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	<title>cosa nostra Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Feb 2025 19:32:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Palermo, parla de Lucia: &#8221;Cosa nostra ha bisogno di soldi. Cerca accordi con la &#8216;ndrangheta&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 19:32:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa nostra e &#8216;Ndrangheta insieme nella gestione del traffico di droga. Erano più di due anni che il procuratore della repubblica di Palermo Maurizio de Lucia teneva una conferenza stampa. Era gennaio del 2023, l&#8217;arresto di Matteo Messina Denaro. I giornalisti di Palermo hanno potuto rincontrare i magistrati nella sala stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-298403-1" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/02/DeLucia-int-.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/02/DeLucia-int-.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/02/DeLucia-int-.mp4</a></video></div>
<p>Cosa nostra e &#8216;Ndrangheta insieme nella gestione del traffico di droga. Erano più di due anni che il procuratore della repubblica di Palermo <strong>Maurizio de Lucia</strong> teneva una conferenza stampa. Era gennaio del 2023, l&#8217;arresto di <strong>Matteo Messina Denaro</strong>. I giornalisti di Palermo hanno potuto rincontrare i magistrati nella sala stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo solamente oggi, dopo il maxi blitz che ha portato all&#8217;arresto di 183 persone. Le indagini hanno tracciato il profilo di una Cosa nostra tutt&#8217;altro che sconfitta. Oltre alle estorsioni e al controllo sul territorio sono stati documentati anche collegamenti sempre più stretti con la &#8216;Ndrangheta calabrese.</p>
<p>Il Procuratore della repubblica di Palermo <strong>Maurizio de Lucia</strong> ha specificato ai microfoni di <em>ANTIMAFIADuemila</em> che &#8220;<em>Non c&#8217;è un rapporto alla pari fra &#8216;Ndrangheta e Cosa nostra. La &#8216;Ndrangheta rimane il più importante attore del mondo criminale in materia di stupefacenti. Cosa nostra, che ha bisogno di soldi, cerca di realizzare nuovi accordi con questa organizzazione per avere questi soldi e quindi si creano delle joint venture in cui Cosa nostra non è certamente solo un cliente, è anche un socio, un socio di minoranza, ma cresce nella sua importanza in questo rapporto</em>&#8220;.</p>
<p>La mafia siciliana offre un &#8220;<em>mercato</em>&#8221; alla &#8216;Ndrangheta. &#8220;<em>Perché il mercato siciliano è un mercato importante dove la domanda di stupefacente è molto alta e quindi poter gestire questo mercato è un&#8217;occasione d&#8217;affari e poi gli offre il brand perché andare sui mercati internazionali anche per gli ndranghetisti con un accordo con Cosa Nostra che è un&#8217;organizzazione storicamente riconosciuta in tutto il mondo è un vantaggio</em>&#8220;.<br />
Sempre De Lucia ha poi commentato lo stato dell&#8217;organico della procura palermitana aggiungendo che i &#8220;<em>magistrati italiani sono da sempre abituati a lavorare molto, che se ne dica, in condizioni di criticità. Anche un ufficio come il mio, in questo momento, ha 13 magistrati assenti. Il Consiglio Superiore ci ha assicurato alcune ulteriori presenze nel prossimo e immediato futuro, ma lo stato delle cose è questo. In realtà i magistrati di questa Repubblica lavorano e si impegnano in maniera costante. Sempre, tutti i giorni. Io sono testimone del lavoro che fanno i miei colleghi, ma questo non basta, perché le risorse non bastano mai, e certo quelle che abbiamo non sono ancora adeguate</em>&#8220;.<br />
(<em>Fonte: antimafiaduemila</em>)</p>
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		<title>Undici arresti e 153 indagati: Per Dda di Milano c&#8217;è patto tra cosa nostra, &#8216;ndrangheta e camorra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2023 10:00:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217; operazione dei carabinieri di Milano e Varese sta portando alla esecuzione di undici ordinanze di custodia in carcere, al sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 225 milioni di euro e alla notifica dell&#8217;avviso di conclusione indagini nei confronti di 153 indagati. Si tratta di un&#8217;indagine coordinata dalla Dda che riguarda un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217; operazione dei carabinieri di Milano e Varese sta portando alla esecuzione di undici ordinanze di custodia in carcere, al sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 225 milioni di euro e alla notifica dell&#8217;avviso di conclusione indagini nei confronti di 153 indagati. Si tratta di un&#8217;indagine coordinata dalla Dda che riguarda un contesto criminale attivo prevalentemente nel territorio lombardo, formato da persone legate alle organizzazioni di stampo mafioso cosa nostra, &#8216;ndrangheta e camorra.<br />
Per il gip, però, non vi è un &#8220;patto&#8221; tra le tre mafie in Lombardia, contestato nella nuova inchiesta della Dda milanese, smontata, invece, dal gip di Milano Tommaso Perna che ha respinto oltre 140 richieste di arresti per altrettanti indagati.</p>
<p>Il giudice, infatti, ha disposto il carcere solo per undici persone, ma non per associazione mafiosa e solo per altri reati. La Dda, ha deciso, comunque, di chiudere le indagini, contestando sempre &#8220;l&#8217;alleanza&#8221; tra le tre mafie e di fare ricorso al Riesame per le richieste di custodia cautelare respinte. Sono state effettuate 60 perquisizioni con l&#8217;impiego di oltre 600 carabinieri sull&#8217;intero territorio nazionale.</p>
<p>Si tratta, nella definizione degli inquirenti, del cosiddetto &#8220;sistema mafioso lombardo&#8221; che &#8220;gestisce risorse finanziare, relazionali ed operative, attraverso un vincolo stabile tra loro caratterizzato dalla gestione ed ottimizzazione dei rilevanti profitti derivanti da sofisticate operazioni finanziarie realizzate mettendo in comune società, capitali e liquidità&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Limbadi, Questura dice NO a concerto cantante neomelodico Andrea Zeta figlio boss &#8216;Cosa nostra&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/limbadi-questura-dice-no-a-concerto-cantante-neomelodico-andrea-zeta-figlio-boss-cosa-nostra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2023 14:02:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Questura di Vibo Valentia, con una nota, ha invitato il sindaco di Limbadi Pantaleone Mercuri a sospendere l’autorizzazione al concerto del cantante neomelodico di origini sicule Filippo Zuccaro (in arte Andrea Zeta), che avrebbe dovuto svolgersi nella frazione San Nicola de Legistis domenica prossima. Il cantante è figlio del boss ergastolano di Cosa Nostra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Questura di Vibo Valentia, con una nota, ha invitato il sindaco di Limbadi Pantaleone Mercuri a sospendere l’autorizzazione al concerto del cantante neomelodico di origini sicule Filippo Zuccaro (<em>in arte Andrea Zeta</em>), che avrebbe dovuto svolgersi nella frazione San Nicola de Legistis domenica prossima. Il cantante è figlio del boss ergastolano di Cosa Nostra Maurizio Zuccaro, di recente condannato a vent’anni nell’ambito dell&#8217;”Operazione Zeta”, nonché cognato di Vincenzo Santapaola e nipote del capomafia di Catania Nitto Santapaola.</p>
<p>Lo spettacolo doveva essere l’attrazione dei festeggiamenti civili per la Madonna del Rosario. La richiesta della Questura, inoltrata anche al parroco don Michele Arena, prende le mosse dalle “gravi vicende pregiudizievoli a carico dell’artista e dei suoi più stretti familiari, considerati elementi di spicco della mafia catanese”.<br />
Sarebbe, quindi, possibile, secondo la Questura, che l’esibizione “possa richiamare la partecipazione di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, con possibili conseguenze pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza”.</p>
<p>Un provvedimento analogo è stato preso nello scorso mese di giugno dalla Questura di Cosenza che ha vietato l&#8217;esibizione del cantante in occasione della festa di San Giovanni Battista a Mirto Crosia (CS).</p>
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		<title>&#8220;Craxi e Berlusconi con boss Piromalli in una masseria della Piana di Gioia Tauro&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/craxi-e-berlusconi-con-boss-piromalli-in-una-masseria-della-piana-di-gioia-tauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2022 09:23:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ durata circa cinque ore la testimonianza del vicequestore Michelangelo Di Stefano, in forza alla Dia di Reggio Calabria, dinanzi alla Corte d’Appello della città calabrese dello Stretto nel processo “Ndrangheta stragista”. Alla sbarra il boss di Cosa nostra, Giuseppe Graviano, e il capobastone della ‘Ndrangheta di Melicucco (Reggio Calabria), Rocco Santo Filippone, condannati in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ durata circa cinque ore la testimonianza del <strong>vicequestore Michelangelo Di Stefano</strong>, in forza alla Dia di Reggio Calabria, dinanzi alla Corte d’Appello della città calabrese dello Stretto nel processo “Ndrangheta stragista”. Alla sbarra<strong> il boss di Cosa nostra</strong>, Giuseppe <strong>Graviano</strong>, e il capobastone della ‘Ndrangheta di Melicucco (Reggio Calabria),<strong> Rocco Santo Filippone</strong>, condannati in primo grado all’ergastolo per il duplice omicidio dei carabinieri <strong>Vincenzo Fava </strong>e<strong> Antonino Garofalo</strong>, uccisi il 18 gennaio 1994 a Scilla, mentre pattugliavano l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nell’ambito del progetto di destabilizzazione voluto dai corleonesi di Riina per costringere lo Stato a trattare con la mafia.</p>
<p>Il funzionario di polizia ha descritto il complesso dei<strong> rapporti mafia-politica</strong> e tra le organizzazioni mafiose, per come affermato dai pentiti <strong>Gerardo d’Urzo</strong> (deceduto nel 2014), <strong>Girolamo Bruzzese</strong> e <strong>Marcello Fondacaro</strong>, un tempo legati ai Mancuso e ai Piromalli. <strong>Michelangelo Di Stefano</strong>, inoltre, ha riferito<strong> il contenuto dei verbali</strong> in relazione alla richiesta di aiuto alla ‘Ndrangheta dei “perdenti” di Cosa nostra (Inzerillo-Bontade-Badalamenti), richiesta rimasta inevasa e conclusasi temporaneamente con una “neutralità”, dopo un’ attenta valutazione dei capi delle cosche Piromalli, De Stefano e Mancuso. Solo dopo lo sterminio dell’area palermitana, le cosche della ‘Ndrangheta calabrese intensificarono una proficua alleanza criminale con i corleonesi.</p>
<p>Il funzionario della Dia, esaminato dal Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, <strong>Giuseppe Lombardo</strong>, ha ribadito, tra l’altro, l’affermazione del <strong>pentito Girolamo Bruzzese</strong>, secondo cui “Craxi e Berlusconi tra il 1979/1980”, avrebbero incontrato in sua presenza in una masseria della Piana di Gioia Tauro il <strong>boss Giuseppe Piromalli</strong> <em>“u mussu stortu”</em>, deceduto da tempo, presente anche il padre del collaboratore di giustizia, e di averli riconosciuti “perché visti in televisione”. Molte delle affermazioni dei tre pentiti sono frutto dei periodi di comune detenzione nel carcere dell’Asinara con esponenti di primissimo piano di Cosa nostra, in cui emergono presunte verità sugli autori di alcuni attentati durante il periodo delle stragi negli anni ’90, come<strong> le bombe ai Georgofili</strong>, attribuiti erroneamente a Pietro Scotto, e non ai veri attentatori, Antonino Mangano e Giuseppe Graviano. Nei verbali depositati dalla Pubblica accusa, si evidenziano, inoltre, i rapporti di <strong>Antonino Madonia</strong> con l’ex capo della squadra mobile di Palermo, <strong>Arnaldo La Barbera</strong>, l’ex capocentro del Sisde,<strong> Bruno Contrada</strong>, e <strong>Giovanni Aiello</strong>, l’agente con il viso butterato, morto a Pietragrande di Staletti&#8221; (CZ) per cause naturali il 21 agosto del 2017. Il dibattimento riprenderà<strong> il prossimo 24 ottobre</strong>, con il prosieguo della testimonianza del vicequestore Di Stefano e l’ avvio del controesame delle difese.</p>
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		<title>&#8216;Rinascita-Scott&#8217;, il pentito conferma: sinergia stragista tra &#8216;ndrangheta e &#8216;cosa nostra&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rinascita-scott-il-pentito-conferma-sinergia-stragista-tra-ndrangheta-e-cosa-nostra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 15:32:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; «Sinergia stragista tra Cosa Nostra e la &#8216;ndrangheta». Così il pentito Gaspare Spatuzza al processo “Rinascita – Scott” che si sta tenendo nell&#8217;aula bunker di Lamezia. C&#8217;era attesa per la deposizione dell&#8217;ex boss di Cosa Nostra, il quale ha riferito che sia «calabresi e napoletani erano coinvolti nelle stragi», rispondendo alle domande [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; «Sinergia stragista tra Cosa Nostra e la &#8216;ndrangheta». Così il pentito Gaspare Spatuzza al processo “Rinascita – Scott” che si sta tenendo nell&#8217;aula bunker di Lamezia. C&#8217;era attesa per la deposizione dell&#8217;ex boss di Cosa Nostra, il quale ha riferito che sia «calabresi e napoletani erano coinvolti nelle stragi», rispondendo alle domande del pm Anna Maria Frustaci a proposito dei tre attentati compiuti in Calabria tra dicembre e gennaio 1993/1994, ai danni di tre pattuglie dei carabinieri, in uno dei quali morì un carabiniere, puntualizzando che «anche a Napoli c&#8217;era un progetto stragista perché era stato mandato dell’esplosivo».<br />
E sul fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma contro i carabinieri, ha spiegato che «aspettavamo il via di Giuseppe Graviano per agire e Graviano in quell&#8217;occasione disse che dovevamo sbrigarci a fare l’attentato perché i calabresi si erano mossi» L’attentato fallì a causa di un guasto al telecomando che doveva azionare autobomba pronta a esplodere al passaggio dei mezzi dei carabinieri. E sui rapporti tra Cosa Nostra e la &#8216;ndrangheta ricorda che negli anni &#8217;80 i fratelli Notargiacomo vennero ospitati all’interno del villaggio turistico Euromare di proprietà dei Graviano e che «i Notargiacomo erano amici di Antonio Marchese, cognato di Leoluca Bagarella».<br />
Ha parlato anche dei legami tra le cosche calabresi Molè-Piromalli con i Graviano e con «Mariano Agate, capo della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, al quale Giuseppe Graviano aveva dato 500 milioni delle vecchie lire per aggiustare un processo». «A Roma  abbiamo incontrato un Nirta, con i fratelli Nirta abbiamo fatto un traffico di hashish e acquistato attraverso loro delle armi per la famiglia di Brancaccio».<br />
<em>p.r.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ndrangheta stragista: sentenza, non esclusi mandanti politici</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-stragista-sentenza-non-esclusi-mandanti-politici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 08:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non può affatto escludersi, anzi appare piuttosto assai probabile, che dietro tali avvenimenti vi fossero dei mandanti politici che attraverso la &#8216;strategia della tensione&#8217; volevano evitare l&#8217;avvento al potere delle sinistre, temuto anche dalle organizzazioni criminali, che erano riuscite con i precedenti referenti politici a godere di benefici e agevolazioni. Si può, quindi, affermare che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Non può affatto escludersi, anzi appare piuttosto assai probabile, che dietro tali avvenimenti vi fossero dei mandanti politici che attraverso la &#8216;strategia della tensione&#8217; volevano evitare l&#8217;avvento al potere delle sinistre, temuto anche dalle organizzazioni criminali, che erano riuscite con i precedenti referenti politici a godere di benefici e agevolazioni. Si può, quindi, affermare che in tale circostanza si era venuta a creare una sorta di convergenza di interessi tra vari settori che hanno sostenuto ideologicamente la strategia stragista di <strong>Cosa Nostra</strong></em>&#8220;.<br />
È quanto si afferma nelle motivazioni della<strong> sentenza &#8220;&#8216;Ndrangheta stragista&#8221;</strong> con la quale la Corte d&#8217;Assise di Reggio Calabria, su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dell&#8217;aggiunto Giuseppe Lombardo, sono stati condannati all&#8217;<strong>ergastolo</strong> lo scorso 24 luglio il <strong>boss</strong> siciliano Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, considerato dalla Dda il referente della cosca Piromalli. Graviano e Filippone sono ritenuti i mandanti degli <strong>attentati ai carabinieri Antonio Fava e Vincenzo Garofalo</strong> uccisi il 18 gennaio 1994 sulla Salerno-Reggio Calabria, nei pressi dello <strong>svincolo di Scilla</strong>.<br />
&#8220;<em>Le conclusioni cui è pervenuta questa Corte in ordine alla responsabilità degli imputati</em> &#8211;<strong> è scritto nella sentenza</strong> &#8211; c<em>ostituiscono soltanto un primo approdo, dal momento che la complessa istruttoria dibattimentale, ivi comprese le dichiarazioni di Giuseppe Graviano, lascia intravedere il coinvolgimento di ulteriori soggetti che hanno concorso nella ideazione e deliberazione degli eventi in esame. Ciò che si ricava è che dietro tutto ciò non vi sono state soltanto le organizzazioni criminali, ma anche tutta una serie di soggetti provenienti da differenti contesti (politici, massonici, servizi segreti), che hanno agito al fine di destabilizzare lo Stato per ottenere anch&#8217;essi vantaggi di vario genere, approfittando anche di un momento di crisi dei partiti tradizionali</em>&#8220;.<br />
Per questo motivo, &#8220;con riferimento alla identificazione di tali soggetti&#8221;, la Corte d&#8217;Assise di Reggio Calabria ha trasmesso alcuni atti del processo alla Procura della Repubblica perché continui a indagare. (ANSA).</p>
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