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	<title>interdizione Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Dec 2024 18:36:51 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A Reggio Emilia nel 2024 interdette 80 imprese: La maggior parte guidate dalle cosche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 18:36:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Troviamo soprattutto aziende edili in cui sono tutti parenti e che, anche nei rapporti contrattuali, intrattengono contatti con altre imprese gestite dalla criminalità organizzata“. Tutte le aziende sulla posta in gioco PNRR “passano sotto la lente dell’antimafia e la maggioranza delle aziende colpite è calabrese e solo qualcuna emiliana”. A parlare, intervistata da Maria Grazia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Troviamo soprattutto aziende edili in cui sono tutti parenti e che, anche nei rapporti contrattuali, intrattengono contatti con altre imprese gestite dalla criminalità organizzata“. Tutte le aziende sulla posta in gioco PNRR <strong>“passano sotto la lente dell’antimafia e la maggioranza delle aziende colpite è calabrese e solo qualcuna emiliana</strong>”. A parlare, intervistata da Maria Grazia Mazzola per Tv7 speciale del Tg1 è Maria Rita Cocciufa, Prefetta di Reggio Emilia dove la posta in gioco del PNRR, come ricorda nel servizio la giornalista, è di 1 miliardo e 400 milioni con 2075 progetti. Dividere le aziende in blacklist e whitelist, sane oppure no, è un’opera di prevenzione a garanzia dei soldi pubblici e dei relativi appalti. Eppure ancora quest’anno <strong>“le imprese a Reggio Emilia raggiunte da interdittiva sono state 80“</strong>, ricorda la Prefetta, mentre negli anni precedenti sono state 144, dato superiore a città del Sud.</p>
<p>Per spiegare il fenomeno Gaetano Paci, procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, ricorda le parole del Procuratore Nazionale Antimafia Gianni Melillo: <strong>‘La ndrangheta nel nord e in Emilia è una componente strutturale del sistema economico’</strong>. “Il protagonismo mafioso in quest’area e regione non è mai venuto meno e continua a condizionare la regione“, ribadisce Paci. Così il numero 2 del clan di Cutro, <strong>Antonio Gualtieri</strong>, imprenditore edile, dopo aver finito di scontare 12 anni il 7 novembre, il 27 è finito di nuovo arrestato. Un vero terremoto – nel quadro delle aziende interdette- quello del consorzio Edilgest che il 1 marzo 2024 la Prefettura ha messo in black list con i suoi ben 160 soci e 16 aziende interdette.<br />
Gli imprenditori calabresi (<strong>ci sono 6mila cutresi in Emilia-Romagna</strong>) hanno costituito un’associazione, CLM contro le mafie. Fanno beneficenza alle famiglie bisognose, spiegano a Mazzola, e se hanno qualche precedente penale alle spalle rispondono: ‘Si può sbagliare‘. Il presidente <strong>Luigi Raso Catrambona</strong> racconta di “avere condanne in passato, errori…ma niente ‘ndrangheta o mafia”. La Prefetta sulla protesta degli imprenditori cutresi risponde dicendo che non c’è alcun pregiudizio, ma “dobbiamo tener conto della realtà: <strong>la maggior parte delle aziende (raggiunte dalle interdittive) sono di titolari calabresi facenti parte di famiglie di ‘ndrangheta”.</strong></p>
<p>Pietra miliare della condanna a questa filiera criminale è stato il maxi processo &#8216;Aemilia&#8217; contro la ‘ndrangheta del <strong>clan Grande Aracri di Cutro</strong>: 87 imputati e centinaia di anni di carcere con sentenza definitiva. Mazzola nel servizio mostra il villone dell’imprenditore Gualtieri, il numero 2 della ‘ndrangheta reggiana dove l’uomo ha trascorso anni di domiciliari per ragioni di salute e che il 27 novembre scorso è stato di nuovo arrestato dopo aver appena scontato la condanna Aemilia, per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Pochi mesi dopo esser finito in lista nera il consorzio Edilgest non esiste più.<br />
(<em>Fonte: Agenzia DIRE-www.dire.it</em>)</p>
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		<title>Discarica di Scala Coeli: Un anno di interdizione per direttore lavori, sospeso funzionario Arpacal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 12:14:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico con il supporto dei colleghi del Comando provinciale di Cosenza nei confronti rispettivamente del direttore dei lavori per la realizzazione del secondo invaso della discarica di Scala Coeli, in provincia di Cosenza, e di un funzionario dell&#8217;Agenzia regionale per la protezione ambientale della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Due misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico con il supporto dei colleghi del Comando provinciale di Cosenza nei confronti rispettivamente del direttore dei lavori per la realizzazione del secondo invaso della discarica di Scala Coeli, in provincia di Cosenza, e di un funzionario dell&#8217;Agenzia regionale per la protezione ambientale della Calabria (Arpacal). Le misure sono state disposte dal Gip di Castrovillari su richiesta della locale Procura a carico dell&#8217;ingegnere direttore dei lavori, a cui è contestato il concorso nel reato di disastro ambientale e per il quale è stata disposta l&#8217;interdizione per un anno dall&#8217;esercizio dell&#8217;attività professionale e per il funzionario Arpacal che è stato sospeso dall&#8217;esercizio del pubblico ufficio e che deve rispondere di rifiuto di atti di ufficio.</p>
<p>La discarica per rifiuti speciali non pericolosi di Scala Coeli il 29 ottobre scorso è stata sequestrata per disastro ambientale. In particolare si è ritenuto, riporta una nota della Procura di Castrovillari, che &#8220;il direttore dei lavori avrebbe concorso con altri soggetti (l&#8217;amministratore del tempo della società titolare della discarica, i due amministratori della società esecutrice dei lavori relativi all&#8217;impianto, l&#8217;amministratore della società che ha realizzato l&#8217;impermeabilizzazione dell&#8217;invaso), nel reato di disastro ambientale, concordando con essi l&#8217;installazione di una tubazione, successivamente tombata non prevista in progetto né autorizzata dalla Regione Calabria, posta nella parte inferiore dell&#8217;invaso e che avrebbe consentito al percolato di fluire all&#8217;esterno, omettendone la segnalazione agli enti preposti; inoltre, egli avrebbe attestato, con apposito verbale, la corretta realizzazione dei lavori in trattazione, circostanza che non sarebbe corrispondente al vero&#8221;.</p>
<p>Per quanto riguarda la posizione del funzionario Arpacal, si è ritenuto &#8220;che questi, pur avendo accertato, a seguito di controllo ispettivo effettuato nel gennaio 2023, la presenza di circa 40 centimetri di percolato sul fondo del secondo invaso avrebbe omesso di redigere un verbale ispettivo contenente il riscontro della violazione del provvedimento nella parte in cui che impone al titolare della discarica la completa rimozione del percolato insistente al di sopra del sistema di impermeabilizzazione e avrebbe, altresì, omesso di effettuare le comunicazioni alle autorità amministrative e giudiziarie, alle quali era tenuto per legge&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>VIDEO-Estorsione a dipendenti, interdetti dirigenti istituti vigilanza Cosenza e Avellino</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-estorsione-a-dipendenti-interdetti-dirigenti-istituti-vigilanza-cosenza-e-avellino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 15:44:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-263956-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/07/GDF-Cosenza-.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/07/GDF-Cosenza-.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/07/GDF-Cosenza-.mp4</a></video></div>
<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza e il personale della Questura di Cosenza hanno svolto una complessa attività di indagine riguardante un Istituto di Vigilanza operante a Cosenza, ora confluito in un’altra società con sede ad Avellino. Le attività, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza, sono state svolte dalla Squadra Mobile di Cosenza, dai militari del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza e della Aliquota del Corpo della Sezione di Polizia Giudiziaria nonché da personale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dell’INPS di Reggio Calabria. L’attività ha avuto origine da un controllo amministrativo effettuato nel 2021 dalla Questura di Cosenza nei confronti dell’Istituto di Vigilanza cosentino, successivamente acquisito da altro Istituto di Vigilanza con sede in Avellino. Le attività tecniche, l’esame della documentazione contabile e l’assunzione a sommarie informazioni dei lavoratori hanno consentito di ricostruire in maniera compiuta un sistema imprenditoriale connotato dalla riduzione dei diritti dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni di lavoro inique al fine di preservare il proprio posto di lavoro. Alle guardie giurate nel corso di incontri tenuti alla presenza dei rappresentanti legali della società e di un rappresentante sindacale, veniva proposta una sorta di accordo transattivo finalizzato ad accettare meno di un decimo del credito vantato nei confronti della società derivante da straordinari non pagati, ferie e riposi non<br />
goduti nonché altri emolumenti comunque non corrisposti. In caso di eventuale mancata sottoscrizione dell’accordo proposto venivano prospettati successivi disagi ai lavoratori, minacciati anche di trasferimenti in altre sedi in Italia. Inoltre, l’esame della documentazione acquisita ha consentito di verificare che l’Istituto non ha corrisposto regolarmente retribuzioni, dal 2016 al 2021, ed evaso i conseguenti contributi per un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro e che la società, negli anni 2020 e 2021, ha beneficiato di circa 470.000 euro di sgravi contributivi conosciuti come “Decontribuzione Sud”.</p>
<p>Tale agevolazione, fondata su un regime di cosiddetta “condizionalità”, in modo da “premiare” soltanto le aziende che rispettano determinate condizioni imposte per legge che nel caso risultano venute meno in ragione delle condotte illecite sopra contestate commesse in danno dei lavoratori e consistite nella mancata corresponsione di quote importanti di retribuzione nonché nella mancata concessione delle ferie spettanti. L’esito delle complessive attività svolte consentivano quindi di acclarare nei confronti di 3 rappresentanti legali delle società bruzie ed irpine nonchè di un rappresentante sindacale, episodi di estorsione, caporalato ed indebita percezione di finanziamenti pubblici, e nei confronti dell’Istituto di Vigilanza irpino si configuravano violazioni<br />
del Decreto Legislativo 231/2001 (Responsabilità amministrativa da reato).</p>
<p>Il G.I.P. presso il Tribunale di Cosenza, in accoglimento della richiesta dell’Ufficio di Procura, ha quindi emesso una Ordinanza di applicazione di misure cautelari interdittive nei confronti dei tre rappresentanti legali. Nella giornata odierna personale del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza e della Questura di Cosenza stanno notificando, ad Avellino e Cosenza, nei confronti di due degli amministratori la misura interdittiva del divieto di contrarre con la Pubblica amministrazione un anno e per il terzo la misura del divieto temporaneo di assumere uffici direttivi di persone giuridiche, sempre per un anno, nonché è in esecuzione, nei confronti della società idi vigilanza irpina, un sequestro del profitto del reato per un importo di 478.000 euro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-estorsione-a-dipendenti-interdetti-dirigenti-istituti-vigilanza-cosenza-e-avellino/">VIDEO-Estorsione a dipendenti, interdetti dirigenti istituti vigilanza Cosenza e Avellino</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Catanzaro, nuovo terremoto sul tribunale: misura d&#8217;interdizione per Giuseppe Valea</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/catanzaro-nuovo-terremoto-sul-tribunale-misura-dinterdizione-per-giuseppe-valea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 13:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; E&#8217; arrivato a Catanzaro anche il pm di Salerno Luigi Alberto Cannavale per sovrintendere alle operazioni di perquisizione all&#8217;interno di alcuni uffici giudiziari del tribunale del capoluogo calabrese. Le indagini nascono all’interno dell’inchiesta “Genesi” che la procura di Salerno sta conducendo da oltre due anni sul cosiddetto “sistema Catanzaro”, ovvero un intreccio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; E&#8217; arrivato a Catanzaro anche il pm di Salerno Luigi Alberto Cannavale per sovrintendere alle operazioni di perquisizione all&#8217;interno di alcuni uffici giudiziari del <strong>tribunale del capoluogo calabrese</strong>. Le indagini nascono all’interno dell’inchiesta “Genesi” che la procura di Salerno sta conducendo da oltre due anni sul cosiddetto “<strong>sistema Catanzaro</strong>”, ovvero un intreccio di presunti rapporti illeciti volti ad “<strong>aggiustare</strong>” le sentenze.</p>
<p>L&#8217;attività è stata decisa dalla<strong> Direzione distrettuale antimafia di Salerno</strong> sulla base delle ipotesi di falso ideologico. Secondo quanto si è appreso, i militari hanno notificato una misura di interdizione dai pubblici uffici per un anno all’ormai ex presidente del Tribunale del Riesame <strong>Giuseppe Valea</strong> (<em>nel fotino</em>) da pochi giorni trasferito dal Consiglio superiore della magistratura a Milano.</p>
<p>L’inchiesta si inserisce nello scenario di corruzione e favori per la compravendita di sentenze che ha coinvolto il giudice <strong>Marco Petrini</strong>. Il nome di Valea è stato fatto, in diverse occasioni, dai testimoni di giustizia. In particolare nel mirino sarebbero finiti i falsi operati del giudice che si era auto assegnato alcuni fascicoli depositando le decisioni senza condividerle con i colleghi del Riesame.</p>
<p>Nell’ambito dell&#8217;inchiesta<strong> &#8220;Genesi&#8221;</strong> il giudice, ora sospeso, della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini è stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 4 anni e 4 mesi. A rendere dichiarazioni sul giudice Valea sono stati il collaboratore di giustizia <strong>Andrea Mantella</strong> e anche l’avvocato <strong>Francesco Saraco</strong>, anche quest’ultimo coinvolto nell’inchiesta “Genesi” e condannato in abbreviato a un anno e 8 mesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/catanzaro-nuovo-terremoto-sul-tribunale-misura-dinterdizione-per-giuseppe-valea/">Catanzaro, nuovo terremoto sul tribunale: misura d&#8217;interdizione per Giuseppe Valea</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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