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	<title>Giuseppe Lombardo Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 16 Nov 2024 17:13:44 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Palazzo di giustizia di Reggio Calabria, Lombardo: &#8216;Ampliare organici e coprire posizioni vacanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 08:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ben venga parlare del futuro, delle nuove strutture, delle soluzioni bioclimatiche avveniristiche, ma non dobbiamo dimenticare il presente. Ampliare gli organici e coprire le posizioni vacanti è la risposta immediata. È il miglior modo per ringraziare i numerosi magistrati, spesso giovanissimi, che lavorano in questo distretto in condizioni difficili. Li ringrazio per il loro impegno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ben venga parlare del futuro, delle nuove strutture, delle soluzioni bioclimatiche avveniristiche, ma non dobbiamo dimenticare il presente. Ampliare gli organici e coprire le posizioni vacanti è la risposta immediata. È il miglior modo per ringraziare i numerosi magistrati, spesso giovanissimi, che lavorano in questo distretto in condizioni difficili. Li ringrazio per il loro impegno e per l’eccezionale contributo che hanno dato nel contrasto alla &#8216;Ndrangheta, a livello nazionale e internazionale, così come alle altre forme di criminalità ordinaria. Meritano spazi di lavoro adeguati, e il nuovo Palazzo di Giustizia sarà, soprattutto, la loro casa&#8221;.<br />
</em>Così ha dichiarato il Procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, <strong>Giuseppe Lombardo</strong>, durante l’incontro per l’avvio imminente dei lavori di completamento del nuovo Palazzo di Giustizia. &#8220;<em>Operare quotidianamente in spazi inadeguati, come quelli attuali del Palazzo Cedir, mi spinge a riflettere sulle difficoltà che ogni giorno incontrano gli operatori della giustizia. Le aule di udienza sono invivibili, troppo piccole e prive di una climatizzazione adeguata. Questo, sommato al sovraccarico di lavoro dei magistrati e dei pubblici ministeri, acuito da organici sottodimensionati, risulta insostenibile. Da anni, infatti, i parametri organici non considerano l’eccezionale complessità criminale di questo territorio, che presenta la più alta densità mafiosa in Europa. A ciò si aggiunge la cronica carenza di personale, con numeri sconcertanti per una nazione come l’Italia</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>L&#8217;avvio della fase di completamento del Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria</em> &#8211; ha continuato &#8211; <em>è una notizia straordinaria. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Giustizia hanno assunto un impegno preciso per concludere l&#8217;opera pubblica entro il 2027. Durante la presentazione, è emersa con forza l’importanza simbolica di questa iniziativa: nella terra in cui è nata la &#8216;Ndrangheta, e da cui si è propagata nel mondo come modello criminale, la disponibilità di strutture adeguate per l’amministrazione della giustizia è fondamentale. È in questo modo che lo Stato ribadisce la propria autorevolezza, dimostra la propria capacità di operare e fornire risposte concrete&#8221;. </em></p>
<p><em><br />
</em>Come sottolineato dalla Presidente della Corte di Appello,<strong> Caterina Chiaravalloti</strong>, <em>&#8220;il 55% di scopertura in appello è una cifra drammatica, che grava sulle risorse disponibili generando un carico di lavoro insopportabile</em>&#8220;. Lombardo ha inoltre posto l’attenzione sul 27% di scopertura nell&#8217;organico della Procura della Repubblica, evidenziando come la Direzione distrettuale antimafia abbia perso cinque magistrati negli ultimi mesi, solo parzialmente sostituiti tramite soluzioni interne.<br />
Infine, il procuratore Lombardo ha ribadito che &#8220;<em>l&#8217;auspicio è che da oggi si riparta, perché Reggio Calabria ha bisogno di un Palazzo di Giustizia all&#8217;altezza del suo ruolo nazionale nel contrasto alla più grave forma di criminalità mafiosa, quella della &#8216;Ndrangheta. Lavoriamo ogni giorno superando spazi limitati e sfide enormi. Reggio Calabria potrà amministrare giustizia solo con organici coperti adeguatamente. Realizzare questo Palazzo è il primo e più importante strumento di contrasto alla &#8216;Ndrangheta<strong>&#8220;</strong>.<br />
</em></p>
<h4><strong>Una situazione mai migliorata</strong></h4>
<p>Al Tribunale di Reggio Calabria, come spiegato dal presidente <strong>Maria Grazia Arena</strong> nel 2021, si è costretti a fare i &#8220;<em>salti mortali&#8221;</em> per celebrare le udienze. Una situazione esasperante aggravata anche dalla condizione degli &#8216;spazi&#8217;. La prima pietra del nuovo palazzo di giustizia è stata posata quasi vent&#8217;anni fa e l’opera non è stata mai completata. Nel 2021 la presidente l’aveva definita “<em>il simbolo del fallimento dello Stato in terra di mafia”.<br />
</em>“<em>Siamo allocati al Cedir</em> &#8211; aveva spiegato Arena &#8211; <em>che è un palazzo di proprietà del Comune, non progettato per essere un ufficio giudiziario. Abbiamo più magistrati che aule, eppure al dibattimento celebriamo 110 udienze al mese, facendo i salti mortali. Dividiamo l’aula bunker con la Corte d’Appello”.<br />
</em>Ma è stata la riforma Cartabia ad aver dato il colpo di grazia: &#8220;<em>un errore enorme</em>&#8221; l&#8217;ha definita il procuratore generale <strong>Gerardo Dominijanni</strong>, poiché Reggio Calabria potrebbe diventare la &#8216;capitale dell&#8217;impunità&#8217;.<br />
I numeri parlano chiaro: &#8220;<em>Se escludiamo i reati di &#8216;Ndrangheta per i quali si applica un regime speciale, alla data del 1° luglio 2021 pendevano in Corte, presso le due sedi penali, 7083 processi per reati comuni. Alla data del 30 giugno 2022, ovvero dopo un anno, ne sono stati decisi 1340, di cui 452 definiti entro il limite massimo dei tre anni. Dunque</em> &#8211; ha spiegato Dominijanni &#8211; <em>su 7083 fascicoli oggi per 6631 dovrebbe essere dichiarata improcedibilità, ovvero l&#8217;85% del totale</em>&#8220;. Un effetto dirompente, &#8220;<em>nel senso che potranno sopravvenire numerose pronunzie di improcedibilità per l&#8217;obiettiva impossibilità di celebrare i giudizi nei termini stabiliti&#8221;.<br />
</em>Comunque lo si voglia vedere il dato è oggettivo: il distretto giudiziario di Reggio Calabria è stato completamente abbandonato a sé stesso in un territorio dove la &#8216;Ndrangheta spadroneggia. E intanto a Roma si discute su come limitare le intercettazioni, separare le carriere dei magistrati, mettere il bavaglio a pm e stampa e introdurre la responsabilità civile per i magistrati.<br />
(<em>Fonte: antimafiaduemila)</em></p>
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		<title>Reggio Calabria, il procuratore Giuseppe Lombardo: da Commissioni totale mancanza di risposte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 13:23:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Io domani vado all’estero per essere audito da un Parlamento europeo che vuole sapere da me oggi la ‘ndrangheta che cos’è. Tutto questo in Italia non è mai accaduto e il Parlamento italiano non ci ha invitato mai”. Non ha usato giri di parole il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo intervenuto, assieme al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Io domani vado all’estero per essere audito da un Parlamento europeo che vuole sapere da me oggi la ‘ndrangheta che cos’è. Tutto questo in Italia non è mai accaduto e il Parlamento italiano non ci ha invitato mai”. Non ha usato giri di parole il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria <strong>Giuseppe Lombardo</strong> intervenuto, assieme al giornalista e conduttore di <em>Report</em> <strong>Sigfrido Ranucci</strong>, ai &#8220;Dialoghi con la magistratura&#8221;, l&#8217;incontro moderato dalla presidente dell&#8217;Anm di Reggio Calabria <strong>Caterina Asciutto</strong>.</p>
<p>“Al Parlamento italiano – ha aggiunto – non interessa sapere oggi la ‘ndrangheta che cos’è e come si può contrastare efficacemente e quando siamo stati uditi nelle varie commissioni Giustizia e abbiamo posto il problema dicendo ‘attenzione abbiamo difficoltà a comprendere questo fenomeno perché immaginare che sia un fenomeno criminale come tanti altri è un enorme errore’, abbiamo assistito alla totale mancanza di risposte. Confrontiamoci, ma facciamolo però ragionando su dati concreti”.</p>
<p>Lombardo si è anche soffermato sui temi della giustizia e, in particolare, sulla separazione della carriere in magistratura, la riforma che oggi ha ricevuto il primo sì della Commissione Affari costituzionali della Camera. “L’obiettivo vero a cui tende purtroppo la riforma della giustizia non è quello di separare formalmente il pubblico ministero dal giudice. Il problema – ha spiegato il procuratore – è togliere, al confronto che l’indagato e l’imputato hanno con il pm, la immediata rappresentazione di aver davanti il primo baluardo della giurisdizione. E questo è pericolosissimo soprattutto nel momento in cui non può esistere un sistema in cui il pm non è più parte della giurisdizione. Separare le carriere significa dire al pubblico ministero ‘tu giudice non sei’ e questo è un problema per l’utente del sistema giustizia che incontrerà un giudice molto tempo dopo rispetto a quello che fa ora”.</p>
<p>Per Lombardo, dietro “l’utilizzo spesso e volentieri di formule che hanno importanti ricadute giornalistiche, c’è molto altro. Diciamocelo con chiarezza. Andando a verificare con la dovuta attenzione quelli che sono i progetti di riforma, tanto di iniziativa parlamentare, quanto di iniziativa governativa e di iniziativa popolare, come quello portato avanti dalle camere penali, io noto un obiettivo ulteriore. Andando oltre la separazione delle carriere, si inquadra quello che sarà il nuovo assetto dei Consigli superiori della magistratura con la modifica dell’attuale percentuale tra laici e togati. Nel momento in cui leggiamo in quei progetti che il rapporto non è più un terzo e due terzi ma è paritario, sostanzialmente per quelle che sono le regole attuali che governano il Csm, significa che la componente togata è tendenzialmente sempre in minoranza. E questo non è un messaggio corretto”. Analizzando i problemi della giustizia, secondo il procuratore di Reggio Calabria, piuttosto “noi viviamo costantemente di fronte ad una instabilità normativa pericolosa, palesemente in contrasto con quelli che sono i principi cardine del nostro sistema costituzionale. Non è immaginando un pm che fa una carriera diversa dal giudice che si arriva a rendere più efficiente il sistema giustizia. Bisognerebbe avere la correttezza di fondo di ragionare su dati specifici. Il lavoro che si sta facendo in Parlamento serve ma occorre partire da dati reali. Ho una paura, un timore molto serio: che separare il pm dal giudice aumenterà quello che oggi viene considerato l’enorme potere delle Procure. Il pm non può rischiare di trovarsi in mano un potere che non sia costantemente verificato dal contatto con il suo giudice. Questo è assolutamente indispensabile, è un punto di equilibrio al quale nessuno di noi può rinunciare indipendentemente dal fatto che il pubblico ministero separato possa avere un suo Csm e possa domani diventare sottoposto a tutta una serie di indicazioni che provengono dal potere esecutivo. Il vero rischio che si corre è un riassetto complessivo tra i poteri dello Stato”.</p>
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		<title>Processo &#8216;ndrangheta stragista, procuratore Lombardo: Ecco perchè il pentito Romeo scelse di ritrattare</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-ndrangheta-stragista-procuratore-lombardo-ecco-perche-il-pentito-romeo-scelse-di-ritrattare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nel processo «&#8217;Ndrangheta stragista», il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo (nella foto) ha depositato una nota dei carabinieri da cui emerge che il collaboratore di giustizia Annunziato Romeo, nella precedente udienza, ha ritrattato le sue dichiarazioni perché minacciato dagli esponenti di vertice delle cosche di Platì. È quanto emerso in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nel processo «&#8217;Ndrangheta stragista», il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo (<em>nella foto</em>) ha depositato una nota dei carabinieri da cui emerge che il collaboratore di giustizia Annunziato Romeo, nella precedente udienza, ha ritrattato le sue dichiarazioni perché minacciato dagli esponenti di vertice delle cosche di Platì. È quanto emerso in aula nel processo che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise d’Appello e che vede imputati Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone condannati in primo grado all’ergastolo per l’omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo avvenuto nel 1994.</p>
<p>Nell’informativa, redatta dal colonnello Massimiliano Galasso comandante del Reparto operativo dei carabinieri, emerge che «il comportamento reticente del Romeo durante l’esame dibattimentale del primo giugno 2022 sia certamente collegato ad una convocazione di quest’ultimo da parte di esponenti del mandamento jonico, in particolare del territorio di Platì». Una convocazione che sarebbe avvenuta dopo che Romeo, a volto coperto, ha rilasciato un’intervista a una trasmissione andata in onda nel maggio 2021 su «Sky-Tv8».<br />
Secondo gli inquirenti, il pentito sarebbe stato riconosciuto grazie al «tratto finale dell’orecchio sinistro». Sono emersi, inoltre, «elementi di convergenza» tra l’intervista rilasciata da Romeo e le dichiarazioni dello stesso in un interrogatorio del 16 maggio 1996 all’allora sostituto procuratore della Dda Roberto Pennisi e all’ex dirigente della Squadra mobile Mari Blasco.</p>
<p>Interrogatorio il cui verbale, «debitamente sottoscritto», non è in possesso dei carabinieri che hanno recuperato il «solo file in formato elettronico acquisito dalla banca dati Sidda-Sidna presso gli uffici della Procura». Sia nell’intervista che in quell&#8217;interrogatorio, Romeo ha riferito sull&#8217;esistenza «di una componente apicale della &#8216;ndrangheta, all’interno della quale &#8211; si legge nell’informativa &#8211; operano, in maniera occulta, figure professionali di altissimo livello, legate ad apparati deviati delle istituzioni, massoneria e servizi di sicurezza».</p>
<p>Palesando «le proprie preoccupazioni su quanto emerso dalla trasmissione», dopo la messa in onda dell’intervista, Romeo ha contattato uno dei due giornalisti il quale ha avvertito la Procura circa le confidenze ricevute dal collaboratore secondo cui «le consorterie criminali della piana di Gioia Tauro si sono adirate le per suo compromettenti dichiarazioni, precisando che le famiglie sono state allertate da un professionista (avvocato) originario di Milano il quale avrebbe preso contatti con un legale di Palmi, affinché quest’ultimo interessasse, tramite i canali di &#8216;ndrangheta, gli esponenti della consorteria di Platì».<br />
Nunziatino Romeo, inoltre, avrebbe detto alla giornalista di aver incontrato «il sedicente avvocato di Palmi il quale gli ha riferito di aver interloquito sul punto con l’avvocato Romeo di Reggio Calabria», identificato secondo i carabinieri in «Paolo Romeo, recentemente condannato in primo grado nel processo &#8216;Gothà a 25 anni di reclusione perché ritenuto elemento di vertice della componente &#8216;riservata&#8217; della &#8216;ndrangheta». Il processo è stato poi rinviato al 4 luglio.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta stragista: &#8220;Dietro &#8216;Falange armata&#8217; mafie e servizi deviati, sigla usata per omicidio del giudice Scopelliti&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-stragista-dietro-falange-armata-mafie-e-servizi-deviati-sigla-usata-per-omicidio-del-giudice-scopelliti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 15:15:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fu Totò Riina, durante il vertice di Enna , tra il 1991 e il 1992, a comunicare ai presenti che ogni attentato attuato da Cosa Nostra doveva essere segnalato con la sigla Falange Armata, sigla utilizzata in Calabria per la prima volta il 9 agosto 1991 con l&#8217;omicidio del sostituto procuratore della Cassazione, Antonino Scopelliti&#8221;. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fu Totò Riina, durante il vertice di Enna , tra il 1991 e il 1992, a comunicare ai presenti che ogni attentato attuato da Cosa Nostra doveva essere segnalato con la sigla Falange Armata, sigla utilizzata in Calabria per la prima volta il 9 agosto 1991 con l&#8217;omicidio del sostituto procuratore della Cassazione, Antonino Scopelliti&#8221;. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nel corso del dibattimento di appello in cui sono imputati il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, e Rocco Santo Filippone, individuato dagli investigatori come &#8216;uomo di fiducia&#8217; dei Piromalli di Gioia Tauro, già condannati in primo grado all&#8217;ergastolo per il duplice omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo.</p>
<p>Il processo è in corso a Reggio Calabria. Secondo il magistrato, &#8220;un&#8217;entità dei servizi deviati autorizzò &#8216;ndrangheta e Cosa nostra a utilizzare la sigla&#8221;. Lombardo ha approfondito, alla luce dei verbali dei collaboratori di giustizia Antonio Schettini, &#8220;uomo di fiducia per il narcotraffico del clan Papalia&#8221;, Annunziatino Romeo e Antonino Fiume, la cointeressenza tra &#8216;ndrangheta e Cosa Nostra in ordine al periodo delle stragi, e l&#8217;origine della sigla &#8216;falange armata&#8217;, &#8220;nota come Falarm &#8211; ha detto Lombardo &#8211; che insieme al Gos (gruppi operativi speciali) e Nac (Nucleo azioni coperte), costituiva la sezione K della settima divisione del Sismi e la Gladio&#8221;. Il rappresentante della pubblica accusa, &#8220;a seguito della deposizione dell&#8217;ex ambasciatore Francesco Paolo Fulci nel corso del processo di primo grado ed all&#8217;approfondimento delle dichiarazioni dei collaboratori&#8221;, ha comunicato che saranno resi a disposizione della Corte d&#8217;Appello, presieduta da Bruno Muscolo, &#8220;i sedici nomi che ne gestivano le attività. Qui non si tratta di responsabilità istituzionali &#8211; ha sottolineato Giuseppe Lombardo &#8211; ma di precise responsabilità individuali&#8221;. </p>
<p>La pubblica accusa, inoltre, ha tratteggiato il legame strategico della &#8216;componente riservata&#8217; della &#8216;ndrangheta, costituito &#8220;dai Piromalli, i De Stefano, i Mancuso e i Papalia&#8221;, che a Nicotera (VV), in un villaggio turistico &#8211; secondo quanto riferito dal pentito Franco Pino &#8211; si incontrarono nel 1992, per valutare la richiesta di Cosa Nostra di partecipare alle stragi di quegli anni. &#8220;Falange Armata &#8211; ha detto Lombardo &#8211; è la sigla usata anche per confondere le ragioni vere dell&#8217;omicidio dell&#8217;operatore carcerario Umberto Mormile, assassinato su mandato del boss di Platì, Domenico Papalia&#8221;. Mormile, ha detto il magistrato, &#8220;si rifiutava di rilasciare relazioni di servizio in favore della condotta di Papalia&#8221;. Lombardo ha dedicato un capitolo della sua relazione &#8211; riporta l&#8217;Agi &#8211; anche al doloroso periodo dei sequestri di persona. &#8220;I proventi di quella attività criminosa &#8211; ha affermato &#8211; venivano divisi al 50% tra la &#8216;ndrangheta e i così detti &#8216;poteri occulti&#8217;, fino a che non fu deciso di rinunciare definitivamente a quel tipo di reato per &#8216;disposizioni dall&#8217;alto'&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ndrangheta-stragista-dietro-falange-armata-mafie-e-servizi-deviati-sigla-usata-per-omicidio-del-giudice-scopelliti/">&#8216;Ndrangheta stragista: &#8220;Dietro &#8216;Falange armata&#8217; mafie e servizi deviati, sigla usata per omicidio del giudice Scopelliti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>VIDEO-Lombardo: esistono strumenti normativi per combatterla, ma è necessaria &#8220;revisione&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-lombardo-esistono-strumenti-normativi-per-combatterla-ma-e-necessaria-revisione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2021 10:38:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; &#8220;Noi abbiamo strumenti normativi straordinari, quindi le leggi esistenti sono assolutamente efficaci ma necessitano dopo molti anni dalla loro entrata in vigore, a mio modo di vedere, di un percorso di revisione, che non significa stravolgerle, non significa cancellarle, significa bensì ripensarle, magari anche confermarle senza modifiche, in relazione a quelle che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-167366-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/09/GiuseppeLombardo.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/09/GiuseppeLombardo.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/09/GiuseppeLombardo.mp4</a></video></div>
<p>Lamezia Terme &#8211; &#8220;Noi abbiamo strumenti normativi straordinari, quindi le leggi esistenti sono assolutamente efficaci ma necessitano dopo molti anni dalla loro entrata in vigore, a mio modo di vedere, di un percorso di revisione, che non significa stravolgerle, non significa cancellarle, significa bensì ripensarle, magari anche confermarle senza modifiche, in relazione a quelle che sono le caratteristiche nuove che le mafie da molti anni dimostrano di avere. Io un percorso in questa direzione cercherei di avviarlo anche rapidamente per poter beneficiare ancora oggi di strumenti particolarmente evoluti e attuali.&#8221; Lo dice Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria partecipando a Trame.10  Festival di libri sulle mafie che si tiene a Lamezia Terme fino al 5 settembre.</p>
<p>A parere di Lombardo &#8220;E&#8217; impossibile rispondere a quelle che sono le strategie politiche della &#8216;ndrangheta, o meglio le possiamo analizzare soltanto rispetto al passato. Certamente la &#8216;ndrangheta guarda con attenzione a certi percorsi evolutivi anche all&#8217;interno delle corse politiche. Ma attenzione, qui non bisogna criminalizzare la politica come non bisogna criminalizzare mai la pubblica amministrazione nel suo complesso. In passato sono stati accertati comportamenti infedeli di politici e pubblici amministratori come in tante altre categorie. Speriamo che il sistema democratico tenga, rispetto a quelli che sono appetiti sempre attuali delle organizzazioni mafiose e la &#8216;ndrangheta è una di quelle più attente a determinati scenari, quindi non possiamo che tenere altissima l&#8217;attenzione e immediatamente di individuare quei focolai che vanno bonificati.&#8221;- conclude Giuseppe Lombardo.</p>
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