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	<title>Fulvio Scarpino* Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Jun 2026 16:16:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Calabria al vertice delle garanzie digitali: Scarpino riconfermato vice coordinatore nazionale dei Corecom italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:43:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La riconferma del Presidente Scarpino assume un significato politico-istituzionale di particolare forza. Non è soltanto la conferma di un incarico: è il riconoscimento nazionale di un percorso che ha portato il Corecom Calabria a essere percepito come presidio avanzato di garanzia, educazione digitale, tutela dei minori e contrasto alle nuove fragilità. Un tributo tanto più rilevante perché attribuito a un presidente in prorogatio, ormai prossimo alla scadenza del mandato, superando una prassi che normalmente esclude i presidenti in scadenza dai ruoli di coordinamento. <em>“Sono emozionato e onorato per questa riconferma”,</em> ha dichiarato Fulvio Scarpino, “<em>perché rappresenta un segnale eccezionale del lavoro svolto dal Corecom Calabria, dai componenti Mario Mazza e Paolo Petrolo, dal personale del Corecom Calabria e dai tanti amici che ci sono stati vicini in questo lungo e appassionato percorso. Con il Corecom Academy in Tour, il Cybercrime Film Festival, l’indizione della prima Giornata nazionale sulla povertà educativa, il premio sulle minoranze linguistiche e la realizzazione dell’Osservatorio media e minori abbiamo lasciato un segno importante, portando la Calabria all’attenzione di tutti i Corecom come modello</em>”.</p>
<p>Scarpino ha poi richiamato il valore del lavoro compiuto dal Coordinamento nazionale guidato da Carola Barbato: <em>“In questi anni, anche attraverso il vice coordinamento prima condiviso con l’amico Marco Mazzoni, che ha poi assunto l’importante incarico di direttore generale della Giunta regionale del Veneto, il Coordinamento nazionale ha dimostrato il ruolo fondamentale dei Corecom nell’ambito delle garanzie. Lo hanno dimostrato la partecipazione a Sanremo della giuria delle radio, le forti posizioni assunte sulla situazione della cronaca in TV, poi poste all’attenzione del Garante della privacy e di Agcom, le battaglie condotte in tutta Italia a favore dei minori, il patentino digitale, i percorsi di media education, il controllo sulle pubblicità occulte, il supporto agli utenti nei contenziosi con telefonia e pay TV. I diversi protocolli nazionali hanno attestato i Corecom come agenzia di garanzia regionale”. </em>Particolarmente intenso, nelle parole del presidente del Corecom Calabria, il passaggio sulla riconferma ricevuta: “<em>La mia emozione è ancora più forte perché, per la prima volta, un presidente in prorogatio e prossimo alla scadenza del proprio mandato è stato nominato ai vertici del Coordinamento nazionale. Avrei dovuto soltanto votare, secondo una prassi per cui i presidenti in scadenza non assumono ruoli di coordinamento. La decisione, in primis di Carola Barbato e di tutti i presidenti, dal Lazio alla Lombardia, dal Trentino alla Basilicata, nessuno escluso, è stata per me un tributo inatteso, che mi ha sinceramente commosso. Mi ha fatto comprendere che il lavoro costante, silenzioso e duro produce risultati che restano, e che mi accompagneranno nel prosieguo del mio percorso di vita e professionale”</em>.</p>
<p>“<em>Ho lavorato al meglio delle mie possibilità</em>”, ha concluso Scarpino, “<em>e credo di aver saputo finalmente dare un senso alla domanda che mio figlio mi rivolse il giorno della mia nomina: ‘Papà, cosa è il Corecom?’. Oggi molte persone non solo sanno cosa sia il Corecom, ma sanno che il Corecom Calabria rappresenta un baluardo di formazione, contrasto alla fragilità, supporto alle scuole, agli utenti e ai più fragili. I miei colleghi presidenti mi hanno consegnato un riconoscimento dal valore soprattutto morale, che difficilmente dimenticherò</em>”.</p>
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		<title>Scarpino: Serve un’intelligenza artificiale che protegga i ragazzi, non che impari a sfruttarne le fragilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 09:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Corecom]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Scarpino*]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta a Napoli, nella prestigiosa cornice del Maschio Angioino, l’edizione degli “Stati Generali della Comunicazione sui Minori”, importante momento di confronto nazionale dedicato alla responsabilità dell’ecosistema comunicativo, ideato da Carola Barbato, Presidente del Corecom Campania e Coordinatrice Nazionale dei Corecom. Un parterre di assoluto rilievo ha accompagnato l’iniziativa: S.E.R. Mons. A. Di Donna, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta a Napoli, nella prestigiosa cornice del Maschio Angioino, l’edizione degli “Stati Generali della Comunicazione sui Minori”, importante momento di confronto nazionale dedicato alla responsabilità dell’ecosistema comunicativo, ideato da <strong>Carola Barbato</strong>, Presidente del Corecom Campania e Coordinatrice Nazionale dei Corecom. Un parterre di assoluto rilievo ha accompagnato l’iniziativa: <strong>S.E.R. Mons. A. Di Donna</strong>, Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale campana, <strong>Mons. A. Foderaro</strong>, Vicepresidente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione San Tommaso e giornalista, <strong>Don Tonino Palmese</strong>, Presidente della Fondazione Polis, e, nelle conclusioni, <strong>S.E. Rev. Cardinale Angelo Bagnasco</strong>. Presenti anche autorevoli rappresentanti istituzionali e del mondo della comunicazione, tra cui <strong>Vincenzo Varagona</strong>, Presidente nazionale UCSI, <strong>Avv. Nicola Sansalone</strong>, Dirigente del Servizio rapporti con i Corecom e Coordinamento ispettivo AGCOM.</p>
<p>«<em>Ci sono momenti in cui le parole “futuro” e “tecnologia” rischiano di diventare troppo comode. Le pronunciamo come se fossero neutre, inevitabili, lontane. Ma l’intelligenza artificiale non è più lontana. È già qui. È nelle case, nelle scuole, nei telefoni dei ragazzi, nelle loro ricerche, nelle loro curiosità, nelle loro solitudini. Come il cellulare, è entrata nel presente prima ancora che gli adulti avessero il tempo di comprenderla davvero</em>». Lo ha dichiarato Fulvio Scarpino, Vice Coordinatore Nazionale dei Corecom e Presidente del Corecom Calabria, intervenendo a Napoli, in occasione degli Stati Generali della Comunicazione sui Minori, dedicati alla responsabilità dell’ecosistema comunicativo. Al centro della riflessione, il progetto <strong>Colnissar</strong>, nato dall’iniziativa e dalla visione di industrie calabresi., quale esperienza di intelligenza artificiale etica, antropocentrica e orientata alla responsabilità pubblica. «<em>Colnissar </em>— afferma Scarpino —<em> indica una strada importante perché non parte dalla macchina, ma dall’uomo. Non si limita a chiedere cosa possa fare l’intelligenza artificiale, ma cosa debba evitare di fare. E questa è la vera differenza. Una IA etica non è una IA alla quale si mette un filtro alla fine. È una IA pensata fin dall’inizio per riconoscere il limite, proteggere la persona, non approfittare della fragilità, non manipolare la libertà</em>». Secondo Scarpino, il tema assume un rilievo decisivo soprattutto quando l’interlocutore è un minore. «<em>Un ragazzo non entra nel digitale con le difese di un adulto. Ci entra con la curiosità, con il bisogno di essere visto, con la voglia di capire, ma anche con paure, solitudini, insicurezze. A volte una domanda fatta a un chatbot non è solo una domanda. È una richiesta di ascolto. È una crepa. È un modo indiretto per dire: “ci sono, mi senti?”. Se dall’altra parte trova una macchina progettata soltanto per trattenere attenzione, assecondare, sedurre, orientare, allora il rischio non è più tecnologico. È umano</em>».</p>
<p>Il Presidente del Corecom Calabria richiama i rischi già emersi nel rapporto tra sistemi conversazionali e minori. «<em>Esistono chatbot che hanno intrattenuto conversazioni sessualizzate anche con minorenni, nonostante ciò dovesse essere vietato. Esistono sistemi che, davanti a segnali di disagio, autolesionismo o disperazione, non hanno saputo fermarsi. Esistono casi in cui strumenti conversazionali sono stati accusati di aver fornito risposte gravemente inadeguate su temi collegati al suicidio. Questo ci dice una cosa semplice: una tecnologia può essere molto avanzata e, nello stesso tempo, profondamente pericolosa se non è costruita dentro un perimetro etico e giuridico chiaro</em>». Scarpino ricorda anche un’esperienza personale maturata nel corso di un convegno a Salerno dedicato ai rischi del digitale. «<em>Ho sperimentato direttamente come un chatbot potesse arrivare a consigliare a un minore modalità e percorsi di gioco online. Quel passaggio mi ha colpito perché mostrava il pericolo più sottile: non sempre il danno nasce da una risposta apertamente illecita. Talvolta nasce da una relazione artificiale che accompagna, normalizza, sposta piano piano il limite. È lì che una IA etica diventa necessaria. Non per intervenire dopo, quando il danno è già avvenuto, ma per impedire che quel danno venga costruito dentro la conversazione</em>». In questa prospettiva, Scarpino collega Colnissar al paradigma dell’Innovazione Armonica elaborato da Francesco Cicione. «<em>Il pensiero di Francesco Cicione ci ricorda che l’innovazione non è armonica perché corre più veloce, ma perché tiene insieme sviluppo, persona, comunità, responsabilità e senso. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche umanamente accettabile. Non tutto ciò che è efficiente è giusto. La domanda vera è un’altra: questa tecnologia accresce la dignità della persona o la riduce a dato, profilo, bersaglio, consumo?». I</em>l Vice Coordinatore Nazionale richiama poi un altro fronte di attenzione: le nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale al neuromarketing, alla profilazione comportamentale e alla persuasione algoritmica. «<em>Oggi non dobbiamo guardare soltanto all’IA che risponde. Dobbiamo guardare anche all’IA che osserva, misura, interpreta e orienta. I sistemi applicati al neuromarketing non cercano solo di capire cosa compriamo, ma cosa desideriamo, cosa temiamo, cosa ci emoziona, cosa ci rende più vulnerabili. Le ricadute non sono soltanto commerciali. Possono diventare politiche, culturali, democratiche. Quando la profilazione diventa capacità di influenzare comportamenti, opinioni e paure, il tema non riguarda più il mercato. Riguarda la libertà</em>». Per Scarpino, la tutela dei minori deve essere letta dentro questo quadro più ampio. «<em>Un ragazzo non è un consumatore in miniatura. Non è un elettore futuro da addestrare. Non è un profilo da intercettare nel momento della massima fragilità emotiva. È una persona in formazione. E una persona in formazione ha diritto a un ambiente digitale che non la seduca, non la manipoli, non la isoli, non la trasformi in materiale da previsione comportamentale</em>».</p>
<p>Il Presidente collega questa riflessione al percorso svolto dal Corecom Calabria. «<em>In questi anni abbiamo incontrato studenti, docenti, famiglie, giornalisti, giuristi, psicologi, rappresentanti della Chiesa, dell’università e delle istituzioni. Abbiamo parlato di cyberbullismo, fake news, hate speech, identità digitale, educazione affettiva, smartphone, intelligenza artificiale. Ma soprattutto abbiamo ascoltato i ragazzi. E ascoltandoli abbiamo capito che il digitale non è un luogo separato dalla loro vita. È una parte della loro vita. Per questo non basta dire loro di stare attenti. Dobbiamo costruire strumenti, regole e ambienti capaci di non sfruttare la loro attenzione, la loro solitudine, la loro fragilità</em>». Da Napoli, Scarpino sottolinea anche il valore della prospettiva calabrese. «<em>Che una riflessione così avanzata nasca in Calabria è un segnale forte. La Calabria non deve essere raccontata soltanto attraverso le sue ferite. Può essere luogo di pensiero, responsabilità, ricerca e visione. Può diventare laboratorio di un nuovo umanesimo digitale. Da una terra spesso considerata periferia può partire una domanda centrale per tutto il Paese: come impedire che l’intelligenza artificiale diventi più veloce della nostra coscienza?». </em>«<em>Il punto </em>— conclude Scarpino —<em> non è rendere la macchina più simile all’uomo. Il punto è impedire che l’uomo, soprattutto quando è giovane e fragile, venga ridotto a macchina. Se Colnissar saprà contribuire a questa direzione, non sarà soltanto un progetto tecnologico. Sarà un presidio culturale. E se la Calabria saprà essere protagonista di questa battaglia, avrà difeso una parte essenziale della democrazia: la libertà dei ragazzi di crescere senza essere manipolati</em>».</p>
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		<title>Appello istituzionale minori e social: il futuro è oggi&#8230;di Fulvio Scarpino*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:55:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche, senza distinzione alcuna di appartenenza, di schieramento o di sensibilità culturale. Il disegno di legge n. 1136, recante Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale, è oggi al centro dell’attenzione parlamentare: si tratta di un passaggio reale, concreto, che segna una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/appello-istituzionale-minori-e-social-il-futuro-e-oggi-di-fulvio-scarpino/">Appello istituzionale minori e social: il futuro è oggi&#8230;di Fulvio Scarpino*</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Avverto il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche, senza distinzione alcuna di appartenenza, di schieramento o di sensibilità culturale. Il disegno di legge n. 1136, recante Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale, è oggi al centro dell’attenzione parlamentare: si tratta di un passaggio reale, concreto, che segna una fase di maturazione istituzionale su un tema che per troppo tempo è rimasto privo di strumenti pienamente efficaci. È doveroso riconoscere che la politica, nel suo insieme, sta affrontando con crescente consapevolezza una delle questioni più complesse del nostro tempo: la protezione dei minori nell’ecosistema digitale. Non è una questione di parte. È un terreno comune, sul quale si sta costruendo una risposta normativa destinata a incidere in modo significativo sulla qualità della tutela. In questo contesto, il contributo dei territori assume un valore specifico. So bene che qualcuno potrebbe ritenere che questo non sia il compito di un singolo Corecom, richiamando le competenze dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni o del Garante per la protezione dei dati personali. Tuttavia, i Corecom non sono meri snodi amministrativi: sono presìdi territoriali della Repubblica, luoghi nei quali il dato normativo incontra la realtà concreta delle comunità. È proprio da qui che nasce questo intervento. Chi opera quotidianamente nelle scuole, nei percorsi di educazione ai media, nel confronto diretto con studenti, docenti e famiglie, conosce non solo i numeri, ma ciò che quei numeri rappresentano: fragilità, esposizione precoce, difficoltà relazionali, dinamiche spesso invisibili fino a quando non si trasformano in emergenza. Il Corecom Calabria vive ogni giorno questa dimensione, intercettando segnali che raramente emergono nelle analisi astratte. E lo affermo con la stessa coerenza con cui, in ogni riunione, in ogni convegno, in ogni incontro pubblico, ho sempre richiamato con chiarezza le responsabilità delle famiglie e, prima ancora, di noi genitori. Sono e restano tra i principali presìdi educativi. Ma proprio per questo non possono essere lasciati soli. Devono essere sostenuti, accompagnati, messi nelle condizioni di esercitare una responsabilità che oggi, nell’ecosistema digitale, è divenuta enormemente più complessa. Non è un’affermazione teorica.</em></p>
<p><em>Siamo stati tra i primi in Italia a promuovere un approccio integrato in cui l’educazione affettiva precede e sostiene l’educazione digitale. Con il Corecom Academy in Tour abbiamo costruito un percorso strutturato di formazione nei territori. Con il Cybercrime Film Festival – Premio Lucia Abiuso abbiamo introdotto un modello innovativo di prevenzione, capace di parlare ai giovani attraverso il linguaggio del cinema, nei luoghi in cui si forma la loro identità emotiva e relazionale. Questa esperienza sul campo si intreccia con i dati ufficiali.</em><br />
<em>Il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha subìto almeno un episodio offensivo o di esclusione; il 21% ne è vittima in modo reiterato; il 34% ha subìto aggressioni online. Il 13,5% degli adolescenti presenta un uso problematico dei social media. Si registrano 6.024 accessi al pronto soccorso di minori per violenza nel periodo 2017–2023, con una incidenza significativa nella fascia 11–17 anni. Sul piano penale, si contano migliaia di procedimenti per adescamento e pedopornografia. Sul versante della salute mentale, le istituzioni sanitarie segnalano un aumento delle manifestazioni di disagio, tra cui autolesionismo, ritiro sociale e ideazione suicidaria. Si tratta di indicatori convergenti, che descrivono una realtà già in atto. Accanto a questi dati, emerge con forza la voce della società. La petizione promossa dal Corecom Calabria per limitare l’accesso libero e incontrollato dei minori ai siti per adulti ha raccolto 3.483 adesioni in poche settimane. Rapportato alla dimensione dei canali istituzionali utilizzati, questo risultato assume un valore percentuale particolarmente significativo: non è una mobilitazione costruita, ma una risposta spontanea. È il segnale di una richiesta di protezione che proviene direttamente dalle famiglie. Ed è proprio in risposta a questa domanda sociale che il percorso normativo in atto assume un valore ancora più rilevante. Il punto centrale resta uno: porre un limite reale. Un limite che non sia soltanto dichiarato, ma effettivo. Un limite che non resti affidato alla sola responsabilità individuale, ma che sia sostenuto da strumenti giuridici e tecnici adeguati.</em></p>
<p><em>In questa prospettiva, la certificazione dell’età rappresenta un elemento decisivo. Non è un aggravio burocratico, ma la condizione necessaria per rendere concreta la tutela. Senza una verifica credibile, ogni limite resta esposto all’elusione; con la certificazione, il principio si traduce in protezione effettiva. Allo stesso tempo, deve essere affermato con chiarezza che le famiglie non devono essere gravate da un approccio sanzionatorio. La tutela dei minori richiede sostegno, strumenti, alleanza educativa. Richiede istituzioni che affianchino, non che sostituiscano o colpiscano. Per queste ragioni, l’appello che si rivolge alla politica, nel suo complesso, è di proseguire con determinazione lungo il percorso intrapreso, valorizzando questa occasione come un momento di responsabilità condivisa. L’introduzione di una disciplina organica, fondata su limiti reali, su sistemi efficaci di certificazione dell’età, sul sostegno alle famiglie e sul rafforzamento delle politiche educative, rappresenta un passaggio essenziale. Non si tratta soltanto di regolare un ambito tecnologico. Si tratta di accompagnare una generazione. Il futuro non è domani. Il futuro è oggi. E oggi ha il volto dei nostri figli&#8221;.</em><br />
*Presidente del Corecom Calabria e .Vice Coordinatore Nazionale dei Presidenti dei Corecom Italiani</p>
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		<title>Quando il silenzio diventa ombra: la morte dei neonati a Reggio e il vuoto affettivo&#8230;di Fulvio Scarpino*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 13:34:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra il 9 e il 10 ottobre 2025, a Reggio Calabria, una giovane è stata posta ai domiciliari con l&#8217;accusa di aver ucciso due neonati partoriti in casa nel luglio 2024; dalle indagini è emersa anche l&#8217;ipotesi di un terzo infanticidio avvenuto nel 2022. I corpi dei bimbi del 2024 furono ritrovati in un&#8217;abitazione della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra il 9 e il 10 ottobre 2025, a Reggio Calabria, una giovane è stata posta ai domiciliari con l&#8217;accusa di aver ucciso due neonati partoriti in casa nel luglio 2024; dalle indagini è emersa anche l&#8217;ipotesi di un terzo infanticidio avvenuto nel 2022. I corpi dei bimbi del 2024 furono ritrovati in un&#8217;abitazione della frazione Pellaro; è indagato anche il compagno. Sono fatti in corso di accertamento, affidati all&#8217;Autorità giudiziaria.<br />
Non basta dire &#8220;tragedia&#8221;: occorre chiedersi cosa non ha funzionato prima del fatto. La prospettiva clinico-educativa ci ricorda che la genitorialità non nasce automaticamente dal parto: è un processo affettivo che chiede riconoscimento, rete, presa in carico. Quando l&#8217;alfabeto emotivo manca—quando vergogna, solitudine e negazione divorano la realtà—la mente può smarrirsi fino a esiti estremi. È qui che la comunità educante fallisce: se l&#8217;educazione affettiva non precede (e nutre) quella digitale e informativa, restiamo senza strumenti per nominare il dolore, chiedere aiuto, tollerare il conflitto, dare un nome alla paura.<br />
Questa è la zona d&#8217;ombra che la cronaca ci mette davanti: non un mostro improvviso, ma una sottrazione lenta di legami. Non bastano norme e sanzioni; servono legami protettivi, percorsi precoci di alfabetizzazione emotiva, orientamento nei servizi, ascolto non giudicante. La tecnologia, da sola, non salva né rovina: amplifica ciò che siamo. Per questo la prevenzione vera comincia molto prima delle piattaforme—nel lessico dell&#8217;empatia, nel riconoscere i segnali, nel rendere accessibile la richiesta d&#8217;aiuto.</p>
<p>Da questa convinzione nasce il percorso del Corecom Calabria: un lavoro che ha scelto di partire dal cuore (affetti, emozioni, relazioni) per arrivare alla mente (regole, competenze, scelte online). Con il Premio &#8220;Lucia Abiuso&#8221; abbiamo coinvolto studenti nella creazione di cortometraggi su cyberbullismo e uso responsabile della rete, con votazioni aperte sui social: la cittadinanza digitale praticata, non predicata.<br />
Nel 2025 è stato presentato e avviato Corecom Academy in Tour, progetto pilota che integra educazione affettiva ed educazione digitale, nato da accordi istituzionali e pensato per scuole, famiglie e territori: workshop, &#8220;patentino digitale&#8221;, prevenzione dei reati online, alfabetizzazione emotiva come premessa della competenza in rete. È un&#8217;iniziativa riconosciuta come progetto pilota nazionale da testate e atti ufficiali, con protocolli formalizzati.<br />
Cosa significa, concretamente<br />
Prima il cuore, poi la rete. Ogni modulo formativo inizia da emozioni, empatia, gestione del conflitto; dopo arrivano privacy, reputazione, sicurezza.<br />
Rete dei servizi. Scuola, parrocchie, consultori, terzo settore e forze dell&#8217;ordine: canali d&#8217;accesso chiari per mamme e papà soli, per adolescenti che temono il giudizio.<br />
Parola ai ragazzi. Narrazione, video, peer-to-peer: i giovani non come &#8220;utenti da correggere&#8221;, ma come soggetti che insegnano ad adulti spesso smarriti.<br />
Indicatori pubblici. Non solo eventi: monitoraggio di partecipazione, benessere percepito, segnalazioni prese in carico, ricadute sulle condotte online.</p>
<p>I fatti di Reggio Calabria non chiedono clamore, ma cura: formazione affettiva precoce, accompagnamento psicopedagogico, alleanze educative stabili. La giustizia farà il suo corso; alla comunità spetta impedire che il vuoto si ripeta. È questo il senso della nostra rotta: una Calabria che, prima di insegnare le regole del web, restituisce parole ai sentimenti, dignità al dolore, prossimità alle fragilità.<br />
Perché nessun algoritmo potrà mai sostituire una mano che ti riconosce, una voce che ti chiama per nome, una comunità che non ti lascia solo.</em><br />
<strong>*Presidente del Co.Re.Com. Calabria</strong><br />
                                                                                                                             </p>
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		<title>Festival Sanremo, Fulvio Scarpino: Corecom e Rai insieme con Giuria delle Radio per dare voce ai giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 08:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sanremo 2025 segna il ritorno della prestigiosa &#8220;Giuria delle Radio&#8221;, una straordinaria iniziativa che rinnova il legame tra il mondo della musica e quello della comunicazione, sottolineando l&#8217;importanza sociale e culturale delle emittenti radiofoniche. In occasione della 75/ma edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, in programma dall’11 al 15 febbraio 2025, la RAI [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sanremo 2025 segna il ritorno della prestigiosa &#8220;Giuria delle Radio&#8221;, una straordinaria iniziativa che rinnova il legame tra il mondo della musica e quello della comunicazione, sottolineando l&#8217;importanza sociale e culturale delle emittenti radiofoniche. In occasione della 75/ma edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, in programma dall’11 al 15 febbraio 2025, la RAI ha rinnovato l’intesa con i CORECOM di tutta Italia per l’istituzione della Giuria delle Radio, composta da emittenti nazionali e locali. Un’iniziativa che guarda non solo alla grande tradizione musicale italiana, ma anche al futuro, riconoscendo il ruolo centrale delle radio, mezzo insostituibile di aggregazione e partecipazione sociale, nella scoperta di talenti emergenti e nella diffusione di nuove tendenze artistiche. Fulvio Scarpino, Vice-Coordinatore Nazionale dei Corecom Italiani nonché Presidente del Corecom Calabria, ha così commentato il valore dell’iniziativa: &#8220;In un’epoca segnata da velocità e frammentazione, la radio continua a rappresentare uno spazio di ascolto e riflessione, uno specchio nel quale le comunità e soprattutto i giovani possono riconoscersi e ritrovarsi. La radio è empatia in frequenza, una finestra sempre aperta sul mondo capace di abbattere le distanze e costruire legami invisibili ma profondi. La Giuria delle Radio è, dunque, un’opportunità straordinaria per rafforzare questo dialogo tra tradizione e innovazione, tra identità e cambiamento&#8221;.</p>
<p>Il contributo dei Comitati Regionali per le Comunicazioni (Corecom) è stato determinante per sostenere e promuovere questa iniziativa, confermando il loro impegno nel garantire trasparenza, inclusività e qualità nei contenuti radiotelevisivi. La presenza della radio al Festival di Sanremo testimonia il valore sociale di questo mezzo di comunicazione, consolidando il ruolo della musica come linguaggio universale capace di unire le persone.  “Per i giovani, la radio rappresenta uno stimolo a guardare oltre, oggi più che mai abbiamo bisogno di strumenti che sappiano interpretare le ansie e i sogni delle nuove generazioni, offrendo loro uno spazio di espressione autentica. La Giuria delle Radio incarna proprio questo spirito, trasformando Sanremo in un simbolo di apertura, dialogo e crescita collettiva.&#8221;</p>
<p>La selezione delle emittenti &#8211; che invitate tra quelle già iscritte al ROC potranno inoltrare apposita istanza entro il 15 gennaio &#8211; avverrà sulla base di criteri definiti dalla RAI, mirati a garantire una rappresentanza capillare ed inclusiva dell’intero territorio italiano. Sono escluse le radio solo DAB e solo WEB, essendo requisito imprescindibile la trasmissione in FM. Un processo di selezione che mira a valorizzare il pluralismo e la varietà culturale, elementi fondamentali per riflettere la ricchezza e la complessità della scena musicale italiana.</p>
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		<title>Revenge Porn: la violenza digitale che annienta la dignità delle donne&#8230;di Fulvio Scarpino*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 14:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[annienta]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
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		<category><![CDATA[revenge porn]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel silenzio assordante che accompagna le peggiori forme di violenza, si nasconde una realtà che spezza vite, annienta anime e distrugge la dignità: il revenge porn . Dietro questa espressione, che sembra asettica nella sua freddezza anglofona, si cela una tragedia che ha radici profonde nella nostra cultura. Si tratta della diffusione non consensuale di immagini o video intimi, una pratica che tradisce la fiducia e si trasforma in un&#8217;arma capace di devastare, quasi sempre, le donne.<br />
Questa forma di violenza non lascia lividi visibili, ma imprime ferite profonde nell&#8217;anima. È insidiosa, amplificata dalla rapidità e dall&#8217;anonimato della rete, ed è per questo ancora più difficile da combattere. Non è solo vendetta, ma affermazione di un potere malsano, un modo per ridurre l&#8217;altra persona a un oggetto da umiliare, giudicare, annientare.<br />
Dietro ogni immagine diffusa senza consenso c&#8217;è una storia di fiducia tradita. C&#8217;è una donna che ha vissuto l&#8217;intimità come spazio sicuro, per poi vederla trasformarsi in una prigione di vergogna e dolore. Le conseguenze sono devastanti: vite professionali e personali distrutte, isolamento sociale, ansie paralizzanti. E nei casi più estremi, il peso insostenibile della vergogna e del giudizio può portare al suicidio. In Italia, il revenge porn è stato riconosciuto come reato grazie all&#8217;introduzione dell&#8217;articolo 612-ter del Codice Penale, un passo importante che però non basta. La vera battaglia è culturale, ed è una battaglia che riguarda gli uomini, perché i carnefici, nella maggior parte dei casi, siamo noi uomini.</p>
<p>Dobbiamo educare noi stessi e le generazioni future. Educare i nostri figli, affinché crescano con il rispetto profondo per l&#8217;intimità e il consenso altrui. Educare gli uomini tutti, i compagni, i fidanzatini e soprattutto gli “ex” perché comprendano che l&#8217;amore non ha nulla a che fare con il controllo, la vendetta o la prevaricazione. Dobbiamo spezzare la catena di una cultura che, troppo spesso, giustifica o minimizza queste violenze, trasformandole in spettacolo o banalizzandole come &#8220;errori di gioventù&#8221;.<br />
Non possiamo limitarci a colpevolizzare la rete o le piattaforme digitali, sebbene queste debbano assumere un ruolo attivo nella prevenzione e nella rimozione di contenuti illeciti. La responsabilità è collettiva e personale: il cambiamento inizia nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Inizia con l&#8217;impegno di ciascuno di noi a non ignorare, a non tollerare, a non restare in silenzio. Il Revenge Porn è il simbolo di un fallimento sociale. Non è solo una violazione del corpo, ma un&#8217;offesa alla dignità umana, una dimostrazione di come il potere possa essere esercitato nel modo più vile. Eppure, c&#8217;è spazio per sperare, se iniziamo a guardare questa tragedia con la giusta prospettiva: non come un problema delle donne, ma come una responsabilità degli uomini e dell&#8217;intera società.</p>
<p>Oggi, nella Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne, rendiamo omaggio a chi ha subito questa ingiustizia. Non come numeri, ma come persone. Celebriamo il coraggio di chi ha trovato la forza di denunciare, di resistere, di combattere. E impegniamoci, una volta per tutte, a costruire un mondo in cui nessuna donna deve più temere di vedere la propria intimità trasformata in un&#8217;arma contro di lei.<br />
Perché la dignità, il rispetto e il consenso non sono solo valori. Sono ciò che ci rende umani.</em><br />
<strong>*Avvocato e Vice Coordinatore Nazionale dei Corecom<br />
Presidente Corecom Calabria</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/revenge-porn-la-violenza-digitale-che-annienta-la-dignita-delle-donne-di-fulvio-scarpino/">Revenge Porn: la violenza digitale che annienta la dignità delle donne&#8230;di Fulvio Scarpino*</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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