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	<title>ultimora Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 29 Sep 2026 17:52:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>AstraZeneca, in Italia programma investimenti in ricerca da 66,2 milioni in 3 anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/astrazeneca-in-italia-programma-investimenti-in-ricerca-da-662-milioni-in-3-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione per attrarre investimenti, competenze e attività di ricerca, AstraZeneca annuncia un programma di investimenti di 66,2 milioni di euro in Italia nei prossimi 3 anni. L&#039;iniziativa, realizzata anche grazie al cofinanziamento di 20 milioni di euro del Fondo per la ricerca e lo sviluppo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;  In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione per attrarre investimenti, competenze e attività di ricerca, AstraZeneca annuncia un programma di investimenti di 66,2 milioni di euro in Italia nei prossimi 3 anni. L&#039;iniziativa, realizzata anche grazie al cofinanziamento di 20 milioni di euro del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del ministero delle Imprese e del Made in Italy, erogato tramite la Fondazione Tech e Biomedical, coinvolgerà oltre 200 centri di ricerca, istituti e strutture sanitarie distribuiti sul territorio nazionale. Il programma &#8211; si legge in una nota &#8211; rappresenta un esempio concreto del valore che la ricerca clinica può generare su tutti i livelli grazie a una collaborazione tra settore pubblico e privato capace di trasformare le risorse in opportunità concrete per il sistema Paese, non solo accesso precoce dei pazienti all&#039;innovazione e rafforzamento della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ma anche trasferimento tecnologico, crescita del sistema economico e attivazione di nuove filiere all&#039;interno di un ecosistema Life Sciences su tutto il territorio nazionale. Secondo le stime disponibili, il programma potrebbe generare un impatto economico complessivo di circa 180 milioni di euro sul Pil italiano e determinare potenziali costi minori per il Ssn stimati in circa 225 milioni. L&#039;investimento si inserisce in una fase di profonda trasformazione della ricerca biofarmaceutica globale. Negli ultimi trent&#039;anni &#8211; ricorda AstraZeneca &#8211; la quota europea degli investimenti globali in ricerca e sviluppo biofarmaceutico è diminuita, passando dal 43% del 1990 al 31% del 2020, mentre quella degli Stati Uniti è cresciuta dal 36% al 53% e la Cina ha raggiunto il 9%. In particolare, analizzando la questione in maniera prospettica, nel 2023 sono stati avviati circa 6.300 nuovi studi clinici in Cina, rispetto ai circa 1.900 in Europa. Parallelamente, a livello globale sono in sviluppo circa 23.000 candidati farmaci e una quota significativa degli investimenti più recenti in ricerca, sperimentazione clinica e capacità produttiva si è concentrata negli Stati Uniti e in Asia. In questo scenario, l&#039;Italia dispone di importanti punti di forza, tra cui una rete diffusa di ospedali e centri di ricerca, competenze scientifiche riconosciute, una crescente esperienza nelle partnership pubblico-private e un sistema sanitario in grado di contribuire alla generazione di evidenze cliniche e real-world. Rafforzare queste condizioni può consentire all&#039;Italia di diventare una delle principali destinazioni europee per gli investimenti nelle Life sciences.  Il programma AstraZeneca &#8211; prosegue la nota &#8211; nasce dall&#039;aggiudicazione dell&#039;Avviso pubblico per la selezione di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nel settore biomedico, promosso dalla Fondazione Tech e Biomedical nell&#039;ambito del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del Mimit. Il cofinanziamento pubblico di 20 milioni di euro consentirà di attrarre e sviluppare ulteriori attività di ricerca e innovazione sul territorio nazionale in diverse aree, compresa quella delle malattie rare, portando il valore complessivo degli investimenti di AstraZeneca in Italia a oltre 66 milioni di euro nel prossimo triennio.  Nell&#039;ambito clinico, AstraZeneca e Alexion avvieranno nel corso del triennio 71 nuovi studi clinici registrativi, di cui 52 su molecole AstraZeneca e 19 su molecole Alexion, con un investimento complessivo di 48 milioni di euro; 12 milioni saranno destinati alla realizzazione di 24 nuovi studi osservazionali e di Real World Evidence, 5 milioni di euro saranno investiti in ricerca indipendente e 1,2 in soluzioni di digital health. Gli studi offriranno a pazienti eleggibili l&#039;opportunità di partecipare a programmi di sviluppo di nuove terapie e contribuiranno a rafforzare il ruolo dei centri italiani nelle reti internazionali di ricerca clinica. La presenza di numerosi centri coinvolti su tutto il territorio nazionale potrà inoltre favorire la valorizzazione delle competenze locali e una più ampia distribuzione delle opportunità di ricerca.  Il programma di AstraZeneca e Alexion vuole essere &quot;una base concreta per dimostrare il potenziale dell&#039;Italia nel diventare il principale per contribuire alla leadership europea nelle Life sciences. Per farlo sarà importante continuare a lavorare su fattori abilitanti come investimenti strutturalmente maggiori nell&#039;innovazione farmaceutica, un accesso tempestivo e omogeneo alle nuove terapie, procedure regolatorie più rapide e prevedibili per l&#039;attivazione degli studi clinici e strumenti di incentivo alla ricerca e sviluppo stabili e di lungo periodo. Collegare in modo più efficace investimenti in ricerca, accesso dei pazienti, sostenibilità del sistema sanitario e crescita economica può consentire all&#039;Italia di valorizzare appieno i propri asset e di competere con maggiore forza sul piano internazionale&quot;. <br />
&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Juventus, Ginevra Elkann potrebbe diventare presidente. Chi è la sorella di John</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/juventus-ginevra-elkann-potrebbe-diventare-presidente-chi-e-la-sorella-di-john/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:40:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Ginevra Elkann potrebbe diventare la nuova presidente della Juventus. A riportarlo oggi, martedì 29 settembre, è l&#039;esperto di calciomercato Matteo Moretto: &#34;Ginevra Elkann verso la presidenza della Juventus&#34;, ha scritto sul proprio profilo X, che ha lasciato intendere come la sorella di John Elkann possa quindi succedere all&#039;attuale numero 1 del club bianconero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Ginevra Elkann potrebbe diventare la nuova presidente della Juventus. A riportarlo oggi, martedì 29 settembre, è l&#039;esperto di calciomercato Matteo Moretto: &quot;Ginevra Elkann verso la presidenza della Juventus&quot;, ha scritto sul proprio profilo X, che ha lasciato intendere come la sorella di John Elkann possa quindi succedere all&#039;attuale numero 1 del club bianconero Gianluca Ferrero. Ma chi è Ginevra Elkann?  Ginevra Elkann è nata a Londra nel settembre del 1979 ed è terzogenita di Alain Elkann e Margherita Agnelli, sorella minore quindi di John e Lapo. È cresciuta tra Inghilterra, Francia e Brasile e si è affermata soprattutto nel mondo del cinema come produttrice e regista.  Si è laureata all&#039;Università americana di Parigi e la sua carriera è iniziata in alcune case di produzioni americane, a New York, e inglesi, a Londra, ed è stata anche assistente alla regia di Bernardo Bertolucci. Nel 2009 ha poi fondato la propria casa di produzione, la Caspian Films, e nel 2012 una casa di distribuzione, la Good Films. Nel 2019 è stata candidata ai David di Donatello come miglior regista esordiente per il lungometraggio &#039;Magari&#039;, il suo primo lavoro da regista.  <br />
&#8212;sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Influenza, prevenzione parte dai bambini: vaccini pediatrici a &#8216;passo lento&#8217; rispetto a quelli degli adulti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/influenza-prevenzione-parte-dai-bambini-vaccini-pediatrici-a-passo-lento-rispetto-a-quelli-degli-adulti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:32:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#34;Ogni anno i bambini sono tra i soggetti più colpiti dall&#039;influenza, ma anche tra i meno protetti: le coperture vaccinali in età pediatrica restano ancora molto inferiori rispetto a quelle registrate negli adulti&#34;. Per individuare strategie condivise per aumentare le coperture istituzioni, federazioni e professionisti della Sanità hanno partecipato a Roma oggi all&#039;evento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Ogni anno i bambini sono tra i soggetti più colpiti dall&#039;influenza, ma anche tra i meno protetti: le coperture vaccinali in età pediatrica restano ancora molto inferiori rispetto a quelle registrate negli adulti&quot;. Per individuare strategie condivise per aumentare le coperture istituzioni, federazioni e professionisti della Sanità hanno partecipato a Roma oggi all&#039;evento &#039;Vaccinazione antinfluenzale &#8211; La prevenzione comincia dall&#039;infanzia&#039;, organizzato da Nomos Centro Studi Parlamentari, con il contributo non condizionante di AstraZeneca.  La vaccinazione antinfluenzale pediatrica &#8211; sottolineano i promotori &#8211; si inserisce infatti in una strategia di prevenzione che riguarda non soltanto la salute dei singoli bambini, ma anche l&#039;impatto dell&#039;influenza sulla comunità e sui servizi sanitari. Secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), nella stagione 2024-25 tutti i 30 Paesi dell&#039;Unione europea coinvolti nella rilevazione prevedevano una raccomandazione per la vaccinazione di bambini e adolescenti, secondo strategie differenziate per età e gruppi a rischio. &quot;Ma tra la raccomandazione vaccinale e l&#039;adesione delle famiglie resta una distanza da colmare &#8211; si legge in una nota &#8211; Per questo, oltre alla disponibilità dell&#039;offerta, diventa centrale la capacità del sistema di accompagnare le famiglie nella scelta informata e nell&#039;accesso alla prevenzione. Da qui la necessità di una strategia condivisa che metta insieme programmazione, comunicazione, accessibilità e fiducia&quot;.    Ad aprire i lavori è stato Andrea Costa, esperto in attuazione Pnrr del ministero della Salute, che ha introdotto il tema dello stato dell&#039;arte della vaccinazione pediatrica antinfluenzale in Italia e degli strumenti per rafforzare le coperture. &quot;La vaccinazione antinfluenzale pediatrica rappresenta un importante strumento di prevenzione, che ci consente di intervenire prima che la malattia produca conseguenze sulla salute delle persone e sui servizi sanitari &#8211; ha dichiarato &#8211; Oggi abbiamo l&#039;opportunità di fare un passo in avanti partendo dai dati sulle coperture e dalle differenze che ancora esistono tra i territori. Ma per aumentare le adesioni non basta organizzare bene l&#039;offerta. La vaccinazione antinfluenzale deve essere inserita in una strategia più ampia, nella quale programmazione, organizzazione dei servizi, comunicazione e fiducia procedano insieme&quot;.  Dopo l&#039;intervento di Paolo Bonanni dell&#039;università degli Studi di Firenze, dedicato alla programmazione e agli obiettivi di sanità pubblica, l&#039;attenzione si è spostata sul livello territoriale e sul ruolo delle Regioni, mettendo a confronto esperienze e modalità organizzative di Lombardia, Puglia ed Emilia Romagna. Il tema della fiducia è stato invece al centro di un panel dedicato al ruolo dei professionisti della salute e delle reti territoriali nel rapporto con le famiglie e nel contrasto alle esitazioni vaccinali. Al confronto hanno partecipato Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip); Antonio d&#039;Avino, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp); Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti); Giulia Ciancarella, Macroarea Simg (Società italiana medici di medicina generale e delle cure primarie) della Promozione di salute e prevenzione; Michele Pellegrini Calace, segretario nazionale di Federfarma, e Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva. &quot;Per aumentare le coperture &#8211; ha affermato Agostiniani &#8211; è necessario rafforzare la fiducia delle famiglie e rendere più semplice l&#039;accesso alla vaccinazione, valorizzando il ruolo dei pediatri come punto di riferimento. Servono quindi informazione chiara, un&#039;offerta vaccinale facilmente accessibile e una collaborazione sempre più stretta tra pediatri, servizi sanitari e istituzioni. È attraverso questo lavoro comune che possiamo trasformare la raccomandazione in una concreta opportunità di prevenzione per un numero sempre maggiore di bambini&quot;. Per Fava, &quot;le differenze territoriali che ancora osserviamo nell&#039;offerta e nelle coperture vaccinali pongono un serio problema di equità. Non possiamo chiedere alle famiglie di aderire alla prevenzione vaccinale se i percorsi di accesso risultano frammentati, complessi o poco chiari a seconda della Regione. La prevenzione è un diritto e deve essere concretamente esigibile per tutti, senza dipendere dal luogo in cui si vive&quot;. A chiudere i lavori &#8211; moderati dal giornalista di Rainews24, Gerardo D&#039;Amico &#8211; è stato il confronto dedicato all&#039;impatto della vaccinazione antinfluenzale pediatrica sulle priorità di salute pubblica, con un focus sull&#039;antimicrobico-resistenza e gli accessi impropri ai servizi sanitari. Al tavolo i rappresentanti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica Ilenia Malavasi e Guido Liris. Dal confronto, conclude la nota, è emersa &quot;la necessità di considerare la vaccinazione antinfluenzale pediatrica come parte di una più ampia strategia di prevenzione, nella quale programmazione, organizzazione territoriale, fiducia e capacità di informare e accompagnare le famiglie devono procedere in modo coordinato. Aumentare le coperture in età pediatrica significa rafforzare la prevenzione e contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale&quot;. <br />
&#8212;salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tajani: &#8220;Governo stabile attrae investimenti&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tajani-governo-stabile-attrae-investimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#34;La salute è la garanzia per poter vivere bene. La sua tutela è quindi fondamentale in ogni società e deve essere una priorità. Se si sta bene si vive a lungo e si è produttivi, dunque il Paese può crescere meglio&#34;. Lo ha detto Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;La salute è la garanzia per poter vivere bene. La sua tutela è quindi fondamentale in ogni società e deve essere una priorità. Se si sta bene si vive a lungo e si è produttivi, dunque il Paese può crescere meglio&quot;. Lo ha detto Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, in occasione della serata &#039;State of Health &#8211; The Milan Dialogue&#039;, organizzata a Milano dalla farmaceutica Lilly. L&#039;evento ha messo in luce lo stretto legame tra salute cardiometabolica e competitività dei Paesi europei. &quot;L&#039;industria farmaceutica è un fiore all&#039;occhiello in Italia e, insieme alla meccanica, è il settore che ci dà migliori risultati &#8211; sottolinea Tajani &#8211; Siamo infatti la quarta potenza commerciale mondiale in termini di export. Credo dunque si possa ribadire l&#039;importanza di un settore vitale per la nostra economia, fondamentale anche per la ricerca che, insieme a innovazione ed educazione, è fondamentale per chi vuole puntare su una politica industriale moderna e competitiva&quot;. &quot;La farmaceutica, anche quella che viene da investimenti esteri, è benvenuta nel nostro Paese, che garantisce stabilità politica &#8211; evidenzia Tajani &#8211; I governi che sono in grado di durare tutta la legislatura rappresentano un&#039;assoluta garanzia per chi vuole investire nel nostro Paese. Non è un caso che siamo riusciti a ottenere un impegno sia da parte delle banche, che delle assicurazioni e delle società petrolifere a credere nel Paese. Questo è un messaggio che diamo ai mercati. Invitiamo tutte le imprese a venire a investire in Italia, perché è un Paese dove c&#039;è stabilità politica e dove si riduce sempre di più la tassazione. Anche la scelta che abbiamo fatto, come Forza Italia in particolare, contro le tassazioni sugli extraprofitti &#8211; conclude &#8211; credo sia un segnale che rassicura chi vuole investire nel nostro Paese&quot;. <br />
&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Khalil (Lilly): &#8220;Con le istituzioni per equo accesso all&#8217;innovazione&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/khalil-lilly-con-le-istituzioni-per-equo-accesso-allinnovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#34;La scienza corre e il divario non nasce dal suo avanzamento, ma piuttosto quando il progresso non può raggiungere i pazienti. In Europa solo il 12% dei pazienti con diabete raggiunge il triplo obiettivo&#34; nel controllo &#34;di glicemia, ipertensione e colesterolo, e circa 22 milioni di europei hanno il diabete ma non lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;La scienza corre e il divario non nasce dal suo avanzamento, ma piuttosto quando il progresso non può raggiungere i pazienti. In Europa solo il 12% dei pazienti con diabete raggiunge il triplo obiettivo&quot; nel controllo &quot;di glicemia, ipertensione e colesterolo, e circa 22 milioni di europei hanno il diabete ma non lo sanno. Serve che l&#039;innovazione che corre raggiunga i pazienti. Il compito delle aziende è quello di lavorare insieme alle istituzioni affinché questo avvenga, perché nessuno può chiudere questo divario da solo&quot;. Così , presidente e amministratore delegato di Lilly Italy Hub, intervenendo ieri a Milano alla serata &#039;State of Health &#8211; The Milan Dialogue&#039;, organizzata dalla farmaceutica. Al centro dell&#039;incontro il ruolo della salute cardiometabolica &#8211; dalla prevenzione alla diagnosi precoce, fino all&#039;accesso alle nuove terapie &#8211; nella sfida per una maggiore competitività e resilienza dei Paesi europei. &quot;Istituzioni, economisti, professionisti della salute, pazienti e industria &#8211; continua Khalil &#8211; si siedano allo stesso tavolo per capire quale può essere un nuovo modello organizzativo per l&#039;Europa.  Così potremo assicurarci che l&#039;innovazione non resti nei laboratori, ma esca e arrivi ai pazienti. Questo è il vero valore dell&#039;innovazione. L&#039;Europa &#8211; afferma &#8211; ha tutti gli ingredienti per continuare a essere attrattiva per l&#039;innovazione nelle Life sciences: ha la scienza, i dati, i ricercatori, un settore manifatturiero molto avanzato. Quello che manca è la coerenza, perché gli investimenti arrivano quando sono invitati, ma rimangano quando si sentono accolti. Serve un quadro organizzativo che non duplichi le regole, ma le semplifichi, dove all&#039;innovazione venga riconosciuto il valore che dà alla società. Un&#039;Europa coesa e unita è forte, un&#039;Europa divisa non può dare una risposta credibile agli investimenti. Di questo abbiamo parlato a &#039;State of Health &#8211; The Milan Dialogue&#039;, per definire una proposta concreta su come l&#039;Europa può organizzarsi per andare avanti e cogliere le nuove opportunità di investimento nel continente&quot;. <br />
&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Malattie cardiometaboliche, l&#8217;Europa punta su prevenzione e cure</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/malattie-cardiometaboliche-leuropa-punta-su-prevenzione-e-cure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;Europa dispone oggi di conoscenze scientifiche capaci di cambiare la traiettoria delle patologie cardiometaboliche. La sfida è fare in modo che questo progresso si traduca rapidamente e in modo più omogeneo in prevenzione, diagnosi precoce, continuità delle cure e accesso. È da qui che nasce &#039;State of Health &#8211; The Milan Dialogue&#039;, evento [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/malattie-cardiometaboliche-leuropa-punta-su-prevenzione-e-cure/">Malattie cardiometaboliche, l&#8217;Europa punta su prevenzione e cure</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;  L&#039;Europa dispone oggi di conoscenze scientifiche capaci di cambiare la traiettoria delle patologie cardiometaboliche. La sfida è fare in modo che questo progresso si traduca rapidamente e in modo più omogeneo in prevenzione, diagnosi precoce, continuità delle cure e accesso. È da qui che nasce &#039;State of Health &#8211; The Milan Dialogue&#039;, evento promosso da Lilly a Milano in occasione dell&#039;Annual Meeting 2026 dell&#039;European Association for the Study of Diabetes (Easd), che ha riunito prospettive provenienti da diversi Paesi europei con un obiettivo comune: comprendere dove emergano barriere comuni e quali condizioni possano aiutare l&#039;Europa a tradurre più efficacemente il progresso scientifico in migliori risultati di salute. Il punto di partenza è chiaro: i sistemi sanitari nazionali sono diversi, ma alcune sfide sono condivise. Anche nei Paesi più avanzati, la capacità di identificare precocemente il rischio, garantire una presa in carico continuativa, misurare gli outcome e assicurare un accesso tempestivo all&#039;innovazione resta disomogenea. La salute cardiometabolica assume oggi una rilevanza che va ben oltre il perimetro sanitario, ricorda una nota. Le sole malattie cardiovascolari costano all&#039;Unione europea oltre 282 miliardi di euro ogni anno, di cui circa 47 miliardi riconducibili alla perdita di produttività. Nel 2021 malattia e disabilità hanno comportato la perdita di 256 milioni di giornate lavorative, mentre le morti premature sono state associate a 1,3 milioni di anni di lavoro persi. Una dimensione ormai entrata anche nell&#039;agenda europea. Il Piano europeo per la salute cardiovascolare colloca infatti le malattie cardiovascolari, diabete e obesità all&#039;interno della più ampia riflessione sulla resilienza e sulla competitività dell&#039;Unione. La prospettiva si sposta così dalla salute intesa esclusivamente come voce di spesa alla salute come investimento nelle persone, nella partecipazione economica e nella crescita di lungo periodo. Il nodo non è quindi soltanto quanto costa intervenire prima, ma anche quanto costa agire tardi e in modo frammentato. Durante The Milan Dialogue è emerso come una parte rilevante del peso economico delle patologie cardiometaboliche sia legata alle complicanze e come una quota importante dei costi ricada al di fuori dei bilanci sanitari, sulle persone, sulle famiglie, sul mercato del lavoro e sui sistemi di protezione sociale. Tre aree sono ritenute dagli esperti particolarmente rilevanti. La prima riguarda la diagnosi precoce. Nella Regione europea dell&#039;International Diabetes Federation (Idf), nel 2024 circa 65,6 milioni di adulti vivevano con il diabete e il 33,6% &#8211; circa 22 milioni di persone &#8211; non ne era consapevole. Individuare prima il rischio, tuttavia, produce valore solo se alla diagnosi segue un percorso di presa in carico chiaro e continuativo. La seconda area riguarda la continuità delle cure e la capacità di misurare gli outcome. In Europa i percorsi rimangono spesso frammentati e mancano ancora standard comuni: soltanto 6 Stati membri monitorano sistematicamente gli outcome cardiovascolari attraverso le cartelle cliniche elettroniche e la maggior parte non dispone di registri nazionali completi per le malattie cardiovascolari e il diabete. La terza area è l&#039;accesso tempestivo ed equo. Per i medicinali autorizzati centralmente nell&#039;Unione europea tra il 2021 e il 2024, il tempo mediano dall&#039;autorizzazione alla disponibilità per i pazienti è stato pari a 532 giorni, con una forbice compresa tra 56 e 1.201 giorni nei diversi mercati. Ma disponibilità formale e accesso reale non coincidono: diagnosi tardiva, frammentazione dei percorsi e difficoltà nel follow-up possono impedire che una terapia raggiunga effettivamente i pazienti. Le differenze tra Paesi &#8211; si legge nella nota &#8211; non implicano la necessità di armonizzare le competenze nazionali, ma un dialogo europeo può contribuire a costruire standard condivisi, protocolli comuni, requisiti di evidenza più allineati e sistemi più solidi di misurazione degli outcome. L&#039;Europa ha già iniziato questo percorso sul fronte della valutazione clinica attraverso il Regolamento europeo sull&#039;Health Technology Assessment. Rimane aperta la questione di come misurare in maniera più sistematica il valore dell&#039;intervento precoce e il costo del ritardo, considerando non soltanto la spesa immediata, ma anche gli effetti nel tempo sui percorsi di cura, sulle complicanze e sulla società. Così, State of Health &#8211; The Milan Dialogue ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti, economisti sanitari e media provenienti da diversi Paesi europei. All&#039;incontro sono intervenuti Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio e già commissario europeo per l&#039;Economia, con un keynote dedicato al ruolo della salute nell&#039;agenda economica e di competitività dell&#039;Europa. Tra i principali rappresentanti delle istituzioni e organizzazioni europee presenti, Chantal Mathieu, Chair dell&#039;European Diabetes Forum (Eudf); Francesco Giorgino, presidente della European Association for the Study of Diabetes (Easd) e professore di Endocrinologia presso l&#039;università di Bari; e Tadej Battelino, Regional Chair di Idf Europe. L&#039;evento ha ricevuto il patrocinio di Idf Europe, a riconoscimento dell&#039;importanza di promuovere politiche per la prevenzione del diabete e il miglioramento della salute cardiometabolica in Europa.  Dai 10 tavoli di lavoro è emerso un messaggio comune: &quot;L&#039;Europa conosce ormai con chiarezza la portata della sfida, ma deve ancora dotarsi di strumenti condivisi di misurazione, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità chiaramente definite per trasformare le evidenze in azione&quot;. Sul fronte della prevenzione, i partecipanti hanno sottolineato la necessità di una governance più solida, fondata su responsabilità ben definite, risorse dedicate e benchmark europei comparabili. In questo quadro, all&#039;Europa spetterebbe soprattutto il compito di promuovere standard comuni, lasciando ai singoli sistemi nazionali la responsabilità della loro attuazione. Per quanto riguarda la diagnosi precoce, è emerso un orientamento condiviso: intercettare prima le persone a rischio genera valore solo se alla diagnosi segue un percorso di presa in carico adeguatamente finanziato e in grado di garantire continuità nel follow-up. Sul fronte dell&#039;accesso tempestivo ed equo, pur con valutazioni diverse rispetto al momento in cui si concentrano le principali barriere &#8211; prima o dopo il rimborso &#8211; i partecipanti hanno concordato sulla necessità di misurare l&#039;accesso attraverso outcome comparabili, valorizzando anche i costi evitati e adottando una prospettiva più ampia, che tenga conto dell&#039;impatto sulla società. È inoltre emersa un&#039;apertura, seppur condizionata, verso la definizione di un metodo europeo condiviso per misurare il costo del ritardo nell&#039;accesso. In sintesi, prevenzione, diagnosi precoce e accesso poggiano sulle stesse fondamenta: capacità di misurazione, percorsi adeguatamente finanziati e responsabilità chiaramente definite.  &quot;Prevenire le patologie cardiometaboliche su larga scala è oggi possibile e l&#039;Europa non può permettersi di restare ferma &#8211; ha dichiarato Dave Ricks, Chair e Ceo di Eli Lilly and Company &#8211; Oggi disponiamo delle terapie e delle evidenze scientifiche necessarie, ma non ancora di sistemi e risorse adeguati a tradurle pienamente nella pratica. Sul fronte della prevenzione, l&#039;Europa può contare su un vantaggio ancora poco sfruttato: sistemi sanitari in grado di adottare rapidamente e su larga scala interventi di comprovata efficacia. È quindi necessario riequilibrare priorità e risorse. Destinare alla prevenzione appena tre centesimi per ogni euro speso in sanità non è sufficiente, mentre i nostri sistemi sono ancora prevalentemente orientati alla gestione dell’assistenza acuta e in presenza, piuttosto che alla tutela continuativa della salute su larga scala. Il confronto di questa sera rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. Cogliere pienamente l&#039;opportunità offerta dalla prevenzione cardiometabolica su scala di popolazione significa rafforzare i sistemi sanitari europei, la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo e la competitività dell&#039;Europa&quot;. <br />
&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Premier League: &#8220;City colpevole di irregolarità finanziarie&#8221;. Il club replica: &#8220;Noi estranei alle accuse&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/premier-league-city-colpevole-di-irregolarita-finanziarie-il-club-replica-noi-estranei-alle-accuse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La Premier League ha confermato ufficialmente che il Manchester City è stato ritenuto responsabile della quasi totalità delle oltre cento contestazioni mosse per irregolarità di natura economico-finanziaria, commesse tra il 2009 e il 2018. Una Commissione indipendente ha infatti stabilito che, durante quel periodo di tempo, il club, che ha dominiato il campionato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
La Premier League ha confermato ufficialmente che il Manchester City è stato ritenuto responsabile della quasi totalità delle oltre cento contestazioni mosse per irregolarità di natura economico-finanziaria, commesse tra il 2009 e il 2018. Una Commissione indipendente ha infatti stabilito che, durante quel periodo di tempo, il club, che ha dominiato il campionato inglese negli ultimi 10 anni, ha stipulato &quot;contratti fittizi&quot; con diversi partner commerciali, falsificato bilanci e commesso violazioni dei limiti di spesa imposti da Premier League e Uefa.<br />
 &quot;La Commissione indipendente ha accertato come il club abbia sistematicamente violato le regole della Premier League per quasi un decennio, avvalorando la correttezza della decisione della Premier League di portare avanti questo caso -ha affermato il Ceo della Premier League, Richard Masters-. Sebbene il percorso fino ad oggi sia stato lungo e complesso, la Lega è rimasta determinata affinché i fatti venissero accertati in modo indipendente. Garantire che le regole, approvate dalle stesse società, vengano rispettate per tutelare l&#039;integrità della competizione è una responsabilità fondamentale della Premier League. È di primaria importanza che il campionato rimanga competitivo ed equo per tutti i club e per i tifosi. Prendiamo questo ruolo con estrema serietà. Questo procedimento disciplinare, e questa decisione, sono i più significativi nella storia della Premier League. Ci sono elementi del caso che devono ancora essere determinati, tra cui, aspetto cruciale, quale sanzione debba conseguire a queste violazioni. Ora che disponiamo della decisione della Commissione, siamo impegnati a procedere rapidamente con la parte restante dell&#039;iter, per offrire certezze alla Lega, ai nostri club e ai sostenitori&quot;. Il Manchester City ha replicato con una nota sul proprio sito ufficiale dove si è detto estraneo alle accuse. &quot;Il Club è estraneo alle accuse mosse dalla Premier League ed esiste una documentazione corposa e inconfutabile a supporto di tutte le posizioni assunte in relazione a questo caso. La società sarà pertanto fermamente determinata, e laddove necessario proattiva, in qualsiasi sede legale competente&quot;.  <br />
&quot;Il procedimento della Premier League è ancora in corso e presenta elementi significativi non ancora conclusi -sottolinea il club allenato da Enzo Maresca-. Il Manchester City FC percorrerà ora le vie di ricorso a sua disposizione, sulla base del fatto che la decisione contiene evidenti errori di diritto. Il Club ha rispettato con diligenza il giusto processo per otto anni, pensando che la Premier League agisse come un organo di regolamentazione indipendente, neutrale ed equo, esente da condizionamenti di parte. La società è chiaramente limitata in ciò che potrà ulteriormente dichiarare fino al termine di tutti i futuri procedimenti&quot;.  <br />
&#8212;sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>L’età della prepotenza, Dassù: “Usa e Cina usano l’economia come un’arma”</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/leta-della-prepotenza-dassu-usa-e-cina-usano-leconomia-come-unarma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 16:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La globalizzazione dei mercati “piatti” è finita. Stati Uniti e Cina utilizzano ormai le proprie leve economiche come armi e la competizione fra le grandi potenze è diventata, prima di tutto, una competizione tecnologica. Ma il risultato non sarà necessariamente la nascita di nuovi imperi capaci di spartirsi il mondo. Piuttosto, un lungo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La globalizzazione dei mercati “piatti” è finita. Stati Uniti e Cina utilizzano ormai le proprie leve economiche come armi e la competizione fra le grandi potenze è diventata, prima di tutto, una competizione tecnologica. Ma il risultato non sarà necessariamente la nascita di nuovi imperi capaci di spartirsi il mondo. Piuttosto, un lungo periodo di “non ordine”: un multipolarismo frammentato, nel quale le regole condivise perdono peso e il potere si distribuisce fra Stati, potenze medie e nuovi attori privati, a cominciare dalle big tech. È questa la cornice che Marta Dassù traccia parlando con l’Adnkronos di L’età della prepotenza. Perché i nuovi imperi sono destinati a fallire, il nuovo libro scritto con Edoardo Campanella per Mondadori e presentato al Centro Studi Americani di Roma, in una sala strapiena, con la prima fila occupata dai più importanti ambasciatori italiani, in servizio e in pensione, impossibile fare i nomi senza offendere qualcuno. “Nel nostro primo libro erano già visibili alcuni trend che si intravedevano dalla crisi finanziaria del 2008. Oggi quei trend si sono consolidati”, spiega Dassù all’Adnkronos. “Le grandi potenze, in particolare la Cina e gli Stati Uniti, non guardano più a una globalizzazione orizzontale, all’illusione dei mercati piatti, ma stanno usando le rispettive leve economiche come delle armi, in una competizione che ha al suo centro la competizione tecnologica”.  La tesi del libro, però, non è che da questa sfida emergerà semplicemente un nuovo equilibrio tra imperi. Al contrario. “Non ci sarà in realtà né una collisione né una collusione imperiale”, dice Dassù. Il concetto scelto dagli autori è un-order, assenza di ordine: qualcosa di più radicale del semplice disordine, perché non indica una crisi temporanea del sistema ma “la messa in discussione dell’idea che un ordine internazionale fondato sulle regole serva”. Il rischio è dunque “un periodo di frammentazione caotica, un multipolarismo caotico”.  Dassù richiama la definizione di ordine internazionale di Henry Kissinger: servono un equilibrio relativamente stabile delle forze e un insieme di standard e regole almeno in parte condivisi. Oggi, nella sua lettura, mancano entrambi. Il potere è più diffuso non soltanto fra gli Stati ma anche verso soggetti privati, dalle grandi piattaforme tecnologiche alle big tech, mentre il consenso sulle regole si indebolisce.  È qui che entra in scena l’Europa, il soggetto più difficile da collocare nella nuova geografia descritta da Dassù e Campanella. Non è un impero e ha costruito buona parte della propria identità internazionale proprio sulla capacità di produrre regole. Ma, avverte Dassù, questo non basta più. Le regole europee “dovrebbero essere più intelligenti di quelle che in effetti sono” e l’Unione deve capire che alla capacità normativa vanno aggiunte “leve strategiche” con cui utilizzare i punti di forza di cui già dispone. L’obiettivo, sintetizza, è permettere all’Europa di conquistarsi un posto nel nuovo mondo: “non solo sul menù ma anche al tavolo”.  È attorno a questa domanda — come sopravvivere e contare nell’“età della prepotenza” — che si è sviluppato il confronto al Centro Studi Americani, moderato dalla giornalista di La7 Alessandra Sardoni, con Giampiero Massolo, Lorenzo Bini Smaghi, Carolina De Stefano e Michele Valensise. Sardoni ha sintetizzato uno dei punti di partenza del libro nella fine della pax americana e nella progressiva erosione di due idee che hanno accompagnato l’Occidente per decenni: gli Stati Uniti come assicuratore ultimo dell’ordine internazionale e l’interdipendenza economica come forza capace, almeno potenzialmente, di ridurre il conflitto. Per Giampiero Massolo, la distinzione fra “disordine” e “non ordine” è il passaggio essenziale. Nel disordine, ha osservato, le regole continuano a esistere anche quando vengono violate. Nel mondo descritto dal libro viene invece messo in discussione “il concetto di regola” stesso. La logica dominante diventa allora l’affermazione dell’interesse nazionale attraverso la forza o la sua esibizione. Ma proprio qui emerge il paradosso della “prepotenza”: essere più forti non significa automaticamente riuscire a ottenere il risultato desiderato. Stati Uniti, Cina e Russia dispongono di strumenti incomparabilmente superiori a quelli della maggior parte degli altri attori, ma sono costretti a confrontarsi con asimmetrie, dipendenze e capacità di interdizione che riducono l’efficacia della forza tradizionale.  È un mondo, nella lettura di Massolo, nel quale diventa inoltre sempre più difficile distinguere nettamente un centro da una periferia. Anche attori molto meno potenti possono bloccare, rallentare o rendere più costose le strategie delle grandi potenze. E gli stessi Stati che in teoria avrebbero la capacità di trasformare una crisi in un conflitto globale cercano contemporaneamente di evitare lo scontro diretto fra loro. Da qui un sistema nel quale proliferano il ricatto reciproco e le geometrie variabili. Per le potenze medie la risposta diventa sempre più spesso il multi-allineamento: non scegliere una volta per tutte uno schieramento, ma cooperare con interlocutori diversi a seconda degli interessi e dei dossier. Ne emerge un multipolarismo senza poli realmente fissi, nel quale alle alleanze stabili tendono a sostituirsi convergenze temporanee. Se Massolo ha letto il libro attraverso la distribuzione del potere, Lorenzo Bini Smaghi, ex Bce, lo ha fatto partendo dai costi economici dell’impero. La sua tesi è che un impero possa produrre vantaggi per il proprio centro politico ed economico, ma abbia costi crescenti per mantenere la propria posizione. Più aumenta la competizione fra potenze, più quei costi diventano difficili da sostenere. E per Bini Smaghi la sfida attuale fra Washington e Pechino mostra già questo problema. Gli Stati Uniti, nella sua analisi, hanno potuto per decenni importare più di quanto esportassero e finanziare dall’esterno una parte crescente della propria economia. La competizione con la Cina ha però aumentato enormemente le esigenze finanziarie americane. Pechino presenta una vulnerabilità opposta: per mantenere la propria centralità nelle catene del valore deve sostenere produzione ed esportazioni e comprimere relativamente i consumi interni. “Le due grandi potenze, Cina e Stati Uniti, hanno il pianeta d’argilla”, ha sintetizzato Bini Smaghi: la competizione fra i due sistemi sta diventando, nella sua lettura, “una gara a debito” che pone per entrambi problemi di sostenibilità.  Ed è proprio da qui che l’economista ricava una lettura meno pessimistica dell’Europa. Il mercato europeo e il risparmio europeo costituiscono infatti risorse necessarie tanto agli Stati Uniti quanto alla Cina. Il problema è trasformare questo peso potenziale in capacità di azione. La ricetta proposta da Bini Smaghi passa soprattutto dalla creazione di veri operatori continentali: non soltanto intervento pubblico, quindi, ma capitale privato europeo in grado di finanziare imprese europee. Il modello evocato è Airbus: servirebbero, sostiene, “tanti Airbus” nella tecnologia, nella farmaceutica, nella finanza e negli altri settori strategici. L’Europa, insomma, “si fa anche dal basso, non solo dall’alto”. È questo il punto sul quale si è innestato l’intervento di Michele Valensise, presidente dello Iai. Se Stati Uniti, Cina e Russia rappresentano nel libro tre differenti declinazioni della logica imperiale, l’Europa è qualcosa di diverso: non semplicemente un impero incompiuto, ma un progetto costruito su un’altra idea di potere. Valensise ha invitato a non trasformare le debolezze europee in una sorta di lamento permanente. “L’Europa esiste eccome”, ha osservato, sottolineando come nel libro siano presenti anche elementi di fiducia nella possibilità di una reazione europea, a condizione di rafforzare l’integrazione e di non ripiegare sulle sole politiche nazionali.  Il problema, secondo Valensise, non è soltanto che le potenze revisioniste contestano l’ordine esistente, ma che alla sua demolizione non corrisponde un progetto credibile di ordine alternativo. Al posto di un nuovo sistema condiviso rischia di affermarsi semplicemente la capacità di chi dispone della forza di imporre, almeno temporaneamente, la propria agenda. Da qui l’interesse per le medie potenze e per una parte di quello che viene definito Sud globale: Paesi che non si riconoscono necessariamente né nell’agenda occidentale né in quella dei suoi competitori e che possono costruire cooperazioni variabili. Valensise ha indicato tra i riferimenti possibili anche il Canada di Mark Carney e la possibilità di nuove convergenze fra potenze medie interessate a preservare cooperazione e regole. Ma la partita, ha aggiunto, non si combatte più soltanto con strumenti militari e commerciali. Passa anche dalla tecnologia e in particolare dall’AI. Per Valensise l’Europa non può trattare l’AI come un capitolo settoriale dell’agenda: sarà uno dei terreni decisivi della competizione tra Stati Uniti e Cina e Bruxelles deve trovare un equilibrio fra innovazione e governo della tecnologia, senza limitarsi né alla deregolazione né a una regolazione che finisca per soffocare la capacità industriale europea.  A riportare la discussione sulla Russia è stata Carolina De Stefano, docente alla Luiss. La Russia, ha osservato, appare insieme come un “rebus” e come un Paese nel quale alcune continuità storiche sono particolarmente visibili. Il punto centrale della sua lettura riguarda il passaggio dall’ambiguità post-sovietica a una scelta imperiale molto più esplicita sotto Vladimir Putin. Negli anni Novanta, secondo De Stefano, la Russia aveva mantenuto aperta la questione della propria identità: Stato nazionale oppure erede di un impero. Quell’ambiguità consentiva di tenere insieme il rapporto con le numerose componenti etniche della Federazione, le relazioni con le ex repubbliche sovietiche e la pretesa di continuità internazionale con l’Urss. Con Putin, nella sua analisi, quella ambiguità si è progressivamente ridotta e Mosca ha scelto in maniera molto più netta la dimensione imperiale, fondata anche sulla protezione delle popolazioni russofone oltreconfine e su una definizione più marcatamente russa e ortodossa dell’identità nazionale. Una scelta che, secondo la studiosa, può generare contraddizioni anche all’interno della stessa Federazione russa. Il “fallimento” evocato nel sottotitolo del libro, nella lettura di De Stefano, non va quindi inteso soltanto come eventuale crisi interna dei sistemi imperiali. Riguarda anche la loro capacità di proporre agli altri un modello sufficientemente credibile e attraente: un insieme di idee, regole, istituzioni e strumenti capace davvero di sostituire quello che viene contestato. Alla fine è questo il filo che attraversa tanto il libro quanto la discussione romana: la forza è tornata al centro delle relazioni internazionali proprio mentre è diventato più difficile trasformarla in controllo. Le grandi potenze possiedono strumenti militari, economici e tecnologici senza precedenti, ma devono fare i conti con costi crescenti, dipendenze reciproche, nuovi attori privati, potenze medie meno disposte ad allinearsi e una tecnologia che distribuisce capacità un tempo riservate agli Stati. Per Dassù e Campanella, dunque, l’“età della prepotenza” non annuncia necessariamente il ritorno di tre grandi imperi capaci di dividersi ordinatamente il pianeta. Può produrre l’esatto contrario: un mondo nel quale nessuno riesce davvero a dettare le regole a tutti gli altri. Ed è proprio in quello spazio che, secondo Dassù, l’Europa deve decidere che cosa vuole diventare. Continuare a essere soprattutto la potenza delle regole, oppure imparare a trasformare il proprio mercato, la propria tecnologia, il proprio risparmio e la propria capacità industriale in altrettante leve strategiche. Per evitare, nella formula utilizzata dall’autrice parlando con l’Adnkronos, di ritrovarsi “sul menù” e riuscire invece a sedersi “al tavolo”. <br />
&#8212;internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Zidane, gaffe del giornalista dopo Belgio-Francia: &#8220;Sono con l&#8217;allenatore del Real Madrid&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/zidane-gaffe-del-giornalista-dopo-belgio-francia-sono-con-lallenatore-del-real-madrid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 16:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[ultimora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Un giornalista &#039;cade&#039; in una gaffe con Zinedine Zidane. È successo nel post partita di Belgio-Francia, match valido per la seconda giornata di Nations League che la Nazionale transalpina ha vinto 1-0. Accogliendo Zidane per l&#039;intervista, un reporter di Espn si è confuso, presentandolo come &#34;l&#039;allenatore del Real Madrid&#34;, e provocando il sorriso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Un giornalista &#039;cade&#039; in una gaffe con Zinedine Zidane. È successo nel post partita di Belgio-Francia, match valido per la seconda giornata di Nations League che la Nazionale transalpina ha vinto 1-0. Accogliendo Zidane per l&#039;intervista, un reporter di Espn si è confuso, presentandolo come &quot;l&#039;allenatore del Real Madrid&quot;, e provocando il sorriso dell&#039;ex giocatore della Juventus. &quot;Siamo a Bruxelles con l&#039;allenatore del Real Madrid&#8230;&quot;, ha detto il giornalista, che si è subito accorto del suo errore e si è fermato. Immediate le risate di Zidane, che lo ha corretto: &quot;Allenatore della Francia&quot;. Allora il reporter ha ricominciato: &quot;Scusate, di nuovo. Siamo a Bruxelles, dove la Francia ha battuto il Belgio 1-0. Sono accanto al grande allenatore, Zinedine Zidane&quot;.  &quot;Salve&quot;, è stata quindi la risposta di Zizou, che non è riuscito a trattenere un altro, imbarazzato, sorriso.  <br />
&#8212;sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/zidane-gaffe-del-giornalista-dopo-belgio-francia-sono-con-lallenatore-del-real-madrid/">Zidane, gaffe del giornalista dopo Belgio-Francia: &#8220;Sono con l&#8217;allenatore del Real Madrid&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Acqua, Pastorello (Acea): &#8220;Mediterraneo hotspot crisi climatica, servono investimenti in resilienza&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/acqua-pastorello-acea-mediterraneo-hotspot-crisi-climatica-servono-investimenti-in-resilienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 16:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#34;In questi due anni Acea ha fatto da convener all&#039;interno del World Economic Forum per tutti gli operatori industriali dell&#039;acqua, perché l&#039;acqua è un ecosistema fatto non solo dagli operatori, ma anche da governi, istituzioni, finanziatori e dal pubblico più ampio&#34;. Lo ha detto Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di Acea, a margine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/acqua-pastorello-acea-mediterraneo-hotspot-crisi-climatica-servono-investimenti-in-resilienza/">Acqua, Pastorello (Acea): &#8220;Mediterraneo hotspot crisi climatica, servono investimenti in resilienza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;In questi due anni Acea ha fatto da convener all&#039;interno del World Economic Forum per tutti gli operatori industriali dell&#039;acqua, perché l&#039;acqua è un ecosistema fatto non solo dagli operatori, ma anche da governi, istituzioni, finanziatori e dal pubblico più ampio&quot;. Lo ha detto Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di Acea, a margine di One Water &#8211; Forum Euromediterraneo, in corso alla Nuvola di Roma.  &quot;È importante essere in un&#039;occasione come questa per continuare a parlare&quot;, ha aggiunto, spiegando che il gruppo ha portato ai tavoli anche nuovi contenuti. &quot;Insieme al Forum e all&#039;Università di Cambridge abbiamo sviluppato l&#039;anno scorso uno degli studi più comprensivi sul gap infrastrutturale e sui bisogni infrastrutturali dell&#039;idrico nel mondo&quot;, che stima il divario &quot;fino a 6.500 miliardi di euro&quot;. Colmarlo da qui al 2040, ha sottolineato, &quot;avrebbe ottime ripercussioni sia sull&#039;economia sia sull&#039;occupazione&quot;. Un focus sull&#039;area euromediterranea, definita &quot;un hotspot di crisi climatica&quot;, dove &quot;investire in resilienza è assolutamente necessario&quot;, come &quot;operatori come Acea stanno già facendo da tempo&quot;. Pastorello ha citato la propria attività nel Lazio, dove Acea ha distrettualizzato la rete e &quot;ridotto sensibilmente le perdite&quot;, e il Nord Africa, dove in Marocco è in costruzione &quot;uno dei dissalatori più green al mondo, perché sarà alimentato da energia eolica&quot;. Per accelerare gli investimenti, ha concluso, &quot;sarà necessario continuare a collaborare con le istituzioni, in particolare avendo sia finanza pubblica sia finanza privata&quot;. <br />
&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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