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	<title>Sudamerica Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 16 Jun 2026 18:32:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Stroncato traffico internazionale di droga tra Lazio e Sud America, 8 arresti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-stroncato-traffico-internazionale-di-droga-tra-lazio-e-sud-america-8-arresti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 18:32:56 +0000</pubDate>
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<p>Nelle provincie di Roma, l’Aquila, <strong>Reggio Calabria</strong> e Catania, i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia hanno dato esecuzione ad ordinanze, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma che scaturiscono da una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, e riguarda complessivamente 11 persone, gravemente indiziate di far parte di una complessa associazione per delinquere dedita al traffico di stupefacenti a carattere transnazionale, importando dal Sud America e distribuendo in Italia ingenti quantitativi di cocaina. Otto persone sono destinatarie della misura della custodia cautelare in carcere mentre altre 3 persone, nel medesimo procedimento, sono al momento indagate a piede libero in attesa di ulteriori valutazioni del Tribunale.<br />
L&#8217;operazione odierna, fa seguito al fermo del P.M. della DDA della Procura di Roma, dei vertici dell&#8217;organizzazione dello scorso fine maggio, di cui è già stata data comunicazione alla stampa, e sintetizza mesi di complesse indagini svolte dai Carabinieri di Civitavecchia che hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un’organizzazione radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale, dotata di solidissime diramazioni internazionali e collegamenti con alcuni esponenti la <strong>criminalità organizzata calabrese</strong> e campana.</p>
<p>Come già comunicato in precedenza, l’indagine ha avuto inizio nell’agosto 2025, fornendo agli inquirenti la mappa iniziale del sodalizio sudamericano-italiano. I riscontri tecnici hanno consentito di raccogliere elementi probatori che hanno delineato una precisa ripartizione dei ruoli, consentendo di ipotizzare l’esistenza di un broker internazionale (<em>di origini dominicane</em>), anello di raccordo strategico, responsabile dei contatti con i fornitori esteri, della logistica e della gestione dei complessi flussi finanziari illeciti; un vertice operativo colombiano (<em>noto come il &#8220;Presidente&#8221;)</em>, capo e promotore incaricato di gestire i connazionali e le importazioni, di fissare il prezzario della droga e di curare i rapporti con i narcotrafficanti stanziali in Spagna e Sud America; un esperto broker romano: figura di raccordo e principale distributore per il mercato del litorale nord laziale e del centro Italia, capace di piazzare la droga a una fitta rete di intermediari e grossisti; <strong>un soggetto di origini calabresi</strong>, fondamentale per la fornitura di veicoli dotati di vani occulti meccanizzati. Il sodalizio ha dimostrato una straordinaria capacità logistica. Lo stupefacente veniva introdotto in Italia attraverso due canali principali: via terra dalla Spagna, utilizzando autovetture modificate con sofisticati doppi fondi (<em>definiti in gergo &#8220;sistema&#8221;</em>); tramite rotte marittime intercontinentali, con navi in partenza da porti sudamericani (c<em>ome Guayaquil in Ecuador</em>) e dirette in Europa, prevedendo il lancio in mare di borsoni carichi di droga in punti di recupero prestabiliti tramite coordinate GPS. Inoltre, per consegne mirate, il gruppo si avvaleva di corrieri &#8220;<em>ovulatori</em>&#8220;, addestrati a ingoiare decine di ovuli di cocaina per eludere i controlli aeroportuali e stradali.<br />
Le indagini di Carabinieri e DDA fanno ipotizzare una gestione altamente imprenditoriale. I vertici discutevano apertamente delle fluttuazioni di mercato: la cocaina veniva acquistata all&#8217;ingrosso a circa 16.000-17.000 euro al kg, per essere rivenduta a 21.000-24.000 euro. Il ricarico sui prezzi veniva indicato con il termine convenzionale di &#8220;punti&#8221; (<em>es. 7 punti equivalevano a 7.000 euro di margine)</em>. La droga veniva camuffata nelle conversazioni con nomi in codice quali &#8220;Rosalba/Rosalia&#8221; (<em>per la cocaina rosa</em>), &#8220;Biancaneve&#8221; (per la cocaina classica), oppure &#8220;cotta/cruda&#8221; per indicarne la preparazione chimica.</p>
<p>Un episodio di eccezionale rilievo investigativo ha consentito di avvalorare la caratura criminale del cartello. I vertici sudamericani sono rimasti vittime di una truffa orchestrata da esponenti della Camorra napoletana, i quali, simulando un finto intervento delle forze dell&#8217;ordine nel napoletano, si erano appropriati di 10 chilogrammi di cocaina appena consegnati dai colombiani (<em>un danno stimato in circa 280.000 euro</em>). Per recuperare il carico o il denaro, il cartello ha attivato i propri canali diplomatico-criminali, organizzando summit in Campania per dirimere la questione. La propensione alla violenza del sodalizio era spiccata. Per il recupero dei crediti della droga, il vertice colombiano pianificava rapimenti (noleggiando appartamenti in cui rinchiudere i debitori), l&#8217;uso di mazze da baseball e armi da fuoco. Le intercettazioni hanno inoltre confermato l&#8217;esistenza di legami diretti tra gli indagati e i vertici dei <em>&#8220;Los Choneros</em>&#8220;, la più potente e sanguinaria fazione criminale dell&#8217;Ecuador. Uno degli aspetti più allarmanti ed evoluti dell&#8217;indagine, riguarda il sofisticato meccanismo di pagamento e trasferimento dei capitali illeciti. Per bypassare i controlli delle autorità bancarie e governative centrali, l&#8217;organizzazione ricorreva sistematicamente all&#8217;utilizzo di moneta virtuale. L&#8217;indagine ha avuto il suo epilogo operativo più eloquente con la scoperta, da parte dei Carabinieri, di un laboratorio adibito a raffineria clandestina nelle campagne di Sant&#8217;Agata del Bianco (Reggio Calabria). Nel laboratorio, sequestrato insieme a presse idrauliche, stampi e forni a microonde, sono stati rinvenuti oltre 500 kg di miscele destinate verosimilmente ad abbassare la purezza della droga per moltiplicarne i profitti.</p>
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		<title>VIDEO-Cocaina dal Sudamerica gestita dalla cosca &#8216;Barbaro&#8217;: 28 arresti Dda Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 10:37:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-351850-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/MILANO.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/MILANO.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/MILANO.mp4</a></video></div>
<p>Cocaina dal Sudamerica, attraverso navi container, fino in Lombardia per un valore di oltre 27 milioni di euro. E&#8217; il centro di un&#8217;indagine che ha portato i finanzieri del Comando Provinciale Milano e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza ad eseguire un&#8217;ordinanza a carico di 28 indagati, 25 in carcere e 3 ai domiciliari, &#8220;appartenenti ad un&#8217;associazione criminale armata composta&#8221; da persone appartenenti &#8220;alla <strong>&#8216;ndrangheta della Locride&#8221;</strong>, il clan dei Barbaro, e che, a vario titolo e con il supporto di &#8220;soggetti inseriti in ambienti della criminalità albanese&#8221;, hanno &#8220;promosso, diretto, finanziato, organizzato e realizzato traffici internazionali&#8221; di droga. Tra i destinatari della misura cautelare, per il reato di riciclaggio, anche un cinese che, come spiega il procuratore di Milano Marcello Viola, &#8220;nella sua qualità di cambista, ha permesso all&#8217;organizzazione criminale di effettuare il pagamento di partite di stupefacente tramite il sistema di compensazione/trasferimento informale di valore noto come &#8216;fei eh &#8216;ien'&#8221;.</p>
<p>L&#8217;inchiesta della Dda, condotta dal Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, ha permesso di &#8220;disvelare una triangolazione di accordi tra esponenti della criminalità organizzata calabrese, lombarda e campana volta a favorire l&#8217;importazione dal Sud America di grandi quantitativi di stupefacente&#8221;. E&#8217; stata individuata una &#8220;rete criminale&#8221; basata in Lombardia, &#8220;con ramificazioni in Germania, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito, Colombia e Brasile che, utilizzando sofisticati apparati di messaggistica criptata&#8221;, ha sfruttato &#8220;diretti contatti con broker albanesi e con fornitori di cocaina dal Sud America&#8221;.</p>
<p>La droga arrivava con navi &#8220;verso i porti di Livorno, Rotterdam, <strong>Gioia Tauro</strong> e Le Havre attraverso la tecnica del cosiddetto &#8216;rip-off (gacho eiego)&#8217;, mediante la quale i narcos inseriscono stupefacente all&#8217;interno dei container utilizzati per i trasporti commerciali leciti via mare&#8221;.</p>
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		<title>Narcotraffico internazionale di droga dal Sudamerica:15 arresti tra cosche Calabria e Lombardia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/narcotraffico-internazionale-di-droga-dal-sudamerica15-arresti-tra-cosche-calabria-e-lombardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 12:42:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando Provinciale Milano e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, su delega della Procura Distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 15 indagati (12 in carcere e 3 ai domiciliari) appartenenti ad un’associazione criminale armata composta da soggetti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando Provinciale Milano e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, su delega della Procura Distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 15 indagati (<strong>12 in carcere e 3 ai domiciliari</strong>) appartenenti ad un’associazione criminale armata composta da soggetti intranei alla <strong>‘ndrangheta della locride</strong> che a vario titolo hanno diretto, finanziato e organizzato un traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Sudamerica. L’attività investigativa ha permesso di individuare una fitta rete criminale operante tra la Lombardia e la Calabria che, utilizzando sofisticati apparati di messaggistica criptata e sfruttando diretti contatti con appartenenti alle consorterie criminali campane e albanesi, ha movimentato, in poco più di 12 mesi, volumi di cocaina per un controvalore di oltre 18 milioni di euro.</p>
<p>Dalle indagini sono emersi collegamenti tra gli indagati e organizzazioni criminali, anche di matrice albanese, con ramificazioni in Nord Europa e Sud America, in grado di importare consistenti quantità di droga da distribuire nelle principali piazze di spaccio della Lombardia, per poi reimpiegare i proventi illeciti in ambito internazionale. L’operazione, inoltre, ha permesso di rilevare l’esistenza di un saldo rapporto tra rappresentanti delle ‘ndrine “<strong>Papalia-Carciuto</strong>”, “<strong>Marando-Trimboli</strong>” e “<strong>Barbaro ‘U Castanu</strong>” e un gruppo criminale di matrice camorristica, satellite del dan <strong>“Di Lauro” di Napoli</strong>. Le investigazioni hanno evidenziato la trasversalità degli interessi dei singoli terminali operativi del sodalizio. Ogni componente del gruppo, sia che rivesta la qualifica di organizzatore che di partecipe, ricopre allo stesso tempo un ruolo di fondamentale importanza in altre consorterie ovvero nel campo del narcotraffico di elevato spessore. In particolare, il contributo associativo di ognuno va oltre il classico sinallagma contrattuale: infatti è stato rilevato come entrambe le parti in gioco (organizzatori e stabili acquirenti), siano state portavoce di autonome organizzazioni dedite al traffico di cocaina, pur consapevoli di essere parte dell’odierna struttura criminale. L’indagine ha inoltre cristallizzato la fondamentale importanza di ogni singolo membro dell’organizzazione che, con il proprio contributo qualificato messo a disposizione del gruppo associativo, ha permesso di aumentare a dismisura la quantità di stupefacente trattato. Ciò anche in ragione della caratura criminale dei componenti, tutti legati ad ambienti di criminalità organizzata, diversi dei quali già attinti da misure cautelari personali in materia di narcotraffico.</p>
<p>Determinante per la riuscita dell’indagine è stata l’acquisizione, tramite il canale Europol e attraverso Ordine Europeo d’Indagine, di numerose conversazioni minuziosamente decodificate ed analizzate su dispositivi criptati di ultima generazione, utilizzati dagli indagati per pianificare le importazioni dall’estero di stupefacente ed il loro pagamento tramite il sistema di compensazione/trasferimento informale di valore noto come <strong>&#8220;fei ch ‘ien&#8221;.</strong> Perquisizioni sono state effettuate nella provincia di Milano, Pavia e <strong>Reggio Calabria</strong> con l’ausilio di unità cinofile cashdog e antidroga.</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Cocaina dal Sudamerica in Europa: colpo alla cosca Gallace, nove arresti in Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-cocaina-dal-sudamerica-in-europa-colpo-alla-cosca-gallace-nove-arresti-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 10:15:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Militari del Servizio Centrale I.C.O. e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal Gip di Catanzaro su richiesta della locale Procura, con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 soggetti (59 in totale gli indagati), accusati a vario titolo di [&#8230;]</p>
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<p>Militari del Servizio Centrale I.C.O. e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal Gip di Catanzaro su richiesta della locale Procura, con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 soggetti (59 in totale gli indagati), accusati a vario titolo di aver promosso, diretto, finanziato, organizzato e realizzato un intenso traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Sudamerica. Disposto contestualmente il sequestro preventivo, anche per equivalente, del profitto dei reati contestati, determinato in oltre 47 milioni di euro, nonché di specifici fabbricati e terreni il cui acquisto non risulta giustificato dai redditi dichiarati dai sodali, per un valore complessivo di circa 600.000 euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica – D.D.A. Catanzaro e sviluppate dal locale Nucleo di polizia economico finanziaria – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) Catanzaro, hanno consentito di delineare l’operatività di un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, di matrice ‘ndranghetistica in quanto servente gli interessi della cosca Gallace di Guardavalle, con base direzionale nel predetto comune della provincia di Catanzaro, luogo di radicamento della cosca, e con referenti e basi logistiche in diversi luoghi del territorio nazionale (Lazio, Toscana, Sardegna e Lombardia) e all’estero. In particolare, sono stati acquisiti gravi indizi circa la commissione da parte dell’organizzazione di plurime importazioni di sostanza stupefacente del tipo cocaina dal territorio sudamericano, principalmente dal Perù, dalla Colombia e dal Brasile, Paesi dove dimoravano stabilmente alcuni sodali che curavano il reperimento dello stupefacente e le operazioni logistiche di occultamento dello stesso all’interno di container (tecnica del c.d. “rip-of”) caricati su navi cargo destinate a porti del Nord Europa (prevalentemente Rotterdam, Amburgo e Anversa) e nazionali (Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste), dove pure entravano in azione uomini dell’associazione in grado di organizzare squadre di esfiltratori dall’area portuale. Sono stati, ancora, acquisiti gravi indizi circa la commissione di importazioni di cocaina tramite il vettore aereo presso lo scalo di Francoforte e della spedizione, tramite corriere, di cocaina liquida nascosta all’interno del succo di moringa ovvero celata imbevendo di stupefacente le scatole di cartone contenenti la frutta proveniente dalla Colombia.</p>
<p>Inoltre, l’organizzazione avrebbe commercializzato ingenti quantitativi di hashish destinati ai mercati di Roma, Grosseto e Milano, nonché appositi additivi chimici in grado di convertire la canapa legale in sostanza stupefacente e psicotropa, oltre ad aver allestito numerose piantagioni di marijuana in Toscana, Lazio e Calabria. Tale tesi investigativa è stata, inizialmente, suffragata dall’analisi delle chat criptate (nelle quali i sodali pianificavano accuratamente le attività costituendo “chat di gruppo” cui partecipavano tutti i soggetti coinvolti nella singola operazione illecita), che portava all’identificazione di buona parte dei componenti del sodalizio in parola, in cui rivestiva un ruolo centrale un broker calabrese, ritenuto “uno dei referenti più grossi della Calabria”, di stanza in Germania. Le operazioni illecite sarebbero state tutte dirette e coordinate da un elemento di vertice della cosca Gallace, esponente apicale della ‘ndrangheta. In tal modo venivano ricostruite, per il periodo maggio 2020-marzo 2021, importazioni di narcotico per oltre 1 tonnellata di cocaina e più di 200 kg. di hashish e venivano ricondotti all’organizzazione 17 sequestri (per oltre 400 kg. di cocaina) effettuati in Italia e all’estero.</p>
<p>Successivamente, con le tradizionali attività investigative, sarebbe stata delineata l’operatività attuale dell’organizzazione e, all’esito di mesi di collaborazione con la D.E.A. e con l’Esperto per la Sicurezza della D.C.S.A. di stanza a Lima (Perù), in data 19 settembre 2022, veniva sottoposto a controllo un container (proveniente dal Perù) contenente caffè, giunto al porto di Trieste, al cui interno sono stati rinvenuti e sequestrati circa 100 kg di cocaina.</p>
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		<title>VIDEO-Droga dal Sud America al porto di Catania: svelati legami con la &#8216;ndrina Molè di Gioia Tauro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-droga-dal-sud-america-al-porto-di-catania-svelati-legami-con-la-ndrina-mole-di-gioia-tauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 15:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-303390-4" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/GDF-Catania.mp4?_=4" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/GDF-Catania.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/GDF-Catania.mp4</a></video></div>
<p>Nell’ambito di complesse attività di indagine coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito, con il supporto di unità della Compagnia Pronto impiego Catania (“Baschi Verdi” e unità cinofile) <strong>nonché del Nucleo PEF di Reggio Calabria e del Gruppo Locri (RC)</strong>, l’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il locale Tribunale ha disposto misure cautelari personali nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, di un’intensa attività di narcotraffico con importazioni dall&#8217;estero e con l&#8217;aggravante dell&#8217;ingente quantitativo. Contestualmente, è stata data esecuzione a un decreto d’urgenza emesso dal Pubblico Ministero inquirente che ha disposto il sequestro preventivo di denaro e beni nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di circa 7,7 milioni di euro. Le investigazioni, svolte da unità specializzate del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catania – Gruppo Operativo Antidroga del G.I.C.O., anche mediante attività tecniche, acquisizione di dati e notizie tramite banche dati in uso al Corpo, servizi di osservazione e riscontro, hanno riguardato un <strong>gruppo criminale dedito all’importazione dal Sudamerica via mare di ingenti partite di cocaina e alla successiva esfiltrazione dal porto etneo</strong>, grazie anche a collaudate tecniche di occultamento del narcotico e a consolidati metodi di recupero dello stesso. All’esito sono state acquisite molteplici evidenze che hanno permesso, per la prima volta, di fare piena luce sulle dinamiche criminali all’interno dello scalo portuale di Catania.</p>
<p>In particolare, è stata individuata la figura di un soggetto gravato da condanna del 2010 per narcotraffico e di suo figlio, entrambi operanti in quell’area in qualità di dipendenti della predetta società. È stato inoltre appurato che il primo avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del <strong>clan PILLERA/PUNTINA</strong> e in particolare con un soggetto già condannato per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con sentenza del GIP di Catania del 2007. Nonostante le plurime cautele adottate quotidianamente dagli indagati, le attività captative e i servizi di pedinamento e di osservazione dei finanzieri etnei avrebbero consentito di accertare, ferma restando la presunzione d’innocenza valevole ora e fino alla condanna definitiva, la sistematica operatività di padre e figlio nel settore del narcotraffico e di individuare gli ulteriori soggetti che li avrebbero coadiuvati, definendone i rispettivi ruoli. A tal riguardo, sarebbero state acquisite gravi evidenze indiziarie con riferimento ad almeno tre episodi di importazione di ingenti quantitativi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 215 kg, oltre ad iniziativa, non concretizzatasi, volta a introdurre una partita di droga di 300 kg. Il sistema, particolarmente oleato, si sarebbe caratterizzato per l’introduzione nel porto del narcotico mediante il suo occultamento in doppi fondi ricavati all’interno di container utilizzati per l’importazione di frutta dal Sudamerica. Una volta giunto in porto e scaricato sulla banchina, il container interessato sarebbe stato poi trasportato verso la sede/deposito della società di gestione dei servizi portuali, sita nella zona industriale di Catania, ove sarebbero state effettuate le operazioni di manipolazione necessarie a estrarre il narcotico, da consegnare ai relativi destinatari previo pagamento di una percentuale del 30/40% della quantità importata per il servizio reso.</p>
<p>Nel 2022, la guardia di finanza ha sequestrato 110 kg di cocaina occultata nel tetto di un container proveniente dal Sud America. In quel momento è emerso il coinvolgimento di <strong>Angelo Sanfilippo</strong>. Coinvolto anche <strong>Giuseppe Curciarello</strong> di <strong>Siderno</strong>, che “sarebbe stato l’organizzatore dell’importazione”. Emersi “elementi indiziari” anche a carico di <strong>Angelo Di Mauro e Antonino Vasta</strong>, indicato da un collaboratore di giustizia come “appartenente alla famiglia Cappello di Catania e nipote di Franco Egitto”. Entrambi, secondo le ipotesi investigative, “avrebbero operato per i Sanfilippo ai fini del tentativo di recupero del narcotico”. <strong>Coinvolto anche un affiliato alla ‘ndrina Molè di Gioia Tauro</strong> al quale Curciarello avrebbe chiesto un aiuto.</p>
<p>Sulla scorta di quanto ricostruito dal Nucleo PEF di Catania, il G.I.P. presso il Tribunale etneo, su richiesta della locale Procura, ha ritenuto dunque sussistente un grave quadro indiziario a carico degli indagati disponendo l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 indagati. Contestualmente, i finanzieri etnei hanno dato esecuzione a un decreto d’urgenza, emesso dal Pubblico Ministero inquirente, di sequestro preventivo, anche per equivalente, del denaro e, in subordine, dei beni mobili e immobili di proprietà o nella disponibilità dei principali indagati fino a concorrenza della somma di 7,7 milioni di euro, corrispondente al profitto o prodotto derivante dal traffico di sostanze stupefacenti. L’attività investigativa si colloca nel più ampio quadro delle attività poste in essere svolte dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di finanza di Catania volte al contrasto del traffico organizzato e dello spaccio di sostanze stupefacenti, a tutela della cittadinanza e, in particolar modo, delle fasce più deboli della popolazione.</p>
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