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	<title>ultima Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Mar 2026 10:10:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Nidi e servizi per la prima infanzia: la Calabria ultima in Italia per spesa comunale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il report ISTAT sui nidi e i servizi integrativi per la prima infanzia – Anno educativo 2023/2024 fotografa, ancora una volta, una situazione estremamente critica per la Calabria. Nonostante un aumento dell&#8217;offerta a livello nazionale, la nostra Regione resta all&#8217;ultimo posto in Italia per investimenti, copertura dei servizi e numero di bambini che riescono realmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="elementToProof"></div>
<div class="elementToProof">Il report ISTAT sui nidi e i servizi integrativi per la prima infanzia – Anno educativo 2023/2024 fotografa, ancora una volta, una situazione estremamente critica per la Calabria. Nonostante un aumento dell&#8217;offerta a livello nazionale, la nostra Regione resta all&#8217;ultimo posto in Italia per investimenti, copertura dei servizi e numero di bambini che riescono realmente ad accedere ai nidi. Secondo i <strong>dati ISTAT</strong>, la spesa media comunale in Italia per i servizi educativi 0-3 anni è di 1.183 euro all&#8217;anno per bambino. Un investimento importante. Ma non uguale per tutti. La differenza territoriale è enorme: 3.314 euro nella Provincia di Trento <strong>ma solo 234 euro in</strong> <strong>Calabria</strong>. Il sistema comunale riesce a raggiungere solo il 5,9% dei bambini residenti, la quota più bassa del Paese.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">Nonostante gli investimenti nazionali – in particolare tramite il PNRR – le famiglie calabresi continuano a scontrarsi con una disponibilità di servizi del tutto insufficiente, aggravata dalla dispersione amministrativa e dalla fragilità finanziaria dei Comuni. Il tasso di copertura dato dal rapporto fra posti e bambini residenti da 0 a 2 anni compiuti, &#8211; si legge nel report Istat &#8211; si attesta al 31,6% a livello nazionale, poco al di sotto della quota (<em>33%</em>) definita come Livello Essenziale delle Prestazioni (<em>LEP</em>), che dovrà essere garantita a livello di comune o di bacino territoriale locale entro il 2027 (<em>Legge di Bilancio per il 2022 n. 234/2021</em>). Tale dotazione di posti è condizione necessaria per il raggiungimento dei target europei definiti in termini di frequenza.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">&#8220;<em>Una famiglia -commenta <b>Claudio Venditti presidente del forum famiglie Calabria</b> -non ha le stesse opportunità a seconda di dove nasce suo figlio. Per noi del Forum delle Associazioni Familiari il punto è chiaro: serve un investimento strutturale e omogeneo sul sistema 0-3;  garantire copertura territoriale reale sostenere le famiglie non solo nella domanda, ma anche nell&#8217;offerta dei servizi; potenziare le convenzioni con il privato sociale, che nel Sud assorbe oltre metà dell&#8217;aumento dei posti. Da non dimenticare le unità di personale aggiuntivo a tempo pieno che possono lavorare. Lo dico con franchezza &#8211; </em>aggiunge<em>: la natalità non si sostiene con slogan, ma con servizi concreti. Su questi temi servirebbe fare squadra perché il nido migliora lo sviluppo cognitivo e relazionale, riduce le diseguaglianze e favorisce la natalità perché riduce il costo e il carico organizzativo del primo triennio di vita dei bambini. Bisogna unire le forze per rimettere al centro la natalità, il lavoro stabile, i servizi di ogni tipo, la fiscalità familiare, anche da questo dipende il ripopolamento delle aree interne. Non servono scorciatoie o proposte shock! Le famiglie non hanno bisogno di baraonda ma di scelte chiare. Prima si mettono le fondamenta. Poi si costruisce il resto. Non bisogna dividersi su quali sono gli infissi mentre la casa non regge&#8221;</em>.</div>
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		<title>Indice criminalità, analisi Viminale su Sole 24ore: Provincia Cosenza ultima in Calabria per reati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell&#8217;Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì e confrontate con quelle degli anni precedenti, emerge che Cosenza è la provincia calabrese dove, nel 2024, si è registrato il minore indice di criminalità. La città Bruzia si posiziona al 99mo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell&#8217;Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì e confrontate con quelle degli anni precedenti, emerge che <strong>Cosenza</strong> è la provincia calabrese dove, nel 2024, si è registrato il minore indice di criminalità. La città Bruzia si posiziona al 99mo posto su 106 con 16.283 reati denunciati, 2.433,1 ogni 100mila abitanti e un calo del 5,10% rispetto al 2023. La provincia con l&#8217;indice più alto, invece, è <strong>Catanzaro</strong>, 47ma, con 11.239 delitti denunciati, 3.312,4 ogni 100mila abitanti, in flessione del -2,69%. L&#8217;indicazione emerge dalle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell&#8217;Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì e confrontate con quelle degli anni precedenti.</p>
<p>Dopo Catanzaro, si trovano le province di <strong>Vibo Valentia</strong>, 55ma (4.769 denunce, 3.175,2 ogni 100mila abitanti, +4,31%), <strong>Crotone</strong> 78ma (4.561, 2.824,5 ogni 100mila abitanti, -1,62%) e <strong>Reggio Calabria</strong> 80ma (14.358, 2.804,7 ogni 100mila abitanti, +0,25%). Andando nel dettaglio, la provincia di Crotone risulta prima per i tentati omicidi, con 6,2 denunce ogni 100mila abitanti, e seconda per numero di incendi con 61,3. Crotone è prima anche per denunce di usura, 2, 1,2 ogni 100mila abitanti. Sul fronte incendi, invece, Dopo Crotone si posiziona Cosenza con 298 denunce, 44,5 ogni 100mila abitanti. Due province calabresi in prima e terza posizione anche per le rapine negli uffici postali, Vibo con 1,3 denunce ogni 100mila abitanti e Reggio con 0,8.</p>
<p>Catanzaro è ultima, 106ma, per rapine con 9 denunce, 5,6 ogni 100mila abitanti, in aumento, e 19ma per estorsioni con 83 denunce, 24,5 ogni 100mila abitanti, in calo. Cosenza è 11ma per danneggiamento seguito da incendio con 231 denunce, 34,5 ogni 100mila abitanti, in calo e penultima per truffe e frodi informatiche (291,8 denunce ogni 100mila abitanti). Crotone è una delle città più sicure riguardo ai furti, posizionandosi in 103ma posizione con 792 denunce, 490,5 ogni 100mila abitanti mentre Reggio si piazza al 4 posto per danneggiamento seguito da incendio con 274 denunce, 53,5 ogni 100mila abitanti in aumento e terzultima per lesioni dolose con 362 denunce, 70,7 ogni 100mila abitanti.<br />
Vibo, infine, è seconda per danneggiamento seguito da incendio con 92 denunce, 61,3 ogni 100mila abitanti e terzultima per usura con zero denunce.</p>
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		<title>La Calabria continua a bruciare: nell&#8217;ultima settimana ben 196 interventi dei Vigili del fuoco</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-calabria-continua-a-bruciare-nellultima-settimana-ben-196-interventi-dei-vigili-del-fuoco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 13:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[bosco]]></category>
		<category><![CDATA[incendi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuano ad essere pessime le notizie per la calabria in tema di incendi boschivi. Nell&#8217;ultima settimana, dal 27 settembre al 3 ottobre, sono stati svolti dalle squadre del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco 1.126 interventi. Il maggior numero di incendi, purtroppo, si è registrato proprio in Calabria, dove sono stati effettuati ben 196 interventi. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano ad essere pessime le notizie per la calabria in tema di incendi boschivi. Nell&#8217;ultima settimana, dal 27 settembre al 3 ottobre, sono stati svolti dalle squadre del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco 1.126 interventi. Il maggior numero di incendi, purtroppo, si è registrato proprio in Calabria, dove sono stati effettuati ben 196 interventi. </p>
<p>Le altre regioni maggiormente colpite dagli incendi sono state il Lazio (160), la Sicilia (141) e la Campania (139). Sempre nell&#8217;ultima settimana sono stati 10 gli interventi effettuati dalla flotta aerea del Corpo nazionale per il contrasto agli incendi boschivi, mentre a terra le squadre hanno operato per un totale di 1.201 ore di lavoro.</p>
<p>Dal 15 giugno al 3 ottobre sono stati 65.878 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco per incendi boschivi e di vegetazione in genere: 10.401 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.<br />
Sempre dal 15 giugno, sono state effettuate dalla flotta aerea del Corpo nazionale 4.942 ore di volo per missioni antincendio, mentre sono stati 22.514 i lanci di sostanze estinguenti effettuati sulle fiamme.</p>
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		<title>Il lavoro che non c&#8217;è, Eurostat: la Calabria ultima in Europa per tasso di occupazione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/il-lavoro-che-non-ce-eurostat-la-calabria-ultima-in-europa-per-tasso-di-occupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 18:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’annuario delle regioni di EurostatLa conferma che Calabria è la regione europea con il tasso di occupazione più basso, registrando per il 2024, un livello di occupazione pari al 48,5% tra la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Un dato che pone la regione nettamente al di sotto della media [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’annuario delle regioni di EurostatLa conferma che Calabria è la regione europea con il tasso di occupazione più basso, registrando per il 2024, un livello di occupazione pari al 48,5% tra la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Un dato che pone la regione nettamente al di sotto della media dell’Unione Europea (75,8%) e lontanissima dall’obiettivo fissato da Bruxelles: raggiungere entro il 2030 un tasso del 78%. Il quadro non migliora se si guarda alle altre regioni meridionali: Campania (49,4%) e Sicilia (50,7%) condividono gli ultimi posti della classifica, delineando un Mezzogiorno sempre più distante dal resto del Paese e del continente.</p>
<p>Le tabelle regionali di Eurostat confermano la forte disparità territoriale. L’Italia detiene il primato europeo per differenze interne nei tassi di occupazione, con un coefficiente di variazione del 15,6%. In testa si colloca la provincia autonoma di Bolzano (79,9%), seguita da Valle d’Aosta (77,6%), Trento (76,9%) e dalle principali regioni del Centro-Nord, tutte ben al di sopra della media europea. All’estremo opposto, oltre a Calabria, Campania e Sicilia, restano indietro anche Puglia (55,3%), Basilicata (60,4%) e Sardegna (61,7%), con livelli di occupazione lontani dal resto del Paese.</p>
<p>Accanto al problema territoriale, pesa quello del gender gap. Dopo la Grecia, le regioni italiane mostrano le maggiori differenze tra uomini e donne occupati. La Puglia segna un divario di 29,8 punti percentuali, seguita da Campania (29,1) e Basilicata (28,1).<br />
Nel 2024, a livello europeo, il tasso di occupazione maschile si è attestato all’80,8%, contro il 70,8% di quello femminile, con una forbice di 10 punti. Un gap che nel Mezzogiorno si allarga a livelli record, segnalando una doppia criticità: non solo bassa occupazione complessiva, ma anche un’inclusione lavorativa femminile drammaticamente insufficiente.<br />
I dati diffusi da Eurostat restituiscono l’immagine di un’Italia spaccata in due, con alcune regioni pienamente integrate nel mercato del lavoro europeo e altre ferme su valori che ricordano economie periferiche. Una frattura che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi europei per il 2030 e che impone politiche mirate per il rilancio dell’occupazione, soprattutto al Sud e tra le donne.</p>
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		<item>
		<title>Roma, presentato report Crea sanità: Calabria ultima in Italia per la qualità dei servizi sanitari</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/roma-presentato-report-crea-sanita-calabria-ultima-in-italia-per-la-qualita-dei-servizi-sanitari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 15:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Migliora la qualità dei Servizi sanitari regionali: il Veneto si conferma al top, la Calabria fanalino di coda. E&#8217; questa in sintesi la fotografia scattata dal XIII Rapporto Crea Sanità Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sulle &#8216;Performance Regionali&#8217;, presentato oggi a Roma. Il report analizza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/roma-presentato-report-crea-sanita-calabria-ultima-in-italia-per-la-qualita-dei-servizi-sanitari/">Roma, presentato report Crea sanità: Calabria ultima in Italia per la qualità dei servizi sanitari</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Migliora la <strong>qualità dei Servizi sanitari</strong> regionali: il Veneto si conferma al top, <strong>la Calabria fanalino di coda</strong>. E&#8217; questa in sintesi la fotografia scattata dal <strong>XIII Rapporto Crea Sanità Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità </strong>dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sulle &#8216;Performance Regionali&#8217;, presentato oggi a Roma. Il report analizza &#8211; dal 2019 al 2024 &#8211; le opportunità di tutela della salute offerte ai cittadini nelle diverse regioni italiane. Lo studio è stato condotto con il contributo di un panel di 107 stakeholder del Servizio sanitario nazionale, tra cui professionisti sanitari, produttori di farmaci e dispositivi, manager di Asl e ospedali, cittadini. Il Veneto si conferma la Regione con la migliore performance, raggiungendo il 55% del massimo teorico possibile, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento con il 50%. La <strong>Calabria</strong>, invece, si posiziona all’ultimo posto con il 23%. Nonostante il divario tra Nord e Sud Italia rimanga significativo, si osserva una progressiva riduzione delle disparità, con un miglioramento più marcato nelle regioni del Mezzogiorno. Tra queste, la Campania ha registrato l’incremento più rilevante, seguita da Abruzzo e Molise.</p>
<p>Un aspetto innovativo dello studio è l’introduzione di un’indagine sulla soddisfazione dei cittadini, che ha misurato l’esperienza degli utenti con i Servizi sanitari regionali. Il Trentino-Alto Adige si distingue per la maggiore soddisfazione, con un punteggio medio di 8,1 su una scala da 0 a 10, mentre le regioni del Mezzogiorno, come Puglia e Basilicata, registrano i livelli più bassi, pari a 6,5. La correlazione tra l’indice di performance e la soddisfazione dei cittadini dimostra che una migliore performance genera maggiore soddisfazione. Nel complesso, la correlazione tra l’indice di performance e il livello di soddisfazione dei cittadini risulta essere forte per le aree assistenziali ospedaliere (0,79) ed ambulatoriali (0,80), bassa per le aree del sociale e della non autosufficienza (0,55), ed intermedia per l’assistenza primaria e l’accesso al farmaco (0,64). Per questi ultimi due aspetti la soddisfazione è generalmente alta in tutto il Paese, senza particolari criticità.</p>
<p>Lo studio ha inoltre analizzato la qualità della vita correlata alla salute, evidenziando che il Trentino-Alto Adige si conferma al vertice con un valore di 0,938, mentre l’Umbria registra il valore più basso, pari a 0,840 Qaly (unità di misura impiegata nell&#8217;analisi costi-utilità che combina insieme la durata della vita con la qualità della stessa). Secondo il report, la qualità della vita non è strettamente legata alla performance sanitaria: alcune regioni del Sud, pur avendo livelli di performance sanitaria bassi, registrano una qualità della vita più alta rispetto a regioni più performanti. Questo fenomeno è attribuibile a fattori culturali, educativi e ambientali, oltre che alle diverse aspettative dei cittadini. Inoltre, è stata condotta un’analisi sulla sostenibilità dei Servizi sanitari regionali, identificando le 9 regioni più resilienti: Piemonte, Lombardia, P.A. di Trento, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo. La correlazione tra Performance e soddisfazione dei cittadini sottolinea &#8211; riporta una nota &#8211; l’importanza di investire in politiche sanitarie mirate per migliorare l’efficienza e l’equità del sistema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/roma-presentato-report-crea-sanita-calabria-ultima-in-italia-per-la-qualita-dei-servizi-sanitari/">Roma, presentato report Crea sanità: Calabria ultima in Italia per la qualità dei servizi sanitari</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Screening oncologici, report Fondazione Gimbe: Calabria ultima per adesioni nel 2023</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/screening-oncologici-report-fondazione-gimbe-calabria-ultima-per-adesioni-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 11:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Calabria è &#8220;maglia nera&#8221; nella graduatoria di adesione &#8211; con dati relativi al 2023 &#8211; agli screening oncologici inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tutte le Regioni sono tenute a offrire gratuitamente e che prevedono: la mammografia per le donne tra i 50 ed i 69 anni; lo screening del tumore della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/screening-oncologici-report-fondazione-gimbe-calabria-ultima-per-adesioni-nel-2023/">Screening oncologici, report Fondazione Gimbe: Calabria ultima per adesioni nel 2023</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Calabria è &#8220;maglia nera&#8221; nella graduatoria di adesione &#8211; con dati relativi al 2023 &#8211; agli screening oncologici inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tutte le Regioni sono tenute a offrire gratuitamente e che prevedono: la mammografia per le donne tra i 50 ed i 69 anni; lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra i 25 ed i 64 anni; e quello colon-rettale per donne e uomini tra i 50 ed i 69 anni. La regione si pone infatti al 21mo posto e ultima in tutte e tre le classifiche redatte nel report della Fondazione Gimbe sui dati del 2023 dell&#8217;Osservatorio nazionale screening (Ons).</p>
<p>In Calabria, in particolare, i dati per il 2023 riguardanti l&#8217;estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l&#8217;adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target) relativi allo screening mammografico indicano che l&#8217;estensione è pari al 49,4% (media Italia 93,6%) della popolazione target e l&#8217;adesione è pari al 8,1% (media Italia 49,3%). Questa percentuale, è scritto in una nota di Gimbe, &#8220;correlata all&#8217;estensione &#8211; di per sé già inferiore al 100% &#8211; documenta che in questa Regione come per le altre del Mezzogiorno (Molise escluso), la mancata adesione agli screening riconosce a monte responsabilità organizzative nella gestione degli inviti&#8221;.</p>
<p>Sul fronte screening cervicale (per il tumore del collo dell&#8217;utero), l&#8217;estensione è pari al 61,5% (media Italia 111%) della popolazione target; l&#8217;adesione è pari al 17% (media Italia 46,9%) della popolazione target. Per lo screening colon-rettale, infine, l&#8217;estensione è pari al 72,5% (media Italia 94,3%) della popolazione target e l&#8217;adesione è pari al 4,4% (media Italia 32,5%) della popolazione target.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/screening-oncologici-report-fondazione-gimbe-calabria-ultima-per-adesioni-nel-2023/">Screening oncologici, report Fondazione Gimbe: Calabria ultima per adesioni nel 2023</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>X rapporto di Save the Children “Le Equilibriste&#8221;: madri italiane, sempre più sole e penalizzate</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/x-rapporto-di-save-the-children-le-equilibriste-madri-italiane-sempre-piu-sole-e-penalizzate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 12:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[“Le Equilibriste"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla Festa della mamma – la seconda domenica di maggio -, arriva il X rapporto di Save the Children che fotografa la maternità in Italia nel 2025: “Le Equilibriste“. Un bilancio delle sfide e degli infiniti equilibrismi, appunto, che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme, accompagnato dai dati sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A pochi giorni dalla Festa</strong> della mamma – la seconda domenica di maggio -, arriva il X rapporto di Save the Children che fotografa la maternità in Italia nel 2025: “<a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2025">Le Equilibriste</a>“. Un bilancio delle sfide e degli infiniti equilibrismi, appunto, che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme, accompagnato dai dati sulla maternità nel nostro Paese. Diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro, sbilanciamento tra carichi di cura e vita professionale a sfavore delle donne, insufficienza o assenza dei servizi per la prima infanzia: questi i fattori che condizionano la vita e il benessere delle madri. «Non sorprende se la natalità tocca il minimo storico con solo 1,18 figli per donna e che il 20% delle donne smette di lavorare dopo essere diventata madre», osservano da Save the Children. Lo dimostra il nuovo record negativo delle nascite nel 2024, con soli 370mila nuovi nati: una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente.</p>
<p><strong>La classifica delle regioni</strong> “mother friendly” elaborata dall’Istat – l’Indice delle Madri – vede ai primi posti la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Toscana. <strong>All’ultimo posto</strong> la Basilicata, preceduta da Campania, Puglia e <strong>Calabria</strong>. Allargando lo sguardo oltre confine però su 146 Paesi nel mondo, l’Italia occupa il 96° posto per partecipazione femminile al mondo del lavoro. Se guardiamo invece il dato sul gender gap retributivo, ci troviamo alla 95ª posizione.</p>
<p><strong>In Italia, insomma,</strong> «le madri sono sempre più sole e penalizzate». Specie le mamme single: basti pensare che, tra quelle fra i 25 e i 34 anni, poco più di 1 su 2 lavora, rientrando quindi tra le categorie più a rischio di povertà. Più in generale, comunque, nel 2024 il divario occupazionale tra padri e madri con almeno un figlio minore è di quasi 29 punti percentuali. Significativi anche i dati sul divario salariale a sfavore delle donne, che preludono a una penalità ancora più netta quando queste decidono di mettere al mondo un figlio: la “child penalty”. Il 77,8% degli uomini senza figli è occupato, ma la percentuale sale al 91,5% tra i padri (92,1% per chi ha un figlio minore e 91,8% per chi ne ha due o più). Per le donne la situazione è molto diversa: lavora il 68,9% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 62,3% tra le madri (65,6% per chi ha un figlio minore e 60,1% con due o più). Vale a dire che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa, tanto che 20 su 100 smettono di lavorare dopo essere diventate madri.</p>
<p><strong>Sono comunque le mamme</strong> single a incontrare ancora più difficoltà. Negli anni, i nuclei monogenitoriali, cioè le famiglie composte da un solo genitore con figli, sono passati da circa 2 milioni 650mila nel 2011 a oltre 3 milioni 800mila nel 2021, segnando un incremento del 44%. Una tendenza opposta rispetto alle coppie con figli che, al contrario, sono calate nel tempo. Il 77,6% delle famiglie monogenitoriali è costituito da madri sole con i propri figli. Si stima, inoltre, che le madri sole saranno 2,3 milioni nel 2043. Attualmente sono una delle tipologie familiari più esposte al rischio di povertà.</p>
<p><strong>«Servono politiche strutturali,</strong> integrate e durature che garantiscano risorse e strumenti per sostenere le famiglie nella cura dei figli e nella conciliazione tra vita privata e professionale – commenta Giorgia D’Errico, direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children -. È fondamentale, ad esempio, garantire a tutti i bambini e le bambine l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, ampliando l’offerta in tutti i territori e assicurandone la sostenibilità nel lungo periodo, ed estendere la durata dei congedi di paternità, incentivandone l’utilizzo e riconoscendo il valore sociale della cura anche per i padri, in una logica di corresponsabilità. Solo così potremo costruire un futuro in cui la genitorialità, il lavoro e la vita privata non siano in conflitto, ma possano coesistere come parte di un progetto di benessere individuale e collettivo».</p>
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		<title>Indagine su qualità della vita, Reggio Calabria ultima nella classifica nazionale del Sole 24 Ore</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indagine-su-qualita-della-vita-reggio-calabria-ultima-nella-classifica-nazionale-del-sole-24-ore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 13:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora una volta è impietosa per la Calabria la &#8220;classifica&#8221; annuale del Sole 24 Ore che misura la qualità della vita nei territori italiani. Infatti, quella di Reggio Calabria è la provincia fanalino di coda nell&#8217;edizione 2024 dell&#8217;Indagine. La Città metropolitana calabrese che occupa l&#8217;ultimo posto, il 107/mo, nella classifica perdendo sei punti rispetto alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta è impietosa per la<strong> Calabria</strong> la &#8220;classifica&#8221; annuale del Sole 24 Ore che misura <strong>la qualità della vita</strong> nei territori italiani. Infatti, quella di <strong>Reggio Calabria</strong> è la provincia fanalino di coda nell&#8217;edizione 2024 dell&#8217;Indagine. La Città metropolitana calabrese che occupa l&#8217;ultimo posto, il 107/mo, nella classifica perdendo sei punti rispetto alla rilevazione dello scorso anno, indossa la maglia nera <strong>precedendo Crotone</strong> che è 105/ma con due posizioni in meno rispetto allo scorso anno; <strong>Vibo Valentia</strong> 103/ma, che subisce 7 punti di penalizzazione, e <strong>Cosenza</strong> al 102/mo rimasta invariata.</p>
<p>L&#8217;unica realtà territoriale calabrese<strong> ad avanzare</strong>, seppure di una lunghezza, è quella di<strong> Catanzaro </strong>che guadagna un solo punto piazzandosi al 90/mo posto. La Calabria, dunque, si colloca complessivamente nelle posizioni di fondo della classifica stilata sin dal 1990 dal quotidiano economico e che ogni anno fotografa il benessere nelle province italiane attraverso 90 indicatori divisi in sei categorie: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.</p>
<p>E in questo contesto Reggio Calabria, secondo quanto emerge, evidenzia forti criticità su una serie di aspetti. Le carenze più gravi, in particolare, sono state rilevate in materia di ambiente e servizi (ultima al 107/mo poso), affari e lavoro, cultura e tempo libero.</p>
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		<title>La Calabria ultima in Italia per posti letto ospedalieri pubblici ogni 100mila abitanti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-calabria-ultima-in-italia-per-posti-letto-ospedalieri-pubblici-ogni-100mila-abitanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 13:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[posto]]></category>
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		<category><![CDATA[Unimpresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mezzogiorno soffre carenze diffuse sia nei posti letto per acuti che nelle strutture per lungodegenza e riabilitazione, con percentuali di copertura inferiori alla media nazionale. La Calabria, in particolare, mostra il dato peggiore per la lungodegenza, pari solo al 5% del totale, mentre la Campania e la Sicilia evidenziano valori modesti anche nel segmento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Mezzogiorno soffre carenze diffuse sia nei posti letto per acuti che nelle strutture per lungodegenza e riabilitazione, con percentuali di copertura inferiori alla media nazionale. La <strong>Calabria</strong>, in particolare, mostra il dato peggiore per la lungodegenza, <strong>pari solo al 5% del totale</strong>, mentre la Campania e la Sicilia evidenziano valori modesti anche nel segmento riabilitativo. È quanto emerge da un report del <strong>Centro studi di Unimpresa</strong>, secondo cui le regioni del Nord e alcune del Centro, in controtendenza rispetto a quelle meridionali, si distinguono per un sistema più attrezzato e performante. </p>
<p>Il Piemonte guida la classifica con 493,3 posti letto ogni 100.000 abitanti, seguito dalla Valle d&#8217;Aosta con 456,1 e dalla Lombardia con 449,6, tutte ampiamente sopra la media nazionale di 390,0. Il Friuli-Venezia Giulia e la Sardegna eccellono nella percentuale di posti letto per acuti, rispettivamente al 93%, segno di un&#8217;organizzazione centrata sulla gestione tempestiva delle emergenze. Trento si distingue invece per il primato nella lungodegenza, con 36 posti letto ogni 100.000 abitanti, mentre il Molise registra il dato più alto nella riabilitazione, con 60,8 posti. </p>
<p>Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati della Corte dei conti e del ministero della Salute, le differenze regionali nei posti letto delle strutture di ricovero pubbliche per acuti, lungodegenza e riabilitazione</p>
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		<title>Qualità della vita, indagine ItaliaOggi e Ital Communications: Reggio Calabria ultima in classifica</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/qualita-della-vita-milano-in-vetta-alla-classifica-e-caltanissetta-ultima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 10:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Milano conquista nuovamente il podio classificandosi al primo posto, seguita da Bolzano e Monza e della Brianza, nella nuova edizione dell’Indagine annuale sulla qualità della vita 2024 realizzata da ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l&#8217;Università Sapienza di Roma, giunta alla 26esima edizione. Servizi, soglia di reddito, infrastrutture, vitalità del tessuto produttivo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/qualita-della-vita-milano-in-vetta-alla-classifica-e-caltanissetta-ultima/">Qualità della vita, indagine ItaliaOggi e Ital Communications: Reggio Calabria ultima in classifica</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Milano conquista nuovamente il podio classificandosi al primo posto, seguita da Bolzano e Monza e della Brianza, nella nuova edizione <strong>dell’Indagine annuale sulla qualità della vita 2024 realizzata da ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l&#8217;Università Sapienza di Roma</strong>, giunta alla 26esima edizione. Servizi, soglia di reddito, infrastrutture, vitalità del tessuto produttivo, questi i principali elementi di qualità che devono contraddistinguere un centro urbano di grandi dimensioni. <strong>In fondo alla classifica</strong> Caltanissetta (107esima), insieme a <strong>Reggio Calabria (106esima, ha perso 11 posizioni dal 2023</strong>) e Agrigento (105esima, caduta di un posto rispetto all’anno precedente).<br />
Lo studio mette in evidenza le città italiane che offrono le migliori condizioni di benessere ai propri abitanti e si articola in nove dimensioni d’analisi: affari e lavoro, ambiente, reati e sicurezza, sicurezza sociale, istruzione e formazione, popolazione, sistema salute, turismo, reddito e ricchezza. Bologna e Trento completano il gruppo delle migliori città del 2024, collocandosi rispettivamente al quarto e quinto posto, e si distinguono per la loro capacità di coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e alti livelli di sicurezza e benessere. Guardando ai grandi scossoni della classifica, da segnalare in negativo Savona (-20, dal 43esimo al 63esimo posto) e in positivo Ferrara (+21, dal 48esimo al 27esimo posto).</p>
<p>Quest’anno si conferma la crescita delle metropoli: province e città metropolitane, soprattutto del Centro-Nord, continuano a mostrare una maggiore capacità di ripresa dagli shock rispetto alle altre aree del Paese. Di riflesso, si fa più netta la separazione tra le regioni del Nord e il Mezzogiorno e Isole, dove crescono aree di disagio sociale e personale. Per quanto riguarda Caltanissetta, ci sono vulnerabilità in molti aspetti della qualità della vita, comuni alle province del Mezzogiorno, ma, allo stesso tempo, ci sono anche buoni risultati: la provincia si classifica tra le prime posizioni nella dimensione del &#8216;Sistema salute&#8217;, a metà classifica nella dimensione relativa a &#8216;Reati e sicurezza&#8217; e nelle posizioni di coda nelle restanti 7 dimensioni.<strong> La dimensione &#8216;Affari e Lavoro&#8217;</strong> comprende 8 indicatori, che riportano informazioni sul mercato del lavoro (tasso di occupazione e disoccupazione distinti per sesso), sulla nati-mortalità aziendale, sull’importo dei protesti per abitante e sulla incidenza di startup e Pmi innovative. Bolzano e Bologna si piazzano, come nelle due passate edizioni, rispettivamente al primo e al secondo posto, a seguire Verona, Trieste e Padova. A chiudere la classifica Napoli. <strong>La dimensione &#8216;Ambiente&#8217;</strong> è articolata in due sottodimensioni: una negativamente associata alla qualità della vita che comprende indicatori di impatto ambientale; la seconda positiva, in cui figurano anche variabili il cui andamento può essere messo in relazione con le azioni degli amministratori locali. Monza e della Brianza apre la classifica della qualità ambientale, seguita da Padova, Reggio Emilia e Mantova. In coda Catania.<br />
L’analisi dei risultati rilevati in questa e nelle passate edizioni denota una sostanziale stabilità del quadro relativo alla sicurezza. Enna è al primo posto nella <strong>dimensione relativa a reati e sicurezza</strong>, scalando 9 posizioni rispetto all’anno precedente. Seguono, nell’ordine, Frosinone, Benevento e Campobasso. Chiude Rimini. La dimensione &#8216;Sicurezza sociale&#8217; ha subito alcune variazioni nell’impianto complessivo lo scorso anno. È stato eliminato il dato sui Neet, ovvero la percentuale di persone in età compresa tra 15 e 29 anni che non lavorano, non studiano e non aderiscono a programmi di formazione, in quanto non più prodotto dall&#8217;Istat. L&#8217;indicatore è sostituito dal tasso di inattività registrato tra i 25 e i 34 anni. La provincia che quest’anno apre la classifica è Rovigo, seguita da Cremona, Bolzano, Cuneo e Milano. La provincia in coda è Taranto.<br />
<strong>La dimensione &#8216;Istruzione e formazione&#8217;</strong> fornisce una valutazione circa la dotazione di capitale umano e comprende 6 indicatori, tutti positivamente associati alla qualità della vita, tratti dal Bes (Benessere equo e sostenibile) curato dall&#8217;Istat: tasso di partecipazione alla scuola dell’infanzia, percentuale di persone di età compresa tra 25 e 64 anni in possesso almeno di un diploma di istruzione secondaria superiore, percentuale di persone di età compresa tra 25 e 39 anni in possesso di laurea o altri titoli c.d. terziari, percentuale di persone di età compresa tra 25 e 64 anni coinvolte in attività di formazione permanente e la percentuale di studenti in possesso di adeguate competenze numeriche e alfabetiche. Apre la classifica Bologna, confermando il piazzamento dello scorso anno. A seguire altre due province del Nord-Est, Trento e Trieste, e Milano in rappresentanza del Nord-Ovest. La provincia in <strong>ultima posizione è Crotone</strong>.<br />
La struttura della dimensione di <strong>analisi &#8216;Popolazione&#8217;</strong> è stata modificata nel 2022, con l&#8217;eliminazione della densità demografica; la sostituzione del numero medio di componenti del nucleo familiare con il numero medio di figli per donna; l&#8217;inserimento di 5 nuovi indicatori, di cui 3 nella dimensione negativa (l&#8217;indice di dipendenza strutturale, l&#8217;indice di dipendenza degli anziani e l&#8217;indice di vecchiaia) e 2 nella dimensione positiva (la speranza di vita alla nascita e la speranza di vita a 65 anni). L&#8217;inserimento dei nuovi indicatori ha un effetto profondo sulla composizione del gruppo di testa, da cui escono tutte le province dell&#8217;Italia meridionale e insulare che occupavano fino a due anni fa posizioni di vertice. Bolzano si conferma al primo posto, risultato che si ripete da dieci anni a questa parte. A seguire si classificano nel gruppo di testa Trento, Monza e della Brianza, Milano e Brescia. Chiude la classifica Sud Sardegna.  Isernia apre la classifica della <strong>dimensione relativa al &#8216;Sistema salute&#8217;</strong>, confermando il piazzamento già conseguito lo scorso anno, così come Terni, seconda classificata. A seguire Ancona, Pavia e Genova che a loro volta confermano gli eccellenti piazzamenti conseguiti nelle passate edizioni dell&#8217;indagine. I servizi sanitari si concentrano prevalentemente nelle città metropolitane e in poli di eccellenza nella ricerca medica (Pisa e Siena), ma esistono anche altri fattori. <strong>Chiude la classifica Vibo Valentia</strong>. A partire da quest’anno la <strong>dimensione &#8216;Turismo&#8217;</strong> comprende anche intrattenimento e cultura. Apre la classifica Bolzano, seguita da Rimini, Trieste, Roma e Verona. In ultima posizione Enna. Quanto a reddito e ricchezza, Milano conferma il primo posto già ottenuto nelle ultime quattro edizioni. A seguire Bologna, Modena, Biella e Parma.<strong> Chiude la classifica, come nelle cinque passate edizioni, la provincia di Crotone</strong>.</p>
<p>&#8220;Lo studio di Italia Oggi e Ital Communications si articola in 93 indicatori di base che raggruppano elementi come il lavoro, gli affari, la sicurezza, l’ambiente e la giustizia -spiega Marino Longoni, condirettore di ItaliaOggi-. Dalla ricerca di quest’anno emerge principalmente il divario tra Centro-Nord e Sud Italia, dove si evidenziano ampie sacche di disagio sociale, e vediamo inoltre la conferma di un elemento già presente negli anni passati, ovvero la crescita delle città metropolitane&#8221;.  PerAttilio Lombardi, Founder di Ital Communications , &#8220;l&#8217;indagine condotta da ItaliaOggi e Ital Communications, coordinata dall’Università Sapienza di Roma, rappresenta un passo significativo nell&#8217;evoluzione del concetto di qualità della vita, integrando nuovi parametri che rispecchiano le esigenze e le aspirazioni delle comunità moderne. Come comunicatori, abbiamo la responsabilità di costruire ponti di dialogo e offrire all&#8217;opinione pubblica, ai mass media e alle istituzioni una visione chiara e accurata delle città in cui viviamo. Il nostro ruolo è quello di stimolare e facilitare un confronto informato, basato su dati verificati e contestualizzati, ispirando azioni concrete affinché le comunità possano partecipare attivamente ai processi decisionali che le riguardano. Solo attraverso una comunicazione trasparente e responsabile possiamo contribuire a costruire città in cui il benessere collettivo sia al centro delle politiche di sviluppo&#8221;. Spiega il responsabile dell’elaborazione dei dati Alessandro Polli, docente di Statistica economica nel dipartimento di Scienze sociali ed economiche dell’Università La Sapienza di Roma: &#8220;E&#8217; un lavoro complicato, perché deve mettere assieme dati che sviluppiamo in maniera ponderata, connettendo un numero rilevante di indicatori. È un metodo che, alla prova dei fatti, funziona. Lo legittimano i commenti di chi rappresenta le stesse realtà promosse o bocciate per Qualità della Vita che, al netto della maggiore o minore soddisfazione legata alla posizione raggiunta, storicamente si riconoscono nelle classifiche finali della graduatoria&#8221;. &#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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