Tag: inquinamento

  • Inquinamento ambientale: sotto sequestro probatorio le aree fognarie del Comune di Nicotera

    Inquinamento ambientale: sotto sequestro probatorio le aree fognarie del Comune di Nicotera

    “Cumuli di immondizie, detriti e gravi inquinanti sono stati posti sotto sequestro probatorio dall’autorità giudiziaria lo scorso 27 settembre”. Lo si legge in una nota diffusa dalla Pro Loco di Nicotera che aggiunge “Il tutto è avvenuto sotto il silenzio dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Marasco che non ha diffuso la notizia di grande interesse per la cittadinanza. Nella giornata del 30 settembre, l’autorità giudiziaria del Tribunale di Vibo Valentia con il Nucleo Carabinieri Forestali, è ritornata per un altro sopralluogo nella zona Fego dell’abitato di Nicotera Marina constatando l’imponente fogna comunale sversata di continuo dal 17 agosto 2025, inquinando campagne, fossi e torrenti fino al mare” viene affermato nella nota. “Dopo il sopralluogo intorno alle 12:30 l’autorità giudiziaria e il Nucleo Carabinieri, sono stai notati presso il palazzo Comunale, per le procedure di rito“.

    “Al momento sono 4 le aree poste sotto sequestro lungo la condotta fognaria comunale e in zona ex depuratori di Nicotera Marina, con pozzetti che erano stati occultati ed altri da verificare durante le indagini del sequestro. Dentro l’area dell’ex depuratore comunale sono stati posti sotto sequestro 2 imponenti cumoli di materiali non smaltiti e il grande cesto di raccolta degli ingombranti che, il separatore, colpevolmente non funzionante da circa quattro anni, aveva accumulato e dovevano essere smaltiti da lungo tempo, invece sono stati lasciati marcire per anni all’aperto nelle adiacente del centro abitato con un alto rischio per la salute pubblica. Questo stesso tipo di ingombranti non filtrati, stanno transitando dentro la condotta comunale creando frequenti blocchi, ostruendo e guastando le costosissime pompe di sollevamento con conseguenti imponenti sversamenti fognari“.

    “Piena soddisfazione della Pro Loco di Nicotera che ha fatto una forte campagna di sensibilizzazione sul degrado ambientale e sugli scarichi della fogna comunale nei fossi, torrenti e al mare. La Proloco, su autorizzazione del dipartimento ambiente della Regione Calabria, con l’azienda Calabria Verde, aveva avviato il 5 agosto 2025 la bioattivazione nel torrente fosso San Giovanni che sfocia nel centro spiaggia di Nicotera Marina, completando la bonifica il 12 settembre nel tratto alla foce, con risultati eccellenti, riuscendo a ripopolare la flora e la fauna con pesciolini, granchi e ranocchi ritornati a vivere in acque riossigenate e purificate da batteri fecali, con uccelli e quadrupedi che si vedono finalmente ritornare ad abbeverarsi alla foce”.
    “A monte della foce, a circa due chilometri, dal 17 agosto vi è una imponete perdita di fogna comunale di circa 600mila litri giornalieri illecitamente sversati, minando il buon lavoro svolto. Una quantità enorme di liquami che solo in un mese ha accumulato nei fossi circa 18 milioni di litri di fogna che arriverà a sfociare a mare specie con l’arrivo delle prime piogge” viene affermato in conclusione.

  • Regione e Arpacal contestano Legambiente, assessore Calabrese: non veritieri i dati sul nostro mare

    Regione e Arpacal contestano Legambiente, assessore Calabrese: non veritieri i dati sul nostro mare

    Non è in atto uno scontro con Legambiente, ma una divergenza di vedute. Ieri abbiamo partecipato con il dirigente generale del dipartimento Ambiente, Salvatore Siviglia, e con il direttore dell’Arpacal Michelangelo Iannone alla conferenza stampa di Goletta Verde, nel corso della quale soni stati diffusi i risultati, secondo noi, non corrispondenti alla verità, anche per la modalità di raccolta. Goletta Verde ha proceduto a 23 prelievi sui quali basano le loro affermazioni. Noi ne abbiamo fatti oltre 3.000 e i risultati sono diametralmente opposti: le acque calabresi sono eccellenti per il 93%. Sottolineo, inoltre, che i loro 23 campioni sono stati prelevati alle foci dei fiumi e sappiamo benissimo che sono le disposizioni della Capitaneria di Porto che stabiliscono le zone di mare vietate alla balneazione, in Calabria come nel resto di Italia.
    Fornire all’opinione pubblica dati non veritieri in piena estate crea solo un danno alla nostra regione. Tutto questo è oltraggioso e offensivo”. Lo ha detto l’assessore all’Ambiente e al Turismo della regione Calabria, Giovanni Calabrese, illustrando i dati esatti sulla qualità del mare, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta oggi in Cittadella a Catanzaro, per fare chiarezza sulle notizie diffuse da Legambiente-Goletta Verde”.

    “A nostro avviso – ha rimarcato Calabrese – non è stato corretto diffondere quel comunicato stampa partito da Legambiente nazionale che mortifica la Calabria, mortifica il lavoro del dipartimento Ambiente, di Arpacal e dei 200 operatori impegnati costantemente a monitorare la qualità delle acque. Mortifica tutto il lavoro sinora svolto dal governo regionale sulla depurazione.
    Non possiamo accettare che vengano calati da Roma dati che non corrispondono alla realtà. Noi ci assumiamo la responsabilità di quello che accade in Calabria ma sulla depurazione e sulla qualità delle acque del mare la verità è completamente diversa da quella fatta emergere ieri da Legambiente. Tra l’altro la stessa Legambiente regionale ha, poi, chiarito che loro si riferivano a 23 campioni di cui solo 10 risultano inquinati e in riferimento alle foci dei fiumi”.
    “Ora – ha concluso l’assessore calabrese – mettiamo sul tavolo i dati reali mentre altri creano solo danni alla Calabria. Il mare è vita, è lavoro, è dignità. Noi ci assumiamo ogni responsabilità, ma pretendiamo rispetto. I dati veri sono questi. I calabresi e i turisti devono sapere che il nostro mare è pulito. E continueremo a lavorare, giorno dopo giorno, per tutelarlo.”
    Tesi ribadita da Siviglia e Iannone che hanno fornito dati e alcune precisazioni metodologiche per una corretta interpretazione delle informazioni diffuse al pubblico.
    “I risultati pubblicati da Legambiente – ha affermato Iannone – seppur utili nell’ambito della sensibilizzazione ambientale, non costituiscono monitoraggio ufficiale delle acque di balneazione e non sono assimilabili, per procedure e finalità, ai dati prodotti dalle Agenzie pubbliche. Il sistema pubblico di controllo ambientale si basa sull’applicazione rigorosa del decreto legislativo 116/2008 che disciplina il monitoraggio delle acque di balneazione attraverso una rete ufficiale di punti costieri validati: in Calabria Arpacal monitora in maniera continuativa 649 punti lungo 670 Km di costa.
    Con le campagne di monitoraggi si effettuano campionamenti per la balneazione, almeno quattro volte per ciascun punto nella stagione, con valutazioni su base quadriennale e rappresentatività statistica dei risultati: nel 2024 Arpacal ha effettuato 3811 campionamenti e 7622 analisi – eseguite dai nostri laboratori accreditati – riscontrando “non conformità” sull’ 1,8%. Nel 2025, al 30 giugno, sono stati effettuati 937 campionamenti e 3894 analisi. Infine evidenzio la condivisione sistematica dei risultati analitici con Comuni, Regione Calabria, autorità sanitarie e cittadinanza tramite portali pubblici, bollettini e comunicazioni trasparenti”.

    Secondo Siviglia “si è trattato di un attacco violento e ingiusto contro una Regione che sta lavorando seriamente da anni. Il sistema calabrese – ha sottolineato – si basa su una rete di oltre 200 persone, che lavorano anche nei giorni festivi: anche il 15 agosto i nostri tecnici sono sul campo a gestire segnalazioni e ad assistere i Comuni. Ecco perché è inaccettabile subire attacchi fondati su 23 prelievi. Nel merito dell’approccio operativo, riceviamo segnalazioni anche da comuni cittadini, attraverso un portale anonimo e siamo in grado di intervenire entro due ore. Inoltre, il nostro sistema GIS ci consente un monitoraggio in tempo reale di ogni punto critico. Questo non è un intervento spot: è una pianificazione strutturale che dura tutto l’anno. Per quanto riguarda l’accesso ai fondi del Pnrr, tre anni fa la Calabria non poteva partecipare perché non aveva un gestore riconosciuto. Ora abbiamo SoRiCal, abbiamo ottenuto i fondi e on ci fermiamo qui”.
    Presente all’incontro anche il direttore del dipartimento regionale all’Agricoltura, Giuseppe Iiritano.

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    Monitoraggio di Goletta Verde lungo le coste calabre: 13 punti su 23 risultano oltre i limiti di legge

  • Reggio Calabria, Polizia metropolitana deferisce titolare azienda reggina per il reato di inquinamento

    Reggio Calabria, Polizia metropolitana deferisce titolare azienda reggina per il reato di inquinamento

    Nell’ambito di un’attività di tutela ambientale, svolta dalla Polizia metropolitana di Reggio Calabria, diretta dal comandante Francesco Macheda, è stato deferito il titolare di una nota azienda reggina per il reato di inquinamento. L’uomo è ritenuto presunto responsabile di gravi illeciti ambientali, in particolare per aver immesso nella condotta fognaria comunale di Reggio Calabria, ingenti quantità di rifiuti liquidi che sarebbero giunti, mediante la stessa condotta, all’impianto di depurazione comunale di Gallico Marina. Questo comportamento ha avuto serie ripercussioni sul ciclo depurativo del depuratore comunale, con potenziale compromissione della qualità delle acque e mettendo a rischio la salute pubblica.

    L’indagine è scaturita da una lunga attività investigativa durata anni, consistente nella raccolta di informazioni ed in particolare delle segnalazioni della società “Idrorhegion”, attuale conduttore della rete fognaria cittadina; in tal modo è stato possibile realizzare un monitoraggio attento e dettagliato delle attività illecite dell’azienda in questione. Gli agenti della Polizia metropolitana hanno lavorato incessantemente per raccogliere prove e informazioni che potessero attestare l’illecito. Grazie a un’analisi approfondita e alla collaborazione con altri Enti, ArpaCal in primis, gli inquirenti sono riusciti a delineare un quadro chiaro della situazione, portando infine all’individuazione del titolare dell’azienda.

    I dati raccolti hanno confermato non solo le irregolarità riscontrate, ma anche l’entità dell’inquinamento causato, evidenziando un potenziale pericolo per il sistema depurativo e, conseguentemente, per l’ecosistema locale. L’operazione si inserisce in un contesto più ampio di tutela del patrimonio ambientale da parte della Polizia metropolitana di Reggio Calabria, i cui operatori continuano a svolgere un lavoro incessante e fondamentale per garantire la legalità e la sicurezza ambientale. La professionalità e la dedizione degli agenti rappresentano un deterrente per chiunque pensi di eludere la legge a scapito dell’ambiente e della salute dei cittadini.

  • Lotta all’inquinamento dei fiumi: diverse persone denunciate nella piana di Gioia Tauro

    Lotta all’inquinamento dei fiumi: diverse persone denunciate nella piana di Gioia Tauro

    I militari della Compagnia di Taurianova, assistiti dal personale dei Nuclei Carabinieri Forestali e del Parco Nazionale d’Aspromonte, hanno battuto palmo a palmo le principali fiumare nell’ambito di una poderosa campagna di controlli ambientali diretta dal Comando Legione Carabinieri Calabria. I Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro in prima linea per contrastare l’abbandono incontrollato di rifiuti e gli sversamenti illeciti di liquami nei corsi d’acqua del versante tirrenico della provincia di Reggio Calabria. Per garantire il successo all’attività dell’Arma, sono stati impiegati anche gli ultimi ritrovati tecnologici in materia di reati ambientali. E così, attraverso il ricorso a speciali droni e a foto trappole installate nei siti di abbandono dei rifiuti, i militari sono stati in grado di individuare e bloccare 11 responsabili di sversamenti, impedendo che le loro azioni causassero ulteriori danni all’ecosistema locale.

    In particolare, a Polistena, due imprenditori edili sono stati sorpresi a riversare residui delle loro lavorazioni in un’ansa del torrente Vacale. Per i due è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Palmi, con carico di bonifica del sito in cui avevano abbandonato i rifiuti speciali. Allo stesso modo, a Molochio, un altro imprenditore edile è stato fermato mentre scaricava calcinacci ed altri inerti nell’alveo del torrente Cerasia, che in questo periodo dell’anno è in secca. Ancora, a Varapodio, un imprenditore è stato denunciato per violazione delle norme per lo smaltimento dei fanghi industriali, perché sorpreso a riversare liquami derivanti dalla lavorazione degli agrumi all’interno della fiumara Marro. Da ultimo, i controlli dei Carabinieri si sono focalizzati anche sui casi di abbandono di rifiuti urbani commessi da privati cittadini nei comuni di Anoia, dove scorre il torrente Sciarapotamo, Taurianova, con il torrente Razzà, e Terranova Sappo Minulio, dove il Marro prosegue il suo percorso. Numerosi gli incivili beccati nell’atto di disfarsi della loro spazzatura e, per 7 di loro è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria.

    Per tutti i predetti sono state altresì contestate sanzioni amministrative, connesse all’obbligo di ripristino dei danni ambientali riscontrati. All’esito di questi controlli, i militari hanno proceduto al sequestro di una discarica abusiva di rilevante estensione, realizzata lungo l’alveo del torrente Razzà di Taurianova. L’area, al cui interno sono stati rinvenuti rifiuti pericolosi residuati da lavorazioni edili, tra cui amianto, plastiche, bitumi, è stata affidata in custodia all’Ente Locale, immediatamente attivato per la successiva bonifica. Ad ogni modo, i procedimenti penali sono attualmente pendenti in fase di indagini e l’effettiva responsabilità delle persone deferite, in uno con la fondatezza delle ipotesi d’accusa mosse a loro carico, saranno vagliate nel corso del successivo processo. Non si escludono ulteriori sviluppi investigativi e probatori, anche in favore delle persone sottoposte ad indagini.

  • Eseguito il sequestro preventivo della Casa di cura ‘Villa Aurora’ di Reggio Calabria

    Eseguito il sequestro preventivo della Casa di cura ‘Villa Aurora’ di Reggio Calabria

    Nei giorni scorsi, gli Agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Reggio Calabria, unitamente ai militari dell’Arma dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione al sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari della Casa di cura ‘Villa Aurora’ di Reggio Calabria. La misura cautelare reale, che ha interessato le quote e l’intero patrimonio aziendale, scaturisce dall’attività investigativa avviata dal personale operante dopo l’esecuzione avvenuta lo scorso 30 novembre di un analogo provvedimento, relativo al solo ramo dell’azienda riconducibile alla struttura sanitaria. Le indagini hanno messo in evidenza l’inesistenza di modalità alternative di smaltimento di rifiuti speciali liquidi, anche a rischio infettivo.

    Tra i reati contestati, il delitto di inquinamento ambientale e la reiterazione della condotta di scarico illecito delle acque reflue, in assenza di titolo autorizzativo e adeguato sistema di trattamento, già accertato diversi anni fa dai Militari del menzionato N.O.E. nel corso di una attività di controllo. La fase esecutiva dell’attuale misura cautelare ha visto il coinvolgimento anche di personale ARPACAL e IDRORHEGION SCARL, che hanno eseguito ulteriori verifiche sulle attuali modalità di trattamento e smaltimento della acque reflue industriali prodotte dalla struttura.

    Per i reati contestati risultano indagati, allo stato del procedimento in fase di indagini preliminari, l’amministratore delegato, la direttrice responsabile, la responsabile amministrativa, nonché il direttore sanitario della casa di cura. All’esito dell’attività, la gestione dell’intero patrimonio aziendale della società è stata affidata a due amministratori giudiziari, nominati dall’Autorità Giudiziaria, al fine di garantire una soluzione di continuità nell’erogazione dei servizi sanitari a favore dei pazienti in cura presso la struttura.

  • Inquinamento acque superficiali e gestione illecita di rifiuti: Chiuse due officine nel Catanzarese

    Inquinamento acque superficiali e gestione illecita di rifiuti: Chiuse due officine nel Catanzarese

    Ancora una importante operazione, portata a termine dal nucleo di Polizia ambientale del Comando di polizia locale di Catanzaro e dall’Ufficio circondariale marittimo Guardia Costiera Soverato. Gli uomini diretti rispettivamente dal tenente colonnello Salvatore Tarantino e dal tenente di vascello Leo Spina, nell’ambito di una ormai consolidata collaborazione interforze, hanno eseguito rilievi e verifiche in ordine all’ipotesi di reato di gestione illecita di rifiuti e inquinamento delle acque superficiali e del suolo. Rilievi che hanno portato al sequestro e alla chiusura di due attività adibite a officina meccanica che sono risultate prive delle autorizzazioni previste in materia dalla normativa vigente.

    Sempre nell’ambito dell’attività finalizzata alla tutela dell’ambiente e alla salvaguardia della salute pubblica, Polizia Locale e Guardia Costiera hanno contestato verbali per la ragguardevole somma 105.000 euro. Diverse le violazioni di legge consumate dai verbalizzati: si va da collettamento di reflui in acque superficiali, sul suolo e nel sottosuolo con contaminazione del fiume Castace, allo scarico di acque reflue industriali con superamento dei valori limite tabellari previsti dalla normativa; dalla omessa tenuta del registro carico e scarico di rifiuti pericolosi e non, alla mancata registrazione dei rifiuti smaltiti sul registro di carico e scarico rifiuti; per finire al deposito/abbandono di rifiuti speciali sul suolo pubblico.

    La collaborazione tra i due corpi dunque continua e con risultati di tutto rispetto, che danno la percezione di un territorio ancora poco abituato al rispetto delle regole ma al quale le Istituzioni continuano con regolare costanza a inviare segnali puntuali e precisi per una significativa inversione di tendenza.

  • Scala Coeli, Legambiente: “Servono risposte trasparenti. La discarica “Pipino” deve essere chiusa”

    Scala Coeli, Legambiente: “Servono risposte trasparenti. La discarica “Pipino” deve essere chiusa”

    “La prassi di minimizzare i problemi e le responsabilità quando si verificano impatti rilevanti sull’ambiente e vi sono ingenti interessi economici in gioco è, purtroppo, un film già visto. L’intenzione di minimizzare è, infatti, la sensazione immediata che suscita l’ultimo comunicato stampa della Bieco s.r.l., proprietaria dell’impianto di località “Pipino” a Scala Coeli, dove il 22 giugno 2023, nel torrente Capoferro si è verificato un consistente sversamento di percolato di discarica, un liquido che trae prevalentemente origine dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. Il percolato prodotto dalla discarica di rifiuti speciali non pericolosi di località Pipino nel Comune di Scala Coeli è un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici”. E’ quanto evidenzia Legambiente Calabria.

    “Vogliamo ricordare e ribadire -aggiunge – che il percolato, dopo aver invaso il torrente Patia/Cacciadebiti miscelandosi con le acque sorgive, è finito nel fiume Nicá e di conseguenza nel mar Ionio. Successivamente, ad opera della società proprietaria dell’impianto, il percolato è stato arginato attraverso la realizzazione di bacini artificiali ed aspirato per essere smaltito in impianti autorizzati sia nel territorio regionale che extraregionale. Tale operazione si è protratta nel corso di molti giorni anche per la presenza, lungo la rete idrografica, di alcune sorgenti naturali che hanno alimentato i bacini artificiali. Secondo quanto risulta dalla stessa relazione tecnica redatta dalla Bieco s.r.l., pervenuta al circolo Nicà di Legambiente a seguito di richiesta di accesso agli atti, dal 22.06.2023 al 13.07.2023, risultano essere state asportate 498 cisterne da 30 mc per un totale di circa 14.940 mc di rifiuti liquidi avviati ad impianti autorizzati. Solo a partire dal 3 luglio scorso sono iniziate le attività di esportazione dei fanghi secchi depositatesi nei bacini apparentemente ancora in corso. Sui luoghi sono stati eseguiti diversi campionamenti da parte dell’Arpacal di cui non si conoscono, allo stato, i risultati”.

    “Restiamo in attesa – affermano il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani e la presidente regionale, Anna Parretta – dei risultati dei doverosi monitoraggi sul possibile inquinamento di acque e suolo a seguito dello sversamento di percolato dalla discarica e del suo permanere per oltre venti giorni nella valle del Nicà per scongiurare la presenza di idrocarburi, metalli pesanti ed altre sostanze inquinanti ed affinchè vengano eseguite le relative corrette attività di bonifica. Inoltre dalla succitata relazione della società Bieco s.r.l. emerge che, sotto la vigilanza dell’Autorità di P.G. che ha sottoposto a sequestro la discarica, sono state eseguite attività di ripristino della coltre d’argilla (un metro) nell’area limitrofa alla fuoriuscita ed il successivo ripristino dell’integrità del telo impermeabile in HDPE soprastante l’argilla”.
    Ricordiamo che tra il mese di dicembre 2022 ed il mese di gennaio 2023 il circolo Legambiente “Nicà” aveva denunciato alle Autorità competenti la presenza all’interno della discarica di un ingente quantitativo di liquido, al punto che i rifiuti abbancati, sembravano galleggiare. Orbene, la doppia barriera del telo in HPDE e dell’argilla dovrebbe garantire la perfetta impermeabilizzazione della discarica ed evitare qualsiasi tipo di sversamento. A Scala Coeli si sarebbe quindi verificato un evento decisamente raro che suscita molti fondati interrogativi sulla gestione della discarica.
    Sull’accaduto e sulle sue cause sono in corso le indagini della Magistratura, il cui corso, Legambiente, a tutti i livelli associativi, segue con fiducia chiedendo che venga verificata nei fatti occorsi, anche in base alla legge n. 68/2015 che ha inserito i cosiddetti ecoreati nel codice penale, la sussistenza degli eventuali estremi dei reati di inquinamento ambientale e di disastro ambientale o di altri reati rinvenibili e che vengano perseguiti i responsabili.

    “Ciò che è certo- evidenzia Legambiente – è che la gravità di quanto verificatosi a Scala Coeli è evidente a tutti. I proprietari della discarica invece di rivolgere fantomatiche quanto palesemente infondate accuse di “terrorismo e aggressione mediatica” a chi fa informazione trasparente e seria sulla vicenda farebbero bene a chiedere scusa al territorio, agli agricoltori ed a tutti gli altri cittadini, per quanto avvenuto nella BioValle del Nicá. In attesa dell’esito delle indagini in corso, Legambiente chiede e pretende doverose risposte da parte degli Enti interessati in primo luogo dal Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria a cui abbiamo fatto una serie di segnalazioni. Sulla gestione dei rifiuti, la Regione Calabria deve, con determinazione, coraggio e coerenza con le proprie stesse normative, invertire la rotta a partire dalla chiusura discarica di Scala Coeli dove l’evidenza dell’accaduto sta dimostrando a tutti le conseguenze ambientali dei comportamenti errati e degli allarmi inascoltati di Legambiente”.

  • Inquinamento marino nel Vibonese: in Prefettura riunione operativa con Occhiuto e i sindaci

    Inquinamento marino nel Vibonese: in Prefettura riunione operativa con Occhiuto e i sindaci

    Allo scopo di esaminare le problematiche sull’inquinamento marino, oggi, si tenuta una riunione in Prefettura a Vibo Valentia. L’incontro è stato previsto dal Prefetto Grieco in conseguenza della prefettizia del 26 aprile 2023, con la quale erano stati sensibilizzati i sindaci della provincia allo scopo di condividere le misure di miglioramento del sistema fognario e depurativo, dei sistemi individuali di trattamento delle acque reflue urbane, al fine di prevenire e contrastare fenomeni di inquinamento e degrado del territorio e del mare.
    All’incontro, presieduto dal Prefetto Grieco, erano presenti il Presidente della Giunta Regionale, Roberto Occhiuto, accompagnato dall’ing. Salvatore Siviglia, Direttore Generale del Dipartimento “Territorio e Tutela dell’Ambiente”, il dott. Michelangelo Iannone, Direttore Scientifico dell’ARPACAL, il dott. Giuseppe Rodolico, Direttore del Dipartimento della Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale, il Presidente della Provincia Landolina, il Comandante della Capitaneria di Porto Spalluto ed i Sindaci dei Comuni costieri, di Vibo Valentia, Pizzo, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi, Joppolo e Nicotera.

    Dopo il saluto ed una breve introduzione del Prefetto, l’incontro ha registrato l’intervento del Governatore Occhiuto e dell’ing. Siviglia, i quali si sono soffermati nell’illustrazione dei punti cardine dell’ordinanza n. 1 del 7 luglio 2023, con la quale la Giunta regionale ha inteso emanare disposizioni urgenti per la corretta gestione dei sistemi fognari e depurativi e la tutela dei corpi idrici superficiali, delle acque sotterranee, del suolo, del sottosuolo e delle acque marino-costiere.
    L’ordinanza che esprime nuove forme di collaborazione tra l’Ente regionale (segnatamente il Dipartimento Territorio e tutela dell’Ambiente) ed i comuni rivieraschi, si pone in forma collaborativa ed è stata favorevolmente accolta dai sindaci, in quanto essa disegna chiare competenze territoriali, attribuendo specifiche attribuzioni ai sindaci, nel contempo, prevedendo forme di supporto dell’Ente regionale sulla base di un cronoprogramma attuativo delle verifiche effettuate e di continui scambi informativi.

    “All’esito dell’incontro, durante il quale ogni sindaco ha fatto il punto della situazione del territorio di competenza, le parti intervenute – si legge in una nota – si sono dichiarate soddisfatte anche in ragione degli esiti delle verifiche finora effettuate a mare, che sono da considerare rassicuranti in quanto non indicative di uno stato inficiante la salubrità e la balneabilità delle acque. I fenomeni anomali registrati sono infatti tutti riconducibili a fenomeni puntuali ed occasionali.

  • Inquinava il fiume Neto: sequestrata discarica “Vetrano” tra i territori di Cosenza e Crotone

    Inquinava il fiume Neto: sequestrata discarica “Vetrano” tra i territori di Cosenza e Crotone

    I carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Tribunale di Cosenza su richiesta della locale Procura della Repubblica, della discarica consortile di San Giovanni in Fiore, ubicata in località ‘Vetrano’, a cavallo tra le province di Cosenza e Crotone, di proprietà del Consorzio Valle Crati, per inquinamento ambientale del fiume Neto, che sfocia nel territorio di Crotone, e del torrente Vardavecchia. Oltre alla discarica sono state sottoposte a vincolo cautelare le opere di collettamento, raccolta e scarico del percolato.

    Le indagini, condotte dai militari del Nipaaf, hanno consentito di indagare quattro soggetti, perché, in cooperazione tra loro, cagionavano colposamente la compromissione ed il deterioramento delle acque del fiume Neto e del canale Vetrano-Vardavecchia, sversandovi svariati quantitativi di percolato, prodotto all’interno della discarica consortile, con valori di Bod, Cod, azoto ammoniacale, alluminio, ferro e solidi sospesi totali, al di sopra dei limiti previsti dalla normativa vigente.

    Nel corso delle attività di indagine e durante numerosi sopralluoghi mirati, eseguiti anche in orario notturno, le acque oggetto dell’inquinamento si presentavano maleodoranti, intrise di schiume e di aspetto torbido. Le indagini hanno pertanto permesso di verificare l’emissione di percolato prodotto dalla discarica che fuoriuscendo da diversi punti e scorrendo lungo i teli di copertura, proseguiva il suo percorso per poi confluire, attraverso un’apposita condotta, nelle acque del Vallone Vetrano-Vardavecchia, senza subire alcun processo depurativo.

    Il campionamento delle acque del canale eseguite dai Carabinieri Forestale e le risultanze analitiche, condotte presso i laboratori Arpacal della Regione Calabria, hanno consentito di certificare il grado di inquinamento delle acque superficiali del corpo recettore, rilevando parametri chimico/fisico/biologici oltre il valore limite, con un livello di contaminazione persistente del tratto fluviale, anche più a valle dello sversamento del rifiuto.
    Le indagini hanno accertato, anche attraverso un accurato esame documentale, che le problematiche relative alla perdita del percolato attraverso punti di rottura del telo di copertura, erano note da tempo.

  • Battello Spazzamare: l’idea di 3 sindaci del Tirreno Cosentino

    Battello Spazzamare: l’idea di 3 sindaci del Tirreno Cosentino

    Da tempo i mari e le spiagge calabresi sono accomunate dallo stesso fattore: l’inquinamento. Rifiuti sulla sabbia e nelle acque che rovinano la bellezza dei territori nostrani. Per questo motivo tre sindaci, Antonio Iorio di Tortora, Eugenio Madeo di San Nicola Arcella e Giacomo Perrotta di Scalea, hanno deciso di scrivere al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, avanzando una proposta.

    “Conosciamo la sua determinazione nel voler affrontare il problema della pulizia del mare della nostra Regione ed è per questo che ci rivolgiamo a lei sapendo di trovare ascolto ed attenzione. Purtroppo, nel primo prolungato ponte di inizio giugno, abbiamo riservato ai tantissimi turisti che hanno frequentato le nostre località, la brutta sorpresa di continuare a trovare un mare, quest’anno, particolarmente sporco.

    Sappiamo – continuano – che sono in atto ricerche per una soluzione immediata, che consenta di correre ai ripari nel migliore dei modi. Noi vorremmo suggerirne una. Oggi dei semplici battelli spazzamare, dotati anche di uno skimmer per raccogliere gli idrocarburi e altri liquidi che non siano acqua, possono diventare un sistema completo dotato di moltissime applicazioni, tra cui il drone per la ricerca dei rifiuti solidi e liquidi e per la formazione di un database che, nel corso del tempo, monitorizzi le condizioni delle acque controllate.

    In aggiunta, alla suddetta applicazione, ci sono sistemi capaci di georeferenziare i rifiuti sottomarini per poi pianificare una raccolta successiva. Ci sono sistemi con la capacità di analizzare le acque in tempo reale per poi trasmettere le informazioni acquisite. Le acque antistanti Rapallo, San Michele di Pagana, Santa Margherita, Paraggi e Portofino vengono ripulite e monitorate con tali sistemi, accolti positivamente sia dai bagnanti, sia dagli operatori turistici, perché rimuovono dall’acqua anche lo sporco che le correnti spingono verso riva.

    Noi le chiediamo – concludono – a meno che non si abbiamo soluzioni più immediate ed efficaci da proporre, di sperimentare tali sistemi sulle nostre acque. Siamo disponibili perciò, se la proposta suscita interesse, ad un incontro immediato per discutere come realizzarla, anche sotto l’aspetto finanziario, nei tempi più ristretti possibili e con il coinvolgimento del Comune di Praia a Mare, oggi impegnato nel rinnovo dei suoi organi istituzionali”