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	<title>figlio Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Jun 2026 15:42:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Tancredi Antoniozzi, condannato a 6 anni e 4 mesi. E&#8217; il figlio del deputato cosentino di FDI Alfredo Antoniozzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:42:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Giudice per l&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Roma, al termine del processo con rito abbreviato, ha condannato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, 22 anni, figlio del deputato cosentino di Fratelli d&#8217;Italia e vicepresidente della Camera Alfredo Antoniozzi. Il giovane è stato riconosciuto colpevole di rapina aggravata e tentata estorsione ai danni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giudice per l&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Roma, al termine del processo con rito abbreviato, ha condannato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, 22 anni, figlio del deputato cosentino di Fratelli d&#8217;Italia e vicepresidente della Camera Alfredo Antoniozzi. Il giovane è stato riconosciuto colpevole di rapina aggravata e tentata estorsione ai danni di coetanei nel quartiere Parioli. Il rito abbreviato, un procedimento penale speciale, che prevede in caso di condanna, una riduzione della pena rinunciando al dibattimento. Secondo l&#8217;impianto accusatorio Antoniozzi jr faceva parte di una banda dedita alle rapine di Rolex di cui facevano parte altre tre persone.</p>
<p id="ob">Il giudice ha disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni Manuel Fiorani mentre ha assolto Michael Giuliano con la formula &#8220;<em>per non aver commesso il fatto</em>&#8220;. La procura di Roma nei confronti di Tancredi Antoniozzi aveva chiesto una condanna a sei anni e mezzo di carcere. L&#8217;accusa nei suoi confronti è di aver rubato, a dicembre 2024, un Rolex a un ragazzo della sua età, che conosceva.</p>
<p>Qualche mese prima del fatto, Tancredi Antoniozzi e un suo amico coetaneo erano stati condannati a otto mesi di reclusione per resistenza e lesioni a due Carabinieri, colpevoli di averlo fermato mentre sfrecciava nel cuore di Roma a bordo del suo potente Range Rover. Prima le minacce con il classico &#8220;lei non sa chi sono io&#8221;<strong>, </strong>poi l’aggressione e la denuncia che portò al procedimento giudiziario e alla condanna.</p>
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		<title>VIDEO-Padre e figlio a capo di rete criminale che gestiva droga e terrore nella Piana di Gioia Tauro: Sei arresti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-padre-e-figlio-a-capo-di-rete-criminale-che-gestiva-droga-e-terrore-nella-piana-di-gioia-tauro-sei-arresti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (RC), con il supporto delle Compagnie di Rende (CS) e Taurianova (RC) e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un&#8217;ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei soggetti (quattro cittadini italiani e due stranieri) residenti a Rosarno, Taurianova e Rose (CS). L&#8217;operazione, convenzionalmente denominata &#8220;Smile&#8221;, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-382950-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/Video-GT.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/Video-GT.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/Video-GT.mp4</a></video></div>
<p>I Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro (RC), con il supporto delle Compagnie di Rende (CS) e Taurianova (RC) e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un&#8217;ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei soggetti (quattro cittadini italiani e due stranieri) residenti a Rosarno, Taurianova e Rose (CS). L&#8217;operazione, convenzionalmente denominata &#8220;Smile&#8221;, ha colpito duramente una radicata rete criminale dedita al traffico e allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura della Repubblica, diretta dal Dott. Emanuele Crescenti, e ha portato all’esecuzione di due misure in carcere per i due promotori dell&#8217;attività illecita, legati da vincolo di parentela (padre e figlio), e quattro misure agli arresti domiciliari per i restanti componenti, attivi nella rete logistica e nello smercio al dettaglio. Ulteriori cinque soggetti – uno dei quali rimpatriato lo scorso febbraio nel proprio Paese d’origine – sono stati deferiti in stato di libertà. L&#8217;indagine, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Gioia Tauro e coordinata dal Dott. Santo Melidona, Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Palmi, ha permesso di documentare una vera e propria &#8220;filiera&#8221; della droga – operante a Rosarno e nei comuni limitrofi – capace di soddisfare incessantemente le richieste di una vasta e fidelizzata clientela. Il dato più allarmante emerso dalle indagini è l&#8217;estrema facilità e rapidità con cui il principale indagato, costantemente coadiuvato dal padre nella logistica e nelle consegne, riusciva a recuperare e smerciare lo stupefacente. La sostanza veniva occultata in nascondigli domestici di fortuna, come &#8220;nella tazza&#8221; del bagno o &#8220;dietro la pianta&#8221; sul balcone, pronta per essere ceduta agli acquirenti fin sotto casa o in punti di ritrovo prestabiliti, come uffici postali e piazze cittadine.</p>
<p>Il Giudice per le Indagini Preliminari ha contestato ben 225 capi d&#8217;imputazione relativi a singole cessioni e detenzioni di stupefacente. Le captazioni hanno svelato un rapporto familiare piegato unicamente alle logiche del profitto, documentando oltre 260 episodi di spaccio. Per dissimulare i continui scambi illeciti, gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico ormai decodificato dagli investigatori: lo stupefacente veniva ordinato telefonicamente richiedendo &#8220;sigarette&#8221;, &#8220;caffè&#8221; o &#8220;vino&#8221;, a seconda della tipologia e del quantitativo. A riprova della fiorente attività, nel corso dell&#8217;indagine i Carabinieri hanno effettuato numerosi interventi sul campo, sequestrando diverse quantità di stupefacente in ben 11 distinte occasioni e procedendo già all&#8217;arresto in flagranza di reato di due soggetti. Inoltre, a testimonianza dell&#8217;imponente volume d&#8217;affari, è stato documentato come gli indagati ricevessero i pagamenti non solo in contanti, ma ricorressero sistematicamente a metodi tracciabili, incassando migliaia di euro tramite bonifici bancari e ricariche su carte Postepay, spesso intestate a prestanome o a familiari degli acquirenti.</p>
<p>Accanto al mercato degli stupefacenti, l&#8217;aspetto più crudo e allarmante dell&#8217;indagine è rappresentato dall&#8217;inaudita ferocia utilizzata per il recupero dei crediti insoluti. Le investigazioni hanno documentato un clima di autentico terrore culminato in un grave episodio di estorsione, formalmente riconosciuto e contestato nell&#8217;ordinanza del GIP, che ha costretto un debitore a consegnare il proprio smartphone di ultima generazione (del valore di circa 600 euro) come pagamento forzoso. I vertici della rete, per costringere i clienti insolventi a saldare i debiti di droga, non esitavano a fare leva in modo subdolo sugli affetti familiari o a esplodere in aggressioni verbali spietate. Le frasi captate dagli investigatori restituiscono appieno la caratura criminale degli indagati: <em>&#8220;<strong>Guarda, 330 euro te li lasci &#8211; gli ho detto &#8211; non li voglio, te li regalo, credimi!&#8230; che nemmeno li calcolo questi&#8230; non mi guardare però &#8211; gli ho detto &#8211; che ti piglio e ti spacco tutte le ossa&#8230; con me tu hai finito &#8211; gli ho detto io &#8211; vai vai passeggia!</strong>&#8220;</em>. La pressione psicologica sfociava regolarmente in minacce di morte esplicite: <em>&#8220;<strong>Stasera ci devi dare i soldi sennò ti ammazziamo di botte [&#8230;] e può venire anche il Padre Eterno&#8230; voglio i soldi stasera e basta!</strong>&#8220;</em>.</p>
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		<item>
		<title>Accoltella il padre al culmine di una lite: arrestato un 43enne a Scalea</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/accoltella-il-padre-al-culmine-di-una-lite-arrestato-un-43enne-a-scalea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 06:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha aggredito il padre 74enne al culmine di un litigio colpendo con un coltello e ferendolo in maniera grave. E&#8221; successo a Scalea, nell&#8217;abitazione della famiglia. L&#8217;uomo, un 43enne, è stato fermato subito dopo dai carabinieri. Ad avvertire le forze dell’ordine sarebbero stati alcuni vicini allarmati dalle urla provenienti dall’abitazione. Sul posto oltre ai militari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha aggredito il padre 74enne al culmine di un litigio colpendo con un coltello e ferendolo in maniera grave. E&#8221; successo a Scalea, nell&#8217;abitazione della famiglia. L&#8217;uomo, un 43enne, è stato fermato subito dopo dai carabinieri.</p>
<p>Ad avvertire le forze dell’ordine sarebbero stati alcuni vicini allarmati dalle urla provenienti dall’abitazione. Sul posto oltre ai militari è giunto anche il personale del 118 che ha prestato i primi soccorsi direttamente nell’abitazione prima di trasferire in un secondo momento l’uomo in ospedale dove i medici ne hanno disposto il ricovero in prognosi riservata.</p>
<p>L&#8217;aggressore è stato posto a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria. Sul caso sono in corso accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Paola.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lettera di una mamma a calabrianews: &#8220;Mio figlio rifiutato dagli ospedali di Catanzaro e Cosenza&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lettera-di-una-mamma-a-calabrianews-mio-figlio-rifiutato-dagli-ospedali-di-catanzaro-e-cosenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2025 15:36:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pur aderendo alla giornata di sciopero dei giornalisti italiani, abbiamo deciso di pubblicare questa lettera che è testimonianza diretta del grave stato della sanità calabrese e, in particolare, di quella pediatrica. Riceviamo dalla Signora Ramona e integralmente pubblichiamo. &#8220;Sono le 20:00 quando mio figlio Salvatore, dopo aver mangiato una semplice arachide, inizia a tossire insistentemente. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/lettera-di-una-mamma-a-calabrianews-mio-figlio-rifiutato-dagli-ospedali-di-catanzaro-e-cosenza/">Lettera di una mamma a calabrianews: &#8220;Mio figlio rifiutato dagli ospedali di Catanzaro e Cosenza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pur aderendo alla giornata di sciopero dei giornalisti italiani, abbiamo deciso di pubblicare questa lettera che è testimonianza diretta del grave stato della sanità calabrese e, in particolare, di quella pediatrica.</strong><br />
<strong>Riceviamo dalla Signora Ramona e integralmente pubblichiamo.</strong><br />
<em>&#8220;Sono le 20:00 quando mio figlio Salvatore, dopo aver mangiato una semplice arachide, inizia a tossire insistentemente. Poco dopo compaiono strani rumori respiratori: un segnale che conosco bene, un possibile corpo estraneo nei bronchi, un&#8217;emergenza che può essere fatale. Senza perdere tempo, lo accompagno al <strong>Pronto Soccorso di Crotone.</strong> La Pediatria del San Giovanni di Dio agisce immediatamente. La dottoressa Spinelli visita mio figlio, lo monitora, esegue esami ematici, RX torace e TAC. Il sospetto di inalazione è chiaro e la broncoscopia è urgente, ma a Crotone non è disponibile. È sabato notte, ma la dottoressa non perde un secondo: inizia una difficile serie di telefonate per trasferirlo in un centro capace di intervenire. <strong>E qui inizia l&#8217;incubo</strong>.<br />
<strong>Prima Catanzaro</strong>: un&#8217;apparente disponibilità, poi il dietrofront. &#8220;Non abbiamo il broncoscopio pediatrico.&#8221; <strong>Poco dopo Cosenza</strong>: altro via libera, altra speranza, altra illusione. Ambulanza pronta, mio figlio sulla barella, siamo fuori dal Pronto Soccorso. Dopo mezz&#8217;ora di attesa, l&#8217;ennesima telefonata: &#8220;Manca un pezzo del broncoscopio.&#8221; Trasferimento annullato.</em></p>
<p>Mio figlio, <strong>in codice rosso</strong>, resta ricoverato a Crotone, mentre noi genitori trascorriamo la notte accanto a lui, con la paura che quell&#8217;arachide potesse gonfiarsi e ostruire completamente il bronco. Non posso descrivere lo stato d&#8217;animo di quelle ore. Una madre e un padre non dovrebbero mai trovarsi a sperare che un ospedale non dica &#8220;no&#8221; a un bambino che rischia di soffocare. La dottoressa Zampogna, Primario di Pediatria, interviene anche da casa. Contatta centri fuori regione. <strong>Finalmente il Santobono di Napoli</strong> risponde, come sempre, con professionalità e tempestività. <strong>Non possiamo volare per il maltempo: partiamo in ambulanza</strong>, accompagnati dal dottor Ivan Martinez, fino a Napoli. Al Santobono il corpo estraneo viene rimosso d&#8217;urgenza da un&#8217;équipe straordinaria, alla quale sarò grata per tutta la vita. <strong>Ma una domanda resta, ed è amarissima:</strong></p>
<p>Com&#8217;è possibile che in tutta la Calabria non esista un broncoscopio pediatrico funzionante? Com&#8217;è possibile che due ospedali hub rifiutino un bimbo in pericolo di vita, senza offrire un&#8217;alternativa, senza assumersi la responsabilità che la sanità pubblica impone? Gli ospedali non possono dire &#8220;non possiamo farlo&#8221; quando si parla di un&#8217;emergenza pediatrica. Non possono rimandare indietro un bambino e una famiglia nel panico. Non possono ripetere &#8220;manca l&#8217;apparecchio&#8221; o &#8220;manca un pezzo&#8221; come se la vita fosse opzionale. A che servono gli HUB e gli SPOKE, se al momento del bisogno le attrezzature non ci sono e i trasferimenti vengono revocati quando il paziente è già in ambulanza? Il Reparto di Pediatria di Crotone ha dimostrato cosa significhi dedizione, competenza e umanità. Ma non può essere l&#8217;impegno di singoli medici a salvare i bambini da un sistema che non funziona.<br />
<strong>Questa lettera non vuole essere una polemica sterile</strong>.<br />
Vuole essere una richiesta, chiara e dovuta:<br />
&#8211; che la Regione Calabria verifichi immediatamente le dotazioni pediatriche negli ospedali;<br />
&#8211; che venga garantito un percorso di emergenza efficiente e attrezzato;<br />
&#8211; che i bambini calabresi abbiano lo stesso diritto alla salute dei bambini del resto d&#8217;Italia.<br />
<strong>Perché mio figlio è stato salvato non grazie al sistema, ma nonostante il sistema</strong>.<br />
E non è così che dovrebbe funzionare una sanità che si definisce pubblica&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Uccise il figlio sparandogli, Francesco Di Cello rinviato a giudizio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/uccise-il-figlio-sparandogli-francesco-di-cello-rinviato-a-giudizio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 17:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno]]></category>
		<category><![CDATA[figlio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Di Cello]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dovrà comparire il prossimo 3 febbraio dinanzi alla Corte di Assise di Catanzaro, Francesco Di Cello, il 64enne che, il 2 maggio scorso, uccise il figlio Bruno, di 30 anni (nella foto) a Lamezia Terme. E&#8217; quanto ha disposto il Gip del tribunale della città della piana Maria Giulia Agosti che ha rinviato a giudizio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/uccise-il-figlio-sparandogli-francesco-di-cello-rinviato-a-giudizio/">Uccise il figlio sparandogli, Francesco Di Cello rinviato a giudizio</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dovrà comparire il prossimo 3 febbraio dinanzi alla Corte di Assise di Catanzaro, Francesco Di Cello, il 64enne che, il 2 maggio scorso, uccise il figlio Bruno, di 30 anni (<em>nella foto)</em> a Lamezia Terme. E&#8217; quanto ha disposto  il Gip del tribunale della città della piana Maria Giulia Agosti che ha rinviato a giudizio l&#8217;imputato.<br />
L&#8217;uomo è stato riconosciuto semi-infermo in sede di incidente probatorio.</p>
<p>I difensori del 64enne, gli avvocati Giuseppe Spinelli e Renzo Andricciola, hanno sollevato al giudice una questione di costituzionalità in merito alla norma legislativa inserita con la Legge Cartabia, la quale non prevede la possibilità di accedere al rito abbreviato nel caso di reati puniti con la pena dell&#8217;ergastolo. Il Gip ha rigettato la questione disponendo il rinvio a giudizio di Di Cello. Il processo inizierà il </p>
<p>L&#8217;omicidio, commesso nella zona della Marinella di Lamezia Terme, maturò, secondo quanto riferito dall&#8217;imputato, in un contesto di continui dissidi familiari a causa delle ripetute richieste di soldi del figlio, denunciato in passato dai genitori e condannato per estorsione.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="722nv8s22D"><p><a href="https://www.calabrianews.it/lamezia-perito-tribunale-accerta-il-vizio-di-mente-di-francesco-di-cello-quando-sparo-al-figlio/">Lamezia, perito tribunale accerta il vizio di mente di Francesco Di Cello quando sparò al figlio</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Lamezia, perito tribunale accerta il vizio di mente di Francesco Di Cello quando sparò al figlio&#8221; &#8212; Calabria News" src="https://www.calabrianews.it/lamezia-perito-tribunale-accerta-il-vizio-di-mente-di-francesco-di-cello-quando-sparo-al-figlio/embed/#?secret=6bMlNi0sjf#?secret=722nv8s22D" data-secret="722nv8s22D" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Najoua (Gioia) Minniti, chi era la mamma suicida che ha ucciso il figlio di 8 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 14:51:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Najoua Minniti, conosciuta da tutti come Gioia, aveva 36 anni e una storia personale complessa, segnata da radici diverse, continue ripartenze e una fragilità emotiva che negli ultimi anni aveva preso il sopravvento. Nata a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, era figlia di Leila Mouelhi, arrivata in Italia dalla Tunisia quando era ancora bambina. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Najoua Minniti</strong>, conosciuta da tutti come Gioia, aveva 36 anni e una storia personale complessa, segnata da radici diverse, continue ripartenze e una fragilità emotiva che negli ultimi anni aveva preso il sopravvento. <strong>Nata a Polistena, in provincia di Reggio Calabria</strong>, era figlia di Leila Mouelhi, arrivata in Italia dalla Tunisia quando era ancora bambina. La madre si era stabilita con il fratello in Calabria, dove anni dopo aveva conosciuto il futuro marito, un italiano della provincia reggina. In quella terra mista di influssi mediterranei e tradizioni locali era cresciuta Najoua, portando con sé un’identità familiare plurale, sospesa tra due mondi.</p>
<p>Appassionata di reggae, amante dei cani, da giovane Gioia aveva lasciato la Calabria per trasferirsi al Nord: undici anni trascorsi a Parma, città in cui aveva costruito parte della sua vita adulta e in cui probabilmente era nata la sua storia d’amore con Fabio, salentino, dal quale avrebbe avuto il figlio Elia e con cui ogni anno passava le vacanze in Puglia. Nel dicembre 2014, una tragedia aveva segnato la vita di questa famiglia: la morte del fratello a cui Najoua era molto legata. Nel 2020 l’ennesimo cambiamento: un nuovo inizio nel Salento, a Calimera, dove si era trasferita definitivamente insieme al bambino a cavallo del periodo Covid. In quegli anni sui social mostrava a tutti l’enorme amore per il figlio: «Da mamma – scriveva &#8211; posso solo dire che tutte le volte che esco di casa mi si stringe il cuore. Ma il distacco serve tanto a me e anche a lui». Dietro la quotidianità apparentemente ordinaria di una madre separata, impegnata a ricostruire la propria vita, si nascondeva però un dolore profondo. Secondo le prime risultanze degli investigatori, Najoua da tempo viveva una situazione di forte fragilità emotiva, aggravata da momenti di sconforto in cui avrebbe manifestato più volte intenzioni suicide, destando timori sulla sua capacità di proteggere sé stessa e il figlio.</p>
<p>La tragedia che ha sconvolto il Salento martedì 18 novembre ha rivelato con brutalità la portata di quel tormento interiore. Nel primo pomeriggio il corpo della donna è stato trovato in mare al largo di Torre dell’Orso: il cadavere è stato riconosciuto dal tatuaggio del fiore di loto che la donna aveva sulla spalla: «Simboleggia il potere della resistenza psicologica, capacità di trasformare le avversità in potenzialità», aveva scritto lei stessa sui social. In serata i carabinieri hanno rinvenuto il piccolo Elia privo di vita nella loro abitazione di via Montinari, a Calimera. Un quadro che, secondo gli inquirenti, conduce con ogni probabilità all’ipotesi di un omicidio-suicidio.</p>
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		<title>Madre e figlio trovati morti in Salento, si ipotizza un omicidio-suicidio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 14:39:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa largo l&#8217;ipotesi di un omicidio-suicidio per la morte di Najoua Minniti (nata a Polistena RC) ed Elia Perrone, madre e figlio di 35 e 8 anni, i cui cadaveri sono stati scoperti ieri a distanza di poche ore l&#8217;uno dall&#8217;altro e in luoghi differenti in provincia di Lecce. Prima la mamma, il cui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa largo l&#8217;ipotesi di un omicidio-suicidio per la morte di Najoua Minniti (<em>nata a Polistena RC</em>) ed Elia Perrone, madre e figlio di 35 e 8 anni, i cui cadaveri sono stati scoperti ieri a distanza di poche ore l&#8217;uno dall&#8217;altro e in luoghi differenti in provincia di Lecce. Prima la mamma, il cui corpo è stato trovato in mare da un sub, tra Torre Dell&#8217;Orso e Calimera, poi il piccolo nell&#8217;abitazione dove i due vivevano in via Montinari a Calimera. Elia frequentava la quarta elementare dell&#8217;Istituto comprensivo di Calimera (Lecce).<br />
Nelle prossime ore la procura di Lecce conferirà l&#8217;incarico per svolgere le due autopsie. Il cadavere del bambino è stato scoperto nella stanza da letto. A quanto si apprende, lunedì mattina la 35enne non aveva accompagnato il figlio a scuola. Tutte circostanze che sono state appurate dopo che il padre ha presentato denuncia ai carabinieri per la scomparsa dell&#8217;ex moglie e del figlio. Le indagini sono condotte dai carabinieri. </p>
<p>&#8220;Il mio posto preferito &#8230;Il mare è l&#8217;unico luogo che mi trasmette tranquillità e serenità&#8221;. Scriveva così postando una foto che ritraeva un tratto di mare, Najoua Minniti. Diverse le foto sul profilo social della donna che la ritraggono insieme al figlio. Momenti di spensieratezza e allegria. Ieri, però, il dramma. Alcuni vicini raccontano che nei giorni scorsi, la donna sembrava serena e sempre affettuosa con il figlio.</p>
<p>Lo zio: &#8216;Pensavano di trovare Elia in mare&#8217;<br />
&#8220;Ho appreso la notizia mentre guardavo il telefonino. Si diceva che una signora era stata trovata in mare da un sub a Torre dell&#8217;Orso. Il sommozzatore ha avvisato i carabinieri. Si pensava che la donna fosse di Calimera, ma non sapevano il nome. Poi hanno trovato la sua auto, sono risaliti al suo nome ed hanno avvisato i famigliari. Ma mancava il bambino. Gli investigatori erano convinti che mamma e figlio si fossero buttati entrambi in mare, quindi i sub dei Vigili del fuoco stavano cercando il bambino a Torre dell&#8217;Orso, dopo aver trovato la mamma&#8221;. Lo spiega Brizio Tommasi, lo zio del papà del piccolo Elia. &#8220;Poi il bambino è stato trovato morto in casa&#8221;, conclude l&#8217;uomo.</p>
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		<title>La showgirl calabrese Paola Caruso ospite oggi a Verissimo: la lotta del figlio Michele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 07:23:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Paola Caruso sarà ospite oggi, domenica 12 ottobre, a Verissimo. La showgirl, Bonas di &#8216;Avanti un altro&#8217; torna nello studio di Silvia Toffanin per una nuova intervista ritratto della sua vita. Caruso tornerà a parlare dei problemi di salute di suo figlio Michele, che a causa di un&#8217;iniezione sbagliata ha avuto una grave [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
<strong>Paola Caruso</strong> sarà ospite oggi, domenica 12 ottobre, a Verissimo. La showgirl, Bonas di &#8216;Avanti un altro&#8217; torna nello studio di Silvia Toffanin per una nuova intervista ritratto della sua vita. Caruso tornerà a parlare dei problemi di salute di suo figlio Michele, che a causa di un&#8217;iniezione sbagliata ha avuto una grave infezione al nervo sciatico con conseguenze permanenti. Paola Lucia Caruso <strong>nasce il 17 gennaio del 1985 a Catanzaro</strong>. Nel 2003 comincia il suo percorso nel mondo dello spettacolo. Nel 2003 partecipa a ‘Miss Italia’, ottenendo il titolo di ‘<strong>Miss Moda Mare Triumph Calabria</strong>’. Nel 2006 partecipa a ‘<strong>Uomini e Donne</strong>’ come corteggiatrice. Dopo gli studi in Giurisprudenza, veste i panni di Bonas della trasmissione di Canale 5 ‘Avanti un altro!’ e diventa uno dei personaggi più iconici e amati del programma. Nel 2016 la showgirl ha preso parte a ‘<strong>L&#8217;Isola dei Famosi</strong>’, dove si classifica quarta e partecipa anche alla versione spagnola del reality dal titolo ‘<strong>Supervivientes</strong>’. Nel 2018 partecipa a ‘<strong>Pechino Express</strong>’ insieme a Tommaso Zorzi, con il quale formava la coppia de ‘I Ridanciani’, ma la coppia si ritira in anticipo perché la showgirl scopre di essere incinta. Paola Caruso nel 2022 ha poi preso parte al programma ‘<strong>La Pupa e il Secchione Show</strong>’. A 13 anni Paola ha scoperto di essere stata adottata: la mamma adottiva si chiama Wanda, mentre il papà adottivo Michele, scomparso nel 2015. Dopo aver parlato pubblicamente della sua famiglia adottiva, grazie all’aiuto di Barbara D’Urso, Paola Caruso ritrova la mamma biologica, Imma Meleca. Nel 2019 Paola e Imma si erano incontrate nel corso del programma &#8216;Pomeriggio Cinque&#8217; e il risultato del test del Dna aveva confermato la parentela tra le due. Paola Caruso ha perdonato la mamma dopo aver scoperto i motivi del suo abbandono. Paola Caruso, a Verissimo, ha raccontato che nello stesso periodo in cui è volata negli Stati Uniti insieme al figlio Michele, la mamma biologica Imma Meleca ha avuto dei problemi di salute: &#8220;L&#8217;hanno dovuta operare d&#8217;urgenza al cervello. A me Dio ha dato la forza, perché pensavo che avrei perso mia mamma. Ma è stata operata ed è andato tutto bene, grazie al cielo&#8221;. Paola Caruso, dopo un beve flirt con il figlio di Paolo Bonolis, Stefano, nel 2014 ha una relazione con Andrea Casalino, ex concorrente del Grande Fratello Vip. Nel 2018 comincia a frequentare l’imprenditore <strong>Francesco Caserta</strong> che vive a Monaco. L’uomo viene indicato da Paola Caruso come il padre del suo primogenito <strong>Michele</strong>, nato il 2 marzo 2019. Dopo la nascita del figlio Michele, Paola Caruso <strong>ha iniziato una battaglia legale per il riconoscimento del bambino da parte del padre</strong>. A <strong>Verissimo</strong> la showgirl aveva annunciato di aver vinto la causa.  Archiviata la relazione, sempre ospite a Verissimo, Paola Caruso aveva parlato del fidanzato Gianmarco come &#8220;un raggio di sole mandato da Dio&#8221;. T</p>
<p>Tuttavia, dopo due anni insieme Caruso ha scoperto dei tradimenti da parte di lui. Ospite a Verissimo aveva spiegato: &#8220;Già nella vita è difficile avere una relazione a due, figurati una relazione a quattro. Eravamo io, lui, la madre di suo figlio, che io ho denunciato, e il padre di mio figlio&#8221;. Paola Caruso ha parlato pubblicamente dei problemi di salute di suo figlio Michele. Ospite a Verissimo, Paola Caruso aveva raccontato per la prima volta c<strong>osa era accaduto al figlio Michele mentre erano in vacanza in Egitto</strong>. &#8220;Eravamo appena arrivati a Sharm el-Sheikh, quando a Michele è venuta la febbre. Gli ho dato dei medicinali, ma la febbre non passava, allora ho chiamato un medico. Il dottore ci ha consigliato di fargli una puntura per far passare la febbre. All&#8217;inizio ero titubante, ma poi mi sono fidata. Dopo una mezz&#8217;oretta dalla puntura, volevo misurargli la febbre, allora ho chiamato Michele, e lui, alzandosi dal letto, è caduto. <strong>Aveva proprio la gambina che penzolava&#8221;</strong>, ha raccontato la showgirl. &#8220;I medici mi hanno spiegato che c<strong>on la puntura è stato lesionato il nervo sciatico</strong>. Michele ora riesce a camminare con il tutore, ma senza non cammina. I medici ci hanno detto che sarà un percorso molto lungo&#8221;. Dopo l&#8217;operazione a cui è stato sottoposto il figlio, nel 2024 la showgirl ha raccontato di essere rientrata da un viaggio negli Stati Uniti, dove il piccolo Michele ha dovuto eseguire una serie di accertamenti in una clinica.</p>
<p>&#8220;Sono andata nella clinica migliore del mondo per sapere se ci fosse una speranza perché Michele torni a camminare senza il tutore. Hanno fatto tutti gli esami ed è emerso che il danno è permanente. <strong>Non c&#8217;è a oggi una cura affinché mio figlio recuperi l&#8217;uso della gamba</strong>. Mi sono dovuta rassegnare a questo&#8221;, ha spiegato la showgirl nello studio di Silvia Toffanin. Lo scorso 16 marzo, la showgirl è tornata a Verissimo per parlare dell&#8217;intervento a cui si è sottoposto il piccolo Michele, che oggi ha 6 anni. È durato 5 ore: &#8220;L&#8217;intervento tecnicamente è riuscito, ha ancora il tutore e deve tenerlo per un altro anno. Deve fare anche fisioterapia, ma da quando ha tolto il gesso ho visto dei miglioramenti, Michele sta riprendendo la fase motoria. <strong>Il piedino è adesso dritto</strong>&#8220;, ha raccontato Paola Caruso con gioia. &#8220;Michele è molto provato, è stata molto dura per lui. È rimasto per 90 giorni senza poter camminare. <strong>Lui piangeva, voleva uscire e giocare con i suoi amichetti</strong>&#8220;, ha spiegato Paola Caruso in lacrime. &#8220;Mio figlio si sta facendo aiutare psicologicamente. Lui è distrutto, ho bisogno solo di vederlo felice&#8221;, ha aggiunto la mamma di Michele nello studio di Verissimo.<br />
&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Ferito da un colpo di pistola figlio 20enne di assessore comunale nel Vibonese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ferito-da-un-colpo-di-pistola-figlio-20enne-di-assessore-comunale-nel-vibonese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 12:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono in corso le indagini per chiarire tutti gli aspetti del ferimento di un 20enne rimasto ferito alla coscia destra un colpo di pistola, nella notte tra sabato e domenica scorsa a Filandari (Vibo Valentia). Contro il giovane, figlio di un assessore comunale, è stato sparato un solo colpo di pistola da distanza ravvicinata da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in corso le indagini per chiarire tutti gli aspetti del ferimento di un 20enne rimasto ferito alla coscia destra un colpo di pistola, nella notte tra sabato e domenica scorsa a Filandari (Vibo Valentia). Contro il giovane, figlio di un assessore comunale, è stato sparato un solo colpo di pistola da distanza ravvicinata da un soggetto sulla cui identità sono in corso le indagini dei carabinieri. Gli investigatori hanno già sentito la vittima e stanno cercando di ricostruire il contesto in cui è maturato l&#8217;episodio che potrebbe essere legato a futili motivi.</p>
<p>Intanto, secondo quanto si è appreso, stamani il giovane è tornato al Pronto soccorso di Vibo Valentia dopo che ieri sera si era fatto dimettere dall&#8217;ospedale. Il 20enne, infatti, era stato portato in ospedale dove i medici hanno provveduto a medicare la ferita. Il colpo non era stato ritenuto e quindi non si è reso necessario un intervento chirurgico.</p>
<p>Il ragazzo ha lasciato ieri il pronto soccorso per fare rientro nella propria abitazione, ma stamattina è tornato al Pronto soccorso probabilmente per sottoporsi ad una ulteriore medicazione.</p>
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		<item>
		<title>San Ferdinando, aggredisce la compagna e le sequestra il figlio: arrestato</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/san-ferdinando-aggredisce-la-compagna-e-le-sequestra-il-figlio-arrestato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 10:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri della Stazione di San Ferdinando, supportati dalla Compagnia di Gioia Tauro, hanno arrestato in flagranza un cittadino straniero resosi responsabile di gravi reati nei confronti della compagna minorenne e del figlio di lei. L’intervento è scaturito da una segnalazione giunta al 112 relativa a un’aggressione in ambito familiare. Secondo quanto accertato, l’uomo, dopo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri della Stazione di San Ferdinando, supportati dalla Compagnia di Gioia Tauro, hanno arrestato in flagranza un cittadino straniero resosi responsabile di gravi reati nei confronti della compagna minorenne e del figlio di lei.<br />
L’intervento è scaturito da una segnalazione giunta al 112 relativa a un’aggressione in ambito familiare. Secondo quanto accertato, l’uomo, dopo aver colpito la giovane compagna e minacciatala con un coltello, si è allontanato dall’abitazione portando con sé il bambino. Immediatamente, le pattuglie della Stazione Carabinieri di San Ferdinando hanno avviato le ricerche e, dopo pochi minuti, l’uomo è stato rintracciato mentre trascinava il minore a piedi nudi sull’asfalto rovente in direzione del porto di Gioia Tauro. Il bambino, in lacrime e visibilmente spaventato, cercava di divincolarsi. </p>
<p>Grazie al tempestivo intervento, i militari sono riusciti a bloccare l’individuo e a mettere in sicurezza il piccolo, riaffidato subito alla madre. Dalle successive attività d’indagine è emerso che la donna conviveva da circa due anni con l’uomo, conosciuto in Bulgaria quando era già in gravidanza. Fin dall’inizio la relazione era caratterizzata da violenze, minacce e pretese economiche: la giovane era costretta a lavorare in nero e a consegnare il denaro al compagno, che lo utilizzava per alcol e gioco d’azzardo. Nel luglio scorso la vittima aveva deciso di trasferirsi in Italia, ospitata dalla madre, ma poche settimane dopo l’uomo l’aveva raggiunta pretendendo nuovamente denaro e ospitalità forzata. La situazione è degenerata nell’episodio della scorsa sera, quando l’individuo, dopo l’ennesima aggressione, ha rapito il bambino nel tentativo di sottrarlo alla custodia materna.</p>
<p>L’uomo è stato arrestato in flagranza per i reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e sottrazione di minore ed è stato condotto presso la Casa Circondariale di Palmi. L’operazione, conclusa grazie alla prontezza e al coordinamento dei militari intervenuti, conferma l’attenzione costante dell’Arma dei Carabinieri nella tutela delle vittime vulnerabili e nel contrasto ai reati di violenza domestica.</p>
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