﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>fascismo Archivi - Calabria News</title>
	<atom:link href="https://www.calabrianews.it/tag/fascismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.calabrianews.it/tag/fascismo/</link>
	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Jun 2026 12:05:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.1</generator>
	<item>
		<title>&#8220;Lega addio&#8221;, Furgiuele passa con Vannacci: Sui social la motivazione infarcita di retorica e fascismo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lega-addio-furgiuele-passa-con-vannacci-sui-social-la-motivazione-infarcita-di-retorica-e-fascismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:05:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Furgiuele]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[retorica]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=383156</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo i reiterati rumors delle scorse settimane, arriva l’ufficialità direttamente dall’interessato: Domenico Furgiuele, deputato lametino (ma eletto in altro collegio calabrese) lascia la Lega dopo 12 anni, è aderisce al movimento “Futuro Nazionale” di Vannacci. E’ lui stesso che, sui social, questa mattina ne ha dato notizia. “Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/lega-addio-furgiuele-passa-con-vannacci-sui-social-la-motivazione-infarcita-di-retorica-e-fascismo/">&#8220;Lega addio&#8221;, Furgiuele passa con Vannacci: Sui social la motivazione infarcita di retorica e fascismo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Dopo i reiterati rumors delle scorse settimane, arriva l’ufficialità direttamente dall’interessato: Domenico Furgiuele, deputato lametino <em>(ma eletto in altro collegio calabrese)</em> lascia la Lega dopo 12 anni, è aderisce al movimento “Futuro Nazionale” di Vannacci. E’ lui stesso che, sui social, questa mattina ne ha dato notizia. “<em>Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere il coraggio di lasciare ciò che si ama quando non lo si riconosce più- scrive. Dopo dodici anni, lascio la Lega. Non è una decisione improvvisa. È una scelta meditata, rinviata più volte. Ho cercato dentro di me e nel confronto con chi si sta occupando del partito negli ultimi tempi, motivi per restare, ma non ne ho trovati. A febbraio decisi di riporre fiducia nelle parole del Segretario a cui va la mia riconoscenza per il percorso fatto, ma nulla è cambiato. Ho chiesto alla mia comunità militante di trovare una motivazione, un appiglio per restare, ma nulla! Troppa l’amarezza, troppa la delusione! La Lega nella quale entrai nel 2014 non è più quella di oggi. Almeno non alle nostre latitudini. La Lega di oggi è quella che si definisce post ideologica, è quella che rinnega un percorso di 12 anni. È quella dei manifesti ideologici che </em>-evidenzia Furgiuele – <em> apre ai capricci LGBT, che prende i soldi degli Italiani e li manda a Zelensky. Ai tempi, scelsi quella strada quando molti cercavano approdi più comodi. Eravamo rimasti orfani di un mondo che aveva tradito. Trovammo una comunità militante, una struttura organizzata, gerarchica, fondata sul sacrificio, sull’appartenenza e sulla disciplina. Per chi, come me, proveniva dall’area Nazional popolare e da una formazione tradizionalista, quella casa rappresentava la possibilità di continuare una battaglia ideale. Non fu una scelta facile. In Calabria portare il simbolo della Lega significava caricarsi sulle spalle pregiudizi, ostilità e diffidenze. Ma non ho mai cercato la strada più semplice&#8221;.</em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L&#8217;ex deputato leghista prosegue &#8220;<em>Non mi hanno mai affascinato le scorciatoie, ho sempre scelto la via più difficile. E la scelgo ancora oggi. Per me, questo è il momento del ritorno a Camelot. Non il ritorno a un passato impossibile da ricostruire, ma il ritorno alle sorgenti. A quei principi che hanno dato senso al mio impegno politico, l’onore, la fedeltà alla parola data, il coraggio, il servizio alla comunità, il legame tra le generazioni, l’identità, la tradizione, la ricerca di qualcosa di più alto del semplice interesse personale. Per questo continuerò a combattere per ciò in cui ho sempre creduto per l’identità dei popoli, per le nostre radici, per la tradizione della civiltà europea, contro il cosmopolitismo apolide e senza confini, contro il conformismo imposto dal politicamente corretto, contro una visione orizzontale e materialista dell’esistenza. Continuerò la mia battaglia per la remigrazione, una battaglia sulla quale troppo spesso, nel centrodestra, sono mancati il coraggio, la determinazione e la volontà di andare fino in fondo. Non mi appartiene la destra annacquata. Non mi appartiene il moderatismo senza anima. Non mi appartiene il centrodestra sbiadito e fluido che confonde la prudenza con la rinuncia. Sarei potuto restare dove ero. In una posizione certamente più comoda. Da parlamentare della maggioranza di governo. Da uomo che ha contribuito a fondare e radicare la Lega nel Mezzogiorno d’Italia. Ma non ho mai scelto la comodità. Scelgo ancora una volta L’IDEA! Scelgo ancora una volta la trincea. Scelgo ancora una volta il combattimento. Scelgo il Generale Roberto Vannacci. Lo faccio con l’affetto che mi lega a due uomini che considero fratelli, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. Con la certezza che saranno tanti altri COMBATTENTI a seguirci in tutta Italia&#8221;.</em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>&#8220;Oggi muore il politico costretto nella moderazione di un centrodestra troppo spesso soggiogato dal pensiero unico e dai confini imposti da un’Europa costruita sul politicamente corretto- </em>sottolinea Furgiuele<em>. Muore il politico che nel centro sud ha rischiato di essere fagocitato da una balena bianca vecchia, stanca, morente, concentrata ad inseguire il potere per il potere, a coagulare il consenso sulla rendita di posizione e l’incarico, incapace di comprendere che senza idee non esiste alcun futuro. Muore il politico costretto a sentirsi ripetere che viviamo in un’epoca post-ideologica. Come se avere un’ideologia fosse una colpa. Come se avere un’idea del mondo, una visione, una direzione, fosse qualcosa da nascondere. Oggi rinasce un soldato dell’Idea. Perché avere un’ideologia significa avere un’identità. Significa sapere chi si è, da dove si viene e dove si vuole andare. Rinasce un uomo che torna alle proprie origini, alla propria appartenenza, ai propri valori, alla propria storia. Rinasce con la volontà di tenere la barra dritta, con al centro l’Idea, e la forza del coraggio di osare ancora. Ancora una volta. Da oggi inizia una nuova strada. Una strada che guarda al domani senza rinnegare ciò che siamo stati. Una strada che si chiama Futuro Nazionale. Alzate la testa Calabresi, Meridionali, Italiani, insieme! “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle”</em>&#8211; conclude Furgiuele. <em>(</em><strong>citazione della frase di Filippo Tommaso Marinetti in conclusione del celebre Manifesto del Futurismo pubblicato nel febbraio del 1909 e che attraverso il movimento futurista da lui fondato, ha fornito gran parte dell’estetica, della retorica aggressiva e dell’ideologia nazionalista che il regime di Benito Mussolini ha poi fatto proprie, ndc</strong><em>)</em></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/lega-addio-furgiuele-passa-con-vannacci-sui-social-la-motivazione-infarcita-di-retorica-e-fascismo/">&#8220;Lega addio&#8221;, Furgiuele passa con Vannacci: Sui social la motivazione infarcita di retorica e fascismo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il video sui gay scatena una polemica in salsa neofascista</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/il-video-sui-gay-scatena-una-polemica-in-salsa-neofascista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 15:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[luciano surace]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[polemica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=154160</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sulla condanna del video omofobo sono tutti d’accordo (chi in piena convinzione, chi un po’ farisaicamente per tutelarsi da eventuali risvolti legali). Ora però il caso del filmato in cui una coppia gay ripresa sul lungomare era bersagliata di insulti sta generando strascichi polemici su un altro tema che a Reggio è infuocato. Lo spin [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-video-sui-gay-scatena-una-polemica-in-salsa-neofascista/">Il video sui gay scatena una polemica in salsa neofascista</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla condanna del video omofobo sono tutti d’accordo (chi in piena convinzione, chi un po’ farisaicamente per tutelarsi da eventuali risvolti legali). <strong>Ora però il caso del filmato in cui una coppia gay ripresa sul lungomare era bersagliata di insulti sta generando strascichi polemici su un altro tema che a Reggio è infuocato. Lo spin off riguarda infatti l’imperituro duello ideologico tra sinistra e destra, dove per destra s’intende la diffusa nostalgia neofascista </strong>– per lo più pacifica ma ben radicata nella città dei Moti con un afflato fideistico non secondo a luoghi miliari del fascio revival. Un “culto” presentato come innocuo eppure, tra graffiti, memorabilia e celebrazioni pubblicizzate come niente fosse, è foriero di inaccettabili messaggi di apologia, che lungi dall’essere rimpianto di simpatizzanti d’antan esercitano attrazione anche sui giovani. Come non ricordare la scorsa estate lo striscione denigratorio contro lo scrittore Gianfrancesco Turano, persona non grata a un gruppo di sedicenti fascisti che contestavano la presentazione del libro sulla Rivolta, &#8220;Salutiamo amico&#8221; ?</p>
<p><strong>Esempio del fenomeno è l’ultima querelle scaturita dalla vicenda del video: ad aprirla è stato con un intervento al vetriolo il movimento Reggio Bene Comune, ironizzando sulle reazioni soft che AmaReggio Stanza 101, gruppo di destra, aveva riservato a Luciano Surace,</strong> ex candidato in consiglio comunale proprio con costoro e il quale aveva ospitato, in modo superficiale ma non in malafede, il video sui gay nel proprio canale YouTube, assicurando che quelle immagini giravano sul web da anni e di non sapere chi lo avesse girato. I rappresentanti di Ama Reggio, mentre prendevano duramente le distanze dall’ignoto autore del video si erano tuttavia lanciati in una difesa a spada tratta di Surace, ricordando il suo impegno per il quartiere di Archi e l’attività con i ragazzini della scuola calcio da lui curata (i suoi “aquilotti” con divisa rigorosamente nera). Ed ecco servita su un piatto d’argento l’impietosa stoccata di Reggio Bene Comune: «<strong>Teoricamente nessuna persona che si dica di destra può accettare impunità; il rigore è un elemento storicamente caratterizzante di questa ideologia. Eppure quando si tratta di amici, militanti dello stesso partito o movimento o figure politicamente affini, i duri e puri diventano garantisti</strong> o compassionevoli sociologi». Così «Luciano Surace, ben noto al mondo dell’attivismo politico di destra da vari anni, diventa “un bravo ragazzo impegnato nelle battaglie di quartiere”; sarebbe bastato consultare qualsiasi sua attività sul web (anche andando molto a ritroso) per trovarci contenuti intrisi di <strong>apologia del fascismo,  istigazione alla violenza e all’odio razziale». Proprio </strong><strong>Reggio Bene Comune nella scorsa campagna elettorale aveva interpellato la Prefettura reggina per far rigettare la candidatura di Surace e altri nomi di simile orientamento, per le loro </strong>«<strong>idee incompatibili con i aspetti fondamentali della Costituzione».</strong></p>
<p><strong>A queste parole Luciano Surace, che ormai avrà maledetto il momento in cui ha condiviso quel video foriero di tanti guai, ci ha visto rosso (soprattutto nel senso della colorazione comunista). E non senza una premessa buonista sul suo non giudizio delle scelte di vita degli “effeminati”, oggi sbotta: </strong>«<strong>A scatenare momenti di intolleranza non sono soggetti effeminati, i quali li reputo pacifici e rispettosi del pensiero altrui ma gli antifascisti ad orologeria, quelli che hanno una matrice terroristica, che diffondono odio e rancore verso i nemici dichiarati</strong> e hanno elevata percentuale di pericolosità per la società civile. L’attacco nei miei riguardi proviene da alcuni candidati alle scorse elezioni che appartengono a varie liste civetta del Pd e di estrema sinistra, i “comunisti col culo degli altri”, “antifascisti in pantofole” che vogliono fare la “rivoluzione in santa pace” dietro uno schermo e  pontificano da un comodo divano. Ma in realtà di buono non hanno mai fatto nulla, vivono frustrati dalle avversità mentali che loro stessi si creano. Gli antifascisti hanno sovrastato con la loro retorica bolscevica i diritti civili che, invece, sarebbero potuti emergere dal dibattito in un momento delicato in cui in Parlamento si sta contrastando un’eventuale norma liberticida: il ddl Zan. Dibattito che è passato in secondo piano, per lasciar posto alla rancorosa bile antifascista<strong>»</strong>. Nella sua appassionata arringa, titolandosi come “militante del popolo”, <strong>Surace (da sempre firmato con la v romana in ricordo dei bei tempi) si dice ignorato dalla molta stampa, che in questi giorni darebbe spazio solo ad «insulti gratuiti alla mia persona</strong><strong>»</strong> perpetuando una lunga censura fatta di comunicati inviati negli anni alle redazioni e puntualmente rifiutati. E continua: «L’effetto bolscevizzante che desideravano l’hanno ottenuto, ma solo in parte. Prima di tutto hanno creato una trama mettendo in mezzo alcune mie nobili attività da militante per la città e le periferie e di istruttore di calcio, utilizzando i bambini per ricavarne una denuncia sociale di basso profilo umano e intellettuale. Seconda cosa, hanno istigato i vari utenti a scagliarsi contro di me, un vero incitamento all’odio in perfetto stile brigatista che utilizza delle vittime per mandarle al macello<strong>».</strong></p>
<p>Nella passione del suo monologo, il militante del popolo ritorna poi sulla questione del video e fa qualche importante precisazione: «<strong>Il video è relativo a due effeminati che sul lungomare di Reggio si scambiano spinte effusioni, contrarie all’ordine naturale della vita. Se è vero che di per sé non stavano facendo nulla di male, bisogna però riconoscere che quanto stava accadendo era contrario al buon costume e al decoro dei luoghi pubblici</strong><strong>»</strong>. Delle due l’una: due uomini che si baciano non fanno nulla di male o, affermando che le loro affettuosità siano contrarie al decoro, stanno in realtà compiendo atti osceni in luogo pubblico? Le contraddizioni si moltiplicano nel ragionamento di Surace: «Bisogna accettare che in questa società si possa avere un pensiero diverso rispetto a chi subisce gli <strong>influssi nefasti di esotiche mode</strong> e di teorie che l’esperienza ha dimostrato idiote<strong>»</strong>. Essere omosessuali, dunque, è una moda? «Mi rifiuto – chiarisce Luciano Surace &#8211; di entrare nella questione della scelta di vita che fanno gli effeminati. Non mi sento in diritto di giudicarli o condannarli, la loro scelta attiene alla inviolabile intimità. <strong>Il video voleva evidenziare, nelle mie intenzioni, che determinate situazioni non devono avvenire in luoghi pubblici</strong><strong>»</strong>. Insomma, fatelo a casa vostra, un suggerimento che sembra più adatto a un’azione ignominiosa che a uno scambio affettivo.</p>
<p>E qui si corre sul filo del rasoio, quando Surace dichiara: «<strong>Fermo restando che ho tutto il diritto di esprimere la mia opinione in merito a ciò che non molti anni fa in Italia era considerata una malattia</strong><strong>»</strong>. A questo infatti, all’omosessualità come patologia, fanno riferimento le didascalie montate sul video. Surace, dunque, è d’accordo con questa interpretazione? «Le frasi contenute nel video – spiega nella sua nota &#8211; non hanno matrice di odio e di giudizio ma rappresentano il pensiero legittimo di chi il video lo ha elaborato e lo stesso pensiero a mio parere può essere condiviso (o meno) da una moltitudine di persone, ma in modo sereno e pacifico, come in ogni dibattito degno di essere definito tale<strong>»</strong>. Posta in questo modo, la presa di distanza dal filmato non appare molto netta. Quanto al definire scevre d’odio le parole che accompagnavano le immagini, la pensano molto diversamente nell’Arcigay di Reggio, che sta valutando una denuncia. Ovviamente a carico dello sconosciuto ideatore del video. <strong>Ma Surace, poiché ha ripetuto che il video non lo ha girato lui e sebbene in questi casi imputati siano anche tutti quelli che fanno circolare materiale offensivo, non teme ripercussioni. Lui ha una nuova, urgente missione, quella di battersi perché «l’antifascismo venga dichiarato universalmente organizzazione terroristica</strong><strong>»</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-video-sui-gay-scatena-una-polemica-in-salsa-neofascista/">Il video sui gay scatena una polemica in salsa neofascista</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il saggio sulle stragi contadine &#8220;Tumulti&#8221; di Claudio Cavaliere recensito su Quaderni di Storia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/il-saggio-sulle-stragi-contadine-tumulti-di-claudio-cavaliere-recensito-su-quaderni-di-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 11:35:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[claudio cavaliere]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[quaderni di storia]]></category>
		<category><![CDATA[rubbettino]]></category>
		<category><![CDATA[stragi contadine]]></category>
		<category><![CDATA[tumulti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=144480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;analisi non solo storica dell&#8217;eccidio di contadini calabresi nel primo ventennio del Novecento è al centro di &#8220;Tumulti &#8211; Stragi contadine in Calabria (1906-1925)&#8221;, ultimo lavoro del giornalista e sociologo lametino Claudio Cavaliere, edito da Rubbettino. Nel libro, recensito ora da Giuseppe Tripodi anche sulla prestigiosa rivista Quaderni di Storia, diretta da Luciano Canfora, si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-saggio-sulle-stragi-contadine-tumulti-di-claudio-cavaliere-recensito-su-quaderni-di-storia/">Il saggio sulle stragi contadine &#8220;Tumulti&#8221; di Claudio Cavaliere recensito su Quaderni di Storia</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;analisi non solo storica dell&#8217;eccidio di contadini calabresi nel primo ventennio del Novecento è al centro di <strong>&#8220;Tumulti &#8211; Stragi contadine in Calabria (1906-1925)&#8221;, ultimo lavoro del giornalista e sociologo lametino Claudio Cavaliere, edito da Rubbettino. Nel libro, recensito ora da Giuseppe Tripodi anche sulla prestigiosa rivista Quaderni di Storia, diretta da Luciano Canfora, si racconta un capitolo di storia meridionale da un&#8217;angolazione inedita</strong>, con l&#8217;obiettivo di squarciare un velo sulla repressione delle rivolte contadine, che fu durissima da parte delle forze dell&#8217;ordine ma soprattutto impunita. Cavaliere, con la sua scrittura appassionata e partecipe, consente al lettore di ritrovarsi nel clima dell&#8217;epoca e sentire in modo palpabile lo stato di sottomissione della classe contadina. Le ribellioni furono sedate nel sangue e l&#8217;incredibile giustificazione che consentì agli assassini di non essere perseguiti risiede nella necessità di placare la rabbia del popolo &#8211; come se il solo fatto di combattere per i propri diritti fosse stata una colpa da espiare con le vite (tantissime) di vittime anonime, a cui Claudio Cavaliere in questo libro, impreziosito dalla prefazione di Isabella Bossi Fedrigotti, intende tributare onore. <strong>Da Sinopoli, a Casignana, a San Giovanni in Fiore, in &#8220;Tumulti&#8221; si ricordano anni ininterrotti di omicidi di stato, con un report bellico in termini di caduti: dal 1909 al 1926 i contadini perivano a un ritmo annuale di cinque morti e 40 feriti in media.</strong> La stampa, sottolinea Cavaliere, era omertosa tutta &#8211; compreso quell&#8217;Avanti che avrebbe dovuto essere voce dei lavoratori. E con l&#8217;apparire del fascismo, molte riletture storiche cambieranno versione in corsa, come nel caso del reggino Ferdinando Cordova, che trasforma i fatti di Casignana da &#8220;eccidio&#8221; a &#8220;scontro a fuoco&#8221;, laddove gli unici a possedere armi ed usarle erano stati i militari. Saranno pochi gli studiosi calabresi a raccontare con onestà intellettuale e rigore etico questa facciata oscura, da Italo Falcomatà a Mario La Cava e appunto Cavaliere. <strong>Con &#8220;Tumulti&#8221;, il giornalista lametino, come scrive Tripodi su Quaderni di Storia, &#8220;ha restituito dignità personale (un nome, almeno il nome di ognuno di essi) e collettiva facendoli uscire dalle condizioni di mal-sepoltura nella quale erano stati lasciati dalla stampa asservita e immonda</strong>, dagli storici distratti o autocensurati e dalle torme di poeti abituati ad innocue rime baciate che neanche si sono accorti di tanta sofferenza e di tanto dolore&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-saggio-sulle-stragi-contadine-tumulti-di-claudio-cavaliere-recensito-su-quaderni-di-storia/">Il saggio sulle stragi contadine &#8220;Tumulti&#8221; di Claudio Cavaliere recensito su Quaderni di Storia</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
