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	<title>unione europea Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 11 Jun 2026 18:02:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Peperoncino di Calabria conquista l’IGP nel registro dell&#8217;Unione Europea: soddisfazione per Cia Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 18:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Profonda soddisfazione e orgoglio per l’ufficializzazione dell’Iscrizione dell’Indicazione Geografica Protetta “Peperoncino di Calabria” nel registro dell’Unione Europea, sancita dal Regolamento di Esecuzione (UE) 2026/1273&#8243;&#8211; è quanto esprime Cia-Agricoltori Italiani della Calabria. &#8220;Questo riconoscimento rappresenta il coronamento di un lungo percorso e premia il lavoro e il sacrificio dei produttori calabresi. Il peperoncino, simbolo indiscusso dell’identità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Profonda soddisfazione e orgoglio per l’ufficializzazione dell’Iscrizione dell’Indicazione Geografica Protetta “Peperoncino di Calabria” nel registro dell’Unione Europea, sancita dal Regolamento di Esecuzione (UE) 2026/1273&#8243;</em>&#8211; è quanto esprime Cia-Agricoltori Italiani della Calabria.</p>
<p>&#8220;<em>Questo riconoscimento rappresenta il coronamento di un lungo percorso e premia il lavoro e il sacrificio dei produttori calabresi. Il peperoncino, simbolo indiscusso dell’identità gastronomica e culturale della nostra regione, ottiene finalmente la tutela e la valorizzazione che merita sui mercati internazionali. L’IGP &#8211; </em>sottolinea Cia Calabria<em> &#8211; non è solo un marchio di qualità, ma un potente strumento di contrasto alle contraffazioni e un volano economico per le aree rurali della Calabria. Questo successo dimostra che la sinergia tra territorio, tradizione e istituzioni è la chiave per rendere la nostra agricoltura sempre più competitiva e sostenibile&#8221;.</em></p>
<p>Cia Calabria &#8211; inoltre. &#8220;<em>invita ora tutti gli attori della filiera a fare rete per massimizzare l’impatto di questa storica certificazione, trasformandola in una concreta opportunità di reddito, occupazione e promozione turistica per l’intera regione&#8221;.</em></p>
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		<title>Draghi: Ue già in crisi, deve cambiare. &#8220;Servono investimenti senza precedenti&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/draghi-ue-gia-in-crisi-deve-cambiare-servono-investimenti-senza-precedenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 10:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cambiare]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vuole aumentare la propria produttività, e quindi, nel lungo periodo, preservare il proprio modello sociale, l&#8217;Ue deve &#8220;cambiare radicalmente&#8221;, perché &#8220;siamo già in modalità crisi. Non riconoscerlo significa ignorare la realtà&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme dell&#8217;ex presidente della Bce e del Consiglio Mario Draghi, che presenta a Bruxelles, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se vuole aumentare la propria produttività, e quindi, nel lungo periodo, preservare il proprio modello sociale, l&#8217;Ue deve &#8220;cambiare radicalmente&#8221;, perché &#8220;siamo già in modalità crisi. Non riconoscerlo significa ignorare la realtà&#8221;. E&#8217; l&#8217;allarme dell&#8217;ex presidente della Bce e del Consiglio <strong>Mario Draghi</strong>, che presenta a Bruxelles, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il suo rapporto sul futuro della competitività europea, composto da due documenti, uno riassuntivo di una sessantina di pagine e l&#8217;altro approfondito, di oltre 300 pagine. &#8220;Questo rapporto &#8211; dice Draghi &#8211; arriva in un momento difficile per il nostro continente. Dobbiamo abbandonare l’illusione che solo rimandando si possa preservare il consenso. In realtà, la procrastinazione ha solo prodotto una crescita più lenta. E di certo non ha prodotto alcun consenso. Siamo arrivati al punto in cui, senza agire, dovremo sacrificare il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà&#8221;. &#8220;Perché la strategia delineata in questo rapporto abbia successo &#8211; aggiunge Draghi &#8211; dobbiamo iniziare una valutazione comune della nostra posizione, degli obiettivi a cui vogliamo dare priorità, dei rischi che vogliamo evitare e dei compromessi che siamo disposti a fare. Dobbiamo garantire che le nostre istituzioni, democraticamente elette, siano al centro di questi dibattiti. Le riforme possono essere veramente ambiziose e sostenibili solo se godono del sostegno democratico&#8221;, avverte infine. &#8220;Se l’Europa non potrà diventare più produttiva &#8211; avverte &#8211; saremo costretti a scegliere. Non saremo in grado di diventare, allo stesso tempo, leader nelle nuove tecnologie, un faro della responsabilità climatica e un attore indipendente sulla scena mondiale. Non saremo in grado di finanziare il nostro modello sociale. Dovremo ridimensionare alcune, se non tutte, le nostre ambizioni. Questa è una sfida esistenziale&#8221;. &#8220;I valori fondamentali dell’Europa &#8211; aggiunge &#8211; sono prosperità, equità, libertà, pace e democrazia in un ambiente sostenibile. L’Ue esiste per garantire che gli europei possano sempre beneficiare di questi diritti fondamentali. Se l’Europa non sarà più in grado di fornirli ai suoi cittadini, o se dovrà barattare l’uno con l’altro, avrà perso la sua ragion d’essere. L’unico modo per affrontare questa sfida è crescere e diventare più produttivi, preservando i nostri valori di equità e inclusione sociale. E l’unico modo per diventare più produttiva è che l’Europa cambi radicalmente&#8221;, afferma. Se non vogliono continuare ad arretrare in un contesto internazionale in rapida evoluzione, l&#8217;Unione Europea e i suoi Stati membri devono &#8220;agire&#8221; e smetterla di &#8220;procrastinare&#8221;, di rinviare le decisioni che devono essere prese, nell'&#8221;illusione&#8221; di preservare in questo modo il &#8220;consenso&#8221; degli elettori. L&#8217;Unione Europea deve agire per riformarsi, se non vuole spegnersi in una &#8220;lenta agonia&#8221;. &#8220;Non è così &#8211; risponde a chi gli chiede se il messaggio sia &#8220;fate questo o morirete&#8221; &#8211; è piuttosto: fatelo, o sarà una lenta agonia&#8221;.</p>
<p>Per Draghi, &#8220;dobbiamo assumere una nuova posizione nei confronti della cooperazione: rimuovendo gli ostacoli, armonizzando regole e leggi e coordinando le politiche. Ci sono diversi ambiti in cui possiamo procedere. Ma quello che non possiamo fare è non andare avanti affatto&#8221;. &#8220;La nostra fiducia che riusciremo ad andare avanti &#8211; aggiunge &#8211; dovrebbe essere forte. Mai in passato la dimensione dei nostri Paesi è apparsa così piccola e inadeguata rispetto alla portata delle sfide. Da molto tempo l’autoconservazione non era un problema simile, che riguarda tutti. Le ragioni per una risposta unitaria non sono mai state così convincenti. Nella nostra unità troveremo la forza per riformare&#8221;. Draghi sottolinea quindi che &#8220;la maggior parte delle proposte&#8221; contenute nel rapporto &#8220;sono concepite per essere attuate rapidamente, per fare una differenza tangibile per le prospettive dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Servono investimenti senza precedenti&#8221;</strong><br />
L’Unione Europea, dice Draghi, dovrà affrontare nei prossimi anni investimenti in una misura &#8220;senza precedenti&#8221; nella sua storia recente. &#8220;L&#8217;Ue sta entrando nel primo periodo della sua storia recente in cui la crescita non sarà sostenuta dall’aumento della popolazione. Entro il 2040, si prevede che la forza lavoro diminuirà di quasi 2 milioni di lavoratori ogni anno. Dovremo puntare maggiormente sulla produttività per stimolare la crescita. Se l’Ue dovesse mantenere il suo tasso medio di crescita della produttività dal 2015, sarebbe sufficiente mantenere il Pil costante fino al 2050, in un momento in cui l’Ue si trova ad affrontare una serie di nuove esigenze di investimento che dovranno essere finanziate attraverso una crescita più elevata&#8221;. &#8220;Per digitalizzare e decarbonizzare l’economia e aumentare la nostra capacità di difesa &#8211; aggiunge &#8211; la quota di investimenti in Europa dovrà aumentare di circa 5 punti percentuali del Pil, fino a raggiungere livelli visti l&#8217;ultima volta negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Si tratta di un dato senza precedenti: per fare un confronto, gli investimenti aggiuntivi previsti dal piano Marshall tra il 1948 e il 1951 ammontavano a circa l’1-2% del Pil annuo&#8221;, conclude.</p>
<p><strong>&#8220;Norme incoerenti e restrittive&#8221;</strong><br />
L&#8217;Unione Europea e i suoi Stati membri comprimono lo sviluppo delle imprese innovative con normative &#8220;incoerenti&#8221; e &#8220;restrittive&#8221;, con il risultato che i pochi &#8216;unicorni&#8217; che nascono in Europa vanno a crescere negli Usa. &#8220;Poiché le imprese dell’Ue sono specializzate in tecnologie mature in cui il potenziale di scoperta è limitato &#8211; ricorda &#8211; spendono meno in ricerca e innovazione: 270 miliardi di euro in meno rispetto alle loro controparti statunitensi nel 2021. La classifica dei principali investitori in R&amp;I in Europa è stata dominata da aziende automobilistiche negli ultimi vent&#8217;anni&#8221;. &#8220;Era così anche negli Stati Uniti all’inizio degli anni 2000 &#8211; aggiunge &#8211; con il settore automobilistico e quello farmaceutico in testa, ma ora i primi 3 sono tutti nel settore tecnologico. Il problema non è che all’Europa manchino idee o ambizioni. Abbiamo molti ricercatori e imprenditori di talento che depositano brevetti. Ma l’innovazione è bloccata nella fase successiva: non riusciamo a tradurre l’innovazione in commercializzazione, e le aziende innovative che vogliono espandersi in Europa sono ostacolate, in ogni fase, da normative incoerenti e restrittive&#8221;. &#8220;Di conseguenza, molti imprenditori europei preferiscono cercare finanziamenti da venture capitalist statunitensi ed espandersi nel mercato Usa. Tra il 2008 e il 2021, quasi il 30% degli &#8216;unicorni&#8217; fondati in Europa, startup che in seguito sarebbero state valutate oltre 1 miliardo di dollari, hanno trasferito la propria sede all’estero. E la stragrande maggioranza si è trasferita negli Stati Uniti&#8221;, conclude.</p>
<p><strong>&#8220;Finanziamenti comuni per beni collettivi europei&#8221;- </strong>Draghi sottolinea che l&#8217;Unione Europea dovrebbe prevedere forme di &#8220;finanziamento congiunto&#8221; per i &#8220;beni collettivi europei fondamentali&#8221;, magari emettendo &#8220;safe asset&#8221; europei (titoli obbligazionari a basso rischio), dato che i soli capitali privati non potranno coprire il cospicuo fabbisogno di investimenti che il Vecchio Continente avrà nei prossimi anni. &#8220;Mentre l’Europa deve avanzare con l&#8217;Unione dei mercati dei capitali &#8211; dice Draghi &#8211; il settore privato non sarà in grado di sostenere la parte del leone nel finanziamento degli investimenti, senza il sostegno del settore pubblico. Inoltre, quanto più l’Ue sarà disposta a riformarsi per generare un aumento della produttività, tanto più aumenterà lo spazio fiscale e tanto più facile sarà per il settore pubblico fornire questo sostegno&#8221;. &#8220;Questa relazione &#8211; prosegue &#8211; evidenzia perché aumentare la produttività è fondamentale. Ha anche implicazioni per l’emissione di safe asset comuni. Per massimizzare la produttività, saranno necessari finanziamenti congiunti per gli investimenti in beni collettivi europei fondamentali, come l’innovazione di frontiera. Allo stesso tempo, ci sono altri beni collettivi identificati in questo rapporto &#8211; aggiunge &#8211; come gli appalti per la difesa o le reti transfrontaliere, che senza un’azione comune saranno disponibili in misura insufficiente. Se ci fossero le condizioni politiche e istituzionali, anche questi progetti richiederebbero un finanziamento comune&#8221;, conclude.<br />
(<em>Adnkronos</em>)</p>
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		<item>
		<title>Marziale (Osservatorio minori) lancia l&#8217;allarme su un nuovo dramma legato alla guerra tra Russia e Ucraina</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/marziale-osservatorio-minori-lancia-lallarme-su-un-nuovo-dramma-legato-alla-guerra-tra-russia-e-ucraina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 15:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Marziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dramma della guerra in Ucraina porta con sé altri drammi. Come quello legato al traffico di minorenni fiorente in tutto il mondo. A lanciare l&#8217;allarme è Antonio Marziale, sociologo e presidente dell&#8217;Osservatorio sui diritti dei minori e in passato garante per l&#8217;infanzia della Regione Calabria. Fondato nel 2000, con sede a Milano, l&#8217;osservatorio, un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dramma della guerra in Ucraina porta con sé altri drammi. Come quello legato al traffico di minorenni fiorente in tutto il mondo. A lanciare l&#8217;allarme è Antonio Marziale, sociologo e presidente dell&#8217;Osservatorio sui diritti dei minori e in passato garante per l&#8217;infanzia della Regione Calabria. Fondato nel 2000, con sede a Milano, l&#8217;osservatorio, un vero e proprio comitato scientifico formato da sociologi, psicologi e avvocati che studiano i rischi per l&#8217;infanzia proponendo soluzioni anche sotto il profilo giuridico, si è battuto, ad esempio, per una maggiore tutela dei bambini sui media, contribuendo all&#8217;approvazione di leggi in materia. Ma i rischi maggiori sono legati ai rapimenti di bimbi anche in tenera età. </p>
<p>&#8220;Servono maggiori controlli alle frontiere &#8211; dice all&#8217;AGI Marziale -. Le zone di frontiera, i possibili valichi dovrebbero essere cinturati, cosa impossibile perché l&#8217;Europa non ha più confini fra stati membri e l&#8217;Ue non è attrezzata sotto i profili dell&#8217;ordine pubblico. Vale lo stesso per l&#8217;Italia, perché mancano uomini e mezzi&#8221;.<br />
Marziale teme che la presenza alle frontiere ucraine di profughi diretti verso l&#8217;Unione Europea possa alimentare la tratta dei bambini, un mercato gestito da una rete senza scrupoli che vende minorenni con finalità diverse. &#8220;Si va dalle adozioni illegali &#8211; dice Marziale &#8211; che tutto sommato rappresentano il male minore, a cose più turpi come lo sfruttamento sessuale e il traffico di organi. I bambini sono attesi dai trafficanti ai varchi, non si dà loro la possibilità di percorrere un chilometro oltre la frontiera perché sono là, pronti ad agire, presentandosi come volontari. Spesso si tratta di coppie che non danno nell&#8217;occhio, rubano i passaporti alle madri, costringendole a rimanere schiavi. È molto più che un rischio: è una certezza. A dirlo sono tutte le storie di guerra, anche se non abbiamo dati. Donne e bambini &#8211; sostiene Marziale &#8211; sono bottini di guerra per ragioni diverse. Le donne sono un trofeo o sono destinate alla prostituzione, i bambini sono un business&#8221;. </p>
<p>Si tratta di situazioni che si possono verificare anche in Italia? &#8220;L&#8217;Italia &#8211; risponde Marziale &#8211; rispetto alla pedopornografia e al turismo sessuale, è uno dei paesi più esposti. Non bisogna dimenticare che il nostro paese detiene il primato mondiale di turismo sessuale, ci sono uomini che vanno in paesi dove è facile abbordare i più piccoli. E le ultime statistiche rese note mettono l&#8217;Italia al primo posto. Un paese con questo primato non può essere escluso da questi meccanismi. Abbiamo un&#8217;Italia bella, ma abbiamo anche queste cose. Oggi abbiamo l&#8217;emergenza Ucraina, qui arrivano bambini soli, ma anche in riferimento all&#8217;immigrazione dall&#8217;Africa si può dire la stessa cosa. I bambini che scompaiono finiscono in mano ai caporali e alle mafie. C&#8217;è una rete internazionale con un prezziario&#8221;. Il mercato, secondo Marziale, è anche alimentato dalla burocrazia degli stati. </p>
<p>&#8220;Il nostro sistema di adozione &#8211; dice &#8211; è lento e dispendioso. Diventa conveniente pagare 150.000 euro a un&#8217;organizzazione pur di avere un figlio a tutti i costi. Grazie a documenti falsi le coppie vanno poi all&#8217;estero, vivono lì per qualche anno, poi tornano dicendo che nel frattempo è nato il bambino mascherando l&#8217;adozione illegale. Purtroppo, manca un sistema di controllo, non c&#8217;è un censimento dei minori. Proprio oggi il presidente del Tribunale dei minorenni di Milano, Carla Maria Gatto, denuncia che enti e associazioni non segnalano i bambini presi in carico. Manca una banca dati della popolazione minorile nell&#8217;era di internet. In Italia scompaiono migliaia di bambini. Mancando anche a livello internazionale un sistema istituzionale di controllo, il contributo &#8211; osserva il presidente dell&#8217;Osservatorio &#8211; viene dato dalle organizzazioni non governative. È un marasma in tutta l&#8217;Europa, l&#8217;Italia non è il solo paese ad avere questo problema. La mancata organizzazione di un&#8217;Europa efficace sotto il profilo della sicurezza riguarda tutti i paesi membri. L&#8217;euro non può essere il solo collante dell&#8217;Unione. Colleghi sociologi francesi denunciano gli stessi problemi&#8221;.<br />
Riguardo al caso specifico dell&#8217;Ucraina, Marziale dice: &#8220;Con paesi come l&#8217;Ucraina ci sono rapporti istituzionali per le adozioni legali, ma si tratta di rapporti difficili, figli di un&#8217;impostazione rigida dei loro governi che frappongono difficoltà&#8221;.<br />
(<em>Agi</em>)</p>
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		<title>WhatsApp rischia multa dall&#8217;Unione Europea per violazione della privacy</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/whatsapp-rischia-multa-dallunione-europea-per-violazione-della-privacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 17:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[whatsapp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>WhatsApp, il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook, potrebbe ricevere una multa fino a 50 milioni di euro per violazioni delle norme sulla protezione dei dati dell&#8217;Unione europea. È quanto emerge da indiscrezioni pubblicate sulla stampa europea. L&#8217;app è stata accusata di non aver fornito informazioni adeguate agli utenti sulla condivisione dei dati con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>WhatsApp, il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook, potrebbe ricevere una multa fino a 50 milioni di euro per violazioni delle norme sulla protezione dei dati dell&#8217;Unione europea. È quanto emerge da indiscrezioni pubblicate sulla stampa europea. L&#8217;app è stata accusata di non aver fornito informazioni adeguate agli utenti sulla condivisione dei dati con Facebook. Secondo quanto si apprende da fonti interpellate da Ansa, la settimana prossima il comitato Ue per la privacy (Edpb) dovrebbe discutere del caso durante la sua plenaria con i rappresentanti delle autorità nazionali per la protezione dei dati.<br />
A guidare la richiesta di intervento contro WhatsApp è l&#8217;autorità per la privacy irlandese (Dpa). La sanzione preliminare, su cui ancora si starebbero consultando le diverse agenzie Ue per la privacy, potrebbe rappresentare una delle più elevate mai stabilita in base al Regolamento Ue per la protezione dei dati (Gdpr), in vigore dal 2018. WhatsApp potrebbe ricevere una multa compresa tra i 30 e i 50 milioni di euro per non aver rispettato appieno i requisiti di trasparenza previsti dal Gdpr. Inoltre, le autorità per la privacy potrebbero richiedere a WhatsApp di modificare le modalità di gestione dei dati degli utenti per essere più trasparente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/whatsapp-rischia-multa-dallunione-europea-per-violazione-della-privacy/">WhatsApp rischia multa dall&#8217;Unione Europea per violazione della privacy</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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