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	<title>imprenditore reggino Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Apr 2025 10:01:18 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Sequestrati in provincia di Siena beni per € 600.000 ad un Imprenditore Calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 10:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore reggino]]></category>
		<category><![CDATA[prestanome]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze, in collaborazione con il Comando Provinciale di Reggio-Calabria e la Polizia di Stato di Siena, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Capo f.f. Dott. Giuseppe Lombardo, hanno condotto accertamenti economico patrimoniali ai sensi del Codice Antimafia nei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze, in collaborazione con il <strong>Comando</strong><br />
<strong>Provinciale di Reggio-Calabria</strong> e la Polizia di Stato di Siena, sotto il coordinamento della<br />
Procura della Repubblica &#8211;<strong> Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria</strong>, diretta dal Procuratore Capo f.f. Dott. Giuseppe Lombardo, hanno condotto accertamenti economico patrimoniali ai sensi del Codice Antimafia nei confronti di un imprenditore contiguo alla ‘ndrangheta residente con il suo nucleo familiare in provincia di Siena. La figura criminale del “proposto”, destinatario, attraverso una sua società attiva nel settore edile, di un primo provvedimento interdittivo antimafia emesso nel 2003 dalla Prefettura di Reggio-Calabria, è emersa nel 2011 nell’ambito dei procedimenti denominati<strong> “Archi-Astrea”</strong> e<strong> “Ghota”</strong> della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, che lo ha ritenuto, anche sulla base di riscontrate dichiarazioni di collaboratori di giustizia, <strong>portatore di “pericolosità sociale”</strong>.</p>
<p>Lo stesso, quale <strong>fidato “prestanome”</strong> e uomo curante gli interessi patrimoniali della <strong>cosca “Tegano-De Stefano”</strong>, originaria di Reggio Calabria e con proiezioni sul territorio nazionale, si è reso disponibile, attraverso fittizie intestazioni societarie,<strong> ad occultare l’effettivo gestore, un componente di spicco della medesima ‘ndrina</strong>; nello specifico, risulta aver falsamente stipulato un contratto d’affitto d’azienda e aver attribuito fittiziamente a terzi soggetti, con il proprio contributo causale e consapevole, la titolarità formale di quote di società operanti nei settori edile, costruzioni e servizi (appositamente costituite), essendo in realtà l’attività imprenditoriale di proprietà, di fatto, della cosca di riferimento. In relazione alle risultanze delle attività di cui sopra, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nel quadro delle attività finalizzate al contrasto degli interessi economicoimprenditoriali della criminalità organizzata, ha delegato i GG.I.C.O. dei Nuclei di Polizia Economico Finanziaria di Firenze e Reggio Calabria e la Squadra Mobile di Siena, a<br />
svolgere apposita indagine anche di carattere economico &#8211; patrimoniale, finalizzata<br />
all’applicazione, nei confronti del citato soggetto, di misure di prevenzione patrimoniali.<br />
Una volta <strong>documentata la pericolosità sociale</strong>, l’attività in rassegna ha consentito di<br />
ricostruire, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, anche documentale, il<br />
patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità del predetto, il cui valore è<br />
risultato sproporzionato (nell’arco di quasi 30 anni per circa 800.000 euro) rispetto alla<br />
capacità reddituale manifestata. Sul punto il Tribunale di Reggio Calabria &#8211; Sezione Misure di Prevenzione ha in sintesi osservato come la ragione della sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi lecitamente dichiarati sia da individuarsi in guadagni che potrebbero derivare dalla sua piena messa a disposizione della cosca. Conseguentemente, il divario ricostruito durante il periodo di manifestazione di pericolosità sociale appare non giustificato da capitali di origine lecita e, pertanto, suscettibile di misura ablativa.</p>
<p>Su queste basi, il Tribunale di Reggio-Calabria &#8211; Sezione Misure di Prevenzione ha disposto<br />
il <strong>sequestro, tra Siena, Sovicille (SI) e Monteroni d’Arbia (SI)</strong>, del patrimonio intestato ai familiari del “proposto”, ossia una villa con relative pertinenze, due appezzamenti di terreno, un locale adibito ad autorimessa, un <strong>B&amp;B/affittacamere</strong>, oltre a conti correnti e disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato in oltre 600.000 euro. Tali beni saranno gestiti da un Amministratore Giudiziario. Le risultanze delle attività eseguite e degli elementi probatori acquisiti saranno vagliate dal Giudice della Prevenzione e, dunque, la richiesta di sequestro è stata ritenuta meritevole di accoglimento, fatta salva ogni diversa valutazione da condurre in esito all’instaurazione del contradditorio tra le parti: il principio di non colpevolezza che vige nel nostro ordinamento impone, infatti, di ritenere accertata la responsabilità solo in esito all’intervento di un provvedimento definitivo. L’attività di servizio in parola testimonia la continua attenzione all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di espungere dal sistema l’utile economico proveniente da attività criminose, a tutela del mercato e della sana imprenditoria.</p>
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		<title>GdF confisca beni riconducibili ad un Imprenditore Reggino, ritenuto “espressione della ‘ndrangheta”</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/gdf-confisca-beni-riconducibili-ad-un-imprenditore-reggino-ritenuto-espressione-della-ndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2023 07:52:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[confisca di beni]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore reggino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., personale della Direzione Investigativa Antimafia, con il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Melillo e della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione ad un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., personale della Direzione Investigativa Antimafia, con il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Melillo e della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione ad un provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca di beni &#8211; per un valore complessivo stimato in oltre 18 milioni di euro &#8211; riconducibili ad un imprenditore reggino, ritenuto essere “espressione della ‘ndrangheta” nel settore della distribuzione commerciale. La figura dell’imprenditore era emersa nell’ambito dell’operazione denominata “MARTINGALA”, condotta dalla DIA e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia, conclusasi nel mese di febbraio 2018, nel cui ambito il predetto &#8211; allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – è stato rinviato a giudizio per diverse ipotesi di reato, tra cui associazione di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, bancarotta, usura e reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie, fattispecie in diversi casi aggravate dall’aver agevolato gli interessi della ‘ndrangheta.</p>
<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-219003-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/09/20092023_084132_VIDEO-CONFISCA.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/09/20092023_084132_VIDEO-CONFISCA.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/09/20092023_084132_VIDEO-CONFISCA.mp4</a></video></div>
<p>Le indagini &#8211; allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – avrebbero permesso di delineare la figura di un imprenditore al servizio della &#8216;ndrangheta nonché punto di riferimento sistemico per gli interessi economici e finanziari dell&#8217;organizzazione, con la quale operava in rapporto sinallagmatico. Il proposto avrebbe gestito, di fatto, plurime imprese impegnate nel settore della distribuzione commerciale di svariate tipologie merceologiche, formalmente intestate &#8211; al fine di evitare l&#8217;applicazione di misure giudiziarie a carattere patrimoniale &#8211; a compiacenti fiduciari, nelle quali sarebbero confluiti notevoli volumi finanziari di origine illecita. Nel luglio 2022 l’imprenditore è stato altresì attinto da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Planning”, anch’essa originata da indagini svolte dalla DIA e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, coordinate dalla Procura Distrettuale reggina, in quanto indiziato dei reati di intestazione fittizia e reimpiego di capitali illeciti. In relazione alle risultanze dell’attività di cui sopra, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la locale Direzione Distrettuale Antimafia – sempre più interessate agli aspetti economico-imprenditoriali legati alla criminalità organizzata – hanno delegato al Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, allo S.C.I.C.O. ed al locale Centro Operativo D.I.A., apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato imprenditore, di misure di prevenzione personali e patrimoniali.</p>
<p>Al riguardo, dopo aver delineato il profilo di pericolosità sociale del proposto, l’attività investigativa è stata indirizzata alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali &#8211; dirette o indirette &#8211; effettuate nell’ultimo trentennio, accertando, attraverso una complessa e articolata attività di verifica e riscontro documentale, i patrimoni dei quali il medesimo risultava comunque disporre, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi nonché in quanto frutto o reimpiego, in buona parte, di attività illecite. Alla luce di tali risultanze, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, con il provvedimento in esecuzione ha decretato – allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione – l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca dell’intero compendio aziendale di 5 imprese operanti nei settori del commercio di elettrodomestici ed immobiliare, 7 immobili, 2 autovetture, 27 orologi di lusso, preziosi, 147.000 euro in contanti nonché disponibilità finanziarie, per un valore complessivo stimato in oltre 18 milioni di euro. Con il medesimo provvedimento, il locale Tribunale ha sottoposto l’imprenditore alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, per anni 3, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o dimora abituale. L’attività di servizio in rassegna, frutto di una sinergica collaborazione tra Forze di Polizia, efficacemente coordinate dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalla Procura Distrettuale reggina, testimonia l’elevata attenzione rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, restituendo competitività e legalità al mercato, alimentando gli investimenti ed il conseguente sviluppo imprenditoriale ed economico che la criminalità mira a controllare e rallentare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO-Confiscato l’ingente patrimonio di un imprenditore reggino &#8220;sostenuto&#8221; dalle cosche di &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/gdf-confiscato-lingente-patrimonio-di-un-imprenditore-reggino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2022 08:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[GdF Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria, unitamente a personale della D.I.A. e dello S.C.I.C.O., con il coordinamento della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-194650-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/08/RC-sequetroGdF-calabrianews.it_.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/08/RC-sequetroGdF-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/08/RC-sequetroGdF-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>I Militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria, unitamente a personale della D.I.A. e dello S.C.I.C.O., con il coordinamento della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca di beni &#8211; per un valore complessivo stimato in <strong>oltre 160 milioni di euro</strong> &#8211; riconducibili ad un<strong> imprenditore reggino</strong>,<strong> operante nel settore edile</strong>. Secondo quanto emerso dalle indagini, il proposto, dalla metà degli anni ’80 al 2017, avrebbe avviato e consolidato nel territorio reggino il suo ruolo di imprenditore nel settore edile, facendo leva sul sostegno di storiche locali di ‘Ndrangheta, dapprima su quella dei Latella e dagli anni 2000 in avanti su quella dei De Stefano. Tali evidenze erano emerse, tra le altre, nell’ambito delle <strong>operazioni “Monopoli” e “Martingala”</strong>.</p>
<p>La prima, eseguita dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, ha fatto luce su un sistema di cointeressenze criminali coltivate da imprenditori reggini che,<strong> sfruttando l’appoggio di cosche cittadine</strong>, sarebbero riusciti ad accumulare, in modo del tutto illecito, enormi profitti prontamente riciclati in fiorenti e diversificate attività commerciali. Le indagini sono culminate, nel 2018, con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 4 soggetti per i reati &#8211; tra gli altri &#8211; di cui all’art. 416 bis c.p. (associazione per delinquere di tipo mafioso), 12 quinquies D.L. 306/92 (oggi 512 bis c.p.) (trasferimento fraudolento di valori) e art. 648 ter 1 c.p. (autoriciclaggio) aggravati dall’agevolazione mafiosa di cui all’art. 7 D.L. 152/1991 (oggi 416 bis 1 c.p.), nonché reali su compendi aziendali di imprese/società, beni mobili e immobili, per un valore complessivo stimato in 50 milioni di euro. In tale ambito, il proposto &#8211; allo stato e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità &#8211; è stato condannato in primo grado alla pena di anni 12 di reclusione e alla misura di sicurezza della libertà vigilata per anni 3, in ordine al reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra l’altro, l’attività investigativa avrebbe consentito di appurare come<strong> il citato imprenditore</strong> avesse stretto un patto sinallagmatico con l’organizzazione criminale e, in particolare, <strong>con la cosca De Stefano</strong>, in base al quale egli aveva espanso le sue attività economiche a carattere speculativo immobiliare, imponendosi come uno dei principali imprenditori cittadini in tale settore e consentendone l’infiltrazione alla ‘ndrangheta. La seconda è stata, invece, condotta dal locale Centro Operativo della D.I.A. e dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria nei confronti di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti tra cui, a vario titolo, quelli di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, con l&#8217;aggravante, per alcuni di essi, del metodo mafioso. L’attività è stata conclusa nel 2018 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 27 persone, nonché di provvedimenti cautelari reali nei confronti di 51 società &#8211; anche estere &#8211; partecipazioni sociali, beni mobili e immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo stimato in circa € 119.000.000.</p>
<p>In tale ambito, in relazione al proposto, sarebbero emersi indizi in ordine alla commissione di <strong>reati tributari</strong> posti in essere mediante un indebito risparmio d’imposta che avrebbe consentito all’imprenditore di produrre illeciti profitti da reinvestire anche nelle proprie attività aziendali. Alla luce delle richiamate evidenze, la locale Direzione Distrettuale Antimafia – sempre più interessata agli aspetti economico-imprenditoriali legati alla criminalità organizzata – ha delegato il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) della Guardia di Finanza, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri ed il locale Centro Operativo D.I.A. a svolgere apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato imprenditore, di misure di prevenzione personali e patrimoniali. L’attività in rassegna, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, ha consentito di ricostruire le acquisizioni patrimoniali effettuate dall’anno 1985 all’anno 2017 e di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, anche documentale, il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’imprenditore, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.</p>
<p>Nel mese di ottobre 2019 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, ha disposto, di conseguenza, il <strong>sequestro del patrimonio riconducibile al citato imprenditore</strong> e, successivamente, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, con il provvedimento in esecuzione ha decretato &#8211; allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito &#8211; l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca dell’<strong>intero compendio aziendale di 7 tra imprese e società</strong> commerciali attive nel settore edile/immobiliare &#8211; comprensivo, altresì, di<strong> 99 immobili</strong> e <strong>16 veicoli</strong> &#8211; quote di partecipazione al capitale di <strong>2 società</strong> attive nei settori edile e turistico, <strong>234 tra terreni e fabbricati</strong>, <strong>beni mobili</strong>, nonché disponibilità finanziarie per un valore complessivamente stimato in oltre<strong> 160 milioni di euro</strong>. Con il medesimo provvedimento, il locale Tribunale ha sottoposto l’imprenditore alla misura personale della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza per la durata di anni 3, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. L’attività di servizio in rassegna, frutto di una sinergica collaborazione tra Forze di Polizia, efficacemente coordinate dalla Procura Distrettuale reggina, testimonia l’elevata attenzione rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.</p>
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		<item>
		<title>Reggio Calabria: sequestrati beni a imprenditore</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-sequestrati-beni-a-imprenditore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 08:46:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[GdF]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore reggino]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro beni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e personale della Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-sequestrati-beni-a-imprenditore/">Reggio Calabria: sequestrati beni a imprenditore</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e personale della Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del <strong>sequestro</strong> di compendi aziendali, beni immobili, beni mobili, denaro contante, rapporti bancari e finanziari e relative disponibilità &#8211; per un <strong>valore complessivo stimato in oltre 3 milioni di euro</strong> &#8211; riconducibili a un imprenditore reggino.</p>
<p>La figura criminale di quest’ultimo era emersa nell’ambito delle operazioni denominate: “<strong>IL PADRINO</strong>”, che ha portato alla condanna in via definitiva dello stesso alla <strong>pena di anni otto di reclusione</strong> per associazione di tipo mafioso, e “GOTHA”, nel cui ambito il predetto, allo stato degli atti e fatte salve successive valutazioni nel merito, è stato condannato, in primo grado, alla pena di mesi dieci di reclusione per minaccia grave, aggravata dal metodo mafioso. In relazione alle risultanze delle attività di cui sopra, la locale Direzione<br />
Distrettuale Antimafia &#8211; sempre più interessata agli aspetti economico imprenditoriali legati alla criminalità organizzata &#8211; delegava il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.), il Gruppo della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e l’Ufficio Misure di Prevenzione della Questura, a svolgere apposita indagine a carattere economico/ patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato imprenditore, di misure di prevenzione personali e patrimoniali.</p>
<p>Al riguardo, dopo aver delineato il profilo di pericolosità sociale “qualificata” del proposto &#8211; ad opera dell’Ufficio M.P. della Questura &#8211; la pertinente attività investigativa &#8211; svolta dal G.I.C.O. e dal Gruppo della Guardia di Finanza &#8211; è stata indirizzata alla ricostruzione delle acquisizioni patrimoniali, dirette o indirette, effettuate nell’ultimo trentennio, accertando &#8211; attraverso una complessa, articolata e minuziosa attività di accertamento e riscontro<br />
documentale &#8211; i patrimoni dei quali il medesimo risultava disporre, direttamente<br />
o indirettamente, il cui valore era significativamente sproporzionato rispetto alla<br />
capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi. Alla luce di tali risultanze, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione da parte dell’A.G. giudicante, ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’intero patrimonio riconducibile al citato imprenditore, per un valore complessivo stimato in oltre 3 milioni di euro, tra i quali oltre 600.000 euro in contanti rinvenuti dalla Polizia di Stato a carico del figlio, ma riconducibili allo stesso, a seguito di un controllo su strada, occultati nella cabina di un automezzo adibito al trasporto di animali.</p>
<p>L’attività di servizio in rassegna testimonia ancora una volta l’elevata attenzione della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia che continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di<br />
ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica.</p>
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		<title>VIDEO-Sequestrati beni per 2,8 milioni di euro a imprenditore reggino vicino a cosca &#8220;Pesce&#8221; di Rosarno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 10:24:29 +0000</pubDate>
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<p>Operazione antimafia della Guardia di Finanza di Verona, con maxi sequestro di beni mobili e immobili. Nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per contrastare i tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata nel circuito legale, la Guardia di finanza scaligera sta procedendo al sequestro di un consistente patrimonio immobiliare riconducibile a un imprenditore reggino da tempo stabilitosi e operante nella provincia di Verona, già arrestato in passato per associazione mafiosa.</p>
<p>Il valore complessivo dei beni, dei quali fanno parte, tra gli altri, sedici fabbricati e un terreno ubicati tra i comuni veronesi di Nogarole Rocca e Villafranca di Verona, a cui si aggiungono più di un centinaio di automezzi, è quantificato in oltre 2,8 milioni di euro.<br />
I Finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria sono impegnati, in particolare, nel dare esecuzione a una misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, nei riguardi di un imprenditore, operante nel settore della logistica, nei cui confronti è stato disposto il sequestro del patrimonio allo stesso riconducibile anche per il tramite dei familiari.</p>
<p><strong>I beni sequestrati.</strong><br />
Tra i beni oggetto di sequestro vi sono nove appartamenti, tre garage, due magazzini, due uffici, un terreno e un’autovettura – del valore di circa 1 milione e 200 mila euro, oltre al 100% delle quote (del valore nominale di 70 mila euro) di una società a responsabilità limitata, avente sede legale nella provincia di Reggio Calabria ed esercente il commercio di autoveicoli, nonché l’intero compendio aziendale valutato in oltre 1,6 milioni di euro, del quale fanno parte, come detto, oltre cento veicoli per il trasporto e la movimentazione di merci. Nell’ambito delle medesime operazioni i Finanzieri del Comando provinciale di Verona stanno sequestrando le somme di denaro depositate su conti correnti bancari intestati alla stessa persona e ai suoi stretti congiunti.<br />
<strong><br />
L’indagine.</strong><br />
Le vicende alla base della misura di prevenzione si ricollegano a investigazioni economico-patrimoniali svolte dai Finanzieri scaligeri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria nei confronti del suddetto imprenditore, già gravato da una serie di precedenti di polizia e giudiziari per reati vari, tra cui quello di associazione mafiosa, in ordine al quale nel 2014 egli è stato attinto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (la successiva condanna alla reclusione di 10 anni inflittagli in primo grado e poi confermata in secondo, per decisione dei giudici di legittimità è ora oggetto di un nuovo processo d’appello, tuttora in corso).<br />
L’uomo è risultato coinvolto – poiché ritenuto affiliato alla cosca “Pesce” di Rosarno (RC) – nell’operazione “Porto Franco”, eseguita nel 2014 dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti di tale “locale” di ‘ndrangheta, operante principalmente nella piana di Gioia Tauro. Le indagini dell’epoca disvelarono, più in particolare, il ruolo attivo che egli avrebbe svolto nell’ambito di un’insidiosa frode fiscale commessa tramite alcune società cooperative, appositamente costituite per consentire alle aziende di trasporto riconducibili al clan di evadere le imposte e gli oneri previdenziali per decine di migliaia di euro.<br />
In un’altra operazione della Guardia di Finanza fu inoltre accertato che le aziende di trasporto facenti capo alla stessa persona erano solite approvvigionarsi di carburante acquistato in nero e che, in particolare, la cosca “Pesce” partecipava al lucroso affare dell’acquisto di gasolio di contrabbando, per poi utilizzarlo nel rifornimento degli automezzi delle famiglie contigue alle stesse cosche di ‘ndrangheta di Rosarno.<br />
La Direzione distrettuale antimafia calabrese, accogliendo le proposte delle Fiamme Gialle scaligere, ha richiesto e ottenuto dal Tribunale reggino il sequestro del patrimonio riconducibile al suddetto soggetto. Ciò alla luce della reiterazione nel tempo di numerose condotte indici di elevata “pericolosità sociale” che, peraltro, nel 2016 avevano portato la stessa Prefettura di Verona ad emettere una “interdittiva” antimafia nei confronti della società gestita da uno dei suoi figli.</p>
<p><strong>L’operazione.</strong><br />
Così scrive la Guardia di finanza scaligera: “Accertata la connessione temporale tra le stesse condotte “antisociali” e l’acquisizione di beni, che i Finanzieri del Comando Provinciale di Verona hanno ritenuto essere indicativa di un elevato valore indiziario circa la provenienza illecita degli stessi, e constatata altresì la sproporzione reddituale di oltre 500 mila euro manifestata nel periodo oggetto di indagini dal proposto rispetto al patrimonio nella sua disponibilità, è stato richiesto alla competente Autorità giudiziaria di valutare l’applicazione della più stringente normativa di prevenzione antimafia, così da pervenire in tempi brevi al consistente sequestro, propedeutico alla successiva confisca a favore dello Stato.</p>
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