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	<title>aborto Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Oct 2023 13:07:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vibo Valentia, Vescovo durante messa invita a firmare proposta su aborto e scoppia la polemica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 08:57:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Nostro]]></category>
		<category><![CDATA[Messa]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stanno provocando polemiche le parole pronunciate dal vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Attilio Nostro nel corso della messa della Madonna del Rosario di sabato scorso. Il presule ha invitato i fedeli a firmare al banchetto allestito davanti alla chiesa da un&#8217;associazione autorizzata dallo stesso vescovo (come da prassi), a sostegno della proposta parlamentare di rendere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stanno provocando polemiche le parole pronunciate dal vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Attilio Nostro nel corso della messa della Madonna del Rosario di sabato scorso. Il presule ha invitato i fedeli a firmare al banchetto allestito davanti alla chiesa da un&#8217;associazione autorizzata dallo stesso vescovo (come da prassi), a sostegno della proposta parlamentare di rendere obbligatoria, per i medici dei consultori, la pratica di fare ascoltare il battito cardiaco del feto alle donne in procinto di abortire. Apprezzamenti per le parole del presule sono arrivati dal sindaco Maria Limardo, intervenuta prima della benedizione. Non si è invece sbilanciato Pino Mirabello, storico priore della chiesa del Rosario, anche se s&#8217;intuisce la sua approvazione.</p>
<p>Chi invece manifesta la sua contrarietà è Giovanni Di Bartolo, segretario provinciale del Pd. &#8220;Da sempre la chiesa è schierata a difesa dei suoi valori &#8211; afferma &#8211; ed è legittimo dunque che anche il vescovo Nostro lo faccia. Appare però quanto meno inopportuno che ciò sia avvenuto durante la messa, un momento squisitamente religioso. Nemmeno Papa Francesco, a quanto mi risulta, ha mai fatto nulla del genere nelle sue celebrazioni. Occorre continuare a garantire alle donne la massima libertà di autodeterminazione sul proprio corpo e, anzi, credo sia importante lavorare per rendere effettiva la legge 194&#8221;.</p>
<p>Critico per le parole del vescovo anche il segretario provinciale dell&#8217;Anpi, Carmine Armellino. &#8220;Il diritto all&#8217;aborto &#8211; sostiene &#8211; è e rimane alla base del corollario dei diritti a disposizione di ogni donna, cattolica o meno che sia, senza che ciò obblighi in alcun modo chi crede che quell&#8217;atto sia un omicidio a compierlo. Laicità e stato di diritto devono rimanere fiammelle vive e luminose in un mondo nel quale sempre più, da molte parti, si mettono in discussione il diritto e i diritti.<br />
Un trauma come quello dell&#8217;aborto non può essere reso ancora più crudele dall&#8217;ascolto del battito del cuore di un feto. Questo non sarebbe umano, e forse neanche costituzionale&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>E&#8217; di origini calabresi il giudice della Corte Suprema che ha scritto la sentenza contro il diritto all&#8217;aborto negli Usa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/e-di-origini-calabresi-il-giudice-della-corte-suprema-che-ha-scritto-la-sentenza-contro-il-diritto-allaborto-negli-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 10:32:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono molti giorni che negli USA si discute e manifesta in maniera bipartisan della recente sentenza della Corte Suprema che, dopo 50 anni, ha cancellato il diritto costituzionale all’aborto. Ora quindi i singoli Stati saranno liberi di applicare le loro leggi in materia. &#8220;La Costituzione non garantisce un diritto all&#8217;aborto&#8221;, si legge nella sentenza appoggiata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molti giorni che negli USA si discute e manifesta in maniera bipartisan della recente sentenza della Corte Suprema che, dopo 50 anni, ha cancellato il diritto costituzionale all’aborto. Ora quindi i singoli Stati saranno liberi di applicare le loro leggi in materia. </p>
<p>&#8220;La Costituzione non garantisce un diritto all&#8217;aborto&#8221;, si legge nella sentenza appoggiata dalla maggioranza conservatrice della Corte che ribadisce che &#8220;l&#8217;autorità di regolare l&#8217;aborto torna al popolo ed ai rappresentanti eletti&#8221;, vale a dire autorizza gli Stati alla possibilità di vietarlo. La decisione è stata presa nel caso &#8220;Dobbs v. Jackson Women&#8217;s Health Organization&#8221;, in cui i giudici hanno confermato la legge del Mississippi che proibisce l&#8217;interruzione di gravidanza dopo 15 settimane. A fare ricorso era stata l&#8217;unica clinica rimasta nello Stato ad offrire l&#8217;interruzione di gravidanza. </p>
<p>E è di origini calabresi il giudice della Corte Suprema, <strong>Samuel Alito</strong>, che ha scritto il tranciante parere di maggioranza che ha portato alla demolizione del diritto all&#8217;aborto libero negli Usa.<br />
Samuel Alito, seppur sia nato a Trenton, ha origini calabresi. I suoi nonni sono infatti di <strong>Roccella Jonica</strong>, da dove si sono trasferiti negli Stati Uniti nel primo decennio del &#8216;900. Il padre di Samuel è invece nato a <strong>Montebello Jonico</strong>, sempre in Calabria, nel 1914, ma è cresciuto in America senza tornare più in Italia. Quello che oggi è il giudice più discusso del momento ha studiato a Yale e vissuto una carriera da avvocato per il Distretto del New Jersey.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;associazione contro il sindaco Falcomatà per i manifesti sull&#8217;aborto oscurati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lassociazione-contro-il-sindaco-falcomata-per-i-manifesti-sullaborto-oscurati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 13:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Comune]]></category>
		<category><![CDATA[manifesti]]></category>
		<category><![CDATA[pro vita e famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo avevano detto e lo hanno fatto. Nella giornata in cui nel mondo si celebra l&#8217;opposizione all&#8217;omotransfobia, mentre il Comune di Reggio partecipa alla ricorrenza inaugurando una panchina arcobaleno dedicata ai diritti civili, arriva la notizia di un ricorso al Tar contro il sindaco Giuseppe Falcomatà per la vicenda dei manifesti antiabortisti fatti coprire dall&#8217;amministrazione. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo avevano detto e lo hanno fatto. Nella giornata in cui nel mondo si celebra l&#8217;opposizione all&#8217;omotransfobia, mentre il Comune di Reggio partecipa alla ricorrenza inaugurando una panchina arcobaleno dedicata ai diritti civili, <strong>arriva la notizia di un ricorso al Tar contro il sindaco Giuseppe Falcomatà per la vicenda dei manifesti antiabortisti fatti coprire dall&#8217;amministrazione.</strong> Ad annunciarlo è <strong>il circolo cittadino dell&#8217;associazione Pro Vita &amp; Famiglia,</strong> che ha reso di aver notificato il ricorso al tribunale amministrativo regionale con relativamente alla vicenda dei manifesti autorizzati e in seguito oscurati dall’amministrazione.</p>
<p>Ricostruendo il caso, dall&#8217;associazione <strong>spiegano di aver saputo di una mail inviata alla Hermes dall’assessore comunale alle Politiche Giovanili, Sport, Pari Opportunità e Politiche di genere, Giuseppina Palmenta, con la quale si chiedeva «di procedere all’oscuramento»</strong> dei manifesti «perché in contrasto con quanto contenuto nel regolamento comunale per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e del servizio pubbliche affissioni», che vieta &#8220;ogni forma di esposizione pubblicitaria di immagini o messaggi che incitino alla violenza, all’odio razziale, alla discriminazione, al gioco d’azzardo in denaro e inoltre alla commercializzazione dei prodotti di tabacco&#8221;. <strong>Secondo Pro Vita &amp; Famiglia, «quanto emerso dagli atti, insieme all’effettivo oscuramente dei manifesti, oltre ad essere stati pregiudizievoli sotto il profilo economico, rappresentano una grave violazione dei diritti di espressione della nostra associazione</strong>, pertanto siamo stati costretti a ricorrere alla Giustizia riparatrice». E continuano: «<strong>In forza di una semplice mail ordinaria di un’assessore alla società che gestisce un pubblico servizio, e dunque non di un provvediment</strong>o né di organi amministrativo né di indirizzo politico, né del Sindaco, né della Giunta, né del Consiglio Comunale, Hermes ha oscurato i manifesti la cui affissione era stata legittimamente richiesta e pagata e che non violano alcuna norma regolamentare».</p>
<p>Adesso sulla querelle deciderà il giudice. <strong>Da Pro Vita &amp; Famiglia si ribadisce che «il messaggio veicolato dal nostro manifesto appare perfettamente coerente non solo con idealità culturali del tutto lecite e legittime, ma è addirittura coerente sia con il citato regolamento comunale</strong> che con norme positive dello Stato italiano poste a diretta tutela della maternità e della vita nascente fin dal suo inizio». Un ragionamento su cui però ci sarebbero molte perplessità visti i toni aggressivi della campagna antiabortista e <strong>lo slogan dei manifesti oscurati, dove si leggeva “il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;, un messaggio percepito come colpevolizzante per molte donne che liberamente decidono di abortire.</strong> Al Tar si chiede il <strong>risarcimento di ogni danno</strong> patito nella misura che sarà dimostrata in corso di causa, compresa la restituzione delle somme versate.</p>
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		<item>
		<title>Duro scontro dei cattolici sui manifesti contro l&#8217;aborto rimossi a Reggio dal sindaco Falcomatà</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/duro-scontro-dei-cattolici-sui-manifesti-contro-laborto-rimossi-a-reggio-dal-sindaco-falcomata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 10:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[cartelloni]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Falcomatà]]></category>
		<category><![CDATA[pro vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come promesso, il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà questa mattina ha rimosso i manifesti antiabortisti dell&#8217;associazione onlus Pro Vita e Famiglia, scomparsi sotto i rulli degli operai comunali incaricati dell&#8217;operazione. Un atto coraggioso quello di Falcomatà, che non ha esitato a prendere una decisione legalmente sanzionabile per esprimere la ferrea opposizione del comune reggino ai [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/duro-scontro-dei-cattolici-sui-manifesti-contro-laborto-rimossi-a-reggio-dal-sindaco-falcomata/">Duro scontro dei cattolici sui manifesti contro l&#8217;aborto rimossi a Reggio dal sindaco Falcomatà</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come promesso, il sindaco di Reggio <strong>Giuseppe Falcomatà questa mattina ha rimosso i manifesti antiabortisti dell&#8217;associazione onlus Pro Vita e Famiglia</strong>, scomparsi sotto i rulli degli operai comunali incaricati dell&#8217;operazione. Un atto coraggioso quello di Falcomatà, che non ha esitato a prendere una decisione legalmente sanzionabile per esprimere la ferrea opposizione del comune reggino ai messaggi aggressivi veicolati dalla campagna dei familisti (&#8220;il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;).<br />
Eccetto l&#8217;ovvio dissenso istituzionale dell&#8217;arcidiocesi di Reggio-Bova, <strong>il generale aspro dibattito che si è scatenato nella città dello Stretto dopo l&#8217;iniziativa del sindaco</strong> sembra bloccare la città a quarant&#8217;anni fa, quando l&#8217;aborto era ancora un reato. Oggi &#8211; giova ricordarlo continuamente &#8211; non è più così, ma le prese di posizione registrate a Reggio in queste ore dimostrano come, sul piano etico, l&#8217;aborto continui ad essere etichettato come crimine, mentre appare lecita ogni affermazione, anche la più becera, volta a dissuadere chi compia questa scelta.<br />
La reazione più eclatante è quella di <strong>Avvenire di Calabria: nel numero di domani, per protesta, stamperà a pagina 12 il manifesto oscurato</strong> e nella prossima edizione annuncia un dibattito sui contenuti della campagna. Il direttore, don Davide  Imeneo, che è pure a capo dell&#8217;ufficio comunicazione della curia, è noto per la sua storica crociata contro l&#8217;amministrazione Falcomatà con numerose prime pagine sparate soprattutto sul tema rifiuti. Sulla cancellazione dei cartelloni contro l&#8217;aborto scrive che l&#8217;iniziativa di Avvenire è volta a dire no &#8220;a una censura inaccettabile&#8221;. L&#8217;hashtag d&#8217;occasione scelto è #resistenzaculturale. Vasto plauso a lui sui social: qualcuno con personalità nostalgica invita persino ad esporre alla finestra la pagina dove sarà riproposto il manifesto di Pro Vita. L&#8217;iniziativa di Avvenire di Calabria è approvata anche dai <strong>Padri Minimi del Santuario Regionale di San Francesco di Paola.</strong><br />
Sempre su Facebook, la <strong>Colonia Sant&#8217;Antonio Aspromonte</strong> tuona: &#8220;E&#8217; l&#8217;ennesima offesa alla chiesa reggina&#8221; e davanti alla grave onta, senza timore del Covid, lancia una manifestazione in piazza dei cattolici reggini, con tanto di messa solenne nel Duomo <em>(forse per pregare in espiazione del peccato del sindaco e di chi la pensa come lui &#8211; ndr). </em></p>
<div class="a8nywdso j7796vcc rz4wbd8a l29c1vbm"><span class="d2edcug0 hpfvmrgz qv66sw1b c1et5uql rrkovp55 a8c37x1j keod5gw0 nxhoafnm aigsh9s9 d3f4x2em fe6kdd0r mau55g9w c8b282yb iv3no6db jq4qci2q a3bd9o3v knj5qynh oo9gr5id" dir="auto">Creativo è poi <strong>don Domenico Rodà</strong>, parroco della chiesa Santa Maria delle Grazie di Lazzaro, che si affida alla propria abilità artistica con un dipinto che immagina sul lungomare un cartellone dove un bimbo fa capolino da un manifesto bianco strappandolo. E cita Einstein: &#8220;Due sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo&#8221;.<br />
</span></div>
<div><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-143562" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico.jpg" alt="" width="1612" height="2015" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico.jpg 1612w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-240x300.jpg 240w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-819x1024.jpg 819w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-768x960.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-1229x1536.jpg 1229w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-696x870.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-1068x1335.jpg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/don-domenico-336x420.jpg 336w" sizes="(max-width: 1612px) 100vw, 1612px" /></a></div>
<div></div>
<p>Il <strong>Centro Aiuto alla Vita</strong> di Reggio, stigmatizzando Falcomatà, dedica invece attraverso Enza Crea, l&#8217;unico solitario pensiero alle donne di tutto il dibattito: &#8220;Triste quella società che non aiuta la vita perchè non ne garantisce il sostentamento&#8221;. Un commento che, per lo meno, non collega la scelta di avere un figlio a un obbligo morale e riconosce la difficoltà materiale di farlo per molte donne. Dello stesso tenore è l&#8217;intervento del <strong>Forum Famiglie Calabria</strong>, il cui presidente Claudio Venditti, respingendo la decisione di Falcomatà ricorda &#8220;le donne che chiedono di abortire per le difficoltà a portare a termine la loro gravidanza ma che, se debitamente aiutate, potrebbero realizzare il loro diritto a diventare madri&#8221;. Continua Venditti: &#8220;Sono tanti i problemi che una donna in attesa di un figlio incontra, e la scelta dolorosa di abortire genera spesso drammi che ci si porta dietro tutta la vita. Le istituzioni, a partire da quelle comunali, devono occuparsi di tutti e non soltanto di una parte. Perché non vengono messe in atto politiche reali di tutela della maternità anche e soprattutto nei posti di lavoro?&#8221;</p>
<div class="j7796vcc">
<div class="nc684nl6">Il vero nucleo della polemica scoppiata attorno al caso dei manifesti rimossi è legata a doppio filo alla politica. <strong>I cattolici reggini hanno sempre costituito un serbatoio importante di voti per i vari amministratori, e per Giuseppe Falcomatà non è stato diverso. Adesso nell&#8217;ambiente della chiesa si grida al tradimento</strong> (su Facebook c&#8217;è chi ha definito il sindaco un &#8220;comunista travestito da democratico&#8221; che nella domenica di Carnevale ha gettato la maschera).</div>
<div>Sulla querelle si è espresso <strong>Giuseppe Marino, consigliere comunale e metropolitano</strong> votatissimo dalla componente cattolica. &#8220;Sono convinto &#8211; ha scritto Marino su Facebook &#8211; che la Vita rappresenti il dono più grande che va tutelato sempre. Secondo il mio punto di vista, da cattolico, una vita può essere sacrificata soltanto per salvarne un&#8217;altra. In ogni caso, sono profondamente rispettoso dell&#8217;altrui pensiero e delle libertà fondamentali. Prima fra tutte la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla nostra Costituzione. Per questi motivi, personalmente non avrei fatto rimuovere i manifesti della campagna stop-aborto. Penso sia più utile aprire un dibattito in città, soprattutto con i giovani, anche per aiutare i nostri ragazzi a capire che le idee degli altri possono non essere condivise ma vanno rispettate&#8221;.</div>
<div>A proposito di giovani, tra l&#8217;altro, il posizionamento dei manifesti incriminati è stato strategico, davanti a molte scuole &#8211; marketing tipico dei Pro Life con i loro spregiudicati camion-vela giganti di effetto choc.</div>
<div>Sul pensiero di Marino concorda in toto <strong>Giuseppe Sera</strong>, ex consigliere comunale di centrosinistra (candidato al consiglio metropolitano sconfitto e oggi un po&#8217; meno amichevole verso il sindaco, che pure aveva sostenuto alle scorse elezioni con una lista di peso). Rispondendo proprio a Sera su Facebook, <strong>Michela Calabrò, presidente dell&#8217;Arcigay reggina ed ex presidente commissione pari opportunità del Comune di Reggio, denuncia di aver ricevuto insulti per la sua approvazione verso il gesto di Falcomatà</strong>: &#8220;Anche questa è libertà di espressione? Io credo che chi ha l&#8217;onore di guidare una città ha l&#8217;obbligo di prendere scelte coraggiose, spesso impopolari. E se è vero che esistono valori e idee diverse è altrettanto vero che esistono valori universali e diritti riconosciuti sulla quale non ci può essere libertà di opinione. Io oggi non potrei mai dire &#8220;che la schiavitù delle persone nere è stata giusta&#8221;, difendiamo la libertà di espressione ma solo se non offende la libertà e la dignità delle altre e degli altri&#8221;. Sulla sua bacheca, aggiunge: &#8221; In quei manifesti, in maniera celata si offende la dignità anche di tante donne che hanno abortito a seguito di uno stupro o per altre terribili motivazioni&#8221;.</div>
<div>A fronte di tanto subbuglio cattolico, va detto che uguale passione non si è registrata nel centrosinistra, dove cautamente ci si è limitati a ripostare le parole di Falcomatà senza nessuna dichiarazione ufficiale.</div>
</div>
<div class="o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q">
<div dir="auto"></div>
</div>
<p><strong>Pro Vita e Famiglia, che già ieri aveva risposto a Falcomatà ricordando come i manifesti fossero stati aitori, oggi ritorna a bomba con una lettera aperta dove anticipa un&#8217;azione legale contro il primo cittadino di Reggio:</strong> &#8220;Caro sindaco di cosa ha paura??? Che le donne sia informate su cosa sia l’aborto? Certamente non potrà fermare il nostro impegno a favore della #vita come non potrà fermare le ormai migliaia di condivisioni sui vari social tanto che ormai il nostro manifesto e il suo messaggio pro-vita sono sulla bocca e sui cellulari di tutti! Ci vedremo presto in Tribunale, quando dovrà spiegare le ragioni della sua intolleranza ideologica! Magari, caro sindaco, a sua difesa chiederà al magistrato di mandare tutti i pro-life e coloro che la pensano diversamente da lei al confino o in un gulag?&#8221;<br />
Probabilmente non sarà Falcomatà l&#8217;unico imputato, visto che la reazione degli amministratori e della società civile è stata dello stesso segno anche in altre città italiane.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/duro-scontro-dei-cattolici-sui-manifesti-contro-laborto-rimossi-a-reggio-dal-sindaco-falcomata/">Duro scontro dei cattolici sui manifesti contro l&#8217;aborto rimossi a Reggio dal sindaco Falcomatà</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Reggio, il sindaco Falcomatà fa rimuovere cartelloni choc contro l&#8217;aborto: &#8220;Messaggio violento&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 16:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il corpo di mio figlio non è il mio, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;. Queste parole, insieme all&#8217;hashtag #stopaborto, sono la nuova idea dei creativi dell&#8217;associazione Pro Vita e Famiglia, e si leggono, abbinate ai volti sorridenti di giovani donne, su cartelloni apparsi nelle strade di Reggio. Ancora per poche ore, perché il sindaco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il corpo di mio figlio non è il mio, sopprimerlo non è la mia scelta&#8221;. Queste parole, insieme all&#8217;hashtag <strong>#stopaborto</strong>, sono la nuova idea dei creativi dell&#8217;associazione Pro Vita e Famiglia, e si leggono, abbinate ai volti sorridenti di giovani donne, su cartelloni apparsi nelle strade di Reggio. Ancora per poche ore, perché <strong>il sindaco Giuseppe Falcomatà ha deciso di farli rimuovere, ritenendoli &#8220;lesivi della libertà personale dell&#8217;individuo&#8221;</strong>. Per la legge, in assenza di reali reati nel contenuto dei manifesti, l&#8217;atto del sindaco reggino è un illecito, insomma una specie di censura al libero pensiero. Falcomatà però la pensa diversamente, come spiega sulla sua pagina Facebook: &#8220;Mi hanno detto che non si può fare perché non ci sarebbe nessun messaggio violento scritto. E invece si. È una violenza impedire a una persona di scegliere, in modo consapevole e responsabile, nel rispetto della legge. È una violenza non consentire a una persona di avere un’altra idea, un’altra opinione, un altro punto di vista. È una violenza ancora maggiore esporre questi manifesti vicino le scuole, luoghi di educazione, di istruzione, di cultura, luoghi in cui si forma la coscienza di ogni individuo e si impara il rispetto per la dignità di ogni individuo. È violenta una pubblicità il cui messaggio è che non sei padrona di te stessa. <strong>Non si può fare &#8211; mi è stato detto &#8211; ci esponiamo al rischio di finire in tribunale. Ho risposto che sarò contento di spiegare a un giudice perché quel messaggio è violento&#8221;. </strong><br />
L&#8217;iniziativa di Falcomatà è un segnale importante in un momento in cui si respira nel nostro paese, fin dalle più alte cariche, un&#8217;inversione reazionaria del pensiero riguardo i temi di famiglia e sessualità. Ma era prevedibile che sull&#8217;episodio la cittadinanza si dividesse, in base alle diverse convinzioni ideologiche (e pure di qualche strumentalizzazione politica). In realtà<strong> non è la prima volta che lo stile di comunicazione aggressivo dei Pro Vita suscita sdegno, e non solo a Reggio.</strong> Qualche mese fa erano state alcune associazioni a denunciare la presenza di una vela pubblicitaria che mostrava una donna esanime con una mela nel palmo, richiamando la fiaba di Biancaneve nello slogan &#8220;prenderesti del veleno?&#8221;, ovvero la pillola Ru486. Già allora era stato sollecitato l&#8217;intervento del sindaco. E la campagna contro l&#8217;aborto che oggi Falcomatà ha vietato è stata in questi giorni al centro di analoghe azioni, una a Milano e l&#8217;altra (ancora senza esito, richiesta da Pd a Virginia Raggi) a Roma, con il ritiro dell&#8217;autorizzazione alle affissioni.<br />
Per non citare altre celebri spot dei familisti, come quello contro l&#8217;utero in affitto, che mostrava due uomini denominati genitore 1 e genitore 2 spingere un carrello della spesa dentro il quale la merce è un bambino con tanto di codice a barre sul petto.<br />
Nel caso dell&#8217;accanito battage antiabortista, il movimento Pro Vita si spinge fino a dichiarazioni scientificamente infondate (come quella sul rischio letale della Ru486), e non è meno pericoloso il senso di questa nuova trovata promozionale, che va ben oltre i limiti dell&#8217;oscurantismo e la colpevolizzazione di chi decide di abortire, arrivando a negare alla donna la consapevolezza del proprio corpo, definito come semplice contenitore di feti. La stessa riflessione sulla violenza di questo messaggio ha animato l&#8217;intervento del sindaco reggino Falcomatà, ma qualcuno si è già preso la briga di ricordargli che la rimozione di quei manifesti potrebbe esporre il Comune a un risarcimento danni.<br />
<strong>La Onlus Pro Vita e Famiglia ha replicato così su Facebook:</strong> &#8220;Il commento del sindaco non entra nel merito della questione sollevata dal manifesto ma sposta la discussione dalla liceità dell&#8217;aborto alla libertà d&#8217;espressione. Spiace perché il sindaco, per il ruolo istituzionale che riveste, dovrebbe invece farsi garante delle libertà costituzionali di tutti, fra cui il diritto inviolabile alla libertà di espressione. L&#8217;unica vera violenza è la censura!!! Ma il nostro impegno a favore della vita continuerà ugualmente a Reggio come in tutta #Italia&#8221;.<br />
Ma soprattutto <strong>contro Falcomatà si è scagliata l&#8217;arcidiocesi di Reggio-Bova.</strong> In una nota si commenta così l&#8217;accaduto: &#8220;Un manifesto che reca una opinione alternativa all&#8217;aborto non rappresenta, in nessun caso, un impedimento a scegliere di abortire. Rammarica constatare che ancora oggi si fa un uso pregiudizievole e politico della tematica dell&#8217;aborto, una pratica che lascia ferite profonde in molte donne e che, se affrontata in modo superficiale ed ideologico, calpesta la dignità delle donne stesse, soprattutto di coloro che, per diversi motivi, hanno fatto la dolorosa scelta di abortire. Pertanto l&#8217;Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, &#8211; si legge nella nota dell&#8217;Ufficio per le comunicazioni sociali &#8211; mentre esprime profondo e preoccupato rammarico per il fatto in questione, prende le distanze, in modo inequivocabile e netto, non soltanto dalla decisione assunta dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ma soprattutto &#8211; sia pure rispettandole &#8211; dalle motivazioni che egli stesso ha espresso a sostegno di essa, ritenendole lesive della libertà di espressione e di opinione&#8221;.<br />
L&#8217;Arcidiocesi ha annunciato un &#8220;documento di riflessione su quanto accaduto, redatto con l&#8217;aiuto di alcuni esperti nelle scienze teologiche, etico-giuridiche ed umane&#8221;. Al di là di ogni intoccabile libertà di idee, resta molto amaro e sconcertante lo scontro su quello che da quarant&#8217;anni è un diritto protetto dalla legge e non dovrebbe essere mai oggetto di propaganda.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong></p>
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