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	<title>ultima Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 Sep 2026 13:58:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ministero Salute certifica: Calabria ultima in Italia, 189 punti su 300 per i Livelli essenziali di assistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:58:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sanità calabrese migliora, ma resta ultima in Italia. E soprattutto continua a non raggiungere la sufficienza proprio nell’assistenza sul territorio. Nel 2024 la Calabria totalizza 189 punti su 300 nella valutazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), guadagnandone 12 rispetto all’anno precedente ma confermandosi inadempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sanità calabrese migliora, <strong>ma resta ultima in Italia</strong>. E soprattutto continua a non raggiungere la sufficienza proprio nell’assistenza sul territorio. <strong>Nel 2024 la Calabria totalizza 189 punti su 300 nella valutazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea)</strong>, guadagnandone 12 rispetto all’anno precedente ma confermandosi inadempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute. In dettaglio, dalla valutazione dei 27 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Regione si colloca:</p>
<ul>
<li>17a per l’area della prevenzione;</li>
<li>ultima per l’area distrettuale;</li>
<li>16a per l’area ospedaliera.</li>
</ul>
<p>A pesare è soprattutto l’assistenza distrettuale, quella che porta la sanità fuori dagli ospedali e più vicino ai bisogni quotidiani dei cittadini: qui la Calabria è ultima e non raggiunge la soglia minima richiesta. Un dato che assume ancora maggiore rilievo perché, nel 2024, è l’unica Regione italiana a risultare insufficiente proprio in quest’area. È la fotografia che emerge dall’analisi della <strong>Fondazione Gimbe sul Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg)</strong>, lo strumento con cui dal 2020 il Ministero della Salute verifica la capacità di Regioni e Province autonome di garantire i Lea, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto ad assicurare ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. E il caso Calabria si inserisce in un paradosso più ampio evidenziato da Gimbe: mentre quasi tutte le Regioni superano formalmente l’esame sui Lea, cresce il numero degli italiani che alle cure rinunciano. Nel 2024, secondo i dati Istat richiamati dalla Fondazione, sono stati quasi 5,8 milioni.</p>
<p>Per la nostra regione è dunque il territorio a rappresentare il punto più critico. Nell’area distrettuale la Calabria ottiene 52 punti, otto in meno rispetto alla soglia di sufficienza fissata a 60. Il dato registra comunque un progresso rispetto ai 40 punti ottenuti nel 2023. Prevenzione e assistenza ospedaliera superano invece la soglia, rispettivamente con 66 e 77 punti.<br />
Nel quadro nazionale, la Calabria è l’unica Regione a non raggiungere nel 2024 la sufficienza nell’area distrettuale. La Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia, le altre due realtà che non superano tutte e tre le verifiche, risultano invece insufficienti nell’area della prevenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Giorni contati per il caldo record in Italia, ultima fiammata poi il ribaltone: il meteo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/giorni-contati-per-caldo-record-ultima-fiammata-poi-il-ribaltone-il-meteo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 10:23:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Sesta ondata di caldo africano in corso, ma l&#8217;afa potrebbe avere finalmente i giorni contati. E, dopo mesi di temperature estreme, questa potrebbe anche essere l&#8217;ultima fiammata prima di una svolta con ribaltone. Prima però dovremo stringere ancora i denti con almeno cinque giorni di picchi asfissianti rispetto alla media del periodo. Sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Sesta ondata di caldo africano in corso, ma l&#8217;afa potrebbe avere finalmente i giorni contati. E, dopo mesi di temperature estreme, questa potrebbe anche essere l&#8217;ultima fiammata prima di una svolta con ribaltone. Prima però dovremo stringere ancora i denti con almeno cinque giorni di picchi asfissianti rispetto alla media del periodo. Sono queste le previsioni meteo degli esperti per la giornata di oggi, 4 settembre 2026, e per i giorni a venire.  Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma infatti che, dopo mesi di assoluto dominio subtropicale, da metà della prossima settimana lo scenario europeo cambierà radicalmente, chiudendo le porte all&#8217;alta pressione subtropicale e riaprendole alle correnti nord atlantiche.<br />
<strong>Gli ultimi giorni nel forno</strong><br />
Dovremo stringere i denti ancora per poco. Fino a martedì compreso, la bolla rovente in espansione da Marocco, Algeria e Tunisia continuerà a soffocare l&#8217;Italia e parte dell&#8217;Europa meridionale. Si prevedono picchi estremi e pesanti per il mese di settembre: 36°C a Milano, 37°C a Roma e punte fino a 38°C nel Foggiano.<br />
Il ribaltone di mercoledì 9<br />
Poi, la svolta. Al posto dell&#8217;aria sahariana torneranno protagoniste le perturbazioni atlantiche. Torneremo a vestire i pantaloni lunghi (seppur senza avvertire vero freddo), a riaprire gli ombrelli e, soprattutto, a dormire sereni. Le temperature massime crolleranno, assestandosi su più miti 27-29°C da Nord a Sud, con un&#8217;alternanza di sole, piogge e venti freschi. Si tratterà di una configurazione meteorologica che non vedevamo da metà maggio.</p>
<p><strong>Tra sollievo e amara delusione</strong><br />
Festeggiare in anticipo? Forse, ma vedere finalmente mappe meteo con temperature sotto la media ci lascia una sensazione agrodolce. Proviamo sollievo per il ritorno alla vivibilità, ma anche una profonda delusione: avremmo potuto godere di estati simili se l&#8217;uomo non avesse compromesso il clima mediterraneo e globale. La combustione sfrenata di fossili e un&#8217;urbanizzazione fatta di infinite colate di asfalto e cemento ci hanno condannato a subire un riscaldamento globale storico e, come sappiamo, un&#8217;unica e interminabile ondata di calore dal 24 maggio ad oggi.<br />
<strong>L&#8217;incubo dell&#8217;energia accumulata</strong><br />
Respireremo di nuovo, certo, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Il calore immagazzinato presenterà presto il conto: con un Mar Mediterraneo che misura ancora 28°C in Italia e 30°C in Spagna, l&#8217;impatto con l&#8217;aria fresca atlantica renderà quasi inevitabili nubifragi e piogge alluvionali. Almeno fino all&#8217;inizio di dicembre, ogni violenta fase di maltempo autunnale sarà l&#8217;effetto diretto di questa rovente Estate record 2026.  Non dovremo dunque dimenticarci del vero, concreto, problema del Riscaldamento Globale appena arriveranno piogge e temperature sotto i 30 gradi.  Venerdì 4. Al Nord: sole, caldo in aumento. Al Centro: soleggiato e più caldo. Al Sud: sole e più caldo, rare piogge sui monti calabresi. Sabato 5. Al Nord: caldo in aumento. Al Centro: sole prevalente, caldo. Al Sud: sole e più caldo. Domenica 6. Al Nord: soleggiato e caldo. Al Centro: sole prevalente, caldo. Al Sud: soleggiato. Tendenza: anticiclone africano fino a martedì 8 poi cambia tutto.<br />
&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Nidi e servizi per la prima infanzia: la Calabria ultima in Italia per spesa comunale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nidi-e-servizi-per-la-prima-infanzia-la-calabria-ultima-in-italia-per-spesa-comunale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il report ISTAT sui nidi e i servizi integrativi per la prima infanzia – Anno educativo 2023/2024 fotografa, ancora una volta, una situazione estremamente critica per la Calabria. Nonostante un aumento dell&#8217;offerta a livello nazionale, la nostra Regione resta all&#8217;ultimo posto in Italia per investimenti, copertura dei servizi e numero di bambini che riescono realmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="elementToProof"></div>
<div class="elementToProof">Il report ISTAT sui nidi e i servizi integrativi per la prima infanzia – Anno educativo 2023/2024 fotografa, ancora una volta, una situazione estremamente critica per la Calabria. Nonostante un aumento dell&#8217;offerta a livello nazionale, la nostra Regione resta all&#8217;ultimo posto in Italia per investimenti, copertura dei servizi e numero di bambini che riescono realmente ad accedere ai nidi. Secondo i <strong>dati ISTAT</strong>, la spesa media comunale in Italia per i servizi educativi 0-3 anni è di 1.183 euro all&#8217;anno per bambino. Un investimento importante. Ma non uguale per tutti. La differenza territoriale è enorme: 3.314 euro nella Provincia di Trento <strong>ma solo 234 euro in</strong> <strong>Calabria</strong>. Il sistema comunale riesce a raggiungere solo il 5,9% dei bambini residenti, la quota più bassa del Paese.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">Nonostante gli investimenti nazionali – in particolare tramite il PNRR – le famiglie calabresi continuano a scontrarsi con una disponibilità di servizi del tutto insufficiente, aggravata dalla dispersione amministrativa e dalla fragilità finanziaria dei Comuni. Il tasso di copertura dato dal rapporto fra posti e bambini residenti da 0 a 2 anni compiuti, &#8211; si legge nel report Istat &#8211; si attesta al 31,6% a livello nazionale, poco al di sotto della quota (<em>33%</em>) definita come Livello Essenziale delle Prestazioni (<em>LEP</em>), che dovrà essere garantita a livello di comune o di bacino territoriale locale entro il 2027 (<em>Legge di Bilancio per il 2022 n. 234/2021</em>). Tale dotazione di posti è condizione necessaria per il raggiungimento dei target europei definiti in termini di frequenza.</div>
<div></div>
<div class="elementToProof">&#8220;<em>Una famiglia -commenta <b>Claudio Venditti presidente del forum famiglie Calabria</b> -non ha le stesse opportunità a seconda di dove nasce suo figlio. Per noi del Forum delle Associazioni Familiari il punto è chiaro: serve un investimento strutturale e omogeneo sul sistema 0-3;  garantire copertura territoriale reale sostenere le famiglie non solo nella domanda, ma anche nell&#8217;offerta dei servizi; potenziare le convenzioni con il privato sociale, che nel Sud assorbe oltre metà dell&#8217;aumento dei posti. Da non dimenticare le unità di personale aggiuntivo a tempo pieno che possono lavorare. Lo dico con franchezza &#8211; </em>aggiunge<em>: la natalità non si sostiene con slogan, ma con servizi concreti. Su questi temi servirebbe fare squadra perché il nido migliora lo sviluppo cognitivo e relazionale, riduce le diseguaglianze e favorisce la natalità perché riduce il costo e il carico organizzativo del primo triennio di vita dei bambini. Bisogna unire le forze per rimettere al centro la natalità, il lavoro stabile, i servizi di ogni tipo, la fiscalità familiare, anche da questo dipende il ripopolamento delle aree interne. Non servono scorciatoie o proposte shock! Le famiglie non hanno bisogno di baraonda ma di scelte chiare. Prima si mettono le fondamenta. Poi si costruisce il resto. Non bisogna dividersi su quali sono gli infissi mentre la casa non regge&#8221;</em>.</div>
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		<item>
		<title>Indice criminalità, analisi Viminale su Sole 24ore: Provincia Cosenza ultima in Calabria per reati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indice-criminalita-analisi-viminale-su-sole-24ore-provincia-cosenza-ultima-in-calabria-per-reati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Provincia Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell&#8217;Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì e confrontate con quelle degli anni precedenti, emerge che Cosenza è la provincia calabrese dove, nel 2024, si è registrato il minore indice di criminalità. La città Bruzia si posiziona al 99mo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell&#8217;Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì e confrontate con quelle degli anni precedenti, emerge che <strong>Cosenza</strong> è la provincia calabrese dove, nel 2024, si è registrato il minore indice di criminalità. La città Bruzia si posiziona al 99mo posto su 106 con 16.283 reati denunciati, 2.433,1 ogni 100mila abitanti e un calo del 5,10% rispetto al 2023. La provincia con l&#8217;indice più alto, invece, è <strong>Catanzaro</strong>, 47ma, con 11.239 delitti denunciati, 3.312,4 ogni 100mila abitanti, in flessione del -2,69%. L&#8217;indicazione emerge dalle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell&#8217;Interno, fornite in esclusiva al Sole 24 Ore del Lunedì e confrontate con quelle degli anni precedenti.</p>
<p>Dopo Catanzaro, si trovano le province di <strong>Vibo Valentia</strong>, 55ma (4.769 denunce, 3.175,2 ogni 100mila abitanti, +4,31%), <strong>Crotone</strong> 78ma (4.561, 2.824,5 ogni 100mila abitanti, -1,62%) e <strong>Reggio Calabria</strong> 80ma (14.358, 2.804,7 ogni 100mila abitanti, +0,25%). Andando nel dettaglio, la provincia di Crotone risulta prima per i tentati omicidi, con 6,2 denunce ogni 100mila abitanti, e seconda per numero di incendi con 61,3. Crotone è prima anche per denunce di usura, 2, 1,2 ogni 100mila abitanti. Sul fronte incendi, invece, Dopo Crotone si posiziona Cosenza con 298 denunce, 44,5 ogni 100mila abitanti. Due province calabresi in prima e terza posizione anche per le rapine negli uffici postali, Vibo con 1,3 denunce ogni 100mila abitanti e Reggio con 0,8.</p>
<p>Catanzaro è ultima, 106ma, per rapine con 9 denunce, 5,6 ogni 100mila abitanti, in aumento, e 19ma per estorsioni con 83 denunce, 24,5 ogni 100mila abitanti, in calo. Cosenza è 11ma per danneggiamento seguito da incendio con 231 denunce, 34,5 ogni 100mila abitanti, in calo e penultima per truffe e frodi informatiche (291,8 denunce ogni 100mila abitanti). Crotone è una delle città più sicure riguardo ai furti, posizionandosi in 103ma posizione con 792 denunce, 490,5 ogni 100mila abitanti mentre Reggio si piazza al 4 posto per danneggiamento seguito da incendio con 274 denunce, 53,5 ogni 100mila abitanti in aumento e terzultima per lesioni dolose con 362 denunce, 70,7 ogni 100mila abitanti.<br />
Vibo, infine, è seconda per danneggiamento seguito da incendio con 92 denunce, 61,3 ogni 100mila abitanti e terzultima per usura con zero denunce.</p>
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		<item>
		<title>La Calabria continua a bruciare: nell&#8217;ultima settimana ben 196 interventi dei Vigili del fuoco</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-calabria-continua-a-bruciare-nellultima-settimana-ben-196-interventi-dei-vigili-del-fuoco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 13:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[bosco]]></category>
		<category><![CDATA[incendi]]></category>
		<category><![CDATA[settimana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuano ad essere pessime le notizie per la calabria in tema di incendi boschivi. Nell&#8217;ultima settimana, dal 27 settembre al 3 ottobre, sono stati svolti dalle squadre del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco 1.126 interventi. Il maggior numero di incendi, purtroppo, si è registrato proprio in Calabria, dove sono stati effettuati ben 196 interventi. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano ad essere pessime le notizie per la calabria in tema di incendi boschivi. Nell&#8217;ultima settimana, dal 27 settembre al 3 ottobre, sono stati svolti dalle squadre del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco 1.126 interventi. Il maggior numero di incendi, purtroppo, si è registrato proprio in Calabria, dove sono stati effettuati ben 196 interventi. </p>
<p>Le altre regioni maggiormente colpite dagli incendi sono state il Lazio (160), la Sicilia (141) e la Campania (139). Sempre nell&#8217;ultima settimana sono stati 10 gli interventi effettuati dalla flotta aerea del Corpo nazionale per il contrasto agli incendi boschivi, mentre a terra le squadre hanno operato per un totale di 1.201 ore di lavoro.</p>
<p>Dal 15 giugno al 3 ottobre sono stati 65.878 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco per incendi boschivi e di vegetazione in genere: 10.401 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.<br />
Sempre dal 15 giugno, sono state effettuate dalla flotta aerea del Corpo nazionale 4.942 ore di volo per missioni antincendio, mentre sono stati 22.514 i lanci di sostanze estinguenti effettuati sulle fiamme.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro che non c&#8217;è, Eurostat: la Calabria ultima in Europa per tasso di occupazione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/il-lavoro-che-non-ce-eurostat-la-calabria-ultima-in-europa-per-tasso-di-occupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 18:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[eurostat]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[ultima]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=338492</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’annuario delle regioni di EurostatLa conferma che Calabria è la regione europea con il tasso di occupazione più basso, registrando per il 2024, un livello di occupazione pari al 48,5% tra la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Un dato che pone la regione nettamente al di sotto della media [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-lavoro-che-non-ce-eurostat-la-calabria-ultima-in-europa-per-tasso-di-occupazione/">Il lavoro che non c&#8217;è, Eurostat: la Calabria ultima in Europa per tasso di occupazione</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’annuario delle regioni di EurostatLa conferma che Calabria è la regione europea con il tasso di occupazione più basso, registrando per il 2024, un livello di occupazione pari al 48,5% tra la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni. Un dato che pone la regione nettamente al di sotto della media dell’Unione Europea (75,8%) e lontanissima dall’obiettivo fissato da Bruxelles: raggiungere entro il 2030 un tasso del 78%. Il quadro non migliora se si guarda alle altre regioni meridionali: Campania (49,4%) e Sicilia (50,7%) condividono gli ultimi posti della classifica, delineando un Mezzogiorno sempre più distante dal resto del Paese e del continente.</p>
<p>Le tabelle regionali di Eurostat confermano la forte disparità territoriale. L’Italia detiene il primato europeo per differenze interne nei tassi di occupazione, con un coefficiente di variazione del 15,6%. In testa si colloca la provincia autonoma di Bolzano (79,9%), seguita da Valle d’Aosta (77,6%), Trento (76,9%) e dalle principali regioni del Centro-Nord, tutte ben al di sopra della media europea. All’estremo opposto, oltre a Calabria, Campania e Sicilia, restano indietro anche Puglia (55,3%), Basilicata (60,4%) e Sardegna (61,7%), con livelli di occupazione lontani dal resto del Paese.</p>
<p>Accanto al problema territoriale, pesa quello del gender gap. Dopo la Grecia, le regioni italiane mostrano le maggiori differenze tra uomini e donne occupati. La Puglia segna un divario di 29,8 punti percentuali, seguita da Campania (29,1) e Basilicata (28,1).<br />
Nel 2024, a livello europeo, il tasso di occupazione maschile si è attestato all’80,8%, contro il 70,8% di quello femminile, con una forbice di 10 punti. Un gap che nel Mezzogiorno si allarga a livelli record, segnalando una doppia criticità: non solo bassa occupazione complessiva, ma anche un’inclusione lavorativa femminile drammaticamente insufficiente.<br />
I dati diffusi da Eurostat restituiscono l’immagine di un’Italia spaccata in due, con alcune regioni pienamente integrate nel mercato del lavoro europeo e altre ferme su valori che ricordano economie periferiche. Una frattura che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi europei per il 2030 e che impone politiche mirate per il rilancio dell’occupazione, soprattutto al Sud e tra le donne.</p>
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		<title>Roma, presentato report Crea sanità: Calabria ultima in Italia per la qualità dei servizi sanitari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 15:30:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Migliora la qualità dei Servizi sanitari regionali: il Veneto si conferma al top, la Calabria fanalino di coda. E&#8217; questa in sintesi la fotografia scattata dal XIII Rapporto Crea Sanità Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sulle &#8216;Performance Regionali&#8217;, presentato oggi a Roma. Il report analizza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Migliora la <strong>qualità dei Servizi sanitari</strong> regionali: il Veneto si conferma al top, <strong>la Calabria fanalino di coda</strong>. E&#8217; questa in sintesi la fotografia scattata dal <strong>XIII Rapporto Crea Sanità Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità </strong>dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata sulle &#8216;Performance Regionali&#8217;, presentato oggi a Roma. Il report analizza &#8211; dal 2019 al 2024 &#8211; le opportunità di tutela della salute offerte ai cittadini nelle diverse regioni italiane. Lo studio è stato condotto con il contributo di un panel di 107 stakeholder del Servizio sanitario nazionale, tra cui professionisti sanitari, produttori di farmaci e dispositivi, manager di Asl e ospedali, cittadini. Il Veneto si conferma la Regione con la migliore performance, raggiungendo il 55% del massimo teorico possibile, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento con il 50%. La <strong>Calabria</strong>, invece, si posiziona all’ultimo posto con il 23%. Nonostante il divario tra Nord e Sud Italia rimanga significativo, si osserva una progressiva riduzione delle disparità, con un miglioramento più marcato nelle regioni del Mezzogiorno. Tra queste, la Campania ha registrato l’incremento più rilevante, seguita da Abruzzo e Molise.</p>
<p>Un aspetto innovativo dello studio è l’introduzione di un’indagine sulla soddisfazione dei cittadini, che ha misurato l’esperienza degli utenti con i Servizi sanitari regionali. Il Trentino-Alto Adige si distingue per la maggiore soddisfazione, con un punteggio medio di 8,1 su una scala da 0 a 10, mentre le regioni del Mezzogiorno, come Puglia e Basilicata, registrano i livelli più bassi, pari a 6,5. La correlazione tra l’indice di performance e la soddisfazione dei cittadini dimostra che una migliore performance genera maggiore soddisfazione. Nel complesso, la correlazione tra l’indice di performance e il livello di soddisfazione dei cittadini risulta essere forte per le aree assistenziali ospedaliere (0,79) ed ambulatoriali (0,80), bassa per le aree del sociale e della non autosufficienza (0,55), ed intermedia per l’assistenza primaria e l’accesso al farmaco (0,64). Per questi ultimi due aspetti la soddisfazione è generalmente alta in tutto il Paese, senza particolari criticità.</p>
<p>Lo studio ha inoltre analizzato la qualità della vita correlata alla salute, evidenziando che il Trentino-Alto Adige si conferma al vertice con un valore di 0,938, mentre l’Umbria registra il valore più basso, pari a 0,840 Qaly (unità di misura impiegata nell&#8217;analisi costi-utilità che combina insieme la durata della vita con la qualità della stessa). Secondo il report, la qualità della vita non è strettamente legata alla performance sanitaria: alcune regioni del Sud, pur avendo livelli di performance sanitaria bassi, registrano una qualità della vita più alta rispetto a regioni più performanti. Questo fenomeno è attribuibile a fattori culturali, educativi e ambientali, oltre che alle diverse aspettative dei cittadini. Inoltre, è stata condotta un’analisi sulla sostenibilità dei Servizi sanitari regionali, identificando le 9 regioni più resilienti: Piemonte, Lombardia, P.A. di Trento, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo. La correlazione tra Performance e soddisfazione dei cittadini sottolinea &#8211; riporta una nota &#8211; l’importanza di investire in politiche sanitarie mirate per migliorare l’efficienza e l’equità del sistema.</p>
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		<title>Screening oncologici, report Fondazione Gimbe: Calabria ultima per adesioni nel 2023</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/screening-oncologici-report-fondazione-gimbe-calabria-ultima-per-adesioni-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 11:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[adesioni 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Gimbe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Calabria è &#8220;maglia nera&#8221; nella graduatoria di adesione &#8211; con dati relativi al 2023 &#8211; agli screening oncologici inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tutte le Regioni sono tenute a offrire gratuitamente e che prevedono: la mammografia per le donne tra i 50 ed i 69 anni; lo screening del tumore della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Calabria è &#8220;maglia nera&#8221; nella graduatoria di adesione &#8211; con dati relativi al 2023 &#8211; agli screening oncologici inclusi nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), che tutte le Regioni sono tenute a offrire gratuitamente e che prevedono: la mammografia per le donne tra i 50 ed i 69 anni; lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra i 25 ed i 64 anni; e quello colon-rettale per donne e uomini tra i 50 ed i 69 anni. La regione si pone infatti al 21mo posto e ultima in tutte e tre le classifiche redatte nel report della Fondazione Gimbe sui dati del 2023 dell&#8217;Osservatorio nazionale screening (Ons).</p>
<p>In Calabria, in particolare, i dati per il 2023 riguardanti l&#8217;estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l&#8217;adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target) relativi allo screening mammografico indicano che l&#8217;estensione è pari al 49,4% (media Italia 93,6%) della popolazione target e l&#8217;adesione è pari al 8,1% (media Italia 49,3%). Questa percentuale, è scritto in una nota di Gimbe, &#8220;correlata all&#8217;estensione &#8211; di per sé già inferiore al 100% &#8211; documenta che in questa Regione come per le altre del Mezzogiorno (Molise escluso), la mancata adesione agli screening riconosce a monte responsabilità organizzative nella gestione degli inviti&#8221;.</p>
<p>Sul fronte screening cervicale (per il tumore del collo dell&#8217;utero), l&#8217;estensione è pari al 61,5% (media Italia 111%) della popolazione target; l&#8217;adesione è pari al 17% (media Italia 46,9%) della popolazione target. Per lo screening colon-rettale, infine, l&#8217;estensione è pari al 72,5% (media Italia 94,3%) della popolazione target e l&#8217;adesione è pari al 4,4% (media Italia 32,5%) della popolazione target.</p>
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		<title>X rapporto di Save the Children “Le Equilibriste&#8221;: madri italiane, sempre più sole e penalizzate</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/x-rapporto-di-save-the-children-le-equilibriste-madri-italiane-sempre-piu-sole-e-penalizzate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 12:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[“Le Equilibriste"]]></category>
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		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla Festa della mamma – la seconda domenica di maggio -, arriva il X rapporto di Save the Children che fotografa la maternità in Italia nel 2025: “Le Equilibriste“. Un bilancio delle sfide e degli infiniti equilibrismi, appunto, che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme, accompagnato dai dati sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A pochi giorni dalla Festa</strong> della mamma – la seconda domenica di maggio -, arriva il X rapporto di Save the Children che fotografa la maternità in Italia nel 2025: “<a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2025">Le Equilibriste</a>“. Un bilancio delle sfide e degli infiniti equilibrismi, appunto, che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme, accompagnato dai dati sulla maternità nel nostro Paese. Diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro, sbilanciamento tra carichi di cura e vita professionale a sfavore delle donne, insufficienza o assenza dei servizi per la prima infanzia: questi i fattori che condizionano la vita e il benessere delle madri. «Non sorprende se la natalità tocca il minimo storico con solo 1,18 figli per donna e che il 20% delle donne smette di lavorare dopo essere diventata madre», osservano da Save the Children. Lo dimostra il nuovo record negativo delle nascite nel 2024, con soli 370mila nuovi nati: una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente.</p>
<p><strong>La classifica delle regioni</strong> “mother friendly” elaborata dall’Istat – l’Indice delle Madri – vede ai primi posti la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Toscana. <strong>All’ultimo posto</strong> la Basilicata, preceduta da Campania, Puglia e <strong>Calabria</strong>. Allargando lo sguardo oltre confine però su 146 Paesi nel mondo, l’Italia occupa il 96° posto per partecipazione femminile al mondo del lavoro. Se guardiamo invece il dato sul gender gap retributivo, ci troviamo alla 95ª posizione.</p>
<p><strong>In Italia, insomma,</strong> «le madri sono sempre più sole e penalizzate». Specie le mamme single: basti pensare che, tra quelle fra i 25 e i 34 anni, poco più di 1 su 2 lavora, rientrando quindi tra le categorie più a rischio di povertà. Più in generale, comunque, nel 2024 il divario occupazionale tra padri e madri con almeno un figlio minore è di quasi 29 punti percentuali. Significativi anche i dati sul divario salariale a sfavore delle donne, che preludono a una penalità ancora più netta quando queste decidono di mettere al mondo un figlio: la “child penalty”. Il 77,8% degli uomini senza figli è occupato, ma la percentuale sale al 91,5% tra i padri (92,1% per chi ha un figlio minore e 91,8% per chi ne ha due o più). Per le donne la situazione è molto diversa: lavora il 68,9% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 62,3% tra le madri (65,6% per chi ha un figlio minore e 60,1% con due o più). Vale a dire che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa, tanto che 20 su 100 smettono di lavorare dopo essere diventate madri.</p>
<p><strong>Sono comunque le mamme</strong> single a incontrare ancora più difficoltà. Negli anni, i nuclei monogenitoriali, cioè le famiglie composte da un solo genitore con figli, sono passati da circa 2 milioni 650mila nel 2011 a oltre 3 milioni 800mila nel 2021, segnando un incremento del 44%. Una tendenza opposta rispetto alle coppie con figli che, al contrario, sono calate nel tempo. Il 77,6% delle famiglie monogenitoriali è costituito da madri sole con i propri figli. Si stima, inoltre, che le madri sole saranno 2,3 milioni nel 2043. Attualmente sono una delle tipologie familiari più esposte al rischio di povertà.</p>
<p><strong>«Servono politiche strutturali,</strong> integrate e durature che garantiscano risorse e strumenti per sostenere le famiglie nella cura dei figli e nella conciliazione tra vita privata e professionale – commenta Giorgia D’Errico, direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children -. È fondamentale, ad esempio, garantire a tutti i bambini e le bambine l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, ampliando l’offerta in tutti i territori e assicurandone la sostenibilità nel lungo periodo, ed estendere la durata dei congedi di paternità, incentivandone l’utilizzo e riconoscendo il valore sociale della cura anche per i padri, in una logica di corresponsabilità. Solo così potremo costruire un futuro in cui la genitorialità, il lavoro e la vita privata non siano in conflitto, ma possano coesistere come parte di un progetto di benessere individuale e collettivo».</p>
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		<title>Indagine su qualità della vita, Reggio Calabria ultima nella classifica nazionale del Sole 24 Ore</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indagine-su-qualita-della-vita-reggio-calabria-ultima-nella-classifica-nazionale-del-sole-24-ore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 13:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[classifica]]></category>
		<category><![CDATA[qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Sole 24 Ore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora una volta è impietosa per la Calabria la &#8220;classifica&#8221; annuale del Sole 24 Ore che misura la qualità della vita nei territori italiani. Infatti, quella di Reggio Calabria è la provincia fanalino di coda nell&#8217;edizione 2024 dell&#8217;Indagine. La Città metropolitana calabrese che occupa l&#8217;ultimo posto, il 107/mo, nella classifica perdendo sei punti rispetto alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una volta è impietosa per la<strong> Calabria</strong> la &#8220;classifica&#8221; annuale del Sole 24 Ore che misura <strong>la qualità della vita</strong> nei territori italiani. Infatti, quella di <strong>Reggio Calabria</strong> è la provincia fanalino di coda nell&#8217;edizione 2024 dell&#8217;Indagine. La Città metropolitana calabrese che occupa l&#8217;ultimo posto, il 107/mo, nella classifica perdendo sei punti rispetto alla rilevazione dello scorso anno, indossa la maglia nera <strong>precedendo Crotone</strong> che è 105/ma con due posizioni in meno rispetto allo scorso anno; <strong>Vibo Valentia</strong> 103/ma, che subisce 7 punti di penalizzazione, e <strong>Cosenza</strong> al 102/mo rimasta invariata.</p>
<p>L&#8217;unica realtà territoriale calabrese<strong> ad avanzare</strong>, seppure di una lunghezza, è quella di<strong> Catanzaro </strong>che guadagna un solo punto piazzandosi al 90/mo posto. La Calabria, dunque, si colloca complessivamente nelle posizioni di fondo della classifica stilata sin dal 1990 dal quotidiano economico e che ogni anno fotografa il benessere nelle province italiane attraverso 90 indicatori divisi in sei categorie: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.</p>
<p>E in questo contesto Reggio Calabria, secondo quanto emerge, evidenzia forti criticità su una serie di aspetti. Le carenze più gravi, in particolare, sono state rilevate in materia di ambiente e servizi (ultima al 107/mo poso), affari e lavoro, cultura e tempo libero.</p>
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