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	<title>carcere Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Aug 2026 15:25:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Morte di Antonio Perrotta a Sangineto: Domenico Orsino resta in carcere, il fratello Umberto scarcerato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 08:09:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al termine dell’udienza di convalida del fermo, il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Domenico Orsino, 22 anni, mentre ha ordinato la scarcerazione del fratello Umberto, 24 anni. Si tratta dei due fratelli coinvolti nella morte di Antonio Perrotta, il trentaquattrenne [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al termine dell’udienza di convalida del fermo, il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, ha disposto la custodia cautelare in carcere per <strong>Domenico Orsino</strong>, 22 anni, mentre ha ordinato la scarcerazione del fratello <strong>Umberto</strong>, 24 anni. Si tratta dei due fratelli coinvolti nella morte di <strong>Antonio Perrotta</strong>, il trentaquattrenne deceduto dopo un pestaggio all’esterno della discoteca Castello di Sangineto (CS).<strong> </strong></p>
<p>La principale novità riguarda la contestazione nei confronti di Domenico Orsino. L’ipotesi iniziale di omicidio volontario in concorso è stata modificata dal Gip <strong>in omicidio preterintenzionale</strong>. Secondo il Gip al momento l’unica versione compatibile con quanto emerso dalle indagini è quella fornita da Umberto che, nel corso dell’interrogatorio, ha ricostruito la discussione avuta con Perrotta, affermando come sia stato Domenico a sferrare un pugno al volto di Perrotta che è quindi caduto a terra, mentre i due fratelli si allontanavano.</p>
<p>La Procura aveva ipotizzato il pericolo di fuga anche sulla base della disponibilità di biglietti aerei per il rientro in Lussemburgo. Il Gip, però, ha ritenuto che mancassero elementi concreti per sostenere tale rischio. I due giovani, secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, erano stati facilmente rintracciati nell’abitazione estiva di Belvedere Marittimo e il viaggio risultava programmato prima della tragedia. Per Domenico Orsino il Gip ha invece ritenuto necessaria la permanenza in carcere. La misura cautelare è stata motivata con la gravità dei fatti contestati e con il rischio di reiterazione.</p>
<p>Leggi anche</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="wceLDrZPXi"><p><a href="https://www.calabrianews.it/pestaggio-fuori-dalla-discoteza-castello-di-sangineto-morto-in-ospedale-laddetto-alla-sicurezza/">Pestaggio fuori dalla discoteca Castello di Sangineto: morto in ospedale l’addetto alla sicurezza</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="“Pestaggio fuori dalla discoteca Castello di Sangineto: morto in ospedale l’addetto alla sicurezza” — Calabria News" src="https://www.calabrianews.it/pestaggio-fuori-dalla-discoteza-castello-di-sangineto-morto-in-ospedale-laddetto-alla-sicurezza/embed/#?secret=sXoYuiEzjx#?secret=wceLDrZPXi" data-secret="wceLDrZPXi" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Indagine &#8220;Jonny&#8221;, in carcere un altro esponente della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 07:59:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro esponente vicino alla “cosca Arena”, condannato nell’ambito dell’inchiesta Jonny, è stato tradotto nel carcere di Catanzaro dove dovrà scontare il residuo di pena di anni uno e mesi uno di reclusione. Si tratta di L.N. 39enne, già detenuto e poi liberato per decorrenza termine cautelare. Anche il padre e il fratello erano stati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro esponente vicino alla “cosca Arena”, condannato nell’ambito dell’inchiesta Jonny, è stato tradotto nel carcere di Catanzaro dove dovrà scontare il residuo di pena di anni uno e mesi uno di reclusione. Si tratta di L.N. 39enne, già detenuto e poi liberato per decorrenza termine cautelare. Anche il padre e il fratello erano stati indagati nell’ambito della medesima inchiesta.</p>
<p>L&#8217;operazione &#8220;Jonny&#8221;, scattata nel maggio 2017 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro sotto la guida di Nicola Gratteri, è una delle più imponenti inchieste giudiziarie contro la &#8216;ndrangheta calabrese. L&#8217;indagine ha svelato il capillare controllo del territorio e gli affari illeciti della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. L&#8217;elemento centrale dell&#8217;indagine ha riguardato la sistematica distrazione di fondi pubblici destinati alla gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Isola di Capo Rizzuto. Dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, <strong>oltre 36 milioni di euro sono finiti nelle casse del clan Arena</strong>. Il sistema si basava sul subappalto della ristorazione e dei servizi a società fittizie o controllate dalla cosca, a fronte di servizi spesso pessimi forniti ai migranti.</p>
<p>Tra i principali arrestati figuravano <strong>Leonardo Sacco,</strong> noto imprenditore, allora governatore della Fraternita della Misericordia, e il parroco di Isola di Capo Rizzuto Edoardo Scordio, ritenuti gli intermediari decisivi per consentire al clan di infiltrarsi nella gestione dei fondi per l&#8217;accoglienza. L&#8217;inchiesta ha documentato come la cosca avesse imposto il proprio monopolio anche nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e provincia, generando profitti milionari.</p>
<p>Il clan controllava capillarmente il tessuto economico locale tramite estorsioni a commercianti e villaggi turistici, imponendo forniture e aziende &#8220;amiche&#8221;. L&#8217;operazione condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza ha portato a <strong>110 arresti</strong> e al <strong>sequestro di beni per oltre 84 milioni di euro</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/indagine-jonny-in-carcere-un-altro-esponente-della-cosca-arena-di-isola-capo-rizzuto/">Indagine &#8220;Jonny&#8221;, in carcere un altro esponente della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Isola Capo Rizzuto, inchiesta &#8216;Jonny&#8217;: dopo condanne definitive tornano in carcere esponenti del clan Arena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:36:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo le conferme di condanna della Suprema Corte di Cassazione a carico di numerosi indagati nell’inchiesta Jonny, sono scattate le manette per soggetti legati al clan “Arena” di Isola di Capo Rizzuto. I Carabinieri della Tenenza, infatti, nei giorni scorsi hanno tradotto nei vari istituti penitenziari della regione alcuni degli esponenti di spicco della cosca, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le conferme di condanna della Suprema Corte di Cassazione a carico di numerosi indagati nell’inchiesta Jonny, sono scattate le manette per soggetti legati al clan <em>“Arena”</em> di Isola di Capo Rizzuto. I Carabinieri della Tenenza, infatti, nei giorni scorsi hanno tradotto nei vari istituti penitenziari della regione alcuni degli esponenti di spicco della cosca, quali L. R., 65enne, L. V., 35enne, A. G., 59enne, e A. P. 33enne. Gli stessi, che erano già detenuti e poi liberati per decorrenza termine cautelare, dovranno scontare la restante parte della pena in carcere.</p>
<p>L&#8217;operazione &#8220;Jonny&#8221;, scattata nel maggio 2017 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro sotto la guida di Nicola Gratteri, è una delle più imponenti inchieste giudiziarie contro la &#8216;ndrangheta calabrese. L&#8217;indagine ha svelato il capillare controllo del territorio e gli affari illeciti della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. L&#8217;elemento centrale dell&#8217;indagine ha riguardato la sistematica distrazione di fondi pubblici destinati alla gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Isola di Capo Rizzuto. Dei circa 103 milioni di euro stanziati dallo Stato tra il 2006 e il 2015, <strong>oltre 36 milioni di euro sono finiti nelle casse del clan Arena</strong>. Il sistema si basava sul subappalto della ristorazione e dei servizi a società fittizie o controllate dalla cosca, a fronte di servizi spesso pessimi forniti ai migranti.</p>
<p>L&#8217;inchiesta ha documentato come la cosca avesse imposto il proprio monopolio anche nel settore delle scommesse online e delle slot machine tra Crotone e provincia, generando profitti milionari. Il clan controllava capillarmente il tessuto economico locale tramite estorsioni a commercianti e villaggi turistici, imponendo forniture e aziende &#8220;amiche&#8221;. L&#8217;operazione condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza aveva portato a <strong>110 arresti</strong> e al <strong>sequestro di beni per oltre 84 milioni di euro</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/isola-capo-rizzuto-inchiesta-jonny-dopo-condanne-definitive-tornano-in-carcere-esponenti-del-clan-arena/">Isola Capo Rizzuto, inchiesta &#8216;Jonny&#8217;: dopo condanne definitive tornano in carcere esponenti del clan Arena</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Tentato omicidio e sim illegali scambiate con un bacio: quattro arresti della DDA tra Puglia e Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tentato-omicidio-e-sim-illegali-scambiate-con-un-bacio-quattro-arresti-della-dda-tra-puglia-e-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:53:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Minacce e agguati per costringere un imprenditore di Palo del Colle (Bari) a consegnare auto a noleggio senza ottenere alcun pagamento. E per chiarire chi comandava, un&#8217;auto noleggiata sarebbe stata data alle fiamme. Gli ordini spesso arrivavano dal carcere attraverso telefonate fatte utilizzando schede sim introdotte grazie a un bacio appassionato scambiato tra un detenuto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Minacce e agguati per costringere un imprenditore di Palo del Colle (Bari) a consegnare auto a noleggio senza ottenere alcun pagamento. E per chiarire chi comandava, un&#8217;auto noleggiata sarebbe stata data alle fiamme. Gli ordini spesso arrivavano dal carcere attraverso telefonate fatte utilizzando schede sim introdotte grazie a un bacio appassionato scambiato tra un detenuto vicino al clan mafioso Strisciuglio e la fidanzata durante un colloquio. Sono alcuni dei dettagli dell&#8217;operazione che i carabinieri della compagnia di Modugno (Bari) ha eseguito a Palo del Colle e nelle carceri di Lecce e <strong>Paola (Cosenza)</strong> dove due degli indagati erano già reclusi.</p>
<p>Complessivamente gli arrestati sono quattro: due già detenuti, uno finito in cella oggi, un altro ai domiciliari. Per un altro indagato. il gip ha respinto la richiesta di arresto del pm non ritenendo attuali le esigenze cautelari. Le accuse, contestate a vario titolo, sono tentato omicidio, estorsione, porto illegale di armi, ricettazione, furto e incendio di auto, favoreggiamento personale e introduzione illegale di dispositivi di comunicazione in carcere. Il giudice ha riconosciuto l&#8217;aggravante del metodo mafioso.</p>
<p>Le misure sono state disposte dopo l&#8217;inchiesta della Dda di Bari denominata &#8216;<em>Re nero</em>&#8216; che tra il 2023 e il 2024 ha accertato movente e presunti responsabili di un tentato omicidio avvenuto il 16 novembre di tre anni fa a Palo del Colle. Il delitto sarebbe avvenuto dopo le &#8220;<em>ripetute estorsioni subìte da un imprenditore locale</em>&#8221; attivo nel noleggio di auto da parte di un presunto affiliato al clan mafioso Strisciuglio di Bari.  Inoltre, nel bar di cui la vittima è titolare nella zona 167 di Palo, furono esplosi quindici colpi di pistola calibro 9 contro l&#8217;ingresso &#8220;<em>con l&#8217;intento di colpire i presenti</em>&#8220;, annotano gli investigatori.</p>
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		<item>
		<title>Strage braccianti Amendolara, restano in carcere i due afghani accusati dell&#8217;omicidio dei quattro giovani</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/strage-braccianti-amendolara-restano-in-carcere-i-due-afghani-accusati-dellomicidio-dei-quattro-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 06:41:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all’interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all’interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due sono stati portati subito dopo il fermo disposto lunedì mattina dalla Procura di Castrovillari al termine di un lungo interrogatorio notturno.</p>
<p>Intanto emergono particolari che portano a pensare che potrebbero essere stati aiutati da un terzo soggetto gli indagati per l’omicidio dei quattro braccianti agricoli. Dell’esistenza del terzo soggetto, secondo quanto si è appreso, ha parlato il superstite della strage, il 35enne afghano Mohammad Taj Alamyar, indicandolo come un amico dei due pakistani fermati dalla Polizia.<br />
L’uomo potrebbe già essere stato rintracciato e sentito dagli investigatori. Già nella serata di lunedì, dopo che nel tardo pomeriggio erano stati fermati Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, infatti, gli agenti della Squadra mobile hanno sentito tutti gli amici e conoscenti dei due gruppi di afghani e pakistani di cui facevano parte le vittime e gli indagati.</p>
<p>Tutti i componenti dei gruppi, compreso il superstite e un suo amico che non si trovava sul minivan il giorno della strage perché ammalato, sono stati poi trasferiti da Villapiana e Trebisacce e portati in un’altra località.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/strage-braccianti-amendolara-restano-in-carcere-i-due-afghani-accusati-dellomicidio-dei-quattro-giovani/">Strage braccianti Amendolara, restano in carcere i due afghani accusati dell&#8217;omicidio dei quattro giovani</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Arrestato ex dirigente polizia penitenziaria carcere di Catania: è 66enne catanzarese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/arrestato-ex-dirigente-polizia-penitenziaria-carcere-di-catania-66enne-catanzarese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 16:45:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ex dirigente]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Gerardo Cardamone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 66enne Giuliano Gerardo Cardamone, originario del Catanzarese, ed ex dirigente della polizia penitenziaria del carcere di Catania Bicocca, è stato arrestato dalla Polizia in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Catania. L&#8217;ex funzionario, condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per corruzione e concorso esterno all&#8217;associazione mafiosa, si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 66enne Giuliano Gerardo Cardamone, originario del Catanzarese, ed ex dirigente della polizia penitenziaria del carcere di Catania Bicocca, è stato arrestato dalla Polizia in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Catania. L&#8217;ex funzionario, condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per corruzione e concorso esterno all&#8217;associazione mafiosa, si era reso irreperibile. Le ricerche eseguite dalla sezione Catturandi della Squadra mobile della Questura di Catania, anche in Calabria, avevano avuto esito negativo, tanto che la Procura aveva richiesto ed ottenuto la dichiarazione di latitanza.</p>
<p>L&#8217;Ufficio investigativo della Questura di Catania &#8211; coordinato dal Servizio centrale operativo &#8211; avviata una serrata attività finalizzata alla cattura, anche attraverso presidi tecnici, ha rintracciato il latitante in un appartamento del quartiere Librino, occupato abusivamente, dove è stato catturato.</p>
<p>La polizia ha fatto irruzione e ha sorpreso Cardamone su un divano letto, che, insieme a pochi altri mobili e suppellettili, costituiva l&#8217;arredo dell&#8217;immobile.L&#8217;ex funzionario è stato così condotto in Questura e, al termine delle procedure, condotto nel carcere di Agrigento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/arrestato-ex-dirigente-polizia-penitenziaria-carcere-di-catania-66enne-catanzarese/">Arrestato ex dirigente polizia penitenziaria carcere di Catania: è 66enne catanzarese</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Indagini Dda di Catanzaro: cellulari in carcere, chiesto il rinvio a giudizio per 46 persone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indagini-dda-di-catanzaro-cellulari-in-carcere-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-per-46-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:23:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I militari del Comando Provinciale Catanzaro e Vibo Valentia della Guardia di Finanza, con la collaborazione del Servizio Centrale di Investigazione Criminalità Organizzata, all’esito del procedimento penale avviato da questo Ufficio, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 46 soggetti, indiziati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, accesso indebito a dispositivi idonei [&#8230;]</p>
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<p>I militari del Comando Provinciale Catanzaro e Vibo Valentia della Guardia di Finanza, con la collaborazione del Servizio Centrale di Investigazione Criminalità Organizzata, all’esito del procedimento penale avviato da questo Ufficio, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 46 soggetti, indiziati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. L’attività svolta congiuntamente dal Nucleo P.E.F. – G.I.C.O. Catanzaro e dal Nucleo P.E.F. Vibo Valentia costituisce il prolungamento di ulteriori investigazioni, culminate nel mese di aprile 2025 con l’esecuzione di un’ordinanza in materia cautelare, che ha colpito complessivamente n. 10 soggetti intranei e/o contigui ad una ‘ndrina attiva a Tropea (VV) e territori limitrofi, dedita prevalentemente alle estorsioni nei confronti di numerosi imprenditori operanti lungo la costa tirrenica. Le indagini di polizia giudiziaria avevano consentito di accertare, altresì, come alcuni esponenti di rilievo del sodalizio, pur trovandosi ristretti in carcere, riuscissero a comunicare con l’esterno grazie all’indebito utilizzo di apparecchi telefonici.<br />
A seguito dell’accoglimento del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro alla Corte di Cassazione, sono stati ripristinati 4 provvedimenti restrittivi della libertà personale nei confronti di altrettanti indagati, per i quali il Tribunale del Riesame, accogliendo le doglianze delle difese, aveva disposto l’annullamento del provvedimento dell’ordinanza in materia cautelare, eseguita nell’aprile 2025.</p>
<p>Nel corso delle ulteriori investigazioni, sviluppate a latere, sono stati monitorati svariati colloqui telefonici, effettuati mediante l’utilizzo di cellulari e Sim Card, da altri detenuti nelle sezioni di alta sicurezza delle carceri di Siracusa, Vibo Valentia, Secondigliano, Terni, Avellino, per mantenere i collegamenti con mafiosi liberi o ristretti in altri penitenziari, i quali utilizzavano apparecchi di comunicazione mobili, così agevolando, pertanto, l’attività delle cosche di appartenenza, nonché con i loro familiari. In alcuni casi sono emersi episodi delittuosi in danno di detenuti. Le attività hanno, altresì, riguardato indagati domiciliati in Guardavalle, Vibo Valentia, Torino, Moncalieri, Milano, Bologna, Terni, Alife, Vairano Patenora, Caianello, Pietrovairano, Trapani, Siracusa. Al termine delle indagini preliminari, è stata, infine, notificata la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti i soggetti coinvolti.</p>
<p>Gli esiti dell’odierna attività d’indagine costituiscono una significativa testimonianza del costante presidio assicurato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro &#8211; in stretta sinergia con la Guardia di Finanza di Catanzaro e di Vibo Valentia- nel contrasto alla criminalità, anche di stampo mafioso.</p>
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		<title>Isola Capo Rizzuto, 61enne sottoposto all’affidamento in prova finisce in carcere per furto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:24:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto hanno eseguito un’ordinanza di sostituzione della misura alternativa alla detenzione nei confronti di un uomo di 61 anni, residente nel medesimo comune, per il quale è stata disposta la custodia in carcere. L’uomo, già sottoposto all’affidamento in prova, è stato ritenuto coinvolto nel furto di materiale edile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto hanno eseguito un’ordinanza di sostituzione della misura alternativa alla detenzione nei confronti di un uomo di 61 anni, residente nel medesimo comune, per il quale è stata disposta la custodia in carcere. L’uomo, già sottoposto all’affidamento in prova, è stato ritenuto coinvolto nel furto di materiale edile asportato dalla villa comunale, in concorso con altri soggetti. Sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori, l’Autorità giudiziaria ha quindi disposto la sostituzione della misura precedentemente in atto con quella della detenzione in carcere.</p>
<p>Una volta concluse le formalità di rito, l’uomo è stato trasferito presso la casa circondariale di Crotone, dove rimane a disposizione dell’Autorità giudiziaria per i successivi sviluppi del procedimento. Come previsto dalla normativa vigente, resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.</p>
<p>L’operazione condotta dai Carabinieri della Tenenza di Isola Capo Rizzuto si colloca nel più ampio quadro delle attività di controllo del territorio che il Comando Provinciale di Crotone porta avanti quotidianamente, con particolare attenzione ai reati contro il patrimonio e ai fenomeni riconducibili alla criminalità predatoria. Determinante, infine, si conferma il coordinamento con la Procura della Repubblica di Crotone, guidata dal procuratore Domenico Guarascio. </p>
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		<title>VIDEO-Tentate estorsioni per mantenere i detenuti delle cosce: tre arresti nel Catanzarese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 08:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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<p>Questa mattina, a Catanzaro, Borgia e Gimigliano, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare in carcere emesso dal G.I.P. presso il locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tre persone gravemente indiziate di concorso in altrettanti tentativi di estorsione aggravati dalle finalità e modalità mafiose nei confronti di due imprenditori del territorio della provincia catanzarese. L’impegnativa attività investigativa, denominata “Pay Up”, condotta sotto la direzione e il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro e delegata ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro, è stata avviata nel maggio 2025 a seguito della denuncia dei due imprenditori, e si è sviluppata prevalentemente attraverso complesse attività tecniche di intercettazione telefonica ed ambientale, analisi di numerose immagini di videosorveglianza, ripetuti servizi di osservazione e pedinamento.</p>
<p>Gli esiti investigativi in tal modo conseguiti hanno permesso di delineare la gravità indiziaria circa l’attuale operatività della storica cosca “Catarisano”, attiva nei territori di Borgia e località limitrofe, dedita a una pluralità di reati contro il patrimonio e la persona, operante sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e di San Leonardo di Cutro (KR), nonché i collegamenti della stessa con altre cosche calabresi. Con la più recente operazione di polizia denominata Scolacium, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catanzaro e sotto la direzione della DDA di Catanzaro, i reggenti e partecipi della cosca “Catarisano” erano stati tratti in arresto il 22 febbraio 2024 con l’ordinanza cautelare del GIP del Tribunale di Catanzaro, e condannati in primo grado il 1 dicembre 2025 dal Giudice dell’Udienza Preliminare di Catanzaro con sentenza emessa in sede di giudizio abbreviato.</p>
<p>L’odierna indagine ha consentito di ricostruire tre episodi di tentata estorsione perpetrati dagli indagati per il mantenimento dei detenuti in carcere appartenenti al clan di ndrangheta “Catarisano” e “Scalise” di Decollatura (CZ).</p>
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		<title>Giuseppe Giorgi si è consegnato in carcere a Locri, era condannato per reati commessi in Belgio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/giuseppe-giorgi-si-e-consegnato-in-carcere-a-locri-era-condannato-per-reati-commessi-in-belgio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 11:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è concluso con una consegna spontanea lo stato di irreperibilità di Giuseppe Giorgi, 50enne originario di San Luca (RC), latitante dallo scorso novembre 2025. L’uomo si è presentato nel corso della notte presso la Casa Circondariale di Locri, ponendo così fine alla propria fuga e avviando l’espiazione della pena. Il 50enne era destinatario di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso con una consegna spontanea lo stato di irreperibilità di <strong>Giuseppe Giorgi</strong>, 50enne originario di San Luca (RC), l<strong>atitante dallo scorso novembre 2025</strong>. L’uomo si è presentato nel corso della notte presso la Casa Circondariale di Locri, ponendo così fine alla propria fuga e avviando l’espiazione della pena. Il 50enne era destinatario di un provvedimento definitivo di condanna alla pena di 6 anni e 1 mese di reclusione, emesso dall’Autorità Giudiziaria a seguito della commissione di numerosi reati in territorio belga. Dopo essersi sottratto all’esecuzione della misura restrittiva, l’uomo si era reso irreperibile, dando inizio a un periodo di latitanza che ha richiesto un’intensa e articolata attività investigativa.</p>
<p>I Carabinieri della Compagnia di Bianco (RC), sotto il costante coordinamento della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, diretta da Gerardo Dominijanni, hanno avviato mirate attività di ricerca, sviluppando un quadro informativo sempre più dettagliato sugli eventuali spostamenti e sui contatti dell’uomo. Nel corso delle settimane, l’azione investigativa si è fatta via via più incisiva, attraverso servizi di osservazione, controllo e pedinamento, nonché un costante monitoraggio degli ambienti frequentati dal latitante e della sua rete relazionale. Tale pressione investigativa ha progressivamente ristretto gli spazi di movimento dell’uomo, rendendo sempre più difficile la prosecuzione della latitanza. Proprio in questo contesto, maturata la consapevolezza dell’inevitabilità della cattura, Giuseppe Giorgi ha deciso di consegnarsi spontaneamente alle autorità, presentandosi presso l’istituto penitenziario di Locri in piena notte, dove è stato preso in carico per l’esecuzione della pena definitiva.</p>
<p>L’episodio si inserisce in un più ampio quadro di attività di contrasto condotte dai Carabinieri della Locride nei confronti dei soggetti destinatari di provvedimenti restrittivi. I risultati conseguiti confermano, ancora una volta, l’efficacia dell’azione dell’Arma dei Carabinieri e la capillare presenza sul territorio reggino, a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’esecuzione dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria, assicurando alla giustizia anche coloro che tentano di sottrarsi alle proprie responsabilità.</p>
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