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	<title>discriminazione Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Feb 2025 16:02:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): &#8220;ageismo&#8221; e discriminazione sul lavoro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sebastiano-guzzi-unilavoro-pmi-ageismo-e-discriminazione-sul-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 10:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Guzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Unilavoro Pmi "ageismo"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ageismo, inglesismo derivato da “ageism”, in italiano “etaismo”, termine coniato dallo psichiatra e geriatra Robert Butler nel 1969, è una delle forme più comuni di discriminazione. A sottolinearlo con disappunto, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale “questo atteggiamento selettivo e discriminatorio, che si contraddistingue per le sue prerogative intransigenti e pregiudizievoli, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ageismo, inglesismo derivato da “ageism”, in italiano “etaismo”, termine coniato dallo psichiatra e geriatra <strong>Robert Butler</strong> nel 1969, è una delle forme più comuni di discriminazione. A sottolinearlo con disappunto, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, il quale “questo atteggiamento selettivo e discriminatorio, che si contraddistingue per le sue prerogative intransigenti e pregiudizievoli, è eticamente scorretto. E’ una condotta comune che trova la sua dimensione in un problema fortemente radicato, che ha una sua storicità, e che racchiude, nonostante i progressi, pregiudizi, stereotipi e discriminazioni privi di logica”. Un problema imponente di cui non sempre si riconosce la sua criticità. Un documento di qualche anno fa, della Sanford Graduate School, ha mostrato infatti che la discriminazione in base all’età, è l’unica criticità perdonabile. A sollevare la questione, <strong>Ashley Martin</strong>, Docente di Comportamento Organizzativo alla Stanford Graduate School of Business.</p>
<p>La sua ricerca, che fornisce approfondimenti sul primato di genere nella cognizione sociale, mostra che coloro che sostengono e difendono l’uguaglianza, sono proprio quelli che hanno maggiori probabilità di essere prevenuti nei confronti delle persone più anziane. A differenza di etnia e genere, continua Martin, si crede che chi ha un’età anagrafica maggiore abbia già avuto i suoi successi e le sue opportunità, e che quindi, l’ordine naturale delle cose suggerisca che debbano farsi da parte e fare spazio ai giovani. Questo presupposto giustifica dunque, in qualche modo, la naturalezza nell’escludere gli anziani dalla forza lavoro. Per Martin l’ideale sarebbe quella di essere coscienti dell’esistenza di certi stereotipi e cercare di contrastarli prima che emergano. I candidati più anziani potrebbero, per esempio, secondo lei, enfatizzare le loro competenze tecnologiche per contrastare possibili preconcetti in questa direzione. Vero anche questo, ma lo scenario, evidenzia Guzzi, ha tratti ancor più significativi e allarmanti.</p>
<p>L’ageismo, secondo l’imprenditore lametino, non si limita a discriminare soltanto gli adulti. Dai diversi studi effettuati, come quello realizzato da Women of Influence, “Exploring the Impact of Ageism on Women in the Workplace” emerge che l’ageismo non colpisce in egual misura donne e uomini intersecandosi con fenomeni radicati come gli stereotipi di genere. La lettura dei dati rileva un’evidenza inconfutabile: “A parità di genere, le donne risultano più svantaggiate e l’ageismo diventa quindi “ageismo di genere”. L’80% delle donne che hanno partecipato al suddetto studio, ha dichiarato di aver subito discriminazioni legate all’età. Conoscere i dati anagrafici, conclude Guzzi, è quasi sempre il primo requisito, che consente di continuare un colloquio lavorativo. Una forma di selezione subdola, strisciante e silenziosa, che stigmatizza senza pietà. Un ostracismo intollerabile.</p>
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		<title>Cedu boccia ricorso: &#8220;Non ci fu violazione diritti per medici no vax che rifiutarono vaccino Covid&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/covid-cedu-non-ci-fu-violazione-diritti-per-medici-no-vax-che-rifiutarono-vaccino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2024 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Non ci fu violazione dei diritti umani verso gli operatori sanitari no vax sospesi dal loro lavoro e spostati in ruoli amministrativi perché avevano rifiutato la vaccinazione contro il Covid-19. Sanitari che furono poi reintegrati dopo l&#8217;emergenza nel servizio sanitario della Repubblica di San Marino. Per la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (Cedu) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Non ci fu violazione dei diritti umani verso gli operatori sanitari no vax sospesi dal loro lavoro e spostati in ruoli amministrativi perché avevano rifiutato la vaccinazione contro il Covid-19. Sanitari che furono poi reintegrati dopo l&#8217;emergenza nel servizio sanitario della Repubblica di San Marino. Per la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (Cedu) non c&#8217;è stata nessuna &#8216;discriminazione&#8217;.</p>
<p>E&#8217; stato quindi bocciato, in una sentenza datata 29 agosto, il ricorso di 26 persone tra le quali 19 sammarinesi, 6 italiani, una moldava Per la Corte le misure adottate sono, infatti, da ritenere &#8216;proporzionate e giustificate&#8217; rispetto all&#8217;obiettivo legittimo, in quel determinato momento, di protezione della salute della popolazione in generale. Secondo la sentenza, nel contesto pandemico, le misure miravano a mantenere adeguate condizioni di sicurezza rispetto a un grave rischio per la popolazione in generale.</p>
<p>Inoltre le persone non vaccinate &#8211; evidenzia la sentenza- risultavano più vulnerabili alle gravi conseguenze della malattia. In più, per la Corte europea, i ricorrenti non sono riusciti a dimostrare in che modo la loro dignità o il loro benessere emotivo siano stati influenzati dalle misure adottate dallo Stato di San Marino. I ricorrenti, in ogni caso, hanno ora tre mesi per un eventuale ricorso alla Camera Grande della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo che può emettere una sentenza definitiva . &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Donne e gender gap, Unilavoro Pmi: necessario combattere le disuguaglianze di genere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/donne-e-gender-gap-unilavoro-pmi-necessario-combattere-le-disuguaglianze-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 12:53:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[gender gap]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Guzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Unilavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rilevare il grado di divario di genere in Europa, con una forbice che oltretutto si è aperta a seguito della pandemia da Covid, vuol dire trovarsi al cospetto di statistiche per cui, secondo il Global Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, ci vorranno altri 132 anni per colmare il divario di genere globale. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rilevare il grado di divario di genere in Europa, con una forbice che oltretutto si è aperta a seguito della pandemia da Covid, vuol dire trovarsi al cospetto di statistiche per cui, secondo il Global Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, ci vorranno altri 132 anni per colmare il divario di genere globale. A sottolinearlo, con rammarico, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, il quale fa notare come il Global Gender Gap Report, introdotto dal Forum economico mondiale nel 2006, abbia fornito un quadro che mostra l&#8217;ampiezza e la portata della divario di genere in tutto il mondo. Per ogni nazione l&#8217;indice fissa uno standard del divario di genere basandosi su criteri economici, politici, educazione e salute, e fornisce una classifica dei paesi, permettendo un confronto efficace sia tra regioni che gruppi di reddito nel tempo. Le classifiche sono state realizzate per creare maggiore consapevolezza a livello mondiale. La metodologia e l&#8217;analisi quantitativa sono destinate a servire come base per la progettazione di misure efficaci per la riduzione delle disparità di genere. Intorno al concetto di genere, precisa Guzzi, ruotano stereotipi e pregiudizi che ne determinano culturalmente le ricadute sociali. Una questione imbarazzante e complessa che continua a destare forte interesse ed estrema preoccupazione. </p>
<p>Il Gender Gap, o divario di genere, è un fenomeno fortemente diffuso, radicato in una cultura patriarcale e discriminante. Le differenze di genere &#8211; continua Guzzi &#8211; sono evidenti in tutti i contesti: in quello familiare, in quello sociale, in quello lavorativo. Nella geografia a scala europea della partecipazione del genere femminile alle attività lavorative, la presenza diffusa di strutture di assistenza sociale e di strumenti politico-economici orientati a favorirne l’occupazione, rappresenta il principale fattore di discrimine per il concreto esercizio del diritto al lavoro. Nello stesso tempo, si legge, le condizioni di opportunità differenziate che, in definitiva, incidono sulla maggiore o minore propensione all’inserimento nel mondo del lavoro, e nel tempo, a conservare la posizione lavorativa acquisita, risultano ancora a danno della componente su cui ricade, in molti contesti, il carico familiare, precludendone, tra l’altro, la possibilità di raggiungere posizioni apicali nel mercato del lavoro.</p>
<p>Un fenomeno critico, complesso e molto preoccupante che, oltre a violare i diritti fondamentali, determina forti ed evidenti conseguenze dal punto di vista economico e sociale. Ripercussioni che sortiscono effetti negativi non solo nel presente, ma anche nel futuro. Il divario di genere a livello occupazionale e retributivo, che si accumula nell’arco di una vita &#8211; conclude Guzzi &#8211; porta infatti ad un divario pensionistico ancor più accentuato e, di conseguenza, espone le donne, in età avanzata, a un maggior rischio di povertà rispetto agli uomini. L’impegno di tutti, in parallelo, dovrebbe essere quello di creare una cultura di parità, che promuova, e divulghi, in tutti gli ambiti, un’educazione capace di superare i pregiudizi. Politiche di attrazione dei talenti, formazione adeguata, e piani di promozione che consentano l’accesso delle donne nel mercato del lavoro. </p>
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		<title>Catanzaro non discrimina: in piazza per dire no all&#8217;omofobia &#8211; VIDEO</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/catanzaro-non-discrimina-in-piazza-per-dire-no-allomofobia-video/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2021 18:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è ancora un vero Pride ma la strada è quella: Catanzaro che non discrimina ha voluto dire il suo no all&#8217;omofobia appoggiando il disegno di legge Zan Diverse associazioni e singoli cittadini si sono ritrovati in piazza prefettura contro le discriminazioni a sfondo sessuale, razziale, etcnico e religioso allargato alla comunità LFGTQ+, donne e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è ancora un vero Pride ma la strada è quella: Catanzaro che non discrimina ha voluto dire il suo no all&#8217;omofobia appoggiando il disegno di legge Zan</p>
<p>Diverse associazioni e singoli cittadini si sono ritrovati in piazza prefettura contro le discriminazioni a sfondo sessuale, razziale, etcnico e religioso allargato alla comunità LFGTQ+, donne e disabili.</p>
<p>Il pretesto è stato l&#8217;atto contro un giovane locale a cui ignoti hanno imbrattato l&#8217;auto con scritte omofobe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Unilavoro pmi Catanzaro: Discriminazione seriale di genere, una tra le problematiche più importanti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/unilavoro-pmi-catanzaro-discriminazione-seriale-di-genere-una-tra-le-problematiche-piu-importanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 05:59:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Global Gendere Gap]]></category>
		<category><![CDATA[salariale]]></category>
		<category><![CDATA[Unilavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Global Gender Gap, introdotto nel forum economico del 2006, &#8211; è scritto in una nota &#8211; fornisce un quadro sempre più incisivo sull’ampiezza e la portata del divario di genere in tutto il mondo, fissando, per ogni nazione, uno standard del divario di genere, basandosi su criteri economici, politici, culturali. La parità di genere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/unilavoro-pmi-catanzaro-discriminazione-seriale-di-genere-una-tra-le-problematiche-piu-importanti/">Unilavoro pmi Catanzaro: Discriminazione seriale di genere, una tra le problematiche più importanti</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Global Gender Gap, introdotto nel forum economico del 2006, </strong>&#8211; è scritto in una nota &#8211;<strong> fornisce un quadro sempre più incisivo sull’ampiezza e la portata del divario di genere in tutto il mondo</strong>, fissando, per ogni nazione, uno standard del divario di genere, basandosi su criteri economici, politici, culturali.</p>
<p>La parità di genere è fondamentale per stabilire se e come prosperano le economie e le società.</p>
<p>Il global Gender Gap Report &#8211; prosegue la nota &#8211; mette a confronto 153 paesi considerando i loro progressi verso la parità di genere nei settori della politica, dell’economia, dell’istruzione e della salute.</p>
<p>&#8220;Stando al Global Gender Gap Report del WEF &#8211; evidenzia <strong>Sebastiano Guzzi</strong>, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi &#8211; non siamo sicuramente un paese all’avanguardia: l’indice italiano (70,7%) è poco al di sopra della media (68,6%), ma ci posizioniamo al 76° posto nel ranking globale. La situazione complessiva dell’Italia, si legge, vede nel 2020 un peggioramento rispetto all’anno precedente, avendo l’Italia perso 6 posizioni in classifica&#8221;.</p>
<p>&#8220;Se prendiamo a riferimento l’area relativa all’Europa Occidentale &#8211; continua Guzzi &#8211; siamo al diciassettesimo posto su 20 Paesi, davanti solamente a Grecia, Malta e Cipro. Approfondendo il livello di analisi, si può osservare come, di fatto, nel nostro paese si sia raggiunta la sostanziale parità negli Global Gender Gap Index – Italian Radar Fonte: World Economic Forum &#8211; Global Gender Gap Report 2020 ambiti della tutela della salute e dell’istruzione&#8221;.</p>
<p>&#8220;La situazione &#8211; fa rilevare ancora Guzzi &#8211; è invece preoccupante per la partecipazione e le opportunità economiche, con un gap da recuperare di oltre il 40%, e addirittura disastrosa per la valorizzazione politica, dove la distanza da colmare è di poco superiore al 73%!&#8221;.</p>
<p>La questione del gap salariale &#8211; si legge ancora nella nota &#8211; non è sfuggita al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa che, chiamato ad esprimersi sul reclamo presentato dall’ONG University Women of Europe, si è pronunciato con una condanna all’Italia (insieme ad altri 11 Paesi) per aver violato i diritti delle donne, non garantendo innanzitutto la trasparenza retributiva; e, in secondo luogo, per non aver raccolto dati statistici significativi sulla retribuzione, portando quindi progressi misurabili non sufficienti nella promozione delle pari opportunità tra uomini e donne in relazione alla parità retributiva.</p>
<p>In Italia, stando ai dati ISTAT, a livello occupazionale &#8211; rileva la nota &#8211; resta ancora un divario considerevole fra uomini e donne: in un Paese in cui queste ultime sono oltre 1,59 milioni in più dei primi, c’è una differenza di circa 3,6 milioni di occupati in meno di sesso femminile. Ciò si traduce in un tasso di occupazione molto più basso per le femmine rispetto ai maschi: 50,1% vs 68,0%. Secondo il Censis, il nostro paese è addirittura ultimo in Europa per tasso di occupazione delle donne 9, mentre l’OECD ci posiziona al 7° posto nel mondo e al 3° in Europa in quanto a tasso di disoccupazione femminile più alto.</p>
<p>Costanza Hermanin, fondatrice della scuola Prime Donne, e fellow dell’Istituto Universiario Europeo, in occasione dell’Equal Pay Day &#8211; riprende Guzzi &#8211; come la &#8220;differenza media tra salari maschili e salari femminili, nell’Unione Europea sia del 16% il che corrisponde, per le donne, a circa due mesi di lavoro non retribuito&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le disparità di remunerazione tra uomini e donne &#8211; afferma ancora &#8211; non è solo un problema di giustizia sociale, ma anche un ostacolo per la crescita economica dell’intera comunità. Secondo uno studio della Banca d’Italia, infatti, il PIL italiano potrebbe crescere di oltre mezzo punto l’anno solo grazie alla parità salariale e di 7 punti se venisse dimezzato anche il divario di genere nel tasso d’impiego&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’emergenza Covid &#8211; spiega Guzzi, – ha amplificato la disparità tra lavoratrici e lavoratori, con una disoccupazione femminile che in pochi mesi risulta più che triplicata rispetto a quella che interessa gli uomini. Le conseguenze della pandemia hanno acuito le disuguaglianze, in particolar modo quelle di genere, e messo in luce come le situazioni precarie siano diventate ancora più evidenti e più fragil&#8221;i.</p>
<p>&#8220;La stessa Commissione europea &#8211; evidenzia Guzzi &#8211; ha rilevato che la mancanza di progressi nel colmare il <strong>divario retributivo di genere</strong> è dovuta a &#8220;varie disuguaglianze&#8221; che le donne continuano a dover affrontare nell&#8217;accesso ai premi professionali, alla progressione o al lavoro stesso, come effetto degli<strong> stereotipi,</strong> nonostante oggi siano in media più istruite degli uomini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Noi &#8211; conclude Guzzi &#8211; speriamo che possano essere superate tutte le impasse che rendono difficile il progresso delle donne nel mondo del lavoro, e soprattutto quegli stereotipi, fortemente radicati, che collocano il ruolo delle donne in dimensioni e contesti differenti, vincolandone, di fatto, le potenzialità, il valore, i meriti e la professionalità&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/unilavoro-pmi-catanzaro-discriminazione-seriale-di-genere-una-tra-le-problematiche-piu-importanti/">Unilavoro pmi Catanzaro: Discriminazione seriale di genere, una tra le problematiche più importanti</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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