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	<title>docufilm Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 07 Sep 2024 09:37:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Grande successo al festival di Venezia per la première del documentario &#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 07:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della 81esima Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica, giovedì 5 settembre presso l&#8217;Hotel Excelsior del Lido di Venezia si è svolta la première della presentazione ufficiale del documentario &#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221;. Nato da un&#8217;idea dell&#8217;Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia, scritto e diretto da Fabio Fasulo, regista e videomaker, il documentario è stato prodotto da Frame at work, un collettivo di professionisti con oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">In occasione della 81esima Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica, <b>giovedì 5 settembre </b>presso l&#8217;Hotel Excelsior del Lido di Venezia si è svolta la <b>première della presentazione ufficiale del documentario &#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221;. </b>Nato da un&#8217;idea <b>dell&#8217;Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia,</b> <b>scritto e diretto da Fabio Fasulo, regista e videomaker, </b>il documentario è stato prodotto da <b>Frame at work,</b> un collettivo di professionisti con oltre vent&#8217;anni di esperienza nel settore cinematografico e nelle produzioni audiovisive e dall&#8217;agenzia di comunicazione reggiana <b>Kaiti Expansion.</b>Alla Prima alla kermesse veneziana, presentata dal giornalista <strong>Giovanni Pirillo</strong>, hanno partecipato la <strong>Presidente Nazionale dell&#8217;Associazione</strong> Borghi Autentici d&#8217;Italia, <strong>Rosanna Mazzia,</strong> il Presidente del Comitato Etico BAI, <strong>Renzo Soro</strong>, il regista <strong>Fabio Fasulo</strong> e la sua troupe, e l&#8217;AD di Kaiti Expansion, <strong>Matteo Martinelli</strong>, e il suo team. Tanti gli ospiti che hanno assistito alla Prima del docufilm targato BAI, tra cui l&#8217;attrice protagonista, <strong>Mariangela Magnelli,</strong> la delegazione della <strong>Federazione dei Comuni del Camposampierese</strong> e i rappresentanti delle <strong>Unioni dei Comuni provenienti da tutto il Veneto.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><i>«La finalità del documentario – </i><b><i>afferma con orgoglio Rosanna Mazzia, presidente nazionale Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia</i></b><i>,</i><b><i> location d&#8217;eccezione del documentario </i></b><i>– consiste nel restituire, con l&#8217;autenticità di alcune storie personali, uno spunto di riflessione universale sulla visione dei piccoli comuni e delle comunità locali che l&#8217;Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia porta avanti da oltre 20 anni: non borghi cartolina, ma comunità ospitali capaci di trattenere i cittadini residenti e di attrarre nuove forme di cittadinanza. Vuole essere un invito a esplorare prospettive inedite, ad illuminare strade non ancora battute e guidare le comunità verso un futuro sostenibile, equo e ricco di opportunità. È un richiamo al protagonismo, per abbracciare il cambiamento e costruire un nuovo modo di abitare i borghi, integrando passato, presente e futuro in un equilibrio capace di promuovere sviluppo».</i></p>
<p style="font-weight: 400;"><i>Tanta emozione anche per</i><b><i> Fabio Fasulo,</i></b><i> </i><b><i>regista Frame at work</i></b><i> che commenta: «&#8221;Un&#8217;altra idea di stare&#8221; è un racconto a più voci dove i nostri protagonisti si raccontano, si confidano alla ricerca di un luogo che non sia solo geografico ma anche dell&#8217;anima. I loro incontri sono pieni di curiosità, sembra che ci sia la voglia di rivedersi l&#8217;uno nell&#8217;altro, di riconoscersi e riscoprirsi quasi a sottolineare l&#8217;esigenza di ritrovare un contatto umano, il desiderio di essere comunità. Nel documentario ho messo le persone al centro di tutto, cercando la piena sincerità in ogni momento perché era fondamentale riportare un quadro quanto più fedele possibile alla realtà. Il ritmo del film segue quello in cui ruotano le nostre storie dove il tempo acquisisce una nuova forma, un nuovo valore &#8220;tempo per darsi tempo&#8221; come dice una delle nostre protagoniste del film. Gli spazi e i luoghi che fanno da cornice sono colmi di tradizione, racconti e storie di uomini e donne che hanno vissuto e vivono il territorio. Il borgo, quindi, diviene un contenitore dal quale è possibile scoprirne il suo fascino, i suoi valori, ma anche le sue debolezze e i suoi limiti, attraverso i volti di chi vi abita. Le atmosfere, i luoghi e le storie rapiscono l&#8217;ascoltatore, portandolo oltre il suo ruolo e facendolo entrare in una dimensione di viaggio in altri possibili modi di stare e di vivere.  Una riflessione più profonda che può portare ad un cambiamento».</i></p>
<p style="font-weight: 400;"><i>«&#8221;Un&#8217;altra idea di stare&#8221; nei nostri borghi – </i><b><i>prosegue a sua volta Rosanna Mazzia </i></b><i>– dipende infatti dagli occhi con cui li si guarda, dalla consapevolezza che le persone hanno della diversità dello stare in un borgo, senza che questo costituisca necessariamente un &#8220;minus&#8221; nei confronti della vita in città. Ma &#8220;un&#8217;altra idea di stare&#8221; dipende anche molto da quel che ognuno di noi cerca. Ciò a cui dà più valore. E nelle storie che vogliamo comunicare con il documentario ci sono appunto diverse motivazioni, aspirazioni, bisogni. A volte completamente soddisfatti, a volte no. Abbiamo ripreso quindi luoghi, storie e persone per un racconto di Roseto Capo Spulico che diventa simbolo di un modo di intendere la vita nei borghi che non è qualcosa di &#8220;solo&#8221; bello. È qualcosa che può anche essere ribelle, non completamente risolto. È qualcosa di autentico, appunto».  </i>L&#8217;<b>Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia</b> è<b> una rete che riunisce piccoli e medi comuni, enti territoriali e organismi misti di sviluppo locale, per generare valore e stimolare la crescita economica e sociale dei territori</b>. Da oltre 20 anni, promuove azioni e progetti che mettono al centro le comunità, per migliorare la qualità della vita attraverso azioni che coinvolgono gli amministratori, gli operatori economici, sociali e culturali dei borghi. Si impegna per realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale: sostenibile, equo, rispettoso dei luoghi e delle persone, attento alla valorizzazione del patrimonio e delle identità locali.</p>
<p style="font-weight: 400;">A questo proposito, un valido esempio è rappresentato dalla <b>rete delle Comunità Ospitali di Calabria, </b>frutto di un lungo percorso di lavoro durato per tutto il 2023, percorso che ha compreso laboratori, momenti di approfondimento e di contestualizzazione del senso della comunità ospitale, sopralluoghi da parte di esperti del comparto, realizzazione di <i>smart guides</i>, percorsi formativi e informativi concepiti con l&#8217;obiettivo di sperimentare un modello di economia ancorata alle esigenze di crescita dei territori come, ad esempio, la &#8220;cooperativa di comunità&#8221;. Il risultato è una rete di comunità ospitali accomunate tra loro non solo da un insieme di valori condivisi ma anche dai medesimi strumenti di sviluppo. Un modello nuovo, ma dalle radici affondate nella tradizione e dal cuore antico, di concepire una comunità come luogo dove vivere – per un tempo che può essere breve oppure lunghissimo – un&#8217;esperienza autentica. E dove, al tempo stesso, sentirsi parte di un modo di vivere il territorio, di fruire di spazi comuni, che ancora oggi ribadisce le proprie ragioni di essere.</p>
<p style="font-weight: 400;">Accogliere, attrarre, ma anche trattenere: è con la rete delle Comunità Ospitali di Calabria che i borghi diventano luoghi da vivere nel quotidiano. <b>Non più semplici panorami da cartolina, ma comunità capaci di trattenere i cittadini residenti e di accogliere quelli temporanei</b>, grazie ad azioni e iniziative che mettono al centro le persone, generando valore e stimolando la crescita economica e sociale del territorio.  Un progetto estremamente virtuoso a cui<b> Matteo Martinelli</b>, AD Kaiti expansion dichiara di aver preso parte con entusiasmo: «<i>Siamo molto onorati di aver contribuito a questo progetto in cui la comunicazione è e fa cultura. Abbiamo sempre fatto questo mestiere con una visione molto chiara, cioè quella di generare un impatto positivo concreto sulle persone, le comunità, i territori. Molte delle scelte strategiche che abbiamo fatto, in quasi trent&#8217;anni, sono guidate da questo obiettivo. Quando riusciamo a fare pubblicità con questo approccio senza dubbio ne raccogliamo una soddisfazione che tocca valori importanti per noi, che hanno a che fare con il senso di comunità e con la responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti degli altri. &#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221; è un progetto che parte dalle persone e ritorna alle persone, per restituire valore ai territori. Ha una visione ambiziosa. Lavorare per dare visibilità a queste idee, valorizzando l&#8217;autenticità dei borghi con un approccio che insiste sui contenuti e che invita alla riflessione, per noi significa fare cultura. Ed è stato davvero molto stimolante, una grande soddisfazione per tutto il nostro team».</i></p>
<p>(<em>c.s.</em>)</p>
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		<title>Borghi Autentici d&#8217;Italia, al Festival di Venezia dalla Calabria il docufilm &#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 08:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 settembre, in occasione dell&#8217;81^ edizione della Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia, la presentazione ufficiale del documentario &#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221; girato a Roseto Capo Spulico, nel contesto del Venice Production Bridge. Realizzato da Kaiti expansion e Frame at Work, con la regia di Fabio Fasulo, il documentario nasce con l&#8217;idea di restituire con l&#8217;autenticità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: small;">Il 5 settembre, in occasione dell&#8217;81^ edizione della Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia, la presentazione ufficiale del documentario <b>&#8220;Un&#8217;altra idea di stare&#8221; girato a Roseto Capo Spulico</b>, nel contesto del Venice Production Bridge. </span><b>Realizzato da Kaiti expansion e Frame at Work, con la regia di Fabio Fasulo,</b> il documentario nasce con l&#8217;idea di restituire con l&#8217;autenticità di alcune storie personali uno spunto di riflessione universale sulla visione dei piccoli comuni e delle comunità locali che l&#8217;Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia porta avanti da oltre 20 anni: <b>non borghi cartolina ma comunità ospitali capaci di trattenere i cittadini residenti e di attrarre nuove forme di cittadinanza.</b> Vuole essere un invito a esplorare prospettive inedite, ad accendere scintille per illuminare strade non ancora battute e guidare le comunità verso un futuro sostenibile, equo e ricco di opportunità. È un richiamo al protagonismo, per abbracciare il cambiamento e costruire un nuovo modo di abitare i borghi, integrando passato, presente e futuro in un equilibrio capace di promuovere sviluppo.</div>
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<p>«&#8221;Un&#8217;altra idea di stare&#8221; nei nostri borghi» <b>spiega Rosanna Mazzia, presidente nazionale dell&#8217;Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia</b> «dipende dagli occhi con cui li si guarda, dalla consapevolezza che le persone hanno della diversità dello stare in un borgo, senza che questo costituisca necessariamente un &#8220;minus&#8221; nei confronti della vita in città. Ma &#8220;un&#8217;altra idea di stare&#8221; dipende anche molto da quel che ognuno di noi cerca. Ciò a cui dà più valore. E nelle storie che abbiamo raccolto con il documentario ci sono appunto diverse motivazioni, aspirazioni, bisogni. A volte completamente soddisfatti, a volte no. Abbiamo approfondito luoghi, storie e persone per un racconto di Roseto Capo Spulico che diventa simbolo di un modo di intendere la vita nei borghi che non è qualcosa di &#8220;solo&#8221; bello. È qualcosa che può anche essere ribelle, non completamente risolto. È qualcosa di autentico, appunto».</p>
<p>L&#8217;appuntamento è per <b>giovedì 5 settembre alle ore 9.30 nello Spazio incontri dell&#8217;Hotel Excelsior (3° piano) al Lido di Venezia.</b> La proiezione è aperta al pubblico.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Il sogno di Jacob&#8221; docufilm su Nik Spatari e il Musaba di Mammola sbarca su Prime Video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2024 09:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il docufilm &#8220;Il sogno di Jacob&#8221;, sulla vita e le opere dell&#8217;artista Nik Spatari fondatore insieme alla moglie Hiske Maas del Musaba, Museo Santa Barbara a Mammola, ai piedi dell&#8217;Aspromonte, adesso è disponibile su Prime Video. L&#8217;opera diretta dal regista Luigi Simone Veneziano, scritta a quattro mani con la giornalista Alessia Principe, è prodotta dall&#8217;associazione Le Sei Sorelle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il docufilm &#8220;Il sogno di Jacob&#8221;, sulla vita e le opere dell&#8217;artista Nik Spatari fondatore insieme alla moglie Hiske Maas del Musaba, Museo Santa Barbara a Mammola, ai piedi dell&#8217;Aspromonte, adesso è <strong>disponibile su Prime Video. </strong>L&#8217;opera diretta dal regista <strong>Luigi Simone Veneziano</strong>, scritta a quattro mani con la giornalista <strong>Alessia Principe</strong>, è prodotta dall&#8217;associazione Le Sei Sorelle e distribuita da <strong>35MM produzioni</strong>. Il sogno di Jacob&#8221;, che dà il titolo al film, è il nome di uno dei capolavori più famosi del maestro <strong>Nik Spatari</strong> che fondò, a cavallo tra gli anni &#8217;60 e &#8217;70, insieme alla sua compagna <strong>Hiske Maas</strong>, il <strong>Musaba</strong>: un museo laboratorio nel cuore dell&#8217;Aspromonte. Il docufilm, narra in chiave metacinematografica, intervallando momenti reali a frammenti di fiction, la storia di Spatari, dall&#8217;infanzia fino ad oggi, arricchita da <strong>video inediti d&#8217;epoca</strong>, girati dallo stesso artista,<strong> </strong>ritrovati e restaurati dal regista Veneziano insieme all&#8217;aiuto Andrea Ras.</p>
<p style="font-weight: 400;">Spatari, insieme a sua moglie, l&#8217;artista olandese Hiske Maas, intorno agli anni Sessanta, lasciò Milano per trasferirsi nel cuore del Sud Italia: l&#8217;Aspromonte. Con pochi mezzi e grandi sogni, realizzarono insieme un Museo unico nel suo genere che chiamarono Musaba, Museo Santa Barbara, in onore ai ruderi di un vecchio monastero. &#8220;Il sogno di Jacob&#8221; è un racconto sospeso tra il mockumentary e il documentario, che ha per protagonista uno degli artisti italiani del &#8216;900 più importanti del mondo: Nik Spatari (scomparso un anno dopo la fine delle riprese). Il film sfrutta diversi registri narrativi: il linguaggio prettamente documentaristico viene contaminato dalla fiction e dalla video arte, soluzioni che amplificano l&#8217;atmosfera onirica e misteriosa del Musaba di cui Spatari è divenuto una sorta di <em>Genius Loci. </em>Il film racconta di una troupe televisiva che si reca in Aspromonte per realizzare un servizio su Nik Spatari e il suo straordinario Musaba. Il regista Salvo, immerso in un mondo dove arte e tempo si fondono, scopre il Musaba come un organismo vivente, illuminato dall&#8217;ispirazione per Michelangelo. La scoperta culmina davanti a &#8220;Il Sogno di Jacob&#8221; un&#8217;opera monumentale che intreccia passato, presente e futuro: la visione filosofica di Spatari. Un film sul tempo e sul senso della vita, che esplora profondamente il legame tra l&#8217;arte e l&#8217;esistenza umana.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il docufilm è stato realizzato grazie ai fondi Pac della <strong>Regione Calabria</strong> per la valorizzazione del sistema dei beni culturali calabresi, e al sostegno della <strong>Fondazione Carical;</strong> il progetto ha il patrocinio della <strong>Calabria Film Commission</strong> e del <strong>Parco nazionale dell&#8217;Aspromonte</strong>. Nel cast anche lo scrittore <strong>Gioacchino Criaco</strong>, autore di bestseller come &#8220;Anime nere&#8221;, &#8220;Zefira&#8221; (Rubbettino) e &#8220;La maligredi&#8221; (Feltrinelli), che nel film interpreta sé stesso. La sua scena, carica di emozione, è un documento eccezionale che racconta un pezzo di storia calabrese in modo rivoluzionario e illuminato. Con lui Nik parla della bellezza della grande &#8220;&#8216;ombra lucente&#8221;: l&#8217;Aspromonte. Nel cast de &#8220;Il sogno di Jacob&#8221; <strong>Francesco Paglino</strong>, <strong>Enzo De Liguoro</strong>, <strong>Pino Torcasio</strong>. Della troupe hanno fatto parte <strong>Vittorio Sala</strong>, direttore della fotografia; <strong>Francesca Marchese</strong>, organizzazione generale e presidente dell&#8217;associazione Le Sei Sorelle; <strong>Andrea Ras </strong>aiuto regista; <strong>Luigi Porto</strong> compositore e sound designer;  <strong>Giuseppe Tripodi</strong> fonico; <strong>Walter Cutrupi</strong> operatore Movi, <strong>Simone Nocchi</strong> fuochi, <strong>Francesco Farina </strong>riprese aeree, <strong>Walter Nicoletti </strong>operatore Eva.</p>
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		<title>&#8220;Semidei&#8221; docufilm sui Bronzi di Riace finalista ai Nastri d’argento, Princi e Grande soddisfatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Feb 2024 09:41:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il docufilm sui Bronzi di Riace Semidei è tra le cinque finaliste del premio Nastri d’argento, riconoscimento nazionale di settore. Si tratta di un lavoro cofinanziato da Regione Calabria e Calabria Film Commission. Siamo fieri ed orgogliosi di questo risultato e ci auguriamo lo siano tutti i calabresi”. A dirlo sono Giusi Princi, vicepresidente della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il docufilm sui Bronzi di Riace Semidei è tra le cinque finaliste del premio Nastri d’argento, riconoscimento nazionale di settore. Si tratta di un lavoro cofinanziato da Regione Calabria e Calabria Film Commission. Siamo fieri ed orgogliosi di questo risultato e ci auguriamo lo siano tutti i calabresi”. A dirlo sono Giusi Princi, vicepresidente della Giunta regionale della Calabria, e Anton Giulio Grande, commissario della Fondazione Calabria Film Commission, salutando con fervore la notizia dell’ingresso di Semidei tra le cinquine finaliste dei Nastri d’Argento 2023, riconoscimento istituito dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani. </p>
<p>Selezionato tra gli oltre 130 documentari proposti nel 2023 dai festival più importanti o nelle rassegne specializzate e poi proposti in sala o presentati anche su reti o piattaforme televisive, “Semidei”, con la regia del reggino Fabio Mollo e di Alessandra Cataleta, si è guadagnato un posto nella top five nella sezione “Cinema, spettacolo, cultura”. Si giocherà la vittoria finale con “Enzo Jannacci – Vengo anch’io” di Giorgio Verdelli, “Io, noi e Gaber” di Riccardo Milani, “Kissing Gorbaciov” di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife e “Profondo Argento” di Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa.</p>
<p>&#8220;Cofinanziare questo prodotto è stata una scelta ben ponderata e oggi possiamo dire ampiamente ben riuscita – evidenziano inoltre Princi e Grande – risultati come quello dell’ingresso nelle cinquine sono riscontri importanti che premiano una Calabria caratterizzata dai bronzi e dalla storia che ne accompagna mezzo secolo di storia dal loro ritrovamento con interviste e documenti inediti, testimonianze dirette. Tramite Semidei la Regione Calabria ha inteso mandare al mondo un messaggio ben preciso: siamo una terra dalle forti radici identitarie legate alla Magna Grecia che ne caratterizza la cultura e i valori dell’inclusione, dell’integrazione, del rilancio culturale e del riscatto sociale. E la produzione, Palomar, è riuscita perfettamente a raccontare questo, con una chiave moderna. Pertanto – concludono -, siamo molto soddisfatti del successo che il docufilm sta riscuotendo a più livelli. Oggi, ancora una volta, vince la Calabria, vincono i calabresi e chi crede nella cultura come motore di cambiamento e di sviluppo&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/semidei-docufilm-sui-bronzi-di-riace-finalista-ai-nastri-dargento-princi-e-grande-soddisfatti/">&#8220;Semidei&#8221; docufilm sui Bronzi di Riace finalista ai Nastri d’argento, Princi e Grande soddisfatti</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Parola d&#8217;onore, a Speciale Tg1 il docufilm di Sophia Luvarà sui figli di &#8216;ndrangheta salvati dal giudice Di Bella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 19:24:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[docufilm]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Di Bella]]></category>
		<category><![CDATA[sophia luvarà]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale minori]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Per favore allontani mio figlio dalla Calabria, lo hanno portato in campagna ad esercitarsi con la pistola&#8230; a me hanno detto che mi bruceranno viva&#8221;. Il disperato appello di una madre è la sintesi perfetta delle <strong>esistenze terribili dei figli di &#8216;ndrangheta, giovani condannati dai legami di sangue con le famiglie criminali, molti dei quali sono stati salvati dal programma &#8220;Liberi di scegliere&#8221;</strong>, portato avanti dal giudice Roberto Di Bella nel tribunale dei minori di Reggio Calabria. <strong>A questa esperienza è dedicato il film d&#8217;inchiesta &#8220;Parola d&#8217;onore&#8221;, scritto e diretto dalla regista Sophia Luvarà e andato in onda ieri su Raiuno nello spazio Speciale Tg1.</strong> Realizzato in collaborazione con RaiCinema e presentato in anteprima mondiale l&#8217;anno scorso al Biografilm Festival, il doc è stato girato all&#8217;interno della comunità ministeriale di recupero attivata nel Tribunale di Reggio, seguendo il percorso di riabilitazione di Pierpaolo, Simone, Bader e Reda, ragazzi che qui hanno trovato un&#8217;alternativa alla strada già tracciata della delinquenza. <strong>E&#8217; la prima volta che si racconta il progetto del giudice Di Bella con linguaggio documentaristico e un taglio così intimo, immerso nella cronaca della comunità. Lo aveva raccontato, ma in fiction, Giacomo Campiotti nell&#8217;omonimo film tv &#8220;Liberi di scegliere&#8221; con Alessandro Preziosi nel ruolo del magistrato.</strong></p>
<p>Nel docufilm di Sophia Luvarà, il vero Di Bella è diretto e non fa giri di parole, fa capire agli ospiti che con la maggiore età una seconda chance non sarà possibile. Chiede se siano convinti, se abbiano capito che devono tradire i valori, crudeli e inesorabili, con cui sono cresciuti. La &#8220;parola d&#8217;onore&#8221; è una rinuncia e un nuovo impegno. Il destino si gioca adesso e i ragazzi lo sanno: sono giovanissimi ma hanno inciso sulla pelle e nell&#8217;anima il peso della responsabilità dei reati commessi. <strong>L&#8217;indagine di Sophia Luvarà è essenziale nell&#8217;aderenza agli eventi ma sensibile, non indulge a pietismi ma neanche al gusto della violenza esibita</strong> &#8211; e dire che di materiale ce ne sarebbe nell&#8217;educazione al codice d&#8217;onore subita da questi ragazzini privati della naturalezza della loro adolescenza. C&#8217;è chi ricorda la fine di un tenero amore, perché per lui &#8220;non era cosa&#8221;, e chi racconta un&#8217;iniziazione osservata come giusta, necessaria a diventare uomini in un luogo dove l&#8217;onestà e il rifiuto del crimine è stigma di vergogna e non il contrario. <strong>C&#8217;è il laboratorio di teatro dove si mette in scena la storia di due tragiche famiglie, l&#8217;amore travagliato di Romeo e Giulietta,</strong> sacrificati dai genitori in nome dell&#8217;odio e della rivalità. La conoscono bene questa storia i ragazzi della comunità. <strong>La conosce Alfonso Gallico, nato in un potente casato palmese di &#8216;ndrina e uno dei primi partecipanti al progetto di recupero.</strong> Condannato da Di Bella perché il carcere sarebbe stato la sua benedizione e lui lo ha capito, quel giudice è un secondo padre e ne ha rispetto. Ma i vincoli familiari non si dimenticano, mai. Alfonso racconta il rapporto spezzato con suo padre come l&#8217;annusarsi di due animali: il segno di un morso che faceva male ma era l&#8217;unica affettività a cui aspirare e lui da bambino in quei momenti di gioco selvaggio era felice. Da suo padre, detenuto con il 41bis, poteva avere soltanto questo e bisognava farselo bastare, alla famiglia doveva dimostrare di avere appreso la lunga educazione di prepotenza e sopraffazione. Alfonso, che aveva già raccontato la sua storia anni fa in un&#8217;intervista con Maria Grazia Mazzola, fa, ha scontato cinque anni ma non ha rancore verso il magistrato &#8211; dopo quella condanna ha scoperto che qualcuno credeva in lui, nonostante tutto. Oggi, grazie all&#8217;autorità benigna di quella pena non usa più le armi, vive tra Roma e Padova e ha iniziato a lavorare nel cinema come autore e assistente di produzione.</p>
<p><strong>Sophia Luvarà ha lavorato per due anni a questo docufilm seguendo interamente la permanenza dei ragazzi nella comunità</strong> e alla fine del percorso non sappiamo cosa accadrà &#8211; facciamo il tifo per i quattro giovani, che sono ormai identici a figli, nipoti, studenti di una scuola, la stessa insicurezza camuffata da spavalderia, ribelli ma anche bisognosi di protezione. Di Bella non è più a Reggio, ma con alcuni di loro mantiene i contatti, li segue, li consiglia. <strong>I fatti ci dicono che adesso sono tutti liberi, ancora giovani, e non possiamo che sperare nelle opportunità di un futuro tutto da costruire. Un futuro che ha un&#8217;amara certezza: restare fuori dalla Calabria, </strong>via da una terra che chiedeva spietatamente il tributo delle loro vite.</p>
<p><strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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