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	<title>cambiare Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Sep 2024 10:59:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Draghi: Ue già in crisi, deve cambiare. &#8220;Servono investimenti senza precedenti&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/draghi-ue-gia-in-crisi-deve-cambiare-servono-investimenti-senza-precedenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 10:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vuole aumentare la propria produttività, e quindi, nel lungo periodo, preservare il proprio modello sociale, l&#8217;Ue deve &#8220;cambiare radicalmente&#8221;, perché &#8220;siamo già in modalità crisi. Non riconoscerlo significa ignorare la realtà&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme dell&#8217;ex presidente della Bce e del Consiglio Mario Draghi, che presenta a Bruxelles, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se vuole aumentare la propria produttività, e quindi, nel lungo periodo, preservare il proprio modello sociale, l&#8217;Ue deve &#8220;cambiare radicalmente&#8221;, perché &#8220;siamo già in modalità crisi. Non riconoscerlo significa ignorare la realtà&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme dell&#8217;ex presidente della Bce e del Consiglio <strong>Mario Draghi</strong>, che presenta a Bruxelles, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il suo rapporto sul futuro della competitività europea, composto da due documenti, uno riassuntivo di una sessantina di pagine e l&#8217;altro approfondito, di oltre 300 pagine. &#8220;Questo rapporto &#8211; dice Draghi &#8211; arriva in un momento difficile per il nostro continente. Dobbiamo abbandonare l’illusione che solo rimandando si possa preservare il consenso. In realtà, la procrastinazione ha solo prodotto una crescita più lenta. E di certo non ha prodotto alcun consenso. Siamo arrivati al punto in cui, senza agire, dovremo sacrificare il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà&#8221;. &#8220;Perché la strategia delineata in questo rapporto abbia successo &#8211; aggiunge Draghi &#8211; dobbiamo iniziare una valutazione comune della nostra posizione, degli obiettivi a cui vogliamo dare priorità, dei rischi che vogliamo evitare e dei compromessi che siamo disposti a fare. Dobbiamo garantire che le nostre istituzioni, democraticamente elette, siano al centro di questi dibattiti. Le riforme possono essere veramente ambiziose e sostenibili solo se godono del sostegno democratico&#8221;, avverte infine. &#8220;Se l’Europa non potrà diventare più produttiva &#8211; avverte &#8211; saremo costretti a scegliere. Non saremo in grado di diventare, allo stesso tempo, leader nelle nuove tecnologie, un faro della responsabilità climatica e un attore indipendente sulla scena mondiale. Non saremo in grado di finanziare il nostro modello sociale. Dovremo ridimensionare alcune, se non tutte, le nostre ambizioni. Questa è una sfida esistenziale&#8221;. &#8220;I valori fondamentali dell’Europa &#8211; aggiunge &#8211; sono prosperità, equità, libertà, pace e democrazia in un ambiente sostenibile. L’Ue esiste per garantire che gli europei possano sempre beneficiare di questi diritti fondamentali. Se l’Europa non sarà più in grado di fornirli ai suoi cittadini, o se dovrà barattare l’uno con l’altro, avrà perso la sua ragion d’essere. L’unico modo per affrontare questa sfida è crescere e diventare più produttivi, preservando i nostri valori di equità e inclusione sociale. E l’unico modo per diventare più produttiva è che l’Europa cambi radicalmente&#8221;, afferma. Se non vogliono continuare ad arretrare in un contesto internazionale in rapida evoluzione, l&#8217;Unione Europea e i suoi Stati membri devono &#8220;agire&#8221; e smetterla di &#8220;procrastinare&#8221;, di rinviare le decisioni che devono essere prese, nell'&#8221;illusione&#8221; di preservare in questo modo il &#8220;consenso&#8221; degli elettori. L&#8217;Unione Europea deve agire per riformarsi, se non vuole spegnersi in una &#8220;lenta agonia&#8221;. &#8220;Non è così &#8211; risponde a chi gli chiede se il messaggio sia &#8220;fate questo o morirete&#8221; &#8211; è piuttosto: fatelo, o sarà una lenta agonia&#8221;.</p>
<p>Per Draghi, &#8220;dobbiamo assumere una nuova posizione nei confronti della cooperazione: rimuovendo gli ostacoli, armonizzando regole e leggi e coordinando le politiche. Ci sono diversi ambiti in cui possiamo procedere. Ma quello che non possiamo fare è non andare avanti affatto&#8221;. &#8220;La nostra fiducia che riusciremo ad andare avanti &#8211; aggiunge &#8211; dovrebbe essere forte. Mai in passato la dimensione dei nostri Paesi è apparsa così piccola e inadeguata rispetto alla portata delle sfide. Da molto tempo l’autoconservazione non era un problema simile, che riguarda tutti. Le ragioni per una risposta unitaria non sono mai state così convincenti. Nella nostra unità troveremo la forza per riformare&#8221;. Draghi sottolinea quindi che &#8220;la maggior parte delle proposte&#8221; contenute nel rapporto &#8220;sono concepite per essere attuate rapidamente, per fare una differenza tangibile per le prospettive dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Servono investimenti senza precedenti&#8221;</strong><br />
L’Unione Europea, dice Draghi, dovrà affrontare nei prossimi anni investimenti in una misura &#8220;senza precedenti&#8221; nella sua storia recente. &#8220;L&#8217;Ue sta entrando nel primo periodo della sua storia recente in cui la crescita non sarà sostenuta dall’aumento della popolazione. Entro il 2040, si prevede che la forza lavoro diminuirà di quasi 2 milioni di lavoratori ogni anno. Dovremo puntare maggiormente sulla produttività per stimolare la crescita. Se l’Ue dovesse mantenere il suo tasso medio di crescita della produttività dal 2015, sarebbe sufficiente mantenere il Pil costante fino al 2050, in un momento in cui l’Ue si trova ad affrontare una serie di nuove esigenze di investimento che dovranno essere finanziate attraverso una crescita più elevata&#8221;. &#8220;Per digitalizzare e decarbonizzare l’economia e aumentare la nostra capacità di difesa &#8211; aggiunge &#8211; la quota di investimenti in Europa dovrà aumentare di circa 5 punti percentuali del Pil, fino a raggiungere livelli visti l&#8217;ultima volta negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Si tratta di un dato senza precedenti: per fare un confronto, gli investimenti aggiuntivi previsti dal piano Marshall tra il 1948 e il 1951 ammontavano a circa l’1-2% del Pil annuo&#8221;, conclude.</p>
<p><strong>&#8220;Norme incoerenti e restrittive&#8221;</strong><br />
L&#8217;Unione Europea e i suoi Stati membri comprimono lo sviluppo delle imprese innovative con normative &#8220;incoerenti&#8221; e &#8220;restrittive&#8221;, con il risultato che i pochi &#8216;unicorni&#8217; che nascono in Europa vanno a crescere negli Usa. &#8220;Poiché le imprese dell’Ue sono specializzate in tecnologie mature in cui il potenziale di scoperta è limitato &#8211; ricorda &#8211; spendono meno in ricerca e innovazione: 270 miliardi di euro in meno rispetto alle loro controparti statunitensi nel 2021. La classifica dei principali investitori in R&amp;I in Europa è stata dominata da aziende automobilistiche negli ultimi vent&#8217;anni&#8221;. &#8220;Era così anche negli Stati Uniti all’inizio degli anni 2000 &#8211; aggiunge &#8211; con il settore automobilistico e quello farmaceutico in testa, ma ora i primi 3 sono tutti nel settore tecnologico. Il problema non è che all’Europa manchino idee o ambizioni. Abbiamo molti ricercatori e imprenditori di talento che depositano brevetti. Ma l’innovazione è bloccata nella fase successiva: non riusciamo a tradurre l’innovazione in commercializzazione, e le aziende innovative che vogliono espandersi in Europa sono ostacolate, in ogni fase, da normative incoerenti e restrittive&#8221;. &#8220;Di conseguenza, molti imprenditori europei preferiscono cercare finanziamenti da venture capitalist statunitensi ed espandersi nel mercato Usa. Tra il 2008 e il 2021, quasi il 30% degli &#8216;unicorni&#8217; fondati in Europa, startup che in seguito sarebbero state valutate oltre 1 miliardo di dollari, hanno trasferito la propria sede all’estero. E la stragrande maggioranza si è trasferita negli Stati Uniti&#8221;, conclude.</p>
<p><strong>&#8220;Finanziamenti comuni per beni collettivi europei&#8221;- </strong>Draghi sottolinea che l&#8217;Unione Europea dovrebbe prevedere forme di &#8220;finanziamento congiunto&#8221; per i &#8220;beni collettivi europei fondamentali&#8221;, magari emettendo &#8220;safe asset&#8221; europei (titoli obbligazionari a basso rischio), dato che i soli capitali privati non potranno coprire il cospicuo fabbisogno di investimenti che il Vecchio Continente avrà nei prossimi anni. &#8220;Mentre l’Europa deve avanzare con l&#8217;Unione dei mercati dei capitali &#8211; dice Draghi &#8211; il settore privato non sarà in grado di sostenere la parte del leone nel finanziamento degli investimenti, senza il sostegno del settore pubblico. Inoltre, quanto più l’Ue sarà disposta a riformarsi per generare un aumento della produttività, tanto più aumenterà lo spazio fiscale e tanto più facile sarà per il settore pubblico fornire questo sostegno&#8221;. &#8220;Questa relazione &#8211; prosegue &#8211; evidenzia perché aumentare la produttività è fondamentale. Ha anche implicazioni per l’emissione di safe asset comuni. Per massimizzare la produttività, saranno necessari finanziamenti congiunti per gli investimenti in beni collettivi europei fondamentali, come l’innovazione di frontiera. Allo stesso tempo, ci sono altri beni collettivi identificati in questo rapporto &#8211; aggiunge &#8211; come gli appalti per la difesa o le reti transfrontaliere, che senza un’azione comune saranno disponibili in misura insufficiente. Se ci fossero le condizioni politiche e istituzionali, anche questi progetti richiederebbero un finanziamento comune&#8221;, conclude.<br />
(<em>Adnkronos</em>)</p>
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		<title>Covid può cambiare il cervello, studio su pazienti con sintomi persistenti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/covid-puo-cambiare-il-cervello-studio-su-pazienti-con-sintomi-persistenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 09:21:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Covid-19 può modificare il cervello. E un team di ricercatori ha voluto capire esattamente cosa succede a livello cerebrale in quel gruppo di pazienti che hanno sintomi persistenti. Utilizzando una versione avanzata di risonanza magnetica di diffusione, gli esperti hanno identificato delle differenze nella struttura del tessuto cerebrale dei pazienti con sintomi post Covid rispetto a persone sane. Sotto la lente è finita in particolare la materia bianca del cervello. A condurre il lavoro sono stari ricercatori dell&#8217;università di Linköping, in Svezia, che hanno esaminato il cervello di 16 pazienti precedentemente ricoverati in ospedale per Covid e con sintomi persistenti. I risultati, pubblicati sulla rivista &#8216;Brain Communications&#8217;, possono fornire informazioni sui meccanismi alla base dei problemi neurologici persistenti post virus, spiegano gli scienziati. Diversi studi precedenti hanno affrontato questo problema, molto sentito dai medici. &#8220;Può essere frustrante capire che i pazienti hanno dei problemi, ma non riuscire a trovare una spiegazione perché non c&#8217;è nulla nella risonanza magnetica che possa spiegarlo&#8221;, osserva Ida Blystad, ricercatrice e neuroradiologa del Dipartimento di radiologia del Linköping University Hospital. &#8220;Per me, questo sottolinea l&#8217;importanza di provare altre tecnologie di esame per capire cosa sta succedendo nel cervello nei pazienti con sintomi persistenti post Covid&#8221;. I ricercatori hanno quindi aggiunto un nuovo tipo di imaging e hanno puntato l&#8217;obiettivo sulla sostanza bianca del cervello, perché è costituita principalmente da assoni ed è molto importante per il trasporto dei segnali tra le diverse parti del cervello e il resto del corpo.</p>
<p>&#8220;La risonanza magnetica di diffusione &#8211; illustra Deneb Boito, dottorando del Dipartimento di ingegneria biomedica dell&#8217;università di Linköping &#8211; è una tecnologia molto sensibile che consente di rilevare cambiamenti nel modo in cui sono organizzati gli assoni delle cellule nervose. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo voluto utilizzarla per studiare quegli effetti del Covid-19 sul cervello che altre tecnologie di imaging potrebbero non rilevare&#8221;.  Per avere un&#8217;idea di cosa sia questa tecnica, si può immaginare una città di notte, con i fari e le luci posteriori delle auto che brillano come fili di perle rosse e bianche sulle strade più trafficate. Non si può vedere la strada in sé, ma si capisce che è lì perché le macchine possono circolare facilmente proprio lì. Allo stesso modo, medici e ricercatori possono ottenere informazioni su come è costruito il cervello a livello microscopico attraverso la risonanza magnetica di diffusione, che si basa sul fatto che ovunque nel cervello c&#8217;è acqua che si muove nei tessuti, ma le molecole d&#8217;acqua si muovono più facilmente lungo le vie neurali. Misurandone il movimento, i ricercatori possono dedurre indirettamente la struttura di questi percorsi. Questa tecnica di imaging viene utilizzata ad esempio per la diagnosi di ictus o per la pianificazione di un intervento chirurgico al cervello. I ricercatori vi hanno fatto ricorso per esplorare appunto il cervello dei 16 protagonisti del lavoro: pazienti che stanno partecipando al Linköping Covid-19 Study (LinCos) nel Dipartimento di medicina riabilitativa e che avevano ancora sintomi persistenti dopo 7 mesi. Questo gruppo è stato confrontato con un gruppo di persone sane senza sintomi post Covid che non erano state ricoverate in ospedale per il virus. Il cervello dei partecipanti è stato esaminato sia con la risonanza magnetica convenzionale che con la risonanza magnetica di diffusione. Risultato: &#8220;I due gruppi hanno differenze per quanto riguarda la struttura della sostanza bianca del cervello. E questa può essere una delle cause dei problemi neurologici vissuti dal gruppo che aveva sofferto di Covid grave&#8221;, evidenzia Blystad. Quanto osservato è &#8220;in linea con altri studi che hanno mostrato cambiamenti nella materia bianca del cervello.</p>
<p>Tuttavia, avendo esaminato solo un piccolo gruppo di pazienti, siamo cauti nel trarre conclusioni importanti. Con questa tecnologia non misuriamo la funzione del cervello, ma la sua microstruttura&#8221;. I risultati ottenuti, conclude, &#8220;sono un segno che dobbiamo studiare gli effetti a lungo termine di Covid nel cervello utilizzando una tecnologia Mri più avanzata rispetto alla risonanza magnetica convenzionale&#8221;.  Ci sono diverse questioni che i ricercatori vogliono ulteriormente approfondire. Sembra, ad esempio, che la materia bianca nelle diverse parti del cervello sia influenzata in modi diversi. Un prossimo lavoro esaminerà se i cambiamenti rilevati sono in qualche modo collegati all&#8217;attività cerebrale e in che modo le diverse parti del cervello comunicano tra loro attraverso la sostanza bianca cerebrale nei pazienti che soffrono di affaticamento post Covid. Un&#8217;altra domanda è cosa succede nel tempo. La risonanza magnetica fornisce un&#8217;immagine del cervello in quel particolare momento. Poiché i partecipanti sono stati esaminati una sola volta, non è possibile sapere se le differenze tra i due gruppi scompariranno nel tempo o se saranno permanenti. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Regionali, Occhiuto: &#8220;Dimostreremo di saper cambiare la Calabria&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/regionali-occhiuto-dimostreremo-di-saper-cambiare-la-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2021 12:33:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[Occhiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Noi non vinciamo il 3 e il 4 ottobre, ma vinciamo dopo il 5 di ottobre quando dimostreremo che sappiamo cambiarla questa Regione». Lo ha detto Roberto Occhiuto, candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione, a margine della manifestazione elettorale tenutasi a Cassano Ionio, a cui hanno partecipato anche il senatore e coordinatore regionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Noi non vinciamo il 3 e il 4 ottobre, ma vinciamo dopo il 5 di ottobre quando dimostreremo che sappiamo cambiarla questa Regione». Lo ha detto Roberto Occhiuto, candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione, a margine della manifestazione elettorale tenutasi a Cassano Ionio, a cui hanno partecipato anche il senatore e coordinatore regionale degli azzurri, Giuseppe Mangialavori, la senatrice Fulvia Michela Caligiuri, l’europarlamentare Aldo Patriciello e l’assessore regionale all’Agricoltura e Welfare nonché coordinatore provinciale, Gianluca Gallo.</p>
<p>«Io ho investito tutta la mia esperienza politica in questo compito difficile, potevo rimanere a Roma – ha evidenziato Occhiuto – a fare il capogruppo di Forza Italia che era una cosa che mi piaceva fare, ma ho deciso di cimentarmi in questa impresa difficile, complessa, perché sono sicuro che questa Regione è governabile. Una Regione che si può governare occupandosi, invece che delle micro questioni di gestione, delle grandi questioni di governo». «Questa Regione – ha detto ancora – avrà in me un presidente che si occuperà delle grandi questioni di governo e cercherà di utilizzare i suoi rapporti nazionali e la sua esperienza nazionale per attirare investimenti da parte dello Stato in Calabria. Perché se la Calabria è vista come un’emergenza nazionale, allora il governo nazionale se ne deve fare carico».</p>
<p>«Riformeremo la sanità, faremo una multiutility per la gestione delle acque – ha concluso il candidato presidente del centrodestra – e ci occuperemo della gestione dei rifiuti facendo, nel caso, anche scelte impopolari, ma necessarie. Ci occuperemo dello sviluppo locale, dando opportunità agli imprenditori, ma soprattutto a quelli che vogliono diventare imprenditori, ai tanti giovani che lasciano la nostra regione e trovano fortuna altrove».</p>
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