Vice prefetto condannato a (solo) 1 anno e 6 mesi per violenza sessuale: “Caso di minore gravità”

Reggio Calabria – Una nuova sentenza destinata a far discutere. Il Tribunale di Reggio Calabria ha condannato a 1 anno e sei mesi il viceprefetto Antonio Contarino riconosciuto colpevole di violenza sessuale.
Di ben altra portata era stata la richiesta di condanna avanzata all’esito del dibattimento dal pubblico ministero Sara Amerio, che aveva chiesto 7 anni e 7 mesi di carcere.
Il Collegio, però, ha ritenuto che “la condotta posta in essere da Contarino configuri un caso di ‘minore gravità’”.
Un convincimento che i giudici hanno maturato in quanto “il gesto si è concretizzato in uno strofinamento, attuato senza alcuna forza (…) la condotta è durata per brevissimo tempo e allo scostamento delle donne l’imputato non ha reagito con un comportamento violento, limitandosi a porre fine alla sua condotta molesta”.
Una motivazione che, in linea con altre recenti sentenze su analoghi casi di violenza sessuale registrate in Italia, farà certamente molto discutere.
Il vice prefetto Contarino, all’epoca dei fatti oggetto del processo nel settembre 2015, rivestiva il ruolo presidente della commissione straordinaria al Comune di Bagnara Calabra, carica ricoperta fino a novembre 2016.
Secondo le accuse Contarino “all’interno del proprio ufficio aveva ricevuto due donne che a lui si erano rivolte per avere un sussidio, stante la loro precaria condizione economica familiare. Nei confronti di entrambe, seppur in episodi distinti, il dirigente, dopo averle rassicurate circa il soddisfacimento delle proprie richieste, le accompagnava verso l’uscita palpeggiandole”.
Probabilmente intimidite anche dal ruolo istituzionale del viceprefetto, non sono state le vittime a denunciarlo, ma una serie di esposti anonimi hanno messo in allarme il maresciallo della locale Stazione dei carabinieri. E le indagini non hanno fatto che confermare il quadro denunciato, tanto da indurre la Procura a chiedere e ottenere l’arresto del viceprefetto, posto ai domiciliari, nel luglio 2017.
Nel corso del processo sono emersi, inoltre, tutta una serie di elementi che, comunque, hanno convinto il Collegio del Tribunale nel “ridimensionare la gravità del fatto” fra cui la brevità del contatto, la mancanza di reazione violenta quando le due donne si sono scostate e “le modalità di tempo e luogo (in pieno giorno, durante le ore lavorative di tutti i dipendenti comunali e all’interno dell’ufficio del presidente di Commissione)”.