibattito c’è la definizione di quello che può configurarsi come un esperimento rischioso. Secondo quello che si legge su Science, i Nih hanno affermato che l’organizzazione che deteneva la sovvenzione, l’EcoHealth Alliance, ha mancato di segnalare immediatamente il risultato inatteso ottenuto all’agenzia, come richiesto dalle regole del grant. Un report recentemente pubblicato sui progressi di tale sovvenzione mostra poi che EcoHealth e l’Istituto di Wuhan hanno condotto esperimenti per modificare il virus che causa la sindrome respiratoria mediorientale (Mers), cosa che sta sollevando domande aggiuntive.
    Nella lettera i Nih puntualizzano che quando è stata esaminata la proposta di sovvenzione originale di EcoHealth si era stabilito che gli esperimento proposti – progettati per capire se alcuni coronavirus di pipistrello avrebbero potuto infettare gli esseri umani – “non rientravano” nella fattispecie che implica il “cosiddetto guadagno di funzione (Gof, gain of function), cioè esperimenti che possono rendere i patogeni più pericolosi per l’uomo”. Allo stesso tempo, fa notare l’articolo pubblicato sulla rivista scientifica, l’ente Usa proprio in un’analisi appena diffusa ha sottolineato che tutti i virus studiati al Wiv nell’ambito della sovvenzione erano “troppo distanti evolutivamente dal Sars-CoV-2” per essere stati trasformati in questo patogeno.
    Si tratta per i Nih di “virus che non potrebbero aver causato la pandemia di Covid-19. Qualsiasi affermazione contraria è dimostrabilmente falsa”, si legge in una nota dell’ente. I Nih hanno inviato la lettera del 20 ottobre al repubblicano James Comer, insieme a un rapporto finale sui progressi del grant dell’EcoHealth Alliance che Nih aveva finanziato e più tardi annullato su richiesta dell’allora presidente Donald Trump (in seguito è stato anche ripristinato, ma a condizioni che EcoHealth ha affermato di non poter rispettare). Il rapporto descrive gli studi condotti al Wiv tra giugno 2018 e giugno 2019 su più recenti coronavirus di pipistrello. Alcuni di questi esperimenti hanno esaminato se le proteine ​​spike di questi virus potessero, quando espresse in un coronavirus di pipistrello già noto chiamato Wiv1, legarsi al recettore cellulare umano in un modello murino. In un “esperimento limitato”, i topi infettati da una di queste chimere “si ammalarono più di quelli infettati dal coronavirus del pipistrello Wiv1. Come a volte accade nella scienza, questo è stato un risultato inaspettato”, riporta la lettera citata da ‘Science’, che è firmata da Lawrence Tabak, Principal Deputy Director dei Nih.
    L’ente Usa in origine, esaminando il progetto, aveva stabilito “che non si trattava di una ricerca che coinvolge ciò che chiama ‘patogeni potenziati dal potenziale pandemico’, perché né i nuovi coronavirus dei pipistrelli né il Wiv1 erano noti per infettare gli esseri umani”, afferma la lettera. Ma EcoHealth avrebbe dovuto informare immediatamente del risultato inatteso i Nih e l’ente avrebbe effettuato una “revisione secondaria” della ricerca, per vedere se era necessario rivalutarla o imporre nuove misure di biosicurezza. EcoHealth ha ora 5 giorni per inviare tutti i dati non pubblicati del progetto. Dal canto suo EcoHealth replica: “Questi dati sono stati riportati non appena ne siamo stati informati, nel nostro rapporto di aprile 2018. Nih ha rivisto quei dati e non ha indicato che fosse necessaria una revisione secondaria della nostra ricerca, infatti è stato consentito al ​​finanziamento di procedere”.

    (Adnkronos)

  • VIDEO-Avevano allestito in casa un laboratorio per la lavorazione della marijuana: in due finiscono in manette

    VIDEO-Avevano allestito in casa un laboratorio per la lavorazione della marijuana: in due finiscono in manette

    I finanzieri del Comando Provinciale di Crotone, nell’ambito delle ordinarie attività di tipo preventivo svolte a contrasto dei traffici illeciti, si sono recati presso alcuni centri di spedizione della città, ove grazie alla segnalazione dell’unità cinofila “Val” hanno individuato un pacco sospetto, dal quale proveniva il forte odore tipico della marijuana.

    Gli accertamenti, esperiti nell’immediatezza, consentivano di rilevare l’effettiva presenza di sostanza stupefacente del tipo marijuana all’interno del pacco, nonché di individuarne la destinazione finale.
    Così, le fiamme gialle operanti, su autorizzazione del Pubblico Ministero dott. Pasquale Festa, Sostituto Procuratore della Repubblica di Crotone, ritardavano le operazioni di sequestro procedendo alla “consegna controllata” del pacco, affidandolo nelle mani del destinatario, residente nel comune di Casabona (KR).
    A questo punto, prendeva avvio l’operazione di polizia: si procedeva alla perquisizione domiciliare dell’abitazione e delle relative pertinenze e, anche grazie al fiuto di “Val”, veniva scoperto l’ingente quantitativo di stupefacente detenuto.
    Il destinatario del pacco (G.R. di 43 anni), unitamente ad un complice convivente (B.G. di 58 anni), aveva messo in piedi all’interno della propria abitazione un rudimentale laboratorio di lavorazione della marijuana.
    Infatti, in casa era custodito lo stupefacente già essiccato, confezionato sottovuoto e pronto per la commercializzazione; nel garage, invece, era stato allestito un impianto per l’essiccazione delle piante, alcune delle quali riposte all’interno di cassette in plastica e sottoposte alla costante areazione di due grossi ventilatori, mentre altre appese su appositi appendini.
    Oltre allo stupefacente, quantificato in circa 40 kg, veniva posto sotto sequestro tutto il materiale atto al confezionamento (macchina sottovuoto, buste in cellophane), all’essiccazione (n. 2 grossi ventilatori).
    I finanzieri procedevano, pertanto, all’arresto, in flagranza di reato, dei due soggetti resisi responsabile di produzione, coltivazione e detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana. La droga sequestrata, se immessa sul mercato illecito, avrebbe fruttato 400 mila euro.

  • VIDEO-Lamezia, scoperto laboratorio clandestino di mascherine chirurgiche

    VIDEO-Lamezia, scoperto laboratorio clandestino di mascherine chirurgiche

    Lamezia Terme – I finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme, nel quadro di un’intensificazione dei servizi di controllo economico del territorio disposti dal Comando Provinciale di Catanzaro, avevano sequestrato, presso un’attività commerciale di Lamezia Terme, 80 mascherine in tessuto, c.d. “mascherine di comunità”, recanti marchi contraffatti di note griffe di moda. Per questo il titolare dell’attività commerciale era stato segnalato a questa Procura della Repubblica per i reati di contraffazione e ricettazione.

    I tempestivi successivi accertamenti hanno consentito di risalire al fornitore, individuato in un’attività commerciale all’ingrosso, anch’essa ubicata nel comune di Lamezia Terme.
    L’ispezione presso quest’ultimo locale commerciale ha permesso quindi di rinvenire altre 400 “mascherine di comunità” recanti marchi contraffatti.

    Inoltre, i militari hanno notato che risultavano esposte per la vendita alcune confezioni di mascherine chirurgiche che riportavano l’indicazione “Made in Italy” ma in realtà, all’interno della confezione, contenevano le indicazioni della certificazione dello standard qualitativo esclusivamente in lingua cinese.
    Pertanto, ritenendo tali dispositivi individuali di dubbia provenienza, hanno esaminato la documentazione contabile detenuta dal titolare dell’attività commerciale e hanno accertato che questi acquistava separatamente le confezioni riportanti la falsa attestazione della produzione italiana e le mascherine chirurgiche prive di qualsiasi certificazione in merito al produttore e agli standard qualitativi, per poi confezionare artigianalmente, all’interno di un soppalco adibito a laboratorio e deposito, i dispositivi di protezione individuali.

    Secondo le disposizioni normative in vigore, le mascherine possono essere prodotte e confezionate esclusivamente da società autorizzate e possono essere immesse sul mercato da importatori riconosciuti attraverso i quali è possibile risalire all’origine del prodotto.
    Per questo i militari hanno sottoposto a sequestro complessivamente 400 “mascherine di comunità” con marchi contraffatti e 9.600 mascherine chirurgiche prive della certificazione di conformità del prodotto – la cui commercializzazione avrebbe illecitamente fruttato oltre 7.000 euro – e il titolare dell’attività commerciale è stato segnalato per i reati di contraffazione, frode in commercio e ricettazione.

  • Emergenza covid, Asp Cosenza chiede assunzione 6 tecnici laboratorio

    Emergenza covid, Asp Cosenza chiede assunzione 6 tecnici laboratorio

    Cosenza – L’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza deve assumere 6 tecnici di laboratorio biomedico e diverse unità infermieristiche. Una settimana fa, l’Asp ha reclutato 25 infermieri per prendere servizio nei reparti Covid vista la cronica carenza di personale sanitario. Gli infermieri hanno firmato contratti con l’Asp a tempo indeterminato. Considerata però la mole di lavoro e l’imminente apertura di un polo Covid nel nosocomio di Acri, il commissario Cinzia Simonetta Bettelini, ha necessità di integrare il personale con ulteriori assunzioni.

    Per questo motivo l’Asp ha sollecitato “la richiesta di graduatoria concorsuale per l’assunzione a tempo indeterminato di almeno 6 tecnici di laboratorio biomedico e ulteriori nominativi dalla graduatoria concorsuale per l’assunzione di infermieri a tempo indeterminato”. Considerata la fase di commissariamento, l’azienda sanitaria provinciale non può bandire concorsi per assumere personale e di conseguenza può solo far riferimento alle graduatorie vigenti in essere all’Azienda ospedaliera, che a sua volta deve fornire i nominativi.

  • Sanità, Furgiuele (Lega) interroga il Ministro: Asp Catanzaro riduce prestazioni nel Lametino

    Sanità, Furgiuele (Lega) interroga il Ministro: Asp Catanzaro riduce prestazioni nel Lametino

    Lamezia Terme – Il deputato della “Lega Salvini Premier”, Domenico Furgiuele ha presentato un’interrogazione al Ministro della salute relativamente alla deliberazione del 25 agosto 2020 della Commissione straordinaria dell’ASP di Catanzaro che ha attuato un processo di riorganizzazione complessiva dei laboratori situati nel territorio provinciale in recepimento delle specifiche disposizioni del Commissario ad acta.
    Furgiuele ricorda che è stata prevista la “riclassificazione del laboratorio di patologia clinica del presidio ospedaliero di Lamezia Terme da struttura complessa a struttura semplice; la trasformazione del laboratorio di tossicologia e patologia clinica, afferente alla struttura semplice dipartimentale medicina legale, in mero punto prelievo, con attività trasferita nel laboratorio di patologia clinica dell’ospedale spoke di Lamezia Terme; il trasferimento dell’attività del laboratorio di neurogenetica, afferente al centro regionale di neurogenetica del presidio ospedaliero di Lamezia Terme, al laboratorio della struttura complessa di genetica dell’Azienda ospedaliera universitaria ‘Mater Domini’ di Catanzaro”.
    Secondo il deputato leghista “la deliberazione ha profondamente ridimensionato, più che riorganizzato, la rete dei laboratori al servizio degli assistiti della città di Lamezia Terme e del suo vasto hinterland; il depotenziamento e il trasferimento dell’attività di questi laboratori determinerà, inevitabilmente, una pesante riduzione delle prestazioni erogate alla cittadinanza locale, con grave vulnus alla tutela del diritto alla salute costituzionalmente garantito, la cui compressione non può essere giustificata in nome delle esigenze di contenimento della spesa sanitaria, tanto più nell’attuale situazione, caratterizzata dall’emergenza COVID-19;
    le decisioni prese dalla struttura commissariale denotano, per l’ennesima volta, la lontananza di tali organismi dal tessuto sociale e sanitario regionale”.
    Nell’interrogazione al Ministro della Salute, Furgiuele chiede “quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, alla luce della deliberazione citata in premessa; se non ritenga che, alla luce delle decisioni inopportune e pregiudizievoli come quella in esame, che continuano a susseguirsi da tempo, non sia necessario un superamento della stagione dei commissari per il rilancio del servizio sanitario regionale calabrese”.