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	<title>cosca Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Indagine &#8220;Jonny&#8221;, in carcere un altro esponente della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indagine-jonny-in-carcere-un-altro-esponente-della-cosca-arena-di-isola-capo-rizzuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 07:59:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro esponente vicino alla “cosca Arena”, condannato nell’ambito dell’inchiesta Jonny, è stato tradotto nel carcere di Catanzaro dove dovrà scontare il residuo di pena di anni uno e mesi uno di reclusione. Si tratta di L.N. 39enne, già detenuto e poi liberato per decorrenza termine cautelare. Anche il padre e il fratello erano stati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro esponente vicino alla “cosca Arena”, condannato nell’ambito dell’inchiesta Jonny, è stato tradotto nel carcere di Catanzaro dove dovrà scontare il residuo di pena di anni uno e mesi uno di reclusione. Si tratta di L.N. 39enne, già detenuto e poi liberato per decorrenza termine cautelare. Anche il padre e il fratello erano stati indagati nell’ambito della medesima inchiesta.</p>
<p>L&#8217;operazione &#8220;Jonny&#8221;, scattata nel maggio 2017 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro sotto la guida di Nicola Gratteri, è una delle più imponenti inchieste giudiziarie contro la &#8216;ndrangheta calabrese. L&#8217;indagine ha svelato il capillare controllo del territorio e gli affari illeciti della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. L&#8217;elemento centrale dell&#8217;indagine ha riguardato la sistematica distrazione di fondi pubblici destinati alla gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Isola di Capo Rizzuto. Dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, <strong>oltre 36 milioni di euro sono finiti nelle casse del clan Arena</strong>. Il sistema si basava sul subappalto della ristorazione e dei servizi a società fittizie o controllate dalla cosca, a fronte di servizi spesso pessimi forniti ai migranti.</p>
<p>Tra i principali arrestati figuravano <strong>Leonardo Sacco,</strong> noto imprenditore, allora governatore della Fraternita della Misericordia, e il parroco di Isola di Capo Rizzuto Edoardo Scordio, ritenuti gli intermediari decisivi per consentire al clan di infiltrarsi nella gestione dei fondi per l&#8217;accoglienza. L&#8217;inchiesta ha documentato come la cosca avesse imposto il proprio monopolio anche nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e provincia, generando profitti milionari.</p>
<p>Il clan controllava capillarmente il tessuto economico locale tramite estorsioni a commercianti e villaggi turistici, imponendo forniture e aziende &#8220;amiche&#8221;. L&#8217;operazione condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza ha portato a <strong>110 arresti</strong> e al <strong>sequestro di beni per oltre 84 milioni di euro</strong>.</p>
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		<title>VIDEO-Confiscati 5 milioni al costruttore della cosca &#8216;Alvaro&#8217; già condannato per mafia in via definitiva</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-confiscati-5-milioni-al-costruttore-della-cosca-alvaro-gia-condannato-per-mafia-in-via-definitiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 12:00:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 540px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-390043-1" width="540" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/GDF-Reggio.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/GDF-Reggio.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/GDF-Reggio.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Il Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale, che dispone la confisca di beni per un valore complessivamente stimato in oltre 5 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore di Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), operante prevalentemente nel settore edilizio. L’operazione trae origine dagli accertamenti patrimoniali condotti, su delega di questa Direzione Distrettuale Antimafia, dal Nucleo polizia economico finanziaria di Reggio Calabria e rappresenta l’approfondimento, sotto il profilo patrimoniale, delle risultanze acquisite dalla medesima autorità giudiziaria requirente nel corso del procedimento denominato “EYPHEMOS”, avente ad oggetto l’operatività della “locale” di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia, riferibile alla sfera di influenza della cosca Alvaro.</p>
<p class="wp-block-paragraph">All’esito di quest’ultima istruttoria processuale, il proposto è stato condannato in via definitiva alla pena di 15 anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione, per i reati di associazione di stampo mafioso illecita coltivazione di sostanze stupefacenti, illegale detenzione di armi, ricettazione, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. Nello specifico, sulla base di tali risultanze investigative, l’imprenditore risultava aver ricoperto un ruolo apicale all’interno della predetta “locale” (“capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno del locale di ‘ndrangheta di Santa Eufemia d&#8217;Aspromonte con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle attività economiche da avviare e attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle dette azioni delittuose, in riferimento all’intera organizzazione criminale”).</p>
<p class="wp-block-paragraph">Successivamente, la Procura della Repubblica ha delegato al G.I.C.O. del Nucleo polizia economico finanziaria di Reggio Calabria l’esecuzione di indagini sulle disponibilità finanziarie e sul patrimonio dell’imprenditore. In particolare, tali accertamenti hanno consentito di individuare i beni patrimoniali, anche intestati a terzi, di cui il proposto poteva disporre direttamente o indirettamente. Sulla base di tali risultanze investigative è stato possibile ritenere che il valore dei beni di cui il soggetto in esame è risultato titolare o comunque di poterne disporre fosse sproporzionato rispetto al reddito ufficialmente dichiarato, ovvero come i medesimi beni fossero frutto di attività illecite o ne costituissero il reimpiego. Pertanto, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta di questa Procura della Repubblica, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, ha disposto l’applicazione della misura della sorveglianza speciale e del sequestro, cui ha fatto seguito la confisca, di una ditta individuale, due società operanti nel settore delle costruzioni, 6 fabbricati, 3 terreni, nonché rapporti bancari/finanziari/assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro.</p>
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		<title>Maxi blitz dei Carabinieri: 35 arresti per affiliati cosca Alvaro, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/maxi-blitz-dei-carabinieri-35-arresti-per-affiliati-cosca-alvaro-associazione-mafiosa-e-traffico-di-stupefacenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 11:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila), operazione che ha condotto all&#8217;applicazione di 35 misure custodiali in carcere, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila), operazione che ha condotto all&#8217;applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di un&#8217;ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina. Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, fatto salvo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, dato che il provvedimento pende tuttora nella fase delle indagini preliminari ed è sottoposto a impugnazione cautelare, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l&#8217;aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli e avvalendosi delle condizioni previste dall&#8217;art. 416 bis c.p.. Inoltre vengono contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione. Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che, nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant&#8217;Eufemia, da quella di importazione dall&#8217; estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente. Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila e dello Squadrone Eliportato CC &#8220;Cacciatori&#8221; di Calabria.</p>
<p>Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma &#8220;SKY ECC&#8217;, da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021 , orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all&#8217;epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l&#8217; attività all&#8217;esterno del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per l&#8217; esfiltrazione dello stupefacente. La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra l&#8217;aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava, quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per sviluppare i traffici di droga. È stato altresì riscontrato il medesimo modus operandi già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l&#8217; analisi delle comunicazioni &#8220;SKY ECC&#8217;, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare le attività di narcotraffico, nonché l&#8217; impiego di corrieri e staffette per il trasporto delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell&#8217;associazione, che in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto. Per le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che, anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L&#8217; associazione avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all&#8217;utilizzo della violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, viene ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L&#8217; evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri venivano arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale. Nel provvedimento cautelare viene altresì contestata ai membri principali dell&#8217;associazione la circostanza aggravante di cui all&#8217;art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L&#8217;esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nell&#8217;associazione criminale denominata &#8220;&#8216;ndrangheta&#8221; è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria della &#8216;ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi. Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall&#8217; implicita prospettazione di possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una condizione d&#8217; assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in contatto con gli indagati.</p>
<p>Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe l&#8217; attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi, imponendo ai debitori l&#8217;adempimento quale conseguenza della soggezione derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria appartenenza familiare e lo stato detentivo dei propri congiunti. Ai vertici del sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti connessi all&#8217;attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli indagati. L&#8217;esplosione di colpi d&#8217;arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all&#8217;attività commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l&#8217;espressione della volontà di incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione degli interessi economici degli affiliati. Allo stesso modo, secondo la contestazione, l&#8217;appartenenza alla famiglia Alvaro dei vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.<br />
Tanto l&#8217;associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria allo stato accolta dal GIP, finalizzati anche ad agevolare l&#8217;attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte poste in essere anche al fine di procurare alla &#8216;ndrina ritorni economici e al fine di ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la predominanza della citata associazione di stampo mafioso.</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Isola Capo Rizzuto, sequestro beni per 140mila euro a soggetto affiliato a cosca &#8220;Arena&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-isola-capo-rizzuto-sequestro-beni-per-140mila-euro-a-soggetto-affiliato-a-cosca-arena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:48:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Crotone, unitamente a una pattuglia della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, hanno dato esecuzione, nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, a un decreto di sequestro emesso dal Tribunale Ordinario di Catanzaro – Seconda Sezione Penale – Sezione Applicazione Misure di Prevenzione. Il provvedimento è [&#8230;]</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Crotone, unitamente a una pattuglia della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, hanno dato esecuzione, nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, a un decreto di sequestro emesso dal Tribunale Ordinario di Catanzaro – Seconda Sezione Penale – Sezione Applicazione Misure di Prevenzione. Il provvedimento è stato disposto nei confronti di un uomo nato a Crotone nel 1990, residente a Isola di Capo Rizzuto, attualmente detenuto, ritenuto appartenente alla ’ndrina soprannominata “Macario”, affiliata alla cosca “Arena” di Isola di Capo Rizzuto. Lo stesso risulta indagato nell’ambito dell’operazione “Meltemi”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, che ha documentato le pressioni estorsive operate dall’organizzazione mafiosa proprio nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, con particolare riferimento ad alcuni terreni ubicati in località rurali.</p>
<p>L’indagine “Meltemi” è stata sviluppata dalla Sezione Operativa del NOR della Compagnia di Crotone da maggio 2019, sfociando a dicembre 2023 nell’esecuzione di 9 ordinanze di custodia cautelare per le ipotesi di reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, rapina, estorsione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche aggravati dal cosiddetto metodo mafioso. L’indagine aveva accertato l’attività criminale svolta in forma organizzata nell’ambito della località marittima di Marinella, nel comune di Isola Capo Rizzuto, da una ‘ndrina autonoma ma funzionalmente collegata alla cosca “Arena” di Isola Capo Rizzuto. Il decreto ha riguardato il sequestro di un terreno agricolo di circa due ettari, situato nel Comune di Isola di Capo Rizzuto, in contrada Vermica, nonché di due mezzi agricoli: un trattore New Holland e un trattore Massey Ferguson 390. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è stimato in circa 140.000 euro.</p>
<p>L’attività eseguita conferma l’efficacia dello strumento delle misure di prevenzione patrimoniali, finalizzate a sottrarre alla disponibilità di soggetti ritenuti socialmente pericolosi beni riconducibili a contesti criminali o comunque sproporzionati rispetto alla capacità reddituale dichiarata. Il risultato conseguito è frutto dell’accurato lavoro investigativo svolto dai Carabinieri, che, attraverso mirati approfondimenti patrimoniali e una costante attività di analisi, hanno consentito di ricostruire la riconducibilità dei beni oggetto del provvedimento e di fornire all’Autorità Giudiziaria un solido quadro informativo.<br />
L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto alla criminalità organizzata e alle sue proiezioni economiche, confermando la costante attenzione del Comando Provinciale Carabinieri di Crotone nel presidio del territorio e nella tutela della legalità, anche attraverso l’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati, con il fondamentale coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, diretta dal Procuratore Salvatore Curcio.</p>
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		<title>VIDEO-Confiscati beni per 2,7 milioni ad imprenditore reggino organico alla cosca &#8220;Tegano&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 09:55:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il Comando Provinciale di Reggio Calabria ha dato esecuzione a un provvedimento di confisca definitiva, emesso dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, che dispone la confisca definitiva di beni per un valore complessivamente stimato in oltre 2,7 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore reggino operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-388033-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/DownloadFile-1.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/DownloadFile-1.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/DownloadFile-1.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comando Provinciale di Reggio Calabria ha dato esecuzione a un provvedimento di confisca definitiva, emesso dalla Corte di Appello di Reggio Calabria, che dispone la confisca definitiva di beni per un valore complessivamente stimato in oltre 2,7 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore reggino operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari. L’operazione trae origine dagli accertamenti patrimoniali condotti dal Nucleo di polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria su delega della locale Direzione Distrettuale Antimafia e costituisce la definizione, sotto il profilo patrimoniale, delle risultanze istruttorie acquisite dalla medesima Autorità giudiziaria requirente nel corso, in particolare, dell’operazione denominata “IL PADRINO”.</p>
<p>In specie, a seguito di quest’ultima indagine &#8211; e, quindi, sulla base del quadro investigativo emerso soprattutto dalle prove dichiarative di collaboratori di giustizia, dai servizi di osservazione e dalle intercettazioni di colloqui carcerari &#8211; il predetto veniva condannato in via definitiva alla pena di anni otto di reclusione per il reato di associazione di stampo mafioso, essendo stato ritenuto come organicamente inserito nella cosca “Tegano”. Secondo le dichiarazioni convergenti di numerosi collaboratori di giustizia, l’affiliazione del medesimo risaliva addirittura alla seconda guerra di &#8216;ndrangheta, a metà degli anni Ottanta, quando operava come autista personale di Giovanni Tegano, accompagnandolo anche ad incontri riservati di mafia, a conferma di un “regime di fiducia e di assoluta fedeltà” che gli veniva ampiamente riconosciuto. Nello specifico, l’imprenditore destinatario del provvedimento di confisca è risultato essere un “fedelissimo” del boss, capace di mantenere i rapporti con importanti famiglie mafiose della provincia reggina, specialmente nella zona ionica, grazie ai suoi collegamenti commerciali con rappresentanti di numerose cosche locali, anche svolgendo il ruolo di “punto terminale della giostra delle imbasciate” finalizzate agli incontri con il citato capo della cosca o con i reggenti dello stesso sodalizio criminale.</p>
<p>Tale rapporto fiduciario sarebbe risultato ulteriormente consolidato dai legami parentali con i vertici della compagine criminale, essendo il soggetto nipote acquisito dello stesso capo-cosca. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura Generale della Repubblica, con il provvedimento appena eseguito, ha pertanto decretato la confisca definitiva di prevenzione dell’intero patrimonio aziendale di 1 società operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, di 9 terreni siti in Reggio Calabria, 3 fabbricati (di cui 2 ubicati a Catanzaro ed 1 a Reggio Calabria), circa 110 mila euro in contanti, nonché tutti i rapporti bancari/finanziari/assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivamente stimato in circa 2,7 milioni di euro.</p>
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		<title>VIDEO-Nel Crotonese i Carabinieri sequestrano oltre un milione a esponenti della cosca Bagnato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; A Roccabernarda (KR), i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Petilia Policastro hanno dato esecuzione a provvedimenti definitivi di confisca, emessi dal Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione, e divenuti irrevocabili a seguito della pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di esponenti della cosca di ’ndrangheta operante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-387234-4" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/video-sequestro-beni-.mp4?_=4" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/video-sequestro-beni-.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/video-sequestro-beni-.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Roccabernarda (KR), i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Petilia Policastro hanno dato esecuzione a provvedimenti definitivi di confisca, emessi dal Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione, e divenuti irrevocabili a seguito della pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di esponenti della cosca di <em>’ndrangheta</em> operante nel territorio di Roccabernarda, riconducibile ai “Bagnato”. L’attività costituisce l’epilogo di un’articolata indagine condotta dai militari dell’Arma dei Carabinieri, sviluppata tra il <strong>2017 e il 2019</strong>, che aveva consentito di documentare l’operatività della cosca <em>“Bagnato”</em> e il sistematico impossessamento di numerosi terreni agricoli nel comune di Roccabernarda.</p>
<p>Le investigazioni hanno accertato come gli appartenenti al sodalizio criminale si appropriassero dei fondi agricoli mediante intimidazioni e minacce ai danni dei legittimi proprietari, sfruttando la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza mafiosa e ricorrendo anche a falsi testamenti e false dichiarazioni di usucapione per conferire apparente legittimità alle acquisizioni. L’indagine era culminata il <strong>5 dicembre 2020</strong> con l’esecuzione di diverse misure cautelari personali nei confronti dei principali esponenti della cosca e con il contestuale sequestro preventivo di 104 terreni agricoli, per un’estensione complessiva di circa 50 ettari, nonché di ulteriori immobili e beni mobili.</p>
<p>La confisca definitiva ha riguardato 14 terreni agricoli per circa 9 ettari, un’abitazione con annesso magazzino, un trattore agricolo, attrezzature agricole, due rimesse, un capannone e diversi capi di bestiame bovino, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. Contestualmente, il provvedimento ha disposto la restituzione di 90 terreni agricoli ai legittimi aventi diritto, accertando definitivamente l’illegittima sottrazione degli stessi da parte del sodalizio criminale.</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Colpo alla &#8216;ndrangheta di Platì: DIA confisca 6Mln di euro ad esponente di spicco della cosca Barbaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:29:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Direzione investigativa antimafia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, nella giornata di mercoledì 10 giugno, ha eseguito un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria che ha disposto la confisca di beni, per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni, riconducibili “ad un soggetto ritenuto apicale della cosca Barbaro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-384769-5" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/DIA-confisca-Barbaro.mp4?_=5" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/DIA-confisca-Barbaro.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/DIA-confisca-Barbaro.mp4</a></video></div>
<p>La Direzione investigativa antimafia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, nella giornata di mercoledì 10 giugno, ha eseguito un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria che ha disposto la confisca di beni, per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni, riconducibili “<em>ad un soggetto ritenuto apicale della cosca Barbaro di Platì, su proposta a firma congiunta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia”.</em></p>
<p>Il procuratore Giuseppe Borrelli in una nota precisa &#8220;<em>che il provvedimento di confisca è stato emesso nell&#8217;ambito di un procedimento di prevenzione pendente in primo grado. Pertanto, il decreto non è ancora definitivo e restano impregiudicate le successive fasi di giudizio a seguito di eventuale impugnazione&#8221;</em>.</p>
<p>L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto alla criminalità organizzata e al patrimonio accumulato dalle cosche mafiose attraverso attività illecite.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Confisca definitiva per oltre 7 Mln di euro ad un professionista contiguo alla &#8216;ndrangheta di Cutro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 07:21:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione – in Calabria, Emilia Romagna e Lazio &#8211; ad una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro &#8211; Prima Sezione Penale, divenuta irrevocabile a seguito di pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, con cui è stata disposta la confisca definitiva di beni, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro, nei confronti di un professionista ritenuto attiguo alla ‘ndrangheta cutrese. Tale provvedimento ablativo porta definitivamente a conclusione l’istruttoria che, già nel settembre del 2024, aveva condotto a un primo sequestro patrimoniale disposto dal Tribunale di Catanzaro &#8211; Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione, su proposta della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, in relazione alle risultanze investigative emerse nell’ambito dell’operazione “THOMAS”, eseguita nel 2020 e allora coordinata dall’attuale Procuratore della Repubblica di Crotone – dott. Domenico Guarascio. In particolare, gli elementi probatori raccolti in seno alla cennata operazione hanno fatto emergere ed accertare inequivocabilmente la contiguità del professionista con la criminalità organizzata.</p>
<p>Più nel dettaglio, egli, condannato in via definitiva con sentenza della Corte di Cassazione emessa nel giugno del 2025 alla pena di anni 7 e mesi 4 di reclusione, è stato ritenuto il terminale economico attraverso cui il clan ha ottenuto, sino all’intervento giudiziario, il controllo e la gestione di strutture ricettive sedenti lungo la costa ionica crotonese. L’opera di ricostruzione patrimoniale, sviluppata ai sensi del D.Lgs. 159/2011 (<em>Codice delle Leggi antimafia</em>), ha permesso di ricostruire gli asset patrimoniali e finanziari posti nella disponibilità, diretta e indiretta, del professionista, acquisiti con i proventi delle attività illecite realizzate nel tempo anche in ragione della sua condotta finalizzata a favorire gli interessi economici della ‘ndrangheta e, comunque, risultati ingiustificatamente sproporzionati rispetto a quanto ufficialmente indicato nella sua dichiarazione dei redditi.</p>
<p>Complessivamente, in esecuzione del provvedimento ablativo definitivo sono stati sottoposti a confisca beni mobili, immobili, compendi aziendali, quote societarie e ditte individuali, rapporti bancari ed assicurativi per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro. L’attività di servizio testimonia ancora una volta l’azione che la Guardia di Finanza svolge nel contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere di tipo mafioso, al fine di evitare i tentativi, sempre più pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale e di partecipazione al capitale di imprese sane.</p>
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		<item>
		<title>Arrestato a Genova il latitante Giuseppe Antonio Trimboli affiliato alla cosca &#8216;Piromalli&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/arrestato-a-genova-il-latitante-giuseppe-antonio-trimboli-affiliato-alla-cosca-piromalli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 08:04:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ scattata nel pomeriggio di ieri l’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’arresto di un uomo, Giuseppe Antonio Trimboli, di 65 anni di Gioia Tauro, latitante dal 30 novembre 2024, giorno in cui si era sottratto all’esecuzione del provvedimento restrittivo emesso dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ scattata nel pomeriggio di ieri l’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’arresto di un uomo, <strong>Giuseppe Antonio Trimboli,</strong> di 65 anni di Gioia Tauro, latitante dal 30 novembre 2024, giorno in cui si era sottratto all’esecuzione del provvedimento restrittivo emesso dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria a seguito della condanna definitiva dell’uomo alla pena di dodici anni di reclusione per associazione mafiosa scaturita dall’operazione di polizia denominata <em>Provvidenza</em>, condotta dal Ros dei Carabinieri, che aveva riguardato la famiglia di ‘ndrangheta dei <em>Piromalli. S</em>uccessivamente, è stato emesso un nuovo provvedimento di cumulo che ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra i reati e ricalcolato la pena residua in 8 anni e due mesi.</p>
<p>L’arrestato, inoltre, è stato poi condannato nell’ambito del processo <em>Spazio di Libertà, </em>operazione curata dalla Squadra Mobile reggina con il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia, per aver favorito la latitanza di Giuseppe Crea, vertice dell’omonima cosca, attiva a Rizziconi, e Giuseppe Ferraro, elemento di spicco della ‘ndrina Ferraro-Raccosta, catturati all&#8217;interno di un bunker sotterraneo nelle campagne di Maropati (RC) in data 29 gennaio 2016. Gli uomini della Squadra Mobile, coordinati dal Procuratore Generale della Repubblica di Reggio Calabria, hanno avviato le ricerche del latitante analizzando dati di frequentazioni e spostamenti pregressi, anche provenienti dai colleghi dell’Arma dei Carabinieri, che avevano suggerito, nei giorni scorsi, la possibilità che il fuggitivo avesse trovato riparo fuori dai confini calabresi.</p>
<p>Ieri pomeriggio, gli investigatori reggini, strettamente collaborati dai poliziotti della Squadra Mobile di Genova, hanno individuato l’uomo all’interno di un condominio in una zona residenziale del capoluogo ligure. Acquisito il dato, con il costante coordinamento del Procuratore Generale e della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e della Procura della Repubblica di Genova, è scattato il blitz che ha condotto alla cattura del ricercato. L’arrestato aveva anche la disponibilità di un documento d’identità falso.</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-A narcotrafficante e usuraio calabrese continuo con cosca Bellocco confiscati beni in via definitiva</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-a-narcotrafficante-e-usuraio-calabrese-continuo-con-cosca-bellocco-confiscati-beni-in-via-definitiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 08:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I Finanzieri dei Comandi Provinciali di Firenze e Reggio Calabria, unitamente a personale dello S.C.I.C.O., hanno dato esecuzione ad un decreto emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, sulla base della normativa prevista dal cosiddetto “Codice Antimafia”, divenuto definitivo sia per la parte relativa ai profili della misura personale (sorveglianza speciale con obbligo di [&#8230;]</p>
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<p>I Finanzieri dei Comandi Provinciali di Firenze e Reggio Calabria, unitamente a personale dello S.C.I.C.O., hanno dato esecuzione ad un decreto emesso dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, sulla base della normativa prevista dal cosiddetto “Codice Antimafia”, divenuto definitivo sia per la parte relativa ai profili della misura personale (<em>sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 4 anni</em>), sia per il profilo patrimoniale (confisca di beni per un valore complessivamente stimato in circa 200 mila euro) in capo ad un narcotrafficante e usuraio calabrese contiguo alla cosca della ‘Ndrangheta dei “Bellocco” di Rosarno (RC). Il patrimonio era già stato acquisito con una confisca, di primo e di secondo grado, disposta dalle Sezioni Misure di Prevenzione del Tribunale e della Corte d’Appello di Reggio Calabria, a conferma integrale che il patrimonio aziendale, direttamente e indirettamente nella disponibilità del predetto, comprensivo di un’imbarcazione destinata alla pesca della lunghezza di 16 metri circa, tre autoveicoli, un fabbricato e disponibilità finanziarie, fosse sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata. La figura criminale e la spiccata ininterrotta pericolosità sociale sia qualificata che generica del “proposto” sin dalla fine degli anni ‘90, era emersa in particolare &#8211; allo stato dei procedimenti in essere e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità &#8211; nell’ambito delle operazioni denominate “Magma”, condotta dal G.I.C.O. di Reggio Calabria sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica reggina, “Erba di Grace” e “Buenaventura”, eseguite dal G.I.C.O. di Firenze, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano.</p>
<p>In particolare, a seguito dell’operazione “Magma”, conclusasi nel mese di novembre 2019 con l’esecuzione di 45 provvedimenti cautelari, il soggetto è stato condannato a 20 anni di reclusione per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nell’ambito dell’operazione “Erba di Grace”, il “proposto” è stato condannato, con sentenza del GIP del Tribunale di Firenze del 2021, confermata poi dalla Corte d’Appello di Firenze nel 2022 in secondo grado, alla pena di 4 anni di reclusione per il reato di traffico di stupefacenti commesso in provincia di Pistoia. Infine, a valle dell’operazione “Buenaventura”, il “proposto” è stato condannato, in primo grado con il rito abbreviato, dal GUP del Tribunale di Firenze nel 2022 alla pena di 8 anni di reclusione per “reati contro la persona e contro il patrimonio”, ovvero per aver posto in essere manovre estorsive aggravate dal metodo mafioso funzionali al recupero di un credito usuraio accordato ad un imprenditore del senese attivo nel settore tessile, al quale aveva applicato tassi di interesse annuali che arrivavano fino a oltre il 66% su base annua.</p>
<p>In relazione alle risultanze delle attività di cui sopra, la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, in stretta sinergia con la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, nel quadro delle attività finalizzate al contrasto degli interessi economico-imprenditoriali della criminalità organizzata, ha delegato i Nuclei di Polizia Economico Finanziaria &#8211; G.I.C.O. di Reggio Calabria e Firenze a svolgere apposita indagine anche di carattere economico &#8211; patrimoniale, finalizzata all’applicazione, nei confronti del citato soggetto, di misure di prevenzione personali e patrimoniali. All’esito di tali accertamenti, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su proposta della locale Procura della Repubblica disponeva dapprima il sequestro e successivamente la confisca di primo grado dei beni del proposto. Tale misura patrimoniale, su proposta della Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria, veniva confermata anche in secondo grado dalla locale Corte d’Appello. All’esito dell’impugnazione del provvedimento emesso in quest’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dal “proposto” e dai “terzi interessati”, ritenendoli infondati e confermato integralmente la ricostruzione patrimoniale e le ulteriori osservazioni formulate dalla Guardia di Finanza.</p>
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