Un autobus delle Ferrovie della Calabria, in servizio sulla tratta Palmi-Delianuova in provincia di Reggio Calabria, intorno alle 13,30, è entrato in avaria ed ha preso fuoco dal vano motore per cause ancora in corso di accertamento, è entrato in avaria ed ha preso fuoco. Nonostante l’intervento dell’autista e dei Vigili del Fuoco, prontamente intervenuti, il mezzo è andato completamente distrutto.
I viaggiatori che si trovavano a bordo non hanno riportato alcun danno, ciononostante l’Amministratore unico di FdC, Aristide Vercillo Martino, ha disposto immediatamente un’inchiesta amministrativa interna volta ad accertare le cause dell’accaduto.
Per garantire la regolare programmazione delle corse di trasporto pubblico locale nella zona del comprensorio di Gioia Tauro, è stato inoltre disposto il trasferimento di un autobus sostitutivo per evitare disagi all’utenza.

Categoria: Crotone
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Avaria al vano motore: a fuoco autobus delle Ferrovie della Calabria nel Reggino
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Lamezia, 38enne minaccia di gettarsi da un ponte del parco ‘Mastroianni’: salvato dalla Polizia
Lamezia Terme- Ieri gli Agenti del Commissariato di P.S. di Lamezia Terme hanno salvato un uomo che voleva togliersi la vita. Appena passate le due di notte, giungeva una segnalazione alla Centrale Operativa 113, per avvisare che una persona in evidente stato di alterazione alcolemica, minacciava di gettarsi da un ponte con l’intendo di uccidersi, senza però dare indicazioni precise di quale ponte si trattasse.
Allertate le Volanti impegnate nel controllo del territorio, i poliziotti riuscivano in pochi minuti a rintracciare il luogo: il ponte che sovrasta il fiume Piazza che scorre all’interno del parco “Felice Mastroianni”. Un viadotto circondato da un ponteggio di protezione e chiuso al transito, per lavori di manutenzione.
L’uomo era con le gambe a penzoloni verso il fiume sottostante, pronto a gettarsi nel copioso flusso d’acqua alimentato dalle abbondanti piogge cadute durante la giornata.
Dopo un tentativo di persuasione andato male, gli Agenti decidono di scavalcare la recinzione posta a protezione del cantiere, portandosi sul ponte in manutenzione. Raggiungono così l’uomo e, con un repentino balzo, riuscono a bloccarlo, non senza resistenza da parte del soggetto che era fortemente determinato a compiere l’insano gesto di suicidarsi.
Messo in sicurezza su una zona pianeggiante del parco, veniva identificato in V.I., romeno di 38 anni, residente a Lamezia, il quale in evidente stato confusionale, dichiarava agli Agenti di volersi togliere la vita in quando era solo e senza mezzi di sostentamento.
Anche all’arrivo dell’ambulanza del 118, mentre i sanitari gli prestavano le prime cure, il 38enne si divincolava e tentava di risalire sul ponte per gettarsi di sotto ma, grazie alla prontezza dei poliziotti tale proposito veniva fermato. Subito dopo il malcapitato è stato trasportato presso il locale pronto soccorso, per ulteriori accertamenti. -

VIDEO-Operazione “Soldi rosso sangue”, sequestrati 360mila euro in contanti alla cosca Mannolo
Cutro (KR) – Un colpo alla “cassaforte” dei Mannolo di San Leonardo di Cutro: è quello assestato con l’operazione “Soldi rosso sangue” condotta dalla Guardia di finanza di Crotone, con il coordinamento del Procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri e diretta dal sostituto Domenico Guarascio, che ha portato al sequestro di 360 mila euro in contanti a disposizione della cosca.
I finanzieri, all’alba, hanno compiuto una serie di perquisizioni in esecuzione di un provvedimento a carico di persone accusate di aver nascosto denaro contante, provento delle attività criminali, per conto del capo del “locale di ‘ndrangheta” di San Leonardo di Cutro.
Già l’indagine “Malapianta”, sempre condotta dalla Guardia di finanza crotonese aveva consentito di scoprire l’esistenza di un “locale” nell’agro di San Leonardo, facente capo alle famiglie Mannolo, Trapasso e Zoffreo, con ramificazioni in Puglia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e proiezioni estere con a capo Alfonso Mannolo, attualmente detenuto.
Dall’indagine erano emersi elementi che facevano ritenere l’ausilio di “insospettabili” utilizzati per custodire somme di denaro.
Grazie ai contenuti di alcune intercettazioni e alle dichiarazioni di Dante Mannolo, figlio del boss divenuto collaboratore di giustizia, si è arrivati adesso ad identificare alcuni soggetti e siti dove era presumibile ritenere fossero occultate somme di denaro contante.
Così durante una perquisizione, nascoste all’interno di intercapedini dei muri di un’abitazione e di un muro di cinta di una villa, è stata trovata la somma posta sotto sequestro.
Gli inquirenti ritengono che il denaro, probabile provento di attività di usura, estorsione e traffico di droga, dovesse essere reimpiegato nelle attività criminali della cosca.
Si prevedono ulteriori sviluppi. -

Crucoli (KR), Sequestrato il centro di stoccaggio rifiuti elettrici ed elettronici
Crucoli (KR) – I Carabinieri del N.O.E. di Catanzaro, coadiuvati dalla locale Stazione Carabinieri, nel corso delle attività finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute pubblica, hanno svolto attività ispettiva presso il centro di stoccaggio provvisorio di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche RAEE, ubicata alla Frazione Torretta, localita’ Piano di Pasqua, utilizzato illecitamente per lo stoccaggio di altre tipologie di rifiuti urbani e non.
Al termine degli accertamenti, veniva deferito in stato di libertà all’A.G. il Responsabile del servizio di gestione dei rifiuti, per aver violato la normativa in materia ambientale.
Nel corso della medesima attività, veniva sottoposto a sequestro il predetto centro di stoccaggio, utilizzato illecitamente per lo stoccaggio di altre tipologie di rifiuti, per una superficie di mq. 1.500, per un valore complessivo che si aggira attorno ai 300.000,00 mila euro. -

VIDEO-Operazione ‘Golgota, 36 arresti, 67 indagati: ecco immagini ed intercettazioni
Crotone – Decine di arresti da parte della Polizia di Stato su ordine della Dda di Catanzaro, in una maxioperazione nell’ambito di una indagine contro cosche di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro. Pesanti le accuse: associazione di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi e munizioni nonché associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. La maxioperazione della Polizia di Stato ha colpito le famiglie di ‘ndrangheta Arena-Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto e Mannolo di San Leonardo di Cutro.
Ecco le immagini riprese dagli investigatori e le intercettazioni che hanno inchiodato le cosche.
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Operazione ‘Golgota’, Gratteri: nel Crotonese c’è ‘ndrangheta di serie A
Crotone – “Questa è ndrangheta di serie A, riconosciuta in ambito giudiziario sin dagli anni sessanta, domina gran parte della provincia di Crotone”. E’ quanto ha tenuto a sottolineare il procuratore Distrettuale antimafia e della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri intervenendo questa mattina alla conferenza stampa presso la Questura di Crotone per illustrare i dettagli dell’operazione ‘Golgota’ che ha portato all’arresto di 36 persone, in gran parte affiliate alle cosche di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo d Cutro.
Due associazioni di stampo mafioso
“In particolare ci sono due associazioni di stampo mafioso e due associazioni dedite al traffico di sutpefacenti, oltre a numerosi reati fine: i capi di imputazione sono 108, non solo per droga ma per la detenzione di decine e decine di armi comuni e da guerra, perché questo territorio negli anni è stato martoriato da decine di omicidi di mafia e più volte, dal 2018 ad oggi – ha spiegato Gratteri – siamo intervenuti con azioni di ‘disturbo’ per impedire altri omicidi e altro sangue. Dunque un grande lavoro sul piano probatorio, un grandissimo lavoro fatto dalla squadra Mobile di Crotone e da quella di Catanzaro coordinate dallo Sco di Roma”.
Gli occhi della DDA sul territorio
“Su questo territorio ho messo tre sostituti della Dda solo per circondario di Crotone: Sirleo, Guarascio e Mandorfino, magistrati molto preparati, tra i migliori che ho alla Dda di Catanzaro” ha detto ancora il procuratore Gratteri. “In questi anni il Capo della Polizia, il comandante generale dei Carabinieri e quello della Guardia di finanza hanno mandato e stanno mandando uomini di primo piano, stiamo ottenendo grandi risultati ma malgrado questo le famiglie continuano a rigenerarsi: arrestati i padri ci sono i figli e poi i nipoti. E’ un continuo rincorrersi. Vuol dire che le regole del gioco dovrebbero cambiare. Non basta solo l’azione giudiziaria” ha commentato Gratteri aggiungendo però che “le cose stanno migliorando; su questo territorio ci sono commercianti usurati e estorti che stanno collaborando. Vuol dire che noi magistrati e forze dell’ordine cominciamo ad essere credibili e questo ci conforta. Pensiamo di essere sulla strada giusta. Mi rendo conto che dovremmo fare di più e che altri pezzi dello Stato dovrebbero fare di più”. -

Operazione ‘Golgota’, gli indagati erano a conoscenza di indagini e operazioni
Crotone – E’ il frutto di due distinti filoni d’indagine che poi si sono intrecciati l’operazione “Golgota” condotta dalla polizia e che ha consentito, secondo gli investigatori, di fare luce su un ampio spaccato criminale del territorio della provincia crotonese. Un’inchiesta che ha evidenziato anche aspetti “inquietanti”, quale la capacità degli indagati di acquisire informazioni sulle indagini in corso e le operazioni in procinto di essere compiute emersa dalle intercettazioni.
Prosecuzione operazine “Tisifone”
Trentasei le persone arrestate stamani – complessivamente gli indagati sono 67 – accusate, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi e munizioni nonché associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. L’indagine, coordinata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dai pm Paolo Sirleo e Domenico Guarascio e svolta dai poliziotti della Squadra mobile di Crotone in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo, ha riguardato la cosca Arena-Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto e la famiglia dei Mannolo appartenenti al ceppo cosiddetto dei “pecorari” operanti sul territorio di San Leonardo di Cutro. L’attività investigativa su Isola di Capo Rizzuto ha rappresentato una prosecuzione dell’operazione “Tisifone” scattata il 20 dicembre 2018 su disposizione della Dda catanzarese nei confronti di 23 soggetti facenti parte delle famiglie di ‘ndrangheta Arena-Nicoscia-Manfredi-Capicchiano che, al tempo, aveva scongiurato la ripresa di una nuova guerra di mafia, e ha consentito di fare luce sulle successive dinamiche criminali operanti sul territorio di Isola di Capo Rizzuto, sulle propaggini della cosca al nord Italia mediante l’infiltrazione in imprese delle quali acquisivano la gestione imponendo la loro protezione e sui rapporti che le famiglie isolitane mantengono con altre famiglie di ‘ndrangheta del crotonese in particolare con i Megna di Papanice e con la famiglia Mannolo di San Leonardo di Cutro.
Intrecci con traffico droga
Proprio con quest’ultimi sono emersi gli intrecci con un’altra indagine relativa a un traffico di sostanza stupefacente il cui epicentro era proprio il territorio di San Leonardo che riforniva l’intera provincia, compresa Isola di Capo Rizzuto, di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente. Dalle intercettazioni è emerso che la famiglia Mannolo aveva stretti rapporti con soggetti di Crotone e Isolitani nella fornitura di cocaina e marijuana nonché la disponibilità di numerose armi che, nel corso delle indagini, sono state sequestrate insieme alla droga. Dall’inchiesta emerge anche l’operatività di diverse associazioni sul territorio crotonese dedite al traffico di droga in grado di muovere decine di chili per tutta la penisola oltre che un vero e proprio spaccato di “storia criminale” della provincia degli ultimi anni corredata da alleanze, rivalità e cambi di strategie. -

Crotone, 76° anniversario morte di Giovanni Palatucci: piantumato un ulivo e apposta targa ricordo
Crotone – Cerimonia commemorativa per il 76° anniversario della morte di Giovanni Palatucci, questa mattina,
nella Chiesa della Beata Vergine di Rosario di Pompei ove Pancrazio Limina (Don Ezio) ha officiato la SS. Messa e ha poi ricordato il Questore di Fiume Italiana, rimarcando il suo operato ai presenti.
Salvò migliaia di persone
Nel 1938 in Italia vennero promulgate le leggi razziali, in seguito alle quali iniziò anche nel nostro paese la persecuzione degli ebrei. Giovanni Palatucci, giovane questore reggente di Fiume, in quel momento ancora italiana, aiutò senza sosta e senza risparmiarsi i perseguitati di ogni genere, in primis ebrei,
In quegli anni riuscì a volte con l’aiuto del Vescovo di Campagna Giuseppe Palatucci a salvare almeno 5000 persone dai rastrellamenti dei nazisti, come comprovato da testimonianze univoche e incontrovertibili, fino a quando venne arrestato il 13 dicembre 1944.
Deportato nel lager di Dachau, a causa di un’infezione di tifo petecchiale oppure in seguito all’iniezione letale il 10 febbraio 1945 Giovanni Palatucci muore a solo trentasei anni. Esempio di virtù che ancora oggi viene ricordato da Cristiani e Comunità Ebraiche per il suo carattere dedito verso coloro i quali rischiavano la vita e maggiormente in quel periodo verso gli Ebrei.
Costa: non dimenticare
Il Referente dell’Associazione ‘G. Palatucci O.D.V’, Vincenzo Costa, leggendo la Preghiera di beatificazione del “Servo di Dio Giovanni Palatucci” ha esortato i fedeli intervenuti a non dimenticare. Inoltre ha sottolineato la collaborazione dei Referenti dell’Ass. G. Palatuci di Cosenza ( A. Cosentino ) e di Catanzaro (Emilio Verrengia).
Dopo la SS. Messa presso i giardini del Monumento dei Caduti, sito in Piazza Umberto, dono dell’ Associazione G. Palatucci in collaborazione e della Questura nonché del Comune di Crotone si è provveduto a piantumare un albero di Ulivo ed apporre un Targa Ricordo.
Intervenuti il Vice Prefetto dr. Sergio Mazzia il Questore Dr. Massimo Gambino e il il Vice Questore dr. Paolo Iodice, il cav. Vincenzo Costa, Don Ezio Limina, inoltre presenti molte Autorità Istituzionali ed esponenti delle varie Associazioni d’arma con i rispettivi labari.

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‘Ndrangheta: perquisizioni e sequestri di Dda Brescia
Quindici perquisizioni e un sequestro preventivo d’urgenza di attività economiche tra cui importanti società di autotrasporti e società immobiliari ed edili, per circa 1 milione e mezzo di euro sono stati eseguiti euro nell’ambito di un operazione della Dda di Brescia contro gruppi legati alla ‘ndrangheta ‘nel Nord Italia.
L’indagine è stata svolta dallo Sco della Polizia di Stato, dalle Squadre Mobili di Brescia e Mantova, dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza e dal G.I.C.O. del Nucleo di Brescia, coordinati dai pm Paolo Savio e Claudia Moregola. I beni sequestrati rappresentano parte dei reinvestimenti della locale di ‘ndrangheta che operava a Viadana (Mantova) affiliata alla famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto. Sotto sequestro quote sociali e patrimoni aziendali di quattro società di autotrasporti nelle province di Mantova, Reggio Emilia e Crotone e riconducibili al gruppo, sette fabbricati, tre terreni e 14 automezzi. -

Rocca di Neto, tre denunce per diffamazione aggravata on line
Rocca di Neto (KR) – Li chiamano “leoni da tastiera”. Sono quei soggetti sempre pronti a insultare chiunque nelle piattaforme social.
Per tre di loro è scattata la denuncia.
I carabinieri della Stazione di Rocca di Neto, infatti, al termine di accertamenti, hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria, tre persone del luogo, ritenute responsabili del reato di “diffamazione aggravata”.
I carabinieri hanno accertato che, in seguito ad un post pubblicato sul social network di una testata giornalistica on line, relativo alla sospensione dell’attività di una sala giochi ed al sanzionamento dei suoi titolari e di alcuni avventori da parte di personale della Questura di Crotone, i predetti hanno inserito dei commenti dal contenuto diffamatorio nei confronti dell’organo di polizia che aveva proceduto.


