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  • Bruni: 118 Catanzaro al collasso, al bando per 42 posti ha accettato l’incarico un solo medico

    Bruni: 118 Catanzaro al collasso, al bando per 42 posti ha accettato l’incarico un solo medico

    “L’emergenza conclamata del 118 a Catanzaro trova una ulteriore e gravissima conferma in quanto avvenuto negli ultimi giorni: al bando promosso dall’ASP per 42 posti disponibili ha accettato l’incarico un solo medico. Un risultato che fotografa, in maniera inequivocabile, la gravità delle condizioni in cui opera uno dei servizi fondamentali del nostro sistema sanitario”. È quanto dichiara Amalia Bruni, consigliera regionale del Pd e candidata al Consiglio regionale nell’Area Centro.

    “Da anni denunciamo questa situazione, presentando interrogazioni e interventi in Consiglio regionale, incontrando le organizzazioni sindacali e promuovendo iniziative pubbliche. Nessun ascolto. E ciò che fa più rabbia è che gli strumenti per intervenire c’erano e ci sono ancora. Avevamo proposto l’istituzione di un tavolo di sviluppo coordinato dal Dipartimento regionale alla Salute, che coinvolgesse le università e le parti sociali, per applicare pienamente il decreto Calabria in materia di assunzioni degli specializzandi, alla luce anche delle modifiche normative introdotte dal legislatore. L’ultima, contenuta nella legge di bilancio 2025 (art. 1, comma 342), consente infatti l’assunzione degli specializzandi anche in unità operative che non appartengono alla rete formativa, previa certificazione del possesso degli standard e successiva autorizzazione dei Ministeri della Salute e dell’Università”.

    “Di fronte a questa emergenza – prosegue Bruni – l’ASP di Catanzaro non può rimanere inerte. È necessario, così come avvenuto qualche mese fa per garantire i turni di guardia medica, avviare con urgenza una contrattazione sindacale, anche in stralcio al rinnovo dell’AIR (Accordo Integrativo Regionale), per definire nuove procedure di reclutamento, indennità adeguate e una diversa organizzazione del lavoro nel servizio 118 della provincia di Catanzaro. Non si può più attendere.

  • Bruni (Pd): Interruzione volontaria di gravidanza, Regione garantisca un diritto sancito dalla legge

    Bruni (Pd): Interruzione volontaria di gravidanza, Regione garantisca un diritto sancito dalla legge

    “L’elevata adesione all’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario calabrese rende di fatto difficile e, in molti casi, impossibile l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza nei tempi previsti dalla legge”. È quanto afferma la consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, in un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente della Giunta regionale. Bruni richiama con forza i principi sanciti dalla Legge 194/78, ricordando che “l’articolo 9 garantisce sì il diritto all’obiezione di coscienza, ma obbliga le strutture sanitarie pubbliche ad assicurare comunque il servizio, anche tramite personale non obiettore”. Tuttavia, in Calabria – come si legge nell’atto ispettivo – “si registra una diffusissima adesione all’obiezione di coscienza con una percentuale molto elevata di personale medico e sanitario obiettore, con punte che in alcune aziende ospedaliere superano l’80%”. Una situazione che, secondo la consigliera, compromette seriamente la possibilità di accedere al servizio IVG: “Il servizio è attivo in pochissimi presidi ospedalieri, con gravi carenze di personale medico non obiettore che comportano un eccessivo carico di lavoro per i pochi professionisti disponibili, interruzioni del servizio non programmate e tempi d’attesa incompatibili con i limiti previsti dalla legge”.

    L’interrogazione evidenzia inoltre come questa condizione generi “una grave disuguaglianza geografica e sociale, in quanto manca una rete territoriale strutturata e omogenea che garantisca una reale equità nell’accesso al servizio su tutto il territorio regionale, ulteriormente penalizzando le donne in condizioni economiche svantaggiate o impossibilitate a spostarsi”. Da qui le domande rivolte al presidente della Regione: Bruni chiede di sapere “se risulta a conoscenza della reale situazione nei singoli presidi ospedalieri in merito alla percentuale di obiettori di coscienza e alla conseguente accessibilità effettiva al servizio di IVG”, e di conoscere “una mappatura dettagliata delle strutture sanitarie pubbliche in cui è attualmente possibile praticare l’interruzione volontaria di gravidanza, indicando per ciascuna sede la presenza effettiva di personale non obiettore e la continuità del servizio (giorni, orari, limitazioni)”. Ancora, la consigliera chiede “quali iniziative concrete intenda attuare nel breve e medio termine per superare le attuali difficoltà e garantire il rispetto dei diritti sanciti dalla legge” e “quali strumenti intenda mettere in campo per attrarre personale medico non obiettore presso le strutture sanitarie calabresi”, come “incentivi economici e professionali” o “la possibilità di riservare nei bandi di concorso una quota specifica di posti per personale non obiettore”.

    Bruni conclude richiamando l’esempio della Regione Sicilia, che ha recentemente approvato una norma per l’assunzione di personale dedicato all’IVG, nel rispetto del bilanciamento tra libertà di coscienza e diritto alla salute: “È tempo che anche la Calabria si assuma le proprie responsabilità, mettendo in atto misure strutturali per garantire pienamente un diritto troppo spesso negato nei fatti”.

  • Dimissioni primario Ginecologia di Vibo, Bruni: ennesimo atto d’accusa per sistema sanitario allo sbando

    Dimissioni primario Ginecologia di Vibo, Bruni: ennesimo atto d’accusa per sistema sanitario allo sbando

    «Le dimissioni del dottor Mangialavori, primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale “Iazzolino” di Vibo Valentia, rappresentano l’ennesimo, gravissimo segnale di un sistema sanitario regionale al collasso. Una decisione amara, che rispetto profondamente sul piano umano e professionale, ma che non può e non deve essere liquidata come un fatto di routine o come una semplice vicenda amministrativa interna. Siamo davanti a un atto d’accusa che va letto per quello che realmente è: una denuncia pubblica, forte, delle condizioni intollerabili in cui versano interi reparti, interi ospedali, intere comunità della Calabria». È quanto afferma la consigliera regionale del Pd, Amalia Bruni, componente della Commissione Sanità, che sottolinea come la crisi strutturale del sistema sanitario calabrese stia ormai travolgendo ogni presidio territoriale, con punte di emergenza che nel Vibonese raggiungono livelli non più sostenibili.

    «Non possiamo più continuare a girarci dall’altra parte – prosegue Bruni –. Le dimissioni di chi ricopre ruoli apicali in reparti nevralgici, come nel caso del dottor Mangialavori, non sono un semplice episodio di cronaca ospedaliera, ma un segnale d’allarme che deve scuotere le istituzioni tutte. Dietro questi gesti estremi ci sono drammi quotidiani vissuti dagli operatori sanitari, che lavorano in condizioni di cronica carenza di personale, di strumenti, di sicurezza, ma anche in una condizione di isolamento professionale che nega loro persino il sostegno morale e istituzionale. Questo scenario – aggiunge – disegna un servizio sanitario regionale allo sbando, dove il presidio ospedaliero di Vibo Valentia si configura ormai come una vera emergenza nell’emergenza. Un ospedale che rischia di diventare simbolo dell’abbandono e del fallimento della governance sanitaria calabrese».

    La consigliera dem chiama in causa direttamente il presidente della Regione e commissario alla Sanità, Roberto Occhiuto: «Il Presidente/Commissario prenda finalmente atto della realtà vera delle cose, quella che ogni giorno vivono operatori e cittadini sulla loro pelle, e smetta di nascondersi dietro le narrazioni rassicuranti e autoreferenziali che, di fatto, non trovano alcun riscontro nei territori. È giunto il momento di uscire dalla propaganda e di affrontare con serietà la situazione drammatica che si sta consumando a Vibo Valentia e in tutta la Calabria». Bruni chiede quindi un cambio di passo immediato e concreto:
    «Il Presidente/Commissario assuma con urgenza tutte le iniziative necessarie per restituire almeno condizioni minime di dignità e funzionalità al presidio ospedaliero di Vibo Valentia, a partire proprio dal reparto di Ginecologia, che non può essere lasciato nel limbo operativo in cui rischia di precipitare. Non si può più temporeggiare. Dietro queste dimissioni ci sono diritti negati, bisogni disattesi, comunità intere lasciate sole di fronte alla desertificazione sanitaria. È tempo che la politica regionale, e in particolare chi oggi ha la responsabilità diretta della gestione commissariale, affronti questa emergenza con risposte serie, tempestive e strutturali, senza più alibi né rinvii».

  • PNRR Sanità, Bruni: “Numeri impietosi, responsabilità che non si possono scaricare sul passato”

    PNRR Sanità, Bruni: “Numeri impietosi, responsabilità che non si possono scaricare sul passato”

    «La Calabria, purtroppo, rischia seriamente di perdere la grande opportunità rappresentata dal PNRR Missione 6 Salute, a causa di ritardi ormai cronici e di una gestione che definire fallimentare è persino eufemistico». La consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, torna a denunciare con forza lo stato disastroso di avanzamento degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la sanità calabrese, alla luce degli ultimi dati ufficiali pubblicati nella relazione di marzo 2025 dal Dipartimento regionale Salute. «Già lo scorso mese – ricorda Bruni – utilizzando esclusivamente i dati ufficiali resi pubblici nella relazione di gennaio 2025 avevo tracciato un quadro a dir poco allarmante sull’attuazione delle misure previste per la Missione Salute. Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare che il quadro si è ulteriormente aggravato. Non solo non si è fatto nulla per recuperare i gravi ritardi accumulati, ma la situazione sta precipitando verso il punto di non ritorno. E, sia chiaro – sottolinea – nessuno potrà questa volta appellarsi a presunti disastri ereditati: le responsabilità sono tutte in capo all’attuale gestione commissariale e alla governance regionale».

    La consigliera Bruni lascia parlare i numeri ufficiali, quelli della relazione di marzo 2025:

    • Case di comunità: su 61 strutture programmate, appena 12 hanno ottenuto la pre-validazione con esito positivo, mentre ben 49 sono state pre-validate con esito negativo.
    • COT (Centrali operative territoriali): su 23 previste, solo 1 ha avuto esito positivo, 22 sono state respinte.
    • Ospedali di comunità: su 20 programmati, 3 hanno superato la pre-validazione, mentre 17 hanno avuto esito negativo.
    • Ospedali sicuri: 6 interventi programmati, tutti con esito negativo nella fase di pre-validazione.

    «Questi dati, certificati dalla stessa Regione Calabria – evidenzia Bruni – sono il segno di un fallimento senza attenuanti. Sono anni che lanciamo allarmi inascoltati, sia nelle sedi istituzionali che con iniziative pubbliche, denunciando il disastro che si stava materializzando nella gestione di un’occasione storica per il rilancio della medicina territoriale, che da sempre rappresenta l’anello più debole della sanità calabrese. Nulla è stato fatto per invertire questa rotta pericolosa». Secondo Bruni, l’intera filosofia alla base della Missione 6 Salute rischia di essere tradita.

    «Il PNRR Salute era nato per colmare i divari territoriali, rafforzare l’assistenza di prossimità, creare strutture moderne e capillari per evitare che i cittadini continuino a rivolgersi agli ospedali per bisogni di bassa complessità. Senza una riforma e un rafforzamento concreto della medicina territoriale, il sistema sanitario calabrese non potrà mai essere all’altezza delle esigenze della nostra popolazione. Eppure – conclude – da parte del Presidente e Commissario Occhiuto continua a prevalere la logica dell’annuncio senza azione, della propaganda senza visione. È il momento di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità politiche e istituzionali davanti ai calabresi».

  • Bruni (PD): “Sul PNRR Sanità in Calabria siamo fermi. I dati parlano chiaro, basta propaganda”

    Bruni (PD): “Sul PNRR Sanità in Calabria siamo fermi. I dati parlano chiaro, basta propaganda”

    «In Calabria l’attuazione dell’Asse 6 – Missione Salute del PNRR registra risultati drammaticamente negativi, con uno stato di avanzamento dei progetti che definire risibile è persino generoso». Lo ha dichiarato la consigliera regionale del Partito Democratico Amalia Bruni, componente della Commissione Sanità, nel corso della conferenza stampa tenutasi a Lamezia Terme presso la sede regionale del PD. Bruni ha voluto approfondire con dati ufficiali e atti tecnici lo stato di attuazione del PNRR in ambito sanitario, denunciando quella che ha definito «una distanza sempre più marcata tra la narrazione ottimistica del presidente Occhiuto e la realtà certificata dai numeri». «Nell’ultimo Consiglio regionale dedicato esclusivamente alla sanità – ha ricordato – il presidente Occhiuto ha sostenuto che la Calabria sia in linea con le altre regioni. Ma la verità è un’altra: la nostra regione è penultima in Italia per avanzamento degli investimenti sanitari del PNRR, davanti solo al Molise. E non si può invocare l’ennesimo disastro ereditato: il PNRR è stato interamente costruito, pianificato e gestito dall’attuale governance». I numeri, aggiornati al febbraio 2025 e forniti dalla stessa Regione Calabria, confermano il ritardo: Case di Comunità,  su 84,6 milioni stanziati, spesa al 5,11%Ospedali di Comunità, su 37,6 milioni, spesa al 2,42%Grandi Infrastrutture e Ospedali sicuri0,87% su oltre 24 milioni; Digitalizzazione DEA di I e II livello1,72% su 54,5 milioni; Grandi apparecchiature sanitarie, spesa al 15,5% su 44,7 milioni. «Si tratta di un vero bollettino di guerra – ha incalzato Bruni – e il dato più sconfortante è che delle 61 Case di Comunità previste, ad oggi non ne è stata realizzata neanche una, così come nessuno degli Ospedali di Comunità. Le poche COT attivate sono stanze vuote con attrezzature informatiche, prive di reale programmazione e servizi».

    Secondo Bruni, anche la scelta di affidare a Invitalia la programmazione e la gestione degli interventi «non ha prodotto alcuna accelerazione», anzi, «siamo ancora in una fase di stallo, segnata da carenze amministrative e scarsa efficacia della governance». «Il rischio concreto – ha sottolineato – è che, se i fondi non verranno effettivamente spesi e rendicontati nei tempi stabiliti dal cronoprogramma europeo, si blocchino anche le progettazioni in corso, o si decida ancora una volta di drenare risorse dal Fondo di Coesione, già saccheggiato in passato, come nel caso del Ponte sullo Stretto». La consigliera ha inoltre posto l’attenzione sulla recente nomina di Occhiuto a commissario per la realizzazione dei tre nuovi ospedali (Sibaritide, Vibo Valentia, Piana di Gioia Tauro) con poteri di protezione civile. «Abbiamo analizzato con attenzione l’ordinanza: i riferimenti legislativi ai fondi ci sono, ma non vengono specificati gli importi. È indispensabile che il presidente faccia chiarezza anche su questo punto».

    Amalia Bruni ha infine annunciato l’avvio di un percorso di monitoraggio tematico su tutte le criticità della sanità calabrese: «Abbiamo scelto di partire con il PNRR, ma nelle prossime settimane proseguiremo con focus su liste d’attesa, emergenza-urgenza, investimenti INAIL, reti ospedaliere e territoriali. Ai calabresi dobbiamo la verità, non la propaganda. Vogliamo contribuire con serietà e spirito costruttivo, ma non possiamo tacere di fronte a un disastro di queste proporzioni».

  • Sanità, Amalia Bruni: Occhiuto spieghi situazione nuovi ospedali di Vibo Valentia e Gioia Tauro

    Sanità, Amalia Bruni: Occhiuto spieghi situazione nuovi ospedali di Vibo Valentia e Gioia Tauro

    “A che punto è l’approvazione dell’Accordo di Programma Quadro per l’utilizzo dei fondi di cui all’art. 20 della legge 67/1988, destinati all’approvazione del progetto esecutivo del Nuovo Ospedale di Vibo Valentia e al progetto definitivo del Nuovo Ospedale della Piana di Gioia Tauro?”. È quanto chiede la consigliera regionale Amalia Cecilia Bruni in un’interrogazione indirizzata al Presidente della Giunta regionale, sul futuro dei nuovi ospedali di Vibo Valentia e della Piana di Gioia Tauro. La questione riguarda l’uso dei fondi destinati a questi progetti, previsti per garantire una sanità moderna e funzionale per le due aree.

    Nell’interrogazione, Bruni evidenzia la situazione attuale, spiegando “che con il Decreto Commissariale n. 84 del 5 aprile 2024, il Commissario ad Acta ha definito la programmazione delle risorse residue per la realizzazione dei nuovi ospedali, quantificate in 171.518.700 euro. Di queste, una parte è destinata al Nuovo Ospedale di Vibo Valentia, per il quale è necessario un finanziamento di 30 milioni di euro per l’approvazione del progetto esecutivo, mentre per il Nuovo Ospedale della Piana di Gioia Tauro è stato quantificato un fabbisogno di 141.518.700 euro per il progetto definitivo.
    La consigliera sottolinea, però, che “nonostante l’importanza dei progetti, a distanza di circa un anno dall’approvazione del DCA 84/2024, nessuno dei due ospedali ha visto concretizzarsi il passaggio decisivo: l’approvazione dell’Accordo di Programma Quadro (APQ), condizione necessaria per l’utilizzo effettivo dei fondi, non è ancora stata ratificata”.

    La consigliera Bruni richiede, quindi, al Presidente della Giunta regionale di fornire un aggiornamento dettagliato sullo stato di approvazione dell’Accordo di Programma Quadro, affinché le risorse destinate a questi importanti progetti possano finalmente essere sbloccate e utilizzate per la realizzazione dei nuovi ospedali. L’interrogazione di Amalia Bruni pone un importante accento sulla necessità di velocizzare i processi amministrativi e decisionali, affinché le risorse siano impiegate in tempi brevi, a beneficio della salute e del benessere dei cittadini calabresi.

  • Giornata mondiale contro il cancro, Amalia Bruni: 43% dei calabresi costretto a curarsi al Nord

    Giornata mondiale contro il cancro, Amalia Bruni: 43% dei calabresi costretto a curarsi al Nord

    In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, la consigliera regionale Amalia Bruni sottolinea l’importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo. Questa giornata, giunta alla sua 25esima edizione, offre l’opportunità di fare il punto su quanto sia fondamentale promuovere stili di vita sani e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche legate al cancro. “Ogni anno, sono circa 390.100 le nuove diagnosi di tumore in Italia, un dato che purtroppo rimane stabile, ma che ci impone di concentrarci sulla riduzione dei fattori di rischio e sull’aumento dell’efficacia della prevenzione”, afferma Amalia Bruni. “In Calabria, la situazione è particolarmente preoccupante per quanto riguarda l’accesso agli screening oncologici. Le lunghe liste d’attesa, in particolare per le visite di prevenzione, rappresentano una delle problematiche più urgenti da affrontare. Non possiamo permettere che la salute dei cittadini venga messa a rischio da un sistema che non è in grado di rispondere tempestivamente alle necessità di prevenzione”.

    “Un report elaborato da Svimez in collaborazione con Save the Children, relativo ai dati dello scorso anno, evidenzia le gravi disuguaglianze nel sistema sanitario italiano, con il Sud del Paese che sconta una maggiore mortalità per tumori e una scarsa accessibilità ai servizi di prevenzione e cura. In particolare, la Calabria si distingue per un dato allarmante: il 43% dei pazienti oncologici calabresi è costretto a migrare verso il Nord per ricevere trattamenti specialistici,” spiega ancora Bruni. “Nel 2024, la spesa sanitaria in Calabria è tra le più basse d’Italia, con un dato di 1.748 euro pro capite, inferiore alla media nazionale di 2.140 euro. Guardando alla percentuale di screening oncologici, la nostra regione si attesta su numeri bassissimi: siamo attorno al 10%. Questo divario incide pesantemente sulla qualità dei servizi sanitari, aggravando ulteriormente le difficoltà di accesso alle cure oncologiche, con lunghe liste d’attesa e la carenza di strutture adeguate. E l’attuazione dell’Autonomia differenziata non farà altro che peggiorare le cose, allargando il gap e aumentando il numero di calabresi che rinunciano a curarsi”.

    “In questo scenario, diventa urgente aumentare la spesa sanitaria e correggere il metodo di riparto del Fondo Sanitario Nazionale per garantire che le regioni con maggiori difficoltà, come la Calabria, possano avere accesso a una sanità più equa ed efficiente. La salute dei cittadini deve essere una priorità assoluta. È fondamentale garantire un sistema sanitario che possa rispondere prontamente alle esigenze di prevenzione e diagnosi precoce, per assicurare una vita più lunga e sana a tutti i calabresi,” ha concluso la consigliera Bruni.

  • Bruni: Proposta di legge per prevenire e contrastare la violenza di genere sulle donne e loro figli

    Bruni: Proposta di legge per prevenire e contrastare la violenza di genere sulle donne e loro figli

    “La violenza di genere non è solo una questione privata, ma un’emergenza sociale che riguarda tutti. Con questa proposta di legge, vogliamo rispondere con forza, determinazione e un approccio multidisciplinare a una problematica che tocca profondamente la vita di tante donne in Calabria”. È quanto affermato dalla consigliera regionale del Partito democratico Amalia Bruni che questa mattina, nella sede regionale del Partito Democratico di Lamezia Terme, nel corso della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge sulla “Prevenzione e contrasto alla violenza di genere sulle donne e loro figli”, depositata nei giorni scorsi. Alla conferenza stampa hanno preso parte, oltre alla proponente Amalia Bruni, anche la portavoce della conferenza delle Donne democratiche Teresa Esposito, la componente della Direzione nazionale Enza Bruno Bossio e il capogruppo del Partito democratico in consiglio regionale, Mimmo Bevacqua. La presentazione della legge regionale, inoltre, segna l’avvio di una campagna informativa con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e avviare un proficuo confronto con le istituzioni e la società civile sulla legge sui territori. Il primo appuntamento, infatti, è fissato per domani con il primo evento dal titolo “Difendere le donne, costruire la giustizia: la legge contro la violenza di genere”, che si terrà a Lamezia Terme venerdì 17 gennaio alle 17.30 al Chiostro San Domenico. In quella occasione, oltre ad Amalia Bruni, che relazionerà dopo i saluti di Teresa Esposito, Giusi Iemma e Domenico Bevacqua, saranno presenti: Enza Bruno Bossio, Jasmine Cristallo, Tonia Stumpo, Lidia Vescio, Vladimira Pugliese. I lavori saranno conclusi dal senatore e segretario regionale del Pd, Nicola Irto.

    “Questo progetto nasce dall’urgenza di affrontare un tema ormai dilagante come la violenza di genere, che ha raggiunto numeri epidemiologici drammatici anche in Calabria. La normativa regionale attuale, ferma alla Legge 20 del 2007, non è più adeguata a rispondere a questa emergenza né alla precarietà che affligge i Centri Antiviolenza (CAV) e le case rifugio. Gli interventi, purtroppo, rimangono parcellizzati, con fondi settorializzati e una distribuzione insufficiente sul territorio regionale, soprattutto in aree come Vibo Valentia e Crotone, dove le possibilità di lavoro e assistenza sono minime», ha esordito la consigliera regionale Bruni. “La nostra proposta punta a superare questa precarietà passando alla programmazione. La Calabria, inoltre, deve recepire le normative nazionali e internazionali, come le determinazioni della Conferenza Stato-Regioni del 2022, che ancora non sono state attuate. Questo ritardo normativo non è più tollerabile. Stiamo dialogando con i territori, i CAV, le case rifugio e le associazioni, raccogliendo le loro istanze per arrivare a una proposta condivisa e aderente alle esigenze reali”. “Questa legge non può essere affrontata da una sola parte politica. Mi auguro – ha concluso Bruni – che l’attuale assessore voglia rilanciare la collaborazione che avevamo avviato con la vice presidente Princi, perché questa non è una battaglia di parte, ma un’esigenza collettiva. Questa proposta di legge è un punto di partenza, un inizio che potrà essere arricchito dagli incontri con i territori, dai contributi dei centri, delle associazioni e di tutti coloro che vorranno partecipare a questa sfida”, ha concluso Bruni.

    “I punti fermi di questa legge, a mio avviso, sono la programmazione, soprattutto quella relativa ai fondi. Oggi ci sono molte risorse stanziate, ma spesso si perdono nel mare magnum del welfare. Questo comporta che le donne vittime di violenza, gli orfani e chiunque subisca queste tragedie non vengano messi al centro delle priorità. Inoltre – ha aggiunto ha detto Enza Bruno Bossio componente della Direzione nazionale del Pd – è fondamentale supportare le case rifugio, che rappresentano un’ancora di salvezza per le donne. Sul fronte culturale, il cambiamento deve partire dalle scuole. È necessario introdurre un’educazione non tanto alla sessualità, ma al rispetto delle differenze. Questo tema non riguarda solo le donne, ma anche quei giovani che non hanno ancora un’identità sessuale definita e che, per questo, subiscono episodi di bullismo e violenza”, ha concluso Bruno Bossio. La Conferenza delle Donne democratiche a tutti i livelli e in ogni territorio, ha sempre stimolato la componente istituzionale del partito a farsi carico delle richieste che emergono dalla base. Lo ricorda la portavoce regionale Teresa Esposito che rimarca: “I Centri Antiviolenza (CAV) sono il primo punto di contatto con il territorio, un front office essenziale. Con questa proposta di legge, alla quale abbiamo lavorato insieme alla consigliera Amalia Bruni, vogliamo garantire maggiore riconoscimento e sostegno al loro operato, troppo spesso trascurato – ha concluso -. Il supporto non può fermarsi alla gestione dell’emergenza: è necessario accompagnare queste donne in un percorso che le aiuti a ritrovare dignità e autodeterminazione. Questo è l’obiettivo al quale aspiriamo, anche come donne impegnate in politica”. A chiudere il giro degli interventi il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua che assicura: “Il nostro impegno sarà quello di portare la legge in Commissione per favorire un dibattito ampio e partecipato, puntando a un’approvazione entro l’8 marzo come segnale forte. Coinvolgeremo non solo il Partito Democratico, ma anche il Consiglio regionale nel suo insieme, perché questa battaglia deve diventare un patrimonio comune di civiltà per tutta la Calabria”.

  • Ritardi nella costruzione del nuovo ospedale della Piana di Gioia Tauro, Bruni presenta interrogazione

    Ritardi nella costruzione del nuovo ospedale della Piana di Gioia Tauro, Bruni presenta interrogazione

    La consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Presidente della Giunta Regionale sulla preoccupante situazione del nuovo ospedale della Piana di Gioia Tauro, sottolineando il persistente ritardo che caratterizza la realizzazione di una delle opere sanitarie più attese e fondamentali per il territorio calabrese. L’interrogazione fa seguito a una manifestazione organizzata dall’Associazione Prosalus di Palmi, tenutasi durante la seduta del Consiglio regionale del 20 dicembre scorso, che ha evidenziato l’annoso problema del ritardo nell’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo ospedale, ormai attesi da più di 17 anni. In questo contesto, la consigliera Bruni ha deciso di intervenire formalmente per fare chiarezza sulle ragioni di tale stallo, chiedendo risposte tempestive da parte della Regione. Nell’interrogazione, la consigliera Bruni ha messo in evidenza come il lungo iter burocratico, che ha visto il progetto del nuovo ospedale della Piana avviarsi nel 2007, sia oggi in un’impasse che ha portato a ben 17 anni di attesa.

    “Non possiamo più tollerare questi continui rinvii – ha dichiarato. – La Piana di Gioia Tauro e l’intera Calabria hanno bisogno di un ospedale che possa rispondere alle necessità sanitarie urgenti di una popolazione che ha subito troppi disagi. Il tempo delle attese è finito.” L’interrogazione, presentata dalla Bruni, si concentra sulla mancata risposta da parte della Regione alla proposta di Piano Economico Finanziario (PEF) avanzata dall’impresa appaltatrice, la D’Agostino Costruzioni Generali S.p.a., che ha già validato il progetto definitivo. Dopo aver presentato il nuovo PEF per adeguarsi all’aumento dei costi, l’impresa ha atteso oltre 120 giorni senza ricevere risposta ufficiale dagli uffici regionali. “Un ulteriore ritardo inaccettabile che blocca ogni avanzamento del progetto”, ha sottolineato la consigliera. La mancata approvazione del PEF, secondo l’interrogazione della Bruni, implica “il blocco della progettazione esecutiva, un passaggio fondamentale per l’inizio dei lavori. Il Piano Economico Finanziario, infatti, è l’elemento cruciale per definire la fattibilità economica del progetto e garantirne l’avvio. Senza la sua approvazione, il progetto rischia di subire un ulteriore rallentamento, aggravando la situazione di un sistema sanitario regionale già sotto pressione.”

    “La Regione Calabria ha ricevuto risorse ingenti per la realizzazione di questa opera, ma la burocrazia e l’inerzia istituzionale rischiano di vanificare ogni sforzo” – ha commentato Bruni, aggiungendo che le risposte a questa interrogazione devono arrivare in tempi rapidi: “Il nostro obiettivo è ottenere chiarezza su quando il progetto definitivo verrà finalmente approvato e sui reali tempi di inizio lavori.” “La sanità in Calabria è al collasso e il nuovo ospedale della Piana rappresenta una delle soluzioni fondamentali per migliorare la qualità dei servizi. Il ritardo inaccettabile di questa opera è un fallimento che non possiamo più permetterci.” La consigliera regionale Bruni, quindi, interroga il Presidente della Giunta regionale per “conoscere le ragioni per le quali, essendo trascorsi oltre 120 giorni, gli uffici della Regione Calabria non hanno risposto alla proposta di Piano Economico e Finanziario presentata dall’impresa appaltatrice D’Agostino Costruzioni Generali S.p.a., accumulando così un ulteriore ritardo nell’iter per la realizzazione del Nuovo Ospedale della Piana”. E soprattutto: “Entro quanto tempo ritiene di poter approvare il progetto definitivo?”.

  • Occhiuto si ricandida e parla del suo buon governo, Bruni: la Calabria regione più povera d’Europa

    Occhiuto si ricandida e parla del suo buon governo, Bruni: la Calabria regione più povera d’Europa

    La gioiosa macchina da guerra comunicativa del presidente della Regione ci propone una nuova puntata del reality show politico di cui Roberto Occhiuto è protagonista da tre anni, mentre cerca di convincerci di governare la Calabria con risultati positivi senza precedenti. Con il trionfante annuncio della sua ricandidatura, arrivato ieri dal pulpito di Reggio Calabria, è andata in onda l’ennesima narrazione distorta di una regione piegata dai problemi di sempre: sofferente, che arranca sotto il peso di criticità e disservizi, sempre più povera di capitale umano e di risorse”. È quanto afferma la consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni.

    “Ci rassicura davvero sapere che farà la campagna elettorale mostrando ‘la differenza tra la Calabria prima che noi governassimo e adesso’ – continua la consigliera Bruni –. Occhiuto vive in una realtà distopica al contrario: vede progresso e servizi, infrastrutture che funzionano, un sistema sanitario in costante miglioramento, salute e bellezza dalla Sila allo Stretto, pronto a percorrere il ponte del progresso, dove i numeri oggettivi e implacabili ci raccontano solo di una regione in declino. I dati sono quelli di Eurostat, dell’Istat e della CGIA di Mestre: nel 2022 il rischio povertà ed esclusione era “solo” del 40%. Nel 2023, il reddito medio è il più basso d’Italia, accentuando le disuguaglianze, e l’autonomia differenziata potrebbe peggiorare la situazione”. Secondo Bruni: “I dati descrivono una realtà socio-economica drammatica per la Calabria. La disoccupazione è in crescita (15,9% nel 2023, contro il 7,7% nazionale), con 102mila senza lavoro e una povertà in aumento (48,6% delle famiglie a rischio, la percentuale più alta nell’UE). Le famiglie numerose, in particolare, vedono un aumento della povertà dal 39,3% nel 2022 al 50,5% nel 2023. Eurostat, proprio di recente, ha messo in guardia l’Italia: la Calabria è la regione Ue dove quasi una famiglia su due convive con l’incubo della povertà ed esclusione, esattamente il 48,6% dei calabresi è a rischio. Lo stesso studio fissa anche la media europea attorno al 21%”.

    “E che importa se i livelli essenziali di assistenza sono sprofondati sotto la media nazionale, l’emigrazione sanitaria è aumentata e le persone rinunciano a curarsi o sono costrette ad accedere alle strutture private, se hanno i soldi per farlo? Anche quest’anno avremo il Capodanno in piazza mandato in diretta sull’ammiraglia della televisione pubblica. Panem et circenses, la formula magica è sempre valida, specie a un passo dalla campagna elettorale”, rimarca Bruni. “Il presidente Occhiuto è avanti, non c’è che dire. Al passo con i tempi, è oltre l’intelligenza artificiale perché vive da tempo in una realtà virtuale dove solo lui e la sua maggioranza vedono crescere le prospettive di benessere e sviluppo in una terra “senza”: senza strade, senza lavoro, senza sanità, e quello che vorremmo evitare, senza speranza”, dice ancora la consigliera democratica.

    “Sarà una questione di lenti deformanti, ma noi continuiamo a vedere un’altra realtà e, soprattutto, poca capacità di ascolto. Forse il presidente Occhiuto, proprio in prospettiva di una ricandidatura, dovrebbe tornare tra noi, mettendo in stand by il suo avatar sui social e parlare con la gente che non arriva a fine mese e vede i propri figli partire, proprio come si faceva nel Dopoguerra. E magari ascoltare i professionisti, i volontari, il mondo del Terzo settore, gli esperti – quelli veri e non quelli ‘di carta’ per un contratto di collaborazione – per cercare di trovare soluzioni concrete a una povertà sempre più preoccupante, declinata in vari contesti: economica, sociale, educativa. È quello che cercheremo di fare, chiamando a raccolta il partenariato sociale, per costruire un tavolo di lavoro permanente capace di guardare concretamente al territorio” – conclude Amalia Bruni – “Non c’è più tempo: quella che deve essere definita è una piattaforma non di programmi ma di progetti, con obiettivi da raggiungere per migliorare, quotidianamente, le condizioni di vita dei calabresi. Magari partendo proprio dalla capacità di ascolto, in cui il nostro presidente non brilla”.