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	<title>alvaro Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 16:36:30 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Confiscati 5 milioni al costruttore della cosca &#8216;Alvaro&#8217; già condannato per mafia in via definitiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 12:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale, che dispone la confisca di beni per un valore complessivamente stimato in oltre 5 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore di Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), operante prevalentemente nel settore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 540px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-390043-1" width="540" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/GDF-Reggio.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/GDF-Reggio.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/GDF-Reggio.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p class="wp-block-paragraph">Il Comando provinciale di Reggio Calabria della Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale, che dispone la confisca di beni per un valore complessivamente stimato in oltre 5 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore di Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), operante prevalentemente nel settore edilizio. L’operazione trae origine dagli accertamenti patrimoniali condotti, su delega di questa Direzione Distrettuale Antimafia, dal Nucleo polizia economico finanziaria di Reggio Calabria e rappresenta l’approfondimento, sotto il profilo patrimoniale, delle risultanze acquisite dalla medesima autorità giudiziaria requirente nel corso del procedimento denominato “EYPHEMOS”, avente ad oggetto l’operatività della “locale” di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia, riferibile alla sfera di influenza della cosca Alvaro.</p>
<p class="wp-block-paragraph">All’esito di quest’ultima istruttoria processuale, il proposto è stato condannato in via definitiva alla pena di 15 anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione, per i reati di associazione di stampo mafioso illecita coltivazione di sostanze stupefacenti, illegale detenzione di armi, ricettazione, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. Nello specifico, sulla base di tali risultanze investigative, l’imprenditore risultava aver ricoperto un ruolo apicale all’interno della predetta “locale” (“capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno del locale di ‘ndrangheta di Santa Eufemia d&#8217;Aspromonte con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle attività economiche da avviare e attraverso cui riciclare il denaro e le altre utilità provento delle dette azioni delittuose, in riferimento all’intera organizzazione criminale”).</p>
<p class="wp-block-paragraph">Successivamente, la Procura della Repubblica ha delegato al G.I.C.O. del Nucleo polizia economico finanziaria di Reggio Calabria l’esecuzione di indagini sulle disponibilità finanziarie e sul patrimonio dell’imprenditore. In particolare, tali accertamenti hanno consentito di individuare i beni patrimoniali, anche intestati a terzi, di cui il proposto poteva disporre direttamente o indirettamente. Sulla base di tali risultanze investigative è stato possibile ritenere che il valore dei beni di cui il soggetto in esame è risultato titolare o comunque di poterne disporre fosse sproporzionato rispetto al reddito ufficialmente dichiarato, ovvero come i medesimi beni fossero frutto di attività illecite o ne costituissero il reimpiego. Pertanto, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta di questa Procura della Repubblica, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, ha disposto l’applicazione della misura della sorveglianza speciale e del sequestro, cui ha fatto seguito la confisca, di una ditta individuale, due società operanti nel settore delle costruzioni, 6 fabbricati, 3 terreni, nonché rapporti bancari/finanziari/assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro.</p>
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		<item>
		<title>Maxi blitz dei Carabinieri: 35 arresti per affiliati cosca Alvaro, associazione mafiosa e traffico di stupefacenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 11:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila), operazione che ha condotto all&#8217;applicazione di 35 misure custodiali in carcere, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila), operazione che ha condotto all&#8217;applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di un&#8217;ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina. Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, fatto salvo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, dato che il provvedimento pende tuttora nella fase delle indagini preliminari ed è sottoposto a impugnazione cautelare, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l&#8217;aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli e avvalendosi delle condizioni previste dall&#8217;art. 416 bis c.p.. Inoltre vengono contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione. Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che, nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant&#8217;Eufemia, da quella di importazione dall&#8217; estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente. Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L&#8217;Aquila e dello Squadrone Eliportato CC &#8220;Cacciatori&#8221; di Calabria.</p>
<p>Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma &#8220;SKY ECC&#8217;, da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021 , orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all&#8217;epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l&#8217; attività all&#8217;esterno del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per l&#8217; esfiltrazione dello stupefacente. La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra l&#8217;aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava, quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per sviluppare i traffici di droga. È stato altresì riscontrato il medesimo modus operandi già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l&#8217; analisi delle comunicazioni &#8220;SKY ECC&#8217;, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare le attività di narcotraffico, nonché l&#8217; impiego di corrieri e staffette per il trasporto delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell&#8217;associazione, che in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto. Per le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che, anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L&#8217; associazione avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all&#8217;utilizzo della violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, viene ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L&#8217; evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri venivano arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale. Nel provvedimento cautelare viene altresì contestata ai membri principali dell&#8217;associazione la circostanza aggravante di cui all&#8217;art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L&#8217;esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nell&#8217;associazione criminale denominata &#8220;&#8216;ndrangheta&#8221; è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria della &#8216;ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi. Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall&#8217; implicita prospettazione di possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una condizione d&#8217; assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in contatto con gli indagati.</p>
<p>Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe l&#8217; attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi, imponendo ai debitori l&#8217;adempimento quale conseguenza della soggezione derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria appartenenza familiare e lo stato detentivo dei propri congiunti. Ai vertici del sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti connessi all&#8217;attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli indagati. L&#8217;esplosione di colpi d&#8217;arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all&#8217;attività commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l&#8217;espressione della volontà di incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione degli interessi economici degli affiliati. Allo stesso modo, secondo la contestazione, l&#8217;appartenenza alla famiglia Alvaro dei vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.<br />
Tanto l&#8217;associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria allo stato accolta dal GIP, finalizzati anche ad agevolare l&#8217;attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte poste in essere anche al fine di procurare alla &#8216;ndrina ritorni economici e al fine di ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la predominanza della citata associazione di stampo mafioso.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO-&#8216;Ndrangheta, sequestri e confische per cosche Tegano, Alvaro, Piromalli, Pesce e Bellocco</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-ndrangheta-sequestri-e-confische-per-cosche-tegano-alvaro-piromalli-pesce-e-bellocco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 10:58:44 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), ha portato a termine un’operazione che ha consentito di applicare una serie di misure di prevenzione patrimoniali (sequestri e confische) per un valore complessivamente stimato in circa 6 milioni di euro. L’esecuzione dei suddetti provvedimenti ablativi scaturisce da una mirata analisi operativa che ha permesso di individuare diversi soggetti che, rivestendo posizioni di rilievo all’interno di importanti cosche della ‘ndrangheta, avevano indebitamente accumulato, negli anni, ingenti patrimoni illeciti. Sulla base di tali evidenze, la Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore facente funzioni Giuseppe Lombardo, ha delegato il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria a svolgere mirate e specifiche indagini patrimoniali.</p>
<p>Le risultanze investigative emerse hanno consentito di accertare la sussistenza, in capo ai destinatari delle citate misure di prevenzione, della c.d. “pericolosità sociale”, trattandosi di soggetti che, come peraltro già emerso in diverse operazioni di polizia, sono risultati appartenenti o quanto meno contigui alla ‘ndrangheta, essendo operativi all’interno di rilevanti articolazioni territoriali attive sia nella città di Reggio Calabria e sia nel territorio ricompreso nella fascia tirrenica. In particolare, taluni dei soggetti destinatari dei provvedimenti di applicazione delle misure patrimoniali in trattazione avrebbero fornito un significativo contributo alle attività criminose di alcune delle più importanti cosche locali di ‘ndrangheta, tra le quali le famiglie “TEGANO”, “ALVARO”, “PIROMALLI”, “PESCE” e “BELLOCCO”. Gli appositi accertamenti economico-patrimoniali esperiti &#8211; nei confronti degli stessi soggetti nonché dei componenti dei rispettivi nuclei familiari &#8211; hanno permesso di rilevare, inoltre, come il patrimonio riconducibile ai medesimi risultasse di valore significativamente sproporzionato rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati.</p>
<p>Sulla base di tali elementi, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, allo stato dei procedimenti in essere e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle rispettive responsabilità, ha emesso, nei confronti di 15 destinatari, i suddetti provvedimenti di sequestro e confisca che hanno riguardato, tra l’altro, 47 immobili (28 fabbricati e 19 terreni), 3 ditte individuali operanti nei settori del commercio al dettaglio di ricambi per autoveicoli, del commercio all’ingrosso di rottami, dei trasporti e agricolo, quote di partecipazione di una società operante nel settore della lavorazione delle pietre e del marmo, 6 autoveicoli, 2 orologi di lusso, risorse finanziarie e denaro contante, come accennato, per un valore complessivo stimato pari a circa 6 milioni di euro. Tra i beni oggetto di confisca, si annovera anche un illecito credito tributario di ingente valore, individuato e sottoposto a sequestro d’urgenza giustappunto poco prima del tentativo di incasso da parte di un noto esponente della cosca “LIBRI”.</p>
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		<item>
		<title>Auto con 145 chili di coca, arrestato portuale di Genova: droga destinata a cosca calabrese Alvaro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/auto-con-145-chili-di-coca-arrestato-portuale-di-genova-droga-destinata-a-cosca-calabrese-alvaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2025 13:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[cosca]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova, a conclusione di complessa attività d’indagine, hanno tratto in arresto per concorso in traffico internazionale di stupefacenti un 35enne portuale genovese, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Genova su richiesta della locale Procura della Repubblica che concordava pienamente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/auto-con-145-chili-di-coca-arrestato-portuale-di-genova-droga-destinata-a-cosca-calabrese-alvaro/">Auto con 145 chili di coca, arrestato portuale di Genova: droga destinata a cosca calabrese Alvaro</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Genova, a conclusione di complessa attività d’indagine, hanno tratto in arresto per concorso in traffico internazionale di stupefacenti un 35enne portuale genovese, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Genova su richiesta della locale Procura della Repubblica che concordava pienamente con quadro indiziario fornito dai militari. Lo sviluppo dell’attività investigativa, scaturita dal sequestro di 145 kg di cocaina e all’arresto per traffico internazionale di sostanze stupefacenti di due uomini nel febbraio 2024, ha consentito di acquisire elementi di reità nei confronti del portuale che forniva appoggio logistico e dettagli per agevolare l’ingresso e i movimenti dei due soggetti nell’area portuale genovese. In particolare, il portuale, dipendente della società “Spinelli”, li accompagnava in un sopralluogo all’interno del porto mostrando le vie di accesso e di fuga; consegnava loro un badge plastificato che consentiva l’accesso all’area portuale; indicava con precisione il punto in cui era stato allocato il container e informava, mediante messaggistica telematica con uno degli arrestati, della presenza di estranei nei pressi del container, dando infine il via libera all’azione criminosa.</p>
<p>Infatti quella notte, all’ingresso dei cancelli che consentono l’accesso alle aree portuali di stoccaggio dei container, i carabinieri individuavano due persone, sottoposte ad indagine, all’interno di un’autovettura Fiat Panda di colore rosso, la cui targa non risultava censita tra quelle autorizzate ad accedere nella zona del terminal. Intuendo, a conferma di preventivi accertamenti investigativi, che potessero andare a ritirare un ingente carico di stupefacente, decidevano di procedere a controllo dell’autovettura all’uscita dall’area portuale intimando l’alt, ma il conducente tentava, con manovra eversiva, di darsi alla fuga, speronando un’autovettura dei carabinieri. Mentre uno degli occupanti veniva immediatamente bloccato all’interno del mezzo, un altro tentava di darsi a fuga a piedi, venendo fermato dopo poche decine di metri da altre pattuglie giunte in ausilio.</p>
<p>All’interno dell’abitacolo venivano rinvenuti 4 borsoni contenenti 145 kg di cocaina, suddivisa in 130 panetti, e telefoni cellulari. I due, italiani di 50 e 60 anni, venivano arrestati per traffico di sostanze stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Secondo gli inquirenti, la droga era destinata alla cosca calabrese degli Alvaro. Dagli ulteriori accertamenti tecnici, effettuati anche con la sezione Cyber del Reparto Operativo, sono stati analizzati i telefoni cellulari criptati, da cui è emerso come il portuale utilizzasse un nickname per le comunicazioni con i complici, dai quali si aspettava di ricevere come compenso 100mila euro.</p>
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		<title>Operazione antidroga: 33 arresti in 4 regioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/operazione-antidroga-33-arresti-in-4-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 08:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[alvaro]]></category>
		<category><![CDATA[antidroga]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[ndrina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Operazione antidroga dei carabinieri del Comando provinciale della Capitale: 33 gli arresti nelle province di Roma, Reggio Calabria, Venezia e Grosseto. I carabinieri stanno eseguendo un&#8217;ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Roma su richiesta della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Operazione antidroga</strong> dei carabinieri del Comando provinciale della Capitale: <strong>33 gli arresti</strong> nelle province di Roma, <strong>Reggio Calabria</strong>, Venezia e Grosseto. I carabinieri stanno eseguendo un&#8217;ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip di Roma su richiesta della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia.<br />
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di <strong>associazione</strong> finalizzata al <strong>traffico internazionale di sostanze stupefacenti</strong>, cessione e detenzione ai fini di <strong>spaccio</strong>, <strong>estorsione aggravata dal metodo mafioso</strong>, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto abusivo di<strong> armi</strong>. Scoperto dagli investigatori del Nucleo investigativo di via In Seclci un sodalizio contiguo alla &#8216;ndrangheta dedito al traffico di sostanze stupefacenti.<br />
Al <strong>vertice</strong> è stato individuato un noto personaggio appartenente alla <strong>&#8216;ndrina Alvaro di Sinopoli</strong> che avrebbe diretto le sue attività illecite avvalendosi anche di propri familiari. Sequestrata preventivamente un&#8217;attività commerciale nella Capitale che risultava fittiziamente intestata a parenti del capo dell&#8217;organizzazione.</p>
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