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	<title>divario Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 30 Apr 2024 12:34:39 +0000</lastBuildDate>
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		<title>FOTO-VIDEO-Mattarella in Calabria: lavoro è libertà, no a separazione strade tra territori Nord e Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 12:29:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nello stabilimento di Granarolo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla celebrazione della Festa del Lavoro nel corso della quale hanno preso la parola: Giovan Battista Perciaccante, Presidente di Confindustria Cosenza; Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo; Gaetano Piraino, Rappresentante sindacale aziendale dello stabilimento Granarolo. Ecco il testo integrale del discorso del Capo dello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-248832-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/04/Presidente_Mattarella-visita-calabrianews.it_.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/04/Presidente_Mattarella-visita-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/04/Presidente_Mattarella-visita-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>Nello stabilimento di Granarolo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto alla celebrazione della Festa del Lavoro nel corso della quale hanno preso la parola: Giovan Battista Perciaccante, Presidente di Confindustria Cosenza; Gianpiero Calzolari, Presidente di Granarolo; Gaetano Piraino, Rappresentante sindacale aziendale dello stabilimento Granarolo.<br />
Ecco il testo integrale del discorso del Capo dello Stato:<br />
<em>Rivolgo il saluto più cordiale alle lavoratrici e ai lavoratori presenti, ai loro familiari e a quanti sono impegnati nelle aziende e nelle molteplici articolazioni del distretto agro-alimentare del Cosentino, al Ministro del Lavoro, che ringrazio per le considerazioni che poc’anzi ha svolto, al Presidente della Regione, ai Sindaci di Castrovillari e di Mongrassano, al Presidente della Provincia, a tutti i Sindaci presenti di questo bel territorio. Un saluto alle rappresentanze sindacali e agli imprenditori che contribuiscono ad alimentare e rafforzare una filiera produttiva così preziosa per il Paese e, inoltre, per lo sviluppo della Calabria e del Mezzogiorno.</em></p>
<p><strong>Domani è Primo maggio</strong>. Festa del Lavoro. Dunque Festa della Repubblica, che i costituenti hanno voluto fondare proprio sul lavoro.<br />
Come disse all’Assemblea Costituente il primo tra i proponenti di questa formula, Fanfani, “fondata non sul privilegio, non sulla fatica altrui”, ma sul lavoro di tutti. È un elemento base, quindi, della nostra identità democratica. Non si tratta soltanto di un richiamo ai valori di libertà e di eguaglianza ma dell’indicazione di un modello sociale vivo, proiettato verso la coesione e la solidarietà. Capace, quindi, di rimuovere continuamente, nel corso del tempo, gli ostacoli che sottraggono opportunità alle persone e impediscono il pieno esercizio dei diritti. l lavoro è legato, in maniera indissolubile, alla persona, alla sua dignità, alla sua dimensione sociale, al contributo che ciascuno può e deve dare alla partecipazione alla vita della società. strong&gt;Il lavoro non è una merce. Ha un valore – lo sappiamo &#8211; nel mercato dei beni e degli scambi. Anzi, ne è elemento essenziale, perché senza l’apporto della creatività umana sarebbe privo di consistenza e di qualità. Ma proprio la connessione con la realizzazione della personalità umana conferisce al lavoro un significato ben più grande di un bene economico; lo rende elemento costitutivo del destino comune. Oltre trenta anni addietro qualcuno aveva ipotizzato la “fine della storia”, ampiamente smentito dagli eventi successivi. Oggi si sente parlare di “fine del lavoro” come traguardo di modernità. In realtà viene, da taluno, ipotizzata, più che la liberazione dalla fatica, la sostituzione dell’imperfezione umana con macchine e tecnologie, sino all’intelligenza artificiale, ritenuta in grado di azzerare ogni errore. In realtà, in quella prospettiva, in quella falsa prospettiva, si configura la rimozione dell’immenso e insostituibile valore della creatività. Uno scenario che raffigura una limitazione alla libertà della persona umana nel suo profilo più affascinante: il suo pensiero, la sua opera.<br />
Non un sogno, quindi, ma una prospettiva allarmante e, in realtà, estranea al buon uso dei preziosi benefici recati dai risultati che la scienza consegna all’umanità e, tra questi, quello della cosiddetta intelligenza artificiale, strumento prezioso, naturalmente, in questa direzione e in questa chiave.</p>
<p><strong>Il lavoro è libertà.</strong><br />
Anzitutto libertà dal bisogno; e strumento per esprimere sé stessi, per realizzarsi nella vita. I progressi straordinari della scienza e della tecnica per migliorare la qualità e la sostenibilità dei prodotti e dei servizi, devono essere sempre indirizzati alla tutela della dignità e dell’integrità delle persone, dei loro diritti. A partire dal diritto al lavoro. Il lavoro deve essere libero da condizionamenti, squilibri, abusi che creano emarginazione e dunque rappresentano il contrario del suo ruolo e del suo significato. Fattori che rappresentano pesanti impedimenti al cammino dell’intera società.<br />
Il rilievo umano e costituzionale del lavoro deve spingere le istituzioni a ogni livello, e con esse tutti gli attori economici e sociali, a non sentirsi mai appagate fino al conseguimento di una piena buona occupazione. I dati sull’occupazione registrano nel loro insieme una crescita significativa. Il trend positivo riguarda larga parte d’Europa, Italia in testa, e questo è motivo di grande soddisfazione per tutti noi e, particolarmente, per il mondo del lavoro. È una buona notizia che siano aumentati i posti di lavoro, e anche i contratti a tempo indeterminato. Lo è anche la crescita del lavoro femminile. Naturalmente non dobbiamo dimenticare le disparità sociali e territoriali che perdurano; gli esclusi; il fenomeno dei lavori precari e sottopagati. Il basso livello retributivo di primo ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, che induce tanti di loro a recarsi all’estero a condizioni migliori. Non vanno dimenticate le difficoltà di chi sopporta una disabilità, il peso degli oneri di assistenza che non di rado spingono nel bisogno anche famiglie di chi un lavoro ce l’ha. Gli indicatori positivi della congiuntura &#8211; come poc’anzi ricordava la Ministro Calderone &#8211; devono incoraggiarci a proseguire con intelligenza nel senso di una crescita economica fondata su equità e coesione. Il distretto agro-alimentare del Cosentino – cui contribuite con il vostro lavoro quotidiano &#8211; oltre a essere un fondamentale generatore di risorse per il territorio e per l’economia calabrese, è un timone che può orientare lo sviluppo.</p>
<p><strong>Il comparto agroalimentare ha ruolo e peso cruciale nella nostra economia.</strong><br />
Per la quantità di ricchezza che produce e che redistribuisce attraverso il lavoro. Per la sua qualità &#8211; che è parte di rilievo della qualità e del gusto italiani &#8211; e che concorre all’identità e alla cultura stessa del nostro Paese. La dimensione di distretto è un modello tipico italiano, che aiuta a valorizzare i prodotti, a favorire una maggiore sicurezza, a potenziare la distribuzione e la penetrazione nei mercati nazionali ed esteri. Un prezioso moltiplicatore di opportunità. Questo vale per i distretti industriali e vale per i distretti rurali e agro-alimentari. La dinamica di distretto può, inoltre, favorire il dialogo sociale.</p>
<p><strong>Il dialogo tra impresa e sindacati.</strong><br />
Il dialogo tra istituzioni di livello diverso. Il dialogo tra Regione, Comuni, aziende, cittadini, come ha auspicato il Presidente Perciaccante poc’anzi. Nella storia repubblicana, dal confronto tra istituzioni e parti sociali sono giunte spinte importanti per il progresso e per la definizione e la diffusione dei diritti, per l’ammodernamento delle stesse imprese. I corpi intermedi sono un elemento caratterizzante del disegno della nostra Costituzione e recano beneficio all’Italia. Il movimento sindacale &#8211; portatore di valori democratici &#8211; è interlocutore insopprimibile per lo sviluppo di una fruttuosa contrattazione collettiva, di settore e aziendale. Affinché il welfare &#8211; elemento base dei diritti di cittadinanza &#8211; non smarrisca il suo carattere universalistico. Per una crescita equilibrata dei salari, che rimuova una stagnazione che pesa sulla vita delle famiglie, a differenza di quanto avviene in altri Paesi dell’Unione Europea.</p>
<p>Per rendere più forte l’intero sistema nell’affrontare la sfida dell’innovazione.<br />
La vostra esperienza fa, inoltre, comprendere come la valorizzazione della produzione agricola sia strettamente connessa e integrata con il rispetto del valore della terra, con il riequilibrio ambientale. Agricoltura e ambiente vanno di pari passo: è, appunto, il settore primario. La sostenibilità rafforza i prodotti, migliora i territori, dunque la vita delle comunità. Più alti standard nella sicurezza, nell’impatto sul suolo, sull’aria, sulla qualità degli alimenti, accrescono il benessere, la vivibilità. Occorre inserirsi con sagacia nelle direttrici che hanno valore strategico per il futuro dell’Europa. La transizione ambientale e quella tecnologico-digitale richiedono di essere pronti agli appuntamenti. Abbiamo la capacità di guidare e di progettare i processi di innovazione: possiamo averne l’ambizione.</p>
<p><strong>L’Europa &#8211; e in essa l’Italia &#8211; deve essere protagonista a livello globale.</strong><br />
Il Mezzogiorno d’Italia è parte dell’Europa. Ed è decisivo per il suo futuro, insieme ai vari Sud del Continente. Il nostro Mezzogiorno è una realtà complessa, non certo uniforme. Le sue potenzialità, le sue vocazioni, i suoi problemi non sono riassumibili in un’analisi semplificata. Vi sono eccellenze, che questa mattina abbiamo posto in rilievo, e vi sono grandi divari. Le Regioni meridionali dispongono oggi di un reddito che non raggiunge quello di altre aree nazionali. Per alcuni aspetti i loro cittadini fruiscono di servizi meno efficienti. Nel Meridione il tasso di occupazione è più basso rispetto al Centro e al Nord. Donne e giovani pagano un costo elevato e sono tanti coloro che, a malincuore, lasciano la terra d’origine, accentuando un rischio di spopolamento che andrebbe frenato. Per rispetto del valore, della storia e del futuro di quei territori. Lo sviluppo della Repubblica ha bisogno del rilancio del Mezzogiorno. È appena il caso di sottolineare come una crescita equilibrata e di qualità del Sud d’Italia assicuri grande beneficio all’intero territorio nazionale.</p>
<p><strong>Una separazione delle strade tra territori del Nord e territori del Meridione recherebbe gravi danni agli uni e agli altri</strong>. È ben noto che il lavoro è una delle leve più importanti di progresso e di coesione sociale. Per le famiglie italiane ha costituito il vettore principale del miglioramento sociale nei decenni trascorsi. Con l’istruzione, con la manifattura, con i servizi, adesso con le nuove attività basate sul digitale, il lavoro è l’ascensore sociale che rende la nostra una società aperta e libera. Da qualche tempo viviamo una stagione in cui questo meccanismo appare inceppato, una stagione in cui le condizioni di partenza determinano differenze e distanze non facilmente recuperabili, a scapito dei giovani che provengono da condizioni sociali più deboli.</p>
<p>È un grave spreco dell’ampio patrimonio di intelligenze e di risorse di cui l’Italia dispone.<br />
Le politiche del lavoro non possono che orientarsi verso una riduzione degli squilibri. Non possiamo ignorare le aree di marginalità e di sofferenza: ne va della pienezza della cittadinanza. Nella filiera agricola, di cui siete protagonisti, riveste grande incidenza il tema dell’immigrazione. I lavoratori migranti sono parte essenziale della produzione agricola e delle successive trasformazioni dei suoi prodotti. Ma, in alcuni casi, aree grigie di lavoro &#8211; che confinano con l’illegalità, con lo sfruttamento o addirittura se ne avvalgono – generano anzitutto ingiustizia e, inoltre, insicurezza, tensioni, conflitti. E offrono spazi alle organizzazioni criminali. Vigilare, quindi, è un preciso dovere. Sulle delinquenziali forme di caporalato. Sulle condizioni inumane in cui vengono, in alcuni casi, scaraventati lavoratori stagionali, talvolta senza nome né identità. Siamo una Nazione che ha conosciuto i drammi e le sofferenze degli emigranti e avvertiamo il dovere di rifiutare di riviverli al contrario. La gestione legale dell’immigrazione rappresenta una priorità. L’Italia e l’Europa hanno la forza per affrontarla compiutamente. Purtroppo, fin qui è mancata, tra i Paesi dell’Unione, la lungimiranza e la necessaria solidarietà. L’auspicio – e, in parte significativa, anche la constatazione &#8211; è che stia maturando una maggiore consapevolezza. Le recenti decisioni assunte in sede di Unione Europea, ancorché incomplete, hanno segnato l’avvio di un nuovo percorso, con il risultato di grande rilievo di aver finalmente superato l’insostenibile accordo di Dublino. Un tema prioritario, poc’anzi ricordato dalla Ministro Calderone, per il quale è necessario un impegno determinato ed efficace è quello del contrasto alla piaga degli infortuni sul lavoro. Non possiamo accettare lo stillicidio continuo delle morti, provocate da incurie, da imprudenze, da rischi che non si dovevano correre.</p>
<p><strong>Mille morti sul lavoro in un anno rappresentano una tragedia inimmaginabile.</strong><br />
Ciascuna di esse – anche una sola &#8211; è inaccettabile. Viviamo un tempo segnato da gravi preoccupazioni, che richiedono, per più aspetti, frequenti assunzioni di responsabilità. Pensavamo che la guerra non avrebbe più sfiorato l’Europa dopo la capacità del continente di risorgere nella pace dall’abisso dei due conflitti mondiali. Dobbiamo invece vivere una nuova drammatica stagione.<br />
Nella quale vogliamo restare noi stessi, difendendo e rafforzando i nostri valori di libertà, di democrazia, di solidarietà, di giustizia interna e internazionale, di pace e di cooperazione tra i popoli, nel rispetto di tutti grandi e piccoli e nel rifiuto della prepotenza dei più forti. È questo il futuro, per il quale, nei decenni trascorsi, gli italiani vollero la Repubblica e, con essa, la pace e l’unione dell’Europa. Rivolgo un saluto ai sindacati che domani dedicheranno il Primo maggio a “un&#8217;Europa di pace, lavoro e giustizia sociale”.</p>
<p><strong>Un augurio ai giovani che si riuniranno a Roma per il tradizionale Concertone.</strong><br />
Abbiamo tanta strada da fare e disponiamo delle risorse morali e materiali per preparare il futuro senza cedere né alla paura, né alla sfiducia. Auguri a chi promuove lavoro, a chi lo difende, a chi lo cerca, a chi desidera migliorarlo, a chi ha concluso la sua esperienza lavorativa. Ai Cavalieri e ai Maestri del lavoro. <strong>Buon Primo maggio! Buona festa del lavoro!</strong></p>
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		<title>Pil Italia a due velocità nel 2023, divario crescita tra Nord e Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 09:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Pil a due velocità nel 2023: la crescita del prodotto interno lordo italiano è stimata a +0,7% con una crescita dello 0,4% nel Mezzogiorno e del 0,8% nel Centro-Nord. E&#039; la stima contenuta nel rapporto Svimez, presentato oggi. La riapertura del divario di crescita Nord-Sud è imputabile al calo dei consumi delle famiglie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/pil-italia-a-due-velocita-nel-2023-divario-crescita-tra-nord-e-sud/">Pil Italia a due velocità nel 2023, divario crescita tra Nord e Sud</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Pil a due velocità nel 2023: la crescita del prodotto interno lordo italiano è stimata a +0,7% con una crescita dello 0,4% nel Mezzogiorno e del 0,8% nel Centro-Nord. E&#039; la stima contenuta nel rapporto Svimez, presentato oggi. La riapertura del divario di crescita Nord-Sud è imputabile al calo dei consumi delle famiglie (–0,5%), che non dovrebbe osservarsi nel Centro-Nord (+0,4%). Dinamica sfavorevole causata da una contrazione del reddito disponibile delle famiglie meridionali (–2%), doppia rispetto al Centro-Nord come nel 2022.  Gli investimenti dovrebbero essere interessati da una dinamica positiva, ma in forte decelerazione rispetto al 2022: +5% dal +9,8 dell’anno precedente nel Mezzogiorno, +3,3% dopo il +9,1 del 2022 nel Centro-Nord.  La componente in macchine, attrezzature e mezzi di trasporto è stimata in crescita a tassi sostanzialmente allineati nelle due ripartizioni (+5,1% nel Mezzogiorno e +4,9 nel Centro-Nord). In deciso rallentamento rispetto al 2022, soprattutto al Centro-Nord, gli investimenti in costruzioni: +5,1% dal +13,1 dell’anno precedente nel Mezzogiorno, +1,7% dal +11 nel Centro-Nord. Il rallentamento riflette l’indebolimento dell’effetto Superbonus e lo slittamento temporale degli interventi del PNRR. Un contributo positivo, viceversa, dovrebbe venire, soprattutto al Sud, dallo stimolo indotto dalla spesa di fine ciclo della programmazione europea 2014-20.  </p>
<p>Nel 2024 si stima che il pil aumenti dello 0,7% a livello nazionale, per effetto del +0,7 del Centro-Nord e del +0,6 del Mezzogiorno. Al Sud la crescita dei consumi delle famiglie dovrebbe tornare in positivo, sia pure mantenendosi al di sotto della media del Centro-Nord (+0,8 contro +1,3%), grazie al recupero del reddito disponibile reso possibile dal rientro dell’inflazione. Gli investimenti dovrebbero crescere in maniera più pronunciata nel Mezzogiorno, accelerando rispetto al 2023 soprattutto grazie alla dinamica molto favorevole della componente in costruzioni (+9,7% contro +2,2% nel Centro-Nord). Nel 2025, la crescita nazionale dovrebbe attestarsi sul +1,2%. La crescita del pil meridionale è stimata 4 decimi di punto al di sotto del dato del Centro-Nord: +0,9% a fronte del +1,3. La crescita del pil meridionale continua invece a beneficiare degli effetti espansivi degli investimenti, rispetto all’anno precedente, anche nella componente in macchine, attrezzature e mezzi di trasporto per effetto del Pnrr.   Sulla dinamica territoriale del PIL 2024-2025 incidono gli effetti espansivi degli interventi finanziati dal Pnrr, per la concentrazione nel biennio del massimo sforzo di realizzazione infrastrutturale. La Svimez ha stimato in 2,2 punti percentuali l’impatto cumulato sul PIL nazionale nel biennio nell’ipotesi di completo e tempestivo utilizzo delle risorse disponibili: +2,5 nel Mezzogiorno e +2% nel Centro-Nord.  Secondo le stime della Svimez, il Pnrr eviterà la recessione al Sud in entrambi gli anni di previsione: –0,6% e –0,7% il pil del Mezzogiorno nel 2024 e nel 2025 &quot;senza PNRR&quot;. Anche il Centro-Nord beneficia dello stimolo, grazie al quale l’area evita una sostanziale stagnazione nel biennio: –0,2% e crescita piatta nel Centro-Nord Mezzogiorno nel 2024 e nel 2025 nello scenario &quot;senza PNRR&quot;. Nel post-Covid il Sud aggancia la ripresa ma senza industria mentre un forte slancio arriva dal settore delle costruzioni con la spinta del superbonus. Nel biennio 2021-2022, in un contesto che vede la dinamica del pil italiano nel biennio 2021-2022 si uniforme su base territoriale, l’economia del Mezzogiorno è cresciuta del 10,7%, più che compensando la perdita del 2020 (–8,5%). Nel Centro-Nord, la crescita è stata leggermente superiore (+11%), ma ha fatto seguito a una maggiore flessione nel 2020 (–9,1%). La novità di una ripartenza allineata tra Sud e Nord sconta però l’eccezionalità del contesto post-Covid per il tenore straordinariamente espansivo delle politiche di bilancio e la diversa composizione settoriale della ripresa. Fatto 100 il dato di crescita cumulata del valore aggiunto extra-agricolo nel biennio, i servizi hanno contribuito per 71,1 punti nel Mezzogiorno e 63,6 nel Centro-Nord. Il contributo delle costruzioni si è spinto 7 punti oltre la media del Centro-Nord (18,9 contro 11,9), grazie all’impatto espansivo esercitato dal Superbonus 110%. Questo il quadro tratteggiato dal rapporto Svimez. Viceversa, il contributo dell’industria è stato limitato nel Mezzogiorno: 10 punti contro i 24,5 del Centro-Nord, in virtù anche del consistente assottigliamento della base produttiva subìto tra il 2007 e il 2022: quasi –30% di valore aggiunto, contro una flessione del 5,2% nelle regioni centro-settentrionali. Il confronto europeo rivela tuttavia il ritardo accumulato anche dall’industria del Centro-Nord: negli stessi anni il valore aggiunto industriale dell’UE a 27 è aumentato di quasi il 14%, quello della Germania di oltre il 16%.  </p>
<p>Più occupazione ma precarietà si inasprisce. Inediti livelli di povertà &#8211; Rispetto al pre-pandemia la ripresa dell’occupazione si è mostrata più accentuata nelle regioni meridionali: +188 mila nel Mezzogiorno (+3,1%), +219 mila nel Centro-Nord (+1,3%). In tema di precarietà del lavoro, nella ripresa post-Covid dopo il «rimbalzo» occupazionale è tornata a inasprirsi la precarietà. Dalla seconda metà del 2021, è cresciuta l’occupazione più stabile, ma la vulnerabilità nel mercato del lavoro meridionale resta su livelli patologici. Quasi quattro lavoratori su dieci (22,9%) nel Mezzogiorno hanno un’occupazione a termine, contro il 14% nel Centro-Nord. Il 23% dei lavoratori a temine al Sud lo è da almeno cinque anni (l’8,4% nel Centro-Nord), emerge ancora dal rapporto. Tra il 2020 e il 2022 è calata la quota involontaria sul totale dei contratti part time in tutto il Paese, ma il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord resta ancora molto pronunciato: il 75,1% dei rapporti di lavoro part time al Sud sono involontari contro il 49,4% del resto del Paese. L’incremento dell’occupazione non è in grado di alleviare il disagio sociale in un contesto di diffusa precarietà e bassi salari. Nonostante la crescita dell’occupazione, nel 2022 la povertà assoluta è aumentata in tutto il Paese. La povertà ha raggiunto livelli inediti. Nel 2022, sono 2,5 milioni le persone che vivono in famiglie in povertà assoluta al Sud: +250.000 in più rispetto al 2020 (–170.000 al Centro-Nord). La crescita della povertà tra gli occupati conferma che il lavoro, se precario e mal retribuito, non garantisce la fuoriuscita dal disagio sociale. Nel Mezzogiorno, la povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata è salita di 1,7 punti percentuali tra il 2020 e il 2022 (dal 7,6 al 9,3%). Un incremento si osserva tra le famiglie di operai e assimilati: +3,3 punti percentuali. Questi incrementi sono addirittura superiori a quello osservato per il totale delle famiglie in condizioni di povertà assoluta.  <br />
Doppio impatto inflazione su redditi famiglie &#8211; L’accelerazione dell’inflazione del 2022 ha eroso soprattutto il potere d’acquisto delle fasce più deboli della popolazione. Sono state colpite con maggiore intensità le famiglie a basso reddito, prevalentemente concentrate nelle regioni del Mezzogiorno. Nel 2022 l’inflazione ha eroso 2,9 punti del reddito disponibile delle famiglie meridionali, oltre il doppio del dato relativo al Centro-Nord (–1,2 punti). Rispetto alle altre economie europee, in Italia la dinamica inflattiva si è ripercossa in maniera significativa sui salari reali italiani, che tra il II trimestre 2021 e il II trimestre 2023 hanno subìto una contrazione molto più pronunciata della media UE a 27 (–10,4% contro –5,9%), e ancora più intensa nel Mezzogiorno (–10,7%) per effetto della più sostenuta dinamica dei prezzi. Questa dinamica si colloca in una tendenza di medio periodo delle retribuzioni lorde reali per addetto, anch’essa particolarmente sfavorevole al Mezzogiorno: –12% le retribuzioni reali rispetto al 2008 (–3% nel Centro-Nord). <br />
Gelo demografico nazionale, il Sud si spopola &#8211; La diminuzione delle nascite e il progredire della speranza di vita hanno portato l’Italia tra i paesi europei più anziani. Le migrazioni interne e internazionali hanno ampliato gli squilibri demografici Sud-Nord. Se da un lato, le comunità immigrate si concentrano prevalentemente nel Settentrione “ringiovanendo” una popolazione sempre più anziana; dall’altro, il Mezzogiorno continua a perdere popolazione, soprattutto giovani qualificati. E&#039; il quadro tratteggiato dal Rapporto Svimez che fotografa il gelo demografico nazionale e lo spopolamento del Sud. Dal 2002 al 2021 hanno lasciato il Mezzogiorno oltre 2,5 milioni di persone, in prevalenza verso il Centro-Nord (81%). Al netto dei rientri, il Mezzogiorno ha perso 1,1 milioni di residenti. Le migrazioni verso il Centro-Nord hanno interessato soprattutto i più giovani: tra il 2002 e il 2021 il Mezzogiorno ha subìto un deflusso netto di 808 mila under 35, di cui 263 mila laureati. Al 2080 si stima una perdita di oltre 8 milioni di residenti nel Mezzogiorno, pari a poco meno dei due terzi del calo nazionale (–13 milioni). La popolazione del Sud, attualmente pari al 33,8% di quella italiana, si ridurrà ad appena il 25,8% nel 2080. Il progressivo processo di invecchiamento del Paese non si arresterà nei prossimi decenni: tra il 2022 e il 2080, il Mezzogiorno dovrebbe perdere il 51% della popolazione più giovane (0–14 anni), pari a 1 milione e 276 mila unità, contro il –19,5% del Centro-Nord (–955 mila). La popolazione in età da lavoro si ridurrà nel Mezzogiorno di oltre la metà (–6,6 milioni), nel Centro-Nord di circa un quarto (–6,3 milioni di unità). Il Mezzogiorno diventerà quindi l’area più vecchia del Paese nel 2080, con un’età media di 51,9 anni rispetto ai 50,2 del Nord e ai 50,8 del Centro. Per invertire la tendenza pluridecennale al calo delle nascite occorre mettere in campo politiche attive di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e rafforzare i servizi di welfare, la strada indicata dalla Svimez. Il potenziamento dell&#039;occupazione femminile nel Mezzogiorno è cruciale per contrastare il declino demografico, sottolinea. Le regioni meridionali presentano il tasso più basso di occupazione femminile in confronto all&#039;Europa (media UE 72,5): Campania (31%), Puglia (32%) e Sicilia (31%). Le restanti regioni del Centro-Nord si avvicinano alla media europea, ma restano lontane dal benchmark dei Paesi scandinavi e della Germania (78,6). La carenza di servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia, specialmente nella prima infanzia, penalizza le donne nel mondo lavorativo. Una donna single nel Mezzogiorno ha un tasso di occupazione del 52,3%, nel caso di donna con figli di età compresa tra i 6 e i 17 anni scende al 41,5% per poi crollare al 37,8% per le madri con figli fino a 5 anni (65,1% al Centro-Nord), la metà rispetto ai padri (82,1%). <br />
Gravi ritardi nei servizi per la prima infanzia &#8211; Il Sud affronta gravi ritardi nell&#039;offerta di servizi per la prima infanzia, evidenziati dai dati sui posti nido autorizzati per 100 bambini tra 0-2 anni nel 2020: Campania (6,5), Sicilia (8,2), Calabria (9) e Molise (9,3). Queste sono le regioni meridionali più distanti dall’obiettivo del LEP dei posti autorizzati da raggiungere entro il 2027 (33%). Gli investimenti del PNRR mirano a colmare queste disparità, ma non sono stati programmati a partire da una mappatura territoriale dei fabbisogni di investimento, bensì attraverso procedure a bando, con una capacità di risposta fortemente influenzata dalle capacità amministrative degli enti locali. I dati presentati nel Rapporto riguardo lo stato di attuazione del Piano Asili nido fanno emergere diverse criticità proprio sotto questo profilo: sono stati assegnati ai Comuni 3,4 Miliardi; 1,7 mld al Sud, di cui solo il 36% messe a gara (51% nel Centro-Nord).  La recente riduzione degli obiettivi del PNRR per i nuovi posti asili nido (da 248 mila a 150 mila) solleva preoccupazioni sulla possibilità di raggiungere il target europeo. Dalla simulazione effettuata dalla SVIMEZ risulta che, anche se si superassero tutte le difficoltà attuative, le attuali ripartizioni delle risorse non consentirebbero di raggiungere il target europeo del 33% in tutte le regioni. In particolare, la riduzione del target PNRR non consentirebbe di raggiungere il LEP, ad esempio, in Sicilia (-17 mila posti), Campania (-13 mila).  I divari di offerta di servizi educativi riguardano anche la scuola primaria. Dai dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2021-2022, emerge che solo il 21,2% degli allievi della primaria nel Mezzogiorno frequenta una scuola dotata di una mensa; il 53,5% al Centro-Nord. Solo un allievo su tre (33,8%) frequenta una scuola primaria dotata di palestra nel Mezzogiorno; quasi un allievo su due (45,8%) nel Centro-Nord. Questi tipi di gap generano effetti negativi diretti sulla performance degli studenti e indiretti sulle famiglie e sul mercato del lavoro. Nonostante un miglioramento negli early leavers, con un calo dal 20% nel 2008 all&#039;11,5% nel 2022, il Mezzogiorno presenta ancora tassi più elevati, soprattutto nelle regioni di Campania, Calabria e Sicilia (nel 2022 early leavers meridionali 15,1% vs 9,4% del Centro-Nord) . Gli sforzi per ridurre questi divari devono considerare le specificità territoriali e affrontare le sfide nella fornitura di servizi educativi e nell&#039;integrazione delle donne nel mercato del lavoro. <br />
Pnrr &#8211; Il contributo del Pnrr alla crescita del prossimo biennio dipenderà dalla sua pronta ed efficace attuazione. Sulla base dei dati dei progetti complessivi del sistema Regis (il sistema unico di rendicontazione del Pnrr), la Svimez ha monitorato lo stato di attuazione degli interventi che vedono i Comuni come soggetti attuatori. Il valore complessivo dei progetti presenti in Regis ammonta a 32 miliardi di euro, per il 45% allocati ai Comuni del Mezzogiorno. Per circa la metà dei progetti risultano avviate le procedure di affidamento; la quota di progetti messi a bando, tuttavia, si ferma al 31% al Mezzogiorno rispetto al 60% del Centro-Nord. Anche la capacità di procedere all’aggiudicazione presenta significative differenze territoriali: 67% al Mezzogiorno, 91% al Centro-Nord. E&#039; il quadro che emerge dal Rapporto Svimez presentato oggi.  Gli esiti del monitoraggio della Svimez confermano le criticità già evidenziata dall’associazione in ordine ai limiti di capacità amministrative delle amministrazioni locali meridionali e all’urgenza di rafforzarne gli organici e competenze. <br />
Cambiamento climatico &#8211; Il 2022 è stato l&#039;anno più caldo e siccitoso mai registrato in Italia, con una temperatura media superiore di 1,23°C rispetto al trentennio 1991-2020 e una diminuzione delle precipitazioni del 22% rispetto alla media 1991-2020. Il cambiamento climatico colpisce diversamente le regioni, con la Sicilia a maggior rischio desertificazione (70% del territorio minacciato da insufficienza idrica), seguita da Molise (58%), Puglia (57%) e Basilicata (55%). Le temperature più elevate hanno effetti economici differenziati tra Nord e Sud, con le regioni settentrionali che potrebbero vedere un aumento del PIL (+0/2%) e il Sud una significativa riduzione (-1/3%), con picchi superiori al -4% in Campania e Sicilia. Il cambiamento climatico impatta su diversi settori, tra cui Energia, Turismo, Assicurazioni, Immobiliare e Trasporti. Lo sottolinea il rapporto Svimez.  È essenziale accelerare la produzione di energie rinnovabili in Italia, con particolare attenzione al Mezzogiorno, che ha il potenziale per diventare un polo produttivo strategico. Ma occorre superare l’idea del Mezzogiorno come mero hub energetico europeo, che è in contraddizione con il nuovo approccio europeo alle politiche industriali e soprattutto risulta miope rispetto agli obiettivi di autonomia energetica, competitività industriale e coesione territoriale. La capacità installata di energie rinnovabili in Italia è cresciuta nel 2022, ma è ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi europei.  Le regioni del Sud, come la Sicilia, la Puglia e la Campania, hanno registrato una crescita sopra la media nazionale. Questi progressi però nascondono la sotto-dotazione manifatturiera e la dipendenza strategica dalle importazioni asiatiche nel comporto delle tecnologie verdi (pannelli, turbine e biocarburanti), che nel 2022 sono raddoppiate (+104%) a 22 miliardi a livello europeo. Proprio in questo settore si potrebbe dispiegare il potenziale del Mezzogiorno, che a partire dalle eccellenze sul territorio può ambire a diventare un polo produttivo strategico rispetto agli obiettivi di sicurezza energetica e autonomia strategica europea.  &#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Rapporto prove Invalsi 2023, Valditara alla Camera: “Divario insostenibile tra Nord e Sud”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 10:25:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato alla Camera il rapporto INVALSI 2023, che un quadro completo sull’effetto post-pandemico sull’istruzione italiana. Durante il suo intervento, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato la spaccatura tra Nord e Sud. L’Italia, sostiene il Ministro, è divisa in due, una divisione inaccettabile che va oltre l’aspetto geografico e si radica profondamente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato alla Camera il rapporto INVALSI 2023, che un quadro completo sull’effetto post-pandemico sull’istruzione italiana. Durante il suo intervento, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato la spaccatura tra Nord e Sud. L’Italia, sostiene il Ministro, è divisa in due, una divisione inaccettabile che va oltre l’aspetto geografico e si radica profondamente nel settore dell’istruzione: “In Sicilia, Campania e <strong>Calabria</strong> vi è un divario rispetto al Nord di 5 punti percentuali in italiano, di 10 punti percentuali in matematica e di 4-5 punti percentuali in inglese. La matematica è fondamentale, è un indicatore di crescita sociale, la lingua inglese è la chiave per accedere all’internazionalità e uno studente che non ha adeguate competenze in questa disciplina è fortemente penalizzato rispetto agli altri compagni”. Già nella scuola primaria, sorge questo divario, con una preoccupante carenza di competenze in matematica e inglese – due competenze fondamentali per lo sviluppo individuale e collettivo. Questa tendenza si amplifica nella scuola secondaria, dove il Sud soffre di un’alta percentuale di assenze.</p>
<p>Nonostante ciò, il Ministro ha riconosciuto alcuni progressi, tra cui una diminuzione della dispersione implicita ed esplicita a livello nazionale. Tuttavia, tali miglioramenti non possono oscurare la necessità di una “svolta” significativa nell’istruzione.<br />
La soluzione proposta dal ministro Valditara si concentra su interventi mirati, individuando le scuole più a rischio e puntando a riforme ambiziose. Questi cambiamenti includono l’estensione della figura del docente tutor, l’introduzione di metodologie didattiche innovative e laboratoriali, una maggiore apertura della scuola al territorio, formazione speciale per i docenti e l’incremento delle attività extracurriculari.</p>
<p>Un aspetto fondamentale di questa riforma è l’incoraggiamento dell’eccellenza per promuovere lo sviluppo del territorio. Il ministro ha rivelato che fondi sono già stati distribuiti per le materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Tutto ciò sarà monitorato nell’arco di due anni, con la possibilità di ulteriori estensioni.</p>
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		<title>Nesci: &#8220;Con superamento criterio spesa storica, inizia riduzione divario tra Nord e Sud&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 10:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[asili]]></category>
		<category><![CDATA[Dalila Nesci]]></category>
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		<category><![CDATA[spesa storica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma &#8211; &#8220;Esprimo massima soddisfazione per il superamento del criterio della spesa storica per asili nido e funzioni sociali. Portiamo a casa un risultato importante per i cittadini nell&#8217;ottica dell&#8217;azzeramento del divario tra Nord e Sud. Buona parte del merito per l&#8217;esito di questa battaglia politica lo dobbiamo all&#8217;impegno della Vice Ministra dell&#8217;Economia on. Laura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211; &#8220;Esprimo massima soddisfazione per il superamento del criterio della spesa storica per asili nido e funzioni sociali. Portiamo a casa un risultato importante per i cittadini nell&#8217;ottica dell&#8217;azzeramento del divario tra Nord e Sud. Buona parte del merito per l&#8217;esito di questa battaglia politica lo dobbiamo all&#8217;impegno della Vice Ministra dell&#8217;Economia on. Laura Castelli che con tenacia si è battuta per tutelare i diritti sociali dei cittadini più svantaggiati&#8221;. E&#8217; questo il commento della sottosegretaria al Sud, on. Dalila Nesci.</p>
<p>&#8220;Scardiniamo finalmente &#8211; sèiega &#8211; uno schema che ci ha tenuti imbrigliati a lungo: gli anziani, i disabili, gli asili nido potranno contare sulle stesse risorse pro-capite a prescindere dalla loro appartenenza geografica. I nuovi obiettivi, sanciti dalla Commissione tecnica per i fabbisogni standard del MEF, saranno una boccata d&#8217;ossigeno in particolar modo per i comuni del Sud. Verranno così incrementate le risorse finanziarie da dedicare ai servizi domiciliari, ai centri educativi, ai centri sociali per gli anziani e alle case famiglie. Se fino a ieri Reggio Calabria aveva a disposizione 78 euro per abitante, da oggi ne avrà a disposizione 102&#8221;.</p>
<p>&#8220;Un ringraziamento va infine alla Ministra per il Sud e la Coesione Territoriale On. Mara Carfagna per il lavoro che sta portando avanti nell&#8217;attuazione dei LEP &#8211; Livelli Essenziali di Prestazione&#8221;- conclude Dalila Nesci.</p>
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		<title>Premier Draghi: spendere bene fondi Ue obiettivo primario governo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 14:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[divario]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
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		<category><![CDATA[Ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma &#8211; Il programma Next Generation EU &#8220;prevede per l’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026&#8221;, &#8220;divenire capaci di spendere questi fondi, e di farlo bene, è obiettivo primario di questo governo. Vogliamo fermare l’allargamento del divario&#8221; tra nord e sud &#8220;e dirigere questi fondi in particolare verso le donne e i giovani&#8221;. Lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/premier-draghi-spendere-bene-fondi-ue-obiettivo-primario-governo/">Premier Draghi: spendere bene fondi Ue obiettivo primario governo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma &#8211;  Il programma Next Generation EU &#8220;prevede per l’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026&#8221;, &#8220;divenire capaci di spendere questi fondi, e di farlo bene, è obiettivo primario di questo governo. Vogliamo fermare l’allargamento del divario&#8221; tra nord e sud &#8220;e dirigere questi fondi in particolare verso le donne e i giovani&#8221;. Lo dice il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo ad un convegno sul Mezzogiorno organizzato dalla ministra per il Sud, Mara Carfagna.<br />
Per superare il divario tra nord e sud &#8211; ha aggiunto &#8211; è necessario un &#8220;recupero della fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia.  In questa sfida un ruolo cruciale è anche vostro, classi dirigenti. Ma un vero rilancio richiede la partecipazione attiva di tutti i cittadini&#8221;.<br />
&#8220;Tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Mezzogiorno&#8221;- ha proseguito Mario Draghi. &#8220;Ci sono due problemi uno nell’utilizzo dei fondi europei, l’altro nella capacità di completamento delle opere pubbliche. A fronte di 47,3 miliardi di euro programmati nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di 3 miliardi – il 6,7%&#8221;.<br />
&#8220;Nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche.  In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi&#8221;.<br />
La spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è &#8220;più che dimezzata&#8221; nel corso negli ultimi 10 anni, ma i fondi di Next Generation Ue, se spesi bene, possono contribuire a fermare il divario sempre più ampio tra il nord e il sud del Paese-ha specificato Mario Draghi.<br />
Secondo il premier, l&#8217;occasione per colmare le differenze è data dall&#8217;arrivo dei fondi del Recovery Fund: il programma Next Generation EU &#8220;prevede per l’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026 &#8211; ricorda Draghi &#8211; rafforzare la coesione territoriale in Europa e favorire la transizione digitale ed ecologica sono alcuni tra i suoi obiettivi. Ciò significa far ripartire il processo di convergenza tra Mezzogiorno e centro-Nord che è fermo da decenni. Anzi, dagli inizi degli anni ’70 a oggi è grandemente peggiorato. Il prodotto per persona nel Sud è passato dal 65% del Centro Nord al 55%&#8221;, ha continuato il premier.<br />
&#8220;Negli ultimi anni, c’è stato un forte calo negli investimenti pubblici, che ha colpito il Sud ovviamente insieme al resto del Paese. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è infatti più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi&#8221;.</p>
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