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	<title>gdf torino Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 May 2024 10:02:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Torino, operazione &#8220;Falso Rotante&#8221;: maxi sequestro di ricambi contraffatti per auto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-torino-operazione-falso-rotante-maxi-sequestro-di-ricambi-per-auto-contraffatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2024 09:57:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino hanno portato a termine una vasta operazione a contrasto della contraffazione nel settore dell’automotive, nel corso della quale sono state sopposte a sequestro circa 500 mila parti di ricambio per auto recanti le effigi contraffatte delle più note case automobilistiche nazionali e internazionali (Fiat, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino hanno portato a termine una vasta operazione a contrasto della contraffazione nel settore dell’automotive, nel corso della quale sono state sopposte a sequestro circa 500 mila parti di ricambio per auto recanti le effigi contraffatte delle più note case automobilistiche nazionali e internazionali (Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Citroen, Opel, Peugeot, Dacia, Skoda, Ford, Volkswagen, Toyota, Nissan, Renault, Seat, Iveco, Chevrolet), nonché numerosi macchinari e stampi utilizzati per l’illecita produzione. Le indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino sotto il coordinamento della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, sono state inizialmente condotte attraverso approfondimenti alle banche dati a disposizione del Corpo nonché estese attività di appostamento e osservazione. Le stesse hanno permesso di ricostruire l’intera filiera produttiva e commerciale del falso, consentendo di individuare, oltre alle aziende produttrici dei pezzi di ricambio, numerose imprese dedite alla distribuzione degli stessi, anche attraverso piattaforme dell’e-commerce.</p>
<p>In tale contesto, anche con il supporto di altri Reparti del Corpo, sono state eseguite su tutto il territorio nazionale molteplici perquisizioni su disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente, in particolar modo in Piemonte, Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Lombardia e Toscana, relativamente non solo agli stabilimenti di produzione piemontesi ma anche a tutti i rivenditori all’ingrosso e al dettaglio individuati. I ricambi oggetto dei sequestri effettuati sono risultati riconducibili alla componentistica per auto, quali copricerchi, coprimozzo, stemmi, elementi ornamentali e tuning per carrozzeria, riproducenti &#8211; senza il possesso di alcuna licenza/autorizzazione &#8211; i marchi rientranti nell’alveo del diritto della proprietà industriale delle citate case automobilistiche. Le investigazioni hanno in particolare consentito di individuare e disarticolare l’anello iniziale dell’illecita filiera: i “falsi” ricambi per auto venivano prodotti in capannoni industriali siti in provincia di Torino, al cui interno sono state scoperte 13 linee di produzione, pienamente operative e professionali, costituite da diversi macchinari per lo stampaggio, la pressatura, la verniciatura, la serigrafia e la tampografia dei prodotti realizzati. Tali linee di produzione sono state pertanto sottoposte a sequestro preventivo, anche al fine di impedire il protrarsi delle lavorazioni delittuose, apponendo il vincolo cautelare su 28 macchinari industriali e 449 stampi utilizzati per riprodurre i marchi delle citate case automobilistiche.</p>
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<p>Nel corso delle operazioni di perquisizione presso i predetti opifici, i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino hanno inoltre individuato un’area di stoccaggio “occulta” utilizzata da una delle imprese coinvolte, rinvenuta presso i magazzini di una società di logistica (estranea alle contestazioni penali), ove erano stati affittati spazi per oltre 700 mq per depositare i ricambi contraffatti realizzati nonché i copricerchi destinati alla illecita marchiatura. L’operazione di servizio, nel suo complesso, ha pertanto consentito di individuare e sottoporre a sequestro circa 500 mila pezzi di ricambio contraffatti e le intere linee produttive delle 2 citate fabbriche torinesi (facendone cessare le lavorazioni illecite), per un controvalore commerciale stimabile in oltre 8 milioni di euro. Sono 20, in tutto, i soggetti indiziati per i reati per cui si procede, i quali &#8211; fatta salva la presunzione di innocenza fino a compiuto accertamento delle condotte ascritte &#8211; dovranno rispondere innanzi all’Autorità giudiziaria, in concorso, dei delitti di fabbricazione e commercio di prodotti contraffatti, con l’aggravante di averli commessi in modo sistematico e attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate, e di ricettazione.</p>
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		<title>VIDEO- &#8216;Ndrangheta e colletti bianchi: eseguite 5 misure cautelari a Torino per estorsione aggravata dal metodo mafioso e truffa ai danni dello Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 08:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino, con il coordinamento della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia torinese, hanno dato esecuzione, nel capoluogo piemontese e provincia, a un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale per l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 5 soggetti (3 in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino, con il coordinamento della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia torinese, hanno dato esecuzione, nel capoluogo piemontese e provincia, a un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale per l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di 5 soggetti (3 in carcere e 2 con obbligo di dimora), gravemente indiziati della commissione &#8211; in concorso e a vario titolo &#8211; di reati di estorsione e trasferimento fraudolento di valori aggravati dal metodo mafioso nonché di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e bancarotta fraudolenta. Le pertinenti investigazioni sono state curate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, con il ricorso a complessi e articolati accertamenti di polizia giudiziaria, compiuti anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali ed estese attività di osservazione e pedinamento. Le stesse sono state avviate nel quadro delle risultanze di pregresse attività investigative (in particolare le operazioni “Carminius” e “Fenice”), che, nel corso del 2019, portarono a decapitare una cellula di ‘ndrangheta vibonese attiva in provincia di Torino. Le indagini intraprese hanno portato all’individuazione di diversi soggetti vicini agli ambienti della ‘ndrangheta piemontese e ai limiti dell’intraneità nella stessa nonché di un esponente di rilievo del citato sodalizio criminale, già condannato per mafia e oggi deceduto.</p>
<p>Gli approfondimenti svolti hanno consentito di raccogliere significativi elementi indiziari di come, in ipotesi d’accusa, i citati personaggi, avvalendosi anche della fattiva collaborazione di “colletti bianchi”, avrebbero posto in essere le suddette condotte delittuose. In particolare sono state ricostruite diverse ipotesi di intestazioni fittizie di aziende, effettuate con l’aggravante di agevolare l’associazione mafiosa ‘ndranghetista operante in Piemonte. Tali operazioni sarebbero state effettuate con la complicità di più soggetti e con l’ausilio di liberi professionisti, ricorrendo a prestanome per celare il vero dominus delle imprese, il quale avrebbe agito al fine di agevolare l’associazione ‘ndranghetista cui era organico ed eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali, essendo egli stato destinatario di una condanna definitiva per associazione di tipo mafioso. Alcune delle suddette società sarebbero state altresì utilizzate per la commissione di truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche nel periodo pandemico. I personaggi coinvolti, infatti, mediante artifizi e raggiri, sarebbero riusciti a ottenere in maniera fraudolenta finanziamenti a fondo perduto e garanzie statali per la percezione di finanziamenti bancari, ai sensi della vigente normativa emergenziale. Tali operazioni illecite avrebbero avuto, a fattor comune, l’obiettivo di far ottenere i “sostegni” finanziari pubblici al citato elemento di spicco della ‘ndrangheta piemontese sottoposto alle indagini, cui egli non avrebbe potuto avere accesso in ragione della condanna riportata per il delitto di cui all’art. 416-bis c.p. e della sottoposizione a misure di prevenzione. Alcune delle suddette truffe sarebbero state commesse con il fattivo contributo di un “colletto bianco” (destinatario della misura dell’obbligo di dimora), dipendente di un locale ente territoriale, risultato avere &#8211; per quanto emerso nel corso delle investigazioni &#8211; assidui contatti con personaggi vicini al mondo ‘ndranghetista e in grado di riconoscerne l’appartenenza o la contiguità allo stesso.</p>
<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-223766-2" width="696" height="394" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/12/operazione-gdf-Torino.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/12/operazione-gdf-Torino.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2023/12/operazione-gdf-Torino.mp4</a></video></div>
<p>Emblematico, ai fini della descrizione del modus operandi dei soggetti coinvolti nelle indagini in argomento, è apparso il vero e proprio atto “predatorio” commesso (in ipotesi d’accusa) all’interno del mercato ortofrutticolo di Grugliasco (TO), consistente nell’estorsione &#8211; aggravata dal metodo mafioso &#8211; posta in essere nei confronti del titolare di uno stand, attraverso la quale gli indagati sono riusciti ad acquisire, senza alcun corrispettivo, una (ulteriore) attività economica nel Centro Agroalimentare torinese. In tal modo essi hanno potuto eliminare un concorrente e rafforzare la propria posizione commerciale nel mercato, grazie all’aumento degli spazi controllati. Dopo i fatti estorsivi commessi nei confronti del titolare dello stand e prima di procedere all’acquisizione formale della sua azienda, gli indagati avrebbero posto in essere un’operazione di fittizia intestazione a prestanome delle quote della società acquirente. I sodali avrebbero poi operato all’interno del mercato con la predetta società anche instaurando legami e scambi con altri esponenti qualificati della ‘ndrangheta, procedendo (come sovente avviene nelle dinamiche operative delle organizzazioni criminali) a distrarne e dissiparne progressivamente il patrimonio, peraltro senza onorare i debiti commerciali e con sistematica evasione fiscale e contributiva. Il tutto al premeditato scopo di massimizzare il profitto a discapito di concorrenza, creditori, Erario ed enti previdenziali. Atteso che simili condotte avrebbero prevedibilmente portato &#8211; come successivamente effettivamente disposto dal Tribunale di Torino &#8211; al fallimento della società, le relative quote sono state artatamente trasferite a un altro soggetto terzo (cittadino extracomunitario e privo di mezzi finanziari), il quale, a fronte di un esiguo compenso, si sarebbe addossato tutte le connesse responsabilità civili e penali. Ferma restando la presunzione di innocenza fino a compiuto accertamento delle responsabilità, si evidenzia che il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Torino ha disposto il provvedimento cautelare in argomento ravvisando in capo agli indagati i gravi indizi di colpevolezza nonché il pericolo di fuga e di reiterazione delle condotte criminali. L’attività svolta conferma il costante impegno assicurato dalla Guardia di Finanza nel contrasto alla criminalità economica e organizzata, al fine di intercettare e reprimere ogni forma di inquinamento dell’economia legale e di salvaguardare gli operatori economici e i cittadini onesti.</p>
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		<title>VIDEO- Operazione &#8220;Terra promessa”: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sette arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 09:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-201907-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/12/Terrapromessa.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/12/Terrapromessa.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/12/Terrapromessa.mp4</a></video></div>
<p>Dalla mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino hanno dato esecuzione, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, a un’ordinanza di custodia cautelare personale, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo piemontese nei confronti di 7 persone (3 in carcere e 4 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate della commissione di una pluralità di reati, tra cui l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la truffa aggravata in danno dello Stato, la falsità ideologica e la sostituzione di persona, nonché al sequestro preventivo, disposto dalla medesima Autorità giudiziaria, dei profitti illeciti conseguiti dagli indagati, pari a circa 150 mila euro.</p>
<p>L’attività (avviata nei primi mesi del 2020) si inquadra nell’operazione denominata “Terra Promessa”, che &#8211; dopo estesi e prolungati accertamenti di polizia giudiziaria, condotti anche attraverso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali &#8211; ha portato all’individuazione di un presunto sodalizio criminale, articolato in un nucleo associativo di 3 persone (due di nazionalità egiziana e una rumena) e altri 4 soggetti tra loro strettamente collegati (due italiani, un bengalese e un egiziano), in ipotesi di accusa operante principalmente su Torino, ma con ramificazioni anche in altre province piemontesi e nelle regioni limitrofe, organizzato e strutturato al fine di commettere una serie indeterminata dei suddetti reati.</p>
<p>Le indagini hanno consentito di acquisire elementi di prova in ordine all’esistenza di un presunto sodalizio che avrebbe stabilmente operato per un lungo arco temporale (almeno un decennio), durante il quale avrebbe esercitato sistematicamente le proprie attività illecite attraverso una struttura amministrativa presente e riconoscibile sul territorio, avvalendosi di diversi soggetti giuridici (imprese e società) fittizi e inattivi, variamente utilizzati, tra l’altro, per l’attivazione di rapporti di lavoro simulati, la predisposizione di fittizie dichiarazioni di disponibilità ad assumere e la stipula di finti contratti di locazione immobiliare. Ciò, in via generale, allo scopo di predisporre atti e documenti utili a ottenere indebitamente rilasci e rinnovi di permessi di soggiorno nonché prestazioni economiche, di varia natura, non spettanti, dall’INPS e dall’Agenzia delle entrate, a beneficio di una moltitudine di soggetti extraunionali, le cui identità i sodali avrebbero utilizzato per attivare a loro nome credenziali di accesso ai canali dei predetti Enti ovvero conti correnti e carte di pagamento su cui far confluire le somme illecitamente ottenute.</p>
<p>In particolare, dalle investigazioni è emerso come i componenti del citato nucleo associativo avrebbero avuto la gestione diretta di due Centri di Assistenza Fiscale (CAF) ubicati nella città di Torino, con uffici realmente operanti, i quali in ipotesi di accusa avrebbero costituito i veri e propri punti di riferimento della presunta attività illecita, ben noti nell’ambito delle comunità cui essi si rivolgevano (principalmente quella di etnia egiziana, ma anche bangladese, senegalese, pakistana e nepalese).</p>
<p>Avvalendosi di tale struttura amministrativa, gli indagati avrebbero posto in essere una sistematica e continuativa attività di predisposizione, in assenza dei presupposti previsti, della documentazione necessaria per ottenere il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno per l’ingresso o la permanenza in Italia di cittadini extraunionali, nonché per captare benefici economici riconosciuti dallo Stato, sotto forma di reddito di cittadinanza, indennità di maternità, bonus baby sitter, bonus fiscali, bonus e sostegni al reddito in relazione al “Covid”, NASPI (nuovo assegno sociale per l’impiego) e rimborsi IRPeF. L’organizzazione si sarebbe, peraltro, avvalsa della collaborazione e dei servizi professionali di altre persone, anche di nazionalità italiana.</p>
<p>Dai numerosi episodi di presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di truffa ai danni dello Stato individuati dalle Fiamme Gialle nell’arco temporale oggetto di indagine sono emersi elementi per ritenere in ipotesi accusatoria che ai cittadini stranieri che si rivolgevano al sodalizio per regolarizzare la propria posizione sul territorio nazionale venissero chiesti corrispettivi in denaro (qualificandoli come “tasse”, in genere ammontanti a 1.000 euro per “pratica”), evidenziando la prospettiva di ottenere, in cambio, “ritorni” ben più importanti attraverso la percezione (indebita) di provvidenze da parte dello Stato italiano. Il canale di trasmissione delle pratiche verso gli organi preposti sarebbe stato poi assicurato dai due CAF dell’associazione, oggi sottoposti a sequestro dai militari operanti.</p>
<p>Parallelamente, gli indagati avrebbero gestito un articolato complesso di società “fantasma” (attive soprattutto in Piemonte), attraverso cui costituire finte posizioni lavorative di braccianti agricoli o collaboratori familiari. In proposito, sono state individuate 65 false posizioni lavorative e oltre 600 certificazioni uniche non veritiere, per un ammontare certificato di oltre 6,5 milioni di euro, utilizzate sia per precostituire posizioni reddituali inesistenti sia per favorire l’ingresso nel territorio dello Stato di cittadini stranieri e ottenere indebiti rimborsi fiscali. Le assunzioni fittizie avrebbero, inoltre, generato, negli anni, debiti nei confronti dell’INPS per un totale di circa 350 mila euro, dovuti al mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.</p>
<p>E’ stato, altresì, possibile ricostruire flussi finanziari verso l’estero, tra il 2015 e il 2020, per oltre mezzo milione di euro, che i principali indagati sarebbero riusciti a “esportare” nonostante i consistenti debiti previdenziali dagli stessi accumulati.</p>
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		<title>GdF Torino: bookmaker maltese operava sul territorio nazionale in completa evasione d’imposta, eseguito sequestro preventivo per oltre 2 mln di euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 08:24:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[bookmaker maltese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza di Torino ha eseguito, all’esito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, il decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca del profitto del reato, di oltre 2.000.000 di euro, nei confronti di un bookmaker maltese operante, fin dal 2016, nella raccolta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza di Torino ha eseguito, all’esito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, il decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca del profitto del reato, di oltre 2.000.000 di euro, nei confronti di un bookmaker maltese operante, fin dal 2016, nella raccolta di scommesse, sul territorio nazionale, in totale evasione d’imposta.</p>
<p>L’operazione, denominata “Hidden Bet”, è stata sviluppata dal Gruppo Torino e dal dipendente 2° Nucleo Operativo Metropolitano a decorrere dal giugno 2021 e, nell’ipotesi accusatoria, ha permesso di individuare un “centro scommesse” su eventi sportivi, ippici e virtual games, che avrebbe operato occultamente attraverso numerosi bet point, situati in tutta Italia, i quali si occupavano, come mono mandatari, della raccolta “fisica” delle giocate, mettendo a disposizione i propri portali web, assumendosi, in parte, il rischio d’impresa a fronte del riconoscimento di una percentuale sulle prestazioni rese.</p>
<p>Tali caratteristiche, allo stato delle indagini, riscontrate in capo all’impresa maltese, sulla base di quanto previsto dalla vigente normativa, sia internazionale, sia nazionale, hanno permesso ai finanzieri, da un lato, di poter ritenere qualificata, sul territorio italiano, la presenza di una “stabile organizzazione occulta personale” del soggetto estero e, dall’altro, di procedere alla sua consequenziale regolarizzazione fiscale mediante la richiesta di attribuzione, a cura del competente Ufficio finanziario, della relativa partiva I.V.A..</p>
<p>Le successive analisi della voluminosa documentazione reperita nel corso delle investigazioni, comprensiva delle migliaia di transazioni relative alle giocate acquisite dalla Sogei S.p.A., pari a oltre 60.000.000 di euro, hanno consentito di quantificare proventi che il bookmaker avrebbe percepito pari ad oltre 8.000.000 di euro, che avrebbero generato un’imposta evasa pari ad oltre 2.000.000 di euro. All’esito delle indagini, ferma restando la presunzione di innocenza fino a compiuto accertamento delle responsabilità, sarebbero emerse evidenze probatorie, di natura penale, a carico del rappresentante legale del citato operatore non residente il quale, pur essendovi obbligato in base alla normativa fiscale, ha omesso la presentazione delle previste dichiarazioni ai fini delle imposte dirette, dal 2016 al 2018.</p>
<p>Condividendo l’ipotesi accusatoria, il G.I.P. del Tribunale torinese ha ravvisato in capo all’indagato i gravi indizi di colpevolezza, così da emettere un decreto di sequestro delle somme costituenti il profitto del reato, fino alla concorrenza dell’imposta evasa. Le investigazioni in rassegna rappresentano testimonianza tangibile del costante impegno profuso dalla Guardia di Finanza, in ragione delle sue peculiari prerogative di polizia economico-finanziaria in materia di contrasto dell’economia sommersa su scala internazionale, con particolare attenzione non soltanto all’accertamento delle responsabilità penali e amministrative dei singoli soggetti, ma anche all’aggressione dei patrimoni illeciti dai medesimi accumulati.</p>
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		<title>GdF Torino Truffa dei “Certificati Bianchi”: provvedimenti in corso anche in Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/gdf-torino-truffa-dei-certificati-bianchi-provvedimenti-in-corso-anche-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2022 07:31:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[“Certificati Bianchi”]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[gdf torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Militari della Guardia di Finanza di Torino stanno dando esecuzione, nell’ambito dell’operazione “BIANCO SPORCO”, con il supporto di numerosi Reparti del Corpo dislocati sul territorio nazionale, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale nei confronti di 22 persone indiziate di appartenere, a vario titolo, a un’associazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Militari della Guardia di Finanza di Torino stanno dando esecuzione, nell’ambito dell’<strong>operazione “BIANCO SPORCO”</strong>, con il supporto di numerosi Reparti del Corpo dislocati sul territorio nazionale, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale nei confronti di<strong> 22 persone</strong> indiziate di appartenere, a vario titolo, a un’<strong>associazione per delinquere</strong> finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta, nel settore dell’efficientamento energetico.</p>
<p><strong>Per 13 degli indagat</strong>i è stata disposta l’applicazione della misura cautelare della <strong>custodia in carcere</strong>, 3 soggetti sono destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari e 6 avranno l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. L’inchiesta, avviata nel 2018 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Torino e coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, attualmente in fase di indagini preliminari, ha consentito di acquisire elementi gravemente indizianti, nell’ipotesi accusatoria, dell’esistenza di una estesa truffa posta in essere, nel periodo 2014-2021, da un’associazione criminale con base nella provincia di Torino, imperniata intorno al meccanismo dei cosiddetti “<strong>certificati bianchi</strong>” (o TEE, Titoli di Efficienza Energetica), principale strumento di promozione dell’efficienza energetica in Italia, introdotto nel nostro ordinamento a partire dal 2005.</p>
<p>Alla base del meccanismo vi è l’obbligo, da parte delle aziende distributrici di energia elettrica e gas con più di<strong> 50mila clienti finali</strong>, di conseguire annualmente determinati obiettivi di risparmio energetico. Esse possono assolvere al proprio obbligo realizzando progetti di efficienza energetica che diano diritto ai “certificati bianchi”, oppure acquistando i certificati stessi da altri operatori del settore, le cosiddette Energy Service Company (E.S.Co.), società che scelgono volontariamente di realizzare progetti di riduzione dei consumi negli usi finali di energia. Il Gestore dei Servizi Energetici S.p.a. (GSE), società a partecipazione pubblica, riconosce sia alle aziende distributrici, sia alle E.S.Co. un controvalore in certificati in misura corrispondente al risparmio di energia derivante dagli interventi realizzati. I certificati sono poi liberamente scambiabili sul mercato dei Titoli di Efficienza Energetica a cura del Gestore dei Mercati Energetici S.p.a. (GME). Il meccanismo si esaurisce con la presentazione annuale dei “certificati bianchi” presso il GSE da parte delle aziende distributrici che, in tal modo, dimostrano il raggiungimento degli obiettivi di risparmio prefissati e, contestualmente, maturano il diritto all’ottenimento di un contributo tariffario in denaro da parte della Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali (CSEA). L’entità del contributo pubblico erogato dalla Cassa è parametrato al valore di mercato dei “certificati bianchi” scambiati e viene finanziato, in ultima analisi, da tutta la collettività, attraverso i prelievi operati sulle bollette energetiche alla voce “oneri di sistema” (per l’energia elettrica, componente tariffaria UC7). Le attività d’indagine, avviate a seguito di specifici spunti investigativi, sono state svolte mediante lo sviluppo di segnalazioni di operazioni sospette, l’esecuzione di intercettazioni telefoniche e indagini finanziarie nonché l’esame di ingente documentazione. Più in particolare, nell’ipotesi investigativa e ferma restando la presunzione di innocenza fino a compiuto accertamento delle responsabilità, il meccanismo fraudolento si sarebbe articolato in tre fasi:</p>
<p>&#8211; le società italiane, aventi qualifica di E.S.Co., presentavano al G.S.E. documentazione comprovante la realizzazione di progetti relativi a lavori di efficientamento energetico rivelatisi fittizi (ad es. lavori di installazione caldaie, collettori o cappotti termici mai effettuati, dati identificativi dei soggetti destinatari dei lavori alterati/inesistenti ovvero dati catastali risultati fittizi o non riconducibili a soggetti beneficiari dei medesimi progetti). Al riguardo, dall’esame di oltre 1000 progetti presentati al G.S.E., 508 sono risultati fittizi;</p>
<p>&#8211; sulla base della documentazione presentata, le E.S.Co. ottenevano così l’indebita assegnazione di “certificati bianchi”, successivamente posti sul mercato gestito dal G.M.E. e quindi monetizzati. In merito, le operazioni di compravendita analizzate hanno riguardato oltre 300.000 TEE;</p>
<p>&#8211; i responsabili delle ES.C.o. procedevano, dunque, a trasferire parte del denaro così ottenuto in Italia e all’estero (Lituania, Inghilterra, Romania e Bulgaria) su conti correnti intestati sia a società a loro riconducibili, sia a soggetti terzi, giustificando tali movimentazioni con fatturazioni attestanti ipotetiche prestazioni di servizio e/o cessioni di beni. Una volta ricevuto sul proprio conto corrente le somme di denaro provenienti dalla truffa, si procedeva con prelievi sistematici, presso bancomat e sportelli bancari, anche acquistando oro e oggetti preziosi. In tal modo sarebbero stati riciclati oltre 13 milioni di euro.</p>
<p>Il profitto della truffa, nella fase d’indagine attualmente in corso, è stato quantificato in circa 30 milioni di euro. Nelle odierne attività di esecuzione dei <strong>provvedimenti della Magistratura</strong> sono impegnati oltre 300 finanzieri operanti in Piemonte (province di Torino, Alessandria, Cuneo e Verbania), Lombardia (provincia di Milano), Liguria (provincia di Savona), Veneto (provincia di Vicenza), Emilia-Romagna (province di Bologna, Modena e Rimini),<strong> Calabria </strong>(<strong>provincia di Crotone</strong>) e Sicilia (provincia di Messina). L’operazione “BIANCO SPORCO” conferma l’impegno che la Guardia di Finanza assicura quotidianamente nella lotta agli sprechi di denaro pubblico, anche allo scopo di tutelare i consumatori finali su cui gravano direttamente gli oneri connessi alle politiche di risparmio energetico nazionale.</p>
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