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	<title>Caporalato Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 15:34:14 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Dopo la strage di Amendolara la Cgil rilancia: &#8220;Abolire la Bossi-Fini e colpire il caporalato alla radice&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 15:34:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;È necessario che, a partire da quelle europee, siano riviste le politiche sull&#8217;immigrazione mettendo al centro i valori dell&#8217;accoglienza, della solidarietà, della dignità umana&#8221;. La Cgil Calabria è stata presente alla seduta odierna del consiglio regionale nella cui discussione, su sua espressa richiesta avanzata insieme alla Flai Cgil nei giorni scorsi, è stata inserita tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>È necessario che, a partire da quelle europee, siano riviste le politiche sull&#8217;immigrazione mettendo al centro i valori dell&#8217;accoglienza, della solidarietà, della dignità umana&#8221;</em>. La Cgil Calabria è stata presente alla seduta odierna del consiglio regionale nella cui discussione, su sua espressa richiesta avanzata insieme alla Flai Cgil nei giorni scorsi, è stata inserita tra i punti all&#8217;ordine del giorno la tragica uccisione dei quattro operai ad Amendolara e il sistema di sfruttamento e caporalato che vi è dietro. Unica organizzazione sindacale presente, Cgil ritiene siano necessarie  norme concrete che rispondano alle esigenze reali di un sistema di sfruttamento e schiavismo in evoluzione. Per Cgil Calabria la barbara uccisione dei quattro operai pakistani non può essere relegata, come in tanti hanno provato a fare a &#8220;<em>una lite tra stranieri</em>&#8220;. Allo stesso tempo, il sindacato respinge al mittente le accuse di chi ritiene che una simile tragedia sia una cattiva pubblicità per la Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">In Italia e nel Mezzogiorno in particolare, caporalato, lavoro sommerso e ricatti su trasporto, alloggio e cibo, sono un cancro diffuso nei campi in cui si coltiva e raccoglie il cibo che poi arriva sulle nostre tavole. Impegnarsi per trovare politiche e strategie per arginare questi fenomeni mantenendo alto il dibattito e promuovendo manifestazioni, non lede affatto l&#8217;immagine della Calabria. <strong>Nel settore agricolo calabrese si stimano tra 11.000 e 12.000 lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità, soprattutto durante le campagne di raccolta stagionale. Mentre, il lavoro sommerso tocca il 19%, la percentuale più alta del Paese. </strong>&#8220;<em>Quanto accaduto ad Amendolara  &#8211; </em>afferma Celeste Logiacco<em> &#8211; richiama nuovamente alla responsabilità di tutti rendendo concreta ogni azione volta a scardinare qualsiasi forma di sfruttamento e caporalato -. </em><strong><em>Ribadiamo con fermezza la nostra posizione rispetto la legge Bossi-Fini, di cui da tempo chiediamo l&#8217;abolizione, perché subordina il diritto al soggiorno al contratto di lavoro rendendo i lavoratori ancor più ricattabili e precari&#8221;</em>.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il sindacato, come riferito alla VI commissione, chiede. la piena applicazione della legge n. 199 del 2016 contro il caporalato, che ha introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il superamento degli insediamenti formali e informali (tendopoli, baraccopoli) e la loro conseguente idonea sistemazione alloggiativa; un rafforzamento delle ispezioni e dei controlli sul lavoro agricolo e sugli altri settori dove si verificano forme di sfruttamento; il potenziamento della cosiddetta <em>&#8220;Rete del Lavoro Agricolo di Qualità</em>&#8220;, dei centri per l&#8217;impiego e degli strumenti pubblici di collocamento per ridurre ed evitare il ricorso ai caporali; maggiori tutele per i lavoratori migranti, spesso più esposti a sfruttamento, ricatti abitativi e lavorativi; interventi su trasporti, alloggi (<em>fondi PNRR ancora non spesi</em>) e filiere produttive, perché il caporalato non è solo un problema criminale ma anche economico e organizzativo.</p>
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		<title>Economia sommersa, analisi Cgia: Calabria in cima alla classifica nazionale per lavoro nero e caporalato</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/economia-sommersa-analisi-cgia-calabria-in-cima-alla-classifica-nazionale-per-lavoro-nero-e-caporalato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia il lavoro nero continua a rappresentare una realtà economica di dimensioni rilevanti. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA su dati Istat riferiti al 2023, il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il lavoro nero continua a rappresentare una realtà economica di dimensioni rilevanti. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA su dati Istat riferiti al 2023, il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5 per cento opera nel Sud. Se storicamente il fenomeno è stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. A livello settoriale, le situazioni più critiche si riscontrano nei servizi alla persona, dove il tasso di irregolarità raggiunge il 48,8 per cento. In questo comparto rientrano soprattutto colf, badanti e altre figure impegnate nell’assistenza domestica. Seguono l’agricoltura, con un tasso di irregolarità del 20,8 per cento, e le attività artistiche e di intrattenimento <em>(attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.)</em> al 20,3 per cento. I dati confermano come il lavoro nero continui a rappresentare un fenomeno strutturale dell’economia italiana, con effetti rilevanti sia sul piano sociale sia su quello tributario e contributivo.</p>
<p><strong>Il “nero” è diffuso soprattutto in Calabria, Campania e Sicilia- </strong>Come dicevamo, il valore aggiunto prodotto nel 2023 dal lavoro irregolare in Italia è stato pari a 77,1 miliardi di euro, di cui 27,5 miliardi nel Mezzogiorno, 19,4 nel Nordovest, 16,5 nel Centro e 13,7 nel Nordest. Se misuriamo la propensione al “nero” delle regioni, vale a dire l’incidenza percentuale dell’ammontare riconducibile al valore aggiunto del lavoro irregolare sul valore aggiunto totale regionale, l<strong>a quota più elevata, pari all’8,3 per cento, interessa la Calabria.</strong> Seguono la Campania con il 7 per cento, la Sicilia con il 6,4 per cento e la Puglia con il 6,3 per cento. La media nazionale è del 4 per cento.</p>
<p>Dei 2.608.600 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 979.500 sono ubicati nel Mezzogiorno, 634.000 nel Nordovest, 572.300 nel Centro e 422.800 nel Nordest. Se calcoliamo il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, la presenza più significativa si registra sempre nel Sud e, in particolare, <strong>in Calabria con il 17,9 per cento</strong>. Seguono la Campania con il 14,4 per cento e la Sicilia con il 14 per cento. Il dato medio Italia è del 10 per cento</p>
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		<title>Coldiretti Calabria in Commissione Agricoltura Consiglio Regionale: Caporalato, più controlli e filiera equa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/coldiretti-calabria-in-commissione-agricoltura-consiglio-regionale-caporalato-piu-controlli-e-filiera-equa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contributo di Coldiretti Calabria alla VI Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale sulla tragedia di Amendolara, contenuto in un articolato documento, si impernia sulla necessità di una responsabilità collettiva contro lo sfruttamento lavorativo, evitando però generalizzazioni che colpiscano un settore composto in gran parte da imprese sane. È stato espresso pieno sostegno alla proposta di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il contributo di Coldiretti Calabria alla VI Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale sulla tragedia di Amendolara, contenuto in un articolato documento, si impernia sulla necessità di una responsabilità collettiva contro lo sfruttamento lavorativo, evitando però generalizzazioni che colpiscano un settore composto in gran parte da imprese sane. È stato espresso pieno sostegno alla proposta di istituire un Tavolo di Regia permanente, quale strumento di coordinamento tra istituzioni, forze dell’ordine e parti sociali. Coldiretti Calabria nell’audizione del Presidente Aceto ha individuato e proposto priorità strategiche.</p>
<p><strong>Applicazione rigorosa della normativa</strong> rafforzando l’attuazione della Legge 199/2016 sul caporalato (<em>intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro),</em> con controlli efficaci e coordinati. La certezza della pena che arriva fino alla confisca – ha affermato &#8211; è il principale deterrente e tutela le imprese oneste.</p>
<p><strong>Controlli su tutta la filiera agroalimentare</strong>. Il contrasto al caporalato deve riguardare l’intera filiera, non solo la produzione. È necessario garantire trasparenza e giusta distribuzione del valore, contrastando pratiche sleali. L’organizzazione ha proposto di legare i finanziamenti pubblici al rispetto di prezzi equi e relazioni corrette. <strong>Una parte dell’intervento del presidente Aceto</strong> si è incentrata sul sostegno alle imprese agricole con interventi mirati. Alloggi e trasporto dei lavoratori, soprattutto nelle aree interne. Finanziare e semplificare i bandi regionali, rendendo gli strumenti strutturali.</p>
<p><strong>Investire in accoglienza e mobilità</strong> – è la chiosa -significa prevenire il caporalato. Occorrono senz’altro, controlli più mirati e qualificati e questo si può ottenere rafforzando la vigilanza con approccio basato su analisi del rischio e conoscenza del territorio. Questo per evitare- ha chiarito &#8211; accertamenti solo formali e concentrare i controlli sui reali fenomeni criminali. Utile è anche un maggiore presidio da intensificare nei luoghi, tra l’altro conosciuti, di reclutamento illegale della manodopera. È altresì necessario – ha insistito Aceto &#8211; un approccio integrato tra tutti gli attori della filiera valorizzando con premialità le imprese regolari e colpire chi opera fuori dalle regole.Dalla Calabria, può venire  una svolta decisiva per tutto il paese, abbiamo le possibilità &#8211; ha concluso Aceto &#8211; di tutelare i lavoratori, prevenire lo sfruttamento e irrobustire la legalità nel settore agricolo. Il cruento episodio di Amendolara deve continuare a tenere accesi i fari sulla piaga del caporalato per valorizzare il ruolo delle migliaia di aziende agricole sane che operano quotidianamente nel rispetto delle regole e della dignità della persona.</p>
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		<title>Reggio Calabria, ministro Calderone: contro il caporalato impegno Governo totale, gli strumenti ci sono</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-ministro-calderone-contro-il-caporalato-impegno-governo-totale-gli-strumenti-ci-sono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:51:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Rafforzare la rete dei controlli, aumentare la capacità ispettiva e consolidare la collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte nella lotta al caporalato”. E’ questo il messaggio emerso dal vertice che si è tenuto in Prefettura a Reggio Calabria, convocato all’indomani della tragedia di Amendolara, dove quattro braccianti agricoli hanno perso la vita in una vicenda [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Rafforzare la rete dei controlli, aumentare la capacità ispettiva e consolidare la collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte nella lotta al caporalato”.</em> E’ questo il messaggio emerso dal vertice che si è tenuto in Prefettura a Reggio Calabria, convocato all’indomani della tragedia di Amendolara, dove quattro braccianti agricoli hanno perso la vita in una vicenda che ha riacceso i riflettori sul tema dello sfruttamento lavorativo nelle campagne del Mezzogiorno. All’incontro hanno partecipato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, le prefette di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, e di Cosenza, Rosa Maria Padovano, il neo sindaco della città dello Stretto Francesco Cannizzaro, i rappresentanti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, delle forze dell’ordine e degli assessorati regionali competenti.</p>
<p>Al termine del confronto, Calderone ha sottolineato l’importanza del lavoro congiunto tra le diverse amministrazioni coinvolte. “<em>Abbiamo contribuito a rafforzare la sinergia già esistente tra tutte le autorità e tutti coloro che hanno competenze in materia di lavoro e vigilanza sul lavoro – </em>ha dichiarato il ministro <em>-. La sinergia è il tema per noi fondamentale perchè significa lavorare meglio, essere più efficaci e garantire una risposta immediata sul territorio”. </em>Nel corso della riunione è stata effettuata un’analisi della situazione legata ai fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato, con particolare riferimento al comparto agricolo. Calderone ha però invitato a non generalizzare: <em>“Quando si parla di agricoltura – ha evidenziato – bisogna fare attenzione a non criminalizzare i tanti imprenditori agricoli onesti che operano correttamente e che nulla hanno a che vedere con lo sfruttamento lavorativo”. </em>Il ministro ha ribadito la piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine impegnate nelle indagini sulla vicenda di Amendolara: <em>“Ciò che è reato va contrastato. Da parte del Governo c’è la massima fiducia nel lavoro della Procura di Castrovillari e delle forze dell’ordine. Come Ministero del Lavoro mettiamo a disposizione degli inquirenti tutta la nostra forza e la nostra capacità ispettiva”</em>, ha spiegato. Tra le misure annunciate, una campagna straordinaria di controlli nel settore agricolo che partirà a metà giugno e proseguirà per tutta l’estate: “<em>Saranno effettuate ispezioni aggiuntive su tutto il territorio nazionale. Il nostro obiettivo è consentire agli imprenditori agricoli onesti di continuare a operare nel rispetto delle regole e contrastare con ancora maggiore incisività ogni forma di sfruttamento</em>”, ha affermato Calderone. Il ministro ha inoltre richiamato gli strumenti normativi già introdotti dal Governo per la tutela delle vittime di sfruttamento lavorativo. In particolare, ha ricordato l’articolo 18-ter introdotto dal decreto-legge 145 del 2024, che garantisce protezione e percorsi di inclusione alle persone che denunciano situazioni di sfruttamento. “<em>Chi trova il coraggio di denunciare può ottenere un permesso di soggiorno regolare, un sostegno economico attraverso l’assegno di inclusione e l’inserimento in un percorso di accompagnamento al lavoro”</em>, ha evidenziato.</p>
<p>Ampio spazio è stato dedicato anche al tema abitativo, spesso strettamente collegato alle condizioni di vulnerabilità dei lavoratori agricoli. Calderone ha riconosciuto che restano criticità da affrontare, ma ha ricordato i progetti già avviati in Calabria grazie all’utilizzo di fondi dedicati. <em>“E’ importante riqualificare parte del patrimonio esistente e mettere a disposizione soluzioni dignitose per i lavoratori, evitando che situazioni di precarietà abitativa possano favorire fenomeni di sfruttamento”,</em> ha detto.<br />
Infine, il ministro ha ribadito l’impegno del Governo sul fronte della legalità, della sicurezza e delle retribuzioni. <em>“Siamo contro ogni forma di sfruttamento e siamo per la legalità. Con il decreto approvato il Primo Maggio abbiamo introdotto il principio del salario giusto. Per noi è fondamentale investire sulla buona contrattazione, sulla regolarità del lavoro, sulla sicurezza e sulla tutela della dignità delle persone”,</em> ha concluso.<br />
La riunione di Reggio Calabria rappresenta un ulteriore passaggio nell’azione di contrasto al caporalato e nello sforzo condiviso tra istituzioni nazionali e territoriali per impedire che tragedie come quella di Amendolara possano ripetersi, è stato evidenziato.<br />
(<em>ITALPRESS</em>).</p>
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		<title>Strage di Amendolara, Mons. Savino: Caporalato forma moderna di schiavitù, lavoro diventa carne da spremere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 13:58:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite sono state consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza finiscono troppo spesso per diventare un&#8217;unica ferita aperta. Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Quattro uomini hanno trovato la morte tra le fiamme. Quattro vite sono state consegnate al rogo sulla Statale 106, in quella striscia di Calabria dove il mare, il lavoro povero, la migrazione e la violenza finiscono troppo spesso per diventare un&#8217;unica ferita aperta. Dinanzi a quanto è accaduto ad Amendolara non bastano il cordoglio, la pietà, la commozione di circostanza. Non bastano le parole educate, i comunicati composti, le frasi di rito che durano un giorno e poi vengono inghiottite dalla polvere della cronaca. Qui bisogna pronunciare una parola sola, nuda, cristiana, civile, necessaria: basta.</em></p>
<p><em>Basta con una terra che piange i morti e poi torna troppo in fretta alle proprie abitudini. Basta con una coscienza pubblica che si indigna al mattino e dimentica alla sera. Basta con un&#8217;economia che, in troppi luoghi, continua a reggersi sulla schiena piegata degli ultimi, sulla fatica invisibile dei migranti, sulla solitudine dei braccianti, sulla paura di chi lavora senza tutele, senza voce, senza protezione. Oggi, davanti a quattro corpi ridotti in cenere, non possiamo rifugiarci nel linguaggio neutro della cronaca. Non possiamo lasciare che l&#8217;orrore venga addomesticato da parole prudenti, come se bastasse registrare il fatto e attendere che il tempo lo consumi. Quanto è accaduto ad Amendolara non è soltanto un evento terribile da chiarire fino in fondo: è una ferita morale, sociale, spirituale. È una lama piantata nella coscienza di questa terra. È una domanda rovente rivolta alle istituzioni, alla politica, alla Chiesa, alle comunità locali, al mondo agricolo, alle imprese, ai cittadini. Non possiamo continuare a fingere di non sapere. Ci sono fenomeni che non nascono dal nulla. Il caporalato non è una deviazione marginale, non è una stortura folkloristica, non è un residuo antico dimenticato nei campi. È un sistema. È una struttura di dominio. È una forma moderna di schiavitù che prospera dove il lavoro diventa carne da spremere, dove il bisogno si trasforma in catena, dove la fragilità dei migranti viene convertita in profitto. E troppo spesso questi meccanismi non camminano da soli. Crescono nelle zone grigie. Si alimentano di omertà minute, connivenze opache, silenzi interessati. Si allargano dove la legge arriva tardi, dove il controllo sociale è debole, dove il timore chiude le bocche, dove poteri criminali o paracriminali lasciano fare, orientano, tollerano, proteggono, lucrano. La violenza non è sempre un urlo: a volte è una rete muta. Non sempre spara. Non sempre minaccia a volto scoperto. Talvolta organizza il bisogno, amministra il ricatto, distribuisce permessi invisibili, decide chi può lavorare, chi deve tacere, chi può restare ai margini.</em></p>
<p><em>Io dico con forza: basta con il silenzio sporco delle convenienze. Basta con quella zona grigia che vede, sa e lascia fare. Basta con l&#8217;abitudine scellerata di considerare normale che uomini venuti da lontano raccolgano, lavorino, abitino, dormano, si spostino e muoiano come corpi senza storia. Basta con l&#8217;idea disumana che alcune vite valgano meno perché straniere, povere, migranti, braccianti, senza famiglia accanto, senza protezioni sociali, senza un volto riconosciuto dalla comunità. </em><br />
<em>Questi uomini non erano esistenze sacrificabili. Non erano manodopera anonima. Non erano ombre passate per caso sulla nostra terra. Erano figli, fratelli, forse padri. Avevano un nome, una lingua, una memoria, una casa lontana, una madre che li ha attesi, qualcuno che forse ancora spera in una telefonata. La loro morte ci impedisce ogni neutralità. Perché quando un essere umano viene ridotto in cenere, l&#8217;umanità intera viene offesa. E quando questo accade qui, quella polvere resta anche sulle nostre mani. Chiedo con fermezza che si faccia piena luce. Una luce vera, senza sconti, capace di non fermarsi alla superficie del fatto, ma di scendere nei cunicoli bui in cui si incontrano sfruttamento, ricatto, illegalità, controllo del territorio. Occorre cercare la verità fino in fondo, senza timidezze, senza prudenza malintesa, senza quel pudore ipocrita che talvolta copre il male invece di smascherarlo.  Chiedo allo Stato di esserci con tutta la sua forza, non soltanto dopo il sangue, ma prima: nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della manodopera, negli alloggi indegni, nei trasporti opachi, nei rapporti di lavoro irregolari, nelle sacche di vulnerabilità dove il caporalato mette radici. Servono controlli veri, continui, non episodici. Serve protezione per chi denuncia. Nessuno deve essere lasciato solo davanti a reti di sfruttamento, minaccia e ricatto. La politica non trasformi questa tragedia nell&#8217;ennesima passerella del dolore.</em></p>
<p><em>Per questo invoco una mobilitazione civile. Non un rito, non una fiaccolata destinata a spegnersi il giorno dopo, non l&#8217;ennesima commozione da consegnare ai titoli dei giornali. Invoco una rivolta delle coscienze, una sollevazione morale di questa terra, perché la Calabria non può continuare a essere raccontata solo dopo che il male ha già lasciato i suoi morti sull&#8217;asfalto. Da questa tragedia deve nascere un soprassalto pubblico. Chi sfrutta va fermato. Chi copre va smascherato. Chi sa e tace deve interrogare la propria coscienza. Chi ha responsabilità istituzionali, sociali, economiche, pastorali non può più limitarsi a presidiare il lutto: deve abitare i luoghi dove l&#8217;ingiustizia viene prodotta, dove il lavoro diventa ricatto, dove la povertà viene reclutata, dove la paura tiene gli uomini in ginocchio. Non lasciamo che questo strazio si consumi nella cronaca. Da ciò che resta di quelle vite deve nascere un patto nuovo per la dignità del lavoro, per la tutela dei migranti, per la liberazione dei territori da ogni forma di dominio criminale, di sfruttamento e di intimidazione. Perché una comunità che non protegge i più fragili diventa essa stessa vulnerabile; e una terra che accetta lo sfruttamento come destino tradisce la propria anima.</em><br />
<em>Alla comunità cristiana dico: non possiamo celebrare l&#8217;Eucaristia e restare indifferenti davanti a corpi bruciati. Non possiamo invocare il Vangelo e tollerare che i poveri vengano consumati dal fuoco dello sfruttamento, della violenza, dell&#8217;abbandono. Il Cristo che adoriamo sull&#8217;altare è lo stesso Cristo che oggi ci viene incontro nei corpi martoriati di questi fratelli.</em></p>
<p><em>«Ero forestiero e mi avete accolto»: questa pagina evangelica è un giudizio storico sulle nostre comunità. È una domanda che brucia più del fuoco. Dove eravamo mentre questi fratelli vivevano nella vulnerabilità? Che cosa abbiamo visto e non abbiamo voluto vedere? Quali porte abbiamo chiuso? Quali silenzi abbiamo custodito? Quali abitudini abbiamo chiamato normalità mentre erano già ingiustizia? In questa ora di dolore sento anche di chiedere a tutti un passo in più: non basta accogliere, occorre integrare. L&#8217;integrazione è un cammino concreto e quotidiano che riguarda le nostre scuole, le parrocchie, le istituzioni, il mondo del lavoro, le famiglie. Non possiamo limitarci a offrire un letto o un contratto precario, mentre manteniamo questi fratelli ai margini della nostra vita sociale, culturale e spirituale. L&#8217;integrazione chiede che chi arriva da lontano possa imparare la lingua, avere accesso ai servizi, conoscere e rispettare le leggi, ma anche sentirsi riconosciuto e valorizzato, non tollerato come un peso necessario. Significa creare luoghi di incontro, percorsi formativi, alleanze educative in cui italiani e stranieri possano camminare insieme, superando paure e diffidenze. Significa che i bambini dei migranti siedano accanto ai nostri figli nelle aule, che le comunità cristiane aprano i loro spazi e il loro tempo, che le amministrazioni locali non si limitino alla gestione dell&#8217;emergenza ma promuovano politiche lungimiranti di inclusione. Senza integrazione, l&#8217;accoglienza resta un gesto incompiuto, una porta socchiusa che non si apre davvero alla possibilità di diventare un solo popolo, pur nella diversità delle culture e delle provenienze. Alla Calabria dico: rialzati. Ma non nella retorica dell&#8217;orgoglio ferito. Rialzati nella rivolta morale delle coscienze. Rialzati contro la rassegnazione, contro l&#8217;omertà, contro la normalizzazione dell&#8217;illegalità, contro quella cultura malata per cui tutto si sa e nulla si dice. Rialzati perché nessuna terra è condannata per sempre, ma ogni comunità si perde quando smette di vergognarsi del male e di combatterlo. Quanto è accaduto ad Amendolara non deve essere archiviato come un episodio terribile tra i tanti. Deve diventare uno spartiacque. Da oggi nessuno potrà dire: non sapevo. Nessuno potrà dire: non riguarda me. Nessuno potrà dire: sono soltanto stranieri. Quelle fiamme hanno parlato a tutti. Hanno divorato quattro uomini, ma hanno illuminato una verità che troppi preferivano lasciare al buio.</em></p>
<p><em>Prego per questi quattro fratelli. Prego per le loro famiglie lontane. Prego perché la verità venga fuori intera, senza sconti, senza protezioni, senza zone d&#8217;ombra. Ma pregare, oggi, significa anche denunciare. Significa disturbare. Significa gridare. Significa non permettere che il sangue dei poveri venga assorbito dalla terra senza conversione, giustizia, responsabilità.</em><br />
<em>Quattro corpi sono stati ridotti in cenere. Ma quella cenere ora parla. Parla a noi. Parla alla Calabria. Parla alla Chiesa. Parla allo Stato. E ci consegna una sola parola: basta. Il Signore accolga nella sua misericordia questi fratelli lontani, pellegrini come tutti noi sulla terra. Illumini le coscienze di chi cerca la verità. Sostenga chi serve la giustizia. Scuota chi tace. Converta chi sfrutta. E renda questa terra finalmente capace di scegliere la vita contro la morte, la luce contro le tenebre, la dignità contro ogni forma di disumanizzazione&#8221;.</em></p>
<p>Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All&#8217;Jonio e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana</p>
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		<title>Corigliano-Rossano, controlli straordinari della Polizia contro fenomeno del &#8220;caporalato&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/corigliano-rossano-controlli-straordinari-della-polizia-contro-fenomeno-del-caporalato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 08:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[controlli]]></category>
		<category><![CDATA[Corigliano Rossano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle scorse ore, personale della Polizia di Stato del Commissariato di Corigliano-Rossano (CS), ha effettuato, nel proprio comune, mirati controlli straordinari unitamente a personale della locale Polizia Amministrativa e Sociale, della P.G., della Squadra Mobile, del Reparto Prevenzione Crimine Calabria, dell&#8217;Ispettorato del Lavoro e dell&#8217;Azienda Sanitaria Locale, allo scopo di contrastare il dilagante fenomeno del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse ore, personale della Polizia di Stato del Commissariato di Corigliano-Rossano (CS), ha effettuato, nel proprio comune, mirati controlli straordinari unitamente a personale della locale Polizia Amministrativa e Sociale, della P.G., della Squadra Mobile, del Reparto Prevenzione Crimine Calabria, dell&#8217;Ispettorato del Lavoro e dell&#8217;Azienda Sanitaria Locale, allo scopo di contrastare il dilagante fenomeno del caporalato, a salvaguardia di tutti quei lavoratori che vengono sottoposti a condizioni di sfruttamento, nonché metodi di sorveglianza e situazioni alloggiative degradanti.</p>
<p>Nel corso del servizio sono stati conseguiti i seguenti risultati: persone controllate, 55; persone controllate con precedenti penali, 10; veicoli controllati, 50; aziende agricole controllate, 1; licenze controllate, 1. Gli accertamenti eseguiti hanno consentito di accertare ed elevare  sanzioni per violazioni relative alla mancanza dei requisiti di sicurezza nei luoghi di lavoro.<br />
In particolare, le  violazioni riscontrate e sanzionate hanno riguardato l&#8217;obbligo del datore di lavoro di fornire attrezzature conformi e idonee ai fini della salute e della sicurezza dei lavoratori, nonché la disciplina e la regolamentazione delle vie di circolazione e delle uscite di emergenza, la cui normativa impone di rendere utilizzabili in qualsiasi evenienza.</p>
<p>I controlli effettuati dagli uomini del Commissariato di P.S. di Corigliano-Rossano, del Reparto Prevenzione Crimine Calabria e della Questura, diretta dal Questore della Provincia di Cosenza, Giuseppe Cannizzaro, in piena sinergia con gli altri enti di controllo interessati, testimoniano l&#8217;impegno e la particolare attenzione nell&#8217;affrontare e nel voler reprimere questo fenomeno, a difesa di tutte le categorie di lavoratori.</p>
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		<title>Analisi Cgia: lavoro nero e caporalato, in Calabria tasso record irregolari</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/analisi-cgia-lavoro-nero-e-caporalato-in-calabria-tasso-record-irregolari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jun 2024 18:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; la Calabria con il 19,6 per cento di lavoratori in nero in rapporto al totale degli occupati e a fronte del dato medio nazionale che è dell&#8217;11,3%, la regione dove si registra in Italia la presenza più alta di occupazione irregolare (117.400 unità) nel sud. Un podio, in negativo, condiviso con la Campania, seconda, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la Calabria con il 19,6 per cento di lavoratori in nero in rapporto al totale degli occupati e a fronte del dato medio nazionale che è dell&#8217;11,3%, la regione dove si registra in Italia la presenza più alta di occupazione irregolare (117.400 unità) nel sud. Un podio, in negativo, condiviso con la Campania, seconda, che tocca il 16,5 per cento e la Sicilia, terza, con il 16 per cento. E&#8217; quanto stima un&#8217;analisi condotta dall&#8217;Ufficio studi della Cgia di Mestre su dati del 2021.</p>
<p>L&#8217;analisi indica in circa 68 miliardi di euro il volume d&#8217;affari annuo riconducibile al lavoro irregolare nel Paese, di cui 23,7 miliardi nel Mezzogiorno, 17,3 nel Nordovest, 14,5 nel Centro e 12,4 nel Nordest. In Calabria si parla di 2,5 miliardi di euro.    Se misuriamo l&#8217;incidenza percentuale di questo ammontare sul valore aggiunto totale regionale, la quota più elevata, pari all&#8217;8,3 per cento, interessa ancora la Calabria, seguita dalla Campania con il 6,9 per cento e dalla Sicilia con il 6,6 per cento. La media nazionale è del 4,2 per cento.</p>
<p>Il fenomeno tuttavia, riporta l&#8217;analisi della Cgia, è esteso anche al Centronord ed ha una presenza record soprattutto nel settore dei servizi alle persone (colf, badanti). Il tasso di irregolarità di questo settore raggiunge il 42,6% Al secondo posto si collocano i lavori in agricoltura (16,8%), al terzo le costruzioni con il 13,3%. L&#8217;analisi si sofferma anche sul fenomeno dello sfruttamento e del caporalato che interessa le categorie sociali più fragili come le persone in condizione di estrema povertà, gli immigrati e le donne. Tra le realtà a maggiore incidenza del fenomeno si cita la Piana di Gioia Tauro assieme all&#8217;Agro Pontino, al Nocerino-Sarnese, a Villa Literno e alla Capitanata di Foggia.<br />
<em>(Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Caporalato in Agricoltura: Pubblicato avviso per acquisizione manifestazioni di interesse</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/caporalato-in-agricoltura-pubblicato-avviso-per-acquisizione-manifestazioni-di-interesse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2023 08:47:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[avviso pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Staine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il decreto n. 8141 del 12 giugno 2023 è stato approvato l’avviso per interventi di outreaching per assistenza, trattamento e riabilitazione a tutela della salute e di promozione dell’inclusione sociale dei migranti nei territori delle Piane di Sibari e di Gioia Tauro. Si tratta di un intervento finanziato dal ministero del Lavoro e delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il decreto n. 8141 del 12 giugno 2023 è stato approvato l’avviso per interventi di outreaching per assistenza, trattamento e riabilitazione a tutela della salute e di promozione dell’inclusione sociale dei migranti nei territori delle Piane di Sibari e di Gioia Tauro. Si tratta di un intervento finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per dare continuità all’azione di contrasto al caporalato in agricoltura promossa nell’ambito del progetto ‘PIÙ SU.PR.EME’, a sua volta finanziato dalla Commissione Europea, con 706.500,00 di euro.</p>
<p>“Abbiamo pubblicato l’avviso – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Emma Staine – per acquisire manifestazioni di interesse da parte delle associazioni del terzo settore e dare così continuità agli interventi complementari al progetto europeo che ha come obiettivo principale il contrasto e il superamento di tutte le forme di grave sfruttamento lavorativo e di grave marginalità e vulnerabilità dei lavoratori migranti presenti sul territorio calabrese. Si tratta di uno step fondamentale per il rispetto della legalità e dei tanti che sostengono, con il loro lavoro, la nostra economia”.</p>
<p>L’azione ha lo scopo di fornire una prima forma di assistenza e di monitoraggio delle condizioni sanitarie in cui si trovano i migranti che vivono negli insediamenti delle aree a maggiore vocazione agricola della regione e si inserisce nella strategia che la Calabria, insieme alle altre quattro regioni del Sud (Puglia Basilicata, Campania e Sicilia) sta sviluppando per contrastare la pratica dello sfruttamento, contribuendo alla crescita sana di uno dei maggiori settori produttivi della nostra terra.</p>
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		<item>
		<title>Contrasto al &#8220;caporalato&#8221;: Ordinanza di custodia cautelare per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/contrasto-al-caporalato-ordinanza-di-custodia-cautelare-per-intermediazione-illecita-e-sfruttamento-del-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2022 07:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, personale in servizio presso la compagnia Carabinieri di Girifalco, a seguito di articolate indagini della Procura presso il Tribunale di Lamezia Terme, ha dato esecuzione ad ordinanze applicative di misure cautelari emesse nei confronti di 13 soggetti, di cui 11 di nazionalità bulgara, emesse dal GIP presso il tribunale di Lamezia Terme [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, personale in servizio presso la compagnia Carabinieri di Girifalco, a seguito di articolate indagini della Procura presso il Tribunale di Lamezia Terme, ha dato esecuzione ad ordinanze applicative di misure cautelari emesse <strong>nei confronti di 13 soggetti</strong>, di cui 11 di nazionalità bulgara, emesse dal GIP presso il tribunale di Lamezia Terme nell’ambito del procedimento penale iscritto dall’ufficio requirente per ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in danno di cittadini bulgari. L’indagine ha preso avvio nel mese di ottobre 2020, a seguito della segnalazione di due coppie di cittadini bulgari riuscite a sfuggire ad una situazione di sfruttamento nella quale si erano ritrovate a seguito di false promesse lavorative prospettate da loro connazionali.</p>
<p>Le indagini avviate da subito hanno consentito di documentare minuziosamente come, tra febbraio 2020 e dicembre 2021, in più occasioni, gli indagati avessero effettivamente con più azioni consecutive di un medesimo disegno criminoso, illegalmente reclutato e organizzato, sotto false promesse di adeguati salari e analoghe condizioni alloggiative manodopera agricola superiore a tre unità, di cittadini bulgari, per l’impiego presso terzi, approfittando del loro stato di bisogno e costringendoli a condizioni di sfruttamento. La complessa attività investigativa, portata avanti dal magistrato titolare del procedimento penale, in piena sinergia con l’Arma dei Carabinieri, si è modulata attraverso nevralgica escussione di persone informate sui fatti, attività tecnica di natura intercettiva, nonché numerosi riscontri, che hanno permesso di iscrivere l’episodio oggetto di originaria segnalazione in un più ampio e sistematico contesto di episodi lesivi perpetrati in danno di una vasta platea di soggetti.</p>
<p>Nel corso delle indagini è emerso infatti un quadro di gravità indiziaria positivamente apprezzato dal GIP presso il Tribunale di Lamezia Terme, risultando i soggetti destinatari delle ordinanze cautelari indiziati di fare parte di collaudato e rodato sodalizio dedito a reclutare sotto false promesse di condizioni lavorative e di vita migliori, forza lavoro a basso costo, costringendola a sottostare in condizioni lavorative ed alloggiative precarie, sotto minaccia e talvolta in modo violento. I fatti oggetto del procedimento richiamato, attualmente ancora pendente nella fase delle indagini preliminari, si inscrivono in un più generale contesto operativo finalizzato a far emergere situazioni di sfruttamento del lavoro soprattutto relativamente alle fasce deboli, per contrastarne la diffusione, in special modo ove correlate a forme di discriminazione, in modo da contribuire, con il presidio ed il dovuto intervento di tutte le agenzie del territorio deputate alla formazione ed all’impiego, alla diffusione dei valori del lavoro e della dignità e dei diritti dei lavoratori stessi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Operazione in corso di contrasto al caporalato nelle province di Cosenza, Crotone e Matera</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/operazione-in-corso-di-contrasto-al-caporalato-nelle-province-di-cosenza-crotone-e-matera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 07:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[sequestri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle prime ore del mattino è in corso nelle province di Cosenza, Crotone e Matera, provvedimenti nei riguardi di diverse persone, alcune delle quali sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Castrovillari, con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, minacce ed estorsione. L’esecuzione delle misure cautelari e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/operazione-in-corso-di-contrasto-al-caporalato-nelle-province-di-cosenza-crotone-e-matera/">Operazione in corso di contrasto al caporalato nelle province di Cosenza, Crotone e Matera</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore del mattino è in corso nelle province di <strong>Cosenza</strong>,<strong> Crotone e Matera</strong>, provvedimenti nei riguardi di diverse persone, alcune delle quali sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Castrovillari, con le accuse di intermediazione illecita e<strong> sfruttamento del lavoro</strong>, <strong>minacce</strong> ed <strong>estorsione</strong>.</p>
<p>L’esecuzione delle misure cautelari e i sequestri di aziende operanti nel settore agricolo sono condotte dai Carabinieri del reparto territoriale di Corigliano Rossano e del comando Carabinieri Tutela per il lavoro, supportati dai militari dei comandi provinciali di Crotone e Matera.</p>
<p>Le<strong> misure cautelari emesse</strong> <strong>nell’operazione sono in tutto 15</strong> di cui 6 in carcere, 9 agli arresti domiciliari. Con il provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo dei beni e delle quote aziendali di 10 imprese operanti nel settore agricolo (4 persone giuridiche e 6 imprese individuali): 4 sono in provincia di Cosenza, 5 in provincia di Crotone e una in provincia di Matera. Disposto anche il sequestro di 5 veicoli: sarebbero quelli utilizzati dai <strong>caporali per il trasporto dei lavoratori in nero</strong>. Il valore complessivo dei beni sequestrati è stato stimato in circa 15 milioni di euro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/operazione-in-corso-di-contrasto-al-caporalato-nelle-province-di-cosenza-crotone-e-matera/">Operazione in corso di contrasto al caporalato nelle province di Cosenza, Crotone e Matera</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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