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  • VIDEO-Marina Militare Nastro Rosa Tour Giro d’Italia a Vela dal 25 al 28 giugno approda a Tropea

    VIDEO-Marina Militare Nastro Rosa Tour Giro d’Italia a Vela dal 25 al 28 giugno approda a Tropea

     

    Dopo la conclusione della tappa di Siracusa, giovedì 25 giugno la 6ª edizione del Marina Militare Nastro Rosa Tour – Il Giro d’Italia a Vela 2026 approderà per la prima volta a Tropea, dove dal 25 al 28 giugno sarà allestito anche il Villaggio della Vela (in via lungomare sotto il Santuario di Santa Maria dell’Isola di Tropea) che permetterà al pubblico di vivere, gratuitamente, il mare oltre le regate. Il Marina Militare Nastro Rosa Tour – il Giro d’Italia a Vela è organizzato da Difesa Servizi S.p.A., in collaborazione con la Marina Militare e SSI Sport & Events, con la partnership istituzionale del Ministro per lo Sport e i Giovani e del Nuovo Comitato Organizzatore della XX Edizione dei Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, il supporto della Federazione Italiana Vela e il patrocinio del CONI. Un appuntamento di respiro nazionale ed internazionale che unisce sport, istituzioni e territori in un unico grande racconto: quello dell’Italia che vive, cresce e si riconosce nel mare. Una regata che veicola anche i valori della Marina Militare di cui porta il vessillo: la vela diventa il linguaggio attraverso cui trasmettere valori fondanti come disciplina, spirito di squadra, leadership, senso del dovere e capacità di affrontare le sfide. Calabria Straordinaria è il partner di tappa del Marina Militare Nastro Rosa Tour – il Giro dell’Italia a Vela. La collaborazione con l’Assessorato al Turismo e il Dipartimento “Turismo, Cultura e identità territoriale” testimonia la sinergia tra Marina Militare, Difesa Servizi, Regione Calabria e il Comune di Tropea.

    Riconosciuto come un unicum nel panorama velico, il Marina Militare Nastro Rosa Tour si distingue per la sua straordinaria complessità tecnica, racchiudendo l’essenza stessa dello sport velico in tre spettacolari discipline: l’Offshore, con le lunghe e sfibranti navigazioni d’altura a bordo dei potenti e tecnologici Figaro Bénéteau 3, primi monotipi di serie dotati di foil; l’Inshore, con regate avvincenti a ridosso della costa sui piccoli e velocissimi Waszp; e infine il Board, la disciplina acrobatica del Wing Foil che regalerà grandi emozioni a pochi metri dalla spiaggia. Una formula rivoluzionaria che mette in scena “tutta la vela in un unico evento” con il supporto delle massime autorità mondiali della disciplina, tra cui World Sailing, Eurosaf (European Sailing Federation), FIV (Federazione Italiana Vela) e RORC (Royal Ocean Racing Club). Il livello agonistico dell’edizione 2026 è particolarmente elevato grazie alla partecipazione di team nazionali e internazionali di primissimo piano con 10 equipaggi composti da atleti olimpionici, skipper oceanici e giovani talenti della vela mondiale, che si confronteranno lungo la complessa orografia delle coste italiane, dove la lettura millimetrica di correnti e transizioni meteorologiche rende ogni tratta una vera partita a scacchi sul mare. I team che prenderanno parte alla competizione sono: Marina Militare (ITA), Aeronautica Militare (ITA), Guardia di Finanza (ITA), Team Poland (POL), Flushing Sailing Club (ENG), Cambridge University Yacht Club (ENG), Verein Seglerhaus am Wannsee – VSaW (GER), C.N. Sambenedettese (ITA), Exe Sailing Club (ENG) e Bayerischer Yacht-Club (GER). Il tema 2026, “Giovani, Mare e Futuro – Valore Paese Italia”, è la chiave narrativa dell’intero Tour: il mare diventa un’infrastruttura culturale e simbolica che connette comunità e territori, valorizzando il patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale italiano. Il progetto unisce dimensione narrativa e progettuale attraverso iniziative dedicate a studenti, academy veliche, associazioni giovanili sviluppate con istituzioni e partner per favorire percorsi di orientamento, formazione alle competenze del mare e consapevolezza sui temi della sicurezza, della cittadinanza attiva e dell’innovazione. I “Giovani” sono al centro del Marina Militare Nastro Rosa Tour grazie al “Progetto Giovani” nato da un accordo tra la Marina Militare e il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale del Ministro Sport e i Giovani, che sarà realizzato in collaborazione con la FIV – Federazione Italiana Vela – e la Capitaneria di Porto. Al Progetto Giovani sarà dedicata la giornata del 26 giugno. Tra le attività principali troviamo: incontri divulgativi, attività di sensibilizzazione sulla sicurezza in mare e sulla tutela dell’ambiente marino e attività presso la Capitaneria di Porto di Tropea.

    Il Villaggio della Vela del Marina Militare Nastro Rosa Tour, allestito dal 25 al 28 giugno in via lungomare sotto il Santuario di Santa Maria dell’Isola di Tropea, ospiterà aree dedicate ad atleti, aziende e istituzioni, food truck, spazi di incontro e attività pensate per famiglie, giovani e appassionati. Ci saranno l’infopoint ufficiale del Marina Militare Nastro Rosa Tour e lo stand di merchandising del brand Zona Militare Club. Nel Villaggio saranno proposte attività a ingresso libero: momenti divulgativi; i workshop del “Progetto Giovani” che si terranno nel corso della tappa; incontri e momenti musicali.  Il Marina Militare Nastro Rosa Tour si conferma, insieme al progetto “Valore Paese Italia – Fari”, una straordinaria piattaforma di promozione della ricchezza culturale, turistica e produttiva del sistema Paese, capace di connettere identità, patrimonio e prospettive future lungo l’intero sistema costiero italiano. Pertanto, i percorsi e le rotte sono tracciati per enfatizzare la rete dei fari italiani, nei limiti delle percorrenze e, per ulteriore visibilità, ciascuna delle barche partecipanti avrà il nome di un Faro.

    In questo scenario, Tropea, parte del tratto di litorale tirrenico noto come Costa degli Dei, si distingue come un gioiello della costa calabrese. Deve la sua unicità alla spettacolare posizione su una rupe di tufo a picco sul mare, ad acque turchesi e lunghe spiagge di sabbia bianca, e a una combinazione straordinaria di panorami mozzafiato, storia millenaria e sapori unici al mondo. La collocazione del moderno Porto di Tropea, situato ai piedi del centro abitato, ha consentito alla città di diventare una base nautica d’eccellenza, dotata di servizi all’avanguardia per il diporto e il monitoraggio marino. Proprio questa profonda unione tra natura e cultura rende fondamentale la responsabilità verso il territorio costiero; nell’ambito del progetto non mancherà infatti l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente marino con il progetto WAVING MEADOW che ha come obiettivo la salvaguardia dell’ecosistema marino e della Posidonia oceanica presente nel Mediterraneo, e l’importante collaborazione con il FAI (Fondo Ambiente Italiano).

  • VIDEO-Maxi frode sul gasolio agricolo tra Calabria, Veneto e Germania: sequestrati oltre 8Mln di euro

    VIDEO-Maxi frode sul gasolio agricolo tra Calabria, Veneto e Germania: sequestrati oltre 8Mln di euro

    Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, unitamente all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione Regionale Calabria, all’esito di un’articolata indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, ha dato esecuzione a un provvedimento del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone con cui è stato disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni immobili e mobili per un valore complessivo di 8.139.265,34 euro. I beni sequestrati sono riconducibili a 25 soggetti economici, tra cui aziende agricole e depositi di carburanti, e a 29 persone fisiche coinvolte, a vario titolo, nei reati di associazione per delinquere finalizzata alla sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Secondo quanto riferito dagli investigatori, le associazioni avrebbero operato nel Crotonese con estensioni su diverse province della Calabria, in Veneto e in Germania

    Le investigazioni del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro sono scaturite da una preliminare analisi dell’Ufficio Antifrode Regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, relativa alla rilevazione di consumi anomali di carburante agevolato da parte di aziende agricole. Gli accertamenti, svolti anche attraverso indagini tecniche, avrebbero consentito di individuare un presunto modus operandi finalizzato all’acquisto di prodotto energetico ad accisa e Iva agevolate mediante la presentazione ad Arcea di documentazione ritenuta falsa, attestante il fittizio esercizio di attività agricole a grande consumo di carburante, come le cosiddette “serre”.

    Secondo l’ipotesi investigativa, il carburante sarebbe stato poi destinato, di fatto e “in nero”, a soggetti non aventi diritto, tra cui autotrasportatori e imprese operanti nel movimento terra, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Al termine delle attività investigative, nei confronti di 29 indagati sono stati notificati l’informazione di garanzia e sul diritto di difesa e l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli previsti dall’articolo 416 del Codice penale per associazione per delinquere, dall’articolo 483 per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, dall’articolo 40 del decreto legislativo 504/1995 per sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici e dall’articolo 8 del decreto legislativo 74/2000 per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L’indagine avrebbe consentito di accertare l’illecita commercializzazione di gasolio agricolo e l’evasione delle relative accise e dell’Iva dovute.

  • VIDEO-Congresso regionale Uil Calabria: partire da contrattazione collettiva e dialogo sociale

    VIDEO-Congresso regionale Uil Calabria: partire da contrattazione collettiva e dialogo sociale

     

    Emergenza caporalato? Permettetemi di dire che rimane un’emergenza mafia. La mafia pakistana secondo voi viene qui, in Calabria, e gestisce la tratta degli schiavi? Perché di questo si tratta, non è caporalato, quella è tratta degli schiavi“. A dirlo il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri, oggi a Maierato (Vibo Valentia) per il congresso regionale del sindacato, in merito a quanto avvenuto a Amendolara con i quattro braccianti bruciati vivi da due presunti caporali pakistani. “C’è un tema di sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, spesso migranti, spesso irregolari e – ha aggiunto Bombardieri – c’è un tema che riguarda il caporalato da combattere. Quando maturano i pomodori, le fragole, lo sappiamo tutti, quindi bisogna aumentare i controlli in quei periodi. E poi bisogna avere il coraggio, tutti insieme, di dire che quei fenomeni non sono gestiti dalla mafia pakistana, ma probabilmente dalla mafia calabrese”.

    Non abbiamo scelto a caso lo slogan “Il lavoro cambia, i diritti restano: l’intelligenza artificiale al servizio delle persone”. Noi siamo sempre stati un sindacato molto aperto all’innovazione, nella consapevolezza che i grandi cambiamenti devono essere accompagnati, governati, monitorati, senza perdere la centralità della persona, del lavoro e della dignità di chi lavora”. Lo ha detto Mariaelena Senese introducendo i lavori del XIII congresso regionale della UIL Calabria.
    La segretaria regionale del sindacato calabrese ha centrato parte del suo intervento sul rapporto tra occupazione, qualità del lavoro e intelligenza artificiale: “Quando parliamo di intelligenza artificiale molto spesso sentiamo parlare di aumento della produttività e noi ci chiediamo di che stiamo parlando? Di una produttività che migliorerà la qualità del lavoro, che migliorerà i salari dei lavoratori, che migliorerà le condizioni di sicurezza del lavoro. Certo, l’intelligenza artificiale è una grande opportunità, ma va comunque guidata dalla mano e dal pensiero dell’uomo.  È chiaro che l’uomo non può competere con la velocità, di certo non una velocità diciamo nell’elaborazione di dati nel fare previsioni ma non dobbiamo perdere di vista la sensibilità umana la coscienza, la coscienza e soprattutto il pensiero critico. Quindi è un’intelligenza artificiale che deve essere accompagnata, che deve essere monitorata. Gli strumenti noi ce li abbiamo e sono chiari”.
    Così, Senese è passata dall’analisi alla proposta: “Partiamo dalla contrattazione collettiva e dal dialogo sociale. Oggi parleremo di lavoro e di giovani. Dai dati diciamo dagli ultimi dati dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia è emersa sicuramente una vivacità, un dinamismo dell’economia calabrese che giudichiamo positivo. Ma quei numeri vanno letti bene: c’è un numero che richiamiamo in maniera particolare che è il reddito pro capite, che in Calabria è di 16.800 euro, ben al di sotto della media nazionale. Abbiamo sentito parlare di aumento del PIL, di aumento dell’export. C’è un problema che intanto i nostri giovani continua ad andare via. Vuol dire che in questa regione si investe su settori non determinano crescita, sviluppo, innovazione. Se continuiamo a parlare sempre del settore del turismo che è un settore caratterizzato dalla stagionalità e dalla precarietà, allora la Calabria non partirà mai e non potremo mai parlare di sviluppo reale e strutturale in questo territorio per quanto riguarda i giovani”.”La nostra proposta è quindi quella di abbattere l’Irpef per gli under 35. Per noi il tema salariale va di pari passo con quello legato alla pressione fiscale e oggi lo approfondiremo. Abbiamo fatto un report puntuale su quella che è l’addizionale Irpef regionale che dell’1,73% ma abbiamo delle addizionali comunali che rasentano il massimo in tutti i Comuni del territorio calabrese”. Oltre a un approfondimento sul tema energetico in cui ha indicato l’investimento di risorse nell’idroelettrico, Senese si è soffermata sul rapporto tra donne e lavoro in Calabria: “I dati legati all’occupazione femminile sono drammatici: parliamo di un 34,9% in Calabria,  ben al di sotto del 51% del nord ma molto al di sotto di quello che richiede l’Unione europea ovvero del 62%: c’è molto da fare, quindi, quando si parla di occupazione femminile e sembra strano e anche ridicolo incentivare la natalità se poi non mettiamo le donne nelle condizioni di poter fare figli e di riuscire a conciliare perfettamente la vita con il lavoro”.

     

  • Soverato, residenze fittizie e seconde case estive: scovati 97 evasori dell’Imu, truffa da oltre 350mila euro

    Soverato, residenze fittizie e seconde case estive: scovati 97 evasori dell’Imu, truffa da oltre 350mila euro

    Nei giorni scorsi, i finanzieri della Compagnia di Soverato hanno concluso un’attività di monitoraggio e controllo sul patrimonio immobiliare dell’area soveratese finalizzata a contrastare l’evasione fiscale di tributi locali connessi a residenze fittizie e seconde case utilizzate nel periodo estivo. In particolare, i militari hanno avviato, dal gennaio 2025, un’attività di polizia economico-finanziaria volta alla tutela del bilancio degli enti locali mirata al riscontro e corretto assolvimento dell’Imposta Municipale Unica (I.M.U.) da parte di numerosi soggetti passivi tenuti al pagamento del tributo in quanto proprietari degli immobili siti nel territorio di Soverato, comune ad alta vocazione turistica.

    Gli accertamenti esperiti, basati sulle risultanze ottenute dall’incrocio delle informazioni acquisite dal controllo economico del territorio e dai dati rilevati dalle banche dati in uso al Corpo, hanno permesso di rilevare il mancato pagamento da parte di numerosi proprietari di immobili che hanno indebitamente fruito delle agevolazioni e/o esenzioni previste per l’abitazione principale con riferimento ai periodi di imposta tra il 2020 e il 2024. Per ciascun contribuente sono state prese in considerazione la residenza, i dati catastali degli immobili di proprietà, l’eventuale titolarità di aziende/attività commerciali/studi professionali con luogo di esercizio in altri comuni o regioni, la disponibilità di altri immobili di domicilio, la residenza degli altri componenti del nucleo familiare (coniuge e/o figli). Di particolare rilievo ai fini delle attività ispettive si è rivelata l’acquisizione dei dati relativi agli effettivi consumi energetici dell’utenza attivata presso l’immobile dichiarato come abitazione principale.

    Le successive verifiche effettuate hanno, così, riscontrato:

    – l’esistenza di un immobile adibito a struttura ricettiva alberghiera per cui è stato omesso il pagamento della relativa imposta dal 2020 al 2024, quantificata in Euro 50.098,00;

    – il mantenimento della residenza esclusivamente “documentale” nell’immobile dichiarato come abitazione principale per usufruire delle agevolazioni previste in materia di esenzione dall’imposta, avendo di fatto il domicilio in altro comune. Tale circostanza è stata avvalorata appurando l’esistenza di contratti di locazione a fine abitativo.

    Le attività ispettive dei militari si sono concluse con la segnalazione delle posizioni anomale al Comune di Soverato, per il successivo introito delle risorse e destinazione per i servizi pubblici locali in favore della Comunità, consentendo di accertare nei confronti di 97 soggetti l’omesso pagamento dell’I.M.U. per un ammontare complessivo di circa 350 mila euro. Si evidenzia che per evitare l’applicazione di ulteriori sanzioni, oltre il 20% dei contribuenti destinatari degli avvisi di accertamento inviati dal Comune hanno già versato le somme dovute estinguendo il relativo debito. L’operazione si inserisce nell’ambito dell’attività svolta dalla Guardia di Finanza contro l’evasione fiscale, che costituisce un grave ostacolo allo sviluppo economico perché distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, mina il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato e penalizza l’equità, sottraendo spazi di intervento a favore delle fasce sociali più deboli.

  • VIDEO-Lamezia, blitz “Artemis II”: ‘Ndrangheta in appalti e mense scolastiche, 9 arresti dei Carabinieri

    VIDEO-Lamezia, blitz “Artemis II”: ‘Ndrangheta in appalti e mense scolastiche, 9 arresti dei Carabinieri

    Nella mattinata odierna, nel territorio del circondario di Lamezia Terme, nonché nelle province di Vibo Valentia, Terni e Como, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, con il supporto dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria”, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare in carcere emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta di questa Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 9 indagati, ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, “usura”, “estorsione”, “corruzione”,  “falso ideologico”, “turbata libertà degli incanti”, “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, “trasferimento fraudolento di valori”, “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”, “illecita concorrenza con minaccia o violenza”, “peculato”. Inoltre, è stato disposto il sequestro preventivo di due aziende (una attiva nel taglio boschivo e l’altra operante nel terzo settore per il servizio di refezione e mensa scolastica). L’odierna operazione, convenzionalmente denominata “ARTEMIS II”, costituisce il diretto e coordinato prosieguo dell’ampia attività investigativa culminata nell’esecuzione del provvedimento cautelare del 7 novembre 2024 (operazione “ARTEMIS”), nell’ambito del quale vennero tratti in arresto 59 indagati.

    Mentre la prima fase delle indagini ha consentito di delineare l’organigramma dell’associazione e il collaudato sistema di produzione e traffico di sostanze stupefacenti, il presente troncone investigativo ha permesso di documentare una pervasiva e sistematica infiltrazione del sodalizio mafioso all’interno degli apparati pubblici della zona e del tessuto economico legale dei territori di Maida, Cortale e Jacurso. L’indagine – condotta dal Nucleo Investigativo di Lamezia Terme dal novembre 2021 al giugno 2024, attraverso molteplici attività tecniche e articolati riscontri documentali – ha consentito di ricostruire le regole spartitorie, fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni, del business connesso alle attività di taglio boschivo nel territorio ricompreso tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia. Le emergenze investigative hanno svelato inoltre l’asservimento delle funzioni pubbliche di taluni uffici comunali agli interessi della consorteria mafiosa: nello specifico, è stato delineato un quadro di gravità indiziaria in ordine alla sistematica alterazione delle procedure di evidenza pubblica in due settori nevralgici per quella amministrazione comunale, quale:

    • il settore dei tagli boschivi;
    • l’aggiudicazione del servizio di refezione e mensa scolastica.

    In estrema sintesi, è emerso che attraverso l’utilizzo del metodo mafioso e della forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo, è stato turbato, con collusioni e mezzi fraudolenti, il regolare svolgimento di tre aste svoltesi per l’aggiudicazione di lotti boschivi, assegnati ad una ditta riconducibile direttamente al capo cosca, ma fittiziamente intestata a un prestanome. Il sodalizio, seguendo regole spartitorie a suo tempo fissate dalle cosche di ‘ndrangheta egemoni sul territorio e mediante minacce a imprenditori, ha dissuaso i potenziali concorrenti dal presentare offerte, determinando il fallimento delle prime due procedure di gara bandite dall’Ente. L’aggiudicazione formale dell’appalto è stata quindi pilotata, al terzo bando di gara, in favore della ditta individuale chiaramente riconducibile al capo cosca, dove ha partecipato solamente un’azienda boschiva compiacente, la quale avrebbe concordato la presentazione dell’offerta direttamente con l’organizzazione criminale.

    Per quanto concerne il servizio di refezione e mensa scolastica, con dinamiche simili, risultano acquisiti gravi elementi indiziari che appalesano come il vertice dell’organizzazione, avvalendosi della forza di intimidazione della cosca, abbia esercitato gravi pressioni e larvate minacce nei confronti del personale comunale, per imporre la stesura assistita dei documenti di gara. Al contempo, venivano avvicinati e scoraggiati i rappresentanti di ditte concorrenti esterne. Pertanto, il servizio è stato così formalmente aggiudicato ad una ditta fittiziamente intestata a terzi, ma interamente gestita, programmata e finanziata con i capitali riconducibili alla consorteria. Il monitoraggio tecnico ha svelato l’esistenza di uno stabile rapporto sinallagmatico e di reciproca disponibilità tra i vertici della cosca e alcuni pubblici ufficiali infedeli, i quali hanno sistematicamente mercificato le proprie funzioni amministrative e di vigilanza, ponendosi quale stabile referente del sodalizio, rivelando notizie segrete circa i tempi di pubblicazione dei bandi, i criteri di affidamento prescelti dall’Amministrazione e le percentuali di ribasso delle ditte concorrenti, fornendo altresì consulenza tecnica per la costituzione della cooperativa sociale partecipante per conto della ‘ndrina.

    Le indagini condotte nell’ambito dell’operazione ARTEMIS II hanno ulteriormente confermato la pervasività della cosca quale “autorità illegale” e forzosa deputata alla risoluzione delle controversie tra privati sul territorio di competenza. In tale contesto, sono stati raccolti gravi indizi in ordine a due estorsioni effettuate con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno” nei confronti di due cittadini, i quali si sono rivolti al capocosca dopo aver subito il furto delle proprie autovetture. I veicoli, sottratti da alcuni soggetti di etnia rom, venivano recuperati dallo stesso, a fronte della dazione di denaro. Inoltre, è stata documentata la concessione di un prestito usurario dell’ammontare di 15.000 € in favore di un imprenditore locale del settore della ristorazione, gravato da debiti commerciali. A fronte dell’elargizione, gli indagati si sono fatti promettere la consegna di 20.000 € entro il termine di tre mesi, applicando un tasso di interesse pari al 133% sul trimestre, corrispondente a un tasso su base annua del 532%, pretendendo a garanzia del debito l’emissione di assegni bancari post-datati.

    Contestualmente all’esecuzione delle 9 misure restrittive personali, i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di due complessi aziendali:

    • l’impresa boschiva individualmente intestata a prestanome ma riconducibile alla gestione diretta della consorteria;
    • la cooperativa sociale operante nel settore della refezione e mensa scolastica, utilizzata per l’inquinamento dei mercati pubblici e il reimpiego dei capitali illeciti.

    È stato altresì eseguito il sequestro preventivo di somme di denaro per un importo complessivo di 5.700 euro individuate quale immediato provento e prezzo dei reati di estorsione e corruzione contestati.

     

  • VIDEO-Operazione ‘Golden River’: Traffico di materiale inerte, cinque misure cautelari nel reggino

    VIDEO-Operazione ‘Golden River’: Traffico di materiale inerte, cinque misure cautelari nel reggino

    I Carabinieri della Compagnia di Locri (RC), con il supporto del personale della Compagnia Carabinieri di Bianco e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, hanno dato esecuzione, nei comuni di Bianco, Bovalino e Benestare, all’operazione convenzionalmente denominata “Golden River”, la quale ha avuto origine da complesse e articolate attività investigative, che hanno permesso all’Autorità Giudiziaria di Locri di applicare, nei confronti di due fratelli legati da vincoli di parentela, con una nota famiglia di ‘ndrangheta della “Locride”, la misura cautelare degli arresti domiciliari e nei confronti di altri tre soggetti la misura cautelare dell’obbligo di dimora presso il Comune di rispettiva residenza.

    L’indagine, svolta dalla Stazione Carabinieri di Bovalino, che trae origine dai servizi tesi al monitoraggio dei cantieri edili pubblici e privati della “Locride”, oltre che alla repressione degli illeciti in materia ambientale, ha consentito di individuare con chiarezza e precisione, il contesto criminale in cui hanno operato, a vario titolo, i vari soggetti colpiti da misura cautelare. In particolare, le indagini hanno portato alla luce, attraverso importanti elementi probatori, l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere avente come fine ultimo la commissione di innumerevoli delitti contro il patrimonio. Le analisi investigative, condotte nel secondo semestre del 2024 ed eseguite mediante l’attenta lettura di documenti amministrativi, i cui risultati sono stati confrontati con dati telematici ed informativi, hanno permesso di controllare e verificare gli accessi in fiumara degli automezzi, dedicati al movimento terra ed impiegati per il prelievo illecito di materiale inerte, circa 900 tonnellate complessive, oltre a tutte le fasi di lavorazione, trasformazione e vendita dello stesso materiale, mettendo in risalto le condotte illecite dei singoli indagati. Infatti, è stato accertato che il materiale illecitamente asportato dalla fiumara “Bonamico”, sita in C.da “Ricciolio” del comune di Benestare, dopo essere stato trasportato presso un’individuata ditta edile, veniva, in vari momenti, sottoposto a varie fasi di lavorazione; ovvero frantumazione, lavaggio, conversione in sabbia lavata e pietrisco sino ad arrivare al suo stoccaggio.

    Tale sistema, collaudato in ogni sua singola fase, oltre a modificare le caratteristiche fisiche e visive del materiale fiumaro, rendeva quest’ultimo non più identificabile agli occhi di soggetti esterni alla ditta, impedendone così l’identificazione dell’illecita provenienza. Queste fasi sono risultate indispensabili e fondamentali alla successiva vendita e quindi al riutilizzo del prodotto finito, spesso “calcestruzzo”, come investimento economico in altre attività imprenditoriali della “Locride”, con conseguenti e consistenti introiti economici per la ditta edile che si occupava della lavorazione del materiale fiumaro.

  • VIDEO-Stroncato traffico internazionale di droga tra Lazio e Sud America, 8 arresti

    VIDEO-Stroncato traffico internazionale di droga tra Lazio e Sud America, 8 arresti

    Nelle provincie di Roma, l’Aquila, Reggio Calabria e Catania, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia hanno dato esecuzione ad ordinanze, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma che scaturiscono da una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, e riguarda complessivamente 11 persone, gravemente indiziate di far parte di una complessa associazione per delinquere dedita al traffico di stupefacenti a carattere transnazionale, importando dal Sud America e distribuendo in Italia ingenti quantitativi di cocaina. Otto persone sono destinatarie della misura della custodia cautelare in carcere mentre altre 3 persone, nel medesimo procedimento, sono al momento indagate a piede libero in attesa di ulteriori valutazioni del Tribunale.
    L’operazione odierna, fa seguito al fermo del P.M. della DDA della Procura di Roma, dei vertici dell’organizzazione dello scorso fine maggio, di cui è già stata data comunicazione alla stampa, e sintetizza mesi di complesse indagini svolte dai Carabinieri di Civitavecchia che hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un’organizzazione radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale, dotata di solidissime diramazioni internazionali e collegamenti con alcuni esponenti la criminalità organizzata calabrese e campana.

    Come già comunicato in precedenza, l’indagine ha avuto inizio nell’agosto 2025, fornendo agli inquirenti la mappa iniziale del sodalizio sudamericano-italiano. I riscontri tecnici hanno consentito di raccogliere elementi probatori che hanno delineato una precisa ripartizione dei ruoli, consentendo di ipotizzare l’esistenza di un broker internazionale (di origini dominicane), anello di raccordo strategico, responsabile dei contatti con i fornitori esteri, della logistica e della gestione dei complessi flussi finanziari illeciti; un vertice operativo colombiano (noto come il “Presidente”), capo e promotore incaricato di gestire i connazionali e le importazioni, di fissare il prezzario della droga e di curare i rapporti con i narcotrafficanti stanziali in Spagna e Sud America; un esperto broker romano: figura di raccordo e principale distributore per il mercato del litorale nord laziale e del centro Italia, capace di piazzare la droga a una fitta rete di intermediari e grossisti; un soggetto di origini calabresi, fondamentale per la fornitura di veicoli dotati di vani occulti meccanizzati. Il sodalizio ha dimostrato una straordinaria capacità logistica. Lo stupefacente veniva introdotto in Italia attraverso due canali principali: via terra dalla Spagna, utilizzando autovetture modificate con sofisticati doppi fondi (definiti in gergo “sistema”); tramite rotte marittime intercontinentali, con navi in partenza da porti sudamericani (come Guayaquil in Ecuador) e dirette in Europa, prevedendo il lancio in mare di borsoni carichi di droga in punti di recupero prestabiliti tramite coordinate GPS. Inoltre, per consegne mirate, il gruppo si avvaleva di corrieri “ovulatori“, addestrati a ingoiare decine di ovuli di cocaina per eludere i controlli aeroportuali e stradali.
    Le indagini di Carabinieri e DDA fanno ipotizzare una gestione altamente imprenditoriale. I vertici discutevano apertamente delle fluttuazioni di mercato: la cocaina veniva acquistata all’ingrosso a circa 16.000-17.000 euro al kg, per essere rivenduta a 21.000-24.000 euro. Il ricarico sui prezzi veniva indicato con il termine convenzionale di “punti” (es. 7 punti equivalevano a 7.000 euro di margine). La droga veniva camuffata nelle conversazioni con nomi in codice quali “Rosalba/Rosalia” (per la cocaina rosa), “Biancaneve” (per la cocaina classica), oppure “cotta/cruda” per indicarne la preparazione chimica.

    Un episodio di eccezionale rilievo investigativo ha consentito di avvalorare la caratura criminale del cartello. I vertici sudamericani sono rimasti vittime di una truffa orchestrata da esponenti della Camorra napoletana, i quali, simulando un finto intervento delle forze dell’ordine nel napoletano, si erano appropriati di 10 chilogrammi di cocaina appena consegnati dai colombiani (un danno stimato in circa 280.000 euro). Per recuperare il carico o il denaro, il cartello ha attivato i propri canali diplomatico-criminali, organizzando summit in Campania per dirimere la questione. La propensione alla violenza del sodalizio era spiccata. Per il recupero dei crediti della droga, il vertice colombiano pianificava rapimenti (noleggiando appartamenti in cui rinchiudere i debitori), l’uso di mazze da baseball e armi da fuoco. Le intercettazioni hanno inoltre confermato l’esistenza di legami diretti tra gli indagati e i vertici dei “Los Choneros“, la più potente e sanguinaria fazione criminale dell’Ecuador. Uno degli aspetti più allarmanti ed evoluti dell’indagine, riguarda il sofisticato meccanismo di pagamento e trasferimento dei capitali illeciti. Per bypassare i controlli delle autorità bancarie e governative centrali, l’organizzazione ricorreva sistematicamente all’utilizzo di moneta virtuale. L’indagine ha avuto il suo epilogo operativo più eloquente con la scoperta, da parte dei Carabinieri, di un laboratorio adibito a raffineria clandestina nelle campagne di Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria). Nel laboratorio, sequestrato insieme a presse idrauliche, stampi e forni a microonde, sono stati rinvenuti oltre 500 kg di miscele destinate verosimilmente ad abbassare la purezza della droga per moltiplicarne i profitti.

  • VIDEO-I Carabinieri di Catanzaro in poche ore sventano due truffe a soggetti vulnerabili

    VIDEO-I Carabinieri di Catanzaro in poche ore sventano due truffe a soggetti vulnerabili

    Nelle scorse ore, i Carabinieri della Stazione di Catanzaro Principale hanno arrestato in flagranza di reato due soggetti per tentata truffa a soggetti vulnerabili. I presunti autori del fatto criminoso avrebbe contattato un’anziana donna e, qualificandosi falsamente come carabiniere, le avrebbero rappresentato “guai” per un parente, facendo leva sulla sua estrema vulnerabilità, richiedendole la corresponsione di una somma e preziosi, funzionale a evitare conseguenze peggiori e preannunciando nel contempo che di lì a poco sarebbe passato un militare a ricevere in consegna il denaro.  A seguito della pronta segnalazione della vittima che si insospettiva, intervenivano i Carabinieri di Catanzaro Principale, che hanno predisposto un intervento mirato e quando uno dei due truffatori, un egiziano e un tunisino, entrambi residenti in Campania, si sono presentato alla porta per ritirare somma di denaro e gioielli, i militari li hanno bloccato in pochi istanti.

    Il complice, che attendeva in auto per garantire la fuga, ha tentato di allontanarsi, ma è stato fermato prima di raggiungere l’autostrada in direzione Campania. Sono stati sequestrati il veicolo e i telefoni cellulari utilizzati per la tentata truffa. I due uomini sono stati arrestati e condotti in carcere, l’arresto è stato convalidato ma non è stata applicata misura cautelare, all’esito del giudizio di convalida. Analogamente, qualche giorno dopo alla Stazione Carabinieri di Satriano (CZ), piccolo borgo del soveratese, sono giunte numerose segnalazioni di tentativi di truffa ai danni di anziani, sempre con la medesima modalità. Questa volta, però, le potenziali vittime non hanno creduto alle richieste dei truffatori e si sono recate direttamente in Caserma.

    Alcune di loro hanno anche dato tempestivamente l’allarme, consentendo ai militari di attivare il “piano anti truffa”, predisposto dal Comando Provinciale. Meno di un’ora dopo il primo tentativo, i Carabinieri hanno individuato un giovane non del posto a bordo di un’auto che si aggirava con fare sospetto nel borgo, vicino all’abitazione di una delle potenziali vittime.

  • VIDEO-Colpo alla ‘ndrangheta di Platì: DIA confisca 6Mln di euro ad esponente di spicco della cosca Barbaro

    VIDEO-Colpo alla ‘ndrangheta di Platì: DIA confisca 6Mln di euro ad esponente di spicco della cosca Barbaro

    La Direzione investigativa antimafia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, nella giornata di mercoledì 10 giugno, ha eseguito un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria che ha disposto la confisca di beni, per un valore complessivo stimato in circa 6 milioni, riconducibili “ad un soggetto ritenuto apicale della cosca Barbaro di Platì, su proposta a firma congiunta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia”.

    Il procuratore Giuseppe Borrelli in una nota precisa “che il provvedimento di confisca è stato emesso nell’ambito di un procedimento di prevenzione pendente in primo grado. Pertanto, il decreto non è ancora definitivo e restano impregiudicate le successive fasi di giudizio a seguito di eventuale impugnazione”.

    L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto alla criminalità organizzata e al patrimonio accumulato dalle cosche mafiose attraverso attività illecite.

     

  • Denunce online: prosegue in via sperimentale il nuovo servizio della Polizia. Disponibile anche nell’app IO

    Denunce online: prosegue in via sperimentale il nuovo servizio della Polizia. Disponibile anche nell’app IO

    A partire da oggi, 15 giugno, è operativo, in via sperimentale, il nuovo servizio della Polizia di Stato “Denunce online”. Il portale, raggiungibile all’indirizzo https://denunceonline.poliziadistato.it/, offre ai cittadini un servizio di trasmissione telematica di pre-denuncia, da formalizzare, entro le successive 48 ore, presso un Ufficio della Polizia di Stato, previo appuntamento da fissare tramite il servizio di prenotazione, sempre sulla stessa piattaforma. Al momento, il nuovo sistema di denunce online è attivo, per la fase di sperimentazione, presso la questura di Rieti, la questura di Frosinone ed i commissariati di Cassino, Fiuggi e Sora, il Centro operativo per la Sicurezza cibernetica Lazio e le sezioni dipendenti di Frosinone, Rieti, Viterbo e Latina, il Compartimento Polizia ferroviaria Lazio e i dipendenti posti di Frosinone, Orte, Roma Ciampino, Roma Termini e la sottosezione di Roma Tiburtina e, infine, presso il Compartimento Polizia stradale Lazio e Umbria e le sezioni di Frosinone e Rieti.

    Le fattispecie per le quali è possibile presentare una pre-denuncia sono: furto, frode informatica, truffa, accesso abusivo a sistema informatico o telematico, indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento, diffamazione online. È invece operativo, in tutta Italia, sempre a partire da oggi, il sistema di denunce online per la segnalazione di smarrimento di beni personali come: cellulare, tablet, computer portatile, chiavi, denaro, passi di accesso al veicolo, carta d’identità cartacea o elettronica, contrassegno parcheggio invalidi, libretto o tessera postale, targa, bancomat e carta di credito. In questi casi, è sufficiente effettuare la segnalazione di smarrimento online , sul portale, senza doversi presentare presso l’ufficio di Polizia per la formalizzazione della stessa. Il verbale protocollato sarà poi disponibile, entro 96 ore dall’invio, all’interno dell’area personale del portale “Denunce Online”.

    Il documento, scaricato dalla piattaforma, sarà valido per la successiva richiesta di rilascio di una copia, per l’emissione di un nuovo documento o per altre eventuali richieste. Il link al portale “Denunce Online” è infine disponibile anche nell’app IO nella sezione “Servizi” del Ministero dell’Interno – Dipartimento della pubblica sicurezza.