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	<title>Guzzi Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Femminicidio e violenza sulle donne, Guzzi (Unilavoro Pmi): educare al rispetto per costruire una società più giusta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:03:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il femminicidio e la violenza contro le donne rappresentano ancora oggi una gravissima emergenza sociale. Non si tratta soltanto di sconvolgenti episodi di cronaca nera, ma di un problema che riguarda l’intera società e che affonda le proprie radici anche nella cultura, negli stereotipi e soprattutto nelle disuguaglianze tra uomini e donne. Sono state fatte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il femminicidio e la violenza contro le donne rappresentano ancora oggi una gravissima emergenza sociale. Non si tratta soltanto di sconvolgenti episodi di cronaca nera, ma di un problema che riguarda l’intera società e che affonda le proprie radici anche nella cultura, negli stereotipi e soprattutto nelle disuguaglianze tra uomini e donne. Sono state fatte tante cose, ma probabilmente non è bastato. Le leggi, da sole, non risolvono. Serve una rivoluzione culturale. Occorre combattere gli stereotipi, insegnare l’educazione alla relazione, al rispetto dell’individuo, al rapporto affettivo. Ma è fondamentale che questa lotta sia combattuta insieme dagli uomini e dalle donne. Ognuno deve fare la propria parte, nelle istituzioni e nella vita privata. Non possiamo più stare a guardare. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, il quale ribadisce la necessità di un cambiamento radicale nel modo di pensare “Se il corpo femminile non è percepito come autonomo e inviolabile (<em>dotato di confini propri</em>), diventa facile oggettificarlo o annientarlo nel momento in cui si sottrae al controllo.</p>
<p>È la logica del patriarcato, quella che impone, che limita e che controlla. Un sistema sociale e culturale in cui il potere, le decisioni, le autorità appartengono agli uomini. Esclusivamente a loro. Nell’800-  evidenzia Guzzi<strong>&#8211; </strong> Frederic Engels definì il patriarcato come “il primo sistema di dominio che stabiliva la sconfitta storica mondiale del sesso femminile”. Questo, perché secondo Engels il patriarcato era un’organizzazione politica che distribuiva il potere in modo ineguale tra uomini e donne, a discapito, sempre e comunque, delle donne. Superare questo antico e mediocre modo di pensare, può costituire un elemento di trasformazione.</p>
<p>Necessario dunque, rimarca Guzzi, attuare una rivoluzione, culturale, oltre che politico-legislativa, che sappia raccontare, educare e rinnovare. Tutto questo, conclude l’imprenditore lametino, può avvenire attraverso la prevenzione, che richiede, è sempre bene ribadirlo, direzioni unidirezionali: l’educazione all’affettività, e al rispetto nelle giovani generazioni, il sostegno concreto nelle crisi relazionali e nelle separazioni conflittuali per gli adulti, e la rigenerazione culturale.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Temperature sempre più elevate. Per sfuggire all&#8217;afa si scelgono destinazioni più fresche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 15:03:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le estati italiane stanno cambiando volto. Temperature sempre più elevate, ondate di calore più lunghe e persistenti e notti tropicali stanno modificando le abitudini di milioni di persone. Se fino a pochi anni fa il mare rappresentava la destinazione estiva per eccellenza, oggi cresce il numero di chi preferisce cercare refrigerio in località dove il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le estati italiane stanno cambiando volto. Temperature sempre più elevate, ondate di calore più lunghe e persistenti e notti tropicali stanno modificando le abitudini di milioni di persone. Se fino a pochi anni fa il mare rappresentava la destinazione estiva per eccellenza, oggi cresce il numero di chi preferisce cercare refrigerio in località dove il clima rimane più mite, l&#8217;aria è più pulita e il verde domina il paesaggio. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pm</strong>i, il quale “Secondo gli esperti del clima, le ondate di calore sono diventate più frequenti e intense, soprattutto nelle grandi aree urbane, dove l&#8217;effetto &#8220;isola di calore&#8221; fa registrare temperature ancora più elevate rispetto alle zone rurali. Asfalto, cemento e traffico trattengono il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore notturne, rendendo difficile perfino il riposo”.</p>
<p>Di fronte a questa nuova realtà, continua l’imprenditore lametino, sempre più italiani stanno cambiando il modo di vivere le vacanze estive. Non soltanto spiagge e località balneari, ma colline, montagne, altopiani e città circondate dal verde stanno diventando le protagoniste dell&#8217;estate. Le Alpi e gli Appennini stanno vivendo una nuova stagione di popolarità. Passeggiate nei boschi, sentieri immersi nella natura, prati fioriti, laghi alpini e temperature generalmente inferiori rispetto alle città rappresentano un richiamo irresistibile per famiglie, anziani e giovani. La montagna non è più soltanto una destinazione invernale. Negli ultimi anni si è trasformata in una scelta privilegiata anche durante i mesi estivi grazie alla possibilità di praticare trekking, ciclismo, escursioni, sport all&#8217;aria aperta oppure semplicemente rilassarsi lontano dall&#8217;afa. Tra le città italiane più apprezzate da chi desidera sfuggire al caldo, si legge, spiccano Trento e Bolzano. Circondate dalle Dolomiti e da un patrimonio naturale straordinario, offrono un mix ideale tra qualità della vita, servizi efficienti e clima generalmente più fresco rispetto alle grandi metropoli della pianura. Le due città rappresentano anche un punto di partenza privilegiato per raggiungere vallate alpine, parchi naturali, laghi e percorsi escursionistici. Qui il verde è protagonista e le temperature serali permettono spesso di dormire senza il disagio dell&#8217;afa che caratterizza molte città italiane. Anche Aosta, evidenzia Guzzi, continua a conquistare turisti provenienti da tutta Italia.</p>
<p>La città unisce il fascino del suo patrimonio romano e medievale alla vicinanza con alcune delle montagne più alte d&#8217;Europa. Il territorio circostante offre vallate incontaminate, boschi, prati e panorami spettacolari dominati dal Monte Bianco, dal Cervino e dal Monte Rosa. Un ambiente ideale per chi desidera respirare aria pulita e ritrovare un contatto diretto con la natura. Oltre a queste località fantastiche, prosegue Guzzi, sono numerose le destinazioni che stanno conquistando i turisti in cerca di refrigerio. Tra queste spiccano le aree collinari della Toscana, dell&#8217;Umbria, delle Marche, del Piemonte, del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, territori che offrono paesaggi caratterizzati da prati, boschi, vigneti e piccoli borghi, dove il ritmo della vita è più lento e rilassato. La scelta di queste mete riflette una nuova idea di vacanza, sempre più orientata al benessere e al contatto con la natura. Passeggiate nei boschi, percorsi ciclabili, soggiorni in agriturismo, degustazioni di prodotti tipici e attività all&#8217;aria aperta rappresentano oggi alcune delle esperienze più ricercate dai visitatori. A rendere particolarmente attrattivi questi luoghi contribuisce anche il loro microclima. Alberi, boschi e vaste aree verdi svolgono infatti un ruolo fondamentale nel mitigare le temperature: le superfici vegetate assorbono meno calore rispetto al cemento e favoriscono un naturale raffrescamento attraverso il processo di evapotraspirazione. “Per questo motivo, conclude Guzzi, molti turisti scelgono destinazioni in cui prati, foreste e parchi costituiscono un elemento distintivo del paesaggio. Trascorrere alcune ore all&#8217;ombra di un bosco, o percorrere un sentiero di montagna, può offrire un sollievo significativo rispetto al caldo delle aree urbane e rendere le vacanze davvero uniche e speciali”.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Italia meta turistica preferita dagli europei grazie alla ricchezza dei suoi patrimoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:29:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia si conferma una delle destinazioni turistiche più amate d&#8217;Europa. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Unilavoro Pmi, il quale “In vista dell&#8217;estate 2026, oltre la metà dei viaggiatori europei, pari al 54%, indica il nostro Paese tra le mete preferite per le vacanze, confermando il forte richiamo esercitato dal patrimonio artistico, culturale e paesaggistico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia si conferma una delle destinazioni turistiche più amate d&#8217;Europa. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Unilavoro Pmi,</strong> il quale “In vista dell&#8217;estate 2026, oltre la metà dei viaggiatori europei, pari al 54%, indica il nostro Paese tra le mete preferite per le vacanze, confermando il forte richiamo esercitato dal patrimonio artistico, culturale e paesaggistico nazionale. Tutto questo, evidenzia l’imprenditore lametino, grazie a un&#8217;offerta turistica ampia e diversificata che unisce cultura, natura, tradizioni ed eccellenze gastronomiche. La capacità di valorizzare il proprio patrimonio storico e paesaggistico, insieme alla crescente attenzione verso forme di turismo autentiche e sostenibili, rappresenta un importante punto di forza per il Paese.</p>
<p>Nonostante la forte concorrenza di altre destinazioni mediterranee, che continuano a registrare elevati livelli di attrattività turistica, l&#8217;Italia mantiene saldamente un ruolo di primo piano nel panorama turistico europeo, consolidando la propria attrattività e contribuendo in modo significativo all&#8217;economia nazionale. Dalle spiagge della Sardegna e della Sicilia, alle città d&#8217;arte come Roma, Firenze e Venezia, passando per i borghi storici, i laghi e le montagne alpine, l&#8217;offerta turistica italiana continua ad attrarre milioni di visitatori provenienti da tutto il continente. A favorire la scelta contribuiscono anche la qualità dell&#8217;enogastronomia, il clima favorevole e la varietà delle esperienze disponibili. Secondo le analisi del settore, gli europei mostrano una crescente preferenza per vacanze all&#8217;insegna dell&#8217;autenticità, della sostenibilità e della scoperta del territorio.</p>
<p>In questo contesto, l&#8217;Italia riesce a distinguersi grazie alla ricchezza delle sue tradizioni locali e alla capacità di offrire itinerari diversificati adatti a tutte le fasce di età. Tra i principali Paesi concorrenti figurano Spagna, Grecia, Francia, Croazia, Portogallo e Regno Unito, che continuano a registrare importanti flussi turistici durante la stagione estiva. Tuttavia, conclude Guzzi, il Bel Paese mantiene una posizione di leadership nelle preferenze dei viaggiatori europei, soprattutto per quanto riguarda il turismo culturale e quello balneare.</p>
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		<item>
		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Overtourism è sfida del turismo moderno. Serve equilibrio tra accoglienza e sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:22:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’Italia si è consolidata come una delle destinazioni turistiche più ambite al mondo. Città d’arte, località balneari, paesaggi montani e borghi di straordinario valore storico e culturale attraggono ogni anno milioni di visitatori provenienti da ogni parte del pianeta. Tuttavia, la crescita costante dei flussi turistici ha favorito la diffusione di un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni l’Italia si è consolidata come una delle destinazioni turistiche più ambite al mondo. Città d’arte, località balneari, paesaggi montani e borghi di straordinario valore storico e culturale attraggono ogni anno milioni di visitatori provenienti da ogni parte del pianeta. Tuttavia, la crescita costante dei flussi turistici ha favorito la diffusione di un fenomeno sempre più dibattuto: l’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico. A porre l’attenzione sulla questione è <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro PMI</strong>, il quale sottolinea come “<em>il termine overtourism identifichi una condizione nella quale l’afflusso dei visitatori supera la capacità di un territorio di accoglierli senza compromettere l’equilibrio sociale, ambientale e culturale della comunità locale</em>”. Si tratta, dunque, di una problematica complessa che rischia di incidere profondamente sulla vivibilità delle città, sulla tutela del patrimonio artistico e sulla qualità della vita dei residenti. In pratica, il turismo da risorsa economica diventa un elemento di disagio e di squilibrio. In Italia, continua l’imprenditore lametino, il fenomeno riguarda soprattutto città come Venezia, Firenze, Roma e alcune località balneari o montane molto famose. Ma quali sono le cause dell’eccesso di turismo? Sono tante e diverse. Innanzitutto, i voli low cost e le piattaforme online che hanno reso i viaggi più economici e più accessibili. Poi ci sono i social network che spingono molte persone a visitare gli stessi luoghi diventati “di moda”.</p>
<p>Anche le grandi navi da crociera contribuiscono al problema, soprattutto in città delicate e ambite come Venezia, dove migliaia di turisti arrivano contemporaneamente in poche ore. A ciò si aggiunge la crescita degli affitti brevi turistici, che spesso riducono le abitazioni disponibili per i residenti. L’eccesso di presenze turistiche, spiega Guzzi, provoca numerose conseguenze negative. Le città diventano più affollate, aumentano il traffico e l’inquinamento e si verificano danni ai monumenti storici e all’ambiente. Molti residenti sono costretti a lasciare i centri storici a causa dell’aumento degli affitti e del costo della vita. In alcuni casi, negozi tradizionali e servizi per i cittadini vengono sostituiti da attività dedicate esclusivamente ai turisti, come souvenir shop e fast food. Anche la qualità della visita peggiora: lunghe code, rumore e sovraffollamento rendono difficile apprezzare davvero i luoghi culturali e artistici. Quali soluzioni? Per affrontare il problema, evidenzia Guzzi, diverse città italiane stanno cercando nuove strategie. Alcune amministrazioni hanno introdotto limiti agli ingressi turistici, tasse di accesso o restrizioni alle grandi navi. Un’altra soluzione è promuovere il turismo sostenibile, invitando i visitatori a scoprire località meno conosciute e a viaggiare anche fuori stagione. È importante inoltre investire nei trasporti pubblici, nella tutela dell’ambiente e nella protezione dei centri storici.</p>
<p>Gli esperti sostengono che il turismo debba essere gestito in modo equilibrato: i visitatori rappresentano una risorsa economica fondamentale, ma è necessario garantire anche la qualità della vita dei residenti e la conservazione del patrimonio culturale italiano. L’overtourism è una delle grandi sfide del turismo moderno. L’Italia, con la sua immensa ricchezza artistica e paesaggistica, deve trovare un equilibrio tra accoglienza e sostenibilità. Solo attraverso regole adeguate e una maggiore consapevolezza- conclude Guzzi-  sarà possibile proteggere le città e i territori più fragili senza rinunciare ai benefici del turismo.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Donne, casa e lavoro. Il doppio carico che alimenta il gender gap</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-donne-casa-e-lavoro-il-doppio-carico-che-alimenta-il-gender-gap/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 12:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo gli ultimi dati diffusi da ISTAT e dalle principali organizzazioni internazionali, le donne continuano a sostenere il peso maggiore del lavoro domestico e di cura familiare. A livello globale, infatti, le donne svolgono almeno 2,5 volte più lavoro domestico non retribuito rispetto agli uomini: cucinare, pulire, occuparsi dei figli, assistere anziani e familiari. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo gli ultimi dati diffusi da ISTAT e dalle principali organizzazioni internazionali, le donne continuano a sostenere il peso maggiore del lavoro domestico e di cura familiare. A livello globale, infatti, le donne svolgono almeno 2,5 volte più lavoro domestico non retribuito rispetto agli uomini: cucinare, pulire, occuparsi dei figli, assistere anziani e familiari. Un impegno invisibile ma fondamentale per il funzionamento della società e dell’economia. L’ultimo rapporto ISTAT restituisce il quadro di una profonda e persistente asimmetria di genere che continua a suscitare forte preoccupazione sociale, evidenziando quanto il traguardo di una piena ed effettiva uguaglianza tra uomini e donne sia ancora distante, soprattutto nella ripartizione del lavoro domestico e delle responsabilità di cura familiare.  A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, il quale evidenzia come questo squilibrio produca quello che gli esperti definiscono “<em>doppio carico</em>”: molte donne, rimarca l’imprenditore lametino, oltre all’occupazione lavorativa, devono affrontare una seconda giornata fatta di faccende domestiche e responsabilità familiari.</p>
<p>Una condizione che incide profondamente sulla qualità della vita, sul tempo libero e sulle opportunità professionali. Le conseguenze sono evidenti anche nel mondo del lavoro. Il maggiore peso delle attività di cura contribuisce ad alimentare il gender gap, cioè il divario tra uomini e donne in termini di occupazione, stipendi e possibilità di carriera. Molte lavoratrici sono costrette a ridurre le ore di lavoro, rinunciare a incarichi di responsabilità o interrompere temporaneamente la carriera per dedicarsi alla famiglia. In Italia il fenomeno resta particolarmente marcato. Nonostante i cambiamenti culturali degli ultimi anni, la distribuzione dei compiti domestici continua a essere fortemente sbilanciata. Le donne dedicano quotidianamente molte più ore rispetto agli uomini alle attività non retribuite, mentre la partecipazione maschile alla cura della casa e dei figli cresce lentamente. Gli esperti sottolineano che il problema non riguarda soltanto la sfera privata, ma rappresenta una questione economica e sociale. Una più equa divisione del lavoro domestico, continua <strong>Guzzi</strong>, potrebbe favorire una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, aumentare l’autonomia economica delle donne e ridurre le disuguaglianze di genere.</p>
<p>Per affrontare il problema, secondo sociologi ed economisti, servono politiche concrete: congedi parentali più equilibrati, servizi per l’infanzia accessibili, maggiore flessibilità lavorativa e una trasformazione culturale che promuova la condivisione delle responsabilità familiari. Il lavoro domestico non retribuito resta dunque uno dei principali ostacoli alla piena parità tra uomini e donne. E finché il peso della cura continuerà a gravare soprattutto sulle donne, conclude <strong>Guzzi</strong>, il gender gap sarà destinato a rimanere una realtà difficile da superare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-donne-casa-e-lavoro-il-doppio-carico-che-alimenta-il-gender-gap/">Guzzi (Unilavoro Pmi): Donne, casa e lavoro. Il doppio carico che alimenta il gender gap</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): Panorama imprenditoriale. Verso la digitalizzazione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sebastiano-guzzi-unilavoro-pmi-panorama-imprenditoriale-verso-la-digitalizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:19:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel cuore di un contesto economico incerto, attraversato da inflazione persistente, consumi rallentati e profonde mutazioni culturali, il tessuto imprenditoriale italiano continua a manifestare una sorprendente capacità di adattamento. Secondo le più recenti analisi sul settore produttivo nazionale, quasi 22mila aziende italiane, si legge, hanno avviato o potenziato la propria presenza online nell’ultimo periodo, segnando [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sebastiano-guzzi-unilavoro-pmi-panorama-imprenditoriale-verso-la-digitalizzazione/">Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): Panorama imprenditoriale. Verso la digitalizzazione</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel cuore di un contesto economico incerto, attraversato da inflazione persistente, consumi rallentati e profonde mutazioni culturali, il tessuto imprenditoriale italiano continua a manifestare una sorprendente capacità di adattamento. Secondo le più recenti analisi sul settore produttivo nazionale, quasi 22mila aziende italiane, si legge, hanno avviato o potenziato la propria presenza online nell’ultimo periodo, segnando un’accelerazione significativa nel processo di digitalizzazione delle imprese. Un dato che racconta molto più di una semplice transizione tecnologica: dietro la corsa al digitale si cela infatti una trasformazione strutturale dell’intero sistema economico italiano, sospeso tra resilienza e fragilità. Non si tratta soltanto di un aumento di siti web, e-commerce o campagne social. Dietro questa crescita si nasconde un cambiamento più profondo, che coinvolge modelli produttivi, organizzazione del lavoro, relazioni con i consumatori e persino la cultura imprenditoriale italiana. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi,</strong> per il quale “<em>La digitalizzazione, un tempo considerata un’opportunità per pochi settori innovativi, è diventata oggi una necessità trasversale. Dalle piccole botteghe artigiane alle aziende manifatturiere, passando per ristorazione, turismo e servizi professionali, sempre più realtà comprendono che la competitività si gioca anche, e soprattutto, sul terreno digitale. La spinta arriva da più fattori. Da un lato l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, che impone alle imprese di ottimizzare processi e ridurre sprechi. Dall’altro, il cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso acquisti online, pagamenti digitali e servizi immediati. In mezzo, una competizione globale che obbliga anche le aziende più tradizionali a ripensare il proprio posizionamento. Eppure, sottolinea l’imprenditore lametino, la crescita del digitale non basta a risolvere i problemi storici delle imprese italiane. Molte piccole aziende fanno ancora i conti con difficoltà economiche, scarse infrastrutture e poca formazione tecnologica. Nel Sud e nelle aree interne, inoltre, il divario digitale resta ancora forte. Il risultato è un’Italia produttiva che procede a doppia velocità: da una parte aziende capaci di innovare rapidamente, investendo in e-commerce, automazione, intelligenza artificiale e marketing digitale; dall’altra realtà che faticano a sostenere i costi della trasformazione o che rischiano di essere escluse da un mercato sempre più connesso&#8221;</em>.</p>
<p>Secondo gli osservatori economici, <em>&#8220;il vero nodo dei prossimi anni sarà proprio questo: trasformare la digitalizzazione da risposta emergenziale a leva strutturale di crescita. Per farlo,</em> evidenzia Guzzi<em>, serviranno investimenti stabili, formazione continua e politiche industriali capaci di accompagnare le imprese nella transizione. Anche perché il cambiamento non riguarda soltanto la tecnologia. Cambia il rapporto con i clienti, cambia il modo di lavorare, cambia la percezione stessa dell’impresa. Oggi essere online significa costruire identità, credibilità e relazioni. Significa dialogare con mercati più ampi, ma anche affrontare nuove sfide legate alla sicurezza informatica, alla sostenibilità e alla velocità dell’innovazione&#8221;.</em></p>
<p>&#8220;<em>Nel cuore di una congiuntura complessa, </em>conclude Guzzi<em>, la crescita digitale delle imprese italiane racconta dunque un Paese che prova a reinventarsi. Un sistema produttivo fragile ma ancora vitale, che nella trasformazione tecnologica cerca non solo strumenti per sopravvivere, ma anche una possibile traiettoria di rilancio&#8221;</em>.</p>
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		<title>Giovani e politica, Guzzi (Unilavoro Pmi): Tra disaffezione e nuove forme di partecipazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 08:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il rapporto tra giovani e politica è diventato uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico. Spesso si parla di apatia e disinteresse, ma i dati raccontano una realtà più complessa: i giovani non hanno abbandonato la politica, piuttosto ne stanno cambiando le modalità di partecipazione. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il rapporto tra giovani e politica è diventato uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico. Spesso si parla di apatia e disinteresse, ma i dati raccontano una realtà più complessa: i giovani non hanno abbandonato la politica, piuttosto ne stanno cambiando le modalità di partecipazione. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, per il quale “<em>secondo i dati dell’ISTAT, in Italia solo una minoranza dei giovani segue la politica con continuità: circa un terzo dei 18–24enni si informa almeno una volta a settimana, mentre una quota ancora significativa dichiara di non interessarsene mai.</em>” Questo dato, continua l’imprenditore, sembra confermare una crescente distanza tra le nuove generazioni e le forme tradizionali della politica, come i partiti e le istituzioni. Un ruolo centrale è giocato dal mondo digitale. I social network sono diventati il principale spazio di confronto politico per le nuove generazioni. Qui i giovani si informano, discutono e si mobilitano, soprattutto su temi come l’ambiente, i diritti civili e l’uguaglianza sociale. In Italia, la partecipazione politica online è addirittura superiore alla media europea, segno di una generazione connessa e pronta a esprimere le proprie opinioni, anche se spesso al di fuori dei canali istituzionali.</p>
<p>Non tutti i giovani, però, precisa l’imprenditore lametino, partecipano allo stesso modo. I dati mostrano che il livello di istruzione e la condizione lavorativa incidono molto: chi studia o lavora tende a essere più informato e coinvolto. Al contrario, tra chi ha minori opportunità educative o occupazionali si registra un maggiore distacco dalla politica. Anche il territorio conta: nelle aree economicamente più sviluppate la partecipazione è generalmente più alta. Parlare di giovani apatici è una semplificazione che non coglie la complessità del presente. Le nuove generazioni stanno infatti ridefinendo il concetto stesso di partecipazione politica: dai partiti alle reti, dalle strutture rigide alle iniziative spontanee, dal voto periodico a un impegno quotidiano e diffuso. La vera sfida oggi è comprendere se e in che modo le istituzioni sapranno intercettare questa energia, trasformandola in una partecipazione più stabile, consapevole e inclusiva. Accanto a questi aspetti, è importante sottolineare un elemento spesso trascurato: i giovani, rispetto agli adulti e ai cosiddetti “<em>veterani</em>” della politica, possono portare un valore aggiunto fondamentale.</p>
<p>Le nuove generazioni introducono idee innovative, una maggiore apertura al cambiamento e una sensibilità diversa verso temi emergenti come la sostenibilità ambientale, la digitalizzazione e i diritti globali. Cresciuti in un contesto sempre più interconnesso, i giovani tendono ad avere una visione più ampia e internazionale dei problemi, oltre a una maggiore familiarità con le tecnologie. Questa combinazione permette loro di proporre soluzioni nuove e di immaginare modelli di partecipazione più dinamici e inclusivi. Ne deriva, conclude Guzzi, un paradosso evidente: mentre si amplia la distanza dalle istituzioni, si intensifica l’attivismo su singole cause. I giovani, infatti, non rifiutano la politica in quanto tale, ma prendono le distanze da una politica percepita come lontana, autoreferenziale e incapace di rappresentarli davvero.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Rincari 2026, energia e alimentari mettono in difficoltà le famiglie italiane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:07:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2026 il caro vita torna a pesare con forza sui bilanci delle famiglie italiane. Nonostante un’inflazione generale relativamente contenuta, l’aumento dei prezzi nei settori essenziali, energia, trasporti e soprattutto alimentari, sta determinando una pressione crescente, con effetti particolarmente gravi sui nuclei a reddito medio-basso. Secondo le stime più recenti, l’incremento della spesa annua per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2026 il caro vita torna a pesare con forza sui bilanci delle famiglie italiane. Nonostante un’inflazione generale relativamente contenuta, l’aumento dei prezzi nei settori essenziali, energia, trasporti e soprattutto alimentari, sta determinando una pressione crescente, con effetti particolarmente gravi sui nuclei a reddito medio-basso. Secondo le stime più recenti, l’incremento della spesa annua per famiglia si colloca tra i 600 e oltre 800 euro, con una media di circa 670 euro. Una cifra significativa, che si inserisce in un contesto di rincari diffusi e persistenti, destinati a incidere sulla capacità di spesa e sul tenore di vita. Il cosiddetto “carrello della spesa” registra infatti aumenti superiori al 2%, con picchi ancora più elevati per gli alimentari freschi e non lavorati. In particolare, i prezzi del cibo continuano a salire più dell’inflazione media, con incrementi attorno al +2,5% su base annua. Questo significa che, anche in presenza di dati macroeconomici relativamente stabili, le famiglie percepiscono un forte aumento del costo della vita.  A incidere ulteriormente è il costo dell’energia, tornato a crescere nel 2026 dopo una fase di rallentamento. Le tensioni geopolitiche internazionali, insieme alla volatilità dei mercati di gas e petrolio, continuano a riflettersi sulle bollette e sui costi di produzione e trasporto. Il risultato, evidenzia <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, è un effetto a catena: energia più cara significa trasporti più costosi e, di conseguenza, rincari lungo tutta la filiera, fino agli scaffali dei supermercati.</p>
<p>Il quadro che emerge è quello di una “paralisi silenziosa”: non si tratta di un’inflazione fuori controllo, ma di aumenti diffusi e persistenti che incidono soprattutto i consumi quotidiani. A pagare il prezzo più alto sono i nuclei con redditi medio-bassi, che destinano una quota maggiore del proprio budget a beni essenziali. Per queste famiglie, anche aumenti relativamente contenuti si traducono in rinunce concrete: meno consumi, minore risparmio e maggiore vulnerabilità economica.</p>
<p>Le associazioni dei consumatori segnalano infatti che il costo della vita cresce più rapidamente dei salari, ampliando le disuguaglianze. Senza un rafforzamento dei redditi e interventi mirati su energia e beni essenziali, conclude <strong>Guzzi</strong>, il rischio è quello di una stagnazione dei consumi e di un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche per una parte significativa della popolazione.</p>
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		<title>Rosi, la gattina di Tor Tre Teste a Roma: Guzzi &#8220;caso che interroga la coscienza collettiva&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 06:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non tutti conoscono Rosi, né sono a conoscenza della drammatica vicenda in cui, suo malgrado, è stata coinvolta. Eppure, la sua storia merita di essere raccontata. Non solo per dovere di cronaca, ma perché impone una riflessione profonda sulle contraddizioni e sulle derive della nostra società. Rosi è una gattina appartenente a una colonia felina [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutti conoscono Rosi, né sono a conoscenza della drammatica vicenda in cui, suo malgrado, è stata coinvolta. Eppure, la sua storia merita di essere raccontata. Non solo per dovere di cronaca, ma perché impone una riflessione profonda sulle contraddizioni e sulle derive della nostra società. Rosi è una gattina appartenente a una colonia felina di Tor Tre Teste, a Roma. Qualche giorno fa è stata ritrovata in condizioni disperate: agonizzante, con gravi lesioni e segni evidenti di violenza. Soccorsa tempestivamente, è stata sottoposta a cure veterinarie urgenti. Il quadro clinico resta ancora estremamente delicato, con prognosi riservata. Le prime ipotesi sono agghiaccianti: si sospetta che l’animale sia stato vittima di abusi intenzionali. Un atto di crudeltà che, se confermato, supererebbe ogni limite di umanità. L’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) ha già presentato un esposto alle autorità competenti, chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto e che i responsabili siano individuati e perseguiti.</p>
<p>Non si tratta- sottolinea Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi- di un episodio isolato. Sempre più frequentemente emergono casi di maltrattamento animale che rivelano un disagio sociale profondo, fatto di violenza gratuita, frustrazione e perdita di empatia. Atti di estrema crudeltà, che non possono essere liquidati come semplici devianze individuali, ma che interrogano l’intera collettività. La vicenda di Rosi diventa, in un periodo già molto complicato, simbolo di una realtà più ampia e inquietante: quella di una società che fatica a riconoscere il valore della vita, anche nelle sue forme più fragili. Violenza, inciviltà, indifferenza: sono questi i segnali di un malessere che richiede risposte urgenti. Servono, continua l’imprenditore lametino, leggi più efficaci e pene realmente dissuasive. È necessario investire nell’educazione, nella cultura del rispetto, nella sensibilizzazione fin dall’infanzia. Perché il modo in cui trattiamo gli animali è lo specchio più autentico della nostra umanità.</p>
<p>Di fronte a fatti così gravi, diventa necessario che le istituzioni, insieme, trovino presupposti chiari e linee guida concrete su cui intervenire. Servono pene più severe e realmente applicate, capaci di avere un effetto deterrente. La letteratura scientifica ci insegna che chi è crudele con gli animali, rappresenta una minaccia anche per i bambini e per le persone più fragili. Ignorare questi segnali significa sottovalutare un problema che riguarda la sicurezza e il benessere dell’intera società. Non è più tempo di tolleranza. Chi supera quel limite oggi- conclude Guzzi-, può spingersi oltre domani.</p>
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		<title>Economia, Guzzi (Unilavoro Pmi): dal carrello della spesa ai voli aerei, ecco le stangate 2026</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/economia-guzzi-unilavoro-pmi-dal-carrello-della-spesa-ai-voli-aerei-ecco-le-stangate-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I venti di guerra non soffiano solo sui confini geopolitici, ma arrivano dritti nelle tasche dei cittadini. Dai banchi del supermercato fino alle piste degli aeroporti, l’economia globale mostra i segni di una pressione crescente. Il primo impatto è visibile nel cosiddetto “carrello della spesa”. I prodotti alimentari di base, pane, pasta, olio, registrano aumenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I venti di guerra non soffiano solo sui confini geopolitici, ma arrivano dritti nelle tasche dei cittadini. Dai banchi del supermercato fino alle piste degli aeroporti, l’economia globale mostra i segni di una pressione crescente. Il primo impatto è visibile nel cosiddetto “<em>carrello della spesa</em>”. I prodotti alimentari di base, pane, pasta, olio, registrano aumenti costanti. Le ragioni sono molteplici: l’interruzione delle forniture di grano, l’aumento dei costi energetici e le difficoltà nella logistica internazionale. Il pane, simbolo per eccellenza del consumo quotidiano, diventa così un indicatore economico: quando il suo prezzo sale, è spesso segno di tensioni più ampie nel sistema. L’energia gioca un ruolo centrale. Gas e petrolio più cari significano costi più elevati per produrre, trasformare e trasportare qualsiasi bene. Le imprese, soprattutto nel settore alimentare, si trovano a dover trasferire questi aumenti sui consumatori finali.</p>
<p>Il risultato è un’inflazione diffusa che erode il potere d’acquisto delle famiglie. A sottolinearlo, con estrema preoccupazione, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, a parere del quale  i rincari, particolarmente evidenti nel settore alimentare, si estendono anche al comparto industriale e a quello dei servizi. Nell’industria, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime riduce i margini delle imprese e spinge verso un rialzo dei prezzi. Nel settore dei servizi, e soprattutto nel turismo, gli effetti sono doppi: da un lato crescono i costi di gestione per trasporti, strutture e ristorazione, dall’altro diminuisce la domanda, poiché le famiglie, colpite dall’inflazione, riducono le spese non essenziali come viaggi e vacanze.</p>
<p>Il risultato è dunque un cambiamento nelle abitudini: si viaggia meno, si scelgono destinazioni più vicine, si accorciano le vacanze. Il comparto turistico, che aveva appena iniziato a riprendersi dopo la pandemia, si trova così ad affrontare una nuova fase di incertezza. Tra costi in aumento e domanda in calo, il rischio, <strong>conclude Guzzi</strong>, è quello di un rallentamento duraturo, che potrebbe ridefinire in profondità il modo di viaggiare e l’equilibrio stesso del settore.</p>
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